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Ticino Tribunale penale cantonale 20.10.2020 72.2020.59

20. Oktober 2020·Italiano·Tessin·Tribunale penale cantonale·HTML·15,101 Wörter·~1h 16min·2

Zusammenfassung

Autore, penalmente incapace, del reato di tentato omicidio: accoglimento dell’istanza chiedente l’ottenimento di una misura terapeutica stazionaria

Volltext

Incarto n. 72.2020.59

Lugano, 20 ottobre 2020/sg

Sentenza In nome della Repubblica e Cantone Ticino

La Corte delle assise criminali

composta da:

giudice Mauro Ermani, Presidente

GI 1, giudice a latere GI 2, giudice a latere

Sara Lavizzari, cancelliera

sedente nell’aula penale di questo Palazzo di Giustizia, per giudicare

Nella causa penale

Ministero pubblico

e in qualità di accusatore privato:

ACPR 1 

Patrocinato dall’avv. RAAP 1

contro                             IM 1,

rappresentato dall’avv. DUF 1

in carcerazione preventiva dal 25 febbraio 2019 al 6 maggio 2019 (71 giorni);

in anticipata esecuzione di pena/misura dal 7 maggio 2019;

e meglio come all’istanza per l’ottenimento di una misura ai sensi degli art. 374 segg. CPP, nr. 62/2020 del 13.3.2020, emanata dal Procuratore pubblico PP 1, dal seguente contenuto

                                   1.   Verso le ore 03:30/03:40 di lunedì 25 febbraio 2019 sia la Centrale di allarme e coordinamento sanitario Ticino soccorso 144 che la Polizia cantonale sono stati allertati dalla signora __________, rispettivamente dal figlio minore __________. Entrambi hanno riferito che presso il loro domicilio era in atto un’aggressione da parte di IM 1 (figlio, rispettivamente fratello) nei confronti di ACPR 1 (marito, rispettivamente padre dell’aggressore).

Verso le ore 03.59, la Polizia è giunta a __________ presso il domicilio della famiglia __________.

La prima pattuglia intervenuta ha potuto costatare che l’imputato IM 1 era intento a serrare il braccio destro attorno al collo del padre ACPR 1 soffocandolo, urlando nel contempo “è il male, deve morire”; gli agenti hanno inoltre costato che la vittima presentava diverse ferite da taglio in varie parti del corpo, in particolare in zona dorsale.

                                   2.   Le ferite inferte a ACPR 1 ne hanno messo in pericolo la vita. Quest’ultimo è stato trasportato d’urgenza presso l’Ospedale __________ e sottoposto ad intervento chirurgico di toracotomia. Durante l’intervento la vittima ha subìto un arresto cardiaco causato dal concomitante shock emorragico. Prontamente rianimato, al termine dell’intervento le condizioni cliniche si sono stabilizzate.

Al proposito il medico legale Dr.ssa __________ ha stabilito che:

“(…)

Le lesioni penetranti hanno determinato, bilateralmente, un emotorace (che a destra ha necessitato di intervento chirurgico di toracotomia e posizionamento di drenaggi toracici, mentre a sinistra unicamente di posizionamento di drenaggio toracico] per lesione della parete toracica a tutto spessore, fino ad interessare le pleure (senza però lesionare il parenchima polmonare]. All'emitorace destro, la lesione di un vaso intercostale ha determinato un cospicuo sanguinamento (circa 2000mL] con sviluppo di shock emorragico acuto e breve arresto cardiaco che ha richiesto manovre rianimatorie e somministrazione di numerosi fluidi e derivati del sangue, con successivo ripristino di parametri vitali stabili.

Dunque l'uomo, in seguito alle lesioni subite, si è trovato in imminente pericolo di morte e, in assenza di assistenza medica immediata, sarebbe deceduto per il grave shock emorragico acuto sviluppatosi.

(…)

Per quanto riguarda il mezzo lesivo utilizzato, alcune delle lesioni (in particolare quelle al dorso) sono state prodotte con uno strumento da punta e taglio (coltello) a lama liscia, monotagliente. Non si può escludere che la lesione B e le altre lesioni superficiali siano state

prodotte anche un mezzo lesivo differente, ovvero una lama seghettata. Le dimensioni del mezzo/i lesivi non possono essere valutate sulla scorta delle lesioni riportate dall'uomo. Non sono state riscontrate evidenti lesioni da taglio alle mani o agli arti superiori ad

indicare che l'uomo si sia difeso dall'aggressione perpetrata ai suoi danni con un 'arma da punta e taglio.

(…)”. (cfr. relazione medico legale dell’11 giugno 2019; AI 144).

                                   3.   La malattia dell’imputato e gli eventi oggetto del presente procedimento penale possono essere a grandi linee riassunti come segue (cfr. anche perizia Dott. __________ del 27 maggio 2019; AI 140).

                               3.1.   Dagli atti emerge che gli esordi della malattia di IM 1 si situano verso la fine del mese di settembre 2017/inizio ottobre 2017. Per la prima volta si è presentata una sintomatologia psicotica, sotto forma di “dispercezioni uditive” (sentiva delle “voci denigratorie per la sua presunta omosessualità), di “comportamenti bizzarri” e di “ideazione delirante a trama persecutorio e d’onnipotenza” (perizia, pag. 23). Egli è quindi stato ricoverato dal 9 all’11 ottobre 2017 in regime coatto presso il reparto “esordi psicotici” della Clinica __________, dove è stata formulata la diagnosi di “Sindrome psicotica acuta senza sintomi schizofrenici”. Alla dimissione IM 1 è stato agganciato all’SPS di __________, seguito dalla Dr.ssa __________.

                               3.2.   Il secondo ricovero coatto (degenza presso la __________ di __________ dal 20 ottobre 2017 al 14 dicembre 2017) si è reso necessario a causa della “presenza di uno scompenso acuto con delirio di onnipotenza”, ed è stata posta la diagnosi di “Sindrome psicotica acuta con sintomi schizofrenici”. Anche in quest’occasione IM 1 è stato agganciato all’SPS di __________. Nel marzo 2018 la terapia a base di Risperidone è stata sostituita con 10 mg al giorno di Abilify.

Il perito ha riferito di una presa a carico difficile da parte della dr.ssa __________, durante la quale IM 1 si è comportato a tratti in modo oppositivo, a volte non presentandosi agli appuntamenti, chiedendo addirittura alla dr.ssa __________ la sospensione della terapia farmacologica, sospensione che egli ha messo in atto dalla fine del mese di dicembre 2018 spiegando che “con il nuovo medicamento sono stato talmente bene che sono scivolato nella convinzione di non essere malato e che era colpa del Risperidone se ero stato male” (VPP del 19 febbraio 2020, pag. 4 righe 38-39).

                               3.3.   Dalla perizia emerge che la condizione in cui IM 1 si è trovato il 25 febbraio 2019 è da contestualizzare in uno stato delirante che perdurava da diversi giorni (ad esempio si è riscontrato un calo del rendimento scolastico con assenze alle lezioni, oltre alla testimonianza degli amici su farneticazioni e deliri a cui hanno assistito):

“(…)

Disponiamo di molte dichiarazioni, dei familiari, degli amici, ma anche del peritando stesso, che dopo un periodo di buon compenso psichico, che durò quasi tutto l’anno 2018, ha sospeso la terapia, con la conseguenza della riacutizzazione della malattia.

Possiamo così descrivere un’evoluzione “coerente” nel tempo, della malattia e anche del delirio, che già nel 2017 era caratterizzato da temi di superiorità e vicinanza a dio, e che poi portò ai fatti del 25.02.2019.

Dopo aver sospeso la terapia farmacologica prescritta dalla Dr.ssa __________, il peritando man mano è scivolato in uno stato delirante, che “cresceva” a partire dall’inizio di febbraio, ben dimostrato dagli amici che poco prima dei fatti sentivano il peritando “farneticare sull’onnipotenza, delirava di essere un essere superiore “e ““io sono dio, chi sono io, esistere, non devo esistere. Ha fatto cose così per ore”. La madre nella notte ha sentito parole simili e il fratello __________ dice nel verbale che diceva lui era Dio, lui era la giustizia, che nessuno poteva fermarlo”.

(…)” (cfr. perizia pag. 25-26).

                               3.4.   I fatti del 25 febbraio 2019, sebbene con poche ma comprensibili incongruenze nelle versioni fornite dai protagonisti, possono essere riassunti come segue.

Verso le ore 01:30, IM 1, che si trovava in camera sua, si era agitato e piangeva. ACPR 1, allertato dalla moglie, si è recato dal figlio per calmarlo.

Verso le ore 02.30, IM 1 ha iniziato ad urlare pronunciando alcune frasi sconclusionate, tra le quali “Io sono Dio, io sono un sovrano assoluto”. Suo padre ha tentato di fargli prendere un calmante/sonnifero, senza riuscirci. Lo ha comunque calmato facendolo coricare nel letto tra lui e sua moglie. Poco dopo IM 1 è ritornato da solo in camera sua.

Verso le ore 03.15 i coniugi __________ sono di nuovo stati svegliati da IM 1, il quale ha acceso le luci di casa e con il telefono cellulare (funzione torcia) illuminava armadi e cassetti, alla ricerca di nemici, “per difendersi da un agguato che pensava ci sarebbe stato a breve” (VPP di __________ del 17.04.2019, pag. 4). Si è quindi recato nella stanza di suo fratello minore __________, lo ha preso in braccio dicendogli “vieni con me che ti devo salvare”. Non senza difficoltà i genitori sono riusciti a fargli rimettere il fratellino a letto e a farlo uscire dalla stanza.

Dopo che __________ ha chiuso a chiave la porta del figlio minore togliendo la chiave dalla toppa, IM 1 ha iniziato a prendere a calci e a pugni la porta, costringendo ACPR 1 a condurlo verso il soggiorno.

In soggiorno IM 1 ha iniziato a colpire suo padre con dei pugni al volto, facendolo pure cadere a terra sul pavimento e prendendolo a calci. Nel frattempo __________ ha nascosto la chiave della camera di __________ in cucina, dove IM 1 l’ha raggiunta mettendola all’angolo. Quest’ultima, che ha dichiarato di non avere avuto paura di essere colpita, ha tentato di calmarlo appoggiandogli una mano sul petto. Nel frattempo ACPR 1 si era rialzato esortando sua moglie a scappare e a chiamare i soccorsi. L’operatrice al telefono le ha detto di non rientrare in casa.

In soggiorno IM 1 ha quindi colpito di nuovo suo padre con almeno un pugno al costato sinistro, poi lo ha afferrato da tergo cingendogli il collo con il braccio, trascinandolo verso la cucina, locale dove lo stesso ACPR 1, stando alle sue dichiarazioni, voleva raggiungere per chiuderci dentro il figlio.

In cucina, IM 1 ha dapprima cinto da tergo il collo del padre ed in seguito con un coltello a lama seghettata lo ha ferito al mento e colpito con la punta al fianco destro. Dopo essere caduto al suolo, ACPR 1 è stato colpito almeno due volte alla schiena con un coltello, non senza ricevere almeno un calcio al fianco. Convinto di avere ucciso il padre, IM 1 è uscito dalla cucina dirigendosi verso la cameretta del fratello minore prendendola a calci e pugni urlando “ho ucciso il diavolo”.

__________ nel frattempo ha avuto la prontezza di chiamare la Polizia con il proprio cellulare.

IM 1 è quindi ritornato in cucina colpendo di nuovo più volte suo padre con un coltello. Egli si è quindi diretto verso il bancone della cucina munendosi di altri due coltelli. Vedendolo manipolare i coltelli dal riflesso sulla portafinestra, ACPR 1, temendo di essere nuovamente colpito, si è rialzato cercando di raggiungere la porta principale. IM 1 è tuttavia riuscito a raggiungerlo e a cingerlo di nuovo al collo da dietro. Pochi istanti dopo sono intervenuti i primi agenti di Polizia, i quali mentre erano intenti a staccare l’imputato dal padre, lo hanno sentito dire “è il male, deve morire”.

                                   4.   Dopo un primo referto peritale del 23 aprile 2019 (AI 116), e un primo verbale di delucidazione del 3 maggio 2019 (AI 124), in data 27 maggio 2019 il dott. __________ ha trasmesso la perizia definitiva (AI 140).

                               4.1.   Il perito ha ricostruito la situazione psicologica e personale in cui si è trovato l’imputato durante gli avvenimenti del 25 febbraio 2019, in particolare precisando che al momento dei fatti IM 1 soffriva di una schizofrenia paranoide:

“(…)

Circa sei ore dopo i fatti lo psichiatra di servizio ha riscontrato il delirio e scritto che “non è possibile introdurre nel dialogo altri elementi che esulino dal mondo psicotico in cui è completamente immerso, quasi controllato interamente da una volontà/dovere altro da sé”.

