Incarto n. 12.2013.141
Lugano 9 aprile 2015/fb
In nome della Repubblica e Cantone Ticino
La seconda Camera civile del Tribunale d'appello
composta dei giudici:
Epiney-Colombo, presidente, Bozzini e Fiscalini
vicecancelliere:
Bettelini
sedente per statuire nella causa inc. n. OA.2009.86 della Pretura della giurisdizione di Mendrisio sud promossa con petizione 8 ottobre 2009 da
AO 1 rappr. dall' RA 2
contro
AP 1 rappr. dall' RA 1
con cui l’attrice ha chiesto la condanna della convenuta al pagamento di un importo di fr. 736'061.-, oltre interessi al 5% dal 17 giugno 2009, nonché il rigetto in via definitiva dell’opposizione interposta al PE n. __________ dell’UE __________, domanda avversata dalla convenuta che ha postulato la reiezione della petizione;
sulla quale il Pretore si è pronunciato con sentenza 25 luglio 2013, con cui ha accolto la petizione condannando la convenuta al pagamento di fr. 736'061.-, oltre interessi al 5% dal 17 giugno 2009 e rigettando in via definitiva l’opposizione interposta al PE summenzionato;
appellante la convenuta con atto di appello 16 settembre 2013, con cui chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di respingere la petizione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi;
mentre l'attrice con risposta 5 novembre 2013 postula la reiezione del gravame pure con protesta di spese e ripetibili;
letti ed esaminati gli atti ed i documenti prodotti
ritenuto
in fatto e in diritto:
1.Le società immobiliari AO 1 con sede a __________ e AP 1 con sede a __________ si sono ritrovate, con modalità e tempi che qui non occorre esporre in dettaglio, a far parte di una società semplice denominata "__________" costituita nel dicembre 2001 con lo scopo di avviare e portare a compimento un'operazione immobiliare a __________ (Cantone dei Grigioni) e meglio per la promozione immobiliare di una serie di unità condominiali destinate alla vendita (doc. A). Con lo scopo di risolvere ogni controversia sorta a seguito delle divergenze legate alla suddetta promozione immobiliare e dei dissapori relativi ad altre questioni immobiliari, il 19 gennaio 2007 AO 1 (in seguito "AO 1") e AP 1 (in seguito "AP 1") stipulavano un accordo che prevedeva tra l'altro "l'uscita della AO 1 dalla società semplice __________ " e una contestuale cessione (da AP 1 a AO 1, dietro versamento di un determinato prezzo d'acquisto) di una serie di quote di comproprietà immobiliari (doc. A, punto II n. 2, 3 e 4.1). Delle ulteriori questioni regolate con il contratto in questione (doc. A) e dei relativi dettagli dell'operazione immobiliare si dirà, per quanto rilevante ai fini del giudizio, nei considerandi successivi.
2.Con decisione di tassazione del 22 agosto 2007 l'autorità fiscale del Cantone Grigioni ha proceduto a tassare AO 1 per l'anno 2005 ("Steuerrechnung", doc. D e E). Con decisione 18 giugno 2008 la medesima autorità ha poi deciso l'imposizione fiscale della società anche per l'anno 2006 (doc. G e H).
