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Ticino Tribunale penale cantonale 05.03.2018 72.2017.119

5. März 2018·Italiano·Tessin·Tribunale penale cantonale·HTML·16,189 Wörter·~1h 21min·2

Zusammenfassung

Reato di coazione sessuale: imputato, in veste di curatore generale della vittima, è colpevole di averla costretta, esercitando pressioni psicologiche su di lei, a subire atti analoghi alla congiunzione carnale e altri atti sessuali in almeno 16 episodi

Volltext

Incarto n. 72.2017.119

Lugano, 5 marzo 2018/ns

Sentenza In nome della Repubblica e Cantone Ticino  

La Corte delle assise criminali  

      composta da:

giudice Mauro Ermani, Presidente

GI 1, giudice a latere GI 2, giudice a latere

__________, assessore giurato __________, assessore giurato __________, assessore giurato __________, assessore giurato

Veronica Lipari, vicecancelliera

sedente nell’aula penale maggiore di questo palazzo di giustizia, per giudicare

nella causa penale

Ministero pubblico

e in qualità di accusatore privato  

ACPR 1, patrocinato dall’avv. RAAP 1

contro

IM 1, rappresentato dall’avv. DF 1

in carcerazione preventiva dal 12.04.2017 al 23.05.2017 (42 giorni)

in esecuzione anticipata della pena dal 24.05.2017

imputato, a norma dell’atto d’accusa 100/2017 del 27.06.2017 emanato dal Procuratore pubblico PP 1, di

coazione sessuale (ripetuta)

per avere,

a __________ e a __________,

nel periodo compreso tra gennaio 2016 e il 16 febbraio 2017

ripetutamente costretto una persona a subire atti analoghi alla congiunzione carnale e altri atti sessuali, segnatamente usando violenza, esercitando pressioni psicologiche su di lei,

e meglio

rivestendo a partire dal 10 maggio 2012 il ruolo di curatore generale di ACPR 1,

ottenendo quindi negli anni grazie alla posizione da lui ricoperta, la stima e la fiducia di ACPR 1, donna psicologicamente fragile, con diagnosi di persona dipendente, depressione e un lieve ritardo mentale, già ricoverata più volte in cliniche specializzate a seguito di tentamen suicidali (non da ultimo nel corso del mese di novembre 2015), persona quindi dipendente da lui per ogni cosa della vita, sia amministrativa che non,

per la quale lui era diventato una delle figure più importanti;

comportandosi quindi a partire dal mese di gennaio 2016 in maniera maggiormente amichevole dicendole “adesso ci conosciamo già da un po’ di tempo e possiamo darci del tu”, intensificando le visite al domicilio e la sua permanenza, soffermandosi anche a bere il caffè,

e quindi

in data 18 gennaio 2016, nel corso di una visita al domicilio dicendole che aveva “i muscoli duri” e mettendole quindi “mani sotto i vestiti” e massaggiandole le spalle, nonostante la donna apparisse rigida e intimorita,

e ancora, in data 25.02.2017, imponendole di recarsi al proprio domicilio, in quanto lui si era infortunato, e quindi baciandola sulla bocca con la lingua nonostante lei non volesse,

e, sincerandosi ogni volta che andava a casa sua che fosse sola e avvertendola prima di arrivare che “doveva avere un po’ di tempo per lui,”

quindi nel corso degli incontri al di lei domicilio, imponendole di chiudere la porta a chiave, allontanando parimenti in almeno due occasioni il fidanzato, quando era presente,

intimorendola dicendole in merito alla presenza del compagno/fidanzato in casa, che vi era la possibilità di avere problemi con il permesso “ti mandano via in __________” (permesso che non le era stato effettivamente ancora rinnovato),

sedendosi quindi sul divano, avvicinandosi a lei, abbracciandola, baciandola sulla bocca e leccandola sui seni sino a toccarla in vagina, nonostante lei gli avesse ripetutamente spostata la mano,

imponendole inoltre di non dire niente alla dottoressa,

e quindi,

presso il di lei domicilio, sul divano,

dopo essersi avvicinato a lei,

                                     -   in data 04.03.2016 baciandola con la lingua e toccandola e leccandola sui seni,

                                     -   in data 31.03.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

                                     -   in data 21.04.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

                                     -   in data 23.06.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

                                     -   in data 04.07.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

                                     -   in data 20.07.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

                                     -   in data16.08.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

                                     -   in data 26.08.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

                                     -   in data 15.09.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

                                     -   in data 27.10.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

                                     -   in data 13.12.2016 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

                                     -   in data 23.01.2017 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

                                     -   in data 16.02.2017 toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e penetrandola vaginalmente con le dita,

                                         nonché nelle date summenzionate in due occasioni, tenendole la testa, e facendosi praticare un rapporto orale e in talune occasioni leccandola parimenti in vagina,

                                         costretto in tal modo ACPR 1, a subire più atti sessuali, e atti simili alla congiunzione carnale;

fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

reato previsto: dagli art. 189 cpv. 1 CP;

Presenti:                   -   il Procuratore pubblico PP 1, in rappresentanza del Ministero Pubblico;

                                     -   l’imputato IM 1, assistito dal suo difensore di fiducia, avv. DF 1;

                                     -   l’avv. RAAP 1, patrocinatore d’ufficio (GP) dell’accusatore privato ACPR 1.

Espletato il pubblico dibattimento:

  venerdì 2 marzo 2018, dalle ore 09:40 alle ore 18:30, lunedì 5 marzo 2018, dalle ore 17:05 alle ore 17:25.

Evase le seguenti

questioni:                      Verbale del dibattimento

Il Presidente chiede alle parti se hanno ricevuto e preso conoscenza dell’atto d’accusa (più l’accusa subordinata formulata dalla PP, doc. TPC 41 e le correzioni di cui al verbale di udienza preliminare, doc. TPC 3). Le parti rispondono affermativamente.

Sentiti:                       §   il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:

IM 1 è ritenuto dai più una persona integerrima, affidabile ed un ottimo professionista. …OMISSIS... Una persona, a mente dell’accusa, insospettabile. ACPR 1, la vittima, paziente psichiatrica, come purtroppo è lei stessa a definirsi, soffre di un disturbo di personalità, è depressa, con un ritardo mentale: una persona definita, quindi, dipendente. Ma, prima di tutto ciò, è una donna, che purtroppo è stata abusata già più volte, tanto che la sua stessa figlia è il frutto di una violenza. Si tratta di una persona da anni tormentata, suscettibile e fragile. Una donna, come riferisce IM 1, che è capace di andare nel pallone semplicemente per il dover fornire delle risposte al funzionario del controllo abitanti per il rinnovo del suo permesso. In passato, ACPR 1 ha subito diversi ricoveri presso strutture psichiatriche, l’ultimo a fine del 2015. I primi approcci con l’imputato risalgono ad inizio gennaio 2016. La PP ripercorre l’inizio della relazione curatore/pupilla nel 2012, fu lo Stato a contattare IM 1 e ad assegnargli il mandato di proteggere ACPR 1. Quest’ultima, fin dal primo approccio del IM 1, nel quale egli le praticò un massaggio alle spalle, cercò aiuto rivolgendosi a diverse persone, invano. Rilegge le dichiarazioni della vittima e rimarca la sua sofferenza per il fatto di non essere stata creduta dal personale del __________, come pure dalla sua psichiatra o dall’infermiera curante. Questi l’hanno lasciata in balia degli impulsi di terzi, affermando che, per fare un esempio, avrebbero creduto alla richiesta di aiuto se fosse stata fatta in un contesto formale, e non se fatta in un momento di pausa dal lavoro. Questa storia, benché brutta, ha permesso di dare credibilità alla vittima, perché è stato dimostrato che lei effettivamente questi aiuti li ha chiesti, anche se poi sono stati mal interpretati. ACPR 1 ha raccontato della paura che ha provato in quegli istanti, tanto da non riuscire a reagire. La spontaneità del racconto di ACPR 1, la paura che traspare, la convinzione che lei stessa dice di essere psichiatrica e perciò di non essere creduta, sono indizianti della sua credibilità. Chi mente, non dice queste cose, non si butta giù, anzi, di solito nel mentire ci si rende sempre più brillanti. ACPR 1, nel suo racconto, ha affermato di aver tolto la mano del IM 1, e, a domanda di sapere se avesse mai chiaramente pronunciato un “no”, ella ha ammesso di non averlo mai fatto per paura. Questa tipologia di vittima può difendersi solo in questo modo. A domanda “ma lui ha capito che tu non volevi?” ACPR 1 ha risposto, onestamente, di non saperlo dire. Questo non infierire sull’imputato, a mente della pubblica accusa, è un indizio pacifico di credibilità. La paura provata è reale e oggettivata dalle cartelle mediche agli atti. Lo stesso IM 1 ammette che già solo il semplice dover compilare un formulario la manda in panico. Come si può sentire una simile donna di fronte al curatore che cambia atteggiamento nei suoi confronti e abusa di lei? Rilegge le dichiarazioni di ACPR 1 circa l’episodio in cui si è recata a casa dell’imputato: ansia e paura sono il filo conduttore del suo interrogatorio. Ad ogni pagina si legge la parola “paura”. Si chiede perché ACPR 1, quando riporta il suo non volere, dovrebbe mentire. La vittima, è noto, ha avuto diverse relazioni sentimentali nel corso della sua vita. Questo deriva anche dal suo stesso disturbo che la fa inciampare in persone sbagliate. Ma ACPR 1 non ha mai avuto problemi a dire ad un curante o ad un’infermiera se frequentava un uomo o meno. È tutto riportato nella sua cartella clinica. Perché dunque mentire su IM 1? Fosse stata tanto felice, come lui la descrive, perché non ha semplicemente serbato il segreto? Quello che dice ACPR 1 è lineare, spontaneo e credibile. ACPR 1 aveva paura di non poter più rimanere in Svizzera, credeva che tutto ciò dipendesse da lui. La PP nell’incarto della Sezione stranieri ha trovato che è stata proprio quest’ultima Sezione ad invitare ACPR 1 e IM 1 a recarsi da loro, come pure un sollecito indirizzato a IM 1 per produrre della documentazione. Ciò a conferma del fatto che ACPR 1 non sta mentendo. IM 1 ha ammesso inizialmente di aver percepito che ACPR 1 si irrigidiva al contatto, che lui le chiedeva di restare da soli, che lei aveva tentato di togliere la di lui mano come pure che la donna non aveva le capacità di opporsi oltre, più volte. L’imputato al verbale di confronto, come oggi in aula, ha ritrattato la sua versione, senza riuscire a fornire una motivazione plausibile a questa ritrattazione. Quello che lui ha ammesso in inchiesta, rispecchia il dire credibile della vittima. Come giustamente già contestato in aula, se lui era pronto ad ammettere ogni cosa, come dichiara oggi, in preda alla confusione, perché allora non ha ammesso integralmente la versione della vittima (v. numero di rapporti orali e questione permesso di soggiorno), come pure per quale ragione non ha ammesso anche i fatti di cui la __________, altra pupilla, lo ha accusato? Per il reato di coazione sessuale, dottrina e giurisprudenza hanno ampiamente precisato che il solo sfruttare una situazione di dipendenza non è sufficiente per fondare una coercizione. Lo stato coercitivo deve essere creato. Dunque, nel caso di specie, dobbiamo stabilire se IM 1 ha sfruttato o se a creato.

