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Ticino Tribunale penale cantonale 07.12.2018 72.2018.174

7. Dezember 2018·Italiano·Tessin·Tribunale penale cantonale·HTML·14,228 Wörter·~1h 11min·2

Zusammenfassung

Tentato omicidio intenzionale ripetuto (forma del dolo eventuale): in un’occasione colpendo la vittima con calci, pugni e sberle, alla testa e all’altezza dei reni, causandole policontusioni; in un’altra occasione colpendola con un calcio alla tempia, facendole perdere l’equilibrio e urtare la testa

Volltext

Incarto n. 72.2018.174

Lugano, 7 dicembre 2018/bm

Sentenza In nome della Repubblica e Cantone Ticino

La Corte delle assise criminali

composta da:

Amos Pagnamenta, Presidente

GI 1 GI 2  AS 1  AS 2  AS 3  AS 4

Cristina Laghi, vicecancelliera

sedente nell’aula penale di questo palazzo di giustizia, per giudicare

nella causa penale

Ministero pubblico

e in qualità di accusatori privati:  

ACPR 1     patrocinato dall’avv.  RAAP 1    ACPR 2   ACPR 3       ACPR 4   patrocinata dall’avv.  RAAP 2    ACPR 5  ACPR 6 ACPR 7    

contro

 IM  rappresentato dall’avv.  DUF

  in carcerazione preventiva dal 17.3.2017 al 2.5.2017 (47 giorni)

in esecuzione anticipata della pena dal 3.5.2017;

imputato, a norma dell’atto d’accusa 144/2018 del 28.8.2018 emanato dal Procuratore pubblico PP, di

                                   1.   tentato omicidio intenzionale (ripetuto)

in subordine:

esposizione a pericolo della vita altrui (ripetuta)

lesioni semplici qualificate (ripetute),

rispettivamente vie di fatto (ripetute)

per avere,

ripetutamente, in diverse circostanze di tempo e di luogo,

tentato di uccidere intenzionalmente, per dolo eventuale, la propria partner e convivente ACPR 1 (nata ____),

nell’ambito di un contesto caratterizzato, oltre che dal regolare consumo di stupefacenti (cocaina e marijuana) e dal conseguente stato alterato sia dell’imputato sia della vittima, dalle percosse e dai maltrattamenti da lui inflitti alla sopra citata compagna (di corporatura minuta, in particolare rispetto all’imputato) con una frequenza di almeno due volte alla settimana (nel periodo da gennaio 2016, ossia da poco dopo l’inizio della relazione sentimentale, sino al 16 marzo 2017, giorno precedente all’arresto dell’imputato), ritenuto come egli, esperto di kick-boxing, non prestasse in generale attenzione a dove la colpiva,

accettando così il rischio di provocare lesioni potenzialmente letali,

e meglio:

                                1.1.   per avere,

nel periodo compreso da gennaio 2016 al 16 marzo 2017,

in date non meglio precisate,

a ____, ____, ____ e in altre località imprecisate,

nell’ambito delle percosse che, con una frequenza di almeno due volte alla settimana, infliggeva alla partner e convivente ACPR 1, ripetutamente, in diverse occasioni non meglio precisate, mentre la predetta si ritrovava per terra a causa dei colpi ricevuti, sferrato calci al costato e all’altezza dei reni della stessa, ritenuto il potenziale letale di colpi dotati di elevata forza lesiva quali i calci diretti al tronco;

                               1.2.   per avere,

in data 24 febbraio 2016,

a ____, presso la ____,

dopo essersi posizionato sopra di lei sul letto e dopo averla immobilizzata avendole bloccato le braccia con le proprie (di lui) ginocchia, appoggiato un coltello alla gola di ACPR 1, minacciandola che l’avrebbe ammazzata o marchiata con una “F” in fronte, ritenuto il potenziale letale derivante sia dallo strumento utilizzato (un coltello), sia dalla zona interessata (il collo);

                               1.3.   per avere,

nel marzo 2016, in data imprecisata,

a _____, presso l’abitazione,

colpito ACPR 1 con un calcio alla tempia mentre questa si era chinata per infilarsi le scarpe, ciò che le ha fatto perdere l’equilibrio e urtare la testa sullo stipite di una porta, provocandole una forte emicrania, un senso di disorientamento nonché un ematoma sulla tempia, ritenuto il potenziale letale del predetto calcio, non concretizzatosi in particolare essendo stato il colpo attutito dal movimento della vittima;

                                1.4.   per avere,

in data imprecisata poco prima del 25 dicembre 2016,

a ____, presso l’abitazione,

mediante forti pugni con la mano destra, inferto diversi colpi al fianco sinistro di ACPR 1, ritenuto il potenziale letale di colpi al fianco sferrati nella zona della milza;

                               1.5.   per avere,

verso la fine di gennaio 2017, in data imprecisata,

a ____, presso l’abitazione,

colpito ACPR 1 con almeno un paio di calci assestati sui fianchi, ritenuto il potenziale letale di colpi, segnatamente dei calci, al fianco sferrati nella zona della milza;

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 111 CP in relazione con l’art. 22 CP; in subordine, dall’art. 129 CP, dall’art. 123 cifra 2 CP e dall’art. 126 cpv. 2 lett. c) CP;

                                   2.   lesioni gravi (ripetute)

in subordine, per il punto 2.1.:

lesioni semplici qualificate (ripetute)

in subordine, per il punto 2.2.:

lesioni colpose gravi,

rispettivamente lesioni semplici qualificate

                                2.1.   per avere,

nel periodo tra gennaio e febbraio 2016, in data imprecisata,

                                          in località imprecisata,

ripetutamente inferto bruciature sul corpo di ACPR 1, causandole almeno tre lesioni da ustione in sede dorsale, così come risulta dal certificato medico 24 febbraio 2016 dell’Ospedale ____;

                               2.2.   per avere,

intenzionalmente, per dolo eventuale avendo egli accettato il rischio, provocato la lesione complessa del ginocchio destro di ACPR 1 (partner e convivente),

e meglio,

                            2.2.1.   in data 3 gennaio 2017,

sul treno proveniente da _____ e diretto a _____, in località imprecisata tra _____ e _____,

mentre lui si trovava in piedi e lei seduta con le gambe allungate sul sedile posto di fronte, per essersi appoggiato con il proprio peso sul ginocchio destro di lei e franando poi sullo stesso a causa della frenata del treno, con le conseguenze di cui al certificato medico 14 gennaio 2017 dell’Ospedale ____;

                            2.2.2.   e, in data 22 gennaio 2017,

a _____, presso l’abitazione,

per essersi appoggiato con il proprio peso su ACPR 1, che si trovava chinata per terra per prendere un oggetto (una consolle di gioco), premendo la propria mano sul collo di lei affinché restasse piegata al suolo, provocando la torsione del ginocchio destro dovuta la tentativo di lei di liberarsi dalla presa e di alzarsi, provocando una complicanza della lesione del ginocchio destro di ACPR 1, di cui segnatamente dalla documentazione medica 3 febbraio 2017 dell’Ospedale ____, con relativi annessi (riguardante la degenza dal 22 gennaio 2017 al 31 gennaio 2017);

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 122 CP; in subordine, dall’art. 123 cifra 2 CP rispettivamente dall’art. 125 cpv. 2 CP;

                                   3.   lesioni semplici qualificate (ripetute)

in subordine:

vie di fatto qualificate (ripetute)

per avere,

ripetutamente, in diverse circostanze di tempo e di luogo,

cagionato un danno al corpo o alla salute della partner e convivente ACPR 1,

e meglio per avere,

nel periodo da gennaio 2016 a marzo 2017,

a ____, ____ e altre località non meglio precisate,

ripetutamente, con una frequenza di almeno due volte alla settimana,

percosso la partner e convivente ACPR 1, colpendola con sberle, pugni e calci, alla testa così come al corpo, senza prestare attenzione a dove la colpiva, afferrandola per la mandibola, per i capelli, per il collo, stringendo le mani al collo, tenendola ferma mentre la picchiava, trascinandola per i capelli quando tentava di fuggire, lanciandole contro oggetti (il telefono cellulare, il posacenere), provocandole generalmente, oltre che dolore sulle parti colpite, ematomi e tagli sulle labbra; 

e, in particolare:

                                3.1.   per avere,

in data 24 febbraio 2016,

a ____, presso la _____,

colpito ACPR 1 con calci, pugni e sberle, segnatamente alla testa, in particolare al volto, come pure all’altezza dei reni, causandole le lesioni (policontusioni) di cui al certificato medico 24 febbraio 2016 dell’Ospedale ____;

                               3.2.   per avere,

in data 30 marzo 2016,

a ____, presso la stazione FFS,

colpito ACPR 1 con una sberla, provocandole un taglio sul labbro con perdita di sangue;

                               3.3.   per avere,

nel corso del mese di settembre 2016, in data imprecisata,

a ____, a bordo di un treno presso la stazione FFS,

colpito ACPR 1 al viso con un pugno, provocando dolore alla mandibola;

                               3.4.   per avere,

nel periodo tra settembre e dicembre 2016, in data imprecisata,

a ____, presso l’abitazione,

colpito ACPR 1 con una forte sberla, causandole un disturbo al timpano e più precisamente un ronzio costante all’orecchio perdurato alcuni giorni;

                               3.5.   per avere,

nel periodo tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017, in data non meglio precisata,

a ____, presso l’abitazione,

colpito ACPR 1 alla mascella con un forte schiaffo, provocandole un ematoma sul viso e un taglio sul labbro interno, nonché stretto, con le mani, il viso, in particolare alla mascella, provocandole dolori alla mascella e difficoltà di masticazione nei giorni successivi;

                               3.6.   per avere,

in data 3 gennaio 2017,

a ____, presso la stazione FFS,

colpito ACPR 1 con un calcio al costato, facendola vomitare, sferrato una sberla alla predetta come pure afferrato la stessa per il collo;

                               3.7.   per avere,

in data 22 gennaio 2017,

a ____, presso l’abitazione,

colpito ACPR 1 con un pugno, causandole un lieve ematoma e una leggera tumefazione all’occhio sinistro, così come risulta dalla cartella sanitaria 22 gennaio 2017 di ____;                                        

                               3.8.   per avere,

nel febbraio 2017, in data imprecisata,

a ____, presso l’abitazione,

colpito più volte ACPR 1 sulla sua gamba sinistra, causandole degli ematomi;

                               3.9.   per avere,

in data 16 marzo 2017,

a ____, presso l’abitazione,

colpito ACPR 1 con una sberla, provocandole una lieve tumefazione allo zigomo sinistro, così come risulta dalla cartella medica 16 marzo 2017 di ____;

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 123 cifra 2 CP; in subordine, dall’art. 126 cpv. 2 lett. c) CP;

                                   4.   lesioni semplici

per avere,

in data 26 ottobre 2016, verso le ore 20:32 circa,

a ____,

intenzionalmente cagionato un danno al corpo o alla salute di ___,

e meglio per avere,

dopo avere afferrato, con la mano destra, ___ per il collo, mentre questi si trovava seduto al volante dell’autopostale di cui era il conducente, e averlo bloccato contro il sedile (al quale ___ era allacciato con la cintura di sicurezza),

sferrato, con la mano sinistra, un violento schiaffo al volto del predetto e più precisamente sulla guancia destra, provocandogli le lesioni (segnatamente una lieve tumefazione a livello zigomatico a destra e una lieve iperemia a livello del trapezio a destra) di cui al certificato medico 30 ottobre 2016 dell’Ospedale ____ e, ____; 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 123 cifra 1 CP; in subordine, dall’art. 126 cpv. 1 CP (richiamato l’art. 59 LTV);

                                   5.   vie di fatto qualificate (ripetute)

per avere,

ripetutamente, in diverse circostanze di tempo e di luogo,

commesso vie di fatto contro la partner e convivente ACPR 1,

e meglio per avere,

nel periodo da gennaio 2016 a marzo 2017,

a ____, ____ e altre località non meglio precisate,

ripetutamente, con una frequenza di almeno due volte alla settimana,

percosso la partner e convivente ACPR 1, colpendola con sberle, pugni e calci, alla testa così come al corpo, generalmente senza prestare attenzione a dove la colpiva, afferrandola per la mandibola, per i capelli, per il collo, stringendo le mani al collo, tenendola ferma mentre la picchiava, trascinandola per i capelli quando tentava di fuggire, lanciandole contro oggetti (il telefono cellulare, il posacenere),

e, in particolare:

                               5.1.   per avere,

nel corso del mese di febbraio 2016, in data non meglio precisata (ma antecedente al 24 febbraio),

a ____, presso la ____,

colpito ACPR 1 al volto con una sberla, facendola cadere sul letto, e afferrato la predetta alla mandibola;

                               5.2.   per avere,

nel novembre 2016, in data non meglio precisata,

a ____, presso l’abitazione,

trascinato ACPR 1 per i capelli e colpito la predetta con alcune sberle;

                               5.3.   per avere,

in data 3 gennaio 2017,

sul treno da ____ diretto a ____, in località non meglio precisata,

colpito ACPR 1 con sberle e afferrata per la mascella;

                               5.4.   per avere,

in data 22 gennaio 2017,

a ____, presso l’abitazione,

trascinato ACPR 1 per le scale dopo averla afferrata per i capelli e la sciarpa da questa indossata, e successivamente colpito la stessa con un paio di sberle;

                               5.5.   per avere,

nel febbraio 2017, in data non meglio precisata, 

afferrato ACPR 1 per la mandibola e schiaffeggiata;

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 126 cpv. 2 lett. c) CP;

                                   6.   truffa

per avere,

a ____ e in Germania,

nel periodo dal 1° marzo al 30 giugno 2016,

per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, ingannato con astuzia una persona affermando cose false o dissimulando cose vere, oppure ne conferma subdolamente l’errore inducendola in tal modo ad atti pregiudizievoli al patrimonio proprio o altrui,

e meglio,

per avere ingannato i funzionari dell’ACPR 6 del Cantone Ticino, sottacendo loro di essersi trasferito all’estero, più precisamente in Germania, rispettivamente di avere esercitato nel predetto paese un’attività lucrativa, facendo quindi credere loro di trovarsi ancora in Ticino e senza alcuna occupazione, percependo così indebitamente prestazioni assistenziali per un importo complessivo di CHF 4'384.-;

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 146 cpv. 1 CP;

                                   7.   danneggiamento (ripetuto, in parte di lieve entità)

per avere,

in data 16 marzo 2017, la sera,

a ____, presso il Pretorio / posto di Gendarmeria,

ripetutamente deteriorato, distrutto o resa inservibile una cosa altrui,

e meglio:

                               7.1.   per avere intenzionalmente danneggiato il portaombrelli ubicato nell’atrio del Pretorio di ____ (valore indicativo: CHF 100.-);

                               7.2.   per avere intenzionalmente danneggiato il posacenere posizionato all’esterno del palazzo del Pretorio di ____ (valore indicativo: CHF 100.-);

                               7.3.   per avere intenzionalmente danneggiato l’autoveicolo di servizio della Polizia cantonale VW Passat 2363 targato TI ____ (valore totale dei danni, secondo preventivi: CHF 1'900.08);

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 144 CP, in parte in relazione con l’art. 172ter CP;

                                   8.   conseguimento fraudolento di una prestazione

in subordine:

truffa di poca entità

per avere,

in data 29 ottobre 2016, tra le ore 19:32 e le ore 20:32,

sulla tratta ____,

senza pagare, ottenuto fraudolentemente una prestazione sapendo che la stessa è data soltanto a pagamento, con riferimento all’utilizzazione di un mezzo di trasporto pubblico,

e meglio per avere,

dopo essere salito, insieme alla sua compagna ACPR 1, dalla porta anteriore, sull’autopostale della corsa _____ alla fermata di ___, mostrato titoli di trasporto scaduti quel giorno relativi alle zone ___ (___) e ___ (___), nonché spiegato al conducente ___, mentendo, che lui e la sua compagna non disponevano di contanti, che il distributore automatico non leggeva la carta di credito e che dovevano recarsi soltanto sino a ____, avendo il predetto conducente - anche a fronte dell’insistenza e dell’agitazione crescente dell’imputato - concesso loro di viaggiare gratuitamente sino a ____,

ottenuto fraudolentemente la prestazione di trasporto fino a ____, essendo IM e ACPR 1 scesi non già a ____ (ciò che il conducente non aveva notato), bensì alla fermata della casa anziani di ____ (ritenuto che il costo del titolo di trasporto, per una corsa singola da ___ a ____, ammonta a CHF 12.60);

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 150 CP; in subordine, dall’art. 146 CP in relazione con l’art. 172ter CP;

                                   9.   ingiuria (ripetuta)

                               9.1.   per avere,

in data 26 ottobre 2016, verso le ore 20:32 circa,

a ____,

ripetutamente offeso l’onore di ___, conducente di autopostale, avendogli in particolare dato del “figlio di puttana” e dello “stronzo”;

                               9.2.   per avere,

in data 31 dicembre 2016,

a ____, presso la stazione FFS,

offeso l’onore di ___, conducente di autopostale, avendolo insultato e datogli segnatamente del “figlio di puttana”;

                               9.3.   per avere,

in data 15 marzo 2017,

a ____, presso la cancelleria comunale,

ripetutamente offeso l’onore di ACPR 4, funzionaria del Comune di ____, avendo in particolare detto, più volte, “alza quel culo handicappata di merda” e, riferito a lei come pure ai colleghi di questa, “svizzeri di merda”;

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 177 cpv. 1 CP (richiamato in parte l’art. 59 LTV);

                                10.   minaccia (ripetuta)

per avere,                                                              

ripetutamente, in diverse circostanze di tempo e di luogo,

usando grave minaccia, incusso spavento o timore a diverse persone,

e meglio:

                             10.1.   per avere,

in data 24 febbraio 2016,

a ____, presso la ____,

minacciando ACPR 1 (sua partner e convivente) con un coltello dopo averglielo appoggiato alla gola mentre egli si trovava sopra di lei e le aveva bloccato le sue (di lei) braccia con le proprie ginocchia, dicendole che l’avrebbe ammazzata rispettivamente che l’avrebbe marchiata con la lettera “F” in faccia affinché si ricordasse di lui, ripetutamente incusso spavento e timore alla predetta;

                             10.2.   per avere,

nel febbraio/marzo 2016, in data imprecisata (ma successiva al 24 febbraio 2016 di alcuni giorni o qualche settimana),

a ____, presso la ____,

minacciando ACPR 1 (sua partner e convivente) con un coltello, brandendo quest’ultimo e puntandoglielo contro, dicendole che avrebbe potuto renderla irriconoscibile cosicché “nessuno l’avrebbe più voluta”, rispettivamente che l’avrebbe marchiata con la lettera “F”, ripetutamente incusso spavento e timore alla predetta;

                             10.3.   per avere,

nel periodo marzo/aprile 2016, in data non meglio precisata,

a ____,

minacciando ACPR 1 (sua partner e convivente) con un coltello, incusso spavento e timore alla predetta;

                             10.4.   per avere,

nel febbraio 2017, in data imprecisata,

a ____, presso l’abitazione,

minacciando ACPR 1 (sua partner e convivente) di spaccarle entrambe le gambe cosicché non sarebbe più stata in grado di camminare, incusso spavento e timore alla predetta;

                             10.5.   per avere

in data 16 marzo 2017,

a ____, presso l’abitazione,

minacciando ACPR 1 (sua partner e convivente) che l’avrebbe ammazzata, rispettivamente che l’avrebbe sfregiata con un coltello marchiandola con una “F” in faccia, ripetutamente incusso spavento e timore alla predetta;

                             10.6.   per avere,

a ____, presso la cancelleria comunale,

in data 15 marzo 2017, verso le ore 11:30,

minacciandolo gravemente, avendo proferito la frase “se vieni di sotto ti spacco le gambe anche a te”, incusso spavento e timore a ACPR 3, segretario comunale di ____, il quale era intervenuto a sostegno della funzionaria comunale ACPR 4 dopo che questa lo aveva avvisato del comportamento aggressivo che l’imputato stava tenendo nei suoi (di lei) confronti;

                             10.7.   per avere,

in data 16 marzo 2017, tra le ore 20:30 e 21:30 circa,

a ____, in Via ____,

dopo essersi recato, verso le ore 20:30 circa, alla porta dell’appartamento della famiglia ACPR 5 (vicini di casa) e suonato il campanello, minacciando ACPR 5, che aveva aperto la porta, con le seguenti frasi: “bastardo, io ti spacco la testa se sei tu che hai chiamato la Polizia! Ti spacco le gambe e ti faccio andare sulla sedia a rotelle!” e, dopo che ACPR 5 gli aveva risposto di non essere stato lui a chiamare la Polizia, dicendogli che “Adesso arriva la Polizia. Se mi dicono che sei stato tu, ti spacco la testa davanti alla Polizia!”,

rispettivamente, dopo mezz’ora circa, quando sul posto era giunta l’ambulanza (che avrebbe dovuto soccorrere ACPR 1, dando seguito alla chiamata effettuata in tal senso dalla sorella gemella ____ su richiesta di ACPR 1), nuovamente minacciando ACPR 5, che nel frattempo era sceso in strada, con la frase: “se sei stato tu a chiamare la Polizia, ti spacco la faccia e la testa davanti a loro!”,

ripetutamente incusso spavento e timore a ACPR 5;

                             10.8.   per avere,

in data 30 luglio 2017,

a ____-____, presso il penitenziario La Stampa,

minacciando ____ (sorella gemella di ACPR 1) avendo lasciato registrato, sulla segreteria telefonica di quest’ultima, dopo averle telefonato dal penitenziario (dove egli si trovava in regime di esecuzione anticipata della pena), il seguente messaggio vocale: “Ricordati bene che, mo’ che io esco di qua, a te ti spacco tutte le ossa che c’hai in corpo, te le riduco in briciole, te lo giuro sulla testa dei miei figli, è una promessa”, incusso spavento e timore a ____;    

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 180 cpv. 1 e cpv. 2 lett. b) CP;

                                11.   coazione (ripetuta, in parte tentata)

in subordine, per il punto 11.2.:

minaccia

per avere,

ripetutamente, in diverse circostanze di tempo e di luogo,

usando violenza o minaccia di grave danno contro diverse persone, o intralciando in altro modo la loro libertà di agire, 

e meglio:

                             11.1.   per avere,

in data 31 dicembre 2016,

a ____, presso la stazione FFS,

minacciandolo, dicendogli in particolare che lo avrebbe “ammazzato di botte”,

costretto ___ a ritirare la denuncia/querela che quest’ultimo aveva sporto in data 7 novembre 2016 nei confronti del qui imputato per gli insulti e il violento schiaffo fattigli subire;

                             11.2.   per avere,

nel febbraio 2017, in data non meglio precisata,

a ____, presso l’abitazione,

dopo essersi posizionato sopra di lei,

tentato di impedire a ACPR 1 di ricevere i medicinali per le iniezioni di anticoagulante per il ginocchio e la gamba (destra), dicendole che prima avrebbe dovuto dirgli con chi lo tradiva, ritenuto che comunque, per finire, l’imputato ha provveduto a farle avere i citati medicinali;

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 181 CP, in parte in relazione con l’art. 22 CP;

                                12.   sequestro di persona (ripetuto, in parte tentato)

in subordine: coazione (ripetuta, in parte tentata)

per avere,

ripetutamente, in diverse circostanze di tempo e di luogo,

privato ACPR 1 della libertà personale rispettivamente tentato di farlo,

e meglio:

                             12.1.   per avere,

nel periodo da gennaio 2016 al 16 marzo 2017, in date non meglio precisate,

a ____ e ____,

ripetutamente, in più occasioni, privato ACPR 1 della libertà personale, impendendole di uscire di casa, ritenuto che egli le diceva che sarebbe dovuta andare via di casa ma le impediva di farlo fintanto che lei non avesse svuotato l’armadio e preso le sue cose; rispettivamente, se lei raggiungeva la porta e questa era chiusa a chiave, egli la trascinava, per i capelli, fino in una stanza; 

                             12.2.   per avere,

nel febbraio 2016, in data non meglio precisata,

a ____, presso la ____,

tentato di privare ACPR 1 della libertà personale, provando a impedirle di uscire dall’appartamento, ritenuto come la stessa sia poi riuscita nel suo intento soltanto grazie all’intervento di una terza persona, presente nell’appartamento, che le ha aperto, con una chiave elettronica, la porta che era chiusa;

