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Ticino Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti 18.09.2002 14.2002.00072

18. September 2002·Italiano·Tessin·Tribunale di appello diritto civile La Camera di esecuzione e fallimenti·HTML·4,640 Wörter·~23 min·1

Zusammenfassung

Sentenza o decisione senza scheda

Volltext

Incarto n. 14.2002.00072

Lugano 18 settembre 2002 /JC/fc/rgc

In nome della Repubblica e Cantone del Ticino  

La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello

composta dei giudici:

Cometta, presidente, Pellegrini e Rusca

segretario:

Jaques, vicecancelliere

statuendo nella causa a procedura sommaria di cui all’inc. EF.2002.81 della Pretura di Mendrisio-Sud, a dipendenza dell'istanza di sequestro del 26 febbraio 2002 di

__________ rappr. dall’avv. __________  

contro

__________ rappr. dall’avv.dott. __________  

e dell'opposizione formulata il 14 marzo 2002 da

                                         __________

al decreto di sequestro 26 febbraio 2002 emanato dal Segretario assessore della Pretura di Mendrisio-Sud;

opposizione parzialmente accolta dallo stesso giudice, che con decisione 1. luglio 2002 ha così statuito:

                                         “1.    L’opposizione al sequestro 14 marzo 2002 è parzialmente accolta.

                                          1.1  Di conseguenza, il sequestro, presso il __________, del conto n. __________ intestato a __________ è confermato limitatamente alla somma di fr. 626'708,30 oltre interessi al 5% dal 26 febbraio 2002.

                                          2.    Tassa di giustizia di fr. 1’000.--, comprensiva delle spese e da anticipare come di rito, è posta per 1/10 a carico di __________ e per i restanti 9/10 a carico di __________., la quale , rifonderà a controparte fr. 6’500.-- a titolo di indennità.

                                          3.    omissis.”

decisione impugnata da __________, che con appello 29 luglio 2002 chiede venga giudicato:

                                         “1.   Il ricorso della __________), è accolto.

                                          2.    L’opposizione 14.03.02 della __________ è integralmente accolta e di conseguenza è revocato il decreto di sequestro 26.02.02 della Pretura di Mendrisio-Sud su istanza 26.02.02 di __________.

                                          3.    Protestate tasse, spese e ripetibili.”

Viste le osservazioni 5 settembre 2002 di __________;

Ritenuto

in fatto:                    A.   Con istanza 26 febbraio 2002, __________ ha chiesto al Pretore di Mendrisio-Sud nei confronti __________ a concorrenza di fr. 700'991.-- oltre interessi al 5% dal 26 febbraio 2002 il sequestro ex art. 271 cpv.1 n. 4 LEF del conto n. __________ intestato alla convenuta presso __________. Quale causa di credito è stato indicato “consulenze prestate nell’ambito dei contratti di mandato del 18 gennaio 2001 e del 29 maggio 2000”.

                                  B.   Il 14 novembre 2001, il Segretario assessore della Pretura di Mendrisio-Sud ha ordinato il sequestro come richiesto; l’indicazione “art. 271 cifra 3 LEF” alla voce “causa del sequestro” appare infatti il frutto di un errore di trascrizione, poiché nessuna parte, e nemmeno il primo giudice, mette in discussione che la causa di sequestro in oggetto è quella dell’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF (cfr. verbale d’udienza, p. 1 e decisione pretorile, p. 4, ultimo paragrafo).

                                  C.   Il 14 marzo 2002, __________ ha interposto opposizione al sequestro, contestando l’effettiva scadenza ed esigibilità del credito posto a fondamento del sequestro. Ha inoltre negato l’esistenza della causa di sequestro dell’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF (domicilio all’estero del debitore), per il motivo che __________ ha sì la sede in __________ ma pure una succursale a __________, iscritta peraltro dopo la conclusione dei contratti di cui si prevale il sequestrante. D’altronde, i documenti versati agli atti da quest’ultimo concernono solo la succursale e non l’opponente, e rappresentano semplici fotocopie di conteggi senza valore probatorio.