Qui si nota bene, come ha dichiarato anche il Dr. __________, la rigidità psicologica, l’immodificabilità e la fede del tutto acritica nei propri convincimenti.

L’atto del peritando era sostenuto dal delirio di onnipotenza e il passaggio all’atto è stato caratterizzato da un comportamento bizzarro, incoerente e non pianificato. Il peritando, in altre parole ha agito sotto il “controllo di una volontà altro da sé.

L’atto è stato commesso in una fase acuta della sua malattia, la “schizofrenia paranoide”, cioè il peritando si trovava “dentro” il suo delirio megalomanico, “ovvero un insieme di idee incorreggibili e dal contenuto patologico, ma il soggetto non riconosce il contenuto morboso ma ritiene che siano veritieri”. (Ugo Fornari, Trattato di psichiatria forense, UTET 2008)

Il peritando in questo momento era convinto di dover uccidere il male, atto che solo lui (un essere divino o superiore) era in grado di compiere. Era fermamente convinto di fare “del bene”.

Il peritando, la mattina del 25 Febbario 2019, verso le ore 3.30 ha aggredito il padre, prima con pugni e calci, poi con il coltello e inferto molteplice ferite, fino al punto di credere che fosse morto. Il fatto di crederlo morto era probabilmente il motivo per cui non ha inferto altre coltellate (con sicurezza è impossibile dirlo) e non un momento di lucidità, visto il riscontro dello psichiatra Dr. __________, che lo ha visitato dopo e ancora costatato la “completa immersione” nel delirio.

Tutta la documentazione, le varie testimonianze e la valutazione clinica dimostrano la presenza del delirio durante l’atto ed è quello il motivo dell’accoltellamento del padre, nel quale si “situava” il male, anzi che impersonava il male che il peritando “doveva” combattere.

Il peritando era convinto di dover estinguere il male, in questo momento non si trattava del padre, in altre parole non “vedeva” nel padre il suo genitore. Questo per chiarire che ritengo impossibile che il peritando possa aver sfogato con questo atto il suo odio contro il padre, anche se è noto che “con elevata frequenza sono esposti al rischio di aggressioni i familiari e chi vive a contatto con il soggetto; ma talvolta sono oggetto di violenze anche persone del tutto estranee” e che “l’acting-out avviene sempre contro le persone, specialmente della famiglia” (Fornari 2008).

(…)

Rifacendomi alle considerazioni sopra esposte rispondo sinteticamente che il peritando soffre (e soffriva anche al momento dei fatti) di una schizofrenia paranoide (ICD-10, F 20.0), caratterizzata da delirio di megalomania e di persecuzione, allucinazioni uditive e, meno preminente, durante un certo periodo prima dei fatti, di sintomi negativi, quali appiattimento affettivo e ritiro sociale.

Il peritando ha agito nella completa “immersione” nel delirio, non riconoscendo l’errore della sua percezione e di conseguenza, dei suoi atti.

(…)” (cfr. perizia pag. 26-27).

                               4.2.   Per quanto attiene all’incapacità o scemata imputabilità, egli ha spiegato che i reati commessi da IM 1 sono da mettere in relazione con la turba psichica di cui soffriva e soffre, concludendo per una totale incapacità di valutare il carattere illecito o di agire secondo tale valutazione:

“(…)

I reati commessi sono in relazione con il disturbo dello stato psichico precedentemente descritto. Essi ne sono, per così dire, il prodotto. Lo scompenso acuto della psicosi, cioè il delirio in cui era “immerso” durante l’atto, non permetteva al peritando una “lettura” corretta della realtà. Il controllo della coscienza era intensamente e globalmente compromesso.

(…)” (cfr. perizia pag. 28).

                               4.3.   Il perito ha precisato che esiste un rischio di recidiva se IM 1 non assume la terapia farmacologica che “impedisce” l’insorgere del delirio. In altre parole, sotto l’effetto del farmaco antipsicotico il delirio non si sviluppa, e il rischio che egli commetta nuovi reati non sussiste. Il perito ha spiegato che IM 1 necessita di una terapia farmacologica a lungo termine, eventualmente a vita. L’esperto, in merito all’importanza dell’assunzione dei farmaci, ha precisato:

“(…)

Malgrado la lucidità con la quale oggi argomenta e riferisce di aver compreso la necessità di una terapia farmacologica, il peritando a mio avviso ha bisogno di un lungo periodo di “educazione” per sviluppare una profonda coscienza di malattia, che non è caratterizzato solo dal delirio e/o dalle allucinazioni uditive (voci), ma anche da una emotività disturbata, cioè del vissuto affettivo. Solo dopo un adeguato periodo di educazione, che alla fine gli permette di accettare una terapia farmacologica malgrado la presenza di effetti collaterali e di “limitazioni”, p.es. nella vita relazionale.

(…)

I reati che il peritando potrebbe commettere in futuro non sono facili da indicare, in quanto dipendono dal tipo di delirio, ma ritengo sia lecito ipotizzare anche nel caso di futuri episodi psicotici, che si tratti deliri di onnipotenza e di persecuzione, come già in passato, con la “necessità” da parte del peritando di combattere il male. Si potrebbe trattare allora di reati di violenza, più facilmente nell’ambito familiare, ma non solo.

(…)” (cfr. perizia pag. 29-30).

                               4.4.   Il perito, durante il verbale del 3 maggio 2019 (AI 124, pag. 6), ha ribadito l’importanza dell’assunzione della terapia farmacologica:

“(…)

IM 1 ha una conclamata grave malattia psichiatrica, seppur attualmente compensata grazie alla terapia farmacologica. Dico questo perché l’ho potuto constatare di persona durante le mie visite alla __________. Ritengo che il livello di sicurezza è sufficiente soprattutto nel caso di una terapia antipsicotica adeguata di tipo depot (somministrazione intramuscolare). Questo tipo di terapia credo sia attuato dalla struttura in quanto così facendo il paziente diventa gestibile e dà maggiore sicurezza al personale. Dico questo perché il rischio di un viraggio delirante, qualora lui assuma con certezza il farmaco, è escluso.

Ad ogni modo posso prendere contatto con la struttura e discutere questo tipo di terapia.

Voglio sottolineare che oltre all’aspetto farmacologico, di primaria importanza è l’aspetto educativo riguardo la sua malattia, che deve essere eseguita per un certo periodo presso una struttura specializzata. Verosimilmente ipotizzo per non meno di due anni.

(…)”.

                               4.5.   Per quanto concerne la misura che si deve prevedere per IM 1, il Perito ha spiegato che per curare la sua patologia è necessaria una misura terapeutica stazionaria, affinché egli venga educato ad accettare la malattia stessa e la terapia farmacologica:

“(…)

La gravità dei reati, la malattia stessa, il recente esordio della malattia e l’ambivalenza che traspare dai colloqui, riguardo l’accettazione della grave malattia e della terapia farmacologica, a mio avviso rendono necessaria una misura terapeutica stazionaria.

L’esperienza del difficile percorso terapeutico ambulatoriale, un anno in cui il peritando non è riuscito a creare un legame terapeutico con la curante, mostrandosi “oppositivo al dialogo e senza possibilità di scambio”, percorso che nemmeno sei mesi fa è sfociato in un abbandono della presa a carico psichiatrica e della terapia farmacologica, “negando di aver avuto problemi di salute”, rende infatti necessario una cura stazionaria, atta ad “educare” il peritando ad accettare la malattia stessa e la terapia farmacologica.

Malgrado le dichiarazioni da parte del peritando, ma anche dei familiari, che egli ha compreso bene la natura della malattia e la necessità di una terapia farmacologica a lungo termine, si nota comunque una certa resistenza contro la terapia farmacologica, inizialmente accettava una terapia depot, cioè l’iniezione muscolare della terapia per la durata di un mese, che assicura la compliance, poi diventava sempre più resistente nei confronti della terapia. Un altro indizio, meno forte sicuramente, è la sua convinzione di aver assunto e di aver bisogno solamente 5 mg di Abilify, mentre nella documentazione medica è documentato il dosaggio di 10 mg di Abilify al giorno.

Ritengo allora necessario un trattamento stazionario per un periodo di educazione adeguato, sostituito in seguito da un trattamento ambulatoriale.

La terapia farmacologica ritengo debba essere di tipo depot, almeno inizialmente, anche per dare una certa sicurezza agli curanti ed educatori dell’istituto di cura.

La terapia depot del farmaco Abilify, l’Abilify Maintena®, non presenta effetti collaterali diversi dalla terapia per bocca.

(…)

È sicuramente da attendersi un miglioramento grazie alla terapia educativa e farmacologica, e, di conseguenza, del rischio di commettere altri reati.

Ritengo che, inizialmente, per un periodo non inferiore di due anni, è necessario una terapia stazionaria, dopo, a dipendenza dell’evoluzione della malattia, è possibile il proseguimento a base ambulatoriale.

(…)

Il Ticino non dispone di una struttura adatta per giovani delinquenti affetti da grave malattia psichica. Un posto adatto potrebbe essere la “__________” di __________, che cura persone con malattie psichiche e si occupa soprattutto del loro reinserimento sociale e professionale. L’istituzione accetta misure terapeutiche stazionarie Art. 59.

Il trattamento psichiatrico è effettuato dal servizio di psichiatria forense della vicina clinica psichiatrica ____. Si tratta di un foyer, non è un carcere, il posto è chiuso, ma non sorvegliato da guardie. Si tratta di una struttura terapeutica, in cui, al posto delle “sbarre” esiste un accompagnamento molto intenso da parte di educatori specializzati. 

Se il peritando é trattato adeguatamente ritengo che il rischio di fuga e il pericolo di commettere nuovi reati é molto contenuto, per cui il livello di sicurezza di questa struttura è sufficiente. Il possibile aumento graduale della libertà durante il percorso terapeutico sarà possibile solo dopo discussione e accordo con il responsabile del caso del Patronato.

Questo foyer possiede due requisiti importanti, da una parte si occupa del trattamento psichiatrico e dell’indispensabile “educazione”, d’altra parte di una formazione professionale, che il giovane ha bisogno.

Il collocamento deve essere organizzato dall’ufficio del Patronato del cantone Ticino e probabilmente non può avvenire immediatamente, ma la terapia farmacologica e dei colloqui di sostegno psicologico, nel frattempo, possono essere effettuati in carcere.

(…)

Il trattamento educativo, che reputo la parte più importante della terapia, non può essere eseguito in carcere, in carcere può essere eseguito solamente la terapia farmacologica, che raccomando di modificare.

Al momento dell’ultima vista peritale, il 09 maggio 2019, il peritando riceveva ancora l’Haldol come neurolettico, buona scelta per trattare lo scompenso acuta, ma a lungo andare proibitivo a causa dei suoi effetti secondari e perché si è fatto una buona esperienza terapeutica con un antipsicotico “moderno”, cioè l’Abilify.

(…)” (cfr. perizia pag. 31-33).

                                   5.   Interrogato in data 13 novembre 2019 (AI 175), il perito ha ribadito l’adeguatezza della struttura presso la quale l’imputato è stato anticipatamente collocato (pag.2):

“(…)

La struttura scelta è quella adeguata, mi confortano i rapporti pervenuti. Ero comunque persuaso dell’adeguatezza della struttura dopo avere conferito in particolare con la signora __________. La misura che ho pensato è quella, evidentemente, ai sensi dell’art. 59 cpv. 2 CP. Non ho più avuto contatto con il patronato dopo il collocamento di IM 1, come ho detto però mi confortano i rapporti pervenuti.

(…)”.

Dopo avere consultato i rapporti giunti dai curanti presso le strutture di __________, il perito ha rilevato che “anche presso l’istituto dove è collocato c’è stato un episodio di scompenso psicotico”, comunicato dall’imputato stesso ai curanti in merito alla malattia dell’imputato (AI 175 pag. 3):

“(…)

Innanzitutto questo ci indica che lui è ancora malato, però questo ci indica pure che lui ha stabilito un buon rapporto terapeutico. È normale che il paziente parli della sua sintomatologia con il suo curante, sarebbe preoccupante se IM 1 non lo facesse. In ogni modo ritengo che egli debba rimanere presso questa struttura ancora per parecchio tempo. Da questo scritto emerge comunque che i curanti sono ancora prudenti sull’evoluzione della terapia e anzi indicano di non avere ancora potuto affrontare tutte le tematiche che si sono prefissi.