                             12.3.   per avere,

in data 30 marzo 2016,

a ____, presso l’abitazione,

tentato di privare ACPR 1 della libertà personale, impedendole di uscire di casa dalla porta, costringendola di fatto a trovare un’altra via d’uscita, ritenuto come la stessa sia poi saltata dal balcone, situato al primo piano;

                             12.4.   per avere,

nel periodo tra gennaio e agosto 2016, in date non meglio precisate,

a ____, presso l’abitazione,

ripetutamente privato ACPR 1 della libertà personale, impedendole, in almeno due occasioni, di uscire di casa dalla porta e pure dal balcone dell’abitazione, situato al primo piano, dal quale la predetta aveva tentato di saltare;

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 183 CP, in parte in relazione con l’art. 22 CP; in subordine, dall’art. 181 CP, in parte in relazione con l’art. 22 CP;

                                13.   violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari (ripetuta, in parte tentata)

per avere,

ripetutamente, in diverse circostanze di tempo e di luogo,

con violenza o minaccia impedito a funzionari di compiere un atto che entra nelle loro attribuzioni, nonché tentato di costringerli a un tale atto, rispettivamente, mentre lo adempivano, commesso contro di loro vie di fatto,  

e meglio:

                             13.1.   per avere,

in data 29 ottobre 2016,

a ____, presso la fermata casa anziani,

commesso vie di fatto nei confronti di ___ mentre quest’ultimo era in servizio quale conducente dell’autopostale della corsa _____;

                             13.2.   per avere,

in data 3 gennaio 2017,

a ____,

proferendo telefonicamente all’appuntato ____da minacce nei confronti degli agenti della Polizia cantonale sergente capo ____ e caporale ____ e delle rispettive famiglie, dicendo che non si sarebbe presentato in Polizia fintanto che non avesse avuto un incontro faccia a faccia con i predetti, dicendo in particolare che voleva incontrarli in paese senza divisa, segnatamente per poterli “gonfiare di botte”, “spaccargli la testa”, ”cavargli gli occhi”, nonché sostenendo di sapere dove abitavano le loro mogli e i loro figli e che sarebbe andato a prenderli (moglie e figli) se non avesse potuto confrontarsi/scontrarsi con il sgtc ____ e il cpl ____,  

impedito, avendolo ostacolato, all’agente di Polizia app ____da di procedere con la fissazione dell’interrogatorio relativo alle pratiche penali pendenti a quel momento a carico del qui imputato;

                             13.3.   per avere,

in data 15 marzo 2017,

a ____, presso la cancelleria comunale,

con minaccia, inveendo nei suoi confronti dicendole più volte “alza quel culo handicappata di merda”, avvicinandosi a lei, col petto infuori, per impaurirla e minacciandola con la frase “ti aspetto di sotto e ti spacco le gambe”,

tentato di costringere ACPR 4, funzionaria del Comune di ____, a fissargli un appuntamento presso lo sportello LAPS per trattare la questione delle prestazioni assistenziali per l’imputato e ACPR 1, ciò che la predetta funzionaria non poteva fare ritenuto come occorresse dapprima formalizzare un aspetto amministrativo riguardante il domicilio di ACPR 1;

                             13.4.   per avere,

in data 16 marzo 2017, verso le ore 22:00 circa,

a ____, in Piazza ____, presso il posto di Gendarmeria,

con violenza e minaccia, impedito, avendolo ostacolato, ad agenti di Polizia di compiere un atto che rientrava nelle loro attribuzioni (la protezione e l’accompagnamento della vittima ACPR 1), rispettivamente tentato di costringerli a un atto (la concessione di un colloquio senza sorveglianza), nonché, mentre adempivano un atto (la protezione e l’accompagnamento della vittima), commesso contro di loro vie di fatto,

                                         e, più precisamente,

dopo che la Polizia cantonale aveva preso a carico ACPR 1 a seguito di una lite domestica, accompagnandola presso il posto di Gendarmeria di ____,

presentandosi l’imputato presso il suddetto posto pretendendo di parlare da solo con ACPR 1,

mostrandosi contrariato a fronte del rifiuto interposto dagli agenti di Polizia (caporale ____ e agente ____), disposti unicamente a concedere un incontro da loro sorvegliato,

forzando quindi l’entrata nell’atrio del posto di Gendarmeria e riuscendo ad accedervi,

dando in escandescenza e sferrando pugni all’indirizzo degli agenti, che riuscivano a schivare i colpi tranne uno, ritenuto come il caporale ____ sia stato colpito al viso,

dopo essere stato accompagnato dagli agenti all’esterno, mentre ancora stava dando in escandescenza, nonché invitato a tornare al proprio domicilio,

dopo che gli agenti avevano utilizzato la porta secondaria per far salire ACPR 1 sull’autoveicolo di servizio VW Passat,

appoggiandosi sulla citata vettura onde impedirle di partire;

e, dopo essere stato nuovamente allontanato, salendo sul cofano motore dell’autoveicolo, saltandoci sopra a piedi pari, e, dopo essere stato fatto scendere, aggrappandosi alle barre presenti sul tetto dell’autopattuglia e rimanendovi appeso per alcuni metri, salvo mollare la presa, per poi colpire con due pugni il cofano della vettura,

lanciando ancora, al successivo passaggio dell’autoveicolo, che stava lasciando il luogo, il proprio cellulare contro lo stesso;

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 285 CP;

                                 14   favoreggiamento

per avere,

in data 20 gennaio 2017,

a ____,

sottratto ____ ad atti di procedimento penale (con riferimento al reato di concessa guida di cui all’art. 95 cpv. 1 lett. e) LCStr), avendo dichiarato dinanzi alla Polizia cantonale - sia in occasione del controllo di circolazione sia in sede di interrogatorio del 20 gennaio 2017 - che la passeggera a bordo dell’autoveicolo Renault ___ targato TI ____ - da lui condotto malgrado l’annullamento della licenza di condurre - era la detentrice nonché titolare della licenza di circolazione, ossia ____, mentre in realtà la passeggera era ACPR 1, sorella gemella di ____; 

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 305 CP;

                                 15   infrazione alla Legge federale sugli stupefacenti (ripetuta)

per avere,

nel periodo da gennaio a febbraio 2016 e da settembre 2016 a febbraio 2017,

a _____, nel Luganese e in altre località non meglio precisate,

senza essere autorizzato,

ripetutamente importato, acquistato, alienato rispettivamente procurato in altro modo ad altri stupefacenti,

 e meglio:

                             15.1.   acquistato complessivamente, da ____, almeno 40 grammi di cocaina (in alcuni casi, scambiando marijuana contro cocaina), poi offerti a ACPR 1;

                             15.2.   acquistato complessivamente, da spacciatori non identificati attivi nel Luganese, almeno 25 grammi di marijuana, poi offerti a ACPR 1; 

                             15.3.   importato complessivamente, dall’Olanda in Svizzera, almeno 15 grammi di marijuana, poi offerti a ACPR 1;

                             15.4.   acquistato, in almeno tre occasioni, da ____, buste di cocaina da 0.6/0.8 grammi al prezzo di CHF 70.l’una, per poi alienarle a ____ con un sovrapprezzo di CHF 20.- per busta;

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 19 LStup;

16.   contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti (ripetuta)

per avere,

nel periodo da gennaio a febbraio 2016 e da settembre 2016 a febbraio 2017,

a ___, nel Luganese e in altre località non meglio precisate,

senza essere autorizzato,

ripetutamente consumato intenzionalmente, rispettivamente importato, acquistato, alienato rispettivamente procuratosi in altro modo stupefacenti per assicurarsi il proprio consumo,

 e meglio:

                             16.1.   acquistato complessivamente, da ____, almeno 40 grammi di cocaina (in alcuni casi, scambiando marijuana contro cocaina) per assicurarsi il proprio consumo, e consumato intenzionalmente tale stupefacente;

                             16.2.   acquistato complessivamente, da spacciatori non identificati attivi nel Luganese, almeno 25 grammi di marijuana per assicurarsi il proprio consumo, e consumato intenzionalmente tale stupefacente;

                             16.3.   importato complessivamente, dall’Olanda in Svizzera, almeno 15 grammi di marijuana, per assicurarsi il proprio consumo, e consumato intenzionalmente tale stupefacente;

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 19a LStup;

17.   infrazione grave alle norme della circolazione

per avere,                     

in data 25 aprile 2016,

a ____, sull’autostrada A2, in direzione nord,

violando gravemente le norme della circolazione, cagionato un serio pericolo per la sicurezza,

e meglio per avere circolato alla guida dell’autoveicolo Peugeot 306 targato TI ____ alla velocità di 117 km/h (già dedotto il margine di tolleranza), accertata dalla Polizia mediante apparecchio radar, malgrado il vigente limite di velocità di 80 km/h;

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 90 cpv. 2 LCStr, in relazione con gli artt. 27 cpv. 1 e 32 cpv. 2 e 3 LCStr, nonché con l’art. 4a cpv. 5 ONC e l’art. 22 cpv. 1 OSS;

                                18.   guida in stato di inattitudine

per avere,

in data 13 dicembre 2016,

sulla tratta dell’autostrada A2 ____-____ (valico autostradale),

condotto l’autoveicolo Mazda 626, a cui erano state illecitamente applicate le targhe TI ____ e a bordo del quale si trovava una passeggera (ACPR 1), in stato di inattitudine alla guida essendo sotto l’influsso di stupefacenti e meglio di cannabis con una concentrazione pari a 4.9 µg/l, superiore al limite di 1.5 µg/l fissato dall’art. 34 OOCCS-USTRA;

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 91 cpv. 2 lett. b) LCStr (richiamato l’art. 34 OOCCS-USTRA);

                                19.   guida senza autorizzazione (senza licenza di condurre), ripetuta

per avere,

ripetutamente, in diverse circostanze di tempo e di luogo,

condotto un veicolo a motore, sebbene la licenza di condurre in prova gli fosse stata annullata con decisione del 22 luglio 2014 della Sezione della circolazione di Camorino, con conseguente divieto di condurre veicoli a motore; annullamento, quello della licenza di condurre in prova, ulteriormente confermato nelle successive decisioni del 30 gennaio 2017 e dell’11 aprile 2017 della predetta Sezione,

e meglio:

                             19.1.   per avere,

in data 25 aprile 2016,

a ____, sull’autostrada A2 in direzione nord,

condotto l’autoveicolo Peugeot 306 targato TI ____, con a bordo una passeggera (ACPR 1), malgrado l’annullamento della licenza di condurre in prova;

                             19.2.   per avere,

in data 21 ottobre 2016,

sulla tratta da ____ sino a ____ e ritorno,

condotto l’autoveicolo Nissan Micra targato TI ____, con a bordo due passeggeri (ACPR 1 e ____), malgrado l’annullamento della licenza di condurre in prova;

                             19.3.   per avere,

in data 13 dicembre 2016,

sulla tratta dell’autostrada A2 ____-____ (valico autostradale),

condotto l’autoveicolo Mazda 626 a cui erano state illecitamente applicate le targhe TI ____, con a bordo una passeggera (ACPR 1), malgrado l’annullamento della licenza di condurre in prova;

                             19.4.   per avere,

in data 20 gennaio 2017,

a ____ e ____,

condotto l’autoveicolo Renault ___ targato TI ____, con a bordo una passeggera (ACPR 1), malgrado l’annullamento della licenza di condurre in prova;

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 95 cpv. 1 lett. b) LCStr;

                                20.   guida senza licenza di circolazione

per avere,

in data 13 dicembre 2016,

sulla tratta dell’autostrada A2 ____-____ (valico autostradale),

condotto l’autoveicolo Mazda 626, non immatricolato (a cui era stata illecitamente applicata la targa TI ____), senza quindi la licenza di circolazione e le targhe di controllo richieste;

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 96 cpv. 1 lett. a) LCStr;

                                21.   guida senza assicurazione per la responsabilità civile

per avere,

in data 13 dicembre 2016,

sulla tratta dell’autostrada A2 ____-____ (valico autostradale),

condotto l’autoveicolo Mazda 626, non immatricolato (a cui era stata illecitamente applicata la targa TI ____), sebbene sapesse che non sussisteva la prescritta assicurazione per la responsabilità civile;

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 96 cpv. 2 LCStr;

22.   abuso delle targhe

per avere,

in data 13 dicembre 2016,

sulla tratta dell’autostrada A2 ____-____ (valico autostradale),

usato le targhe TI _____, avendole applicate all’autoveicolo Mazda 626, che non erano state rilasciate per lui né per il predetto veicolo, le stesse essendo invece relative all’autoveicolo Peugeot 306 e intestate a ACPR 1;

fatti avvenuti: nelle sopra indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto: dall’art. 97 cpv. 1 lett. a) LCStr.