Tra AO 1 e AP 1 è quindi sorto un contenzioso in merito all'assunzione dell'imposta cantonale in relazione alle operazioni immobiliari eseguite tramite la società semplice "__________". L'autorità fiscale grigionese, tenuto conto delle differenti quote dei soci nell'operazione immobiliare in questione, ha infatti provveduto a imporre separatamente i vari associati, ciò che ha comportato per la sola società AO 1, a seguito delle due tassazioni summenzionate, un debito di imposta (al netto di altri elementi imponibili estranei all'operazione immobiliare in questione) di totali fr. 1'350'578,64 (fr. 450'262,99 per il 2005 e fr. 900'315,65 per il 2006). Tenuto conto del pagamento parziale del debito d'imposta in questione tramite le somme trattenute in deposito a tale scopo dai vari notai roganti nelle operazioni di compravendita immobiliare portate a termine, il saldo scoperto richiesto dall'autorità fiscale grigionese a AO 1 per gli anni 2005 e 2006 ammontava quindi complessivamente a fr. 738'000,94 (cfr. il calcolo esposto nella sentenza pretorile a pag. 10 consid. n. 6.3). A mente di AO 1, con la stipulazione del contratto 19 gennaio 2007 (doc. A) e in particolare con la specifica clausola n. 8 regolante appunto la tassa sugli utili immobiliari, essa sarebbe stata liberata da ogni onere fiscale incombente sui soci della società che si apprestava a lasciare, poiché proprio AP 1 si sarebbe esplicitamente assunta "l'obbligo di pagare ogni e qualsiasi imposta a carico di AO 1 a margine della promozione immobiliare __________ " (doc. M). AP 1 ha contestato immediatamente e con decisione tale pretesa e l'interpretazione del contratto sulla quale si fondava, pretendendo che l'accordo stipulato (doc. A) non prevedesse nulla di simile, ma che anzi ognuno dei soci (attuali o passati) della società semplice avrebbe continuato ad essere direttamente debitore degli oneri fiscali corrispondenti alla sua quota nella promozione immobiliare, così come emerge dalla ripartizione eseguita dall'autorità fiscale che ha infatti proceduto a tassarli ognuno direttamente. L'uscita di AO 1 dalla società semplice nulla avrebbe quindi mutato a questo riguardo. Lo scambio di corrispondenza per ribadire tali contrastanti posizioni, fondate sostanzialmente su antitetiche interpretazioni del contratto doc. A, non hanno permesso alle parti di raggiungere un'intesa. Al PE n. __________ dell’UE __________ per fr. 736'061.-, oltre interessi, fatto spiccare il 20 luglio 2009 dalla pretesa creditrice, AP 1 ha formulato opposizione (doc. EE).
3.Con petizione 8 ottobre 2009 AO 1 ha convenuto in giudizio AP 1 innanzi alla competente Pretura per ottenere la sua condanna al pagamento di un importo di fr. 736'061.-, oltre interessi al 5% dal 17 giugno 2009, nonché il rigetto in via definitiva dell’opposizione interposta al PE summenzionato. L'attrice ha in sostanza addotto che al momento della sua uscita dalla società semplice, secondo l'accordo scritto doc. A, i soci rimanenti si sarebbero assunti ogni pretesa avanzata da terzi e segnatamente anche ogni pubblico tributo che le autorità fiscali avrebbero messo a carico dei soci in relazione ai redditi ricavati dalle vendite degli oggetti della promozione immobiliare. La convenuta sarebbe pertanto in mora nel pagamento del rimborso dovutole e opporrebbe pretestuose obiezioni all'applicazione di una chiara clausola contrattuale. La convenuta si è opposta alla petizione, rilevando anzitutto come l'attrice abbia confuso le diverse tipologie di prelievo fiscale e come l'accordo stipulato (doc. A clausola n. 8.1) "disciplina chiaramente la sorte delle imposte sugli utili immobiliari e non delle imposte sugli utili" (petizione pag. 10). Riferendosi al "gergo legale-tributario" che utilizza l'espressione "TUI" per riferirsi notoriamente alla tassa sugli utili immobiliari, la convenuta ha contestato che l'accordo potesse avere avuto quale oggetto anche l’imposizione di utili societari e sul capitale o altri oneri tributari, come quelli sui quali l'attrice fonda la sua pretesa di pagamento. La genesi della convenzione doc. A attesterebbe come le parti abbiano inteso regolare unicamente l'imposta sugli utili immobiliari e comunque esclusivamente per le pretese future connesse con immobili non ancora venduti, nulla essendo per contro previsto in merito a oneri derivanti da operazioni passate. Con gli allegati di replica e duplica, nonché con le conclusioni scritte al termine dell'istruttoria, le parti si sono riconfermate nelle rispettive contrapposte tesi e domande.
4.Il Pretore, con la sentenza 25 luglio 2013 qui impugnata, ha accolto la petizione condannando la convenuta al pagamento di fr. 736'061.-, oltre interessi al 5% dal 17 giugno 2009, ordinando altresì il rigetto in via definitiva dell’opposizione interposta al relativo PE, con tasse di giustizia di complessivi fr. 15'000.- e le spese poste a carico della convenuta, tenuta a rifondere alla controparte complessivi fr. 30'000.- per ripetibili.