IM 1 anche quando era ancora in Ticino spingeva molto verso la ripresa della scuola, anche presso la struttura di __________ ha mantenuto lo stesso comportamento manifestando comunque entusiasmo per l’impostazione che è stata stabilita, ho rilevato che questo entusiasmo traspare anche dai responsabili della struttura, però non posso che notare la fragilità del ragazzo dopo la comparsa di un episodio psicotico.

Vorrei precisare che questi referti sono molto scarni. Si dovrebbe chiedere ai terapeuti di __________ un rapporto particolareggiato, dove si dovrebbe chiarire quale tipo di psicoterapia viene svolta, come è l’andamento della terapia farmacologica riguardo i dosaggi, bisognerebbe sapere come IM 1 si comporta all’interno della struttura. Bisognerebbe sapere anche quando è sopraggiunto lo scompenso psicotico di cui ci è stato riferito e in che cosa è consistito (qual’è stata la sintomatolgia psicotica).

(…)”.

Su richiesta dello scrivente e per il tramite dell’Ufficio di Patronato del Cantone Ticino (AI 176, 181 e 183), in dato 17 dicembre 2019, il __________ – __________ (AI 185) ha spiegato che:

“(…)

Comme nous l'avons discuté lors de notre réunion de réseau au __________ en date du 4 décembre 2019, et ce malgré l'excellente compliance et observance présentées par IM 1 quant à la prise de ses neuroleptiques dans le cadre de sa prise en charge éducative au foyer, nous avons cependant clairement recommandé à ce qu'une forme dépôt puisse être privilégiée.

En effet, les guidelines psychiatriques concernant le traitement des états psychotiques auprès des jeunes adultes recommandent cette forme galénique, en première intention, ceci afin de stabiliser au mieux le taux sanguin de neuroleptiques et par là une stabilité psychique.

Dans cette perspective, le recours à cette voie galénique permettrait vraisemblablement aussi de stabiliser l'état psychique de IM 1 et d'éviter, nous l'espérons, la résurgence d'une symptomatologie psychotique, ne serait-ce que minime, comme cela a été le cas durant les semaines précédentes, avec la réapparition de phénomènes hallucinatoires auditifs. A relever que IM 1 s'était montré tout à fait honnête en les signalant rapidement à l'équipe éducative.

Par ailleurs, le recours à cette forme galénique permettrait également de protéger Monsieur contre une éventuelle déstabilisation de son état psychique, lorsqu'il serait amené à faire face à des facteurs de stress plus importants l'année prochaine, à savoir la perspective de son jugement, l'éventualité de pouvoir revoir son père d'ici quelques mois, ainsi que l'important projet de réhabilitation visant son retour à une scolarisation normale.

Dans ce but, nous avons annoncé au patient qu'il ferait l'objet désormais d'un monitoring de son taux de neuroleptiques régulier, soumis au laboratoire des neurosciences de l'Hôpital de __________, et que l'injection dépôt serait administrée par notre infirmier psychiatrique ____ spécialisé, __________, qui connait déjà bien IM 1 pour l'avoir rencontré dans le cadre d'entretiens réguliers au CPF.

Par ailleurs, le psychiatre-psychothérapeute traitant sera désormais __________, qui le verra également à raison d'un entretien psychiatrique toutes les trois semaines.

(…)”.

Con scritto del 13 gennaio 2020 (AI 187) il perito ha sostanzialmente avallato quanto previsto dai curanti di __________:

“(…)

Riguardo la prima parte del rapporto, ossia la questione della proposta della forma galenica quale dépot dell’antipsicotico, posso essere solo d’accordo, in quanto auspicato dal sottoscritto già nella perizia del 27.05.2019 (vedi p.31). Per quanto riguarda il seguito, ritengo, come già espresso in uno scritto precedente, necessario un seguito settimanale, in particolare tenendo conto della sua giovane età, mentre le visite psichiatriche o la supervisione farmacologica necessitano una frequenza minore, cioè mensile.

(…)”.

                                   6.   Giusta l’art. 19 CP non è punibile colui che al momento del fatto non era capace di valutarne il carattere illecito o di agire secondo tale valutazione.

L’incapacità di cui all’art. 19 CP, può essere dettata da malattia mentale (psicosi, in particolare paralisi cerebrale, intossicazione da alcool/droghe, demenza senile, schizofrenia, sindrome maniaco-depressiva, crisi epilettiche, ecc.), deficienza mentale (debilità, imbecillità, idiozia, oligofrenia, ecc.) oppure da seri disturbi della coscienza derivanti da intossicazioni, ipnosi, epilessia, ecc.

Nel caso di specie, il referto peritale rassegnato dal Dott. __________ attesta, in maniera inequivocabile, sia l’incapacità totale dell’imputato ai sensi dell’art. 19 cpv. 1 CP, sia la necessità di collocarlo presso una struttura specializzata ai sensi dell’art. 59 CP, individuata dall’esperto nella __________” di __________. IM 1 dal 27 maggio 2019 è stato posto in anticipata esecuzione di misura.

Gli accertamenti sinora eseguiti dimostrano che la presa a carico presso la struttura di __________ sta dando risposte positive, pure il perito è confortato dalle spiegazioni dei terapeuti che lo stanno seguendo.

                                   7.   Alla luce di quanto precede, richiamato l’art. 374 CP, lo scrivente Procuratore Pubblico postula pertanto che nei confronti di IM 1 codesta lodevole Corte delle assise criminali ordini e pronunci la misura terapeutica stazionaria ai sensi dell’art. 59 CP e meglio che gli venga fatto ordine di proseguire il trattamento stazionario al quale egli è già attualmente sottoposto.

Presenti:                   -   il Procuratore pubblico PP 1, in rappresentanza del Ministero Pubblico;

                                     -   l’imputato IM 1, assistito dal suo difensore d’ufficio, avv. DUF 1;

                                     -   l’avv. RAAP 1, patrocinatore d’ufficio (GP) dell’accusatore privato ACPR 1.

Espletato il pubblico dibattimento dalle ore 09:38 alle ore 11:30.

Il PP si riconferma nella sua istanza, mentre l’imputato conferma la sua volontà di voler proseguire il percorso presso il __________.

L’avv. RAAP 1, patrocinatore dell’AP, si associa all’istanza del PP.

Il difensore rileva che il Presidente ha precisato oggi che è andata bene in questo caso, ma è andata bene, afferma, perché vi è stato coraggio: sia da parte del perito, sia da parte del PP, sia da parte dei terapeuti.

L’avv. RAAP 1 aggiunge che anche la famiglia ha avuto coraggio.

Considerato,                  in fatto ed in diritto

                                    I.   Vita e precedenti penali

                               1.1.

IM 1 …OMISSIS…

Egli ha dichiarato di aver svolto, parallelamente agli studi e, in particolare, durante il periodo estivo, diversi stages:

                                          “…OMISSIS”

(perizia psichiatrica, AI 140, pag. 16).

Egli avrebbe poi interrotto queste attività nel 2018 a causa degli impegni scolastici.

                               1.2.

Secondo le sue dichiarazioni, IM 1 avrebbe avuto con i genitori un rapporto normale, anche se caratterizzato da qualche conflitto e da mancanza di stima, avendoli egli sempre reputati “stupidi perché non mi hanno educato come avrei voluto. Non mi hanno dato un’istruzione adeguata. La mia cultura personale ho dovuto farmela da solo, non me l’hanno data i miei genitori” (PP 04.03.2019, AI 45, pag. 5). In particolare per il padre egli avrebbe avuto poco rispetto, soprattutto dopo il di lui tentativo di suicidio del 2016, ritenendolo una persona incapace di insegnargli alcunché, culturalmente non in sintonia con lui (“non mi rispecchiavo nella cultura __________ di mio padre”, PP 18.04.2019, AI 110, pag. 4) e che, anche a detta della madre, preferiva tenere a distanza dal suo ambiente scolastico e calcistico (PS __________ 01.03.2019, AI 38, pag. 3). Per la madre, _____ e di maggior cultura, nutriva maggiore rispetto ma in generale, egli preferiva trascorrere il suo tempo libero fuori casa, per non doverlo condividere con i genitori. A dire di tutti IM 1 avrebbe invece sempre avuto un buon rapporto con il fratello __________, di sei anni più piccolo di lui, per il quale ha sempre voluto essere un idolo, al quale ha insegnato a giocare a ____ e verso cui è sempre stato protettivo (perizia psichiatrica, AI 140, pag. 16).

                               1.3.

Dal profilo delle relazioni personali, dalla perizia risulta che egli si sarebbe infatuato di tanto in tanto di qualche ragazza, ma senza aver mai avuto una relazione sentimentale e questo perché sarebbe sempre in attesa di trovare la ragazza giusta, avendo per lui la relazione tra un uomo e una donna un valore particolare (PP 04.03.2019, AI 45, pag. 9). Si reputerebbe però una persona popolare, molto attiva in ambito giovanile e avrebbe dunque diversi conoscenti, ma i suoi veri amici sarebbero solo tre. Questi amici e conoscenti - con cui avrebbe trascorso gran parte del suo tempo libero presso un locale situato sopra il __________ a __________ (PP 04.03.2019, AI 45, pag. 9) – l’hanno così descritto in corso d’inchiesta:

" Pensieroso di sicuro. Una persona tranquilla. Non ha mai avuto scatti di ira o roba del genere. Se c’era da perdere tempo era con noi. Gli piace tanto parlare piuttosto che perdersi davanti ad un film. Lui era uno che parlava dei problemi di questo mondo, dell’ignoranza presente a livello globale. Era molto filosofico, parlava di pensiero dicendo che la gente dovrebbe evolversi ed aprire la propria mente. Vi erano dei momenti dove io o noi volevamo guardare un film o fare altro o parlare di altro mentre lui era sempre “puntato” su questi discorsi seri.

È sempre stata una persona molto socievole e sociale. Voleva parlare con la gente. È sicuramente una persona educata e molto intelligente, anche a livello di lessico era molto avanti, sicuramente molto più di me. Per capire certi suoi concetti facevo fatica, non capivo cosa diceva o dove voleva arrivare.

(…)

Quello che mi sento di poter dire è che IM 1 ha detto e fatto capire più volte che stava meglio fuori casa che a casa sua. Preferiva stare in giro con i suoi amici che stare a casa con i suoi genitori.

Io non so bene, non l’ho mai capito, che rapporto avesse IM 1 con i suoi genitori. IM 1 diceva che non considerava suo padre, non lo considerava nemmeno un essere umano. Lo disdegnava. Io non so se IM 1 volesse bene a suo padre ed a sua madre. Lui aveva i suoi credo e i suoi genitori non lo ascoltavano, non lo assecondavano. Lui per questo li disprezzava, li ha rinnegati si può dire.

Diceva che suo padre era un ignorante, uno stupido, che non ragionava. Mentre sua madre, che è __________, che è più acculturata, la apprezzava di più, per rapporto al padre”

(VI __________ 07.03.2019, AI 61, pagg. 2-3);

" Se dovessi descrivere IM 1 direi che è una persona gentile, corretta, disponibile, affidabile. Potrei dire che era una tomba, ci si poteva fidare a confidare a lui un segreto. Intelligente e molto riflessivo. Una persona pacifica e tranquilla.

Questo per quanto riguarda gli aggettivi al positivo. Per quanto invece riguarda il suo aspetto negativo o peggiore posso dire che è un ragazzo testardo, forse troppo sicuro di se in talune occasioni tanto da non dare molto peso alle opinioni degli altri.

Potrei dire che è una persona goffa, non esageratamente ma una “goffaggine” comune.. è pigro e forse per questo motivo non andava bene a scuola.

(…)

È una persona molto introversa. Con me si confidava abbastanza ma senza mai scendere nei dettagli, era un confidarsi molto superficiale. Penso di poter dire che tra me, __________ e __________ io ero quello che per lui era “più amico”.

Quello che sicuramente lo conosce da più tempo.

Con me parlava forse un po’ di più che con altri, con me riusciva a confidarsi anche di cose meno superficiali. Di quelle, delle cose superficiali, ne parlava con gli amici, dello sport per esempio, delle ragazze, della scuola. Di cose più personali ne parlava con me.

Parlando di antipatie devo dire che IM 1 non aveva un atteggiamento negativo verso le persone che gli stavano antipatiche. Semplicemente le evitava, le ignorava.

(…)

So che IM 1, e questo me lo ha detto lui personalmente, è molto selettivo. La ragazza per lui deve essere sì carina e simpatica ma soprattutto, mi ha detto, devono trovarsi a livello mentale. Deve essere in linea con lui. Per questo non trova una ragazza, per questo attualmente non ha una compagna, non trova quella giusta”

(VI __________ 08.03.2019, AI 62, pagg. 2 e 5);

“Da parte mia lo conosco con il soprannome __________, soprannome che gli abbiamo dato.