A mente della PP, egli lo ha creato allo scopo di trovare rivalsa rispetto alle accuse rivoltegli dalla moglie, che lo tacciava di vecchio, fallito e tirchio. Lui ha visto in ACPR 1 quella persona dolce che avrebbe potuto dargli la conferma che non era così. Egli ha dapprima tastato il terreno, e, benché avesse visto che non era fertile, perché si era irrigidita, ha raddoppiato le visite, falsificando i rapporti e scrivendo che ciò avveniva su richiesta di lei. Le imponeva di essere a casa da sola, e se non era da sola è arrivato anche ad usare la sua autorità per far sì che lo fosse, cacciando di casa il compagno della vittima. È diventato più insistente nel chiamare al telefono, rendendola ancora più dipendente. Ha circoscritto il suo campo d’azione, ha messo dei paletti a ACPR 1 ben precisi. IM 1, che conosceva il suo vissuto, l’ha traumatizzata, l’ha costretta ad andare a casa sua, a baciarlo, benché avesse percepito che non voleva, acutizzando la questione del permesso. Alla fine, bastava poco con lei. Il 4 marzo 2016 iniziarono gli atti sessuali più gravi. IM 1 sapeva bene cosa provava ACPR 1 e ne coglieva chiaramente la rigidità. Questo stato di ansia lo si nota anche dalla videoregistrazione del verbale di confronto, ben diverso dalla videoregistrazione del primo verbale della vittima. Tornando ai fatti, ACPR 1 ha opposto quell’unica resistenza che le era possibile. Cita la sentenza del TF 133 IV 49, il non fermarsi di IM 1 quando lei gli spostava la mano rappresenta un ulteriore atto coercitivo. Si tratta dunque di coazione sessuale, secondo la PP, e non semplicemente di sfruttamento dello stato di bisogno. La vittima ha tentato di opporsi, ma le pressioni psicologiche l’hanno resa inetta a resistere. Sulla commisurazione della pena, rileva che il curatore è una figura importante, istituzionale, rappresenta la protezione che lo Stato offre a chi è particolarmente bisognoso. Questa persona diventa un appoggio, una guida, un aiuto. IM 1 ha tradito tutto ciò. Ma non perché ha accondisceso ad un bacio voluto dalla vittima, come da lui oggi asserito. Egli, sospettando la denuncia, l’ha ancora assillata, perché sperava semplicemente che, sentendolo, la vittima non avrebbe deposto. IM 1 l’ha tradita con gli atti abusanti prima, e poi ancora in audizione, dicendole di come lei volesse e di come lei godesse. La PP rileva comunque che un orgasmo non necessariamente dimostra passione, può anche essere semplicemente un atto meccanico. IM 1 l’ha inoltre tradita rinfacciandole quanto lui avesse fatto per lei. Ha agito per motivi prettamente egoistici, prima, durante e dopo i fatti. Ritrattando a confronto, ha anche vanificato tutte quelle riduzioni di pena che un’ampia collaborazione avrebbe potuto comportare. Oggi, parlare ancora della vittima che voleva, e che provava piacere, colpevolizzandola, non lascia spazio a grandi pentimenti, al di là della disponibilità a risarcire. Ricordato che i rapporti orali sono anche parificati alla violenza carnale, le penetrazioni con le dita sono pure atti molto invasivi. Considerati poi il lungo lasso di tempo (più di un anno), la paura causata alla vittima e l’atteggiamento odierno, per IM 1, chiede una pena detentiva di 4 anni e 8 mesi;

                                    §   l’avv. RAAP 1, rappresentante dell’accusatrice privata ACPR 1, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:

ACPR 1 è una signora di __________ anni, sfortunata e ammalata. Sfortunata perché nella sua vita ha vissuto tutta una serie di disgrazie che hanno seriamente minato il suo equilibrio psichico. Malata, poiché affetta, tra l’altro, da disturbo di personalità dipendente e debolezza cognitiva al limite del ritardo mentale, tanto da essere ritenuta invalida al 100%. Ha avuto una vita travagliata che l’ha portata a tentare il suicidio più volte, ed è stata ricoverata e sottoposta a cure farmacologiche importanti. ACPR 1 soffre di gravi crisi di ansia e angoscia, che tiene sotto controllo con l’assunzione di psicofarmaci. Ha difficoltà relazionali, soprattutto con gli uomini, e ha pochissimi punti fermi nella vita: la figlia e la psichiatra che l’ha ora in cura. In passato, tra questi punti fermi, c’era pure il signor IM 1. Nella quotidianità, egli era una persona deputata ad aiutarla a risolvere i suoi problemi, figura importante nella sua vita. IM 1, oltre ad essere perfettamente cosciente di tutto ciò, era anche consapevole dell’importanza che rivestiva agli occhi della pupilla. Cita le sue dichiarazioni ad AI 22. A precisa domanda di indicare i problemi psichici di ACPR 1, IM 1 ha elencato instabilità emotiva, tendenza a depressione e instabilità affettiva. Ha poi riconosciuto che la sua pupilla si fidava di lui, lo stimava e lo considerava una persona importante e buona. IM 1, almeno fino al verbale finale, ha in sostanza ammesso di avere commesso gli atti sessuali indicati nell’AA con le aggiunte precisate in udienza preliminare. Contestava solo un rapporto orale di ACPR 1 su di lui, e un cunnilinguo. L’imputato non solo ha ammesso i fatti, ma anche alcune circostanze rilevanti che configurano la coazione sessuale. Egli ha confermato il suo atteggiamento insistente nella ricerca degli atti sessuali, il fatto che ACPR 1 manifestasse paura di lui e che spesso cercava scuse per evitare che lui andasse a casa. Ha confermato che le faceva chiudere la porta a chiave, e che allontanava il compagno dall’appartamento per agire indisturbato negli atti sessuali. Ha confermato che ACPR 1 ha tentato di togliergli la mano e che lui, nonostante ciò, l’aveva rimessa più di una volta. Ha confermato che le aveva chiesto espressamente di mantenere il segreto, come pure il fatto che ACPR 1 “poteva aver frainteso” quando le raccontava che il rinnovo del permesso era sospeso, e che non bisognava fare nulla perché, se no, l’avrebbero mandata via. Sono tutti elementi importanti che fondano la distinzione tra la coazione sessuale e lo sfruttamento dello stato di bisogno. Per le pressioni psicologiche in ambito di coazione sessuale, cita la giurisprudenza del TF, e rileva che IM 1, superiore intellettualmente e cognitivamente, sapeva che ACPR 1 viveva nell’ansia di vivere, che aveva dei trascorsi difficili e che era difficile crederle, essendo una paziente psichiatrica. IM 1 ha sfruttato questi elementi, andando poi decisamente oltre. Ha insistito nella ricerca degli atti sessuali mettendola sotto pressione, chiedendole insistentemente di avere tempo per lui, allontanando il compagno dall’appartamento, parlandole del rilascio del permesso che non bisognava sollecitare, imponendole di non rivelare nulla a nessuno di quello che stava succedendo e imponendosi anche fisicamente, rimettendo le mani quando lei gliele toglieva. La metteva fisicamente in un angolo del divano, confinandola nell’appartamento e chiedendo di verificare se la porta fosse chiusa a chiave. Questi comportamenti, per la maggior parte, non per forza devono provenire da una persona che è curatore per risultare coercitivi. Una qualsiasi persona che vuole costringere qualcuno a subire rapporti sessuali si comporterebbe in questo modo. Il fatto che egli fosse il curatore, sarà dunque da considerare come un’aggravante nella commisurazione della pena, tenuto conto che nei fatti, IM 1 ha agito come un qualsiasi predatore sessuale e non si è dunque limitato a sfruttare la sua posizione. Con riferimento alla patologia di ACPR 1, ovvero il disturbo di personalità dipendente, rileva che ella non è solo un pupazzetto che si comporta da automa, ha dei desideri propri che esprime, comprende quello che vuole e quello che non vuole, anche se fa più fatica degli altri ad esprimerlo. ACPR 1 si irrigidiva quando IM 1 la toccava, gli toglieva la mano, lo allontanava e inventava delle scuse per cercare di evitare le visite e per starci il minor tempo possibile. Queste sono manifestazioni chiare di dissenso per quello che le stava succedendo. ACPR 1, nei suoi limiti, è riuscita a dimostrare che non voleva gli atti sessuali, e IM 1, prima dell’atto d’accusa, ha dichiarato di aver percepito queste resistenze. Da ciò, la convinzione che IM 1 ha adempiuto tutti gli elementi oggettivi della coazione sessuale. Esclude la commissione del reato subordinato. Soggettivamente, dopo l’AA c’è stato un “ribaltone”. IM 1 ha dimostrato un cambiamento radicale ed è passato, da una chiara e più volte ribadita consapevolezza di coazione, alla contestazione nuda e cruda di aver commesso un reato qualsiasi. Ripercorre le sue dichiarazioni al verbale di arresto dinanzi al PP, mantenute poi fino a verbale finale. Da simili dichiarazioni, inequivocabili e che non sono soggette a nessun tipo di interpretazione, siamo passati a risposte del tenore del verbale di confronto doc. TPC 23, in cui egli ha sostenuto che ACPR 1 aveva sempre piacere ai toccamenti, che non aveva mai tolto la mano, che sospirava e che avrebbe pure avuto due orgasmi. La responsabilizza, imputandole una chiara forma di seduzione. Oggi abbiamo sentito che lui non avrebbe mai esercitato pressioni, che ACPR 1 avrebbe sempre contraccambiato i suoi baci, che era in grado di dire di no se l’avesse voluto. La patrocinatrice fatica a capire come si possa cambiare così radicalmente le proprie dichiarazioni. IM 1 è stato sentito tre volte sull'arco di due mesi, aveva tutto il tempo per riprendersi dalla confusione, dallo choc e dall’arresto. Ha un QI nella norma, in corso d’inchiesta ha dimostrato di comprendere la portata di quello che stava dicendo, si è ripetutamente espresso con convinzione in merito alla percezione che aveva avuto dei sentimenti di ACPR 1. IM 1, quando voleva dire di sì e voleva ammettere l’ha fatto, e, quando voleva negare, ha negato, senza troppi mezzi termini. Non pareva per niente confuso, non aveva bisogno come oggi di un promemoria scritto per rispondere alle domande, rispondeva di getto pensando a quello che stava dicendo. Il drastico cambiamento di rotta, oltre a non essere supportato da nessun elemento oggettivo, pare proprio volto ad annullare completamente la propria responsabilità. Per l’avv. RAAP 1 non ci riesce proprio, si vede che lui non è a suo agio con questa sua ultima versione. Al di là degli appunti per trovare le risposte alle domande del Presidente, IM 1 si incarta, si ripete, evita di rispondere direttamente, non risulta credibile. Non capisce perché ha deciso per il ribaltone, forse per le pressioni della moglie o della società. Forse per preservare la sua immagine. Ciò non toglie che, così facendo, non fa un favore a sé stesso, ma soprattutto fa un torto a ACPR 1, la quale si è sempre espressa con linearità per quanto possibile, visti i suoi limiti cognitivi. ACPR 1 che non ha mai infierito sull’imputato. Secondo l’avv. RAAP 1 la versione di ACPR 1 è credibile anche sul numero di rapporti orali. In aggiunta, come motivo a delinquere, il clima ostile che IM 1 aveva a casa comunque non lo giustifica. La colpa dell’imputato è grave perché egli ha agito nella sua funzione di curatore, nei confronti di una vittima che doveva proteggere e che sapeva avere delle evidenti difficoltà psichiatriche. Ha agito senza particolari scrupoli per soddisfacimento personale. ACPR 1, oltre a non essere stata creduta, non avrà nemmeno la soddisfazione di avere un imputato che ammette le proprie responsabilità. Anche questo aspetto non depone a favore dell’imputato e va considerato nella commisurazione della pena. Va riconosciuto che IM 1 ha comunque pagato fr. 5'000.- per il torto morale di ACPR 1. Si associa alla richiesta di pena della PP e chiede la condanna per titolo di coazione sessuale ripetuta. Chiede infine la tassazione della sua nota d’onorario e che la stessa sia posta a carico dell’imputato.

Il Presidente sospende il pubblico dibattimento per una pausa alle 16.10.

Il Presidente riapre il pubblico dibattimento alle ore 16.50;

                                    §   l’avv. DF 1, difensore dell’imputato IM 1, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:

si tratta di un incarto delicato, sia per i reati contestati, sia per la situazione che si è venuta a creare nel corso delle indagini, in particolare per l’avvenuto cambio di difensore e di versione dell’imputato. La difesa sottolinea che questo non sarà un processo al precedente difensore, né alla vittima. IM 1 non è qui oggi per negare ogni sua responsabilità. Chiede però che venga condannato per il reato che ha commesso, ovvero lo sfruttamento dello stato di bisogno, e che sia inflitta una pena giusta. Descrive la vita dell’imputato. …OMISSIS... Ripercorre il suo CV agli atti. Una volta in pensione nel 2014, egli ha continuato a seguire qualche pupillo come curatore. Il difensore rileva che, da quando ha accettato il mandato, è stata contattata da diverse persone che conoscono il IM 1 e che volevano esprimere la loro vicinanza, attestazioni di stima ed incredulità per quanto accaduto. La reazione del dr. __________ agli occhi del perito non era spiegabile, ma è stata la stessa di chiunque lo conosce bene. A questo proposito, fa riferimento alle lettere (doc. dib. 3) che ha prodotto, scritte dai vicini conoscenti dell’imputato. Venendo all’inchiesta e, soprattutto, al cambio di versione, ripercorre il verbale di polizia del giorno del fermo. IM 1 ha fatto una serie di dichiarazioni, ammettendo fin da subito che quanto era successo non era corretto, ma sostenendo che la vittima traeva piacere da questi incontri, che era sempre sorridente e che ci teneva ad avere una relazione affettiva con lui. Queste affermazioni si ritrovano poi in perizia, ove il perito ha rilevato come IM 1 cercasse proprio una relazione di tipo affettiva dalla vittima, e non ha mai avuto l’impressione di imporre nulla, essendo lei disponibile e pure fortemente partecipativa. IM 1 non ha vissuto bene questa situazione, che era diventata una sorta di dipendenza. Ammette comunque di essere stato sempre lui ad aver preso l’iniziativa. È vero che dopo il suo primo verbale ha cambiato versione, per poi ricambiarla a verbale di confronto ritornando sulle sue prime dichiarazioni. Il procedimento per titolo di coazione è dunque indiziario. IM 1, sin dall’inizio, ha affermato di essere stato informato dal suo precedente difensore del fatto che avrebbe rischiato una pena detentiva parzialmente sospesa. A riprova di ciò, la richiesta di rito abbreviato in atti, poi rifiutata dalla PP. Per ottenere una simile pena, era necessario che la versione dell’imputato non differisse da quella della vittima, e per questo motivo egli ha adattato le sue dichiarazioni. Subentrata la difesa di fiducia, si è reso conto di voler dire la verità rispetto a quanto precedentemente dichiarato. Bisogna tenere conto, secondo il difensore, che IM 1 è un professionista e ha un’alta considerazione di sé stesso. Nella vita ha fatto tanto, guadagnandosi la stima di tutti. Il dr. __________ stesso, che lo conosce da tempo, non è riuscito a comprendere come l’imputato abbia potuto essere accusato di un simile reato, tanto da spingersi ad effettuare un esame che non avrebbe dovuto fare. Le perizia in atti nega un disturbo della personalità, ma rileva tratti narcisistici che lo hanno portato ad avere un discreto successo (persona ambiziosa che si è dedicata alla carriera e alla politica). Quanto è accaduto ha avuto un impatto devastante sulla sua vita: in quel momento ha sentito di aver perso, in un attimo, tutto quello che aveva costruito, provando perciò un forte sentimento di vergogna e paura, per la sua famiglia e per suo figlio. Tutto questo ha portato IM 1 a lasciarsi completamente andare nelle dichiarazioni, con l’unico scopo di far finire il tutto al più presto. Il perito percepisce che l’imputato appare sinceramente dispiaciuto per la vittima, ma comunque non si sente di averla costretta a fare alcunché. Ed è così che questi due fattori, ovvero, una pena prospettata di massimo 3 anni parzialmente sospesi, e la vergogna ed i sensi di colpa per quanto commesso, lo hanno portato ad ammettere tutto, anche ciò che, in realtà, non era vero. Cita le condizioni per tenere conto di una confessione come pure di una ritrattazione secondo il nostro ordinamento. Il giudice deve procedere secondo il suo libero apprezzamento e tenere conto delle circostanze. La sentenza della CARP che oggi ha fatto sì che ci siano gli assessori giurati, tratta anche della ritrattazione, ne legge un estratto. La prospettiva di una liberazione è un fatto atto ad intralciare la libera volontà dell’imputato e le sue dichiarazioni. IM 1 contesta il reato di coazione e ogni uso di violenza, quand’anche psicologica. La versione iniziale di IM 1 è quella vera, e pure quella finale. Gli altri verbali, resi nel mezzo, sono tre e non sono attendibili, salvo per alcuni passaggi ove IM 1 fa riemergere la verità. Ad esempio, egli ha dichiarato di aver “approfittato di disponibilità di ACPR 1 ai contatti sessuali”, come pure il fatto che lei non ha palesato un rifiuto con uno spintone, né gli ha detto di allontanarsi. Quello che lui ha dunque percepito, è che lei “avesse un gran piacere”. IM 1 ha anche dichiarato che “adesso comprendo che ai tempi il suo continuare era una coazione”. Dicendo “adesso”, esclude la sua consapevolezza di quel momento. Egli ha anche dichiarato di aver avuto bisogno di sentire qualcuno di dolce vicino, e che ACPR 1 era disponibile, o perlomeno questa era la sua impressione. Le dichiarazioni di IM 1 non sono del tutto lineari in questi verbali, e questo proprio per il fatto che egli ha adattato le stesse per ottenere una pena più favorevole. A mente della difesa, si percepisce leggendo i verbali che egli è combattuto tra quella versione e la strategia difensiva concordata. Oggi, la versione che deve essere ritenuta è quella che l’imputato ha reso davanti alla Polizia e che ha ribadito a confronto e in aula. Il desiderio nei confronti di ACPR 1 è nato in un contesto ben specifico e dopo una frase che la vittima gli avrebbe detto. La versione della vittima però è un’altra. Cita gli elementi da verificare per valutarne la credibilità. Prima di analizzare le versioni rese dalla vittima, è necessario che questa venga inquadrata dal punto di vista caratteriale e psicologico. ACPR 1 è nata nel __________ e agli atti vi è abbondante documentazione medica sulla sua situazione di salute, in particolare mentale. Ci sono degli elementi che secondo la difesa sono di particolare rilevanza: dagli atti emerge come ACPR 1 ha spesso attuato comportamenti estremi per attirare l’attenzione su di sé. Cita a questo proposito i rapporti della clinica ____, dai quali emerge che per ACPR 1 la sessualità viene usata come antidepressivo. Ella inoltre ha vissuto alcune circostanze promiscue durante un ricovero nel marzo del 2010, tanto che è stato necessario spostarla di reparto. La donna ha raccontato che a 13 anni avrebbe subito un abuso da un amico del padre, poi ne avrebbe subito un altro dal padre stesso, a 15 anni una violenza sessuale da un ragazzo, e ancora un’altra violenza da uno sconosciuto, dal quale rimase poi incinta. Presenta una personalità molto dipendente dagli altri, che si abbandona alle emozioni e alle sensazioni, tanto da non percepire in modo adeguato la realtà esterna. Anche il tentativo di suicidio del 2015, sarebbe avvenuto a causa della fine di una relazione sentimentale. La vittima è talvolta disinibita sul piano sessuale, rischiando di mettersi in pericolo e di cacciarsi in situazioni dove non è poi più in grado di difendersi. Il fatto che ACPR 1 ceda occasionalmente al consumo di stupefacenti, non aiuta questa situazione. La difesa rimarca poi che per dei presunti abusi denunciati, ad opera del custode del palazzo, è stato emesso un decreto di abbandono, in quanto l’uomo ha sostenuto che il rapporto fra i due fu consenziente, con tanto di testimone che ha incontrato la vittima negli istanti seguenti. Questo decreto di abbandono è cresciuto in giudicato, e il fatto fa nascere dei dubbi sull’attendibilità di quanto afferma ACPR 1. Delle due l’una: o la vittima mente, o afferma il vero ma non è in grado di elaborare quanto accaduto e, inconsapevolmente, fornisce un’interpretazione non conforme alla realtà. La difesa sostiene questa seconda ipotesi. Anche le dichiarazioni del personale del __________, della sua psichiatra di allora e dell’infermiera curante si scontrano con le dichiarazioni di ACPR 1, la quale ha raccontato di aver loro descritto il massaggio sotto i vestiti come pure il bacio datogli dall’imputato. Nessuno di questi testi ha riportato questa versione dei fatti, dunque, ancora una volta, la percezione della vittima si scontra con quella che è la realtà. La dr.ssa __________ è stata inoltre sentita anche a confronto, e ha confermato che ACPR 1 non avrebbe mai fatto parola in merito agli atteggiamenti del curatore. La spiegazione del perché la vittima sostiene altro, non incombe alla difesa. La psichiatra è stata sentita come testimone e dagli atti non emergono procedimenti né segnalazioni nei suoi confronti. Ripercorre la versione della vittima nel corso del suo primo interrogatorio. La donna ha affermato di non aver mai espresso chiaramente la parola “no”, come pure di non essersi resa conto del fatto a sapere se IM 1 avesse capito o meno che lei non era consenziente. La difesa si chiede come si possa sostenere la coazione, non essendo stata la vittima nemmeno consapevole del fatto che l’imputato sapesse o meno di stare esercitando delle pressioni. Il suo racconto è in totale contraddizione con il reato di coazione. Anche l’imposizione del silenzio sarebbe un elemento della costrizione, ma IM 1 ha ben spiegato il perché avesse chiesto alla donna di non parlarne con il suo compagno. A domanda di sapere se lui le avesse chiesto di non parlarne anche con i medici, lei ha risposto di non ricordare, il che lo esclude. Sui singoli episodi l’AA si basa sulle dichiarazioni e indicazioni dello stesso imputato. Sulla questione dei rapporti orali invece, IM 1 non è stato creduto e nell’AA figura la versione della vittima, la quale è comunque meno credibile. In diritto, i reati ipotizzati sono due e posti in subordine, l’art. 193 CP prevede una comminatoria di pena massima di 3 anni o una pena pecuniaria. Ne descrive gli elementi. In caso di legame di dipendenza, è necessario che questo limiti considerevolmente la libertà di decisione della vittima, e che l’autore lo sfrutti per ottenere degli atti sessuali. Si trova nel mezzo tra l’assenza di consenso, ed il consenso. L’autore deve utilizzare in maniera consapevole questa incapacità di decidersi della vittima, e trarre profitto dalla sua mancanza di lucidità. Cita poi l’art. 189 CP, coazione sessuale, il quale prevede una comminatoria di pena fino a 10 anni. Cita gli elementi del reato. IM 1 contesta questo reato, e nega di aver mai usato violenza psicologica nei confronti di ACPR 1. Per ammettere questo reato, è necessaria una certa intensità come pure il fatto che la vittima opponga resistenza. Nel caso di specie, ACPR 1 è un’adulta con una figlia ed un matrimonio alle spalle, certamente capace di opporre resistenza. È vero che ha avuto diversi problemi nel corso della sua vita, ma ciò non toglie che è in grado di determinarsi. Secondo la giurisprudenza, per ammettere coazione lo sfruttamento generico di un rapporto di dipendenza non è sufficiente. L’autore deve essere consapevole del fatto che la vittima si trova in uno stato senza via d’uscita, in caso contrario è il reato di cui all’art. 193 CP ad essere realizzato. La coercizione deve essere comprovata. La difesa ha già spiegato il motivo per cui la vittima non sarebbe credibile, come pure qual è la posizione dell’imputato ed il motivo del cambio di versione. In via subordinata, qualora la Corte dovesse considerare le dichiarazioni della vittima veritiere, a mente della difesa comunque non emergono elementi costituitivi del reato di coazione, in quanto non emerge lo stato di costrizione. IM 1 ha dato delle spiegazioni logiche al perché chiudeva la porta, egli semplicemente si sincerava che fossero da soli in un momento di intimità. Secondo la difesa questi elementi non possono essere quelli che giustificano il reato di coazione. La questione del permesso di soggiorno, che l’accusa sostiene essere stato un argomento di pressione, oggi è stata chiarita. La vittima era perfettamente consapevole che la decisione sul permesso non competeva al IM 1. Nulla nell’incarto prova che questa questione sarebbe stata usata dal IM 1 come mezzo di pressione. In quel periodo emerge che la vittima frequentava delle persone poco raccomandabili e che faceva uso di sostanze stupefacenti. La vittima ha subìto anche una condanna ad una pena detentiva di 12 mesi sospesa, che poteva effettivamente essere un problema in caso di un ulteriore reato, per il rinnovo del permesso. Questo era il motivo per cui IM 1 si preoccupava per la vittima facendo varie raccomandazioni, e non per ottenere favori di tipo sessuale. Stesso discorso vale per il consiglio dato da IM 1 al compagno di ACPR 1 di non soggiornare presso l’abitazione della donna, così da evitare eventuali problemi con la rendita d’invalidità e l’assistenza. La domanda, sempre al compagno, di lasciarli da soli, era volta a poter rimanere con ACPR 1 per discutere delle sue questioni economiche che non era il caso di trattare davanti al compagno di turno. IM 1 ha affermato di non aver concepito che ACPR 1 non fosse consenziente, e anche il perito conferma che egli non ha percepito un’eventuale violenza nei confronti della vittima. IM 1 ha sbagliato, ha ammesso e ammette di avere in qualche modo sfruttato un legame di dipendenza con la vittima. Ammette che in realtà era consapevole che non vi era un consenso totalmente libero, e di aver commesso il reato di sfruttamento dello stato di bisogno per dolo eventuale. Nella commisurazione della pena, la difesa non può non confrontarsi con la recente sentenza della CARP del 21.7.17. Considera che il caso che qui ci occupa è totalmente diverso e non può essere paragonato. In quel caso, l’autore ha agito su di persona inerme con mobilità ridotta, che provava sofferenza psicologica (tratti infantili) e fisica. Il motivo del reato, secondo la perizia non è legato, nel nostro caso, ad aspetti sessuali, ma ad aspetti affettivi dovuti all’allontanamento della moglie che hanno portato l’imputato a ricercare un simile legame con la vittima. Non si è trattato, come dice la CARP, di un movente completamente egoistico per dare sfogo ad impulsi sessuali. Inoltre, in una sentenza ancora più recente la CARP si è già discostata da quanto sostenuto in quella precedente, confermando una pena detentiva di 7 anni e mezzo per un nonno che ha abusato ripetutamente della propria nipotina in oltre 80 episodi. Ciò comprova che l’intenzione della CARP non è quella di alzare la media delle pene per i reati sessuali. Per il nostro caso, i fatti sono ammessi. IM 1 avrebbe potuto negare tutto, invece ha descritto nei dettagli ogni singolo episodio e si è assunto le sue responsabilità. Ha inoltre espresso il suo dispiacere sincero nei confronti della vittima, si è scusato e l’ha risarcita. IM 1 è un uomo che per una vita si è comportato in maniera impeccabile, ha fatto del bene a tante persone, si è impegnato nel sociale e nel volontariato. Ha sofferto parecchio per la perdita di un figlio. Già solo a livello di immagine ha pagato a caro prezzo quanto fatto. Chiede di considerare la stigmatizzazione sociale vista la natura del reato che ha commesso. È una persona di __________ con un figlio ancora piccolo, che ogni settimana si reca in carcere per fare i compiti con suo padre. La moglie ha problemi di salute, e si è ritrovata sola ad occuparsi del bambino. La difesa considera che in ogni caso, quale che sia il reato ritenuto dalla Corte, l’imputato deve essere condannato ad una pena massima di tre anni. Se la Corte dovesse confermare il reato di cui all’art. 193 CP, chiede una pena ancora inferiore, considerati i fattori di riduzione appena elencati. Se la pena dovesse essere inferiore ai due anni, chiede che la stessa sia integralmente sospesa condizionalmente. Se dovesse essere di tre anni, chiede che sia parzialmente sospesa. IM 1 non ha precedenti penali e la prognosi è positiva. La perizia spiega bene le circostanze in cui si sono svolti i fatti. La situazione era molto specifica, il rischio di recidiva è basso e si riferisce comunque a situazioni simili, che non si ripeteranno essendo che IM 1 è in pensione e non avendo intenzione di lavorare in futuro. Egli intende comunque sottoporsi ad una terapia che diminuirà ulteriormente il rischio di recidiva già basso, rendendolo nullo. IM 1 ha accettato la separazione dalla moglie, ora intrattiene un nuovo legame affettivo e questa persona ha dichiarato di essere disponibile ad accoglierlo a casa sua, una volta scarcerato. L’imputato deve essere condannato ad una pena che permetta la sua scarcerazione. Chiede quindi una pena equa e giusta. Chiede infine il dissequestro di tutto quanto elencato nell’atto d’accusa. Non si oppone ad un divieto di contattare la vittima come norma di condotta;