Il giudice di prime cure ha anzitutto esposto i termini dell'accordo stipulato tra le parti il 19 gennaio 2007 (doc. A), riproponendone testualmente ampi stralci (da pag. 2 a pag. 5 della sentenza impugnata). Ricordate dottrina e giurisprudenza in merito all'art. 18 CO, il Pretore ha quindi proceduto all'esame degli elementi che concorrono all'interpretazione della convenzione 19 gennaio 2007 (doc. A), in particolare della sua clausola 8.1. Riepilogati i principi dell'imposizione di pubblici tributi riguardanti gli utili da sostanza immobiliare a seguito di alienazione di fondi, con particolare riferimento alla legislazione federale che consente ai singoli Cantoni di percepire l'imposta sulla base di differenti modelli (art. 12 LAID), il giudice di prime cure ha dapprima rilevato come nel Cantone Grigioni non si applica un sistema come quello ticinese ai quali le parti hanno accennato (ovvero la TUI quale imposta speciale distinta e all'occorrenza esclusiva). In quel Cantone infatti gli utili immobiliari derivanti dalla sostanza commerciale vengono imposti nell'ambito delle imposte ordinarie sul reddito e sull'utile, addizionati ad altri elementi del risultato d'esercizio estranei ad operazioni su immobili. Sulla base di tale distinzione il Pretore ha quindi dedotto che un'interpretazione letterale del punto 8.1 della convenzione nel senso di considerarla come riferita alla cosiddetta TUI (così come conosciuta dalla legislazione tributaria in Ticino) mal si concilia con la legislazione grigionese applicabile alle operazioni immobiliari oggetto della vertenza. A mente del primo giudice entrambe le parti nella convenzione 19 gennaio 2007 (doc. A), patrocinate da legali, nel richiamarsi alla tassa sugli utili immobiliari non potevano pertanto che riferirsi ai pubblici tributi sul plusvalore derivante dall'alienazione di beni immobili, così come previsti dalla legislazione cantonale concretamente applicabile, poiché ammettere il contrario equivarrebbe a privare la clausola litigiosa di qualsivoglia contenuto. Il giudizio pretorile indica come i testi sentiti nella fase istruttoria avrebbero inoltre confermato come il riferimento agli utili immobiliari non specificasse un preciso sistema di tassazione e come dall'esame della genesi dell'accordo, in particolare delle bozze preliminari, non emergano elementi atti a permettere una diversa conclusione, confermando che la denominazione impropria utilizzata nella convenzione (doc. A al punto 8) nulla muta in merito alla chiara volontà delle parti di disciplinare la sorte delle imposte dovute, a prescindere dalla loro modalità di imposizione. Il Pretore ha altresì dedotto dal chiaro testo della clausola contrattuale, corrispondente alla chiara e concorde volontà delle parti come emersa dagli atti di causa, che l'accordo di porre a carico della convenuta gli oneri fiscali riguardasse tutte le compravendite oggetto della promozione immobiliare e non solo rapporti futuri. A mente del primo giudice la tesi contraria sostenuta dalla convenuta sarebbe incomprensibile, già per il fatto che non rimarrebbero più appartamenti invenduti, sarebbe pure contraddetta da quanto emerso dall'esame delle bozze di accordo e mal si concilierebbe con la ratio della convenzione, ovvero l'intento di disciplinare i rapporti tra le parti sino a quel momento in essere e che sarebbero poi cessati con la concordata uscita dell'attrice dalla società semplice. Infine il Pretore ha esaminato concretamente quali tributi (tra quelli concretamente richiesti dall'autorità fiscale all'attrice) siano da rifondere a seguito dell'accordo in questione, e ne ha dedotto, facendo proprie le conclusioni del referto allestito dal perito giudiziario (atto XIV), che il saldo della pretesa ammonta a complessivi fr. 738'009,64, ciò che giustifica l'accoglimento integrale della domanda di causa che chiedeva peraltro la condanna al pagamento di una cifra di poco inferiore. Vista la messa in mora della debitrice, il giudice di prime cure ha pure riconosciuto interessi al 5% sulla somma a valere dal 17 giugno 2009.