(…)

__________ è una persona buona come il pane. È un ragazzo che quando lo conosci e lo vedi ti porta felicità e benessere perché è sempre positivo e che guarda sempre avanti. È uno che cerca sempre di toglierti i malumori o brutti pensieri.

È una persona che nel tempo libero gli piace discutere di cose profonde e spirituali (la vita, il senso di tutto quello che ci circonda, ecc. ).

Non è una persona che parlava molto però dei suoi problemi.

È sempre il primo che faceva proposte di attività sportive, in effetti era amministratore di diversi gruppi (sportive e per feste). Gli piaceva fare qualche cosa di nuovo, per quello era sempre uno che proponeva diverse attività.

È anche una persona molto generosa. Un esempio della sua generosità è il fatto che lui era disposto ad offrirti metà del suo pasto pur essendo magari un estraneo, anche se andavi a chiedergli ma essendo appunto che lui è generoso te lo offriva comunque. Non diceva mai di no. Per via di questo c’eran anche però delle persone che ne approfittavano di questa sua generosità pur essendo che lui finanziariamente non disponesse di molti soldi.

(…)

So che __________ non provava molto amore per i suoi genitori per via del ricovero che aveva subito nel 2017 visto che appunto aveva anche saltato un anno di liceo a causa di ciò. Questa cosa però l’ho saputa da terze persone non direttamente da lui e questo però mi sorprendeva un po’ perché era come se fosse un’altra persona quando era con i genitori, o meglio sicuramente non era come si comportava con noi perché in nostra presenza era sempre buono come il pane, mentre con i suoi genitori rispondeva”

(VI __________ 08.03.2019, AI 63, pagg. 1-3);

“Se dovessi descrivere IM 1 direi che è un ragazzo vivace, con un piacere a conoscere nuova gente. Sicuramente un ragazzo simpatico e creativo. Non so se è un punto debole o meno ma le volte che si affrontava una discussione lui argomentava sino all’eccesso pur di avere o di ottenere ragione. Non è mai stata una persona aggressiva o litigiosa. Anche nelle discussioni si poteva parlare con lui, non si degenerava mai nella lite.

Non è mai stato arrogante o aggressivo.

È un ragazzo che propone spesso attività al gruppo, sia attività serali che giornaliere, era un trascinatore, un leader. Tutto questo io l’ho notato negli ultimi due anni, dal 2017 via. Lui era uno che trascinava il gruppo, era uno di quelli che chiedeva e diceva di “fare” e non di aspettare o di stare semplicemente sul divano.

So che al liceo quest’anno è entrato nella commissione dell’autogestione”

(VI __________ 15.03.2019, AI 68, pagg. 2 e 3);

" IM 1 è sempre stata una brava persona, sempre stato caritatevole, all’interno della compagnia aiutava chiunque glielo chiedeva. Invogliava gli altri a fare sport, specialmente ____. So che lui è _________________.

Era molto intraprendente e spesso era lui che proponeva delle attività che non sempre noi seguivamo”

(VI __________ 18.03.2019, AI 75, pag. 2);

" Se dovessi descrivere IM 1 direi che è un ragazzo intelligente, responsabile e propositivo. Un ragazzo simpatico e di compagnia. Dall’altra parte, opposto al “propositivo” direi che ogni tanto era insistente, senza comunque esagerare, nell’esprimere e sostenere le proprie idee.

Dovessi trovare qualche altro difetto, a fatica, direi che era incapace, non so se per volontà o per incapacità vera e propria, di percepire l’umore delle persone e quindi, per farvi un esempio, quando iniziava a parlare ed a fare i suoi discorsi con qualcuno non si accorgeva che il suo interlocutore non aveva alcuna voglia di stare lì ad ascoltarlo o assecondarlo.

Non era ossessivo, non era nemmeno insistente, semplicemente continuava a parlare ignaro del fatto che dall’altra parte non vi fosse il minimo interesse”

(VI __________ 02.04.2019, AI 79, pag. 2).

                               1.4.

Dai dati anamnestici raccolti in perizia risulta che IM 1 avrebbe iniziato a consumare sporadicamente cannabis insieme agli amici in seguito al tentativo di suicidio del padre, ma che non ne avrebbe comunque mai consumata in grande quantità (perizia psichiatrica, AI 140, pag. 16). Secondo le sue dichiarazioni ne avrebbe consumata nella misura di due canne a settimana su un periodo di 9 mesi compresi tra il maggio 2017 e febbraio 2018, quando avrebbe poi iniziato a fumare la canapa legale poiché più facile da reperire (PS 16.04.2019, AI 106, pag. 2).

                               1.5.

Dal profilo della presa a carico, dopo la comparsa dei primi sintomi della malattia nel settembre/ottobre 2017 con dispercezioni uditive in forma di “voci denigratorie per la sua presunta omosessualità”, il 9.10.2017 IM 1 è stato ricoverato una prima volta, su ordine medico, presso la __________ di __________ e gli è stata diagnosticata una sindrome psicotica acuta senza sintomi schizofrenici:

" trattasi di giovane paziente al primo contatto con la psichiatria, che la sera dell’ammissione veniva accompagnato in PS dalla madre, preoccupata dal fatto che il figlio, da circa una settimana, avesse un problema di insonnia e riferisse dispercezioni uditive (descritte come voci che lo denigrano per la sua presunta omosessualità). Vi sarebbero stati anche episodi di aggressività verbale ed atteggiamento sospettoso. Veniva valutato dalla Dr.ssa med. __________, psichiatra di picchetto territoriale, la quale, nell’ipotesi di un quadro di scompenso psicotico, dava indicazione per un ricovero presso di noi su rodine medico, in quanto il paziente non accettava la proposta di un ricovero”

(lettera d’uscita del 17.10.2017, AI 49).

Il decorso clinico del suo primo ricovero viene così descritto:

" Il giorno successivo all'ammissione il paziente effettuava un colloquio con i medici di reparto in cui appariva collaborante e adeguato nei confronti dell'interlocutore, lucido, vigile, orientato nei classici domini. Eloquio normofonico e normotrasmesso, esprimeva con chiarezza gli eventi che lo avevano condotto al ricovero e chiedeva un aiuto psicoterapeutico. Riferiva da circa una settimana presenza di voci e percezione di intrusività del pensiero da parte di compagni di classe e amici rispetto a temi quali una sua presunta omosessualità. Non manifestava etero o auto aggressività, né discontrollo degli impulsi, né ideazione o progettualità anticonservativa. Manifestava inoltre una buona critica di malattia.

Successivamente il paziente si allontanava dalla clinica, lo contattavamo telefonicamente e dato il rifiuto a rientrare in reparto, concordavamo un colloquio con il paziente e i genitori in data 11.10.2017.

Durante il colloquio il paziente chiedeva di poter essere dimesso e di rientrare al domicilio sostenendo di voler proseguire una presa a carico territoriale presso il __________ di __________ e accettando l'assunzione di una terapia farmacologica con Risperidone 2 mg.

Dal punto di vista medico, si riteneva indicata la prosecuzione del ricovero per permettere l'osservazione clinica, tuttavia data la volontà di proseguire una presa a carico territoriale e non ravvedendo profili di rischio acuto si accoglieva la richiesta di dimissione.

Proseguirà la presa a carico specialistica presso il __________ di __________ con appuntamento previsto per il 12.10.2017 alle ore 13.30 con la Dr.ssa med. __________”

(lettera d’uscita del 17.10.2017, AI 49).

Dopo la dimissione dalla __________, IM 1 ha sospeso autonomamente la terapia farmacologica impostata, ciò che ha determinato la ricomparsa di sintomi deliranti e un secondo ricovero presso la __________, sempre su ordine medico, il 20.10.2017, in seguito ad uno scompenso psicotico acuto con delirio di onnipotenza. All’ammissione egli presentava:

" ideazione delirante megalomanica e persecutoria. Il paziente riferiva che per uscire da una depressione causatagli da difficoltà relazionali intrafamiliari, avrebbe reagito ponendosi in uno stato di superiorità caratterizzato da onnipotenza e vicinanza a Dio. Negava dispercezioni sensoriali ma erano presenti pose di ascolto. Non si rilevava la presenza di ideazione suicidale, negati antecedenti autolesivi, riferita familiarità per tentamen. Non eteroaggressività, non reattività o discontrollo degli impulsi. Critica di malattia assente. Riferito uso di cannabinoidi minimo, negato utilizzo di altre sostanze psicoattive”

(lettera d’uscita 08.01.2018, AI 49).

IM 1 è poi stato dimesso il 14.12.2017 con la diagnosi di sindrome psicotica acuta polimorfa con sintomi schizofrenici, per la cui cura è stata prescritta una terapia con Risperidone e degli incontri regolari con la dr.ssa __________ del __________ di __________ (lettera d’uscita del 08.01.2018, AI 49):

" Dal punto di vista della farmacoterapia, è stata reimpostata la terapia neurolettica con Risperidone che il paziente nonostante una compliance inizialmente altalenante, ha poi assunto costantemente e con beneficio in termini di diminuzione della sintomatologia produttiva.

Nel corso della degenza in clinica è stata effettuata una presa a carico medica e psicologica, con dei colloqui individuali volti a supportare il paziente, a lavorare sulla consapevolezza di malattia e ad approfondire il quadro psicopatologico. A questo proposito sono stati effettuati anche degli interventi psicoeducativi di gruppo con l'obiettivo di approfondire sintomi della psicosi e a sensibilizzare il paziente sugli effetti del consumo di THC.

Il paziente si è mostrato adeguato nella relazione e complessivamente collaborante, malgrado fosse inizialmente sospettoso, diffidente e interpretativo nei confronti dell'interlocutore. Nel corso del ricovero la scarsa accessibilità ai vissuti psicopatologici è andata diminuendo, incontrando da parte del paziente una maggiore apertura alla relazione. Nel corso dei colloqui, il paziente ha gradualmente condiviso con maggiore collaborazione e fiducia i propri pensieri e vissuti relativi alla sua attuale condizione e alla sua storia, consentendo un maggiore accesso ai vissuti psicopatologici. Le difficoltà, che il paziente riferiva talvolta di incontrare, sono state infine riconosciute dallo stesso come "stanchezza del pensiero" (cioè delle difficoltà a mantenere una conversazione e difficoltà d'espressione) e come "pensieri invadenti" (relativi a preoccupazioni soprattutto scolastiche di rendimento), provocandogli sofferenza e sentimenti d'auto-svalutazione. Il paziente ha quindi potuto riconoscersi un disagio causato da queste fragilità, dimostrando una maggiore consapevolezza di questi aspetti di malattia.

(…)

La presa a carico psicologica ha permesso d'ipotizzare una diagnosi strutturale di personalità nella direzione dell'area psicotica. Dall'osservazione clinica effettuata durante l'attuale ricovero, si sono osservate perturbazioni del contenuto del pensiero talvolta di trama delirante, che risulta essere molto concreto, organizzato sul piano formale ma solo parzialmente sul contenuto, con un esame di realtà che appare relativamente conservato. Il meccanismo di difesa centrale sembra essere la creazione di una neo-realtà in risposta al conflitto pulsionale, e al conflitto tra l'Ideale e la realtà e tra l'Ideale e le pulsionalità libidiche e aggressive.

(…)

Con la stabilizzazione del quadro psichico ed il buon esito dei congedi effettuati presso il domicilio, sono state concordate le dimissioni in data 14.12.2017”

(lettera d’uscita 08.01.2018, AI 49).

Una volta dimesso, IM 1 ha seguito la terapia regolarmente per qualche tempo, anche se la presa a carico si è rilevata fin dal principio difficile per la sua scarsa propensione al dialogo. Attorno alla fine di dicembre 2018 egli ha poi interrotto, contro ogni parere medico, sia la cura farmacologica (nel frattempo sostituita con Abilify a far tempo da marzo 2018), che gli incontri con la terapeuta dr.ssa __________, sostenendo che non gli servissero e che nessuno gli avesse spiegato la loro utilità (PP 04.03.2019, AI 45, pag. 5) e che era guarito (PP 30.04.2019, AI 119, pag. 7) ed inoltre perché “sentivo il farmaco come qualcosa che mi limitava, mi mancavano le voci” (verbale di interrogatorio dell’imputato, pag. 2). La situazione è così precipitata a partire dal mese di febbraio 2019, quando IM 1 ha iniziato ad avere un calo nel rendimento scolastico, ad apparire depresso, a ritirarsi dalla vita sociale, a non mangiare e a non dormire, tanto da spingere la madre a prendere direttamente contatto con la dr.ssa __________, la quale avrebbe ribadito l’importanza dell’assunzione della terapia farmacologica e fissato un colloquio al domicilio per il 25.02.2019. Nei giorni successivi i genitori hanno tentato di fargli ristabilire la cura, riuscendovi solo parzialmente, e la situazione è pertanto peggiorata fino ad arrivare ai fatti oggetto del presente procedimento penale.