Presenti:                   -   il Procuratore pubblico PP in rappresentanza del Ministero Pubblico;

                                     -   l’avv. ACPR 1, patrocinatrice d’ufficio (GP) dell’accusatrice privata ACPR 1;

                                     -   l’imputato IM, assistito dal suo difensore d’ufficio, avv. DUF.

Espletato il pubblico dibattimento:

  giovedì 6 dicembre 2018 dalle ore 09:47 alle ore 17:50, venerdì 7 dicembre 2018 dalle ore 14:48 alle ore 15:26.

Evase le seguenti

questioni:                      Verbale del dibattimento

                                    I.   Il Presidente propone alle parti le seguenti modifiche formali dell’atto d’accusa:

- il punto 1 è modificato nel senso che l’ultima imputazione subordinata è di vie di fatto qualificate ripetute;

- il punto 11 è modificato nel senso che l’imputazione di minaccia è ripetuta.

Le parti si dichiarano d’accordo e l’atto d’accusa è modificato di conseguenza.

Il Presidente ricorda alle parti le modifiche apportate in occasione dell’udienza preliminare del 7 novembre 2018.

                                   II.   Come già preannunciato in sede d’udienza preliminare, la Corte procede a un apprezzamento giuridico divergente dei fatti di cui al punto 3.1 dell’atto d’accusa, qualificandoli di tentato omicidio intenzionale ai sensi dell’art. 111 CP, in relazione all’art. 22 CP.

                                  III.   Il Presidente chiede alle parti se hanno nuove istanze probatorie da proporre.

L’avv. DUF produce lo scritto dello psicoterapeuta ____ del 26 novembre 2018 (doc. dib. 4), così come pure la sua richiesta di delucidazione del 29 novembre 2018 con la risposta di medesima data dello psicoterapeuta _____ (doc. dib. 5).

Al proposito l’avv. DUF piega di avere effettuato un incontro con lo psicoterapeuta signor ____, che si è detto disponibile a trattare il caso dopo avere letto la perizia giudiziaria e nel suo scritto ha elencato il profilo e le criticità del signor IM, tracciando anche un percorso che si potrebbe tentare. Si tratterebbe di un percorso ad hoc mai messo in pratica prima.

Sentiti:                       §   il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni: a IM della legge non gliene frega niente, la legge vale per gli altri, ma non per lui. L’accusa riassume le circostanze dell’arresto dell’imputato, osservando che lo stesso è avvenuto a seguito del vero e proprio assalto da lui commesso nei confronti del posto di Polizia di ____.

Pone l’accento sul fatto che dall’inchiesta è emersa una realtà fatta di violenza, di maltrattamenti, di percosse, di minacce, di gravi limitazioni della libertà personale della sua compagna, con la quale ha un rapporto malato, da cui peraltro la vittima, malgrado tutto quello che ha dovuto subire, non è ancora riuscita a staccarsi. Accanto a questi episodi, è emersa pure tutta una serie di reati commessi da IM, caratterizzati dalla violenza.

L’imputato ha sostanzialmente ammesso i fatti nel corso dell’inchiesta, non senza una certa fatica. Il PP prende atto del fatto che è caduta anche la contestazione sul punto 3.8 dell’atto d’accusa. 

Sulla questione dei tentati omicidi, l’accusa è consapevole che si tratta di episodi che si prestano a discussione dal profilo giuridico, ma la qualifica giuridica di tentato omicidio, anche in virtù del principio in dubio pro duriore, è stata presentata come ipotesi principale, accompagnata da subordinate. Si tratta di gesti che avrebbero potuto avere esiti ben peggiori. Quello che è certo è che, anche alla luce della giurisprudenza più recente sia del Tribunale Penale Cantonale che della Corte di Appello e di Revisione Penale, gli episodi in cui IM ha colpito alla testa, segnatamente alla tempia, ACPR 1, costituiscono senz’altro un tentato omicidio, se pure per dolo eventuale. Anche le fattispecie con i colpi al tronco, a mente dell’accusa, potevano avere conseguenze ben peggiori e portare al decesso della vittima, così come il coltello puntato al collo.

Per quanto attiene alla questione delle bruciature riscontrate sul corpo di ACPR 1, il PP osserva che IM ha sempre negato di essere l’autore di tali lesioni, ma il medico legale ha dichiarato che le stesse sono situate in regioni difficilmente auto aggredibili, e quindi verosimilmente inflitte da terzi. ACPR 1, interrogata, dapprima non ha voluto rispondere alla domanda, e poi ha dichiarato di essersi procurata da sola le ferite grattandosi, ciò che però secondo il medico legale non è possibile. Sappiamo che la vittima si è aperta solo in una seconda fase dell’inchiesta, e poi è tornata a proteggere IM, ed è quindi logico, e anche comprensibile, che abbia voluto evitare un aggravamento della situazione processuale. Sappiamo che IM non esitava certo a fare del male a ACPR 1, e sappiamo pure che esercitava un controllo ossessivo e possessivo su di lei, e bisogna quindi chiedersi chi potrebbe essere stato, se non IM.

Sulla questione del lancio degli oggetti per terra e non contro ACPR 1, e sul fatto che l’avrebbe tirata per i capelli e non per la sciarpa, il PP ritiene che le dichiarazioni della vittima siano assolutamente credibili.

Lascia alla Corte valutare se per il punto 3.3 si sia trattato di una sberla o di un pugno.

Emerge una totale mancanza di rispetto per la legge, per l’autorità, per le persone. Quanto all’episodio di ACPR 5, ricorda che non vi è stata nessuna discussione con la madre, ma questi è stato minacciato perché l’imputato riteneva che fosse stato lui a chiamare la Polizia. I più fortunati, con IM, vengono pesantemente ingiuriati e minacciati, e se qualcuno fa denuncia subisce pure pressioni affinché la denuncia venga ritirata, come è successo con il conducente dell’autopostale, e questo la dice lunga sull’effetto che IM ha sulle persone che non rispondono come lui vorrebbe ai suoi bisogni. Lo Stato, che viene aggredito quando non agisce esattamente come lui vorrebbe, torna poi utile quando si tratta di versare l’assistenza. Inoltre, IM è anche un pericolo per la circolazione stradale.

Il quadro, a mente dell’accusa, è decisamente pesante. Emerge la problematica di base di IM. Nonostante le ammissioni, che l’accusa gli riconosce, non si vede una reale e sincera assunzione di responsabilità, una reale comprensione di avere sbagliato. Nella perizia psichiatrica, di cui il PP dà parziale lettura, viene descritto IM così come la Corte ha avuto modo di trovarlo in aula. L’accusa pone l’accento sul fatto che egli ha la tendenza ad incolpare gli altri per i propri comportamenti. Questo riguarda in primo luogo i reati commessi nell’ambito della relazione con ACPR 1, la quale non si è capito perché dovesse prendere tutte quelle botte.

In definitiva, tenuto conto della gravità delle lesioni, rispettivamente delle messe in pericolo, dei numerosissimi beni giuridici protetti che ha messo in pericolo, rispettivamente leso, in 67 episodi, a partire da quelli più importanti, e meglio la vita e l’integrità fisica, del carattere altamente reprensibile dei gesti da lui compiuti, del fatto che abbia scelto liberamente di compiere tali gesti, come rilevato dalla perita, la quale ha osservato che era pienamente in grado di valutare quanto da lui commesso, dei suoi precedenti penali, anche specifici, che non hanno avuto nessun effetto su di lui, ritenuta una certa collaborazione, ma senza una vera e sincera assunzione di responsabilità, tenuto conto dell’elevato rischio di recidiva, confermato dal fatto che è riuscito a delinquere anche dal carcere, minacciando telefonicamente la sorella di ACPR 1, la colpa di IM, secondo l’accusa, è estremamente grave.

Il PP conclude postulando la conferma dell’atto d’accusa con le correzioni apportate in sede di udienza preliminare e la condanna di IM a una pena detentiva di 10 (dieci) anni, accompagnata, preso atto della presa di posizione della perita, da un trattamento ambulatoriale volto a risolvere non tanto la tossicodipendenza, ma il suo problema principale, e meglio il disturbo di personalità emotivamente instabile, di tipo impulsivo;

                                    §   l’avv. ACPR 1, rappresentante dell’accusatrice privata ACPR 1, la quale formula e motiva le seguenti conclusioni: rileva di non essersi mai sentita così in difficoltà nel rappresentare un’AP, soprattutto a seguito dei limiti impostati dalla stessa vittima, una giovane donna visibilmente provata dal suo passato, la quale ha dichiarato che dalla sua patrocinatrice si aspettava che l’imputato non venisse eccessivamente attaccato, di chiarire i fatti il più in fretta possibile, con le minori conseguenze possibili per lui.

La messa in arresto è stata l’inizio di una nuova angoscia per l’AP, la sofferenza continuava a straripare in quelle interminabili giornate. Questo nuovo incubo per la vittima si è trasformato in privazione, incertezze, pesanti accuse e finanche ricatti. Molte sberle, molti calci e pugni hanno fatto meno male di quello che ha passato la vittima da quando l’imputato è stato arrestato. È passato molto tempo prima di vedere nella vittima un sorriso. ACPR 1 non aveva scelta, perché non vedeva, e ancora oggi non vede, una via d’uscita. La paura che aveva allora, oggi è rimasta tale, se non ancora più grande. 

ACPR 1 ha conosciuto l’imputato a fine 2015/inizio 2016, quando si trovava in una situazione disperata. Lui le è stato vicino nel momento più duro della sua vita, allontanando tutto e tutti quelli che gravitavano attorno a lei, era rimasto solo lui. Finalmente qualcuno voleva davvero stare con lei. Inizialmente questa morbosità e la sua gelosia la lusingava, lei che sapeva di non avere un carattere facile e da troppo tempo faticava a volersi bene. Lui riusciva a farla ridere, la coccolava e la apprezzava. È indubbio che colui che vediamo sulla sedia dell’imputato ha anche fatto del bene alla vittima. È evidente, a mente della patrocinatrice dell’AP, che oltre agli episodi indicati nell’atto d’accusa ve ne sono sicuramente di altri, basta ricordare che la vittima ha dichiarato di essere stata percossa almeno 2 o 3 volte alla settimana.

IM si presenta in aula praticamente reo confesso, ma non bisogna dimenticare come si è arrivati alle confessioni dell’imputato e quali sono state le ragioni che l’hanno spinto a confessare. La patrocinatrice osserva che la sua intenzione non è quella di aggravare la posizione dell’imputato, ma si limita ad attirare l’attenzione della Corte su alcuni aspetti significativi, per capire colei che ancora oggi non riesce a staccarsi da colui che giorno per giorno la annientava con botte, per poi consumarla attraverso i sensi di colpa, convincendola che era lei la sola causa del male; per colpa sua quell’indomabile leone era stato messo in gabbia, lui che le aveva dato un tetto quando era stata sfrattata, lui che nonostante tutto continuava ad amarla e che anche dal carcere faceva in modo che la sua famiglia si occupasse di lei.

I tentativi messi in atto dall’imputato nei primi verbali per sminuire il suo agire sono troppi. Nei primi verbali ha continuato a dichiarare che era la vittima a picchiarlo, mentre lui si sarebbe unicamente difeso. Ha iniziato ad ammettere i fatti solo quando aveva capito che la compagna era riuscita ad accennare quanto da lui subito. Sapeva che l’unico che avrebbe potuto farla tacere era lui, mettendo nuovamente in atto i suoi meccanismi intimidatori, imponendole ancora il silenzio, e ci è riuscito. Dopo essere riuscito nel suo intento, era pronto ad incassare lui i colpi che aveva messo a segno la compagna, con la consapevolezza che non sarebbe emerso altro. È stato solo l’egoistico desiderio di limitare i danni, così da poter tornare a casa il più presto possibile. La cosa importante era continuare ad averla sotto tiro, per poter controllare anche dal carcere ogni suo movimento, affinché capisse che anche da lontano era lui a comandare.