5.Con l’appello 16 settembre 2013, che qui ci occupa, la convenuta chiede di riformare il querelato giudizio nel senso di respingere la petizione, protestando spese e ripetibili di entrambe le sedi. L'appellante sviluppa sostanzialmente tre tipi di censura. Anzitutto rimprovera al Pretore un'interpretazione arbitraria della convenzione doc. A, subordinatamente sostiene che anche a fronte dell'interpretazione pretorile la pretesa dell'attrice non avrebbe comunque potuto essere accolta poiché costituisce un chiaro abuso di diritto e, infine, censura l'interpretazione insostenibile e arbitraria che il primo giudice avrebbe dato alla specifica clausola che, contrariamente a quanto conclude il giudizio impugnato, regolava l'assunzione da parte della convenuta di determinati oneri unicamente a valere da quel momento e quindi per il futuro.
6.Della risposta 5 novembre 2013 con cui l'attrice postula la reiezione del gravame, pure con protesta di spese e ripetibili, si dirà, se e per quanto necessario, nei prossimi considerandi.
7.Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo codice di diritto processuale civile svizzero (CPC; RS 272). Ritenuto che la procedura innanzi al Pretore è stata avviata prima di quella data, la stessa, fino alla sua conclusione, resta disciplinata dal diritto cantonale previgente (art. 404 cpv. 1 CPC) e meglio dal codice di procedura civile ticinese (CPC/TI; RL 3.3.2.1). Non così invece la procedura ricorsuale in rassegna, che, avendo preso avvio a seguito di una decisione pretorile comunicata dopo quella data, è retta dalle nuove disposizioni federali (art. 405 cpv. 1 CPC).
8.Giusta l’art. 18 cpv. 1 CO un contratto va interpretato, sia per la forma che per il contenuto, indagando sulla vera e concorde volontà dei contraenti. In base a questi principi, il giudice è innanzitutto tenuto ad esaminare se l’istruttoria abbia permesso di accertare l’esistenza di una concorde e comune volontà dei contraenti (interpretazione soggettiva) e in tal caso ad indicarne il contenuto. Solo quando non vi sono accertamenti di fatto sulla reale concordanza della volontà delle parti o se la volontà intima delle parti è divergente, il giudice deve interpretare le dichiarazioni e i comportamenti delle parti secondo il principio dell’affidamento, ossia secondo il senso che ogni parte poteva e doveva ragionevolmente attribuire alle dichiarazioni di volontà dell’altra nella situazione concreta (interpretazione oggettiva; DTF 133 III 675 consid. 3.3, 132 III 268 consid. 2.3.2, 131 III 606 consid. 4.1; II CCA 31 agosto 2012 inc. n. 12.2011.161, 26 luglio 2013 inc. n. 12.2011.171).
9.L'appellante riepiloga preliminarmente i fatti salienti alla base della controversia (da pag. 2 a pag. 6, lett. da A a H), aggiungendo una serie di citazioni di dottrina e giurisprudenza relative all'art. 18 CO (da pag. 6 a pag. 7) per poi giungere alla prima sostanziale e ricevibile (art. 311 CPC) critica al Pretore, al quale viene rimproverato di aver interpretato la convenzione tra le parti in modo arbitrario e contrario alla volontà espressa dai contraenti, siccome il tenore della clausola n. 8.1 sarebbe di tale chiarezza da escludere ogni esigenza interpretativa. Tale circostanza sarebbe pure confermata dalla clausola 4.1 (che prevedeva una trattenuta del notaio per una tassa sugli utili immobiliari) e dallo scritto 19 gennaio 2007 del rappresentante dell'attrice che menzionava espressamente un "importo trattenuto a garanzia del pagamento TUI" (doc. 2), riferito con evidenza alla legislazione tributaria del Cantone Ticino, ambito territoriale in cui i due legali operavano e operano. La tesi dell'appellante non può essere seguita. Anzitutto va rilevato come il menzionato scritto (doc. 2), così come la clausola 4.1 della convenzione a cui si riferisce, riguardano una specifica operazione di cessione immobiliare di una serie di quote di proprietà (quelle vendute dalla convenuta all'attrice contestualmente all'uscita di quest'ultima dalla società semplice) e quindi una precisa operazione di compravendita a quel momento in corso e pertanto soggetta a futura tassazione (si veda al riguardo il tenore dello scritto doc. FF nel quale vengono fornite indicazioni in merito al prezzo totale di vendita ammontante a fr. 6'200'000.-, al versamento del saldo di fr. 2'450'000.- a contanti e al fatto che la differenza fosse da ritenere "compensata nella rinuncia di K__________ /AO 1 agli utili della società semplice", doc. FF). In ogni modo, se anche si volesse seguire la tesi dell'appellante, questa non risulta comunque determinante al fine di chiarire l'oggetto del contenzioso, riferito alla questione generale dell'assunzione di oneri relativi alle operazioni immobiliari a quel momento già portate a termine, sostanzialmente quindi la vendita di buona parte delle unità condominiali oggetto di promozione, alle quali si riferisce appunto l'imposizione fiscale per gli anni 2005 e 2006 alla base del contenzioso.