                                         All’udienza di contraddittorio del 17 aprile 2002, il sequestrante ha segnatamente evidenziato come le note proforma agli atti erano state riconosciute. Egli ha inoltre affermato che la convenuta era coobbligata solidalmente con la succursale svizzera, nel frattempo fallita.

                                  D.   Con sentenza 1. luglio 2002, il Segretario assessore della Pretura di Mendrisio-Sud, ha parzialmente accolto l’opposizione di __________, confermando il sequestro limitatamente all’importo di fr. 626'708, 30 oltre interessi invece di quello richiesto di fr. 700'991.--.

                                         In sintesi, egli ha ritenuto verosimili le due pretese vantate dal sequestrante – basandosi su note proforma (doc. H, risp. D-G) e, per quanto concerne la seconda, su uno scritto 4 settembre 2001 (doc. P) della rappresentante italiana di __________ – ossia:

                                         –    una prima di Lit. 85'280'000 (invece dei Lit. 182'000'00 richiesti) a titolo di salario netto per le prestazioni di consulenza e gestione finanziaria prestata dal sequestrante durante 11 mesi (febbraio a dicembre 2001), sulla base del contratto 18 gennaio 2001 (doc. A), concluso con quattro imprese del __________, tra cui la convenuta;

                                         –    una seconda di Lit. 736'580'000, fondata sull’accordo 29 maggio 2000 (doc. S) concluso tra, da una parte, il sequestrante, e dall’altra, solidalmente, la costituenda __________ e tre rappresentanti della stessa, per altre operazioni di consulenza finanziaria e procacciamento di lavori in __________

                                         Sulla causa di sequestro, il primo giudice ha ritenuto che il fatto che l’accordo tra le parti del 29 maggio 2000 sia stato concluso a Lugano fosse da considerare quale legame sufficiente del credito con la Svizzera ai sensi dell’art. 271 cpv. 1 n. 4 LEF.

                                  E.   Con appello 29 luglio 2002, __________ chiede l’accoglimento della sua opposizione e la revoca del sequestro.

                                         L’appellante, per quanto concerne anzitutto il contratto 18 gennaio 2001, contesta che il credito vantato dal sequestrante sia stato esigibile, perché gli era stato conferito “un incarico irrevocabile e di durata quinquennale” tuttora non scaduto. Non è inoltre stato reso verosimile che il sequestrante abbia effettivamente prestato consulenza nel periodo dal febbraio al dicembre 2001. La nota proforma di cui al doc. H, prodotto in semplice fotocopia, è stato allestito unilateralmente dal sequestrante per soli fini di causa, non è stato né ricevuto né accettato dall’appellante e come tale è quindi senza alcun valore.

                                         Per quanto concerne il contratto 29 maggio 2000, l’appellante rileva che esso è stato prodotto solo dopo che l’opponente ne aveva esplicitamente censurato la mancanza agli atti. Quindi il primo giudice ha decretato il sequestro senza aver esaminato detto contratto, ciò che implicherebbe la revoca del sequestro infondato. La successiva produzione del contratto lede l’art. 101 CPC. L’appellante critica anche la valenza probatoria dei documenti O (scritto del sequestrante alla ____________________ e P (risposta di quest’ultima), dal profilo temporale e per il motivo che __________ rappresenta la sequestrata solo dal punto di vista fiscale.

                                  F.   Nelle sue osservazioni, il sequestrante chiede preliminarmente l’accertamento della tempestività del ricorso. Egli evidenzia poi come sarebbe spettato alla controparte dimostrare che il sequestrante non aveva prestato la dovuta consulenza. Essendosi le parti coobbligate impegnate a versare mensilmente l’importo di Lit. 10'000'000, il credito di cui al doc. H era scaduto ed è peraltro stato riconosciuto dalla rappresentante fiscale della sequestrata in Italia (doc. O).