La patrocinatrice dell’AP pone l’accento sul fatto che non tutti gli episodi hanno avuto luogo quando l’imputato e la vittima erano sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Anzitutto perché il consumo della vittima non era tanto importante quanto ha voluto far credere l’imputato. Inoltre la vittima ha dichiarato che le botte non le venivano date solo quando l’imputato aveva assunto sostanze stupefacenti, ciò che l’imputato stesso ha ammesso in corso d’inchiesta. Ma anche quando era effettivamente sotto l’effetto di sostanze, non si può non notare che i suoi comportamenti dopo i fatti appaiono come quelli di una persona lucida, nel cercare di rendersi agli occhi di terzi completamente estraneo ai fatti, ciò che sarebbe stato impossibile fare se fosse stato gravemente alterato. D’altro canto il perito ha escluso una scemata imputabilità.

È semmai, a mente della patrocinatrice, il disturbo di personalità dell’imputato a spiegare i suoi agiti, e non la dipendenza dietro la quale vorrebbe nascondersi per spiegare i suoi agiti. L’imputato banalizza i suoi agiti, ascrivendoli al consumo di sostanze. La sua rodata dinamica post botte è stata messa in atto anche nei tre casi più gravi, dove è stato necessario allertare i soccorsi.

Non ripercorre i fatti, siccome per la gran parte ammessi. Ritiene che debbano essere qualificati, nel loro complesso, come molto gravi, indipendentemente dalla qualifica giuridica che verrà loro data. Ad aggravare la colpa di IM non è solo l’intensità e la frequenza con cui la vittima è stata presa a sberle, schiaffi, calci e pugni, trascinata da una stanza all’altra per i capelli, afferrata per il collo e per la mandibola, impedita di muoversi e di alzarsi, e minacciata con un coltello alla gola, ma anche la futilità dei motivi per cui l’imputato la picchiava; ogni pretesto diventava per lui l’occasione per picchiarla, come egli stesso ha dichiarato. La gelosia non era neppure provocata dalla vittima, era la miccia che faceva scattare in lui la voglia di picchiare la vittima. Un passante uomo, che passeggiava due giorni consecutivi sotto la porta di casa, era sufficiente per prendere la compagna a pugni, perché quello doveva essere il suo amante, così come pure la telefona dell’ex compagno per informarsi dei figli, la doccia di un amico, un messaggio della buonanotte da parte del figlio inviato con il telefono del padre. Ad aggravare la colpa dell’imputato è poi la crudeltà con cui, più volte, ha agito per strada, davanti ad amici e conoscenti, sapendo di umiliare la vittima picchiandola in pubblico. IM, poi, ostentava anche compiacimento per quanto metteva in atto, sotto gli occhi di quella donna che cercava di nascondersi dagli sguardi malevoli e intonsi di pietà. L’imputato era anche tremendamente sadico negli agiti, feriva la vittima non solo con le botte, ma la colpiva dove sapeva di farle male, ad esempio rompendo la consolle dei figli, sapendo che non aveva soldi per ricomprarla, o impedendole di andare in farmacia a prendere gli anticoagulanti, sapendo che questo la metteva in ansia. La vittima, nonostante madre di due figli, è stata costretta a rinunciare ad avere un telefono cellulare, ha dovuto cambiare modo di vestirsi, poiché prima non abbastanza casta per l’imputato, ha dovuto cambiare atteggiamento con tutti, ma in particolare con gli uomini, smettere di truccarsi e di mettere i tacchi. Doveva chiamarlo sempre e comunque “amore” e mai per nome, e anche l’utilizzo dei social era stato proibito. Non vanno poi dimenticate, secondo la patrocinatrice, le sue disperate vie di fuga, come per esempio quella buttandosi dal balcone, il fatto di essersi nascosta in cantina per oltre 4 ore, di essere sparita per due giorni, di essere scappata con le stampelle la sera prima dell’arresto. L’inimmaginabile sofferenza della vittima non può essere ricostruita unicamente con la lettura dell’atto d’accusa, ma vi è molto altro che merita di essere messo in luce. L’imputato non si è limitato a violare il corpo della vittima, ma anche la sua anima e il suo cuore. Ogni volta veniva inscenato il solito teatrino, dopo averla picchiata si mostrava come apparentemente dispiaciuto, ma in realtà era solo preoccupato per quelle che avrebbero potuto essere le conseguenze per lui se qualcuno l’avesse denunciato. Anche quando la vedeva piangere dal dolore, vomitare, gridare, sanguinare, riusciva ad essere un perfetto manipolatore, riuscendo ad ottenere il suo silenzio. La vittima si atteneva a fare e dire quanto le veniva imposto. Lo faceva come meglio poteva, ma i medici non erano fessi, e da subito avevano capito che non era altro che una vittima di violenza domestica. Il modo dell’imputato di imporre il silenzio era spregiudicato, ciò di cui, a mente della patrocinatrice, va tenuto conto nella commisurazione della pena. Ad esempio quando la vittima è stata per la prima volta al pronto soccorso, l’imputato le aveva detto di riferire di essere caduta. Anche in occasione della prima ospedalizzazione ha negato percosse, ancora una volta era riuscito ad ottenere da lei il silenzio. Al risveglio ha voluto immediatamente lasciare l’ospedale. Non era però sempre l’imputato a chiamare i soccorsi, ma è successo anche che lo facessero terzi, e in quelle occasioni non poteva ottenere il suo silenzio, e quindi interveniva lui in modo aggressivo, litigando con medici e securini. La sera dell’arresto si è mostrato stupito e offeso dall’arrivo dei soccorritori, dicendo che fino a poco prima stava dormendo, inveendo contro il vicino, fino a quando è riuscito a scoprire che la vittima era riuscita a scappare e voleva a tutti i cosi parlare con lei da solo, e questo non certo per scusarsi, ma per ottenere ancora una volta da lei il silenzio, ciò che però per la prima volta non è riuscito a fare, perché la Polizia e i soccorritori sono riusciti a proteggerla. Non era riuscito a tirarla a sé ancora una volta, quella sera la prima volta la vittima era riuscita a dire che voleva finire la relazione, almeno fino a quando non si sarebbe fatto aiutare. L’imputato ha senza dubbio bisogno di essere aiutato, ma il grande quesito è di capire se lui ha capito di averne bisogno. Più di tre mesi fa la vittima ha iniziato il suo percorso, a fatica, avendo capito di avere bisogno di riposte, che fino ad oggi non sono arrivate, perché l’imputato non è stato in grado di assumersi le sue responsabilità. Ad oggi, per la patrocinatrice, l’imputato non riesce ancora a mostrare sincero pentimento nei confronti della sua vittima. Chiede inoltre di tenere in considerazione la paura che la vittima aveva dell’imputato, come lui stesso ha ammesso, precisando che quando ha gli scatti di rabbia, soprattutto per questioni di gelosia, diventa pericoloso, e lei ha paura ancora adesso. La paura della vittima non era alimentata solo dalle minacce, ma anche dai fatti, la minacciava soprattutto di spaccarle le gambe, e non ci è andato lontano. Lo stesso imputato ha ammesso di averla minacciata regolarmente, in maniera anche macabra, dicendole che sarebbe uscita unicamente con le gambe in avanti. Le pressioni psicologiche erano talmente marcate da toglierle il coraggio di andare all’ospedale, temendo che l’imputato avrebbe avuto conseguenze dal punto di vista penale. Anche quando l’imputato le consigliava di farsi visitare, ACPR 1 non voleva farlo.

Quanto alle contestazioni dell’imputato in merito alla qualifica giuridica del punto 1 dell’atto d’accusa, si rimette al giudizio della Corte. Non mette in dubbio che l’imputato non abbia mai voluto uccidere la vittima, questo però non significa che non abbia corso e accettato il rischio di farlo. I suoi colpi erano calci e pugni di uno che per anni ha praticato kick boxing e conosceva perfettamente la pericolosità di alcuni suoi gesti. Inoltre spesso le capacità psico-fisiche dell’imputato erano alterate quando colpiva la compagna, quindi, anche se non voleva ucciderla, non era certo in grado di valutare con precisione il punto d’impatto dei propri colpi. La vittima è stata fortunata, quando è riuscita a rimanere immobile quando l’imputato le appoggiava il coltello alla gola, nonostante fosse terrorizzata, come ammesso dallo stesso imputato.  Se lei si fosse mossa, con un movimento incontrollato, nessuno può escludere che i capi d’accusa sarebbero stati ancora più gravi. L’imputato stesso poi ha precisato che agendo in quel modo era consapevole di poterla ferire in modo serio, seppure non era sua intenzione uccidere la vittima.

Per quanto attiene al punto relativo alle bruciature, ha ragione l’imputato quando non manca di ricordare che l’AP non ha mai confermato che le stesse le sono state inferte da lui. La patrocinatrice non intende raccontare cosa succedeva veramente in cui momenti, per rispetto dell’AP, a cui quelle bruciature continuano a fare male al cuore. È vero che l’AP non ha mai dichiarato che sono state fatte dall’imputato, ma dall’attenta lettura dei suoi verbali e dei referti medici non si può giungere a conclusione diversa. Nei primi due verbali la vittima era stata particolarmente collaborativa. Per la prima volta il 9 maggio 2017, alla domanda a sapere chi le aveva inferto le bruciature si è rifiutata di rispondere, per poi dire che se le era procurate lei e che “la mia versione è questa” e non, come ci si poteva aspettare, rispondendo ad esempio “questa è la verità”. Invitata dagli interroganti, si è rifiutata anche di mostrare come riusciva a raggiungere il punto interessato con il braccio, ciò che ha creato in lei una chiara alterazione emotiva.

L’avv. ACPR 1 continua con la sua arringa, osservando che a rendere vano il tentativo di proteggere l’imputato è stata la confessione dell’AP, secondo cui l’imputato le aveva rivelato la sua versione dei fatti in merito alle cicatrici. D’altra parte, se non fosse stato l’imputato, non vi sarebbe stato nessun bisogno di raccontare alla vittima la versione da lui resa agli inquirenti. Il medico legale ha specificato che le lesioni sono situate in regioni difficilmente auto aggredibili.

Le altre contestazioni dell’imputato, secondo la patrocinatrice, appaiono ridicole e comunque irrilevanti per la decisione che dovrà prendere la Corte.

In corso d’inchiesta egli aveva ammesso di avere lanciato degli oggetti contro la compagna, e l’ha stranamente contestato in aula.

Sorprende poi che riesca ad avere ricordi così nitidi, tali da permettersi di contestare le dichiarazioni dell’AP in merito al pugno di cui al punto 3.3 dell’atto d’accusa, come pure il punto relativo alla sciarpa. Al proposito rileva che ACPR 1 non ha mai enfatizzato i fatti, ma al contrario ha sempre cercato di minimizzarli. La vittima non ha inventato nulla, ma può semmai esserle rimproverato di avere omesso di raccontare alcune cose. La vittima ha anche minimizzato le dichiarazioni di IM secondo cui le percosse erano praticamente giornaliere, affermando che ciò avveniva semmai due o tre volte alla settimana. Relativamente alle prese al collo, ha tenuto a precisare che malgrado l’imputato le stringesse il collo, riusciva comunque a respirare, e di essersi sentita soffocare solo in alcune occasioni. Anche per l’’utilizzo del coltello ha precisato che solo in un’occasione le è stato appoggiato alla gola, mentre nelle altre IM glielo aveva solo mostrato. ACPR 1 non si è mai dipinta come la vittima indifesa, ma ha detto di avere sempre cercato di difendersi come poteva, graffiando, mordendo o sferrando calci.

La patrocinatrice dell’AP conferma di non avere istanze di torto morale da presentare in suo nome e per suo conto. Chiede unicamente che le spese di patrocinio siano poste a carico dell’imputato, qualora in futuro abbia i mezzi per risarcirle.

Si auspica che per IM possa essere intrapreso un percorso terapeutico che aiuti a contenere la sua rabbia.

Conclude chiedendo la conferma dell’atto d’accusa e la condanna dell’imputato.