10. La convenuta si appella inoltre alla "semplice logica" a suffragio della sua tesi interpretativa, ritenuto come non vi sarebbe motivo per il quale essa avrebbe dovuto impegnarsi a pagare le imposte sugli utili societari dell'attrice, "utili che avrebbero potuto avere anche causali assolutamente estranee alla promozione immobiliare con l'appellante, dunque a costei del tutto ignote, ciò che avrebbe reso un siffatto impegno totalmente sconsiderato vista la concreta impossibilità di cifrarne preventivamente l'ammontare" (appello pag. 9 n. 1.2.3). A mente dell'appellante, per assumersi l'onere di pagare l'imposta sugli utili societari, la formulazione dell'accordo"avrebbe dovuto essere ben differente e ben più complessa e articolata" (appello pag. 10 n. 1.2.3 in fine). A ben vedere l'invocazione di questa circostanza risulta nuova e così come formulata la critica è pertanto irricevibile (art. 317 cpv. 1 CPC). La censura non può comunque essere accolta. Anzitutto essa si fonda su una deduzione logica riferita ad un'ipotesi concretamente non verificatasi, non essendo mai stata in discussione la pretesa di porre a carico della convenuta l'intero onere fiscale dell'attrice, che al contrario ha da subito provveduto a scorporare dalla cifra complessiva dell'imposizione quella a suo parere riferita alle sole operazioni generanti un plusvalore immobiliare eseguite dalla società semplice costituita tra le parti. Il Pretore, facendo proprie le conclusioni del referto peritale a proposito della correttezza del calcolo esposto, ha a sua volta esaminato esclusivamente l'ipotesi di mettere a carico della convenuta quello specifico e limitato onere fiscale, non considerando affatto ulteriori tributi dovuti ad altro titolo, coerentemente con l'interpretazione data alla clausola contrattuale litigiosa. Va inoltre rilevato come la sola difficoltà pratica per le parti contraenti nel calcolare preventivamente l'entità effettiva del dovuto (operazione che non appare comunque a priori impraticabile, le parti nel contratto potendo attingere alle informazioni rilevanti), non basta ancora a sovvertire la conclusione pretorile. Peraltro neppure l'appellante pretende e dimostra che quanto richiestogli, a titolo di rifusione degli oneri fiscali concretamente scaturiti dalle operazioni immobiliari compiute dalle parti congiuntamente, risulti essere una somma eccessiva a seguito di fattori che ne avrebbero indebitamente aumentato l'aliquota di imposizione o che possano altrimenti averne determinato un incremento. L'ipotesi sollevata dall'appellante in merito a possibili causali estranee e ignote e alle eventuali aliquote maggiorate è pertanto rimasta allo stadio di pura supposizione o speculazione teorica e non risulta affatto dal giudizio impugnato che il Pretore, a conseguenza dell'interpretazione data alla convenzione doc. A, abbia in qualche modo avvalorato la tesi di un'assunzione di un onere indeterminato e soggetto a variabili imponderabili. La pretesa insufficiente codifica dei dettagli dello specifico accordo è semmai una circostanza di cui le parti nel contratto debbono assumersi le conseguenze, e non può essere invocata ora, in termini peraltro del tutto generici e finanche irricevibili (art. 318 CPC), quale fatto che escluda a priori un'interpretazione del senso dell'accordo così come effettivamente formulato. La censura, inconcludente su questo aspetto, per quanto non nuova e irricevibile, deve pertanto essere respinta.