In seguito all’accaduto egli è stato inizialmente preso a carico dalla __________ di __________ dal 25 febbraio al 3 aprile 2019 – ricovero al termine del quale gli è stata diagnosticata una schizofrenia paranoide (AI 135) - poi è stato posto in carcerazione preventiva e trasferito al carcere giudiziario della Farera.

La dr.ssa __________, psichiatra presso le Strutture carcerarie cantonali, ha riferito che dopo un primo momento difficile, le condizioni psichiche di IM 1 si sono poi stabilizzate:

" non si evidenziano segni o sintomi di scompensi acuti in atto. Il tono dell’umore risulta buono, nonostante la condizione di provazione della libertà. Partecipa ai colloqui con la sottoscritta in modo adeguato e collaborante. Attualmente beneficia di una farmacoterapia che assume regolarmente e di colloqui sia psichiatrici che infermieristici a cadenza regolare. Dal punto di vista psichiatrico non vi sono controindicazioni ad una esecuzione anticipata della misura presso la nostra struttura carceraria, in attesa che si possa concretizzare il progetto di trasferimento in una struttura più idonea”

(relazione clinica del 06.05.2020, AI 128).

In aula IM 1 ha precisato che il primo periodo alla __________ “è stato difficile perché mi sentivo incapace di capire cosa stava succedendo, volevo tornare alla mia vita, alla scuola e dimenticare la malattia. Con il tempo ho iniziato a comprendere che la malattia era reale ed era lì. Alla Farera è stato ancora più difficile, pensavo di essere arrivato al culmine della tristezza e della delusione, ho pianto molto” (verbale di interrogatorio dell’imputato, pag. 3).

Dal 7 maggio 2019 è passato in anticipata esecuzione della misura (AI 129) e dal 27 maggio 2019 è stato trasferito presso il __________ di __________, così come suggerito dal perito dr. __________ nel suo rapporto preliminare del 23 aprile 2019:

" … il peritando a mio avviso ha bisogno di un lungo periodo di “educazione” per sviluppare una profonda coscienza di malattia, che non è caratterizzata solo dal delirio e/o dalle allucinazioni uditive (voci), ma anche da una emotività disturbata, cioè del vissuto affettivo. Solo dopo un adeguato periodo di educazione, che alla fine gli permette di accettare una terapia malgrado gli effetti collaterali e le limitazioni, p.es. nella vita relazionale. Il Ticino non dispone di una struttura adatta per giovani delinquenti affetti da malattia psichica. Un posto adatto potrebbe essere la “__________” di __________, che cura persone con malattie psichiche e si occupa soprattutto del loro reinserimento sociale e professionale. L’istituzione accetta misure terapeutiche stazionarie Art. 59. Il trattamento psichiatrico è effettuato dal servizio di psichiatria forense della vicina clinica psichiatrica ______. Si tratta di un foyer, non è un carcere, è un posto chiuso, ma non sorvegliato da guardie. Se il peritando è trattato adeguatamente ritengo che il rischio di fuga e il pericolo di commettere nuovi reati è molto contenuto, per cui il livello di sicurezza di questa struttura è sufficiente. Questo foyer possiede due requisiti importanti, da una parte si occupa del trattamento psichiatrico e dell’indispensabile “educazione”, d’altra parte di una formazione professionale, che il giovane ha bisogno”

(AI 116, pag. 4).

Interrogato il 3 maggio 2019 in merito al rapporto intermedio da lui redatto, il dr. __________ ha precisato:

“Il PP mi chiede se la struttura proposta garantisce un livello di sicurezza sufficiente.

IM 1 ha una conclamata grave malattia psichiatrica, seppur attualmente compensata grazie alla terapia farmacologica. Dico questo perché l’ho potuto constatare di persona durante le mie visite alla __________. Ritengo che il livello di sicurezza è sufficiente soprattutto nel caso di una terapia antipsicotica adeguata di tipo depot (somministrazione intramuscolare). Questo tipo di terapia credo sia attuato dalla struttura in quanto così facendo il paziente diventa gestibile e dà maggiore sicurezza al personale. Dico questo perché il rischio di un viraggio delirante, qualora lui assuma con certezza il farmaco, è escluso.

Ad ogni modo posso prendere contatto con la struttura e discutere questo tipo di terapia.

Voglio sottolineare che oltre all’aspetto farmacologico, di primaria importanza è l’aspetto educativo riguardo la sua malattia, che deve essere eseguita per un certo periodo presso una struttura specializzata. Verosimilmente ipotizzo per non meno di due anni”

(VI __________ 03.05.2019, AI 124, pag. 6).

Nel rapporto del 25 settembre 2019 del __________ si legge:

" Depuis son admission début juin 2019, IM 1 démontre un comportement adéquat et très adapté tant au sein du foyer qu'au sein de l'atelier ____ où son implication nous apporte entière satisfaction. IM 1 démontre d'excellentes compétences intellectuelles et cognitives dans les domaines observés jusqu'ici, il possède de nombreux savoirs qu'il sait utiliser et exprimer de manière appropriée.

IM 1 s'implique volontiers et répond favorablement à nos exigences; il se montre très respectueux tant des personnes que des règles, il se montre généralement très agréable et de bonne humeur, souriant et drôle, dynamique, serviable, aimable, chaleureux, poli, honnête. IM 1 communique volontiers et il aime évoluer parmi les autres personnes avec qui il favorise la meilleure communication possible.

IM 1 formule passablement de demandes d'aide envers l'équipe éducative comme la possibilité de parler et d'échanger sur sa situation afin de comprendre les événements et de pouvoir avancer avec plus de confiance.

Les aspects positifs tels que mentionnés ci-dessus se veulent bien encourageants sans pour autant nier l'existence de certaines difficultés également observées. En effet et ce malgré les apparences, IM 1 souffre de son placement et de sa condition actuelle qui l'empêche de vivre comme il le souhaite en lien avec ses projets et ses besoins d'évolution, de mouvement et de dynamisme vers une vie aussi normale que possible.

Dans un même temps, IM 1 se montre conscient de sa problématique et de sa maladie, il exprime une grande volonté de travailler sur lui-même, il se donne les moyens de gérer au mieux ses difficultés liés surtout à ses émotions et à sa culpabilité. En effet il ressent passablement de tristesse, de stess et d'angoisse liés à ses traumatismes, sa décompensation et son agression à l'encontre de son père, sa maladie et son avenir.

Dès le début du mois de juillet 2019 et avec l'autorisation de la justice tessinoise, IM 1 a appelé son père pour une reprise de contact, depuis ils se téléphonent plusieurs fois/semaines avec une communication positive. Cette démarche était très importante pour IM 1 qui avait fondamentalement besoin de renouer avec son papa.

Dès la mi-août 2019, IM 1 a débuté un suivi psychothérapeutique chez la __________ ainsi que chez Mr __________ du centre ____, ce suivi thérapeutique est très important pour IM 1 qui exprime une grande volonté d'introspection.

IM 1 a de nombreux centres d'intérêts, il souhaiterait reprendre dans l'immédiat le foot et dès janvier 2020 les études au collège. C'est dans cette perspective qu'il s'investi depuis mi-juin 2019 dans les cours de français, les progrès sont déjà significatifs et prometteurs.

Notre mandat, selon le service placeur, est de permettre à IM 1 de réapprendre à vivre en gérant au mieux sa maladie, lui permettre de réinvestir sa vie dans un contexte plus ouvert. Vu son potentiel, sa motivation et son investissement, nous souhaitons accompagner IM 1 dans ses besoins et la mise en place de ses projets ; pour cela IM 1 devrait bénéficier d'un cadre plus ouvert, afin de se reconstruire personnellement et socialement”

(AI 167).

Con rapporto di data 7 ottobre 2019 le dr.sse __________ e __________ del __________ di __________ che hanno preso a carico IM 1 dopo il suo trasferimento nel Cantone romando hanno precisato:

" IM 1 est demandeur d'une prise en charge intensive. Il vient régulièrement aux entretiens fixés pendant lesquels il se montre très collaborant et accepte très volontiers de se soumettre à cette thérapie. L'alliance thérapeutique peut donc être qualifiée de bonne.

Un traitement médicamenteux est prescrit par nos soins. Nous avons récemment augmenté la posologie de ce traitement récemment, suite à la réapparition d'une symptomatologie psychotique, survenue à une reprise.

Les objectifs du suivi thérapeutique chez IM 1 consistent en l'évaluation de son état psychique lors de chaque entretien. Compte tenu que la mesure installée très récemment et surtout avant jugement, nous n'avons pas, pour le moment, effectué une thérapie orientée sur les délits.

Les thèmes abordés à ce jour ont essentiellement été son vécu par rapport à l'enfance, sa situation familiale et relationnelle ainsi que la gestion de la situation juridique.

Parallèlement, un travail est en cours sur les signes avant-coureurs d'une décompensation psychique, les facteurs pouvant favoriser la survenue de ladite décompensation, ainsi qu'une information sur la pathologie dont souffre le patient”

(AI 169).

Lo stesso IM 1 in aula ha descritto positivamente il suo percorso al Foyer, dove la sua giornata inizia “la mattina con lo studio on line, tra le 9 e le 12. Ho ripreso __________. Studio in francese e tratto __________. Dopo la pausa pranzo ho diversi appuntamenti: con l’infermiere psichiatrico, la fisioterapia, lo studio del francese (tra le 13.30 e le 15.00). Può succedere che io riceva delle visite da parte di amici autorizzati dal Patronato. Lavoro anche il 20% in __________” (verbale di interrogatorio dell’imputato, pag. 4).

Ha però anche precisato di vedersi, in un futuro non definito, “con un passo fuori dal Foyer”:

" Perché per quanto possa essere un posto di sostegno e aiuto costante c’è anche tanta negatività a causa degli ospiti che lo frequentano, e io questa negatività la sento e con il tempo ho paura che possa percepirla anche io stesso, che invece sono positivo e vedo il futuro roseo, con la malattia sotto controllo.

ADR che non mi faccio tempistiche, parlo di futuro, non so quando sarà. A differenza del Foyer, fuori posso scegliere io le persone da frequentare e quindi proteggermi di più da quelle negative.

D: Lei si vede a svolgere quale professione?

R: mi piacciono tante cose, nello studio sono in bilico tra __________ e __________. In base al rendimento sceglierò la mia strada. Mi sto ancora un po’ sperimentando.

(…)

L’avv. RAAP 1 chiede all’imputato di precisare cosa intende per negatività all’interno del Foyer. Chiede all’’imputato se si vede come una mosca bianca lì dentro?

R: c’è una differenza tra me e gli altri, per questioni di età (per la maggior parte e sopra i 35-40 anni) e di vissuto. Anche all’interno del Foyer ci sono momenti belli, ma ci sono tante persone abbandonate a sé stesse. Io faccio di tutto per proporre animazioni e organizzare cose da fare assieme per aiutarli.

ADR che io non mi sento un punto di riferimento, ma una persona energetica, che vuole mettere a disposizione le proprie energie positive agli altri”

(verbale di interrogatorio dell’imputato, pag. 5).

                               1.6.

Alla luce del suo stato di salute psichico e all’incapacità per la famiglia di far fronte unicamente con i propri mezzi alla situazione, il 15 settembre 2020 IM 1 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI all’Istituto delle assicurazioni sociali (doc. TPC 12). Domanda che, attualmente, è ancora pendente.

                               1.7.

IM 1 non è incensurato. Egli è stato condannato con decreto d’accusa del 15.10.2018 ad una pena pecuniaria, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di tre anni, di 45 aliquote giornaliere di fr. 100.- cadauna per guida senza licenza di condurre (AI 42).

                                   II.   Inchiesta

                               2.1.

La notte tra il 24 e il 25 febbraio 2019, attorno alle ore 3.30 la signora IM 1 richiedeva l’intervento di un’ambulanza presso l’appartamento della famiglia sito in Via __________ a __________ poiché il figlio maggiore IM 1 era in preda ad uno scompenso psicotico e aveva aggredito il padre. La donna, con toni agitati, chiedeva pertanto l’intervento dei Soccorsi (AI 50). Dall’ascolto della telefonata traspare la sua preoccupazione sia per la salute del marito, che per quella del figlio.