                                    §   il Procuratore pubblico, in replica non si oppone alla richiesta di dissequestro degli oggetti indicati nell’AA, con la precisazione che sarebbe il caso di cancellare il numero di telefono della vittima dal telefono cellulare.

Considerato,                  in fatto ed in diritto

                                   1.   CURRICULUM VITAE

                               1.1.   IM 1

Nel verbale d’arresto esperito dalla Polizia cantonale, l’imputato ha descritto così la sua vita:

                                          “…OMISSIS…”

(allegato 1 ad AI 18).

In seguito ha precisato, nel corso del verbale della persona arrestata dinanzi alla PP il 13 aprile 2017:

                                          “...OMISSIS…”

(AI 22).

…OMISSIS…

“…OMISSIS…”

(AI 22).

…OMISSIS…

Nel corso del verbale finale 16 giugno 2017 ha precisato, aggiornando la sua situazione personale:

“…OMISSIS…”

(AI 70).

Per poi concludere il quadro sulla sua vita al dibattimento:

“…OMISSIS…”

Il Presidente ripercorre la vita famigliare dell’imputato …OMISSIS…

ADR …OMISSIS…

Come sono i rapporti con la sua attuale moglie?

Siamo separati e c’è una convenzione di separazione. Abbiamo un figlio di __________ che vedo tutte le settimane, compatibilmente con i regolamenti carcerari. Mia moglie viene assieme a mio figlio e ci sono concessi dei colloqui liberi, almeno una volta alla settimana.

Prima dei fatti descritti nell’AA, com’erano i rapporti con la sua attuale moglie?

Era da oltre due anni che i nostri rapporti si erano incrinati, pur vivendo sempre in un regime di massimo rispetto reciproco. Già da tempo stavamo meditando l’idea di separarci, almeno un anno e mezzo prima del mio arresto, quindi stimo nel 2015. Avevamo già discusso a quei tempi dell’ipotesi della separazione, però vivevamo una situazione un po’ altalenante, in quanto vi erano dei periodi, ad esempio durante le vacanze, dove le cose andavano bene. Alla fine però abbiamo deciso di separarci, anche per il bene di nostro figlio. Questo avveniva nell’autunno del 2015.

Chi ha parlato per primo di separazione?

Mia moglie.”

(verbale d’interrogatorio dibattimentale).

                               1.2.   La vittima, ACPR 1

Nata il __________, cittadina __________ domiciliata a __________, è a beneficio di una rendita AI e relative prestazioni complementari.

Agli atti sono presenti diversi dossier di varie autorità (ARP, AI) e cartelle mediche che attestano il trascorso della vittima, accuratamente riassunte dalla PP nel corso del verbale finale 16 giugno 2017 dell’imputato, di seguito riportato:

" SULLA PERSONA DI ACPR 1 in particolare sulla sua fragilità

…OMISSIS…”

Da notare come anche in corso d’inchiesta la ACPR 1 abbia avuto un ulteriore crollo emotivo, come attestato dallo scritto 2 maggio 2017 della dr.ssa __________, la quale ha riportato, nella richiesta di ricovero indirizzata alla __________, che:

" Ad oggi il ricovero si rende necessario per la presenza di un crollo depressivo secondario ad un quadro post-traumatico di molestie, per le quali è in atto un’azione giudiziaria. La paziente lamenta stato depressivo grave con insonnia generale, astenia, ansia, paure/fobie, pensieri intrusivi, flashback e pensieri autolesivi.

Al momento poi la signora vive un momento di alto conflitto con il compagno __________, che sta vivendo un periodo di disagio psichico molto grave, per il quale diviene aggressivo verbalmente e minaccioso, dubbia la presenza di aggressività fisica verso oggetti/persone.

In data odierna la paziente, che seguo da settembre 2016, si è presentata presso il mio studio senza appuntamento chiedendo aiuto. Si è convenuto per il ricovero.”

(allegato A ad AI 61).

                                   2.   PRECEDENTI PENALI

IM 1 è incensurato in Svizzera (estratto del casellario giudiziale - AI 3).

ACPR 1 ha invece un precedente penale per titolo di contraffazione di monete, messa in circolazione di monete false e truffa (fatti del maggio/novembre 2009), per la quale è stata condannata ad una pena detentiva di 12 mesi sospesi condizionalmente per 2 anni, con sentenza 29.5.2013 della Corte delle assise correzionali di __________ (AI 8, procedura abbreviata).

                                   3.   FATTI E MOTIVI A DELINQUERE

                               3.1.   L’avvio dell’inchiesta

L’inchiesta ha preso avvio a seguito della segnalazione da parte della Dr.ssa in psichiatria e psicoterapia __________ di __________, la quale, in data 24 marzo 2017, ha così scritto all’attenzione della PP PP 1:

" (…) In data 14.03.2017 la mia paziente signora ACPR 1, nata il __________, residente a __________, mi ha raccontato di subire molestie e vessazioni da parte del proprio curatore Sig. IM 1. (…) da circa un anno, quest’uomo, in coincidenza con un suo infortunio, in un primo tempo le procurava massaggi alle spalle sotto gli abiti e baci in bocca con la lingua. Poi l’avrebbe obbligata a spogliarsi, quindi la toccava e si faceva toccare nelle parti intime, fino ad arrivare a farsi masturbare e chiedere e procurare sesso orale. (…) prevalentemente a casa della paziente, ma in qualche caso anche a casa dell’uomo. (…) una volta che avrebbe chiesto perentoriamente al compagno della paziente di lasciarli soli. (…) più volte lui le avrebbe proposto di “fare l’amore”, ma la signora è sempre riuscita ad evitare di stare con lui troppo tempo. Mi ha raccontato poi di problemi economici, non riuscirebbe a capire come sia possibile che lei non abbia più soldi, vista la vita parca che condurrebbe. Sembra che lui le abbia fatto firmare delle carte comprendendone il contenuto e chiedendole “ti fidi di me?”. (…) La signora ACPR 1 ha riferito di aver cercato di raccontare gli accadimenti già un anno fa, quando erano all’inizio, ma non sarebbe stata creduta. (…) la paziente ha struttura caratteriale fragile, con importanti difficoltà relazionali soprattutto con gli uomini. Nella sua vita purtroppo si annoverano diverse violenze. (…) non mi ha dato modo di pensare che potesse utilizzare la menzogna o la simulazione. (…) dopo il racconto abbiamo convenuto nel consigliare alla paziente di cercare di evitare il signor IM 1. Poi ho proposto un incontro con i parenti, avvenuto in data 21.03.2017 e ci siamo presi il tempo per capire quale potesse essere la procedura migliore da proporre. (…) la paziente si rende disponibile ai passi che Lei riterrà opportuni, chiede però che possa essere presente o la scrivente o la signora __________ (ndr. collaboratrice __________ presente all’incontro in cui la paziente raccontò gli abusi).”

(AI 1).

A seguito di detta segnalazione, su mandato della PP PP 1, il 31 marzo 2017 la Polizia cantonale ha proceduto alla verbalizzazione videoregistrata della ACPR 1, alla presenza della psichiatra __________ quale persona di fiducia (AI 2, trascrizione AI 9).

                            3.1.1.   L’interrogatorio della ACPR 1 (31.3.17)

Si tratta del primo ed unico verbale d’interrogatorio della vittima prima dell’emissione dell’AA (di seguito ella è stata ricoverata a causa di un crollo emotivo), e figura agli atti sotto forma di videoregistrazione. Dalla trascrizione della stessa, emergono le seguenti dichiarazioni:

" I     …e se tu sei pronta a parlare io sono altrettanto pronta ad          ascoltarti.

V    Ok, allora comincio. Allora ho il tutore più o meno da cinque o sei           anni.

I     Mmm.

V     (…) da un anno indietro, più di un anno indietro, (…) fine gennaio, inizio febbraio lui è venuto a casa mia e mi ha detto “adesso ci conosciamo già da tanto tempo, ci possiamo dare del tu” e mi ha messo le mani sotto i vestiti e mi ha massaggiato qua (indica le spalle). Io ho preso paura, (…) sono andata a raccontarlo al lavoro, che lo conoscono benissimo, alla mia responsabile. (…) ha detto “vai dalla direttrice (…)”, io sono andata e loro hanno detto “ma no, il signor IM 1 è bravo”, non mi hanno creduto, “è bravo, è un segno di affetto”, (…) dopo lui si è fatto male a un piede a sciare e mi faceva andare a casa sua a visitarlo e lì mi ha baciato con la lingua e lì ho parlato con la mia infermiera, la mia altra psichiatra e non mi hanno creduto neanche lì “è un bacio d’affetto”, eh, “lui è bravissimo, il signor IM 1, lo conosciamo da tanto, è bravissimo, (…)nessuno mi ha creduto, sono rimasta malissimo. Adesso ho conosciuto la dottoressa a settembre (…) ho avuto il coraggio di dire tutta la verità, che è da un anno che lui praticamente tutte le settimane passava da me e mi baciava, mi faceva spogliare, mi leccava nelle, nei seni e nella vagina, mi faceva toccare i suoi organi sessuali e mi diceva sempre “devi avere un po’ di tempo per me” e a casa dovevo sempre essere da sola, una volta c’era il mio fidanzato e l’ha cacciato fuori casa perché diceva che dovevo essere da sola, (…) provava a fare sesso con me e io dicevo sempre “c’è la mia figlia che sta arrivando, c’è la mia amica che sta arrivando, c’è il mio fidanzato che sta arrivando”, (…) però aveva sempre la paura di lui perché per prima non mi hanno creduto e secondo sono una psichiatrica, prendo psicofarmaci e sono ammalata, e lui è il mio tutore, allora ho preso paura di lui, perché lui è quello che comanda nella mia vita.

      (…)  al sesso non abbiamo mai fatto, però tutto il resto me l’ha, me l’ha fatto fare.  (…)adesso lui mi chiama dal mattino alla sera, ho il terrore di trovarlo, non so, può farmi qualcosa, ho paura perché è più facile credere a lui che è il mio tutore che a me che sono un’ammalata, (…) È stata la dottoressa che mi ha, mi ha aiutato veramente, che ha creduto in me (…) E lui da quasi tre settimane che non mi sente ed è disperato, chiama mia figlia, lascia messaggi, chiama me, lascia messaggi.

I      Che tipo di messaggi, ACPR 1?

V     “Chiamami per favore urgentemente”.

I      Ce li hai questi messaggi?

V     Sì.

I      Ok, sempre la stessa frase?

V     Sì, o “chiamami, ho bisogno di parlare con te”, alla mia figlia ha lasciato “è successo qualcosa? Voglio sentire la mamma”, però neanche mia figlia gli risponde, non gli rispondiamo più.