Considerando

in diritto:                  1.   Questioni procedurali

                               1.1.   La decisione impugnata è stata intimata all’appellante il venerdì 12 luglio 2002 e da essa ritirata il mercoledì 17 luglio 2002, come risulta dalla consultazione della funzione di ricerca “Track & Trace lettere” del sito web della Posta (http://www.poste.ch/__________ html) relativa al numero d’invio figurante sulla busta allegata all’esemplare della sentenza 1. luglio 2002 prodotta da __________ con l’appello. Essendo la decisione impugnata stata intimata durante le ferie esecutive (dal 15 al 31 luglio, cfr. art. 56 n. 2 LEF e 23 cpv. 1 LALEF), il termine d’appello è cominciato a decorrere il primo giorno feriale dopo la fine delle medesime (cfr. CEF 7 agosto 2002 [14.2002.35], cons. 1.5), ossia il venerdì 2 agosto 2002 ed è scaduto il lunedì 12 agosto 2002. L’appello, spedito il 29 luglio 2002, è pertanto ampiamente tempestivo.

                               1.2.   Per crediti non garantiti da pegno il creditore può chiedere il sequestro di beni del debitore, quando sia data una causa di sequestro (cfr. art. 271 cpv. 1 n. 1 a 5 LEF). Nel Cantone Ticino per valori superiori a Fr. 2’000.-- competente per la concessione del sequestro è il Pretore del luogo in cui si trovano i beni da sequestrare indicati dal creditore (art. 14 cpv. 1 e 16 cpv. 3 LALEF, art. 5 cpv. 1 LOG). La procedura, di natura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF), è retta dall’art. 19 LALEF che non prevede il contraddittorio.

                               1.3.   Prima di concedere il sequestro il giudice esamina, sulla base dei soli elementi addotti dal creditore, se è stata resa sufficientemente verosimile l’esistenza del credito, di una causa di sequestro nonché di beni appartenenti al debitore (art. 272 LEF). Il grado di verosimiglianza ex art. 271-272 LEF richiesto per valutare se vi è un credito, se nel circondario di sua competenza vi sono beni appartenenti al debitore e se si realizza almeno una delle cause di sequestro fatte valere dal creditore è in linea di principio nel senso che la tesi del creditore deve risultare plausibile e l’esame puntuale delle allegazioni e della documentazione prodotta dal creditore deve permettere al giudice di convincersi – sulla base di elementi oggettivi, non bastando di regola fatture o altri elementi allestiti unilateralmente dal creditore sequestrante o da suoi organi o persone ausiliarie – che in concreto le circostanze di fatto rilevanti si sono realizzate, senza per questo poter già escludere il contrario (cfr. Walter Stoffel, Le séquestre, in: La LP révisée, collana CEDIDAC, vol. 35, Losanna 1997, p. 280 s.; Pierre-Robert Gilliéron, Le séquestre dans la LP révisée, in: BlSchK 1995, p. 132 e rif.; Bertrand Reeb, Les mesures provisoires dans la procédure de poursuite, in: ZSR 1997/II, p. 466; Amonn/Gasser, Grundriss des Schuldbetreibungs- und Konkursrechts, 6. ed., Berna 1997, n. 2 ad § 51; Rudolf Ottomann, Der Arrest, in: ZSR 1996/I, p. 253, n. 32).

                               1.4.   Concesso il sequestro, chi è toccato nei suoi diritti, tranne il sequestrante, può fare opposizione al giudice del sequestro entro dieci giorni da quando ne ha avuto conoscenza (art. 278 cpv.1 LEF. In tal caso il giudice, in una procedura pure sommaria retta dagli art. 20 ss. LALEF, sottopone il sequestro a nuovo esame, dando agli interessati la possibilità di esprimersi (cfr. art. 278 cpv. 2 LEF), rispettivamente di addurre fatti nuovi. In caso di tempestiva opposizione al sequestro, il giudice che lo ha concesso deve chinarsi dunque nuovamente sulla domanda di sequestro e verificare – pur con il medesimo potere di cognizione esercitato in precedenza (cfr. Reeb, op. cit., p. 478; Gilliéron, op. cit., p. 135) – se alla luce di quanto emerso dal contraddittorio tutte le condizioni del sequestro – contestate dall’opponente – risultano ancora sufficientemente verosimili, se cioè in relazione alle stesse è ancora soddisfatto quel grado di verosimiglianza necessario per la sua concessione (cfr. Amonn/Gasser, op. cit., n. 71 ad § 51), atteso che resta onere del creditore sequestrante fornire al giudice gli elementi sufficienti (cfr. Hans Reiser, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, Vol. III, n. 38 ad art. 278).

