Skip to content

Ticino Tribunale penale cantonale 26.11.2018 72.2016.179

26. November 2018·Italiano·Tessin·Tribunale penale cantonale·HTML·14,854 Wörter·~1h 14min·4

Zusammenfassung

Indotto con astuto inganno la vittima a bonificargli € 1'425'000 sul suo conto, facendogli credere che, contestualmente all’ordine di trasferimento, egli le avrebbe fatto consegnare in Italia assegni circolari per un importo equivalente. Riciclaggio di denaro per un tot di € 938'815.00 e CHF 584'994

Volltext

Incarto n. 72.2016.179

Lugano, 26 novembre 2018 /sg

Sentenza In nome della Repubblica e Cantone Ticino

La Corte delle assise correzionali

composta da:

giudice Mauro Ermani, Presidente

Veronica Lipari, vicecancelliera

sedente nell’aula penale di questo palazzo di giustizia, per giudicare

nella causa penale       Ministero Pubblico

e in qualità di accusatore privato:

ACPR 1  Patrocinato dall’avv. RAAP 1

contro

IM 1, rappresentato dal abg. DF 1

imputato, a norma dell'atto d'accusa 151/2016 del 20.9.2016 emanato dal Procuratore pubblico PP 1, di

                                   1.   truffa

per avere,

a __________ e in altre località,

il 14 dicembre 2012,

per procacciarsi un indebito profitto,

approfittando del fatto di essere stato presentato e raccomandato a ACPR 1 dal commercialista di entrambi __________, che lo aveva proposto a ACPR 1 come la persona con la quale effettuare una triangolazione finanziaria di cui necessitava ACPR 1, in base alla quale ACPR 1 avrebbe fatto avere a IM 1 in Svizzera del denaro (tramite bonifico bancario da banca svizzera a banca svizzera), e in cambio IM 1 avrebbe fatto avere in Italia a ACPR 1 l’importo equivalente in assegni bancari, a favore della società immobiliare __________ di __________,

nonché approfittando dell’urgenza che, al 14 dicembre 2012, aveva la controparte di ricevere in Italia gli assegni menzionati,

indotto con astuto inganno ACPR 1 a bonificargli € 1'425'000.00 sul suo conto corrente postale nr. __________ presso __________, facendogli credere, con numerose bugie e un’accurata messa in scena, che, contestualmente all’ordine di trasferimento dato da ACPR 1 a favore del conto corrente postale di IM 1, egli gli avrebbe fatto consegnare in Italia assegni circolari per un importo equivalente, ciò che non aveva però intenzione di fare e, effettivamente, non ha mai fatto,

e in particolare,

per quanto riguarda le bugie e la messa in scena:

                                     -   per avere, dai primi abboccamenti per concordare l’operazione, risalenti a inizio dicembre 2012, ripetutamente confermato alla controparte di avere immediata disponibilità in Italia di € 1'425'000.00, presso Banca __________, in modo da poter fare emettere in qualsiasi momento assegni bancari per quell’importo;

                                     -   per avere organizzato una fittizia consegna degli assegni bancari alla controparte, che avrebbe dovuto avvenire presso l’agenzia di __________ di Banca __________, per il tramite di rappresentanti di ambo le parti, contemporaneamente all’ordine di trasferimento dei fondi da parte di ACPR 1 a favore del conto corrente postale di IM 1 presso __________;

                                     -   per avere, ancora il 14 dicembre 2012, confermato alla controparte, sia direttamente che per il tramite dei rispettivi rappresentanti, che gli assegni bancari in oggetto erano già disponibili presso la succursale di __________ di Banca __________ e sarebbero stati consegnati   ai rappresentanti della controparte quel giorno stesso, non appena ACPR 1 avesse disposto il trasferimento di € 1'425'000.00 a favore del conto corrente postale di IM 1 presso __________, salvo poi, a fine giornata, rimandare la consegna degli assegni ai giorni successivi, asserendo di volere attendere la conferma dell’accredito del denaro in questione sul suo conto corrente postale;

                                   2.   riciclaggio di denaro

per avere,

a __________ ed in altre imprecisate località,

nel periodo 17 dicembre 2012 - 19 aprile 2013,

compiuto atti suscettibili di vanificare l’accertamento dell’origine, il ritrovamento e la confisca di valori patrimoniali per complessivi € 938'815.00 e CHF 584'994.00, sapendo che provenivano dalla truffa di cui al punto 1 del presente atto d’accusa,

e meglio,

                                     -   per avere trasferito su relazioni bancarie estere (controllate da lui o da suoi familiari) complessivi € 702'378.27 da conti correnti a lui riconducibili, e in particolare:

                                   Ø   in data 17 dicembre 2012, € 50'000.00, a favore del conto IBAN __________ intestato alla __________, __________, presso Banca __________ di __________, __________ (a debito del conto corrente postale nr. __________ intestato a IM 1),

                                   Ø   in data 17 dicembre 2012, € 50'000.00, a favore del conto IBAN __________ intestato a __________, presso Banca __________ di __________, __________ (a debito del conto corrente postale nr. __________ intestato a IM 1),

                                   Ø   in data 19 dicembre 2012, € 100'000.00, a favore del conto IBAN __________ intestato alla __________, presso Banca __________ (a debito della relazione nr. __________ (rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________)),

                                   Ø   in data 3 gennaio 2013, CHF 92'670.00 (equivalenti a € 75'000.00), a favore del conto IBAN __________ intestato alla __________, presso Banca __________ (a debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________),

                                   Ø   in data 3 gennaio 2013, CHF 30'890.00 (equivalenti a € 25'000.00), a favore del conto IBAN __________ intestato a __________, presso __________, __________ (a debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________),

                                   Ø   in data 3 gennaio 2013, CHF 30'887.50 (equivalenti a € 25'000.00), a favore del conto IBAN __________ intestato a IM 1, presso __________ (a debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________),

                                   Ø   in data 3 gennaio 2013, CHF 24’712.00 (equivalenti a € 20'000.00), a favore del conto IBAN __________ intestato a __________, presso Banca __________ (a debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________),

                                   Ø   in data 11 gennaio 2013, CHF 79'990.00 (equivalenti a € 64'378.27), a favore del conto IBAN __________ intestato alla __________, presso Banca __________ (a debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________),

                                   Ø   in data 13 febbraio 2013, CHF 80'859.29 (equivalenti a € 65'000.00), a favore del conto IBAN __________ intestato alla __________, presso Banca __________ (a debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________)),

                                   Ø   in data 4 marzo 2013, CHF 24'771.26 (equivalenti a € 20'000.00), a favore del conto IBAN __________ intestato alla __________, presso Banca __________ (a debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________, presso Banca __________ (__________)),

                                   Ø   in data 4 marzo 2013, € 20'000.00, a favore del conto IBAN __________ intestato alla __________, presso Banca __________ (a debito della relazione nr. __________ (rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________)),

                                   Ø   in data 28 marzo 2013, € 35'000.00, a favore del conto IBAN __________ intestato alla __________ presso Banca __________ (a debito della relazione nr. __________ (rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________)),

                                   Ø   in data 28 marzo 2013, € 35'000.00, a favore del conto IBAN __________ intestato alla __________, presso Banca __________ (a debito della relazione nr. __________ (rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________)),

                                   Ø   in data 19 aprile 2013, € 118'000.00 a favore del conto IBAN __________ intestato alla __________, presso Banca __________, __________ (a debito della relazione nr. __________ (rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________)),

                                     -   per avere prelevato a contanti da relazioni svizzere a lui riconducibili CHF 527'294.00 e € 236'436.97, e in particolare:   

                                   Ø   in data 14 dicembre 2012, € 5'000.00, a debito del conto corrente postale nr. __________ intestato a IM 1,

                                   Ø   in data 18 dicembre 2012, € 40'000.00, a debito del conto corrente postale nr. __________ intestato a IM 1,

                                   Ø   in data 18 dicembre 2012, € 8'459.52, a debito del conto corrente postale nr. __________ intestato a IM 1,

                                   Ø   in data 18 dicembre 2012, CHF 121'400.00 (equivalenti a € 100'000.00), a debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 28 dicembre 2012, CHF 60'765.00 (equivalenti a € 50'000.00), a debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 31 dicembre 2012, € 694.44 (cambiati in CHF 820.00), a debito del conto corrente postale nr. __________ intestato a IM 1,

                                   Ø   in data 1° gennaio 2013, € 694.44 (cambiati in CHF 820.00), a debito del conto corrente postale nr. __________ intestato a IM 1,

                                   Ø   in data 2 gennaio 2013, € 338.75 (cambiati in CHF 400.00), a debito del conto corrente postale nr. __________ intestato a IM 1,

                                   Ø   in data 8 gennaio 2013, € 549.82 (cambiati in CHF 650.00), a debito del conto corrente postale nr. __________ intestato a IM 1,

                                   Ø   in data 11 gennaio 2013, CHF 61'970.00, a debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________,

                                   Ø   in data 25 gennaio 2013, € 700.00, a debito del conto corrente postale nr. __________ intestato a IM 1,

                                   Ø   in data 25 gennaio 2013, CHF 25'000.00, a debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 25 gennaio 2013, € 30'000.00, a debito della relazione nr. __________ (rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 1 febbraio 2013, € 15'000.00, a debito della relazione nr. __________ (rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 8 febbraio 2013, € 15'000.00, a debito della relazione nr. __________ (rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 15 febbraio 2013, € 16'000.00, a debito della relazione nr. __________ (rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 15 febbraio 2013, CHF 2'000.00, a debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata a IM 1 presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 28 febbraio 2013, € 10'000.00, a debito della relazione nr. __________ (rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 28 febbraio 2013, CHF 1'500.00, a debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata a IM 1 presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 8 marzo 2013, € 40'000.00, a debito della relazione nr. __________ (rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 15 marzo 2013, € 10'000.00, a debito della relazione nr. __________ (rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 27 marzo 2013, € 24'000.00, a debito della relazione nr. __________ (rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 27 marzo 2013, CHF 86'975.00 (equivalenti a € 71'000.00), a debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 10 aprile 2013, € 20'000.00, a debito della relazione nr. __________ (rubrica €) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 10 aprile 2013, CHF 23'370.00 (equivalenti a € 19'000.00), a debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                   Ø   in data 19 aprile 2013, CHF 144'314.00 (equivalenti a € 118'000.00), a debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________ (__________),

                                     -   nonché per avere, in data 3 gennaio 2013, a debito della relazione nr. __________ (rubrica CHF) intestata alla __________ presso Banca __________, bonificato a favore di __________ und __________ CHF 57'700.00, per l’acquisto di un’Audi Q3, autovettura da lui ritirata e quindi portata in Italia;

fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

reati previsti: dagli art. 146 cpv. 1 CP e art. 305bis cifra 1 CP;

Presenti:                    -   il Procuratore pubblico PP 1, in rappresentanza del Ministero pubblico;

                                     -   il difensore di fiducia dell’imputato, abg. DF 1;

                                     -   l’avv. RAAP 1, patrocinatore di fiducia dell’accusatore privato ACPR 1.