11. L'appellante ripercorre quindi le tappe che hanno condotto alla formulazione del testo finale della convenzione doc. A, con particolare riferimento agli interventi dei legali delle parti e alle modifiche da questi apportate al tenore di determinate clausole, ritenendo di potervi dedurre che la concorde volontà degli stipulanti fosse quella di pattuire l'assunzione da parte dell'attrice della sola tassa sugli utili immobiliari (TUI) secondo il modello conosciuto nel Canton Ticino. La tesi non può essere seguita e non risulta idonea a sovvertire le conclusioni a cui è giunto il Pretore. Infatti, come correttamente rilevato dal primo giudice, la formulazione dell'accordo utilizzando una terminologia che risulta indubbiamente imprecisa, se riferita alla legislazione tributaria effettivamente applicabile, non esclude a priori un'interpretazione come quella ora contestata. Contrariamente a quanto pretende l'appellante, la scelta di abbandonare una prima versione dell'accordo la cui formulazione era più ampia ("assumerà a proprio carico tutte le tasse e imposte, comprese le imposte sugli utili immobiliari": cfr. doc. 3 pag. 14) a favore della versione finale più limitativa della clausola n. 8.1 ("tassa sugli utili immobiliari") non è atta a sovvertire la conclusione pretorile. La prima versione avrebbe evidentemente posto l'esigenza supplementare di interpretazione del concetto generico di "tutte le tasse e imposte", ampliando oltremodo l'ipotesi di assunzione di oneri in merito a pubblici tributi che addirittura non avrebbero avuto direttamente relazione con le operazioni immobiliari e con la loro imposizione. La precisazione apportata dai contraenti, come visto utilizzando una formulazione non corrispondente al regime fiscale applicabile del Cantone Grigioni, permette certamente di escludere che la pattuizione in esame abbia inteso andare oltre l'imposizione di pubblici tributi riguardanti gli utili da sostanza immobiliare a seguito di alienazione di fondi. Il Pretore ha interpretato la clausola in questo modo e ha pertanto limitato il suo esame all'imposizione degli utili immobiliari intesi quali pubblici tributi sul plusvalore derivante dall'alienazione dei beni immobili, così come codificati dalla legislazione cantonale in concreto applicabile. La conclusione pretorile regge pertanto alla critica e la denominazione impropria utilizzata nella convenzione (doc. A al punto 8) non è quindi da sola decisiva, risultando appropriata la deduzione tratta dal primo giudice sull'inutilità di un riferimento al sistema tributario ticinese, convinzione raggiunta pure sulla base di quanto emerge dalle dichiarazioni rese dai testi (sentenza impugnata pag. 8 con riferimento alle deposizioni degli avv. __________ G__________ e __________ T__________). Nel caso di specie l’istruttoria ha pertanto permesso di stabilire la concorde volontà delle parti al momento della sottoscrizione dell’accordo di cui al doc. A, ovvero l'intento di disciplinare la sorte delle imposte dovute, a prescindere dalla loro specifica modalità di imposizione secondo la legislazione tributaria cantonale. Tenuto conto della circostanza, che vedeva uno dei soci della società semplice rinunciare a rivendicare la sua parte di utile a favore di un altro socio (doc. FF: "rinuncia degli utili a favore della società semplice"), anche un’interpretazione in base al principio dell’affidamento permette tutto sommato di concludere che l’accordo di cui al doc. A dovesse essere inteso come proposto dall’attrice e ritenuto dal giudice di prime cure. Scopo dell’accordo era incontestabilmente quello di permettere all’attrice di ritenersi liberata da oneri verso terzi (si veda specificatamente la clausola generale n. 7) e coerentemente pure verso l'autorità fiscale cantonale. La diversa interpretazione proposta dalla convenuta risulta quindi, anche per questo motivo, infondata.
12. L'appellante non può nemmeno essere seguita laddove pretende che il Pretore abbia omesso di considerare la circostanza che ha visto nelle trattative precontrattuali tra le parti ridurre da fr. 1'500'000.- a fr. 200'000.- "l'importo trattenuto a garanzia degli oneri fiscali" (appello. pag. 14). La censura è anzitutto irricevibile poiché motivata in modo carente, non confrontandosi con il giudizio pretorile e omettendo di spiegare adeguatamente quale sarebbe il rilievo della circostanza invocata con riferimento all'interpretazione data dal primo giudice agli accordi presi. In ogni modo, se anche si volesse esaminarla nel merito, la critica appare inconsistente, siccome confonde la questione della trattenuta da parte di un notaio rogante di una determinata cifra a garanzia dei pubblici tributi che scaturiscono da quella specifica operazione con gli aspetti fiscali di un accordo di scioglimento di società semplice. A più riprese negli allegati di causa la convenuta è incorsa in tale confusione, non riuscendo a distinguere la questione dell'imposizione di una puntuale compravendita immobiliare contestuale alla convenzione, ovvero la cessione dalla convenuta all'attrice di quote di comproprietà di immobili (cfr. doc. A con elenco da 1 a 5 nella premessa E e nella clausola II. N. 3 ), dall'altra questione relativa allo scioglimento dei rapporti pluriennali tra soci della società semplice e contestuale all'assunzione degli oneri fiscali conseguenti alle passate vendite a terzi degli immobili oggetto della promozione immobiliare.