       (ndr. due fra gli sms in questione agli atti: …OMISSIS…)

I      Da tre settimane?

V     Più o meno sì.

I      Quindi l’ultima volta che…

V     Ultima volta che è stato a casa mia c’era il mio fidanzato con me.

I      Ah, ok.

V     Non mi ha toccato.

I      Quindi ti ricordi quando è stata l’ultima volta? (…)

V     Più di un mese fa. (…) metà febbraio. (…)

V     Sì, perché lui si è fatto male a febbraio al piede, ma prima mi aveva già fatto i massaggini a casa mia prima di farsi del male e dopo (…) mi faceva andare per fare la visita e mi sbaciucchiava e io tutta impaurita, ho proprio l’ansia, lo lasciavo fare.

I      (…) come si chiama questa persona?

V     IM 1.(…)  E poi mi, mi, mi diceva, perché io non ho il permesso da, da sette anni, e a rinnovare e lui non si è mai mosso, diceva sempre “ah, non dobbiamo chiamare, non dobbiamo fare niente”, ah lui “magari ti mandano via a __________”, mi diceva così, “se c’è qua tuo fidanzato ti mandano via __________, devi stare da sola”, e del permesso, gli chiedevo sempre “il permesso” e “ah, io non chiamo più, non chiamo più perché sennò ti mandano via” e sono, il mio ex marito c’ha il permesso già da tanto, io sono ancora senza permesso perché lui non si muove, non so perché non si è voluto muovere, o per tenermi lì ferma o…

I      Quindi praticamente tu non, non hai un permesso?

V     No. (…). Essendo già violentata da piccola, non sono stata una o due volte, sono stata violentata spesso, ho già il trauma, lui avvicinandosi sono rimasta proprio bloccata, perché mi blocco, impaurita. (…)

I      Quindi lui veniva da te una volta la settimana?

V     Più o meno sì.

I      Manteneva sempre lo stesso giorno? Ti chiamava prima?

V     Mi chiamava, mi chiamava… (…) prima mi diceva “tra dieci minuti sono a casa tua”.

I      E se tu gli dicevi, non so, anche pure inventando “guarda che c’è il mio fidanzato”.

V     A dopo lui arrivava e se c’era lui lo mandava via.

I      Dicendogli cosa?

V     “Vada, vada, vada, vada, vada via”.

I      (…) Tu sei fidanzata con questo ragazzo da tanto tempo?

V     Da un anno. (…) ha cominciato prima di io essere fidanzata, quando sono stata fidanzata ha peggiorato. (…) sembra che era geloso (…) diceva sempre “non può stare qua, ehm, deve stare a casa sua, te devi stare qua da sola” e io ho detto “siamo fidanzati, siamo insieme durante la settimana”, “non può, al massimo due giorni alla settimana”. Io ho voluto, la dottoressa mi ha detto che non è così, che può stare con me e lui lo cacciava via di casa. (…) Inventavo sempre qualcosa, perché lui, la sua intenzione era di portarmi a letto. (…)

I      Te l’ha mai chiesto?

V     Sì.

I      Che tipo di rapporti avrebbe voluto lui con te?

V     Sesso.

I      Sesso, un sesso particolare o un sesso tradizionale?

V     Non lo so, quello non lo so spiegare, però lui parlava di sesso.

I      Quindi comunque tu la prima volta, eh, malgrado il blocco della paura, riesci a comunque a parlare con mi hai detto il tuo direttore e la tua direttrice, che sono?

V     Sì e la mia responsabile.(…) prima lavoravo in __________ e c’era la __________ che era la mia responsabile.(…) E’ l’unica che c’è.

I      Ah, c’è ancora adesso?

V     Sì.

I      In __________, ma dov’è questo…?

V     __________, __________. (…) E ho parlato con __________ (…) e lei mi ha detto “ma no, questo non è normale, vai a parlare con la direttrice che è __________ e il signor __________” che è __________, è il direttore, però è tanto amico di lui.

I      Allora __________ e __________ di cognome come fanno?

V     __________ e __________ non lo so. (…) sono i direttori. (…)

I      E loro ti dicono “non è possibile”.

V     No, “lui è bravo”.

I      E’ bravo.(…)

I      Ah, ok. Ehm, la tua casa quanti locali ha in tutto?

V     Due e mezzo.

I      Due e mezzo, quante camera ha?

V     Una.

I      Una, e lì che si?

V     No, nel divano.

I      In salotto?

V     In salotto. (…)

I      Lui lo sapeva che tu avevi subito delle violenze?

V     Sì.

I      Ecco, quindi succede che lui va a sciare e si rompe un piede.

V     Sì. (…) Mi fa andare a casa sua.

I      …ti va andare a casa sua, dove la prima volta…

V     Mi ha baciato.

I      …ti ha, ti ha baciato con la bocca. Questo è avvenuto dove questo fatto, all’interno della casa di lui?

V     Lui era in corridoio in una sedia con le, le rotelle, sedia di ufficio e c’era tipo una scrivania lì vicino alla cucina in corridoio, era lì e poi mi ha preso e mi ha baciato e poi mi ha detto “ti piace, né?”.

I      Ma si è alzato?

V     Sì. (…) lui non poteva uscire, pensavo magari farà andare tutti da lui, però tutte le settimane quasi.(…)

I      Perché usi gli psicofarmaci, ACPR 1?

V     Perché ho tentato il suicidio più di una volta per via del mio matrimonio.

I      Non è andato bene?

V     No, il mio ex mi faceva proprio del male, nel senso parole e alla fine ho tentato tre o quattro volte il suicidio con le pastiglie, mi ha trovato mia figlia, mi ha salvato mia figlia la vita, mio fratello, ultima volta c’era anche il signor IM 1 che mio fratello voleva buttare la porta giù, lui non voleva lasciare, poi hanno rotto il vetro sopra, ha saltato da lì, ero svenuta, avevo picchiato la testa io, c’era una ferita così grande nella testa.

I      Questo è successo tanto tempo fa?

V     Sì.

I      Anni?

V     No, no, no, un anno fa, un anno o due anni fa. (…)

I      Ok, cosa prendi?

V     Seroquel, Valium, Entumina.

I      Entumina prendi?

V     Sì, Fluctine, Pantozol. (…)Ho la paura di lui, ho il terrore di lui di vederlo, di, anche da lontano quello sì, squilla il telefono, salto, picchiano alla porta, salto. Lui mi viene, il mio fidanzato se viene vicino di me io salto spaventata perché non, con l’ansia spaventata.(…)

I      (…) Tu gliel’hai detto qualche volta che non volevi?

V     Toglievo la mano e lui…

I      Ma il “no”, non gliel’hai detto il “no”?

V     No, no, la paura non mi ha lasciato, e io dicevo toglievo la mano e “guarda che arriva il mio fidanzato”, lui insisteva e io ho detto “eh, oramai” lui continuava a insistere.

I      Lui ha capito che tu non volevi? Che tu non apprezzavi quello che lui stava facendo?

V     Non lo so, non lo so che cosa pensava lui. (…)

V     Non l’ho più visto, non ho più risposto al telefono, non l’ho più visto.

I      Ho capito ed è lì che comunque lui a…

V     Eh sì, a essere preoccupato e ha incominciato a…

I      …preoccuparsi.

V     Sì, poi mi diceva sempre “non dire niente alla dottoressa, è un segreto nostro, non dire niente al tuo fidanzato perché sennò mi spacca la faccia, non dire niente, è un segreto nostro” (…)

I      Ti toccava…

V     Con le dita.

I      Ma ti toccava con le dita esternamente o anche?

V     Dentro.

I      Dentro.

V     Sì.

I      E prima mi hai detto che ti face…, ti leccava anche la parte intima?

V     Sì, è capitato.

I      E lui? E tu cosa hai dovuto fare a lui?

V     Lo stesso.

I      Cambia, cambia un po’ la conformazione dell’organo, fammi, capiamoci bene.

V     Mi faceva succhiarlo.

I      Ah, ok.

V     Due volte è capitato.

I      Ah, non tutte le settimane come dicevi?

V     No, di succhiarlo due volte, era toccarmi mi toccava sempre, appena ero da sola, mi toccava sempre.

I      Come lo chiami l’organo genitale maschile tu?

V     Pene.

I      Pene, tu con il suo pene, oltre che a succhiarglielo due volte, cosa hai dovuto, hai dovuto fare qualcosa d’altro?

V     No.

I      Gli hai dovuto, non so, toccare?

V     A parte con la bocca, lui mi teneva la testa anche.

I      Ti teneva anche la testa, però mai hai dovuto toccarlo? Come faceva lui a, a eccitarsi?

V     Eh, cominciava a toccare me.

I      E si eccitava con quello?

V     Sì.(…)

I      E’ necessario, quindi mi hai detto appunto, da gennaio fino a tre settimane fa sia a casa sua che dopo quando è guarito ancora a casa tua, una volta la settimana, non su invito, ma telefonava lui, veniva su…

V     “Fra dieci minuti sono da te”, a volte gli dicevo “ma io non sono a casa”, “allora domani ci vediamo però mi raccomando tranquilla”, quando mi diceva tranquilla, voleva dire che mi voleva vedere da sola, (…)

I      Quindi due volte hai dovuto, vero che ti teneva per la testa…

V     Per la testa.

I      …hai dovuto prenderlo in bocca. Ti ricordi se in quelle due volte lui è, ha eiaculato?

V     No, no.(…)

I      Ma non in bocca, ma magari fuori?

V     Fuori boh, non so.

I      Lui aveva l’erezione?

V     Sì.

I      Quindi comunque ti metteva dentro le mani nei pantaloni, ma spogliarsi, lui si spogliava?

V     Apriva i pantaloni.

I      E basta?

V     Sì, tirava un po’ giù.

I      Sempre sul divano?

V     Sul divano. (…) mi diceva “non vedo l’ora di andare nel tuo lettone con te, però è un segreto nostro, eh, non dire alla dottoressa, non dire al tuo fidanzato, non dire a nessuno, è un segreto nostro”, mi diceva sempre.(…)

I      Quindi due volte l’hai preso in bocca e lui invece tutte le volte ti toccava sotto i vestiti, il seno, la…

V     La vagina.

I      …la vagina, ti metteva…

V     Le dita.

I      …le dita, immagino che quando ti toccava, parli di una, una masturbazione?

V     Sì, io non mi, non sentivo nessuno piacere.(…)

I      E lui ti ha chiesto più volte di avere rapporti sessuali e tu hai preso un sacco di…

V     Scuse.

I      …scuse, me le hai raccontate prima “sta arrivando mia figlia, sta arrivando il mio compagno, eccetera, eccetera” e allora lui…

V     Lui si fermava lì.

I      Si fermava lì.

V     Ah, mi controllava sempre se avevo la porta a chiave, chiusa a chiave con le chiavi dietro.

I      Lui controllava?

V     Controllava perché aveva paura che il mio fidanzato arrivasse all’improvviso, aveva una paura di lui, ha detto “mi spacca la faccia se ci becca così”, (…)

I      Ok, oltre a quelli che abbiamo già detto, questa situazione la conosce chi?

V     Mio, mio fidanzato, la dottoressa, mia figlia.

I      La dottoressa quale?

V     __________.

I      Sì, tua figlia?

V     Mia figlia e basta e il dr. __________.

I      Ok.

V     E la, la __________, la, la infermiera del ____, la, la __________ che è l’infermiera della dottoressa?

I      Di lei?

V     Sì, praticamente i dottori e la famiglia più…

I      Ok.(…)

I      Sì, quando tu dici che hai dovuto prenderlo in bocca, mi puoi spiegare come andava, cioè, te lo chiedeva?

V     No, si sbottonava…(…)e dopo mi prendeva la testa e mi faceva fare avanti e in…

I      Ma tu, sì, tu eri?

V     Ero seduta a fianco. (…) dato c’abbiamo nel divano un portacenere così, sai quelli del bar che si schiaccia. (…) Lo spostava sempre per stare vicino a me.

I      Ok, quindi la testa e, la teneva, ti teneva la testa per tutto il tempo?

V     Sì.

I      (…) all’inizio hai detto che lui ti faceva spogliare.

V     Eh, mi, mi tirava su, slacciava il reggiseno, mi, mi sbottonava, tirava giù, faceva lui.

I      Ok, ma spogliata proprio tutta?

V     Nuda, nuda, no. (…)

I      E lui anche?

V     Lui anche.

I      Baciarti con la lingua, è successo una volta sola o più volte?

V     No, sempre.(…) 

…OMISSIS…”

(AI 9).

                            3.1.2.   Dichiarazioni di compagno e figlia della ACPR 1

Il 4 e 5 aprile 2017 la Polizia ha proceduto a verbalizzare __________ e __________, rispettivamente compagno e figlia della vittima.