Espletato il pubblico

Dibattimento:               martedì 25 settembre 2018 dalle ore 09:35 alle ore 09:55;

                                         lunedì 20 novembre 2018 dalle ore 09:45 alle ore 16:10.

Evase le seguenti

questioni:                     Verbale del dibattimento del 25 settembre 2018

Giusta l’art. 366 CPP, viene fissata una nuova udienza, la quale si terrà lunedì 26 novembre 2018 alle ore 09:30, presso l’aula penale maggiore. Seguirà formale citazione in tal senso.

Il Presidente constata l’assenza dell’imputato.

A questo proposito l’avv. DF 1 produce un certificato medico (doc. dib. 1) e chiede per conto del suo difeso che il dibattimento sia rinviato. Il certificato medico è accompagnato da una nota scritta dall’imputato di cui il Presidente dà lettura in aula, come pure dei certificati allegati (24 settembre 2018, 1° agosto 2018, 12 luglio 2018, 9 luglio 2018, 7 dicembre 2017). L’avv. DF 1 precisa che ad oggi, IM 1 non ha ancora subìto l’intervento di cui si parla nei certificati medici. Chiede, nel limite del possibile, il rinvio del dibattimento, per permettere all’imputato di presenziare, ritenuto che, se dovesse essere assente anche la prossima volta, si potrà procedere in assenza.

Dopo discussione, le parti tutte, con il Presidente, concordano a che oggi si svolga la prima udienza contumaciale e di essere dunque riconvocate per la seconda udienza, alla quale l’imputato dovrà presenziare. In caso contrario, si proseguirà nei suoi confronti nelle forme della procedura per contumacia, riservata la facoltà per lo stesso di chiedere di essere dispensato per motivi medici.

Verbale del dibattimento del 26 novembre 2018

Il Presidente constata l’assenza dell’imputato.

Il Presidente constata che l’imputato è stato regolarmente citato con citazione 26 settembre 2018.

L’imputato non ha presentato giustificazioni per la sua assenza, se non uno scritto 15 novembre 2018 con il quale indica che non sarà presente per motivi di salute, con allegato un certificato medico datato 1° agosto 2018 (doc. dib. 1).

Il Presidente richiama il verbale del dibattimento del 25.9.2018 (prima udienza) e constata che l’imputato ha avuto sufficienti opportunità di esprimersi sui reati a lui contestati e che la situazione probatoria consente la pronuncia di una sentenza anche in assenza dell’imputato.

Le parti danno atto che oggi vi sono le condizioni per procedere in contumacia.

Si procede quindi alla continuazione del dibattimento nelle forme della contumacia.

Sentiti:                        -   il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:

preliminarmente tratterà le eccezioni sollevate dalla difesa, poi i fatti ed infine la qualifica giuridica. Sulle censure di nullità sollevate dalla difesa, l’AA sarebbe nullo a mente della difesa, in quanto IM 1 non sarebbe mai stato sottoposto ad interrogatorio. Al di là che ciò non sarebbe motivo di nullità, IM 1 si è ripetutamente sottratto agli interrogatori che il MP ha disposto, egli non si è presentato ad un primo verbale d’interrogatorio aprile 2013 (AI 25), a un secondo interrogatorio (AI 33), a un terzo (AI 41) e a un quarto (AI 53), adducendo all’ultimo momento, per il tramite del suo allora rappresentante legale, motivi per i quali non poteva venire, così come oggi. Ciò che più importa, è che IM 1 ha avuto la piena possibilità di essere sentito e di partecipare al procedimento, di sapere di cosa veniva accusato e di prendere posizione. Soprattutto, egli ha fatto pieno uso di questo diritto, tant’è che agli atti vi sono una serie di memoriali presentati da lui stesso e dai suoi difensori, fino ad arrivare all’AI 93, alla richiesta di rifacimento di alcune prove in quanto non svolte con la garanzia del contraddittorio. Sulla effettiva partecipazione di IM 1 all’istruttoria richiama gli AI 33, 41, 62, 72, 95 e 98. Per questo motivo, l’eccezione di mancato diritto di essere sentito, cade nel vuoto. Secondo motivo per il quale l’AA sarebbe nullo, consisterebbe nella violazione del ne bis in idem, in quanto vi sarebbe già stato un analogo procedimento in Italia. Anche se fosse, l’AA non sarebbe nullo. Il processo italiano invocato dalla difesa è totalmente diverso da quello che si celebra oggi. I fatti e le imputazioni sono diverse. IM 1 figurava come denunciante e persona offesa, motivo per il quale è evidente che non è stato lui stesso oggetto di un procedimento penale per truffa e riciclaggio di denaro, come lo è invece qui oggi. È pure evidente che la decisione prolata dall’autorità italiana non ha alcuna forza di cosa giudicata nell’ambito del presente procedimento. Richiama, a riassunto della vicenda, il suo scritto al doc TPC 22 maggio 2018, nel quale, dopo avere fatto, su richiesta del TPC, un accertamento presso l’autorità italiana, ha prodotto le informazioni del caso. Neppure questa eccezione deve dunque essere accolta. L’AA dovrebbe essere nullo infine, a mente della difesa, anche per difetto di competenza territoriale dell’autorità penale svizzera, essendosi i fatti svolti in Italia. Anche questo non sarebbe motivo di nullità dell’AA, ma tant’è. La truffa si svolse manifestamente anche in Svizzera, in particolare, la disposizione patrimoniale e l’arricchimento del truffatore hanno avuto luogo solo ed esclusivamente in Svizzera. Pacifico che gli atti di riciclaggio pt. 2 AA hanno avuto luogo in Svizzera. Per questo motivo, anche questa eccezione deve essere respinta. Nel merito rileva che a IM 1 è contestata una truffa ai danni di ACPR 1 commessa il 14 dicembre 2012, e il riciclaggio di denaro per l’utilizzo ed i trasferimenti all’estero dei soldi provento della truffa. Per quanto riguarda i fatti, l’inchiesta preliminare ha permesso di acclarare pienamente che IM 1 è reputato un uomo d’affari affidabile e con ottime disponibilità economiche dal suo commercialista di __________, __________. Interrogato, questi ci riferisce di come ha conosciuto IM 1 ed i loro rapporti, come pure che tipo di percezione avesse di lui: imprenditore di successo con una lunga storia (anche giudiziaria) alle spalle. Storia che lo ha portato nella sua importante attività imprenditoriale ad essere particolarmente liquido avendo un accesso illimitato al sistema bancario per poter finanziare le proprie operazioni. Un cliente facoltoso, liquido, al quale può rivolgersi per proporre un’operazione di compensazione, che serve ad un altro cliente del commercialista ossia, ACPR 1. Una società riconducibile alla famiglia ACPR 1 deve estinguere un debito ipotecario in Italia (ca. 1 mio 400 mila euro). ACPR 1 ha la disponibilità per saldare il debito, ma per motivi suoi di discrezione, non vuole attingere dal suo conto in Svizzera. __________, si propone per trovare una soluzione alternativa, e individua nel IM 1 l’imprenditore che potrebbe fare questa compensazione: ricevere da parte di IM 1, Svizzera su Svizzera, da un conto svizzero di ACPR 1 a un conto svizzero di IM 1, il 1.4 mio in questione, e contestualmente, per il tramite di un soggetto italiano adeguato, fornire la stessa cifra alla società della famiglia ACPR 1 che deve estinguere il debito. IM 1, riceve l’offerta da __________ e l’accetta. Risulta anche dal verbale d’interrogatorio di __________ che la situazione è favorevole per tutti. IM 1 può spostare in Svizzera una parte dei suoi capitali, situazione che gli aggrada, al punto che non è prevista nessuna remunerazione finanziaria per questa triangolazione (soluzione “win-win”). IM 1 conferma a più riprese di avere immediata e prontissima disponibilità del denaro necessario per questa operazione, e di essere pronto a consegnarlo in qualsiasi momento, contestualmente alla ricezione in Svizzera del bonifico per equivalente importo. Su queste premesse, vengono organizzati degli incontri tra le parti, vengono ribadite le rispettive necessità, e si arriva a concordare il momento dello scambio. La data quo è il 14 dicembre 2012; sostanzialmente IM 1 dovrebbe ricevere sul suo CCP Euro 1.4 mio da un conto __________ di ACPR 1 e, contestualmente, dovrebbe far consegnare da un suo rappresentante a __________, assegni circolari di Banca __________ per un importo equivalente, al rappresentante della famiglia ACPR 1. Ma le cose non andarono così. Quel giorno, a poche ore dal termine ultimo per la restituzione del prestito ipotecario che era l’interesse che aveva ACPR 1 nello svolgere questa operazione (entro il 15 dicembre 2012), sotto pena di penali, il giorno stesso i termini dello scambio vengono modificati leggermente da IM 1, che afferma che l’incontro per la consegna degli assegni non si svolgerà più presso Banca __________, ma in uno dei suoi uffici a __________. Al momento dell’incontro dei rappresentanti, quello di IM 1 dice al rappresentante di ACPR 1 e al __________, presente, essendo colui che ha messo in contatto le parti, che per disposizioni ricevute da IM 1 gli assegni sarebbero stati consegnati solamente una volta avuta da IM 1 la conferma dell’accredito. A un minuto da mezzanotte risulta una telefonata tra IM 1 e ACPR 1 stesso ove questi lo rassicura. Fatto sta che in quelle circostanze, comunque certo della fiducia di cui dovrebbe essere degno IM 1, e nell’impossibilità di agire diversamente, ACPR 1 accetta di fare il bonifico, lo fa, i soldi arrivano sul conto di IM 1, ma della consegna di assegni non se ne fa nulla. I rappresentanti rimangono alcune ore negli uffici ma gli assegni non arrivano mai, IM 1 ritardando la consegna con diverse scuse, finché arriva la notizia che per quella sera non se ne sarebbe fatto nulla e che gli assegni sarebbero arrivati il giorno dopo. L’inchiesta ha dimostrato che di assegni non ve ne sono mai stati, e che IM 1, non solo non aveva mai chiesto alla Banca __________ di emettere questi assegni, ma non aveva neppure la possibilità economica per farli emettere. Rinvia ai verbali agli atti __________ e avv. __________. Le dichiarazioni dei testi appena menzionati confermano in pieno l’esposto di denuncia dell’accusatore privato ACPR 1 (AI 1), nonché i suoi due verbali d’interrogatorio. Questo, per dire che la ricostruzione dei fatti e le contestazioni mosse all’imputato, non si basano unicamente sulle dichiarazioni dell’ACP, bensì sulle dichiarazioni di altre persone, nonché di quanto acquisito in via rogatoriale (interrogatorio direttrice Banca __________, e di __________). IM 1 riceve i soldi sul suo conto e li devia subito sui conti delle sue società, la __________, la __________, a cascata. Ne trasferisce una parte molto importante in Italia su società a lui riconducibili, li utilizza per fare vari pagamenti, tra cui 57'000 fr. per l’acquisto di un’Audi Q3 nuova, più prelevamenti in contanti. Dall’altra parte, ACPR 1 richiede i suoi soldi, fino alla presentazione della denuncia penale. La difesa di IM 1 è multiforme, passa da una spiegazione completamente diversa dell’operazione, a una motivazione completamente diversa, del versamento di denaro in suo favore da parte di ACPR 1, parlando di un’operazione commerciale che riguardava lui e __________ (da quest’ultimo negata), per poi passare (IM 1), nella sua difesa, per il fatto che non si era mai impegnato a restituire immediatamente il denaro, che si trattava di un prestito che avrebbe restituito quando ne avesse avuta la possibilità, adducendo che __________ ne fosse completamente al corrente. Per poi arrivare a dire che sarebbe stata la Banca ad impedirgli di rilasciare questi assegni, come pure a sostenere di non avere restituito il denaro in quanto probabilmente provento di reato, e in definitiva per non volersi prestare, lui, a riciclarlo (v. doc. TPC 25.9.2018, primo allegato). Questi sono i fatti documentati agli atti, che portano in modo inequivocabile, a mente dell’accusa, a dire che IM 1, approfittando della situazione e dell’offerta ricevuta dal suo commercialista, come pure della fiducia che egli aveva in lui e della percezione circa la sua onestà e disponibilità, costruendo un castello di bugie, ha truffato ACPR 1 (e __________), approfittato della situazione e fatto quello che doveva per rinforzare l’errore in cui si trovava la controparte, rassicurata anche dall’evidente impossibilità di ACPR 1 di sapere che IM 1, in realtà, non aveva alcuna intenzione di riconsegnargli il denaro. A mente dell’accusa, le precauzioni della vittima sono state adeguate e più di così non avrebbe potuto fare. Sulla qualifica giuridica, non vi è quindi possibilità di discussione. L’astuzia nell’agire del IM 1 è già stata descritta: egli ha creato una struttura di bugie atte a mantenere nell’inganno la sua controparte e indurla così ad effettuare la prestazione economica a lui dannosa. Il danno è evidente. Senza discussioni, per quanto riguarda la natura riciclatoria delle operazioni contestate a IM 1 nell’AA: le operazioni partono dal suo conto e fanno perdere la tracciabilità, o la rendono più difficile, sfuggendo alla confisca e al controllo del denaro. Gli unici averi confiscati sono quelli che sono stati ritrovati sui conti svizzeri del IM 1, già restituiti all’accusatore privato. Sulla colpa di IM 1, a mente dell’accusa il suo agire è chiaramente premeditato e finalizzato a sottrarre questi soldi alla sua vittima, usando l’inganno dapprima, e l’intimidazione poi. IM 1, nella sua azione criminale, non appare in alcun momento un neofita. Al contrario, egli si comporta come se avesse grande dimestichezza ed esperienza, come azioni di sviamento, tentativi di conciliazione a lui favorevoli, il tutto per garantirsi totale impunità. Nessuna delle decantate proposte di restituzione ha poi sortito un effetto. IM 1 ha denunciato ACPR 1 in Italia e l’accusa si chiede come abbia potuto costruire una denuncia penale e una causa civile in cui chiede un risarcimento a ACPR 1 per i danni e le spese subite, per un totale di 5 milioni di euro. Ma tant’è. IM 1 non appare in alcun modo un neofita nella sua azione, al contrario, pare completamente a suo agio nel girare i fatti e farsi addirittura passare lui come vittima e come danneggiato. La sua colpa è certamente grave, avendo agito esclusivamente per soddisfare bisogni materiali superflui, poiché titolare di numerose società e conti a lui riconducibili. Si tratta di soldi di cui apparentemente non aveva alcun bisogno, che lo hanno arricchito, esclusivamente per accumulare più denaro. La gravità della colpa è aumentata dalla totale mancanza di risarcimento, fatta eccezione per quanto sequestrato dall’autorità penale e che evidentemente sarebbe stato prima o tardi restituito all’ACP. Ciò che porta, per quanto riguarda la richiesta di pena, ad invocare da parte dell’accusa l’applicazione art. 42 cpv. 3 CP, che prevede l’esclusione della sospensione condizionale della pena. Chiede la sua condanna a 2 anni di pena detentiva, da scontare. Nell’ipotesi in cui la Corte dovesse invece decidere di sospendere la pena, ex 42 cpv. 4 CP chiede una multa di CHF 10'000.-, affinché la pena abbia qualche effetto percettibile per l’imputato. Chiede inoltre la confisca e la distruzione dei 4 certificati azionari di __________ e __________, società ormai radiate, (AI 69). Non si oppone, qualora richiesto, al dissequestro dell’ulteriore documentazione sequestrata indicata nell’AA, a crescita in giudicato della sentenza. Chiede inoltre che venga mantenuto o ordinato il sequestro conservativo sull’Audi Q3, bene sostitutivo del reato, acquistato con i soldi di ACPR 1. Chiede inoltre la condanna al risarcimento del danno nella misura piena richiesta dallo stesso, e a risarcire tutti i costi dell’istruzione, inclusa la nota d’onorario dell’avv. __________ per il periodo in cui ha agito come difensore d’ufficio

                                     -   l’avv. RAAP 1, rappresentante dell’accusatore privato ACPR 1, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:

fa alcune considerazioni a valere quale complemento a quanto già detto dal PP. Sulle eccezioni preliminari rileva che vi è poco da aggiungere, con riferimento all’eccezione del ne bis in idem ex art. 54 della Convenzione d’applicazione dell’accordo Schengen che limita l’applicazione del ne bis in idem ai casi di sentenza di condanna di Stato estero. Evidenzia che la pena deve essere stata almeno parzialmente eseguita e che non è questo il caso. Per quanto concerne l’obiezione di incompetenza, al di là del fatto che non tocca come tale la validità dell’AA, la stessa è infondata per quanto concerne il reato di truffa, l’atto di disposizione patrimoniale essendosi materializzato in Svizzera, come pure l’inganno perché il 12 dicembre 2012 IM 1 si trovava in Svizzera quando sono intercorse le telefonate finali che hanno immediatamente preceduto l’atto di disposizione. La competenza per il riciclaggio è pacifica, gli atti riciclatori essendo avvenuti in Svizzera e hanno vanificarono in modo effettivo la confisca, per lo meno per tutti i fondi che IM 1 ha trasferito in Italia. L’autorità italiana sotto questo profilo ha fornito un’assistenza tardiva e scarsa, inefficace, non avendo nemmeno proceduto ai sequestri dei conti italiani (GIP di __________), che ha affermato che la richiesta di sequestro non può essere riconosciuta in quanto non emanata da un’autorità giudiziaria (come è da loro), fatto incomprensibile per il nostro ordinamento. Questo ha poi determinato per l’ACP un ulteriore pregiudizio, perché poi evidentemente i soldi sono spariti da questi conti. Nel merito, l’accusa ha ben descritto il quadro fattuale complessivo. Astuzia della truffa, ci troviamo confrontati con il classico caso di eingehungsbetrug, ove l’imputato manifesta il consenso a procedere a questa operazione di compensazione, già sapendo che uno non è in grado di adempiere, e due, non ha la volontà di farlo. Questo è un inganno su un fatto interno che, per definizione, non è accessibile ad una verifica da parte dell’ingannato. Questo già basta per ammettere l’inganno astuto (v. verbali di ACPR 1, di avv. __________, dr. __________). Ma anche volendo considerare verbali di persone estranee, __________, amico fraterno di IM 1 (__________) e a favore di una procura sui conti bancari __________ e __________ di IM 1 presso la Banca __________ di __________, dichiara, in relazione a quanto avvenuto il 14 dicembre 2012, che si trovava a __________ in presenza dell’avv. __________ e del dr. __________ presso l’ufficio di una società di IM 1, perché era in corso “da parte del IM 1 un’operazione finanziaria non meglio specificata e di cui non conoscevo i dettagli…. Avrei dovuto per il tramite di una delle due società … preparare degli assegni … fino a 1.4 mio … ho aspettato invano che IM 1 mi desse il nulla osta per procedere all’emissione degli assegni circolari…”. Anche le dichiarazioni rilasciate il giorno successivo dalla direttrice dell’agenzia di Banca __________ in questione, confermano questa tesi, ella ha affermato di conoscere __________ e di sapere che lui era l’unico ad avere la procura su detti conti. Alla domanda se il __________ le aveva mai segnalato l’eventualità di predisporre assegni circolari per 1.4 mio nel dicembre 2012, lei risponde di no nella maniera più assoluta (comunque non c’era la provvista). Si tratta della messa in scena di un castello di menzogne. __________, contrariamente quanto prospettato, non aveva nemmeno anticipato questa richiesta di emissione di assegni, che comunque sarebbe stata ineseguibile per l’assenza di provvista. Tanto basta per ammettere l’astuzia. L’ACP non è stato un totale allocco, ma si è basato su referenze di persone di fiducia; questo tipo di considerazione è abbondanziale, affinché l’inganno sia astuto non è necessario che la vittima metta in atto delle misure di verifica o di diligenza massimali o ottimali. È sufficiente che la misura della diligenza non sia del tutto carente. Aggiungasi anche l’astutissimo cambiamento di programma dell’ultimo momento creato dal IM 1, quando il ACPR 1, che doveva a sua volta adempiere ad un obbligo di pagamento, è stato messo con le spalle al muro e non aveva altre possibilità che fidarsi della buona fede del IM 1 (presunta fino alla prova del contrario). oltre al fatto che, poi, i soldi spariscono e anche rapidamente dal conto CPP e dagli altri conti, utilizzati per scopi privati e personali. Il contesto conferma in modo chiaro che ci troviamo di fronte ad un caso scolastico di truffa. Per il riciclaggio fa riferimento a quanto già esposto dal PP. Spiace constatare, con riferimento alle memorie dell’imputato, che IM 1 affermi che il ACPR 1 sarebbe un mezzo mafioso e avrebbe commesso per decenni reati finanziari in Italia. Egli getta fango sulla sua controparte. L’ACP resta perplesso nel vedere che questo viene fatto tramite memorie firmate anche da un avvocato e si chiede quali verifiche siano state fatte dalla collega. Conclude chiedendo la conferma della richiesta di condanna per i reati di truffa e riciclaggio di denaro formulata dal PP, e l’accoglimento della domanda adesiva di risarcimento, contestando integralmente le memorie presentate dalla difesa per quanto concerne pretese accampate dall’imputato nei confronti dell’ACP

                                     -   l’avv. DF 1, difensore dell’imputato IM 1, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:

è certa che il Presidente abbia visionato le carte in maniera attenta. Se l’avv. RAAP 1 lo avesse fatto allo stesso modo, si sarebbe accorto che vi è un’ordinanza agli atti che associa il ACPR 1 alla partecipazione ad un’organizzazione mafiosa. Cercando il suo nome su google si evince anche questo. Si chiede perché il suo cliente viva in __________ e non metta piede in Italia, evidentemente a suo carico vi è un mandato di cattura internazionale. Il certificato dei carichi pendenti prodotto stamattina lascia il tempo che trova. È stato emesso dalla Procura di __________, è un certificato che deve essere richiesto nella città in cui la persona risiede. ACPR 1 non vive in Italia e sicuramente presso la Procura di __________ non ci sono iscrizioni. Avesse prodotto quello della Procura di __________, figurerebbe un elenco lunghissimo di carichi pendenti. Andando con ordine, la difesa non si soffermerà sui fatti perché sono già noti al Presidente. Le preme comunque fare un appunto su quanto detto dal PP per l’eccezione del ne bis in idem, che ribadisce anche in aula. Il PP, quando parla dell’eccezione del ne bis in idem sottolinea il fatto che le contestazioni che vengono mosse non sono identiche, o comunque non riguardano gli stessi fatti. La difesa lo contesta poiché dalla documentazione emerge in maniera inequivocabile che parliamo dei medesimi fatti e che vi è una richiesta da parte della Procura della __________ all’attenzione dell’autorità svizzera, dove si specificano dettagliatamente i conti. Sempre per quanto riguarda i fatti, rileva che il PP fonda la sua ricostruzione sulla testimonianza di due persone, __________ e __________, quest’ultimo coinvolto assieme al ACPR 1 in procedimenti penali. I due sono avvezzi alle truffe e a comportamenti illeciti. Anche questa notizia proviene da un’autorità giudiziaria, bastando cercare su internet. Non solo, IM 1 è una persona rispettabilissima con una serie di aziende, un noto imprenditore in Italia ed in Svizzera. Egli non ha mai subìto una condanna e il PP dimentica di dire che egli, per il periodo in cui ha vissuto in Svizzera, è stato un cittadino eccellente, non ha mai avuto un precetto esecutivo, mai nulla. Soprattutto, i suoi comportamenti non sono mai stati indagati da nessuno. Evidentemente, questo è un dato che alla difesa pare di particolare rilievo. Le richieste istruttorie purtroppo non sono state accolte, ma sarebbero servite per dimostrare che la verità è un’altra. In diritto la difesa parte dall’AA, che parla di truffa e di riciclaggio. Per quanto concerne il riciclaggio, evidenzia che tale reato si concretizza nel momento in cui vi è la consapevolezza da parte di chi prende dei soldi, che sa di essere di provenienza illecita e prova ad inserirli nel mondo della finanza, nascondendone la provenienza illecita. Per la realizzazione di questo reato è necessaria la consapevolezza, e meglio l’accordo tra chi consegna il denaro e chi prova a rimetterlo sul mercato. Nel caso di specie, dall’istruttoria la difesa non rileva alcunché. Lo stesso PP, individuando il ACPR 1 nell’ACP, presuppone che quel denaro sia lecito. Viene dunque meno il presupposto giuridico del reato e non si può parlare di riciclaggio. Per quanto riguarda la truffa, questa è identificabile in artifizi e raggiri atti ad indurre in errore. Nella fattispecie in esame, l’ultimo atto identificato come artifizio o raggiro, altro non è che il momento in cui, se fosse vero ciò che dice l’accusa, IM 1 fa la denuncia davanti alla Procura di __________ contro il ACPR 1. Determinante è però, che il IM 1 denuncia il ACPR 1 avanti la Procura di __________, momento consumativo del reato di truffa a mente della difesa. Se non denunciava, avrebbe dovuto restituirli. Ma così non è andata. Se così dovesse essere la competenza sarebbe quindi italiana. Ne deriverebbero due altre conseguenze: competenza dell’autorità svizzera è da valutare nell’ultimo evento truffaldino. La Procura di __________ ha già deciso con un decreto di archiviazione. Manca in ogni caso l’induzione all’errore. Gli artifizi ed i raggiri idonei a truffare avrebbero dovuto essere di particolare entità. Il PP non ha prove e sul punto non ci sono riscontri. Pertanto, a mente della difesa, non sussiste nemmeno la truffa. La difesa sottolinea pure che la persona offesa non è il ACPR 1, bensì il IM 1. Dalla documentazione prodotta e meglio dall’ultimo memoriale, emerge in maniera inequivocabile che non solo ACPR 1 è dedito alle truffe, ma che lo stesso __________ è stato denunciato e condannato più volte per evasione fiscale, truffa e riciclaggio. Il ACPR 1 ha iniziato la sua attività illecita fin dall’anno 2000, quando forniva finanziamenti illeciti a __________, moglie dell’__________. __________ e ACPR 1 sono coinvolti in diversi procedimenti penali. La difesa prende atto che le prove istruttorie da lei proposte non sono state accolte, ma nel CD che essa aveva chiesto di assumere agli atti, sarebbe emersa tutta una serie di circostanze che oggi possono essere discusse solo verbalmente. L’ultimo sequestro è stato portato a termine il 28 novembre 2012, un giorno prima la telefonata che __________ fece a IM 1 chiedendogli di fare l’operazione con il ACPR 1. __________ si è ben guardato di dire a IM 1 da dove provenissero i soldi. Ma non è il IM 1 che avrebbe dovuto dire da dove arrivavano. ACPR 1 è personaggio avvezzo a comportamenti non proprio consoni. La cosa che più meraviglia la difesa, è che per tutta la fase istruttoria non ha rinvenuto da nessuna parte la domanda cruciale: da dove arrivavano questi soldi? Il MP non si è premunito di verificare chi fosse il ACPR 1, ma basterebbe cercare su google! Chiede quindi l’assoluzione perché il fatto non sussiste e il dissequestro di tutto in sequestro. In caso di condanna chiede la minor pena prevista per legge con la sospensione condizionale.

Considerato,                  in fatto ed in diritto

                                   1.   Curriculum vitae

…OMISSIS…

L’imputato non è mai stato sentito dal PP, al quale ha presentato per il tramite dei propri legali tre memoriali, il primo allegato all’AI 33, il secondo all’AI 41 ed il terzo all’AI 72.

Nelle proprie memorie scritte, IM 1 non ha aggiunto molto in merito ai propri dati anagrafici rispetto a quanto sopraindicato, né ha fornito particolari dettagli relativi alla propria vita/formazione.

Ha indicato che dal 2005 risiedeva in Svizzera, anche se dagli atti di inchiesta emerge che i due appartamenti siti, rispettivamente, in via __________ e via __________, a __________, a lui riconducibili, erano vuoti ed il mobilio, di scarso valore, (AI 49). Nei periodi che trascorreva a __________, egli soggiornava infatti presso l’Hotel __________, come indicato a VI PP da __________ (cfr. all. ad AI 49).

IM 1 era amministratore unico della __________, attiva nel settore della consulenza immobiliare, ad oggi radiata dal RC.