                                    §   l’avv. DUF, difensore dell’imputato IM, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni: senza voler tentare di giustificare quanto commesso dall’imputato, alla difesa preme tuttavia sottoporre alla Corte alcuni quesiti di fondamentale importanza. I fatti per cui oggi ci troviamo in aula sono assolutamente compatibili con la follia violenta di chi viene definito un forsennato, tratti caratteriali che sono stati trasmessi a IM da chi avrebbe dovuto occuparsi di lui come figura genitoriale. Lasciato il nucleo famigliare a 15 anni, l’imputato abusa di sostanze stupefacenti e alcoliche, per scappare dalla sua infanzia e adolescenza, con i genitori separati e il padre violento, che non si è mai occupato di lui. L’arrivo dei figli non ha di certo facilitato il suo reinserimento. Per la coppia ACPR 1 e IM la loro difficile situazione personale diventa un cocktail ingestibile. Egli si scatena con rabbia nei confronti della compagna, che impotente subisce le aggressioni.

Prima di esaminare i fatti, praticamente integralmente ammessi, la difesa rivolge un pensiero alle diverse vittime di IM, che la elenca una ad una, osservando che non sono sufficienti le scuse dell’imputato, ma egli dovrà dimostrare attraverso un percorso di ricostruzione personale di avere compreso i propri sbagli, di avere accettato le proprie debolezze, per evitare di tornare ad essere quel forsennato da tutti temuto.

La difesa osserva che l’imputato non disconosce i fatti e nemmeno la loro gravità, è sinceramente pentito e dispiaciuto. I fatti vanno però messi in relazione con i disturbi evidenziati dalla perita.

Quanto al punto 1 dell’atto d’accusa, ricorda gli elementi oggettivi e soggettivi del reato di tentato omicidio intenzionale, così come la nozione di dolo eventuale.

Relativamente al punto 1.1 dell’atto d’accusa, i fatti non sono contestati, ma è contestata la qualifica giuridica data dal PP agli stessi. Il difensore dà parziale lettura delle dichiarazioni rese dall’imputato in occasione del verbale del 16 maggio 2017, osservando che IM ha pure dichiarato di avere riprodotto esattamente la stessa dinamica che aveva vissuto da bambino, con il padre che picchiava la madre, e anche lui, anche con la cintura. Dà poi parziale lettura delle dichiarazioni rese da ACPR 1 nel suo verbale del 21 giugno 2017 in merito alle percosse subite dall’imputato e ai suoi comportamenti ossessivi e paranoici nei suoi confronti, osservando che l’imputato, sebbene non fosse in grado di valutare con precisione dove colpiva la vittima, non ha mai avuto l’intenzione di colpire la compagna, dalla quale non ha mai voluto separarsi. Il difensore dà parziale lettura delle conclusioni del medico legale per quanto attiene alle lesioni causate dai fatti di cui al punto 1.1 dell’atto d’accusa, osservando che l’accusa di tentato omicidio poggia unicamente sulle dichiarazioni dell’imputato e della vittima, su elementi soggettivi e non verificabili dal perito. La difesa, con rispetto per ACPR 1, tiene a rilevare che gli effetti e le conseguenze sostanzialmente modeste dei calci sono da attribuire alla forza contenuta con cui sono stati sferrati. Non si può assumere che abbiano raggiunto una forza tale da mettere in pericolo la vita di ACPR 1. Non si tratta quindi di un tentato omicidio.

Osserva che la distinzione tra vie di fatto e lesioni semplici può apparire problematica, ritenuto che queste nozioni sono indeterminate. Citando la giurisprudenza di cui a DTF 134 IV 189, lascia alla Corte l’applicazione della corretta qualifica giuridica di questi fatti, fermo restando che non è dato il tentato omicidio.

Quanto al punto 1.2 dell’atto d’accusa, anche in questo caso l’imputato non contesta i fatti, ma la qualifica giuridica. Dà parziale lettura delle dichiarazioni rese dalla vittima al proposito, che cono state confermate dall’imputato, con la precisazione che si trattava solo di un atto intimidatorio e non era sua intenzione spingersi oltre. Dà lettura delle conclusioni del medico legale al proposito di tale agire di IM, osservando che ha rilevato che nel caso concreto non vi sia nessun dato oggettivo che permetta di valutare l’entità della pressione esercitata da IM sul collo con il coltello. Per arrivare a una sentenza di condanna, la colpevolezza dell’imputato deve essere provata in modo chiaro, mentre la presenza di qualsiasi dubbio deve essere posta a suo beneficio, in virtù del principio in dubio pro reo. Pertanto, non essendovi elementi agli atti che provano al di là di ogni ragionevole dubbio la tesi accusatoria, ritenute le dichiarazioni dell’imputato, la difesa chiede la derubricazione nel reato di minaccia.

Quanto al punto 1.3 dell’atto d’accusa, anche tali fatti sono riconosciuti dall’imputato come riportati nell’atto d’accusa e dichiarati dalla compagna. Ha però sempre detto di non avere mai avuto l’intenzione di colpire ACPR 1 alla tempia. L’imputato ha affermato che era solito colpire ACPR 1 dall’addome in giù e che nel caso concreto il colpo alla testa è avvenuto in modo involontario, perché la compagna era abbassata. Mai avrebbe voluto colpirla come ha fatto, con un calcio alla testa. Benché non fosse in grado di valutare con precisione il punto d’impatto e la forza del colpo, non ha mai avuto l’intenzione di ammazzare la compagna. Dà lettura delle conclusioni della dr.ssa ___ al proposito, osservando che agli atti non vi sono elementi probatori inconfutabili, le informazioni sulla forza dei colpi sono del tutto soggettive e non hanno potuto essere verificate dal perito, così come neppure l’effetto degli stessi e il punto preciso. Per buona sorte la forza del colpo è stata attutita dal movimento della vittima. Nel caso concreto, ribadendo la gravità del gesto, non si può concludere, a mente della difesa, per la sussistenza del reato di tentato omicidio, ma le conseguenze rientrano nel reato di lesioni semplici.

Quanto al punto 1.4 dell’atto d’accusa la difesa conferma la ricostruzione fattuale operata dal PP, ma ne contesta la qualifica giuridica. Dà lettura delle dichiarazioni rese dall’imputato al proposito.

IM riconosce anche i fatti di cui al punto 1.5 dell’atto d’accusa. Il difensore dà lettura delle conclusioni della dr.ssa ____, osservando che l’imputato non ha mirato a un punto preciso e in nessun caso ha avuto intenzione di uccidere ACPR 1. Il reato di omicidio tentato non sussiste neppure in questi casi, e si rimette alla Corte per la qualifica di lesioni semplici o vie di fatto.

Quanto al punto 2.1 dell’atto d’accusa, osserva che sia l’imputato che la vittima hanno negato che sia stato l’imputato a causare tali lesioni, che erano già presenti prima dell’inizio della loro relazione, e di cui l’AP si vergognava. Chiede il proscioglimento perché non vi sono elementi che permettano di ritenere al di là da ogni ragionevole dubbio che i fatti siano andati come indicati nell’atto d’accusa.

Quanto ai fatti di cui al punto 2.2 dell’atto d’accusa, osserva che l’imputato si assume le sue responsabilità al riguardo, precisando tuttavia che ACPR 1 si era fatta male al menisco qualche giorno prima. Dà lettura delle conclusioni del medico legale al proposito, osservando che la difesa lascia alla Corte l’apprezzamento circa la corretta qualifica giuridica, e che in ogni caso l’aggravamento di una precedente lesione è stata inferta da IM in maniera del tutto involontaria, motivo per cui è da considerarsi colposa.

In merito allo scempio di cui al punto 3 dell’atto d’accusa, a poco servono le parole. La difesa tiene unicamente a evidenziare come quel periodo sia stato per IM particolarmente tumultuoso. Era pressoché quotidianamente strafatto di crack, ha perso il controllo dei suoi agiti. Fatta eccezione per qualche episodio, comunque gravissimo, l’imputato non contesta la ricostruzione fattuale del PP e anche per questi episodi la difesa lascia alla Corte l’apprezzamento della qualifica giuridica, osservando che lo stato psico-fisico dell’imputato non ha un ruolo marginale.

Per quanto attiene alla truffa, che non è contestata, tiene a ribadire la presenza di un accordo per un indennizzo che sta avvenendo in misura di CHF 50.00 al mese.

Quanto al punto 12 dell’atto d’accusa, sottolinea ancora una volta lo stato psico-fisico dell’imputato e anche della vittima, che hanno vissuto un momento particolarmente tumultuoso; la coppia litigava continuamente e in alcune occasioni i litigi sono degenerati in episodi ostruttivi.

Quanto ai motivi a delinquere, con riferimento ai fatti non contestati, e alle dinamiche che hanno portato IM a delinquere, non vi è alcuna scusante, ma alcuni approfondimenti, secondo la difesa, meritano di essere fatti.

Quanto alla perizia psichiatrica, di cui dà parziale lettura, osserva che la stessa ha reso evidente una storia personale in cui cannabis e cocaina sono utilizzati in modo da creare dipendenza. IM consuma cannabis dall’adolescenza e da anni fa uso di cocaina. La vita dell’imputato era in gran parte strutturata attorno al consumo di stupefacenti, come rilevato dalla perita. La sindrome da dipendenza non è mai stata adeguatamente trattata e ha peggiorato il suo disturbo di personalità. Gli effetti delle due patologie si sommano formando una miscela violenta e incontrollabile. I reati sono da mettere in relazione con i suoi disturbi, ma l’esperta non ha ritenuto una scemata l’imputabilità. La difesa fatica a capire come si possa sostenere che era pienamente in grado di agire secondo la valutazione dei suoi agiti. In ogni caso IM riconosce di dover essere assistito e vuole essere aiutato. La perita aveva individuato in ____ la struttura idonea, ma nonostante le richieste dell’imputato per anticipare l’espiazione della misura, la struttura ha preferito non accettare di accogliere IM. Alla luce di questo rifiuto la difesa ha preso contatto con lo psicoterapeuta ____. Come da scritto prodotto in aula, lo psicologo ha avuto modo di analizzare la perizia giudiziaria, ha incontrato il difensore e ha visitato in carcere l’imputato. Dopo aver analizzato tutti gli elementi, ha individuato un possibile percorso terapeutico, un progetto ad hoc, che andrà a curare e aiutare IM in tutti i suoi aspetti deficitari. Non c’è solo l’aspetto psichiatrico e delle dipendenze, ma anche un aspetto sociale ed educativo. ____ si è detto disponibile a seguire in prima persona l’imputato e ha individuato la forma di semi prigionia come forma esecutiva, mentre una volta espiata la condanna si potrà far capo al centro dragonato di ____ e vi sarebbero dei programmi occupazionali da seguire, ciò in cui verrebbe assistito da dei professionisti. L’imputato ha manifestato il suo interesse per questo progetto, auspicando di poterlo iniziare il più presto possibile, una volta scontata la condanna.

Quanto alla commisurazione della pena, la difesa osserva che a qualificare la colpa di IM concorrono diversi elementi. Lo stato di dipendenza, inserito nel disturbo di personalità, lo ha peggiorato. L’effetto combinato di queste patologie ha formato questa miscela violenta e incontrollabile. Quali fattori mitiganti la pena ci sono le ammissioni: sebbene con qualche reticenza iniziale, l’imputato ha ammesso praticamente integralmente i fatti e se ne assume le responsabilità, un segno tangibile di ravvedimento. L’imputato appare vergognato, con voce bassa, e sentire quanto ha fatto lo fa stare male. I suoi disturbi hanno influito sul controllo degli impulsi, ciò che a mente della difesa si concretizza in una scemata imputabilità almeno di grado medio. In fine, vi è il sincero pentimento. IM ha capito, ma deve ancora elaborare e concretizzare il suo percorso riabilitativo. Il progetto di vita futura, la terapia, l’adesione al progetto, dimostra le intenzioni di IM in questo senso.

A mente della difesa, per ricercare la giusta pena, s’impone un confronto per trovare un’equità di giudizio.