__________ ha dichiarato di frequentare la ACPR 1 dal febbraio 2016, e di essere stato sin da subito a conoscenza del fatto che la donna avesse quale curatore generale il sig. IM 1. Già durante i primi giorni della loro relazione, la ACPR 1 gli avrebbe riportato di un episodio a sfondo sessuale avvenuto con l’imputato:

" (…) il signor IM 1, le aveva chiesto “com’è baciare con il piercing?” lei aveva un piercing sulla lingua che poi io le ho fatto togliere…e poi senza dirle niente gli aveva infilato la lingua in bocca e l’aveva baciata con la lingua. (…) ACPR 1 mi aveva detto di aver raccontato questa cosa del bacio alla sua psicologa, non so il nome, alla sua infermiera __________ e anche a sua figlia __________, ma che nessuno le aveva creduto.

Io ero rimasto molto scioccato e arrabbiato (…) volevo prenderlo sul fatto. (…) gli avrei fatto un culo così…scusi l’espressione. (…) mi aveva detto che la volta prima le aveva fatto un massaggio alle spalle sotto alla maglietta e la volta successiva vi era stato questo bacio con la lingua. (…) stava male, era…impaurita (…) La prima volta che l’ho incontrato di persona, mi era sembrato una persona gentilissima (…) mi aveva detto che io non potevo restare lì con ACPR 1 per più di due giorni alla settimana (…) per via del permesso di soggiorno e del fatto che ognuno ha il suo appartamento. Lui è quello che sa le leggi…quindi non abbiamo chiesto altro. (…) stavamo comunque sempre insieme (…) senza dirlo a lui. (…) si è sempre comportato in maniera gentile con me (…) Un giorno, forse due mesi dopo che mi ero messo con ACPR 1 (…) avevo deciso di salire perché ci stava mettendo troppo tempo (…) ho provato ad aprire ma era chiusa a chiave (…) ci hanno messo un po’ ad aprire… (…) un paio di minuti (…) non ho notato niente di strano (…) ho “sgridato” ACPR 1 dicendole che se lasciava la chiave nella porta e chiudeva a chiave, come facevo a prenderlo sul fatto e a proteggerla? (…)

In un’altra circostanza, sempre dopo aver controllato da sotto, (…) quando IM 1 arrivava e quando andava via, sono subito salito (…) L’avevo trovata come se aveva appena visto un fantasma. (…) bianca…spaventatissima. Le ho chiesto cosa le era successo e lei mi aveva detto che non stava tanto bene. (…) Le ho chiesto arrabbiato “ti tocca? Ti fa qualcosa?” (…) mi ha giurato di no sulla testa di sua figlia. (…) mi sono tranquillizzato un pochino… (…)  Le volte successive vedevo sempre di essere presente in casa di ACPR 1 (…) Finché un giorno, io ero lì con lei, (…) lui aveva parlato un po’ con me chiedendomi (…) come stavo (…) e poi ad un certo momento aveva cambiato tono e mi aveva detto “devo parlare un po’ con la ACPR 1 da solo, esca” poi mi ha fatto segno con la mano in direzione della porta…con un tono…quasi con cattiveria e mi ha detto ancora “esca, esca!” Io non ho detto niente, è lui che comanda, è lui il tutore, cosa potevo dire? Allora sono uscito. (…) Quando sono tornato su, non ho notato niente di strano e ACPR 1 mi aveva detto che era tutto a posto. Da quel giorno (…) ho evitato di farmi trovare ancora in casa, perché non volevo che IM 1 mi buttasse fuori (…) Però ACPR 1 mi continuava a dire “stai qui, stai qui con me” era strana…io non capivo niente (…) vi erano delle volte che per restare comunque in casa (…) stavo in camera da letto fingendomi malato. (…) non mi fidavo (…) Lui immancabilmente arrivava quando io non ero in casa.

(…) ho saputo cosa le era successo in un’occasione in cui ACPR 1 era andata dalla sua psicologa (…) io e sua figlia __________, dovevamo andare con lei dalla psicologa (…) le ho chiesto cosa stava succedendo e poi le ho detto “è il IM 1?” poi io le ho detto “cos’è successo? Ti ha molestata ancora” e lei mi ha risposto di sì e che era tutto l’anno che la molestava. Lì per me è stata la devastazione, mi è caduto addosso tutto (…) sono tre settimane che sono in aria. Io ero lì solo per proteggerla e non mi ha detto niente. (…) aveva paura (…) che andavo a picchiarlo e finivo in prigione. (…) mi ha giurato sulla figlia e il fratello, che erano lì con noi, che IM 1 l’aveva solo toccata sotto i vestiti, baciata con la lingua e toccata nelle zone intime con la mano. (…) a lei non piaceva (…) le ho anche detto (…) che se fosse successo altro tra lei e IM 1, io me ne sarei andato (…) ho perso 10 kg in tre settimane (…) Dal momento che io ho saputo lei ha iniziato a manifestare questo terrore nei confronti di IM 1. (…) una sera (…) abbiamo fatto un brindisi ad una nuova vita (…) che mi aveva raccontato tutta la verità (…) ha iniziato a sentirsi che le girava la testa (…) e mi ha raccontato tutto (…) c’era stato del sesso orale reciproco (…) ma non si era mai arrivati ad un rapporto completo. Io le ho chiesto se lei voleva e mi aveva detto di no, che era lui che le prendeva la testa e la obbligava, lei mi ha detto che ha sempre fatto il gesto di togliere la mano…aveva paura di reagire. (…) sono impazzito (…) le ho sputato in faccia (…) non volevo più saperne di lei (…) pian pianino mi hanno convinto (…) per farmi capire che era davvero la psicologa che le aveva detto di non raccontarmi i dettagli (…) ci siamo chiariti. Le ho chiesto scusa per il mio gesto (…) è tornata a stare da me.”

(AI 18).

__________ (__________, __________), dopo aver brevemente raccontato la sua situazione personale, ovvero di vivere con __________, e di essere ben consapevole della depressione di cui soffre la madre da anni, compresi gli episodi suicidali, ha riferito, per quanto di sua conoscenza, ciò che sarebbe avvenuto tra IM 1 e la madre:

" (…) Ultimamente ricordo che accadeva anche che la chiamava 10 minuti prima e le diceva “guarda passo da te”. (…) mia mamma gli aveva risposto di non venire perché doveva uscire con me. Questa non era la verità, non dovevamo uscire (…) negli ultimi due mesi circa, voleva passare da mia mamma tutte le settimane. (…) Ai tempi, quando gli avevo chiesto aiuto perché la mamma stava male, la vedeva sì e no un paio di volte al mese. Ora che sta meglio la vuole vedere tutte le settimane? A me sembrava una cosa un po’ stupida e senza senso. (…) mi è venuto in mente di chiedere alla mamma di farsi dare da IM 1 la fatturazione delle sue visite. (…) vengono detratte da quello che la mamma percepisce dall’AI (…) è lui che gestisce i soldi (…) Mia mamma però non gliel’ha mai chiesto (…) penso che fosse per paura che non chiedeva. (…)

L’anno scorso, non so se prima o dopo l’estate, mia mamma mi aveva raccontato che lui aveva provato a baciarla. Io non sapendo cosa fare l’avevo indirizzata verso la sua psicologa e la sua infermiera di riferimento. Loro erano le persone che potevano aiutarla (…) Non ricordo il nome (…) Ne ha cambiate diverse (…) L’infermiera invece è __________ (…) mi aveva detto che lo avrebbe fatto. Io in seguito non ho sentito più niente al riguardo e pensavo che la questione fosse risolta (…) Due settimane fa circa, la mamma era andata dalla sua psicologa, quando è uscita mi ha telefonato dicendomi che voleva parlarmi di una cosa grave che le era capitata. Voleva parlare con me e con mio zio __________ (…) ha iniziato a raccontarci cosa era successa. Ci ha detto che IM 1 l’aveva baciata, le aveva fatto i massaggi e che l’aveva toccata. Non ha aggiunto altri dettagli. (…) era molto a disagio (…) aveva paura di lui e aveva anche paura di non essere creduta. (…) ero talmente scioccata (…) era presente anche il suo moroso __________ (…) ha reagito non molto bene alla cosa (…) ci aveva poi spiegato che (…) la dottoressa __________ (…) l’avrebbe aiutata (…) per denunciare i fatti (…) ho poi capito allora il perché del suo comportamento degli ultimi mesi. (…) non è facile gestire le emozioni che emergono da una cosa del genere. (…) inizierò anch’io ad essere seguita da una psicologa (…) Per quanto riguarda IM 1, è da quando la mamma ci ha raccontato i fatti che non lo vuole più sentire e vedere. So però che continua a telefonarle. Da allora chiama anche me quasi tutti i giorni, tre volte almeno, solo oggi non ha chiamato. (…)”

(AI 18).

                               3.2.   Circostanze dell’arresto (12.04.2017)

Con mandato di accompagnamento coattivo del 10 aprile 2017, la PP PP 1 ha ordinato alla Polizia di procedere all’interrogatorio di IM 1 in veste di imputato per i reati di coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere e sfruttamento dello stato di bisogno, il 12 aprile 2017 (AI 12). Dal rapporto di arresto provvisorio (AI 18), emerge che:

" IM 1 è stato interrogato ed ha fornito una parziale ammissione dei fatti. Ammetteva di aver baciato con la lingua la sua pupilla, di averla toccata al seno e masturbata in vagina, nonché ammetteva di aver ricevuto un coito orale. L’imputato non ha saputo spiegare il suo agito. A suo modo ha cercato di sostenere di aver voluto rispondere al bisogno di affetto della donna o, è il caso del coito orale, ha scaricato ogni responsabilità cercando di sostenere come fosse la donna ad aver voluto praticare questo atto sessuale.”

Allegato al rapporto di arresto figura il primo verbale di Polizia dell’imputato, che così descrive le circostanze dell’arresto:

" Alle ore 07:45 circa, gli interroganti (…) hanno eseguito il mio fermo sulla strada cantonale in territorio di __________ (…) mi sono stati mostrati gli ordini subito ho identificato in ACPR 1 (…) il motivo del mio fermo. Arrivati al mio domicilio vi era unicamente mia moglie (…) A mia moglie ho subito spiegato che la Polizia si trovava in casa nostra perché vi era stato un problema con una mia curatelata, ACPR 1. A mia moglie ho anche spiegato che con questa donna vi erano state delle coccole e dei baci. (…) è stata eseguita la perquisizione degli spazi (…) la mia abitazione e le mie automobili (…) è stato attivato, quale difensore d’ufficio, il qui presente avv. __________.”

(allegato 1 ad AI 18).

                               3.3.   Le dichiarazioni dell’imputato

                            3.3.1.   Rapporto tra IM 1 e ACPR 1

IM 1, interrogato per la prima volta dinanzi al magistrato inquirente il giorno seguente al suo arresto (13 aprile 2017), ha così descritto come nacque il suo rapporto con la ACPR 1, la conoscenza da parte sua dei trascorsi della donna, come pure la personalità di quest’ultima secondo il suo parere:

" (…) non la conoscevo prima di assumere il mandato.

(…) con risoluzione del 10 maggio 2012 della (…) ARP __________ di __________, (…) sono stato nominato curatore generale di ACPR 1. Mi viene quindi chiesto di descriverne i motivi (…)

R.: si trattava di una persona con difficoltà di amministrarsi, (…) bollette e quant’altro, poi di problemi di relazione soprattutto dovuti ai rapporti che aveva con l’ex marito che (…) l’avevano portata ad una condanna per monete false. Io l’avevo accompagnata ai verbali e (…) seguita (…) della procedura di divorzio con il marito.

ADR che io penso che la decisione di nominare un curatore per ACPR 1 fosse causato da un ricovero per uno scompenso psichico (…)

La verbalizzante mi ricorda che ACPR 1 era reduce da un ricovero presso la clinica di __________ a seguito di un episodio di abuso da parte del custode del Palazzo.

R.: ora che me lo dice la verbalizzante effettivamente ricordo. (…) si trattava di qualcosa che era successo in lavanderia, ACPR 1 mi aveva raccontato che era stata costretta a subire un rapporto da quest’uomo. (…)

Questo episodio ACPR 1 me l’aveva raccontato poco dopo la mia nomina. (…) mi appariva sofferente. Non so se abbia avuto un seguito penale. (…) non avevo motivi per non credere che fosse accaduto. Mi sembrava sincera, non era delirante.

(…) io ero stato contattato dall’ARP per la nomina. Mi era stato spiegato che era una persona che aveva bisogno di essere seguita in modo assiduo, che non aveva avuto un sostegno in precedenza. Mi avevano spiegato che vi era un problema psichico, di tipo depressivo. (…)

La verbalizzante mi fa prendere atto che ACPR 1 era stata ricoverata nel 2007 per un tentato suicidio.