                               1.5.   La nuova decisione (sull’opposizione) – sia essa di annullamento o di conferma del sequestro (cfr. Reiser, op. cit., n. 44-45 ad art. 278) – può essere a sua volta impugnata entro dieci giorni davanti all’autorità giudiziaria superiore (art. 278 cpv. 3 primo periodo LEF), nel Cantone Ticino la Camera di esecuzione e fallimenti con il rimedio dell’appello (art. 22 LALEF nonché 14 e 22 lett. c LOG), rispettivamente, in caso di valore inferiore agli fr. 8’000.--, la Camera di cassazione civile con ricorso per cassazione (art. 22 LALEF nonché 5, 13 e 22 lett. b LOG). L’autorità superiore deve verificare – sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti ed eventualmente anche dei fatti nuovi di cui le stesse si possono avvalere (art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF) – se nel caso concreto in relazione al realizzarsi delle condizioni del sequestro addotte dal creditore – e contestate dalle controparti – è raggiunto il grado di verosimiglianza necessario per il mantenimento del provvedimento conservativo, atteso che in caso negativo annullerà la decisione del giudice di prime cure che ha confermato il sequestro rispettivamente confermerà la decisione che lo ha annullato, riservate soluzioni intermedie (cfr. Amonn/ Gasser, op. cit., n. 74 ad § 51; Reeb, op. cit., p. 482).

                               1.6.  

                                  a)   Tutte le decisioni in materia di sequestro, in tutte le istanze, vanno pronunciate in procedura sommaria (art. 25 n. 2 lett. a LEF). Le norme cantonali che reggono tale tipo di procedura devono rispettare la massime dispositiva ("Dispositionsma­xime"), il principio attitatorio ("Verhandlungsmaxime"), nonché le massime di celerità e di concentrazione (cfr. Jérôme Piégai, La protection du débiteur et des tiers dans le nouveau droit du séquestre, tesi Losanna 1997, p. 213 ss. con rif.; Yvonne Artho von Gunten, Die Arresteinsprache, tesi Zurigo 2001, p. 73 ss.). Detto altrimenti, il giudice non agisce d'ufficio, egli esamina solo ciò che è stato allegato e decide unicamente in base alle prove addotte dalle parti ("quod non est in actis, non est in mundo") e che possono essere assunte seduta stante ("Beweismittel­beschrän­­­­kung"), salvo che il fatto allegato sia stato ammesso o non contestato dalla controparte non contumace (Vogel/Spühler, Grundriss des Zivilprozessrechts, 7a ed., Berna 2001, n. 24 ad cap. 6 e n. 12 ad cap. 10; di diverso parere: Artho von Gunten, op. cit., p. 79 s., che però non convince, cfr. CEF 15 maggio [14.2002.6], cons. 1.5a).

                                         Il giudice può accontentarsi della semplice verosimiglianza dei fatti ("Beweisstrengebeschränkung") ed esaminare sommariamente i punti di diritto ("prima facie cognitio"), nella misura compatibile con l'esigenza di celerità (cfr. Fabienne Hohl, La réalisation du droit et les procédures rapides, tesi Friborgo 1997, n. 453; Gilliéron, op. cit., p. 138, B; Piégai, op. cit., p. 212; Artho von Gunten, op. cit., p. 85 ss.). Il giudice apprezza liberamente le prove (art. 20 cpv. 5 LALEF).

                                  b)   I principi di celerità e di concentrazione impongono in particolare alle parti alte esigenze di motivazione per poter giungere ad un giudizio sollecito. Il giudice del sequestro non deve ricercare tra tutti i documenti prodotti quelli che potrebbero essere determinanti a sostegno delle allegazioni della parte. Quest'ultima non può limitarsi ad indicare tesi descrittive – sia fattuali che in diritto – ma deve sostanziarle con riferimenti puntuali e d'immediato riscontro ai documenti topici a sostegno. In caso di omissione, le allegazioni non debitamente motivate saranno ignorate per carenza di forma del gravame.