Ricorda quindi il noto caso Tamagni, che ha portato alla condanna a 10 anni di pena detentiva, così come il pestaggio avvenuto a Gravesano, a margine del carnevale di ____, giudicato da questa Corte, con condanna alla pena detentiva di 4 anni, rispettivamente 3 anni e 3 mesi. Per venire a casi simili a quello di specie, dove la violenza dell’imputato è rivolta verso la compagna, cita due casi, più contenuti per numero di episodi, ma simili per brutalità, tipologia di reato, e caratteristiche personali dell’imputato, e meglio le sentenze 72.2010.17 del 27 ottobre 2010 72.2015.202 del 26 marzo 2015 della Corte delle assise correzionali: nel primo caso l’imputato è stato condannato alla pena detentiva di 12 mesi sospesi per 2 anni con trattamento ambulatoriale, mentre nel secondo caso, a mente della difesa più vicino al nostro, la condanna fu di 20 mesi, sospesa per 3 anni, sempre con trattamento ambulatoriale; in questo caso il reo avevo inferto lesioni semplici e vie di fatto, colpendo ogni giorno la compagna, e anche il figlio, con percosse.

Va pure tenuto conto, secondo la difesa, del lunghissimo periodo di carcerazione preventiva scontato dall’imputato, della giovane età, dei buoni propositi espressi in aula, della collaborazione, sebbene non immediata, dell’intenzione di aderire a un programma terapeutico, del ravvedimento, del sincero pentimento e della scemata imputabilità di grado almeno medio. Conclude chiedendo una massiccia riduzione della pena richiesta dal PP, che non dovrà superare in ogni caso i 4 (quattro) anni di detenzione.

Considerato,                  in fatto ed in diritto

                                    I)   Correzioni dell’atto d’accusa

                                   1.   Per le correzioni dell’atto d’accusa si rinvia al verbale dell’udienza preliminare tenutasi il 7 novembre 2018, osservando che, con l’accordo delle parti, al punto 13.4 dell’atto d’accusa è stata aggiunta la subordinata di impedimento di atti dell’autorità ex art. 286 CP, posto che la Corte ha considerato che una parte dei fatti, segnatamente la seconda parte della vicenda, potrebbe adempiere a tale reato piuttosto che a quello indicato di violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari.

Le parti hanno inoltre acconsentito a modificare il punto 14 dell’atto d’accusa, nel senso che i reati imputati sarebbero semmai quelli di denuncia mendace e furto d’uso, e non di favoreggiamento, nei confronti di ____.

Quanto ai fatti di cui al punto 3.1 dell’atto d’accusa, che sono stati qualificati dal PP quali lesioni semplici, come anticipato in sede d’udienza preliminare, in occasione del pubblico dibattimento la Corte ha proposto un apprezzamento giuridico divergente, qualificando tali fatti di tentato omicidio intenzionale ai sensi dell’art. 111 CP, in relazione con l’art. 22 CP.

In occasione del pubblico dibattimento, con l’accordo delle parti, sono poi stati modificati i punti 1 e 11 dell’atto d’accusa, nel senso che l’ultima imputazione subordinata di cui al punto 1 è di vie di fatto qualificate ripetute, mentre l’imputazione di minaccia di cui al punto 11 è ripetuta.

                                   II)   Vita e precedenti penali dell’imputato

                                   2.   IM …OMISSIS…

Sentito per la prima volta dal PP il 18 marzo 2017, l’imputato si è così espresso in punto alla sua situazione personale:

…OMISSIS...”

(VI PP 18.03.2017, p. 8, AI 12).

                                   3.   Per il restante, per quanto attiene alla situazione personale e alla vita anteriore dell’imputato, si rimanda all’anamnesi effettuata dalla dr.ssa ____ nel suo referto del 16 novembre 2017, secondo cui:

" Anamnesi famigliare

…OMISSIS...

Anamnesi fisiologica

…OMISSIS...

Anamnesi scolastica, lavorativa e sociale

…OMISSIS...

Anamnesi somatica

Non segnala patologie con influsso sulla psiche.

Anamnesi psichiatrica

…OMISSIS...”

(AI 118, p. 4-9).

                                   4.   Quanto alla sua situazione finanziaria, nel verbale d’interrogatorio finale del 30 marzo 2018 l’imputato ha dichiarato di avere esecuzioni in corso per almeno CHF 90'000.00 (VI PP 30.03.2018, p. 10, AI 185.1).

Di fatto, dall’estratto del registro delle esecuzioni del 16 aprile 2018 a carico di IM risultano 99 esecuzioni per complessivi CHF 140'558.75 e 73 attestati di carenza beni per un totale di CHF 103'368.00.

                                   5.   Con riferimento ai suoi precedenti penali, nel verbale della persona arrestata del 18 marzo 2017 il prevenuto ha dichiarato di essere pregiudicato in Svizzera e di avere avuto “qualche problema” anche in Germania (“mancato pagamento pieno di benzina e possesso di stupefacenti”).

Di fatto, dall’estratto del casellario giudiziale svizzero del 28 agosto 2018 risultano le seguenti condanne a carico del prevenuto:

                                     -   16 febbraio 2009: decreto d’accusa del Ministero Pubblico del Canton Ticino con condanna al lavoro di pubblica utilità di 360 ore e alla multa di CHF 600.00 per ingiuria (commissione reiterata), minaccia (commissione reiterata), trascuranza degli obblighi di mantenimento, contravvenzione alla LF sugli stupefacenti, contravvenzione alla LF sul trasporto pubblico e vie di fatto (commissione reiterata);

                                     -   5 maggio 2010: decreto d’accusa del Ministero Pubblico del Canton Ticino con condanna alla pena detentiva di 90 giorni per lesioni semplici (commissione reiterata), vie di fatto, furto (commissione reiterata), frode dello scotto, abuso di un impianto per l’elaborazione di dati (reato mancato), minaccia, trascuranza degli obblighi di mantenimento, denuncia mendace, delitto contro la LF sugli stupefacenti e contravvenzione alla LF sugli stupefacenti;

                                     -   17 agosto 2010: decreto d’accusa del Ministero Pubblico del Canton Ticino con condanna alla pena detentiva di 90 giorni e alla multa di CHF 40.00 per furto (commissione reiterata), danneggiamento, ricettazione e contravvenzione alla LF sugli stupefacenti (commissione reiterata);

                                     -   16 gennaio 2012: decreto d’accusa del Ministero Pubblico del Canton Ticino con condanna alla pena detentiva di 4 mesi per furto (commissione reiterata), danneggiamento (commissione reiterata), violazione di domicilio, lesioni semplici, vie di fatto (commissione reiterata), trascuranza degli obblighi di mantenimento e contravvenzione alla LF sugli stupefacenti;

                                     -   3 luglio 2014: decreto d’accusa del Ministero Pubblico del Canton Ticino con condanna alla pena pecuniaria di 180 aliquote giornaliere di CHF 30.00 cadauna, e multa di CHF 500.00, per danneggiamento, ingiuria, infrazione grave alle norme della circolazione, elusione di provvedimenti per accertare l’incapacità alla guida (veicolo a motore) (commissione reiterata), conduzione di un veicolo a motore se la licenza è stata rifiutata, revocata o non riconosciuta (commissione reiterata), furto d’uso di un veicolo a motore, uso abusivo di licenze e/o targhe di controllo e contravvenzione alla LF sugli stupefacenti;

                                     -   12 giugno 2015: decreto d’accusa del Ministero Pubblico del Canton Ticino con condanna alla pena pecuniaria di 120 aliquote giornaliere da CHF 30.00 cadauna per trascuranza degli obblighi di mantenimento, appropriazione illegale di targhe di controllo e conduzione di un veicolo a motore con licenza in prova scaduta (commissione reiterata).

                                   6.   In occasione del pubblico dibattimento, l’imputato ha riferito di essere stato in carcere, in sezione aperta, da marzo ad agosto 2015, e prima nel 2012, e di avere eseguito anche le ore di pubblica utilità (VI DIB 06.12.2018, p. 3, allegato 1 al verbale dibattimentale). 

In punto alle sue prospettive di vita l’imputato si è così espresso:

" Voglio trovare lavoro, ho sbagliato e capito i miei errori. Ho avuto il tempo di elaborare e ora non sono più dipendente dalle sostanze che mi avevano sopraffatto e annebbiato. Voglio costruire un solido rapporto con la mi attuale compagna. Ho chiesto aiuto a uno psicoterapeuta di ____ e verrò seguito da lui per risolvere i miei problemi.”

(VI DIB 06.12.2018, p. 3, allegato 1 al verbale dibattimentale).

                                  III)   La vittima

                                   7.   ACPR 1 …OMISSIS…

Sulla sua persona si è così espressa nel verbale del 17 marzo 2017:

                                          “…OMISSIS…”

(VI PG 17.03.2017, p. 2, allegato al rapporto di arresto provvisorio, AI 8).

Anche la vittima, come l’imputato, ha riferito di essere consumatrice di cocaina e marijuana (VI PG 25.04.2017, p. 3, allegato al rapporto d’inchiesta di Polizia Giudiziaria 26.04.2017, AI 50).

                                 IV)   Circostanze dell’arresto, inchiesta e atto d’accusa

                                   8.   IM è stato fermato e posto in arresto dalla Polizia il 17 marzo 2017, a ____, su ordine del Ministero pubblico.

Il prevenuto era stato oggetto, nei mesi precedenti, in un periodo relativamente breve, di numerose segnalazioni e denunce, e meglio:

                                     -  Il 7 e dell’8 novembre 2016, ___, rispettivamente della Posta Svizzera, hanno sporto denuncia per lesioni semplici, vie di fatto e ingiurie il primo, e per conseguimento fraudolento di una falsa attestazione la seconda, in quanto il 29 ottobre 2016, unitamente a una donna non identificata, l’imputato sarebbe salito a bordo dell’autopostale in direzione di ____ alla fermata di ___ ___ ed avrebbe mostrato al conducente un titolo di trasporto scaduto, sostenendo di dover arrivare fino a ___, di non avere soldi per il biglietto e che il distributore automatico non accettava la carta di credito. Il conducente avrebbe quindi accettato che la coppia salisse sul mezzo pubblico. Senonché, arrivato alla fermata di ____, il conducente si sarebbe accorto che IM e la donna che lo accompagnava non erano scesi dal bus a ___ come dichiarato, ma avevano proseguito sino a ____. Alle richieste di spiegazione del conducente, IM avrebbe risposto con insulti di svariato genere, per poi risalire sul mezzo di trasporto e afferrare ___ al collo con la mano, sferrandogli poi una sberla (Inc. 2016.9675);

                                     -   il 22 ottobre 2016 è stato redatto dalla Polizia Cantonale un rapporto di constatazione per infrazione alla LF sulla circolazione stradale per guida senza autorizzazione, in quanto IM è stato fermato il 21 ottobre 2016 alla guida dell’autovettura Nissan Micra targata TI ____, nonostante la licenza di allievo conducente gli sia stata revocata a tempo indeterminato a fare tempo dall’8 gennaio 2014 (Inc. 2016.9807);

                                     -   il 21 gennaio 2017, l’imputato è stato oggetto di rapporto di Polizia per le ipotesi di reato di guida senza patente, guida senza licenza di circolazione e senza assicurazione per responsabilità civile, uso abusivo delle targhe di controllo, guida in stato di inattitudine e contravvenzione alla LF sugli stupefacenti, si legge che l’imputato, nonostante la revoca della licenza di allievo conducente, sarebbe stato trovato nuovamente alla guida il 13 dicembre 2016, a bordo dell’autovettura Mazda 626, senza previa immatricolazione, senza disporre della licenza di circolazione e sapendo che la stessa era priva della necessaria assicurazione per responsabilità civile; inoltre, IM avrebbe utilizzato abusivamente le targhe di controllo TI ____ applicandole sull’autovettura in questione, targhe invece assegnate all’autovettura Peugeot 306 intestata a ACPR 1; l’imputato avrebbe altresì condotto sotto l’influsso di marijuana (Inc. 2017.1252);

                                     -   il 20 gennaio 2017, oltre ad essere stato trovato, per l’ennesima volta, al volante di un autoveicolo malgrado la revoca della licenza di condurre, nell’ambito del verbale dell’interrogatorio esperito, IM avrebbe dichiarato che la persona che si trovava a bordo con lui era ____, proprietaria dell’autovettura, mentre dagli accertamenti esperiti sarebbe emerso che si trattava di ACPR 1, sorella gemella di ____ (Inc. 2017.14014).