13. L'appellante espone in seguito ampie considerazioni in merito ai differenti regimi fiscali dei Cantoni Ticino e Grigioni e alla legislazione tributaria federale, per criticare l'applicazione fatta dal Pretore. L'impossibilità di calcolare un'imposizione secondo la TUI "per ragioni di natura prettamente tecnico-fiscale" (appello pag. 16) avrebbe dovuto comportare la reiezione della pretesa dell'attrice in quanto impossibile e pertanto nulla ai sensi dell'art. 20 CO. La tesi è anzitutto irricevibile. La nullità ai sensi dell'art. 20 CO è invocata per la prima volta con l'appello. Pur trattandosi di una questione di diritto, non è possibile esaminarla poiché essa è proposta in modo del tutto superficiale senza un'adeguata allegazione dei motivi che avrebbero dovuto indurre il primo giudice a considerare il contratto, o perlomeno una delle sue parti (art. 20 cpv. 2 CO), viziati ai sensi della norma invocata. La censura è inoltre supportata (appello da pag. 17 a pag. 19) da una serie di considerazioni che l'appellante espone in modo irricevibile (nuovamente per carente motivazione ai sensi dell'art. 311 CPC), siccome si riducono sostanzialmente a quesiti retoricamente proposti e lasciati aperti, quasi che le risposte siano sottintese o implicitamente diverse da quanto ritenuto dal Pretore, al quale viene così indirettamente rimproverato di essere giunto ad altre conclusioni o di non essersi posto analoghe domande. Abbondanzialmente va rilevato come un'impossibilità di adempiere all'impegno assunto con l'accordo sottoscritto non può certo essere dedotta dall'invocata ignoranza in merito alle normative legali applicabili, segnatamente in merito al sistema cantonale di imposizione degli utili conseguiti con l'operazione immobiliare promossa. A prescindere dall'uso di una terminologia imprecisa nella formulazione dell'accordo, le circostanze concrete portano a ritenere che le parti, che risultano essere soggetti avvezzi a svolgere operazioni immobiliari e si sono avvalse della rappresentanza di legali, non potessero ignorare che la plusvalenza fondiaria scaturita dall'operazione congiuntamente promossa comportasse un'imposizione fiscale e il versamento di pubblici tributi. Nel caso concreto, l'applicazione del diritto tributario del Canton Grigioni non può certo essere ritenuta un'ipotesi inaspettata o addirittura imprevedibile per le parti, che hanno promosso l'operazione immobiliare in quel Cantone tramite una società semplice che vedeva tra i suoi membri soggetti ancorati a tale realtà cantonale; infatti, sia l'attrice (Doc. A e C), sia la società __________, definita quale "promotrice immobiliare alla quale è stata affidata l'edificazione in questione" (doc. A punto 2 lett. C), hanno la loro sede sociale a __________. A ben vedere l'appellante neppure indica per quali motivi le parti, che in base alle circostanze vanno considerate avvezze alle operazioni immobiliari soggette al regime tributario grigionese, abbiano ritenuto necessario pattuire l'applicazione di un regime fiscale di un altro cantone, segnatamente quello ticinese. La deduzione pretorile che ha ravvisato nel doc. A solo un'imprecisione terminologica, escludendo quindi un accordo nel senso auspicato dalla convenuta, regge pertanto alla critica.