                                  c)   Quando una parte allega l'applicazione del diritto straniero, essa dovrà spontaneamente, in deroga parziale all'art. 16 cpv. 1 LDIP, che, in procedura sommaria, si applica solo per analogia (cfr. Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 67 ad art. 84), stabilirne il contenuto, in base ad elementi affidabili, non bastando dichiarazioni di liberi professionisti, ma dovendo far capo, se del caso, a pareri oggettivi di istituti – ad esempio l'Istituto svizzero di diritto comparato di Losanna – o autori neutri. In caso di omissione, il giudice applicherà il diritto svizzero (art. 16 cpv. 2 LDIP).

                                  d)   Vi è verosimiglianza quando esiste una certa probabilità che i fatti allegati corrispondano al vero (Piégai, op. cit., n. 792, p. 173). Il grado di verosimiglianza richiesto è oggetto di apprezzamenti divergenti. Secondo questa Camera, la verosimiglianza è data a due condizioni cumulative (cfr. CEF 15 maggio 2002 [14.2002.6], cons. 1.5d):

                                         1)  vi è un “inizio di prova” (“commencement de preuve”, DTF 107 III 36, 39 e 40, cons. 3 e 5; Walter A. Stoffel, Basler Kommentar zum SchKG, vol. III, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, n. 3 ad art. 272), ossia indizi oggettivi e concreti a conforto della tesi del sequestrante;

                                         2)  dall’esame degli allegati e mezzi di prova si ricava l’impressione che i fatti rilevanti per il giudizio si siano comunque realizzati, pur senza poter escludere la probabilità nello stesso ordine di grandezza di una realtà di segno opposto; detto altrimenti, si ha verosimiglianza (semplice) quando sono possibili anche altre soluzioni altrettanto probabili; viceversa, un fatto è da ritenere inverosimile, quando si ha la netta impressione che i fatti si siano svolti diversamente da quanto affermato dal sequestrante.

                                         Per garantire i diritti del sequestrato, il giudice dovrà tuttavia esigere dal sequestrante – dandosene gli ulteriori presupposti, ovviamente diversi dal profilo fattuale in funzione dello stato degli atti e dello stadio processuale raggiunto – una garanzia ai sensi dell'art. 273 cpv. 1 LEF tanto più elevata quanto più bassa si rivela la verosimiglianza della realizzazione delle condizioni del sequestro (cfr. Gilliéron, BlSchK 1995, p. 132; Piégai, op. cit., p. 306), nei limiti dell’entità del danno di cui il sequestrato potrebbe verosimilmente patire in caso di sequestro ingiustificato e senza che l'imposizione di una garanzia possa supplire l'assenza di un presupposto del sequestro (cfr. Michel Criblet, La problématique des sûretés et de la responsabilité de l'Etat, in: Le séquestre selon la nouvelle LP, Zurigo 1997, p. 80; Reeb, op. cit., p. 467 s.).

                                  e)   Secondo l'art. 278 cpv. 3, 2. periodo LEF, le parti possono, nell'ambito del ricorso contro la decisione su opposizione, avvalersi di fatti nuovi. Il testo legale non precisa se sono ammessi solo veri nova (ossia fatti che si sono prodotti dopo la sentenza di prima istanza) oppure anche pseudonova (cioè fatti che sono avvenuti prima della sentenza sull'opposizione ma che la parte che se ne prevale non aveva allora allegato per negligenza o ignoranza; sui due tipi di nova, v. p. es. Vogel/Spühler, op. cit., n. 43 ad cap. 13). Questa Camera ha già avuto modo di pronunciarsi sulla questione, in un senso positivo (cfr. CEF 10 aprile 2000 [14.1999.82], cons. 1.5e; 30 ottobre 2001 [14.2001.75], cons. 1.5e). Con riferimento all’art. 174 nLEF – pure esso modificato dalla revisione del 16 dicembre 1994 – che distingue espressamente i pseudo dai veri nova sottoponendoli a regimi giuridici diversi, si può sostenere a contrario che l’art. 278 cpv. 3 secondo periodo LEF, con l'espressione generica "fatti nuovi", autorizza entrambi i tipi di nova. Tale interpretazione pare confermata dal messaggio del Consiglio federale relativo a tale norma (FF 1991 III 124), secondo il quale “anche i cosiddetti nova in senso proprio" (“Auch sogenannte echte Nova …”; “Il est également possible de faire valoir auprès de l’instance supérieure des faits nouveaux proprement dits …”; sottolineatura del redattore) vanno ammessi. L’interpretazione teleologica giunge allo stesso risultato delle interpretazioni letterale e storica: vale in effetti altresì per gli pseudonova la ratio invocata dal Consiglio federale per l'ammissione dei veri nova, ossia il fatto che il sequestro costituisce una misura di garanzia molto incisiva che va revocata appena le sue condizioni non sono più adempiute, ad esempio in caso di pagamento del debito. Apparirebbe difatti urtante che il pagamento effettuato un giorno prima della sentenza su opposizione (o prima del termine dello scambio degli allegati) non possa essere invocato in sede di appello, mentre se fosse avvenuto un giorno dopo sarebbe ricevibile quale vero novum; per il principio di parità delle armi, pure il sequestrante deve essere ammesso ad invocare pseudonova.