L’imputato era anche direttore, dapprima, ed amministratore unico, in un secondo momento, della __________, attiva nell’ambito delle costruzioni e pavimenti, radiata nel frattempo, anch’essa dal RC.

Egli era ed è attivo anche in Italia. Al medesimo, quanto meno nella qualità di ADE sono infatti riconducibili diverse società italiane, operanti nel settore immobiliare.

Precedenti penali

In Svizzera, agli atti non risulta alcun precedente penale in capo a IM 1.

Dall’estratto del Casellario Giudiziale italiano, oltre a due dichiarazioni di fallimento, risulta una condanna, pronunciata il 24 settembre 2003 dalla Corte di appello di __________, per bancarotta fraudolenta, continuata, in concorso, a un anno, sei mesi e venti giorni di detenzione. Quali pene accessorie sono state disposte l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale per dieci anni e l’incapacità di esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa pure per dieci anni (cfr. AI 135).

                                   2.   Avvio delle indagini

In data 9 aprile 2013, ACPR 1, per il tramite del proprio patrocinatore, avv. RAAP 1, ha sporto denuncia nei confronti di IM 1 per titolo di truffa, ex art. 146 CP, e riciclaggio di denaro, ai sensi dell’art. 305bis CP (cfr. AI 1).

Giova contestualizzare brevemente i fatti, così come indicati nella denuncia, da cui trae origine il procedimento penale aperto nei confronti di IM 1 ed i diversi soggetti che vi hanno giocato un ruolo rilevante.

La società __________, riconducibile alla famiglia di ACPR 1 (ACP), debitrice della __________, aveva raggiunto con quest’ultima un accordo per il saldo del debito precedentemente contratto ad un prezzo vantaggioso, pari a Euro 1'425'000.00, in luogo di poco meno Euro 2'000'000.00, da versare entro il 15 dicembre 2012 (cfr. doc. 1 allegato al presente rapporto).

L’ACP disponeva di ampia liquidità presso un conto bancario svizzero, ma non in Italia, e, confrontato con la necessità di finanziare l’__________ affinché questa potesse saldare il debito con __________, è stato messo in contatto con l’imputato tramite il commercialista comune, __________. IM 1 ha dichiarato quindi di disporre di sufficiente liquidità in Italia per permettere, a fronte di un contestuale ed equivalente bonifico sul proprio conto corrente postale da parte dell’ACP, l’emissione in data 14 dicembre 2012 di assegni circolari per complessivi Euro 1'425'000.00 da parte dell’agenzia __________ di Banca __________. L’avv. __________, legale di ACPR 1, presente a __________ il 14 dicembre 2012 unitamente a __________, avrebbe consegnato tali assegni a __________, in ossequio agli impegni presi da __________ e ad estinzione del debito di quest’ultima.

Se, quindi, d’un lato, abbiamo l’ACP che necessitava di avere liquidità in Italia, avendone in abbondanza su conti svizzeri, dall’altro vi è l’imputato, che era alla ricerca di liquidità in Svizzera e dichiarava di averne in Italia.

I fatti non si sono tuttavia svolti come previsto; IM 1 ha preteso di vedere l’accredito sul proprio conto corrente postale dell’intera somma prima di procedere all’emissione degli assegni circolari, assegni che però non sono mai stati emessi da Banca __________, __________. Il tutto, malgrado IM 1 avesse, personalmente o per il tramite del proprio “braccio destro” __________, dichiarato, all’ACP, a __________ e all’avv. __________, di aver dato l’ordine di emissione dei circolari a Banca __________, di trovarsi a __________ per poter verificare personalmente l’avvenuto accredito sul proprio conto e che, una volta ciò avvenuto, egli avrebbe autorizzato la consegna degli assegni.

In data 24 dicembre 2012, __________ ha fatto sottoscrivere da IM 1 un riconoscimento di debito nei confronti dell’ACP, nel quale l’imputato ha sostanzialmente riconosciuto i fatti esposti con denuncia del 9 aprile 2013 (cfr. all. 3 ad AI 1, doc. 2 allegato al presente rapporto).

Il mancato versamento di quanto concordato ha portato alla risoluzione unilaterale dell’accordo intervenuto da parte di __________.  Tale controversia si è in seguito, comunque, conclusa, ma ad un prezzo, per l’ACP, meno favorevole di quello che avrebbe dovuto essere corrisposto il 14 dicembre 2012.

I diversi tentativi di componimento bonale della vertenza oggetto di questo procedimento penale, nel frattempo intercorsi, segnatamente comprendenti delle garanzie a favore di ACPR 1 derivanti da immobili di proprietà di società facenti capo all’imputato, non hanno avuto buon esito.

Il PP ha quindi aperto l’istruzione nei confronti di IM 1 l’11 aprile 2013 per titolo di truffa (cfr. AI 3), istruzione poi estesa il 25 aprile 2013 al reato di riciclaggio di denaro (cfr. AI 12).

                                   3.   Fatti e motivi a delinquere

Come risulta dall’AA in esame, IM 1 è accusato di truffa, ai sensi dell’art. 146 cpv. 1 CP, e di riciclaggio di denaro ex art. 305bis cifra 1CP.

                               3.1.   Truffa (punto 1. dell’ AA)

IM 1 è accusato di truffa, per avere, al fine di procacciarsi un indebito profitto, indotto con astuto inganno ACPR 1 a bonificargli in data 14 dicembre 2012 euro 1'425'000.00 sul suo conto corrente postale, facendo credere a quest’ultimo, contrariamente al vero, che contestualmente all’ordine di bonifico gli avrebbe fatto consegnare in Italia, e meglio a __________, assegni circolari per un importo equivalente, ciò che non è invero mai avvenuto. Operando come descritto, l’imputato avrebbe agito forte delle ottime referenze di cui beneficiava da parte di __________, commercialista sia di IM 1, che dell’AP, ACPR 1, e dell’urgenza di una società (__________) riconducibile alla famiglia di quest’ultimo di avere a disposizione liquidità in Italia entro e non oltre il 15 dicembre 2012, al fine di saldare un debito contratto nei confronti di __________.

In particolare, IM 1 avrebbe sempre vantato l’immediata disponibilità della liquidità sino a concorrenza di euro 1'425'000.00, nel dettaglio sui conti a lui riconducibili presso l’agenzia __________ di Banca __________. Egli avrebbe in seguito organizzato, per il giorno in cui è stato effettuato il bonifico in suo favore, un incontro falsamente finalizzato alla contestuale consegna di assegni circolari per una somma equivalente, assegni che non sono tuttavia mai stati emessi né tantomeno giunti al legale dell’ACP, il quale avrebbe a sua volta dovuto consegnarli, per conto di __________, a __________. Ciò malgrado IM 1, ancora il 14 dicembre 2012, dopo le conferme in tal senso già espresse all’ACP, abbia assicurato, direttamente o per il tramite di persone da lui incaricate, nello specifico __________, che gli assegni sarebbero stati immediatamente disponibili presso Banca __________, salvo poi rimandare la consegna dei medesimi ai giorni successivi, asserendo di non aver ricevuto il corrispondente, previo bonifico sul proprio conto corrente postale, consegna che, come anticipato, mai ha avuto luogo.

                            3.1.1.   Posizione dell’imputato

Giova rilevare d’entrata che IM 1 non si mai presentato agli interrogatori per i quali era stato di volta in volta citato dal PP. Alle date in cui ciò doveva avvenire, erano però presenti, salvo in un’occasione, i difensori del medesimo, vale a dire l’avv. __________ sino al 23 maggio 2013, cui è poi subentrato l’avv. __________ (dapprima in qualità di difensore di fiducia e dal 20 novembre 2015 quale difensore d’ufficio, cfr. AI 124). In tre occasioni IM 1 ha però presentato, per il tramite dei medesimi, una propria memoria scritta.

                            3.1.2.   Primo memoriale scritto

                                  a)   In occasione della mancata presenza dell’imputato all’interrogatorio del 6 maggio 2013, questi, per il tramite del proprio difensore, ha fatto sapere al PP di non aver compreso che l’interrogatorio fosse mantenuto, ritenuto che nel frattempo erano in corso trattative, non andate a buon fine, con la controparte. L’avv. __________ ha prodotto uno scritto del proprio patrocinato in cui il medesimo ha preso parzialmente posizione sulle accuse mossegli e confermato la propria intenzione di restituire quanto bonficatogli dall’ACP nel dicembre 2012.

Al momento in cui si era previsto di interrogare IM 1, i beni sequestrati, in particolare le relazioni presso __________, intestate all’imputato, a __________ e a __________, nonché presso __________, ammontavano a complessivi CHF 267'000.00 circa. Di tali beni il PP ha chiesto a verbale il dissequestro a favore dell’ACP, ciò che, con scritto del 13 maggio 2013, l’imputato ha accettato.

Contestualmente, e meglio come risulta dal verbale di incontro, il PP ha disposto il sequestro nelle mani del possessore con divieto di disporne del veicolo Audi Q3 asseritamente acquistato dall’imputato con parte del denaro bonificatogli da ACPR 1 e meglio CHF 57'700.00 (cfr. AI 33).

In data 14 maggio 2013 il PP ha chiesto il conseguente trasferimento degli attivi presenti sui conti posti sotto sequestro a beneficio delle relazioni bancarie di pertinenza dello studio legale del patrocinatore dell’ACP, ciò per complessivi CHF 266’897.45 ed euro 562.85 (cfr. AI 43 e 44).

Al succitato veicolo, parimenti oggetto di ordine di sequestro (cfr. AI 35), nonché intestato alla __________, risulterà nel corso delle indagini essere stato acquisito a parziale compensazione di un suo credito da __________, __________, il quale riferirà, per il tramite del proprio legale, che la vettura è stata sequestrata a __________ nel dicembre 2014. __________, allo scopo di evitare una lunga procedura culminante con la liberazione della vettura a suo favore, ha proposto all’ACP per il tramite del proprio legale, un versamento di CHF 15'000.00, nonché l’assunzione a proprio carico delle spese di deposito, di sdoganamento, di esportazione e di immatricolazione sul territorio italiano (cfr. AI 101). ACPR 1 ha fatto sapere per il tramite del proprio patrocinatore di non accettare la proposta, chiedendo il mantenimento del sequestro ai fini della confisca (cfr. AI 102). Ulteriori dettagli in merito all’Audi Q3 verranno esposti, per quanto necessario, nei consideranti che seguono.