                                   9.   Quanto ai fatti che hanno portato all’arresto di IM (Inc. 2017.2474 e 2475), il 3 gennaio 2017 la Polizia Cantonale ha segnalato che l’imputato avrebbe telefonato in Gendarmeria a ____ e, parlando con l’appuntato ____ che cercava di fissare un appuntamento per esperire un interrogatorio in relazione agli episodi suelencati, avrebbe minacciato il sergente ____ e il caporale ____, riferendo di volerli incontrare senza divisa per “gonfiarli di botte”, “spaccargli la testa” e “cavargli gli occhi”, così come pure che, se non fosse riuscito ad incontrarli, sarebbe “andato a prendere” le loro mogli e i loro figli.

Il 15 marzo 2017, poi, è stato chiesto l’intervento della Polizia presso il Comune di ____, dove IM si sarebbe recato per varie pratiche e avrebbe preteso dalla funzionaria comunale ACPR 4 che questa gli fissasse un appuntamento presso lo sportello LAPS per le prestazioni assistenziali. L’impiegata comunale avrebbe riferito all’imputato che ciò non era possibile, in quanto era necessario che la di lui convivente si recasse in Comune per le pratiche relative al cambio di domicilio. In preda all’ira, il prevenuto, oltre a ingiuriare ACPR 4 dandole della “handicappata tossica”, l’avrebbe minacciata dicendole “ti aspetto di sotto e ti spacco le gambe”, cercando di costringerla a fare quanto da lui richiesto. Intervenuto in soccorso della collega, pure il segretario comunale ACPR 3 sarebbe stato minacciato dall’imputato, il quale gli avrebbe detto “se vieni di sotto ti spacco le gambe anche a te”.

In fine, il 16 marzo 2017, verso le ore 21:30, la Gendarmeria di ____ è stata allertata per l’ennesima lite domestica tra IM e la compagna ACPR 1, conviventi a ____ presso il domicilio dell’imputato. Stando a quanto riferito dalla vittima, l’imputato l’avrebbe gravemente minacciata, anche di morte; dopo avere ricevuto una sberla la donna avrebbe quindi chiesto alla sorella e a una vicina di casa di allertare la Polizia. Un’autopattuglia avrebbe quindi accompagnato la vittima presso la Gendarmeria di ____, dove si sarebbe poi presentato IM, pretendendo di parlare da solo con la compagna. Vedendosi negare tale possibilità, l’imputato avrebbe dato in escandescenza e avrebbe tentato di prendere a pugni gli agenti di Polizia, riuscendo a colpire il caporale ____. Gli agenti sarebbero dunque stati costretti a bloccarlo per accompagnarlo all’esterno dei locali. Una volta fuori, IM avrebbe danneggiato un portaombrelli e un posacenere. Mentre gli agenti cercavano di far salire la vittima sull’autopattuglia per accompagnarla dalla sorella, il prevenuto avrebbe nuovamente cercato il contatto con la stessa e si sarebbe appoggiato dapprima al veicolo della Polizia per evitare che partisse, per poi salire sul cofano e, in fine, aggrapparsi al portapacchi della vettura di servizio, danneggiando inoltre la medesima con dei pugni. Per tutto il tempo, l’imputato avrebbe altresì pesantemente ingiuriato i funzionari di Polizia.

                                10.   Assunta a verbale la sera del 17 marzo 2017, ACPR 1 ha riferito di avere subìto diversi episodi di violenza da parte del compagno. Il più grave, stando alle sue dichiarazioni, sarebbe occorso il 24 febbraio 2016 a ____: in tale occasione, l’imputato l’avrebbe lungamente picchiata con calci, pugni e sberle, fino a portarla allo svenimento. Portata da un’ambulanza presso l’Ospedale ____ di ____, a dire della vittima le sarebbero state diagnosticate commozioni cerebrali, la lussazione della clavicola sinistra e una sospetta emorragia alla milza. Sempre secondo quanto da lei dichiarato, IM le avrebbe detto di riferire ai medici che era caduta e non ricordava l’accaduto e, su richiesta del compagno, avrebbe lasciato il pronto soccorso prima dell’arrivo della Polizia, il cui intervento era stato sollecitato dal personale medico.

                                11.   IM, sentito anch’egli il 17 marzo 2017, ha sostanzialmente fornito versioni che si discostano da quanto riferito dalle altre persone coinvolte, minimizzando l’accaduto e i suoi gesti.

Con specifico riferimento alle minacce rivolte agli agenti nel mese di gennaio 2017, l’imputato ha asserito di non avere voluto minacciare nessuno e di non avere mai fatto riferimento alle famiglie degli agenti di Polizia.

In merito all’episodio presso il Comune di ____, ha ammesso unicamente di avere ingiuriato ACPR 4.

Per quanto attiene ai fatti del 16 marzo 2017, il prevenuto ha affermato che a chiamare i soccorsi sarebbe stata la sorella della sua convivente e di non sapere per quale ragione, motivo per cui, quando ACPR 1 era stata portata via dalla Polizia, si sarebbe recato in Gendarmeria per capirne il motivo. L’imputato ha sostenuto di avere reagito violentemente rispondendo alle aggressioni subite da parte degli agenti, che gli avrebbero impedito di parlare con la sua compagna e che lo avrebbero anche malmenato. Ha ammesso di avere dato pugni al veicolo di servizio, di essersi aggrappato alla vettura e di essere salito sul cofano, il tutto perché intenzionato a parlare con la vittima. A suo dire, i danni all’esterno della Gendarmeria di ____ sarebbero stati quasi accidentali.

Quanto alle liti con la convivente, IM ha negato qualsivoglia coinvolgimento per quanto riguarda le lesioni da lei subite alla gamba nel mese di gennaio 2017, asserendo che ACPR 1 si sarebbe “fatta male a casa” e che si sarebbero tirati degli schiaffi a vicenda. Ha inoltre negato di avere picchiato la compagna la sera del 16 marzo 2017.

In fine, in punto all’episodio di violenza fisica del 24 febbraio 2016 riferito da ACPR 1, nel verbale del 18 marzo 2017 l’imputato ha contestato la versione fornita dalla compagna, affermando di averle tirato al massimo un paio di sberle (cfr. istanza di carcerazione preventiva, AI 14).

                                12.   In parziale accoglimento dell’istanza del PP (AI 14), constatata l’esistenza di gravi indizi di reato e pericolo di fuga e recidiva, con decisione del 20 marzo 2017 il GPC ha ordinato la carcerazione preventiva di IM fino al 5 maggio 2017 compreso (AI 16).

                                13.   Accogliendo l’istanza dell’imputato (AI 49 e 55), il PP ha autorizzato IM a scontare anticipatamente la pena ex art. 236 cpv. 4 CPP a far tempo dal 3 maggio 2017 (AI 56).

Con scritto dell’8 maggio 2017 l’Ufficio di Patronato ha comunicato al PP che, a seguito del cambiamento di regime, l’imputato aveva allestito la lista dei visitatori permanenti, inserendovi anche ACPR 1. Accertato che si trattava della vittima, avrebbero proceduto al blocco della visita, ciò che avrebbe suscitato l’indignazione della stessa, la quale avrebbe insistito per recare visita al compagno in carcere (AI 58).

Con scritto dell’11 maggio 2017 il direttore delle Strutture carcerarie comunali ha comunicato a IM di avere sospeso momentaneamente il permesso di visita di ACPR 1 ai sensi dell’art. 56 RSC (AI 65).

Con decisione del 12 maggio 2017 il PP ha quindi revocato il regime ordinario di esecuzione della pena per IM, sottoponendolo con effetto immediato al regime speciale e permettendogli dunque contatti con l’esterno liberi unicamente con il difensore, mentre con altre persone contatti limitati, soggetti ad autorizzazione da parte del PP, rispettivamente a sorveglianza della Polizia Cantonale (AI 66 e 67).

                                14.   Nel frattempo, il 5 maggio 2017 IM è stato oggetto di una sanzione disciplinare in carcere, consistente in un’ammonizione scritta e nella sospensione dei benefici Gastronomico e Silva, essendo stata rinvenuta all’interno della sua cella, il 3 maggio 2017, una pastiglia nascosta all’interno di un pacchetto di sigarette, che l’imputato ha riconosciuto essere di sua proprietà (AI 59).

                                15.   Con decisione del 24 luglio 2017 il PP ha autorizzato il passaggio di IM al regime ordinario nell’ambito dell’esecuzione anticipata della pena, continuando comunque ad autorizzare le visite di ACPR 1 unicamente in forma sorvegliata e alla presenza di un rappresentante dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (AI 103 e doc. TPC 16).

                                16.   Il 17 novembre 2017 l’imputato è stato nuovamente oggetto di una sanzione disciplinare in carcere, e meglio sono stati sospesi i benefici Gastronomico e Silva e gli è stata inflitta una multa di CHF 10.00, essendo stata rinvenuta all’interno della sua cella, il 14 novembre 2017, una consolle da gioco PS2 appartenente a un altro detenuto (AI 120).

                                17.   Dopo avere preso atto della perizia psichiatrica del 16 novembre 2017 della dr.ssa ____, nella quale la perita proponeva, per l’imputato, un trattamento stazionario della tossicodipendenza ex art. 60 CP, indicando quale possibile struttura ____, questi ha chiesto di essere posto in esecuzione anticipata della misura.

Con scritto del 27 dicembre 2017, il PP ha quindi inoltrato la richiesta dell’imputato alla struttura in oggetto, chiedendo di prendere posizione in merito (AI 147).

Previo incontro con l’imputato presso il carcere per procedere alla valutazione nell’ambito di un’eventuale presa a carico (AI 150), con scritto del 17 gennaio 2018 gli psicologi ____ e ____, direttore, rispettivamente vicedirettore di ____, hanno comunicato al PP di non poter accogliere IM presso la propria struttura viste le pregresse esperienze con esito negativo e ritenendo “che quest’ultimo non sia gestibile a livello comportamentale” all’interno della struttura terapeutica, “soprattutto per quanto è della violenza fisica e dei passaggi all’atto” (AI 151, doc. TPC 19).

                                18.   Il 7 maggio 2018 IM è stato nuovamente oggetto di una sanzione disciplinare, e meglio per essere, il 4 maggio 2018, in concorrenza con l’apertura delle celle, entrato nella cella di un altro detenuto per prendere dei DVD, innescando quindi una discussione, da cui è scaturita una colluttazione, al detenuto sono stati sospesi i benefici Gastronomico e Silva ed è stato ordinato l’isolamento in cella di rigore per 3 giorni, dal 7 al 10 maggio 2018 (AI 192). Dal 10 al 15 maggio 2018 l’imputato è poi stato collocato in regime separato con isolamento in cella individuale e con il tempo libero serale sospeso (AI 193). 

                                  V)   Principi applicabili all’accertamento dei fatti

                                19.   Giusta l’art. 139 cpv. 1 CPP, per l’accertamento della verità, il giudice - così come le altre autorità penali - si avvale di tutti i mezzi di prova leciti e idonei secondo le conoscenze scientifiche e l’esperienza (Bernasconi e al., Commentario CPP, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 10, n. 24, pag. 49 e ad art. 139, n. 1, pag. 297; Bénédict/Treccani, Commentaire romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 139, n. 2, pag. 603; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 5, pag. 23; Hofer, Basler Kommentar, StPO, Basilea 2011, ad art. 10, n. 47, pag. 170 e seg.) che, in applicazione dell’art. 10 cpv. 2 CPP, valuta liberamente, secondo il convincimento che trae dall’intero procedimento (Bernasconi e al., Commentario CPP, ad art. 10, n. 15, 16 e 23, pag. 48 e 49; Schmid, Praxiskommentar, ad art. 10, n. 4 e 5, pag. 23; Kuhn/Jeanneret, Commentaire romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 10, n. 35-41, pag. 70-72; Piquerez, Traité de procédure pénale suisse, Ginevra/Zurigo/Basilea 2006, § 100, n. 744, pag. 472; Piquerez/Macaluso, Procédure pénale suisse, Ginevra/Zurigo/Basilea 2011, n. 953, pag. 330-331; Hauser/Schweri/Hartmann, Schweizerisches Strafprozessrecht, Basilea 2005, § 54

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