                                         La dottrina maggioritaria si pronuncia del resto pure a favore della ricevibilità degli pseudonova in virtù del diritto federale (Dominik Gasser, Das Abwehrdispositiv der Arrestbetroffenen nach revidiertem SchKG, ZBJV 1994, p. 616, let. d; Jürgen Brönnimann, Festellung des neuen Vermögens, Arrest, Anfechtung in: Das revidierte SchKG, Berna 1995, p. 134 let g; Ottomann, op. cit., p. 259, Jaeger/Walder/Kull/Kottmann, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. II, Zurigo 1997/1999, n. 28 ad art. 278). Solo Stoffel (op. cit. [CEDIDAC], p. 290) – e apparentemente Reiser (op. cit., n. 47 ad art. 278; cfr. però n. 49, in cui cita l’opinione di Ottomann quale riserva al principio posto da Stoffel) – scrive che tale questione dipende dal diritto cantonale. Gli autori che sostengono la ricevibilità degli pseudonova in base al diritto federale ne limitano la portata, senza motivazione (probabilmente per analogia con la soluzione comunemente praticata in materia di ricorso ordinario di diritto cantonale, v. Vogel/Spühler, op. cit., n. 47 ad cap. 13), ai nova che la parte non ha allegato in prima istanza senza colpa. Con (reiterato) riferimento all’art. 174 cpv. 1 nLEF va al contrario ritenuto che gli pseudonova possono essere addotti senza restrizione (cfr. Amonn/Gasser, op. cit., n. 57 ad § 36; Roger Giroud, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, vol. I, n. 19 ad art. 174). La possibilità di addurre fatti nuovi comprende quella di produrre nuovi mezzi di prova (Vogel/Spühler, op. cit., n. 42 ad cap. 13).

                                         Per evidenti ragioni pratiche, riconducibili al principio di celerità, i nova di ogni tipo possono essere addotti solo fino alla fase dello scambio degli allegati (CEF 5 luglio 1999 [14.1999.3], cons. 3).

                                   2.   Condizioni materiali per la concessione del sequestro

                                         Giusta l’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro viene concesso dal giudice del luogo in cui si trovano i beni, purché il creditore renda verosimile l'esistenza:

                                         1. del credito;

                                         2. di una causa di sequestro;

                                         3. di beni appartenenti al debitore.

                                         In casu, a questo stadio della procedura, è litigiosa solo la questione dell’esistenza e dell’esigibilità dei crediti posti a fondamento del sequestro.

                                   3.   Crediti risultanti dal contratto 18 gennaio 2001

                                         Il contratto di mandato (“incarico”, doc. A) concluso il 18 gennaio 2001 tra, da una parte, solidalmente tra di loro, le società __________, __________, __________), e __________), e dall’altra __________, in quanto firmato anche dall’appellante, costituisce un titolo di rigetto provvisorio ai sensi dell’art. 82 LEF per l’intero importo mensile di Lit. 10'000'000 dovuto dalle società al sequestrante (cfr. Daniel Staehelin, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/Monaco 1998, vol. I, n. 129 ad art. 82). Siffatto documento va anche considerato quale titolo per la concessione di un sequestro, poiché il grado di verosimiglianza richiesto da questa Camera per ammettere l’esistenza dei diversi presupposti del sequestro (cfr. supra cons. 1.6d) è inferiore a quello richiesto per l’accoglimento di un’eccezione dell’escusso in materia di rigetto provvisorio dell’opposizione (cfr. art. 82 cpv. 2 LEF).