                                  b)   Tornando alla mancata comparizione dell’imputato all’interrogatorio del 6 maggio 2013, si rileva che con scritto 5 maggio 2013 prodotto al PP il giorno seguente, IM 1 ha in particolare dichiarato quanto segue:

" (…) rappresento la mia totale disponibilità alla restituzione a ACPR 1 della somma che lo stesso mi ha bonificato, o del suo equivalente, con gli interessi, le spese e gli altri accessori, così come avevo già promesso in un atto da me firmato in unico originale e in possesso del commercialista __________ (…). Tale restituzione viene garantita e attuata mediante il trasferimento da parte di una società, nella quale sono soci miei familiari, di un immobili ben conosciuto da controparte e del valore accertato di Euro 1.500.000.”

(allegato ad AI 33).

In allegato alla succitata comunicazione, IM 1 ha prodotto una serie di documenti che attesterebbero delle connessioni tra l’operazione ACPR 1-IM 1 e l’affare detto __________, società della quale era interessato, come meglio verrà illustrato in seguito, ad acquisire delle quote.

In realtà, tali documenti non comprovano alcun collegamento tra le due azioni; ne risulta, semmai, la richiesta rivolta da __________ all’imputato di restituire quanto ricevuto da ACPR 1 prima di investire nell’operazione __________ (cfr. allegati ad AI 33).

                            3.1.3.   Secondo memoriale scritto

Citato a comparire per essere interrogato in data 13 maggio 2013, IM 1 non si è nuovamente presentato, esponendo le motivazioni della propria mancata comparsa in un nuovo memoriale consegnato dall’avv. __________ al PP. Nel dettaglio, l’imputato si è detto impossibilitato a presenziare all’interrogatorio poiché impegnato a sottoscrivere garanzie in forma notarile a beneficio dell’ACP.

Nella memoria scritta 13 maggio 2013, l’imputato ha avanzato propri problemi di salute, e meglio una patologia cardio-respiratoria, per poi confermare, come anticipato dal suo legale innanzi al PP, di essere impegnato in Italia per sottoscrivere i succitati atti notarili e da ultimo indicare i dettagli delle trattative in corso con la controparte, specificando di non poter accettare quanto proposto in ragione dell’asserita manifesta sproporzionalità economica e contrattuale fra quanto dovuto e quanto richiestogli. Nella propria memoria, IM 1 ha dichiarato altresì che darà “immediatamente le opportune garanzie di restituzione a ACPR 1 di quanto egli mi ha corrisposto – e su questo sarò chiarissimo con documenti ed atti certi da me stipulati, anche unilateralmente, a partire da lunedì” (cfr. all. ad AI 41, p. 4), documenti poi mai prodotti.

Egli ha quindi proseguito la propria esposizione come segue:

" Devo inoltre chiarire che non ho indotto nessuno a bonificare somme in mio favore in quanto l’iniziativa non è stata mia. Le somme sono state usate non a mio profitto personale, ma per impieghi delle società.

(…) sono approdato allo studio del dott. __________ per antichi rapporti con il padre. (…) dopo i fatti ho appreso che il __________, e con altri, in Italia è coinvolto in procedimenti per frodi contro lo Stato. (…)

ACPR 1 mi è stato presentato da __________ come persona facoltosa, interessata a partecipare con me ad operazioni in Svizzera e in Italia, e questo doveva essere era l’inizio di un proficuo rapporto imprenditoriale. Questo rapporto doveva nascere con la costituzione di una provvista e con correlativi impegni da parte mia.

A __________, avevo detto che volevo essere certo della persona che mi versava il denaro, ed egli mi disse che era persona serissima e che tutto era a posto.

Anche il ACPR 1 è oggetto di procedimenti penali in Italia ed è residente in __________ dal dicembre 2012. (ndr ACPR 1 ha dichiarato di essere residente in __________ dal gennaio 2013, VI PP 6.10.2015, p. 2, AI 133)

(…) Nel giugno 2012 il dott. __________ mi ha proposto di acquistare le quote di una società denominata __________ (…). Mi ha presentato l’amministratore __________, uomo di sua fiducia. In attesa di perfezionare la vendita, prevista entro il 28 febbraio 2013. Contemporaneamente egli mi sottopose e firmò (in proprio o con __________) per mio conto altre proposte.

Il 2 dicembre 2012 il dott. __________ mi telefona e chiede di incontrarlo a __________ urgentemente. All’incontro mi dice che, per concludere una vantaggiosa transazione di una società di cui è interessato, deve versare alla __________ di __________ la somma di circa euro 1.425.000 per una società denominata __________ di proprietà del figlio di ACPR 1 __________, ed amministrata dalla moglie. (ndr nel terzo ed ultimo memoriale l’imputato dichiarerà di essere venuto a conoscenza solo in una fase più avanzata delle trattive che la __________ era riconducibile alla famiglia dell’AP)

Egli mi prospettava un finanziamento immediatamente disponibile per le mie iniziative mediante un bonifico su un mio conto in Svizzera, dove sono residente a __________. Gli domando se ci sono problemi ed egli mi risponde che si tratta di una cosa sua e di un suo socio facoltoso, che poi mi presentò come ACPR 1 (…).

Per parte mia, io avrei dovuto provvedere con mezzi finanziari miei a pagare la transazione con __________. Gli dissi che ero interessato perché non potevo rifiutarmi in quanto mi interessava concludere con lui per la questione della __________. (ndr nuovamente non si comprende quale sia il legame con l’affare __________)

Il 14 dicembre, mentre mi trovo a __________, (ndr si noti che in quest’occasione IM 1 tralascia completamente il previo incontro con l’AP, i termini dell’accordo intercorso ed il fatto che il suo collaboratore, __________, fosse contestualmente, su suo incarico, a __________, unitamente a __________ e all’avv. __________, il quale attendeva l’emissione degli assegni per consegnarli a __________ per conto della __________) mi telefona __________ e mi chiede se può procedere all’operazione. Io gli faccio osservare che siamo al 14 e che la scadenza del pagamento era prevista per il 15 che è un sabato e che francamente non ci pensavo più (teste presente il dottor __________) (ndr __________, interrogato dal PP in data 6 maggio 2013, non si è espresso sui fatti del 14 dicembre 2012 e non ha quindi potuto confermare né smentire le asserzioni dell’imputato, benché, come risulta dal primo verbale dell’AP, egli fosse effettivamente presente).

Subito dopo mi chiama il ACPR 1 sul cellulare e mi dice che ha dato disposizione ad un certo __________ della banca __________ di __________ e me ne fornisce il numero di telefono, il quale è stato autorizzato da ACPR 1 a consegnarmi la copia del bonifico. Mi aggiunge che il termine per la transazione con la __________ non è essenziale e di fare comunque al più presto l’operazione (teste presente il dottor __________).

Vengo poi contattato dall’ufficio legale di __________ e precisamente dall’avv. __________ che mi chiede una cronistoria delle mie relazioni con l’istituto.

Il mio collaboratore __________ si presenta presso __________ e gli viene detto dai funzionari avvocati __________ e __________ che io, o mie società, non rappresento nessuno e che non intendono accettare il mio pagamento in quanto è __________ il loro debitore.

Espongo la situazione al dott. __________, ex funzionario __________, che conosco da molti anni, e gli chiedo come mai la Banca ha un atteggiamento così di chiusura, e questi mi dice di stare attento perché le persone che gli ho riferito sarebbero molto chiacchierate e che l’operazione è a rischio. A quel punto sono costretto a fermare tutto per i dubbi ed i sospetti che mi derivano da queste informazioni.

" “Certamente devo restituire la somma, tanto più che il 24 dicembre avevo firmato con il dott. __________ a __________ in unico originale un riconoscimento di debito, con l’impegno di concordare il rientro, qualora entro 90 giorni non vi fosse stato un mio pagamento. La natura di questo impegno attesta la natura civilistica della vicenda.”

(all. ad AI 42, p. 4-8).

Mediante comunicazione parimenti del 13 maggio 2013, IM 1 ha accettato il dissequestro degli averi sequestrati dal PP a favore dell’ACP (cfr. all. ad AI 42).

In merito alle trattative svolte dai legali italiani, delle quali l’imputato ha dato atto nella memoria consegnata al PP il 13 maggio 2013, per completezza, va detto che nel resoconto allestito dall’avv. __________ il 17 maggio 2013 quo all’effettiva consistenza economica di quanto offerto da IM 1, è emersa la debolezza delle garanzie promesse (cfr. all. ad AI 46), debolezza che l’imputato contesterà, senza che si sia tuttavia mai giunti ad una soluzione o ad una formalizzazione di quanto offerto in favore dell’ACP. Ma tant’è.

                            3.1.4.   Terzo memoriale

Per il tramite del proprio legale, IM 1 ha trasmesso agli inquirenti un ulteriore memoriale, in data 18 luglio 2013, aggiungendo quanto segue alle proprie precedenti dichiarazioni:

" (…) Nel giugno 2012 il dott. __________ mi ha proposto di acquistare la totalità della quote di una società denominata __________ (…). Le trattative, sempre portate avanti dal dott. __________, sono durate alcuni mesi, giungendo poi a buon fine, tanto che si giunse il 21 dicembre 2012 ad una dichiarazione di intenti in cui si prevedeva il perfezionamento della cessione entro il 28 febbraio 2013 al prezzo concordato di euro 100.000,00 (…).

Il 2 dicembre 2012 il dott. __________ mi ha telefonato, chiedendomi di incontrarlo a __________.

All’incontro mi ha detto che doveva versare alla __________ di __________ una somma di euro 1.425.000,00 per chiudere una transazione di una società di suo interesse.