Sentito dalla donna quanto stava accadendo, la Centrale del 144 le consigliava di attendere i soccorsi all’esterno dell’abitazione e allertava anche la polizia cantonale, che inviava immediatamente una pattuglia sul posto. Nel frattempo anche il figlio minore __________, che pure si trovava all’interno dell’abitazione, chiamava il 117 per chiedere aiuto (AI 60).

Sul posto arrivava per prima una pattuglia della polizia cantonale, a cui giungevano poi in supporto una seconda pattuglia della cantonale e una pattuglia della polizia comunale di __________. Giunti in loco i primi due agenti della polizia individuavano lo stabile e si portavano al suo ingresso. Nel rapporto di segnalazione redatto dal capoturno sgt. __________ si legge:

" una volta all’interno, da subito si potevano udire forti grida provenire dai piani alti del palazzo. Raggiunto il pianerottolo del terzo piano si identificava l’appartamento oggetto dell’intervento, da quale si poteva notare la porta socchiusa. Dall’interno scorgevo le sagome di due persone. Prima di riuscire ad entrare nell’abitazione per fare un apprezzamento migliore della situazione, la porta veniva sbattuta con violenza e chiusa davanti a noi. Udendo le forti grida confuse, per stato di necessità, si decideva di entrare nell’appartamento. Aperta la porta si potevano notare due persone in contatto tra loro, identificate inseguito nel IM 1 (primogenito) e ACPR 1 (padre), dove il giovane stava visibilmente soffocando il padre con una presa serrata al collo (braccio destro attorno al collo e braccio sinistro per serrare la presa). Alla nostra vista il giovane indietreggiava di qualche passo urlando “è il male, deve morire” cadendo poi sulla schiena senza mai lasciare la stretta al collo. Da parte nostra, vedendo che ACPR 1 respirava con affanno e che sgranava gli occhi, verosimilmente per la mancanza di ossigeno, si interveniva in modo deciso afferrando il ragazzo e ammanettandolo.

Si fa notare che, mentre i due si trovavano al suolo (figlio sotto e padre sopra), questi ripetutamente urlava che il padre era il male e per questo doveva morire. Dopo averlo neutralizzato, il gend. __________ sorvegliava l’autore, mentre il sottoscritto si portava dalla vittima per sincerarsi sulle sue condizioni, apparse subito serie. Con molta difficoltà ACPR 1 sussurrava che il figlio lo aveva accoltellato. Infatti lo stesso perdeva molto sangue, faticava a respirare e per questo si chiedeva un intervento più celere dell’ambulanza.

(…)

Cessata l’azione, dalla camera in fondo al corridoio d’entrata, si sentiva il pianto e le lamentele di un bambino, risultato essere poi il secondogenito __________. Lo stesso, urlando alla sua camera, diceva di essere stato chiuso a chiave in camera dalla madre per evitare che il fratello maggiore entrasse.

Nel contempo giungeva la pattuglia __________, con i colleghi gend __________ e gend __________.

Agli stessi chiedevo dapprima di fare una verifica dei locali per scongiurare la presenza di altre persone o feriti e poi di accertare le condizioni del minore. Per questo ordinavo l’abbattimento della porta della sua camera, essendo chiusa a chiave, nel tentativo di entrare e prendere coscienza delle sue reali condizioni di salute”

(rapporto di segnalazione 25.02.2019, AI 46, pagg.2-3).

Mentre i due agenti della cantonale si recavano all’interno dell’appartamento, i colleghi della comunale prendevano a carico la signora __________, palesemente scossa ed intimorita da quanto accaduto.

Sul posto giungeva poi l’ambulanza e i soccorritori dapprima prestavano i primi soccorsi a ACPR 1 e, poi, provvedevano a sedare IM 1, che fino a qual momento era stato trattenuto a terra ammanettato.

Padre e figlio venivano entrambi trasportati presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale __________ di __________.

                               2.2.

Ad IM 1 venivano diagnosticati:

                                     -   scompenso psicotico;

                                     -   lesione del tendine flessore profondo del V dito della mano sinistra (lettera di dimissione del 25.02.2019, AI 29). Presso il nosocomio veniva sottoposto a valutazione psichiatrica dal dr. __________ che riferiva:

" alla visita si presenta vigile, globalmente orientato nello spazio e nel tempo. Mantiene il contatto visivo con l’interlocutore, non si evidenziano alterazioni a livello dell’attenzione e della concentrazione. (…) Risponde alla domande poste in modo comprensibile e chiaro, l’eloquio, soprattutto nella seconda parte della visita, è fluente e ricco anche dal punto di vista della scelta dei vocaboli. Il contenuto del pensiero è di natura delirante, improntato a tematiche ontologiche di male assoluto e di dovere (da parte sua nello specifico), di opporsi ed uccidere questo male; il padre sarebbe stato l'ospite di questa malignità assoluta, obbediente, in qualche modo, al volere di Ade. Il genitore viene riconosciuto come "geneticamente" genitore, ma quasi totalmente trasfigurato in un'incarnazione da eliminare. Al momento non è in grado di collegare affettivamente sè stesso alla propria cerchia familiare, passibile di dover essere eliminata qualora il male fosse presente anche II. Di qui sposta la possibilità che anche in lui possa risiedere l'invio di Ade, ma questo viene connotato in termini grandiosi, quasi onnipotenti. Interrogato direttamente sul gesto compiuto e sulle conseguenze di questo, non è possibile introdurre nel dialogo altri elementi che esulino dal mondo psicotico in cui è completamente immerso, quasi controllato interamente da una volontà/dovere altro da sé.

Non si può escludere che l'aggressività, agita ora in senso eterodiretto, possa trovare anche in se stesso un bersaglio, vista l'incongruità identica e la logica bizzarra del pensiero. L'umore, da indagare nel tempo, non sembra mostrare significative alterazioni nelle due polarità (da indagare i riferiti spunti megalomanici). Non si evidenzia una disforia significativa.

(…)

… visto lo scompenso psicotico in cui si trova il Sig. IM 1, è indicato un invio presso le camere securizzate della __________, non essendo idonea, al momento, una collocazione in altra struttura. Questo, in assenza di controindicazioni internistiche.

Verbalizzabilità: al momento, per l'alterazione significative dell'esame di realtà, non è verbalizzabile

(lettera di dimissione del 25.02.2019, AI 5, pag. 1).

Si disponeva, quindi, un ricovero coatto presso la __________ di __________, dove IM 1 veniva trasferito il giorno stesso e l’organizzazione a breve di un intervento chirurgico di riparazione tendinea presso l’__________. Il suo status psichico all’arrivo in clinica veniva così descritto:

" curato in aspetto e igiene, vigile e lucido, non segni di intossicazione acuta da sostanze. Si mostrava adeguato, complessivamente collaborante anche se sospettoso, diffidente, interpretativo, parzialmente accessibile nei vissuti. Eloquio spontaneo, nessi associativi mantenuti, latenza di risposta elevata. Tono dell’umore subdeflesso con affettività sintona, mimica e gestica mobili. Presente ideazione delirante megalomanica e persecutoria. Il paziente riferiva di combattere il male nel buio e nel padre. Negava dispercezioni sensoriali. Non si rilevava la presenza di ideazione suicidale, negati antecedenti autolesivi, riferita familiarità per tentamen. Non eteroaggressività, non reattività o discontrollo degli impulsi.”

(cartella clinica, AI 155).

Le analisi del sangue sono risultate negative sia per l’etanolo che per il THC (AI 156). Sul suo consumo di cannabis IM 1 si è così espresso:

" mi viene chiesto se faccio uso di sostanze stupefacenti e da parte mia rispondo che saltuariamente facevo uso di marjiuana per fumata. In pratica mi facevo due canne a settimana, e nemmeno sempre perché non sempre la trovavo. Solitamente compravo 20 franchi, corrispondenti ad un paio di grammi, questo mi duravano due settimane ed a volte di più. Voglio però dire che nell’ultimo anno, ovvero da febbraio dell’anno scorso, 2018, ho iniziato a fumare la canapa legale, quella con meno di 1% di THC, in quanto era più facile da reperire.

Nel periodo precedente, quindi nei 9 mesi compresi tra il mio diciottesimo compleanno ed il mese di __________ del 2018, credo di aver consumato un massimo di 30 grammi di marijuana”

(PS 16.04.2019, AI 106, pag. 2).

                               2.3.

Giunto al PS ACPR 1 veniva operato d’urgenza al torace (toracotomia destra) in seguito alle ferite da taglio riportate. Durante l’intervento egli subiva un arresto cardiaco per il concomitante shock emorragico, ma veniva prontamente rianimato e le sue condizioni cliniche risultavano stabili al termine dell’intervento. La relazione medico legale preliminare del 5 marzo 2019 della dr.ssa __________ riferisce:

" Alla visita si evidenziano le seguenti lesioni recenti (…):

- in regione fronto-temporale destra ferita lineare della lunghezza di circa 9cm;

- in regione mandibolare sinistra, ferita di cute e sottocute suturata a margini apparentemente netti e regolari;

- alla spalla sinistra, sulla faccia antero-superiore, ferita cutanea a margini netti regolari;

- al collo in regione posteriore sinistra superficiale ferita cutanea lineare;

- al dorso, in regione scapolare destra, ferita cutanea suturata a margini apparentemente netti e regolari;

- al dorso, in regione scapolare sinistra, ferita cutanea suturata a margini apparentemente netti e regolari;

- al dorso, nella parte inferiore della regione toracica sinistra erano presenti ulteriori 3 piccole ferite cutanee suturate con punti staccati.

(…)

Sul corpo del Sig. ACPR 1 (__________enne) sono state evidenziate molteplici ferite penetranti della cute (3 ferite da taglio e 6 ferite da punta e taglio), suturate con punti staccati, e molteplici lesioni chirurgiche (1 ampia toracotomia destra, due accessi per drenaggio toracico a destra lmente prodotte con strumento da punta e taglio sono state nel compe 1 accesso per drenaggio toracico a sinistra). Le lesioni obiettivate potenzialesso 8 (alcune superficiali e altre più profonde), ma gli atti chirurgici eseguiti (toracotomia e posizionamento di drenaggi) possono aver celato altre ferite penetranti.

Le lesioni penetranti hanno determinato, bilateralmente, un emotorace (che a destra ha necessitato di intervento chirurgico di toracotomia, mentre a sinistra unicamente di drenaggio toracico) per lesione della parete toracica a tutto spessore, fino ad interessamento della pleure (non è stato lesionato il parenchima polmonare)”

(AI 47, pag. 4).

Con relazione medico legale dell’11 giugno 2019 la dr.ssa __________ ha poi precisato:

" Le lesioni penetranti hanno determinato, bilateralmente, un emotorace (che ha destra ha necessitato di un intervento chirurgico di toracotomia e posizionamento di drenaggi toracici, mentre a sinistra unicamente di posizionamento di drenaggio toracico) per lesione della parete toracica a tutto spessore, fino ad interessare la pleure (senza però lesionare la parenchima polmonare). All’emitorace destro, la lesione di un vaso intercostale ha determinato un cospicuo sanguinamento (circa 2000 ml) con sviluppo di shock emorragico acuto e breve arresto cardiaco che ha richiesto manovre rianimatorie e somministrazione di numerosi fluidi e derivati del sangue, con successivo ripristino di parametri vitali stabili. Dunque l’uomo, in seguito alle lesioni subite, si è trovato in imminente pericolo di morte e, in assenza di assistenza medica immediata, sarebbe deceduto per il grave shock emorragico acuto sviluppatosi. Le lesioni inferte non hanno interessato il parenchima polmonare (evento che avrebbe quasi certamente portato a morte in breve tempo per massivo shock emorragico e concomitante insufficienza polmonare)”

(AI 144, pag. 14).

Anche il dr. med. __________, medico consulente __________, ha poi confermato che le caratteristiche emerse durante l’esame da lui eseguito sul corpo di ACPR 1 sono “compatibili con lesioni inferte da tergo, in sede toracica posteriore, con strumento tipo punta e taglio” (AI 143).

                               2.4.