                               3.1.   Certo, l’appellante nega che l’attività di consulenza sia effettivamente stata prestata dal sequestrante durante il periodo intercorrente tra febbraio e dicembre 2001, senza però addurre alcun elemento oggettivo e concreto (ad es. richiamo, disdetta, ecc.) a sostegno della propria affermazione, come invece sarebbe stato suo obbligo (cfr. art. 82 cpv. 2 LEF per analogia).

                               3.2.   La censura dell’appellante basata sull’asserita inesigibilità della rimunerazione dovuta al sequestrante è insostenibile. Il fatto che il contratto sia stato concluso irrevocabilmente per una durata quinquennale senza possibilità di revoca, salvo il motivo di giusta causa, non pregiudica evidentemente la questione dell’esigibilità delle singole pretese di rimunerazione del sequestrante. In assenza di clausola contrattuale contraria, va ritenuto che, prima facie e conformemente all’uso, pure ripreso nella legge svizzera (cfr. art. 77 cpv. 1 n. 3 CO), una retribuzione mensile sia esigibile il giorno del mese che per il numero corrisponde a quello del mese precedente in cui siano iniziate le prestazioni da rimunerare. Posto che il sequestrante abbia cominciato a lavorare il 1. febbraio 2001 (dal contratto si potrebbe addirittura dedurre che la relazione contrattuale sia iniziata il 18 gennaio 2001), l’ultima rimunerazione chiesta, ossia quella relativa al mese di dicembre 2001, è scaduta il 1. gennaio 2002, ossia anteriormente all’emanazione del decreto di sequestro, datato 26 febbraio 2002. Poiché non vi è disputa sull’ammontare di tale pretesa, così come accertata dal primo giudice, il sequestro può essere confermato per l’importo di Lit. 85'280'000, che al tasso di cambio dello 0,07625487 del 26 febbraio 2002 (doc. I) equivale a fr. 65'030,15.

                                   4.   Crediti risultanti dal contratto 29 maggio 2000

                               4.1.   Dal profilo procedurale, il fatto che il contratto 29 maggio 2000 (doc. S) sia stato prodotto solo dopo l’opposizione è irrilevante. Certo, il primo giudice non avrebbe dovuto concedere il sequestro per pretese fondate su un contratto non agli atti, la verosimiglianza – anche prima facie –  dovendo porre su riscontri almeno concreti. L’oggetto della procedura di opposizione ai sensi dell’art. 278 LEF non è tuttavia la verifica della regolarità del decreto di sequestro al momento in cui è stato emanato, bensì un riesame da parte del giudice del sequestro dell’esistenza o dell’inesistenza dei presupposti del sequestro (cfr. art. 272 LEF) al momento in cui la decisione su opposizione viene prolata (cfr. Artho von Gunten, op. cit., p.  85 i.f.). L’opposizione ex art. 278 LEF non è una via di appello ma di riconsiderazione (cfr. Gilliéron, op. cit., p. 134 ad IV.A; Louis Dallèves, Le séquestre, FJS n. 740, Ginevra 1999, p.  21 s., ad chapitre V, B.1°). D’altronde, sono ammessi i nova, di qualsiasi tipo (cfr. supra cons. 1.6e). È quindi a giusto titolo che il primo giudice ha esaminato se l’esistenza del credito fondato dal sequestrante sul contratto 29 maggio 2000 fosse o no verosimile. Non può invece essere seguito sull’esito di tale esame.