In particolare i soci di questa società avevano ampie disponibilità all’estero ma dovevano reperire fondi in Italia ove erano sprovvisti di liquidita, lasciandomi peraltro ben comprendere che i soggetti in questione si trovavano nell’impossibilità di compiere un trasferimento di fondi diretto. (ndr. nella dichiarazione 13 maggio 2013 l’imputato aveva dichiarato che in questo momento delle trattative sapeva che la società in questione era riconducibile alla famiglia ACPR 1)

Mi ha dunque prospettato un finanziamento immediatamente disponibile in Svizzera a fronte del quale avrei poi dovuto effettuare il pagamento alla __________ di __________, detto pagamento sarebbe dovuto avvenire in tempi brevi tuttavia negoziabili (ndr l’imputato è l’unico a riferire della negoziabilità del termine per adempiere al saldo del debito contratto da __________ nei confronti di __________) con l’istituto di credito con il quale peraltro da trent’anni ho eccellenti rapporti.”

(all. ad AI 72, p. 1-2).

Si rileva che a questo punto del terzo memoriale appare un elemento mai sollevato prima dell’imputato, e meglio il fatto che lo stesso avesse da subito fatto presente, fra gli altri, anche a ACPR 1, di essere momentaneamente sprovvisto di liquidità, circostanza che egli asserisce essere peraltro già nota a __________, come dimostrerebbe una mail prodotta in allegato alla memoria in questione (cfr. doc. 2 allegato al presente rapporto) e sulla quale il commercialista si è, come si vedrà in seguito, ampiamente espresso.

IM 1 ha infatti proseguito il proprio memoriale ribadendo più volte la propria mancanza di liquidità come segue:

" Come __________ ben sapeva io mi trovavo ad essere titolare di un ampio patrimonio, ma in situazione di momentanea illiquidità cui peraltro potevo agevolmente far fronte in Italia e con assai maggiori difficoltà in Svizzera ove pure avevo in corso importanti affare con relative scadenze finanziarie.

Occorre ribadire il dott. __________ era perfettamente a conoscenza del fatto che in quel momento, pur vantando crediti certi ed esigibili, non avevo alcuna liquidità ed ero anzi alla ricerca di finanziamenti utili a concludere alcune transazioni in Svizzera (…).

(…) Per far ciò avrei in ogni caso necessitato di un certo lasso di tempo

Dopo qualche giorno ho nuovamente incontrato il dott. __________ nel suo studio di __________, ove era presente __________, che già conoscevo per l'operazione __________, unitamente ad altre due persone, presentatemi come ACPR 1 e __________.

Solo in quel momento ho preso che la persona interessata all'operazione con __________ era proprio il Sig. ACPR 1.

Il sig. __________ mi disse essere un fiduciario e amico di ACPR 1 da oltre cinquant'anni e di averlo aiutato a stabilirsi in __________.

Il ACPR 1 (…) mi disse che conosceva le mie attività e che era disponibile a investire in un'operazione immobiliare che ho tutt'ora in corso in Svizzera (…).

In quella sede mi hanno consegnato una lettera __________ in cui erano descritte le modalità dell'operazione (…). Poiché in quella lettera si diceva che il pagamento doveva avvenire entro il 15.12.2012, gli ho fatto presente che l'indicato temine era per me impossibile da rispettare poiché, non avendo liquidità, come fin da subito indicato al __________, mi sarei dovuto attivare per reperire la provvista necessaria. Mi confermarono che il termine non era essenziale e poteva essere differito, anche avvalendomi dei miei buoni rapporti con l'Istituto. (ndr agli atti non risulta nessuna dichiarazione in tal senso da parte degli altri soggetti interrogati)

Su loro richiesta ho dunque comunicato le mie coordinate bancarie presso la __________ di __________. Il ACPR 1 aveva peraltro urgenza di definire l'operazione poiché doveva rientrare in __________ immediatamente e ritenne opportuno di predisporre il pagato in modo da evidenziare che io avevo la necessaria disponibilità così agevolando le inevitabili trattative con la __________ per il differimento del termine.

Tengo a precisare di non aver fornito alcuna garanzia sulle mie disponibilità liquide in Italia anche perché, come ampliamente noto al dott. __________, in quel periodo proprio non ne avevo, pur potendo rimediare a questa mia difficoltà.

Il 14 dicembre, mentre mi trovano a __________, mi hanno telefonato il dott. __________ e il sig. ACPR 1, confermandomi l'accredito: in particolare il ACPR 1 mi disse di aver dato disposizione ad un certo __________ della banca __________ di __________ di consegnarmi copia del bonifico. Mi ha anche nuovamente ribadito che il termine per saldare la __________ non era essenziale e che, pertanto, avrei avuto il tempo necessario per organizzarmi.

Dopo aver ricevuto dal Sig. __________ il documento attestante l'avvenuto accredito, mi sono recato presso __________, accompagnato dal mio consulente (dott. __________). In quella sede il dott. __________ mi ha chiesto di comunicare formalmente la causale dell'accredito.

Non sapendo come comportami ho chiamato il dott. __________ il quale mi ha messo in contatto telefonico con ACPR 1 che già si trovava in __________. Ho detto al ACPR 1 che, viste le difficoltà, forse era meglio annullare l'operazione.

ACPR 1 ha però insistito, autorizzandomi a dichiarare che l'accredito era riferito a un finanziamento alla mia società svizzera (__________).

Ho dunque fornito a __________ le giustificazioni richieste (come suggerite dal ACPR 1) accompagnate da una lettera di presentazione redatta dallo studio __________ (ndr tale documentazione non risulta tuttavia essere tra gli allegati all’AI 72, con il che si tratta di semplici allegazioni di parte).

Ricevuto l'accredito, ho utilizzato gran parte della somma per finanziare le mie attività, adempiendo ad impegni precedentemente assunti. Impegni che erano certamente noti al dott. __________.

Mi sono dunque attivato per effettuare il versamento alla __________ e, a tal fine, su indicazione di ACPR 1, ho immediatamente contattato l'avv. __________ di __________ (T. __________) che mi ha fornito i riferimenti delle persone con cui mi sarei dovuto mettere in contatto per eseguire la transazione: dott. __________ (direttore della __________ di __________ — T__________) e avv. __________ (legale della __________ di __________ — __________).

In data 24.12.2012, quando avevo già incassato la somma messa a mia disposizione dal Sig. ACPR 1, considerati i tempi necessari per reperire la provvista necessaria a saldare la __________, il dott. __________ mi chiese di sottoscrivere un riconoscimento di debito in cui era stabilito che avrei tentato di eseguire l'operazione in Italia e che, nel caso in cui non vi fossi riuscito, entro 90 gg. avremmo dovuto stabilire un piano di rientro.

Ho immediatamente sottoscritto tale documento lasciandolo in unica copia nelle mani del dott. __________ come da lui preteso per motivi di riservatezza (…).

In data 28.12.12, ho chiesto a un mio collaboratore, rag. __________, di recarsi presso la sede della __________ di __________ (__________) per prendere contatto con l'avv. __________ e riferirgli che ero pronto a trattare i termini del saldo del debito della __________.

Il rag. __________ si è effettivamente recato presso la citata sede della __________ dove ha incontrato l'avv. __________, presente anche l'avv. __________ (altro legale di __________). Entrambi gli hanno però chiaramente detto che la Banca non avrebbe accettato alcun versamento proveniente da soggetti terzi rispetto al loro debitore e cioè la società __________ (…). Non solo. Trascorsa appena un'ora, __________ ha inviato una formale comunicazione con cui veniva risolta la transazione con la __________, rendendo con ciò vano ogni ulteriore tentativo di adempiere al mio impegno (…).

Per cercare di risolvere il problema mi sono messo in contatto con il dott. __________, ex funzionario di __________ che conosco da molti anni, chiedendogli spiegazioni sul motivo che aveva indotto la Banca a rifiutare il mio versamento.

Il dott. __________ mi disse che l'atteggiamento della Banca era del tutto normale alla luce delle normative oggi vigenti che non consentono alle banche di svolgere transazioni finanziarie senza comprendere le ragioni economiche. (…) Il dott. __________ (…) Ha anche aggiunto che, nonostante la lettera di revoca inviata dalla Banca, il versamento alla __________ poteva ancora essere eseguito. (ndr ciò non trova riscontro o conferma né nelle dichiarazioni degli altri soggetti assunte a verbale, né nella documentazione agli atti)

(…) privato della possibilità di disporre a breve di liquidità, ma consapevole della necessità di far fronte al mio debito, ho manifestato l'intenzione di dare corso al riconoscimento di debito rilasciato al dott. __________ il 24.12.2012, che prevedeva la predisposizione di un piano di rientro.

In quest'ottica mi sono anche, ma inutilmente, offerto di cedere al ACPR 1 un prestigioso immobile sito in __________, il cui valore copriva abbondantemente la somma consegnata.

(…)

Contestualmente il prezzo di cessione della società __________ — quella che mi era stata offerta a 100.000 euro — è inspiegabilmente lievitato a 500.000 euro (…). (ndr ancora non si comprende quale sia il collegamento tra i due affari)

A questo punto mi viene quasi il sospetto che il dott. __________ mi abbia allettato con l'affare __________ al solo scopo di indurmi ad effettuare un'operazione di sospetta legittimità.

Ciò anche perché, nella corrispondenza intercorsa, il dott. __________ da un lato afferma che le due vicende (cessione __________ e restituzione al ACPR 1) non sono legate, ma poi aggiunge che comunque la cessione __________ (e perdippiù al nuovo esorbitante prezzo) potrà essere affrontata solo dopo che il ACPR 1 sarà stato soddisfatto (…).

(…) Non nego affatto di dover restituire la somma a suo tempo concessami, a tal fine ho autorizzato l'avvocato __________ di __________ di consentire il trasferimento alla parte querelante di quanto a me sequestrato nel presente procedimento nonché di trattare la chiusura stragiudiziale della vertenza in tempi brevi.”