R.: non lo sapevo, mi ricordo solo che in occasione di quando sono intervenuto con il fratello nel 2015 a casa sua, mi aveva spiegato che assolutamente avrebbe dovuto essere ricoverata (…)

La verbalizzante mi fa prendere atto che anche in quell’occasione vi era stato un problema che l’aveva portata a tentare il suicidio, in relazione ai problemi di coppia che aveva con il marito.

R.. ne prendo atto.

ADR che io ero al corrente dei problemi fra ACPR 1 con il marito. Secondo me ACPR 1 era succube del marito, lui era proprio “un padre e padrone”. Lei dipendeva da lui. (…) si attacca molto facilmente alle persone. Questo l’ho constatato già solo da quando l’ho seguita vedendo che ha avuto tre o quattro compagni, affezionandosi molto con poi esiti negativi. (…)

La rete intorno a ACPR 1 era composta da un’infermiera dello __________ e da una psichiatra e poi da me. Vi erano dei contatti tra di noi. Non vi erano riunioni con l’ARP, riceveva i miei rapporti.

Gli incontri con la rete, quindi tra me e la psichiatra e l’infermiera, avvenivano personalmente circa ogni tre mesi. Avvenivano a __________, presso l’__________. Eventuali comunicazioni o segnalazioni che riguardassero ACPR 1, non avvenivano via e-mail, ma piuttosto telefonicamente. (…)

Mi viene chiesto di precisare a quanto ammontava lo spillatico mensile e se ci sono mai stati problemi finanziari.

R.: ACPR 1 aveva CHF 1'000.- al mese che riceveva tutti. Non ci sono mai stati problemi finanziari. Riuscivo a gestire bene le sue entrate, per cui anche se mi chiedeva qualche extra come andare in __________ o andare dal parrucchiere potevo concederglielo. (…) non ha risparmi. (…)

Mi viene chiesto se ci sono stati dei cambiamenti tra prima e dopo il mio pensionamento nella modalità in cui strutturavo gli incontri.

R.: rispondo che a parte il fatto che non avevo più l’ufficio e che quindi mi dovevo recare al domicilio, le modalità erano le stesse.

Mi viene chiesto quando ho iniziato a recarmi a casa di ACPR 1 (…)

R.: reputo di aver iniziato a recarmi al domicilio di ACPR 1 a partire dal mio pensionamento.

Mi viene chiesto di descrivere ACPR 1.

R.: è una persona che alterna momenti di sofferenza a momenti in cui è sorridente, quasi solare quando sta bene. È una persona gentilissima, non ha un vocabolario scurrile. Forse la caratteristica principale di ACPR 1 è la gentilezza.

ADR che quando ACPR 1 cade in depressione, cosa che ho già notato, si chiude a riccio. Diventa più rallentata nei movimenti, diventa taciturna bisogna tirarle fuori le cose con le pinze. Altrimenti, è loquace, anche se non è una chiacchierona. Parla volentieri soprattutto delle cose che le interessano, per esempio la cucina perché le piace cucinare, oppure delle vacanze. Mi parla volentieri della figlia che finalmente ha un lavoro.

(…) ADR che sono al corrente e me ne sono accorto che ACPR 1 ha un lieve ritardo mentale. Si vede.

(…) ADR che posso dire che un’altra caratteristica di ACPR 1 è l’aver bisogno dell’affetto delle persone, come una spugna che assorbe. E questo lo fa per sentirsi bene, almeno questa è la mia interpretazione, ACPR 1 ha soddisfazione se vede che viene considerata, che ci si preoccupa per lei e che si condividono con lei le cose, che ci si interessa a lei.

Mi viene chiesto se ACPR 1 quando non sta bene ed è depressa, se va in panico e ha paura, e io rispondo di sì, è una di quelle persone che ha paura di tutto. Nel quotidiano, può andare in panico a dipendenze delle cose che deve affrontare e di come sta.(…) ADR che quando anche sta bene, se succede qualcosa nella quotidianità che la tocca da vicino e che non è una bagatella, va in panico. (…)

escludendo il disgraziato periodo, credo che ACPR 1 mi stimasse e si fidasse specialmente di me. Mi considerava una persona importante e buona, e che l’ho aiutata. Io ritengo oltretutto che ACPR 1 non mi vuole male. (…) ho approfittato di una disponibilità di ACPR 1 nei contatti sessuali. ADR che con disponibilità intendo che ACPR 1 non mi ha palesato un rifiuto con uno spintone, dicendo semplicemente allontanati. Mi viene chiesto se penso che ACPR 1 con la sua situazione e che ho descritto prima, fosse in grado di palesare un rifiuto di fronte a me, e io rispondo che la verbalizzante ha ragione. Probabilmente è vero che ACPR 1 non era in grado di opporsi fermamente, però quello che io percepivo è che lei avesse un gran piacere.”

(AI 22).

Agli atti figurano inoltre le copie dei rapporti morali (breve descrizione della vita della pupilla, es. soggiorno, salute, assistenza, finanze, obiettivi ecc.) redatti da IM 1 quale curatore di ACPR 1 per gli anni 2014, 2015 e 2016 (AI 23), all’attenzione dell’ARP, che li ha approvati.

Nel corso del verbale finale 16 giugno 2017, la PP, dopo aver ripercorso nel dettaglio la vita della ACPR 1, riassumendo i vari ricoveri e problematiche psichiche con tutte le relative sofferenze (v. pt. 1.2. CV ACPR 1), ha chiesto all’imputato di prendere posizione in merito a quanto sapesse di tutto ciò. Così il IM 1:

" E mi viene quindi chiesto se confermo che ero al corrente dei ricoveri patiti dalla vittima e le motivazioni.

R.: si lo confermo.

(…) sapevo quand’anche non tutto nel dettaglio, delle sofferenze di ACPR 1, delle sue patologie. Concordo con quello che viene riportato, ero anche al corrente che prendeva medicamenti e sono molto dispiaciuto per il mio agire, proprio vista la mia situazione.

(…) Rispettivamente, mi vengono ricordate le mie ammissioni in merito allo stato psichico e di fragilità di ACPR 1, e al suo passato di persona abusata, verbale MP di data 13 aprile 2017, AI 22:(…)

R.: confermo le mie precedenti dichiarazioni. Confermo anche che ACPR 1 spesso aveva paura rispettivamente andava in confusione anche su cose che in realtà avrebbe potuto risolvere da sola.”

(AI 70).

                            3.3.2.   Del reato di coazione sessuale

Di seguito sono riportate le dichiarazioni dell’imputato, in primo luogo in generale sugli atti sessuali praticati con la ACPR 1 e sulle sue emozioni, ed in secondo luogo i singoli episodi rimproverati a IM 1, così come poi riportati nell’AA.

                                  a)   In generale

L’imputato, come riportato dalla Polizia, ha da subito parzialmente ammesso i fatti. Di seguito le sue primissime dichiarazioni, ove ha descritto in maniera generale i contatti di natura sessuale avuti con la ACPR 1, cominciati nel periodo in cui egli si infortunò sciando e la vide a casa sua, essendo impossibilitato a recarsi da lei come al solito, affermando di aver agito in tal modo e nel tempo senza un motivo particolare, di aver sempre percepito del piacere da parte della donna e di aver ricevuto un unico rapporto orale, e non due, come dichiarato da ACPR 1, su volontà della stessa, la quale in quell’occasione avrebbe affermato, guardando il suo pene, “adesso questo deve entrare nella mia bocca”, e negando di avergliene compiuti a sua volta (dichiarazione, quest’ultima, poi, ritrattata):

" (…) __________ ho avuto un grave incidente sciando, __________. (…) per altre 7 settimane praticamente non potevo spostarmi se non per piccoli passi (…) ACPR 1 si è mostrata molto preoccupata (…) le ho detto che se voleva vedermi poteva passare a casa mia. (…) verso il 20 di febbraio (…) ci siamo scambiati un bacio con la lingua. Ho abbracciato io ACPR 1 e poi ci siamo baciati, senza nessuna forzatura. Ci siamo poi lasciati, ACPR 1 era poi partita sorridendo, augurandomi di guarire (…) sono stato io ad abbracciarla e baciarla. Ho preso io l’iniziativa (…) dopo quell’episodio io l’avrò rivista (…) in aprile 2016 o lì attorno . (…) al suo domicilio (…) Da lì si sono verificati diversi episodi dove dopo aver discusso di questioni relative ai suoi bisogni, dopo magari aver bevuto un caffè, io…sentite io vi racconto quello che è successo…

è successo che io circa una volta al mese invitavo ACPR 1…l’abbracciavo e poi passavo a dei palpeggiamenti senza però mai arrivare ad un rapporto completo. Solo una volta ACPR 1 ha voluto farmi un rapporto orale. Devo dire che pur vergognandomi e sentendomi in colpa, tenuto conto della mia professione, dei miei studi, del fatto di essere una persona conosciuta e apprezzata, ribadisco che non vi è mai stata violenza, coercizione, ricatti…non è che dicevo se non vuoi non ti do i soldi del mese…ci mancherebbe. Perché sia capitato ancora oggi faccio fatica a spiegarmelo, (…) non ho mai avuto alcun tipo di comportamento scorretto (…) nella mia attività, sia lavorativa che privata. Io non ho più importunato ACPR 1 e stavo già meditando di lasciare l’incarico perché…comunque non è corretto quello che è capitato, anche se devo sottolineare, che da parte di ACPR 1 vi fosse un piacere a questi incontri…era sempre sorridente con me, non ha mai pianto, mi accoglieva volentieri a casa… c’è sempre stato rispetto in questo senso. (…) mi sembrava che lei ci tenesse…ecco (…) ad avere un’intimità, una relazione affettiva con me. Se lei mi avesse detto “no cosa fai?!” io…avrei smesso. (…) mi vergogno profondamente (…) So che era sbagliato. (…) Succedeva circa una volta al mese. La seconda volta che è successo qualcosa è stato nell’incontro di aprile (…) l’ultima volta che è successo qualcosa penso fosse febbraio 2017. (…) Di regola ci si sentiva telefonicamente e si stabiliva l’eventuale incontro. (…) posso aver fatto al massimo due incontri al mese.

Mi viene chiesto di spiegare i toccamenti ed i contatti sessuali (…) Baci con la lingua…specialmente baci. Poi carezze al seno e nella sua parte intima, il tutto senza penetrazione (pene/vagina). Ripeto solo in un caso ACPR 1 ha voluto farmi un rapporto orale. ACPR 1 me lo aveva chiesto espressamente. Al di là di tutto ciò che è sbagliato, ho sempre avuto l’impressione che ACPR 1 volesse questo tipo di relazione che io non ho mai imposto (…) i toccamenti e le carezze al seno e alla vagina avvenivano sotto ai vestiti. (…)

Mi viene chiesto di spiegare un episodio che ricordo dall’inizio alla fine.

Allora io sono arrivato da lei, lei mi ha accolto come sempre, sorridente, mi ha consegnato la fattura del telefono e la rata dell’assicurazione auto, che la pago ogni tre mesi. Dopo di che mi ha offerto il caffè, che abbiamo bevuto sul divano di casa sua. Io l’ho avvicinata, le ho messo la mano sulla spalla, l’ho abbracciata. Lei si è subito avvicinata per farsi baciare e dopo diversi baci le ho abbassato la cerniera della tuta, era una tuta intera, le ho accarezzato i seni ed in fine la vagina senza spogliarla completamente. ACPR 1 mi baciava i modo sempre più appassionato… (…) non aveva il reggiseno in quell’occasione (…) era più che disponibile e questo probabilmente è quello che mi ha fregato ancora di più. (…) dopo i toccamenti abbiamo smesso e poi io me ne sono andato. Il tutto, inteso contatti sessuali, saranno durati un 10 minuti.

Mi viene chiesto se oltre ai toccamenti vi sono stati dei leccamenti.

Da parte mia? No, assolutamente no. Baci, carezze ma non leccamenti. (…) l’episodio appena descritto lo colloco dopo le vacanze estive, quindi da settembre 2016 in poi. (…) Ci sono i baci con la lingua e poi in alcune occasioni le ho baciato il seno. Non l’ho mai baciata altrove. (…) Quando eravamo soli succedeva sempre. Vorrei dire che non andavo da lei solo per questo, alcune volte non è successo niente (…) Ho sbagliato a dire così, è anche successo di essere soli e non fare niente. (…) se devo fare una stima delle volte in cui è successo (…) almeno una decina di volte. (…)

Mi viene chiesto di spiegare l’episodio in cui vi è stata la richiesta di ACPR 1 di farmi un rapporto orale.