                               4.2.   Infatti, a prescindere dalla questione di sapere se gli atti giuridici della costituenda società __________ possano o no vincolare la sequestrata (ciò che prima facie non sembrerebbe essere il caso, poiché unica succursale di quest’ultima __________ [cfr. doc. B], circostanza però non allegata dall’appellante in questa sede), il contratto 29 maggio 2000 (doc. S) potrebbe fondare un sequestro solo qualora il sequestrante avesse reso verosimile che “lavori inerenti al sistema costruttivo (pannello leggero in polistirolo)” sono stati effettuati dalla costituenda __________ in __________ dopo la firma del contratto, specificando l’importo dei lavori e il prezzo al metro quadrato. Infatti, contrariamente all’accordo sulla rimunerazione mensile previsto nel contratto 18 gennaio 2001 di cui al considerando 3, che non vincolava la retribuzione ad un determinato risultato, il contratto 29 maggio 2000 prevede il pagamento di commissioni legate alla condizione sospensiva di vendita di forniture di __________; in diritto svizzero, esso andrebbe qualificato quale contratto di mediazione. Contrariamente a quanto avviene in materia di rigetto provvisorio dell’opposizione (cfr. Staehelin, op. cit., n. 132 ad art. 82), il sequestrante non è certo tenuto a provare la realizzazione della condizione posta nel contratto di mediazione, ma è sufficiente che la renda verosimile. Orbene, __________ non ha portato indizi oggettivi e concreti che rendessero verosimile la fornitura di pannelli leggeri in polistirolo in __________ e che permettessero di determinare anche solo approssimativamente il valore della merce venduta. Le note proforma di cui ai doc. D a G sono documenti allestiti unilateralmente dal sequestrante e quindi senza valore probatorio (cfr. supra cons. 1.3). Il contratto di appalto 28 marzo 2001 tra __________ e l’appellante citato dal primo giudice (sentenza, p. 4, secondo capoverso) a conferma della forza indiziaria della nota proforma di cui al doc. D figura certo tra gli atti dell’incarto, ma non è rubricato né citato negli atti dell’appellante (domanda di sequestro, memoriale scritto di risposta e duplica), ragione per la quale va ignorato. Per quanto concerne i doc. O e P, l’appellante ne mette in dubbio l’autenticità e contesta il potere di rappresentanza __________ in ambito civile. La questione dell’autenticità dei documenti prodotti dal sequestrante può essere lasciata aperta, poiché, da una parte, è vero che il doc. N attesta solo che __________ è rappresentante della sequestrata nei confronti del fisco italiano, e dall’altra, nel doc. P, __________ non dichiara di rappresentare o impegnare __________. Va quindi ritenuto, prima facie, che la società italiana ha riconosciuto a titolo personale le note professionali del sequestrante, rilevato che essa figura quale coobbligata in tutte le note proforma sulle quali __________ fonda il suo credito per commissioni (doc. D-G).

                                   5.   Riassumendo, la sequestrante ha reso verosimile l’esistenza di un credito di fr. 65'030,15 in proprio favore.

                                   6.   L’appello 29 luglio 2002 __________ va quindi parzialmente accolto.

                                         La tassa di giustizia e le indennità di appello seguono il grado di soccombenza, stabilito in 1/10 (@ 626'708,30 ¸ 65'030,15) a carico dell’appellante e 9/10 a carico dell’appellata.

Richiamati gli art. 271 ss. LEF, 48, 49, 61 e 62 OTLEF,

pronuncia:                

                                   1.   L’appello 29 luglio __________ è parzialmente accolto.

                               1.1.   Di conseguenza, i dispositivi n. 1 e 2 della sentenza 1. luglio 2002 (__________) del Segretario assessore della Pretura di

                                         Mendrisio-Sud, sono riformati come segue:

                                         “1.    L’opposizione 14 marzo 2002 è parzialmente accolta e di conseguenza il sequestro, presso il __________, __________, del conto n. __________ intestato a __________ è confermato limitatamente a fr. 65'030,15 oltre interessi al 5% dal 26 febbraio 2002.

                                           2.   La tassa di giustizia in fr. 1’000.-- è posta a carico di __________ per 9/10 e per 1/10 a carico di __________, cui __________ rifonderà fr. 6'500.-- a titolo di indennità ridotte.”

                                   2.   La tassa di giustizia della presente decisione di fr. 1’500.--, già anticipata dall’appellante, è posta a carico di __________ per 9/10 e di __________ per 1/10, cui __________ rifonderà fr. 4'000.-- a titolo di indennità ridotte.

                                   3.   Intimazione a:

                                         - __________;

                                         Comunicazione alla Pretura di Mendrisio-Sud.

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                           Il segretario

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