14. L'appello prosegue censurando il fatto che il Pretore non avrebbe rilevato l'abuso di diritto dell'attrice. Sebbene formulata in via subordinata, a ben vedere la censura non è altro che la ripetizione di concetti già espressi nelle precedenti critiche e della cui infondatezza già si è detto. A mente dell'appellante l'abuso di diritto dell'attrice consisterebbe nel fatto di aver inteso pattuire solo l'assunzione della TUI e comunque di non poter essere inconsapevole, al momento della stipulazione dell'accordo, che a quella sola tassa si riferisse la volontà della convenuta. Così non fosse stato, il rappresentante di quest'ultima, a tutela della propria mandante, "avrebbe certamente manifestato meno indulgenza nei confronti delle proposte contrattuali della sua partner e avrebbe preteso maggiore chiarezza e maggiori specifiche tecniche" (appello pag. 20). Sarebbe quindi una chiara indulgenza manifestata dall'attrice ad aver ingenerato la convinzione che la questione fiscale fosse risolta in termini diversi da quanto poi indebitamente preteso sulla scorta di una soggettiva interpretazione "abusando dell'asserita imperfezione o equivocità del testo contrattuale" (appello pag. 21). Ancora una volta l'appellante ribadisce le tesi precedentemente esposte in modo irrito, ovvero senza andare oltre l'esposizione di una sua soggettiva interpretazione delle circostanze, inadeguata a sovvertire la diversa conclusione a cui è giunto il Pretore. Così come esposta la censura sembrerebbe accennare ad un eventuale vizio di volontà, senza però che questo sia espressamente invocato e mancando di esporre una motivata contestazione d'appello al riguardo.
15. L'appellante insiste infine nel ribadire i limiti temporali dell'imposizione fiscale posta a carico della convenuta, l'accordo essendo stato a suo parere raggiunto solo "da quel momento in avanti" (appello pag. 21, n. 4.1) e la diversa interpretazione del Pretore risultando di conseguenza "insostenibile e arbitraria" (appello pag. 22). La censura invoca genericamente la corrispondenza intercorsa tra le parti prima della stipulazione dell'accordo e rimprovera al Pretore di averla totalmente trascurata. Le modifiche apportate alla bozza di convenzione, con l'abbandono della dicitura "passate, presenti e future" (doc. 3), farebbe apparire manifesta la volontà delle parti di "regolare la pertinenza dei pubblici tributi solo per il futuro, e non certamente le tasse societarie passate, seppur non ancora notificate" (appello pag. 22 n. 4.2), circostanza che sarebbe confermata anche dalla deposizione del teste avv. __________ G__________. Sennonché la censura risulta anzitutto irricevibile per carente motivazione (art. 311 CPC) limitandosi a esporre una soggettiva interpretazione delle circostanze, senza alcun riferimento concreto alle differenti conclusioni tratte dal Pretore, che ha illustrato per quali motivi dall'abbandono della prima formulazione non possa essere dedotto quanto preteso dalla convenuta. La deduzione pretorile al riguardo non risulta affatto arbitraria, ma si fonda al contrario sulle risultanze istruttorie e sull'interpretazione del tenore dell'accordo alla luce dello scopo che le parti si erano prefisso.
16. In merito agli importi dovuti, l'appellante non contesta espressamente i calcoli esposti dall'attrice negli allegati di causa e neppure la valenza probatoria della perizia giudiziaria e quindi le conclusioni a cui è giunto il calcolo allestito dal perito giudiziario, poi fatto proprio dal Pretore. Ritenuto come il giudizio pretorile regga alla critica, per i motivi esposti ai considerandi precedenti, pure la quantificazione della pretesa riconosciuta all'attrice merita quindi conferma.
17. Ne discende che l’appello, nella misura in cui è ricevibile, dev’essere respinto e il giudizio pretorile confermato. Gli oneri processuali (art. 13 LTG) e le ripetibili della procedura di secondo grado seguono la soccombenza (art. 106 CPC), tenuto conto di un valore litigioso di fr. 736'061.-, importo determinante anche ai fini di un eventuale ricorso al Tribunale federale.
Per i quali motivi,
richiamati la LTG
decide:
1. L'appello 16 settembre 2013 di AP 1 è respinto nella misura in cui è ricevibile.
2. Gli oneri processuali di fr. 15’000.- già anticipati dall'appellante, sono posti a suo carico, con l'obbligo di rifondere alla controparte fr. 10'000.- per ripetibili.
3. Notificazione:
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Comunicazione alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio sud
Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello
La presidente Il vicecancelliere
Rimedi giuridici
Nelle cause a carattere pecuniario con un valore litigioso superiore a fr. 30'000.- è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 74 cpv. 1 e 100 cpv. 1 LTF).