Allora era in occasione di questi incontri (…) ACPR 1 mi ha messo una mano sul pene e mi ha detto “adesso questo deve entrare nella mia bocca” e poi mi ha detto che lei è golosa dello sperma. La storia della golosità dello sperma era già uscita quando la psichiatra dottoressa __________, le aveva detto di aver scoperto il suo consumo di cocaina. ACPR 1 lì aveva chiesto sia alla dottoressa che poi in seguito a me…mi diceva…”mi fanno gli esami ma io so che non ho consumato cocaina, non è che può risultare anche dallo sperma?” io le ho chiesto perché mi diceva questo e lei mi rispondeva che aveva dei rapporti con un consumatore. Di fatto non le avevo saputo rispondere. ACPR 1 è una persona che…adesso no, ha una relazione stabile, ma prima aveva molte relazioni occasionali. (…) Eravamo sul divano, dopo i toccamenti e i baci ACPR 1 mi ha abbassato i pantaloni e le mutande e mi ha preso il pene in mano. Poi mi ha detto quello che ho detto poco fa e poi ha messo il mio pene in bocca. Eravamo seduti, io non ho fatto niente e l’ho lasciata fare. Io ho avuto un’eiaculazione nella bocca di ACPR 1. Non è successo nient’altro dopo. Abbiamo bevuto un altro caffè e poi io me ne sono andato (…) questo episodio io lo metto a maggio 2016 (…) prima delle vacanze estive. (…) non volevo arrivare a tanto…non ho mai voluto avere un rapporto sessuale completo con ACPR 1. (…) Quando io prendevo l’ascensore e scendevo __________ dove abitava…stavo male…ma era diventata come…non una dipendenza ma una sorta di attrazione… però poi stavo male, poi ovviamente stavo ancora più male quando arrivavo a casa e vedevo moglie e figlio…figlio che adora suo padre.

(…) ACPR 1 la toccavo in vagina con le dita, come mi dicono gli interroganti, ammetto che la masturbavo. (…) ACPR 1 ha parlato di due episodi di sesso orale da lei praticati a me (…) No. È successo una volta sola (…) ACPR 1 non ha mai approfittato di questa situazione, ad esempio dicendomi “dammi dei soldi in più”.  (…) Ho sempre preso io l’iniziativa. (…) Mi viene chiesto se ho raggiunto l’orgasmo anche in altre occasioni, oltre a quella già riferita. No. Mi viene chiesto come mi soddisfacevo sessualmente. Non mi soddisfacevo… probabilmente avevo anche un freno interiore…come detto dopo non è che mi sentivo bene.

(…) Mi viene chiesto se è capitato che ACPR 1 mi dicesse, mentre ero da lei, che aspettava qualcuno in visita.

Mhh… no magari mi diceva che il suo compagno era andato fuori a fare la spesa. A volte lui era in casa (…) Mi è successo anche di dire a questo compagno di uscire un attimo di casa perché dovevo parlare con lei della contabilità. (…) Avevo detto anche a questo uomo di non stabilirsi 7 giorni su 7 a casa di ACPR 1 per non creare ulteriori problemi per via di questo permesso B pendente. In sostanza gli dicevo di non stare sempre lì perché sarebbe stato fuori posto rispetto agli enti che danno ad entrambi le rendite. Lui è in assistenza.

Mi viene chiesto se nel lasso di tempo, mezz’ora/un’ora, in cui restavo da ACPR 1 erano compresi gli atti sessuali.

Sì. Sostanzialmente poi il tempo (…) lo fatturavo alla ARP. D’intesa con il mio avvocato dico sin da subito che è mia intenzione rinunciare a malincuore a tutti i mandati e per quel che concerne ACPR 1 rinuncio alla mercede per il 2017.

(…) Mi viene chiesto se so quali medicamenti prende (…) Ah non lo so. So che ne prende (…) fatti dallo psicosociale (…) Mi viene chiesto se ACPR 1 ha avuto altri problemi (…) abusi sessuali.  Lei mi ha sempre detto che era stata abusata quando è rimasta incinta della figlia (…) Mi viene chiesto se sono al corrente di avvenimenti in cui ACPR 1 ha cercato di farsi del male. L’unico che si può presupporre è quando abbiamo forzato la porta del suo appartamento. (…)

Mi viene chiesto se non ho mai avuto paura che ACPR 1 potesse raccontare questa cosa a qualcuno. Sì, ho avuto paura tant’è che a ACPR 1 avevo detto che la cosa doveva restare segreta tra di noi. È anche per questo che volevo interrompere tutta questa storia e quindi lasciare il mandato.

Mi viene chiesto per quale motivo, secondo me, ACPR 1 ha raccontato questa cosa.

Ci sono più varianti. Una è che si sia consolidata la relazione con il suo compagno, che a dire di lei è super geloso. Una seconda interpretazione è che anche a lei non andava più questa cosa e si è sfogata con la sua psichiatra. Dico così perché secondo me, secondo una mia sensazione lei si è sicuramente confidata con la psichiatra. Quando poi ho telefonato alla dottoressa __________ e mi ha detto che non voleva essere disturbata ho pensato che vi fosse un problema di questo tipo. Sono convinto che ACPR 1 non mi voglia del male ne…perché a di là di questo increscioso periodo, modestamente credo di aver dato un buon aiuto, supporto e sostegno a questa donna. (…)

…OMISSIS…”

(allegato 1 ad AI 18).

A fine verbale l’imputato è stato dunque confrontato con le prime risultanze dell’inchiesta, in particolare con le dichiarazioni della ACPR 1:

" Mi viene fatto prendere atto che ACPR 1 (…) ha dichiarato di essere stata da me toccata sul seno e nelle parti intime (…)

Sì corrisponde al vero (…) ha dichiarato di essere stata da me leccata nelle parti intime (…) Assolutamente no. (…)  di avermi dovuto toccare nelle parti intime (…) No…ha voluto. (…) di essere stata costretta ad effettuarmi un rapporto orale in due occasioni (…) No. C’è stato un unico rapporto orale così come già descritto, senza nessuna costrizione da parte mia. Ho detto che non voglio raccontare frottole ma non posso prendermi nemmeno accuse che non sono veritiere. (…) ho sempre preso io l’iniziativa salvo per rispetto al rapporto orale praticatomi da ACPR 1 e meglio in quest’occasione è stata lei a volerlo fare.

(…) Mi viene chiesto se ho altro da aggiungere.

Se si può aggiungere posso dire che…sgomento per quello che è successo e mi dispiace…mi dispiace per la mia famiglia e per la mia persona perché in 40 anni di lavoro sociale, non ho mai avuto problemi con la giustizia o chicchessia. Evidentemente da subito rinuncio a tutti i mandati che sono in essere anche se a malincuore, specialmente per quelle persone che hanno un buon rapporto con il sottoscritto e confidano nel mio operato (…) Sono veramente amareggiato, ma questa incresciosa situazione mi permette di liberarmi da un peso che non riuscivo più a sopportare. Infatti volendo diminuire anche un po’ la mia attività avevo già pensato di chiedere di rinunciare ad un paio di mandati compreso (…) ACPR 1.”

(allegato 1 ad AI 18).

Nel corso del suo verbale d’arresto dinanzi la PP PP 1 il 13 aprile 2017, IM 1 ha potuto ripercorrere i fatti già sopra descritti, apportando ulteriori precisazioni. In particolare, con riferimento al primo episodio in cui egli la approcciò, chiedendole di poterle fare un massaggio per alleviare il mal di schiena, egli ha ammesso essersi trattato di un test, nella speranza di poter soddisfare la voglia sessuale in lui scatenatasi mesi prima, da una domanda posta dalla donna, volta a sapere se fosse possibile risultare positivi al consumo di cocaina ingerendo dello sperma di un consumatore. IM 1 avrebbe risposto di non sapere, e, chiedendole il motivo di tale dubbio, ella avrebbe risposto di essere “golosa di sperma”, suscitando il desiderio dell’imputato:

" (…) Mi viene chiesto perché le ho fatto il massaggio, cosa volevo testare e io rispondo che volevo testare la reazione di ACPR 1, per vedere se accettava questo tipo di cose. (…) ACPR 1 era rigida. Lo era già prima, ma quando mi sono avvicinato si è irrigidita di più. (…) Mi viene chiesto se confermo che ACPR 1 non mi aveva detto che aveva male alla schiena, e io rispondo che effettivamente non me l’aveva detto. (…) il fatto di irrigidirsi di più cosa significava (…) significava che non le andava questo mio trattamento. (…) è successo a gennaio 2016. Mi viene ricordato come ACPR 1 era stata da poco dimessa dalla clinica per un tentato suicidio e quindi certamente era ben più fragile e bisognosa di quanto già normalmente. (…) Non so spiegare perché ho agito così su una persona che sapevo perfettamente che cosa aveva passato (…) in quel momento avevo una voglia sessuale verso ACPR 1, perché da quello che mi aveva raccontato penso fosse una donna passionale. (…) l’avevo dedotto da quando lei mi aveva chiesto in rapporto alla sua positività alla cocaina, se era possibile che potesse derivare dall’ingestione di sperma. Io le avevo detto che non lo sapevo chiedendole il perché mi diceva questo. Lei mi aveva risposto che era golosa di sperma.

ADR che questa frase ha iniziato a suscitare in me un desiderio di come potesse essere un contatto tra me e questa donna. Era il periodo in cui ACPR 1 andava dalla Dott. __________. Questa idea mi frullava per la testa quindi prima del suo ricovero a __________, dunque da diversi mesi.”

(AI 22).

Descrivendo il successivo incontro a casa sua, a seguito dell’infortunio, ove vi fu il primo bacio, IM 1 ha dichiarato:

" (…) Avevo notato che lei aveva un piercing sulla lingua e mi ricordo di averle detto “non mi è mai capitato di baciare una persona con un piercing con la lingua”. Mi sono poi avvicinato e l’ho baciata. ACPR 1 era stupita, abbiamo poi parlato ancora un attimo e poi è andata. (…) non si aspettava questo mio gesto e che probabilmente si è impaurita. Io avevo percepito che ACPR 1 si era irrigidita, ho percepito che c’era qualcosa che non andava ed è per questo che ho smesso. (…)

La verbalizzante mi chiede come mai ieri sera ho risposto che ACPR 1 era sorridente, e io rispondo che ieri non riuscivo ancora a buttar fuori la verità. (…) quando l’ho baciata non aveva il sorriso.”

(AI 22).

Alla contestazione in cui egli sarebbe di seguito passato quasi settimanalmente dalla donna per toccarla in vagina con le dita, masturbandola, leccandola e chiedendole di toccarlo, egli precisava che il tutto non avveniva ogni settimana, come dichiarato dalla ACPR 1, ma piuttosto due volte al mese. Ammetteva poi, dopo una prima reticenza, di averle fatto a sua volta un rapporto orale, e ridescriveva l’episodio in cui l’aveva invece ricevuto:

" (…) io segnavo sempre tutto, anche le visite finalizzate alle prestazioni sessuali con ACPR 1. (…) non tutte le volte succedeva qualcosa. A volte perché ero di fretta, a volte perché mi fermavo. (…) rientrando a casa mi veniva il pensiero che dovevo smettere, ma poi quando tornavo a casa di ACPR 1 mi riprendeva la voglia. Non era ACPR 1 a provocarmi. (…) Ammetto di averle baciato i seni, ma non ricordo di aver mai leccato ACPR 1 sulla vagina. (…) avevo la fantasia di avere un rapporto orale, di farlo per stuzzicarla e poi riceverlo. Mi viene chiesto se quindi io ho leccato ACPR 1 e io rispondo effettivamente sì, l’ho leccata una volta.

Mi viene chiesto se ACPR 1 ha praticato dei rapporti orali a me, e io rispondo che mi ricordo benissimo di un rapporto orale. Dopo vari palpeggiamenti, ACPR 1 tenendomi il membro mi ha detto “questo deve entrare nella mia bocca”. Adesso non so se la frase era un’affermazione oppure era una domanda. Eravamo sul divano e mi ricordo che lei era sdraiata mentre me lo praticava. Onestamente di un secondo rapporto orale io non me lo ricordo. (…) è corretto che mi sarebbe piaciuto andare nel “lettone” con lei (…) È pure corretto che io le avevo detto di non dire niente perché era un segreto nostro. (…) volevo fare sesso. Non l’ho fatto perché nella vita ci sono dei blocchi (…) avevo un blocco che non deriva dal fatto che avevo paura di essere scoperto, né che ho difficoltà con l’erezione. (…) mi sarei preso una pastiglia. (…) confermo di aver eiaculato nella bocca di ACPR 1, sono sicuro. (…) è corretto (…) che volevo la porta chiusa a chiave (…) che ACPR 1 mi diceva che sarebbe arrivata sua figlia o il suo compagno e io mi fermavo (…) avevo paura che arrivasse qualcuno (…).

(…) voglio dire che ACPR 1 non aveva desiderio di fare questo rapporto orale. È vero che io le tenevo la testa, era per incitarla e perché trattenere la testa di una donna nel mentre mi viene praticato un rapporto orale mi procura più eccitazione. (…) ACPR 1 (…) ha inghiottito. (…) Mi vi

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