La polizia scientifica provvedeva nel frattempo ad assicurare le tracce rinvenute all’interno dell’appartamento, in particolare le tracce di sangue presenti soprattutto in cucina, nel soggiorno e nella zona d’entrata (rapporto della polizia scientifica allegato al rapporto d’inchiesta, AI 156). Il rapporto indica che in cucina erano presenti:

                                     -   varie tracce di liquido ematico, soprattutto sul pavimento, dove sono stati rinvenuti in particolare “tracce di forma circolare, indicanti un gocciolamento dall’alto, perpendicolare al suolo”, la cui analisi ha evidenziato il profilo genetico dell’imputato, oltre che “un grosso imbrattamento davanti alla porta finestra della cucina” appartenente alla vittima e dovuto al fatto che questa è rimasta distesa al suolo in quella zona;

                                     -   tre coltelli sporchi di liquido ematico. Un coltello da cucina orientale, alveolato, a lama liscia che presentava delle tracce di sangue appartenente alla vittima, un coltello a lama seghettata con manico di legno su cui sono state rilevate tracce di sangue sia della vittima che dell’imputato, un terzo coltello a lama liscia le cui tracce non lasciano supporre che sia stato utilizzato durante la colluttazione, ma che sia piuttosto rimasto contaminato mentre si trovava al suolo (rapporto di Polizia scientifica, pagg. 3-5).

Nell’atrio d’entrata, la polizia scientifica ha pure rivenuto varie tracce di liquido ematico: “il grosso imbrattamento, al suolo e sullo spigolo in prossimità del soggiorno, è stato lasciato dalla vittima prima di essere evacuata dai sanitari. Sulla maniglia interna e sulla facciata della porta ed il muto, erano presenti varie tracce di liquido ematico. La conformazione delle tracce sulla facciata interna della porta, lascerebbe presupporre che una persona con vestiti intrisi di liquido ematico sia finita a contatto con la porta, mentre tentava di aprirla tirandola verso di sé” (rapporto di Polizia scientifica, pag. 6).

Infine, per quanto riguarda gli accertamenti sui vestiti della vittima, va rilevato che la maglietta che indossava era “completamente intrisa di liquido ematico. Sulla parte anteriore sono state evidenziate due lacerazioni nel tessuto, mentre su quella posteriore le lacerazioni sono cinque, oltre ad un danno al tessuto del colletto che ne ha intaccato unicamente uno strato (danno non perforante). Tutte le lacerazioni del tessuto riscontrate sulla parte posteriore della maglietta hanno dei bordi netti e ben definiti e sono quindi, verosimilmente, riconducibili ad un'arma da taglio a lama liscia usata di punta. Due lacerazioni hanno dei bordi irregolari e sfilacciati: una si trova vicino al colletto sulla parte anteriore sinistra della maglietta. Potrebbe essere stata causata con il coltello a lama seghettata, che ha strappato il tessuto” (rapporto della Polizia scientifica, pagg. 7-8).

                                   3.

Preso atto dell’accaduto, il PP apriva un procedimento penale nei confronti di IM 1 per i reati di tentato omicidio intenzionale, subordinatamente lesioni gravi / semplici e dava mandato al dr. med. __________ di allestire una perizia psichiatrica (AI 26). Incaricava, poi, la polizia di interrogare, in particolare, la madre, il fratello e il padre dell’imputato, vittima dell’aggressione. IM 1 poteva essere interrogato solo il 4 marzo 2019, poiché ritenuto non verbalizzabile prima di quella data.

                               3.1.

Interrogata dalla polizia immediatamente dopo i fatti, la signora __________, madre dell’imputato, dopo aver ripercorso la comparsa della malattia e il successivo percorso terapeutico seguito dal figlio di cui già si è detto, ha raccontato che quella notte IM 1 era agitato, si aggirava per casa pronunciando frasi sconclusionate (“io sono Dio, io sono un sovrano assoluto”) e che per ben due volte lei e il marito erano però riusciti a calmarlo, facendolo tornare a letto:

" La sera del 24.02.2019 alle ore 22:30 circa, mi coricavo nella camera matrimoniale. Mio marito stava guardando la televisione in salotto mentre i figli si trovavano nelle rispettive stanze. Alle ore 02:30 circa, udivo mio figlio IM 1 esternare alcune frasi sconclusionate, e meglio:

" Io sono Dio, io sono un sovrano assoluto”.

Ha continuato per una ventina di minuti. Visto ciò chiedevo a mio marito di somministrargli una compressa di “Dalm dorm” (tranquillante – sonnifero). ACPR 1 si alzava ma IM 1 rifiutava la terapia. Dopo averlo calmato si ricoricava. Trascorso ancora un po’ di tempo, IM 1 iniziava ad urlare nuovamente. Il papà ritornava in camera e gli somministrava la pastiglia, farmaco poi sputato. Poiché il figlio si era tranquillizzato ritornava a letto. Non sono in grado di precisare con esattezza il frangente, ma durante i citati avvenimenti IM 1 si coricava fra me e mio marito abbracciandoci e dicendo:

" “Siete due idioti ma vi voglio bene”

(VI 25.02.2019, pag. 3).

Secondo la madre, alle ore 3.15 circa, IM 1 usciva nuovamente dalla sua stanza, accendendo le luci e utilizzando il suo telefono cellulare a mo’ di pila, come se stesse cercando qualcosa. All’ennesimo tentativo dei genitori di calmarlo, egli si precipitava dapprima nella stanza del fratello minore __________, svegliandolo e prendendolo di peso per portarlo via con lui (“a un certo punto ha preso in braccio il fratellino dicendogli “vieni con me che ti devo salvare””, VI 01.03.2019, AI 38, pag. 2) e, poi, dopo che i genitori erano riusciti a rimettere __________ a letto e a far ritornare IM 1 in soggiorno, quest’ultimo reagiva con “un’aggressività fuori dal normale” dalla madre così descritta:

" IM 1 iniziava a colpire in maniera violenta con pugni e calci il padre facendolo rovinare al suolo. Da parte mia, al fine di garantire sicurezza al figlio minore, lo chiudevo a chiave nella propria camera da letto nascondendola in luogo sicuro. Per farlo mi recavo in cucina e la riponevo nell’armadio sopra il frigorifero. Vedendomi, IM 1 mi seguiva probabilmente con l’intenzione di riservarmi lo stesso trattamento subito dal padre. Ricordo che dopo le percosse mio marito giaceva al suolo, davanti al tavolo della sala, senza muoversi. Una volta raggiunta da IM 1, in cucina, mi metteva all’angolo. Istintivamente, poiché avevo intuito che la sua intenzione era quella di aggredirmi, preciso che aveva le braccia alzate, gli appoggiavo la mano sul petto così da garantirmi la distanza e per tentare di calmarlo. Gli dicevo nuovamente di accompagnarmi fuori a prendere un po’ d’aria. Nel frattempo mio marito si alzava dal suolo e si frapponeva tra me e IM 1. Da qui continuavano le percosse contro il padre con pugni e calci. Subito prendevo il telefono di casa e scendevo al pianerottolo del piano inferiore allertando così l’ambulanza la quale mi consigliava di non rientrare al domicilio sino al giungere dei soccorsi. (…)

Mentre aspettavo di sotto udivo provenire dal nostro appartamento rumori di oggetti che si infrangevano, tipo vetro o piatti, e rumori metallici. Ricordo che mio marito urlava tantissimo. Erano urla di una persona che subiva qualche cosa, non di rabbia”

(VI 25.02.2019, pagg. 3-4).

                               3.2.

Il 27.02.2019 gli inquirenti hanno sentito anche il fratello __________, che ha raccontato di come, durante la settimana precedente ai fatti, IM 1 aveva iniziato nuovamente ad avere dei comportamenti simili a quelli che aveva prima del suo ricovero presso la __________ l’anno precedente: aveva strane idee in mente, diceva che lui era Dio, che incarnava la giustizia e che nessuno poteva fermarlo (AI 86, pag. 6). Ha poi riferito che quella sera IM 1 è arrivato in camera sua mentre stava dormendo e, con il telefono cellulare in mano a mo’ di pila, l’ha preso in braccio dicendogli che lo voleva portare via dai genitori, dal male (AI 86, pag. 4). Ha precisato che non era la prima volta che IM 1 diceva che i genitori rappresentavano il male, che la madre era Satana, ma che però si era sempre fermato alle parole, dicendogli che, comunque, lui non lo doveva seguire in queste sue idee sbagliate e che se stava bene con i loro genitori era giusto così (AI 86, pag. 6). __________ ha riferito che quella sera i genitori sono poi riusciti a dissuadere IM 1 dal suo intento ed a rimettere lui a letto ma che, poco dopo, ha sentito delle urla provenire dal soggiorno e allora la madre, preoccupata per quello che poteva accadere, l’ha chiuso in camera sua a chiave. A quel punto IM 1 si è arrabbiato, ha urlato e provato a sfondare la porta della stanza, ma il padre gli ha intimato di smetterla, mettendosi tra lui e la porta:

" mio papà si è messo in mezzo e gli ha detto di smettere e così, non so cos’hanno detto. E mio fratello è uscito in balcone. Ha aperto il balcone e ha detto: “volete metterla così”, probabilmente voleva, cioè tipo suicida credo. E poi mia mamma gli ha detto: “calma, calma, non c’è bisogno, calma”. È rientrato, poi è andato là il mio papà e l’ha colpito, credo con un pugno. Poi mio padre ha detto a mia mamma di scappare, mia mamma ha preso il telefono è scappata”

(AI 86, pag. 4).

__________ ha raccontato di aver poi sentito dalla sua stanza che IM 1 apriva il cassetto dei coltelli in cucina e che colpiva di nuovo il padre:

" Ha aperto il cassetto dei coltelli che si sente un po’ tipo il rumore delle lame così e ha colpito di nuovo il mio papà. Poi si è avvicinato alla mia stanza e ha detto che ha dovuto ucciderlo (…). Poi dopo due minuti di silenzio ho sentito mio papà che è riuscito comunque a dirmi di chiamare la polizia”

(AI 86, pag. 4).

                               3.3.

Il 4 marzo 2019 è stato interrogato anche ACPR 1, padre dell’imputato, che - dopo aver ripercorso, come la moglie, l’esordio della malattia del figlio – ha descritto la ricomparsa dei sintomi della malattia psichiatrica a causa dell’interruzione della terapia farmacologica:

" Da dicembre IM 1, di sua iniziativa, ha interrotto la cura. Informata, la dottoressa __________, ha detto che sarebbe stato più opportuno che IM 1 proseguisse con la cura, ma senza la sua collaborazione, vista la sua forza fisica, per noi genitori era impossibile dargli le pastiglie con la forza. O le prendeva da solo, o si faceva opera di convincimento ogni volta, o era inutile.

(…)

All’inizio stava bene ma poi con il tempo si poteva notare che stava accumulando nervosismo, rabbia, il tutto in quanto non prendeva le pastiglie che gli erano state prescritte”

(VI 04.03.2019, AI 44, pag. 3).

Il padre ha spiegato che i giorni prima dei fatti IM 1 aveva dormito poco e trascorso diverso tempo fuori casa:

" Mio figlio era uscito sabato sera ed era andato a __________ con degli amici facendo poi rientro unicamente domenica mattina verso le 0930 circa molto stanco.

Io l’ho lasciato dormire in quanto era diverso tempo che lui era rimasto sveglio. Quando lui era a dormire ho chiuso a chiave l’appartamento dove viviamo per sicurezza in modo che IM 1, non potesse uscire di casa.

Abbiamo fatto pranzo tutti assieme, verso le ore 1100 circa. Abbiamo mangiato presto in quanto __________ doveva andare a giocare a _____ a __________ (I).

IM 1 dopo pranzo voleva uscire ma io gli dicevo che doveva dormire e a quel punto si arrabbiava un po’.

IM 1 riusciva però a trovare le chiavi di mia moglie e usciva quindi di casa verso le 1130.

__________ è stato accompagnato a __________ da un compagno della squadra, io e mia moglie siamo rimasti a casa, mentre appunto IM 1 è uscito per andare a far carnevale a __________.

(…)

IM 1 è stato il primo a rientrare a casa perché era stanco in effetti è andato a riposarsi. Successivamente è rientrato __________ che mi ha detto di aver giocato bene.

Ho cucinato gnocchi panna prosciutto per i figli, io non ho mangiato, mentre mia moglie ha bevuto unicamente un the. Erano circa le 1930 e mi ricordo che unicamente __________ ha mangiato. IM 1 è rimasto in camera sua e nonostante l’avessi chiamato non è venuto a tavola”

(VI 04.03.2019, AI 44, pag. 3 e 4).

ACPR 1 ha, poi, raccontato che la sera dei fatti IM 1 era agitato, parlava da solo e urlava parole per lo più incomprensibili, tanto da costringerlo ad intervenire per ben due volte per tentare di calmarlo:

" Una volta che mi trovavo a letto, mia moglie mi faceva notare, che IM 1 stava parlando da solo, era sveglio nel suo letto e vociferava qualche cosa e piangeva. Non ho capito che cosa dicesse.

L’ho raggiunto in camera sua, gli dicevo di stare tranquillo perché c’era gente che doveva dormire e facevo poi ritorno in camera mia. Mi sono riaddormentato e dopo un tempo che ritengo di quantificare in mezz’ora ho sentito IM 1 che parlava a voce più alta e gridava come un pazzo. Sono tornato in camera sua e l’ho visto seduto/semisdraiato sul suo letto.

Stava urlando delle parole che io non capivo, le pronunciava in modo troppo veloce ma non so cosa stava pronunciando. Le parole che mi ricordo sono “pianeta”, “dio” e “forte”. Quello che ho immediatamente pensato è che stava ricominciando tutto da capo come nel 2017 quando IM 1 era stato male ed era stato ricoverato in clinica a __________.

Gli dicevo nuovamente di smetterla, lui mi chiedeva scusa e si calmava, io rientravo in camera mia e mi mettevo a letto.

Dopo pochissimo IM 1 è entrato in camera nostra, io ero ancora in piedi e mi abbracciato in modo molto forte, un abbraccio che io descrivo come affettuoso, non per farmi male. Io gli ho accarezzato la testa e l’ho abbracciato a mia volta.

Ha girato intorno al letto e ha fatto lo stesso con mia moglie abbracciandola con molta forza, mia moglie era seduta sul bordo del letto accanto a nostro figlio. Io ho quindi invitato IM 1 a sdraiarsi in mezzo a noi due e così abbiamo fatto.

(…)

Lui è rimasto tranquillo circa 10 minuti e ha chiesto scusa. Non mi ricordo che avesse detto qualche cosa d’altro. Essendo che tutti e 3 eravamo svegli, verso le 02.30, mia moglie gli diceva di prendere le pastiglie per dormire. A quel punto IM 1 si alzava arrabbiandosi e tornava in camera”

(VI 04.03.2019, AI 44, pagg. 4-5).

Il padre ha poi raccontato che IM 1 è rimasto in camera sua fino alle 3.30, quando si è alzato ed ha iniziato a girare per l’appartamento con il telefono in mano e la torcia accesa, accendendo tutte le luci e ripetendo che c’era qualcuno in casa. Secondo il racconto del padre egli si sarebbe poi diretto verso la camera del fratello, svegliandolo e prendendolo in braccio:

" Successivamente è andato in camera di __________, ha acceso la luce, e si è avvicinato a suo fratello che stava dormendo prendendolo in braccio, stile abbracciandolo con lo scopo di portarlo con sé. Nel mentre farneticava dicendo “fantasma, paura”. In pratica si stava muovendo in camera da letto e tra le sue braccia aveva __________. Io li ho raggiunti e ho detto a IM 1 di lasciarlo in pace perché __________ doveva alzarsi presto.

IM 1 teneva ancora tra le sue braccia __________ che gli chiedeva di lasciarlo in pace. Vorrei precisare che IM 1 guardava male me come pure mia moglie. Io con l‘aiuto di mia moglie ho tolto dalle braccia di  __________, io ho spinto IM 1 fuori dalla camera e mia moglie ha chiuso a chiave la camera da letto di __________ per fare in modo che IM 1 non potesse più accedervi.

IM 1, nonostante la porta fosse chiusa a chiave, tentava di aprirla sia dalla maniglia, come pure dando dei forti colpi (calci e pugni) alla porta. Infatti nella porta è rimasto un vistoso buco”

(VI 04.03.2019, AI 44, pag. 5).

ACPR 1 ha poi così descritto l’aggressione subita dal figlio nei momenti successivi:

" Ci siamo poi trovati faccia a faccia e gli ho chiesto quali fossero le sue intenzioni, cosa volesse fare. IM 1 era molto agitato e per tutta risposta mi ha colpito con dei pugni al viso, ne ricordo almeno due, pugni che mi hanno fatto cadere a terra.

(…)

Quando mi trovavo a terra, su un fianco, IM 1 mi ha dato un forte calcio nella zona dell’addome ed io ho urlato a mia moglie __________ di scappare e di chiamare aiuto.

Lei è uscita dall’appartamento con il telefono. Io mi sono alzato e ho potuto notare che stavo sanguinando dalla fronte. Ho guardato mio figlio negli occhi e non l’ho riconosciuto nel senso che era fuori di senno.

Aveva gli occhi spalancati, i denti stretti, le mani chiuse a pugno e diceva “solo questo sangue”. Mi ha preso per il collo con una morsa da dietro e mi ha trascinato in cucina. Qui io ho cercato qualche cosa per difendermi, un’oggetto che volevo usare contro mio figlio, qualche cosa stile un mestolo. Ho preso qualche cosa di legno, o con un manico di legno, e quello che ricordo è che o la sua o la mia mano tenevano questo oggetto e lo stesso è stato avvicinato al mio collo. Io cercavo di fare resistenza per allontanare questo oggetto dal mio collo ma nonostante questo oggi ho una ferita al collo sul lato destro.

ADR che l’oggetto tenuto in mano che mi ha ferito al collo poteva essere un coltello di piccole dimensioni tipo quello che si usa per pelare le patate, con la lama seghettata.

Mi ricordo che non riuscivo a respirare per via della presa al collo.

Successivamente sono stato colpito alla schiena da più coltellate ma non so dire se queste mi sono state date quando io ero in piedi o quando ero sdraiato a terra.

Sentivo mio figlio __________ che dalla sua stanza urlava il mio nome, inteso come “papà”. Mi chiedeva cosa stava succedendo e di rispondere alle sue urla, mi chiedeva cosa stesse facendomi IM 1. Io non sono stato in grado di rispondergli.

Non mi ricordo bene ma mi sembra che __________ abbia chiesto anche a IM 1 cosa mi stesse facendo. Lui ha risposto che aveva ammazzato il diavolo. __________ cercava di parlare con IM 1 dicendogli che non era giusto quello che stava facendo e quello che aveva fatto.

Mentre mi trovavo sdraiato sul pavimento della cucina, con il viso rivolto verso la portafinestra del balcone, ho sentito che IM 1 ha preso un cassetto della cucina e lo ha riposto sul piano di lavoro. Guardando nel riflesso della finestra ho visto che IM 1 aveva preso un coltello di grandi dimensioni, tipo da carne, ed è stato a quel punto che io ho temuto il peggio. Visto lo stato di mio figlio IM 1 e la presenza di questo coltello ho creduto potesse andare ad uccidere __________.

Io mi sono quindi alzato e diretto verso la porta d’entrata dell’appartamento uscendo dalla cucina e passando tra il tavolo e il divano in soggiorno. Quando mi sono trovato davanti alla porta dell’appartamento ho aperto con la chiave e la maniglia. Ho quindi urlato aiuto ed ho chiesto ad alta voce a __________ di chiamare la polizia. Fuori dalla porta, quando io sono riuscito ad aprirla per un piccolo momento, ho potuto constatare che non c’era nessuno.

A quel punto __________ ha potuto capire che io ero ancora vivo visto che gli avevo risposto chiedendo il suo aiuto.

Quando mi trovavo davanti alla porta sono stato raggiunto da IM 1 ed io ho sentito ancora un forte dolore alla schiena. Non so se IM 1 mi abbia colpito ancora con un coltello o con quale altra arma. Non so se abbia usato il coltello grande che ho visto nella sua mano in cucina.

Di quello che è successo nei secondi successivi non mi ricordo nulla”

(VI 04.03.2019, AI 44, pagg. 5-6).

                               3.4.

Il medesimo giorno il PP ha interrogato anche l’imputato, ritenuto verbalizzabile dal dr. med. __________, medico psichiatra presso la __________ (AI 43).

Egli ha raccontato che la notte del 25 febbraio 2019 ha avuto la sensazione che “il male fosse presente nel mio appartamento” e di aver “visto nel buio il male” (PP 04.03.2019, AI 45, pag. 3) e, per questo motivo, si è alzato dal letto, ha impugnato il telefono cellulare con la torcia accesa e ha acceso tutte le luci di casa, dirigendosi verso la camera da letto del fratello __________, poiché era convinto che il male fosse lì e che __________ dovesse essere salvato. Raggiunto il fratello avrebbe dunque cercato di svegliarlo, abbracciandolo e sollevandolo dal letto per portarlo con sé e tenerlo al sicuro, ma i genitori gliel’avrebbero impedito, convincendolo ad uscire dalla stanza e a lasciarlo dormire (PP 04.03.2019, AI 45, pag. 3). A quel punto i genitori avrebbero chiuso la porta della stanza del fratello a chiave e lui avrebbe tentato di sfondarla con calci e pugni, dicendo ai genitori che erano due diavoli poiché, impedendogli di salvare __________, per lui impersonavano il male (PP 04.03.2019, AI 45, pagg. 4 e 6). Al tentativo del padre di fermarlo, convito che volesse aggredirlo, IM 1 ha ammesso di averlo colpito dapprima con un pugno facendolo cadere a terra e, poi, con un calcio e, successivamente di aver lottato con lui impugnando un coltello e tentando di strozzarlo:

" Ho tentato di sfondare la porta della camera di mio fratello quando ancora nell’appartamento c’era mia madre. Mio padre mi ha strattonato e io l’ho colpito con un pugno e un calcio quando lui era per terra. Non mi ricordo se mia madre fosse ancora presente.

So che ad un certo punto ho preso un coltello in cucina per difendermi da mio padre quando ormai ci trovavamo in lotta.

ADR che mio padre non aveva un coltello in mano e nemmeno avevo visto se ne avesse preso uno.

Quello che è successo tra questi due avvenimenti non me lo ricordo, ma l’ultima cosa che mi ricordo è quella che io cercavo di strozzarlo mentre giungeva la polizia.

ADR che non sono sicuro di aver visto sangue. Ora che ci penso ricordo di aver visto del sangue. Pure io stavo sanguinando dalla mano e mi ricordo che anche mio padre stava sanguinando.

Ho dei ricordi di strisce di sangue, di gocce, e del sangue dove è avvenuta la lotta, ossia vicino alla portafinestra della cucina.

Mi ricordo del sangue ma non so dire quanto.

ADR che ricordo che mio padre stava sanguinando ma non so riferire da quale parte del corpo.

Ricordo che mio fratello urlava aiuto e mi chiedeva cosa fosse successo. Ricordo di avere detto a mio fratello di aver ucciso mio padre. Lui mi chiedeva anche il perché lo avessi fatto, gli ho risposto di averlo fatto per il bene della giustizia”

(PP 04.03.2019, AI 45, pag. 4).

Sul perché egli abbia agito così quella notte, IM 1 ha così risposto:

" Ho fatto questo perché ci sono due spiegazioni. La prima “plausibile” è che io ho avuto un raptus non controllabile, nel senso che non riesco a darmi una spiegazione di quello che ho fatto, in quanto io sono una persona a cui piace aiutare le persone. La spiegazione “non plausibile” acquista senso, cioè quella che mi ha visto combattere contro il male. Non ha comunque senso parlare del bene e del male in questa vita.

In quel preciso istante io ero convinto di fare del bene, ma il male che stavo facendo era un modo per rinchiudere il male in un gesto sbagliato, che mi ha portato ad essere incarcerato. Quel gesto lo prendo per “estinguere” il male per l’eternità. Questa era la visione che avevo in quel momento.

Io pensavo che il male era nel gesto stesso che io facevo nei confronti di mio padre.

(…)

Il PP mi chiede come mai ho agito in quel modo contro mio padre.

Semplicemente era l’unica persona che era lì. È il caso che ha scelto questa situazione. Non ero padrone di quello che stavo compiendo. Era il male stesso.

Non ho scelto di prendermela con mio padre, è accaduto. Non so darmi una spiegazione, non ne ho idea, è il caso.

Io provo amore per le donne, non avrei mai potuto colpire mia madre.

In quel momento l’unico modo per estinguere il male, era quello di compiere un gesto “maligno”. Faccio fatica ad esprimermi.

(…)

Ho preso il “concetto” del male che era rinchiuso in me e volevo estinguere il male dall’esistenza. Il male era concentrato nella situazione che comprendeva pure mio padre. Il male ha agito e basta, io non ho scelto di fare del male.

Il gesto di colpire mio padre è venuto da sé, non l’ho controllato, è come se il gesto che stavo compiendo fosse il male. Credo che sia stato il male a farmi compiere il gesto.

In quel momento credevo di essere “la giustizia una volta rinchiuso il male al mio interno”.

(…)

Quando mio padre si è rialzato ho temuto che il male potesse uccidermi, quando lottavo contro di lui ho temuto di non riuscire ad eliminare il male.

Ho pensato senza dirlo che il “male incarnato nel gesto commesso venisse rinchiuso al mio interno, dentro di me, e quindi forte del fatto di essere buone fossi capace di vincere il male per sempre”

(PP 04.03.2