(all. ad AI 72).

In merito al fatto che la __________ non avrebbe voluto trattare il rientro di quanto dovuto, peraltro ad oltre dieci giorni da quanto ciò avrebbe dovuto avvenire, con soggetti estranei ad __________, IM 1 ha prodotto una dichiarazione privata di __________, posteriore allo svolgersi dei fatti, e meglio datata 26 giugno 2013 (allegato 2 al presente verbale).

Né l’imputato né il suo, nuovo, difensore sono comparsi all’interrogatorio previsto per il 28 maggio 2013 (cfr. AI 53), ciò che ha indotto il PP ad emettere il giorno stesso un mandato di cattura nei confronti di IM 1 (cfr. AI 54), mandato che è stato prorogato in data 10 marzo 2015 (cfr. AI 104) e il 15 marzo 2017 (cfr. doc. TPC 4).

                            3.1.5.   Verbali di interrogatorio dell’accusatore privato

                                  a)   Sentito dal PP il 29 aprile 2013 in qualità di accusatore privato, ACPR 1 ha confermato lo svolgersi dei fatti come descritto nella denuncia 9 aprile 2013. Egli si è quindi espresso come segue sulla figura e sul ruolo avuto nell’operazione da IM 1:

" __________, mio commercialista da una decina d’anni (…) è persona di mia fiducia. Non ho mai avuto e non ho tuttora motivo di dubitare sulla sua buona fede nell’ambito della sua proposta di affidarmi a IM 1 per questa operazione. (…) __________, introducendomi IM 1, mi disse che era un imprenditore che aveva costruito moltissimo su __________ e che in passato aveva anche avuto dei guai giudiziari, con riferimento a un buco presso la Cassa di risparmio di __________. Mi disse che ora la sua situazione era assolutamente regolare e affidabile. Mi disse che era residente in Svizzera e che presso il suo studio erano domiciliate alcuno società che erano assolutamente sane. (…) ai primi di dicembre 2012 ho dunque incontrato IM 1 presso l’ufficio di __________ di __________. IM 1 mi ha confermato la fattibilità dell’operazione. Mi ha assicurato di avere già la disponibilità equivalente presso una sua banca italiana, mi sembra la __________ (Casso di risparmio di __________). Il conto era intestato ad una sua società immobiliare, mi sembra trattasi della __________. Per la forma, in caso di necessità, la __________ avrebbe dichiarato che questi fondi erano stati messi a disposizione della __________ come finanziamento. Mi ha detto che il giorno 14 dicembre 2012 avrebbe già avuto in mano gli assegni circolari già emessi dalla sua banca e li avrebbe consegnati all’avv. __________ in banca, a momento della conferma dell’avvenuto trasferimento sul suo conto svizzero dell’equivalente. (…)

Contrariamente agli accordi, il 14 dicembre 2012, data in cui doveva avvenire lo scambio e imperativamente il pagamento da __________ a __________, IM 1 non si presentò a __________, presso Banca __________, dove aveva appuntamento con l’avv. __________, mio rappresentante, per consegnargli gli assegni. Al telefono disse a __________ e a __________, e poi anche a me, che doveva imperativamente essere a __________ al momento del bonifico sul suo conto __________ della somma. Disse a __________ di recarsi presso lo studio di un suo collaboratore, tale __________, assieme al quale si sarebbe dovuto recare in Banca __________ per ritirare gli assegni circolari. Nel frattempo IM 1 si era recato presso la mia banca svizzera, __________, con un suo collaboratore dal nome straniero, e aveva parlato con il dottor __________, mio consulente, confermandogli quando da me già anticipatogli, ossia di effettuare il bonifico a favore del suo c.c.p. Dovendo concludere l’operazione in giornata, ho dato la mia autorizzazione a procedere in questo modo. Il bonifico da __________ al c.c.p. di IM 1 è stato effettuato. L’avv. __________ è rimasto tutto il giorno presso lo studio di __________ ma alla fine non è stato possibile recarsi in banca per ritirare gli assegni. (…) io non ho partecipato in prima persona agli avvenimenti di quella giornata, ma solo telefonicamente, in quanto mi stavo recando a __________ per far rientro in __________.

A seguito di questo inadempimento da parte di IM 1, per il tramite di __________ e __________ ho cercato di recuperare i miei soldi. Con una serie infinita di scuse e giustificazioni infondate e rinvii, IM 1 ha sempre posticipato. Ha comunque riconosciuto di dovermi dei soldi (…)”

(VI PP 29.04.2013, p. 2-4, AI 21).

                                  b)   Risentito dal PP in data 6 ottobre 2015, ACPR 1 ha dichiarato quanto segue in merito alla disponibilità di liquidità, in Italia, di IM 1:

" (…) mi precisò che lui aveva la disponibilità dei fondi in questione presso Banca __________ a __________; (…) ricordo che affermò di avere la disponibilità. (…) Premetto che IM 1 era persona nota a __________ nell’ambito imprenditoriale. (…) le informazioni da me assunte sono quelle provenienti dal mio commercialista __________, che all’epoca era anche il commercialista di IM 1. In particolare, segnalandomelo come una persona potenzialmente interessata per il finanziamento in questione, mi disse che IM 1 aveva domiciliate presso il suo studio (di __________) società immobiliari che detenevano immobili, peraltro non gravate da ipoteche. In sostanza __________ mi ha rassicurato circa la capienza finanziaria di IM 1.”

(VI PP 6.10.2015, p. 3-4, AI 113).

Alla domanda dell’avv. __________, già patrocinatore dell’accusato, volta a sapere se egli avesse effettuato ricerche in merito all’immediata disponibilità di liquidità da parte dell’imputato, l’ACP ha dichiarato quanto segue:

" No, non ho effettuato ricerche specifiche su questo punto. Come detto __________ mi aveva rassicurato che IM 1 aveva comunque capienza patrimoniale tale da fornire garanzia del suo adempimento; come si dice a __________ era una persona “che aveva da perdere” nel senso che avendo un patrimonio è aggredibile.”

(VI PP 6.10.2015, p. 4, AI 113).

In merito allo svolgersi della triangolazione, ACPR 1 ha sottolineato che “(…) l’operazione era intesa come contemporanea. In tempo reale, appena ricevuto il bonifico sul conto svizzero, IM 1 doveva consegnare in Italia gli assegni per un valore equivalente.” (VI PP 6.10.2015, p. 4, AI 113), aggiungendo che gli assegni in questione sarebbero stati presi in consegna dall’avv. __________ e dal dott. __________, circostanza che trova piena conferma nei verbali di quest’ultimi.

Alla domanda volta a sapere quando e come egli avrebbe saputo il motivo della mancata consegna degli assegni, ACPR 1 ha riferito:

" Quel giorno io ero in contatto telefonico con __________ e __________. Sono stato aggiornato sui vari passaggi. A fine giornata, dopo che avevo eseguito il bonifico sul conto di IM 1 e dopo varie comunicazioni di IM 1 a __________ e __________, sostanzialmente accampanti giustificazioni per il fatto che non poteva ancora consegnare gli assegni in quanto doveva ancora constatare l’avvenuto accredito sul suo conto svizzero, __________ e __________ mi hanno dovuto comunicare di avere lasciato l’ufficio presso il quale si trovavano senza avere ancora ricevuto gli assegni.” aggiungendo che nei giorni successivi “(…) IM 1 ha sempre addotto delle giustificazioni che a mio modo di vedere, a posteriori, definirei delle sciocchezze.”

(VI PP 6.10.2015, p. 4, AI 113).

L’ACP ha quindi dichiarato che nessun professionista che lo assisteva gli aveva mai segnalato, prima del 14 dicembre 2012, che la __________ avrebbe potuto avere delle riserve a recepire il pagamento così come pensato, ossia da un soggetto terzo. In particolare ha rilevato che “gli accordi con __________ erano che il debito poteva essere saldato via bonifico a via assegni circolari non trasferibili intestati a __________, da depositarsi presso una delle sue filiali. L’identità della persona che emetteva gli assegni non è stato oggetto di discussione o di indicazioni particolari da parte della banca” (VI PP 6.10.2015, p. 5, AI 113).

In merito alle sue conoscenze relative ai rapporti intercorrenti tra IM 1 e __________, ACPR 1 ha dichiarato:

" Premetto che IM 1 vantava conoscenze altolocate in __________ .ricordo che mi è stato riferito, non so se da IM 1 o da __________, che IM 1 aveva parlato con sue conoscenze in __________ dell’operazione “__________”, o meglio del pagamento che la __________ avrebbe dovuto fare entro il 15 dicembre 2012. Non mi è stato però riferito il tenero della discussione e il grado di approfondimento della tematica che vi è stata.”

(VI PP 6.10.2015, p. 6 AI 113).

Di grande interesse, a fronte dell’indicazione contraria rilasciata dall’imputato, è la dichiarazione di ACPR 1 in merito alla possibilità di posticipare la data entro cui doveva essere saldato il debito che __________ aveva contratto nei confronti di __________, e meglio che “(…) avevo chiesto di spostare la scadenza al 31 dicembre 2012, proroga rifiutatami” (VI PP 6.10.2015, p. 2, AI 113).

                            3.1.6.   Le testimonianze

                         3.1.6.1.   __________

                                  a)   Sentito in qualità di testimone dal PP in data 29 aprile 2013, l’avv. __________ ha in particolare riferito quanto segue in merito ai fatti del 14 dicembre 2012 ed ai pregressi accordi intercorsi tra ACPR 1 e IM 1:

" (…) ho accompagnato ACPR 1 ad un incontro con IM 1 agli inizi di dicembre 2012 presso lo studio __________ a __________. In sostanza IM 1 confermò di poter consegnare sin da subito assegni circolari per l’importo in questione (Euro 1.425 milioni), tratti da un suo conto personale o un conto di una sua società, la __________, a favore della __________, per saldare il debito __________. E ciò a fronte del versamento del corrispettivo su un suo conto svizzero. IM 1 in cambio non voleva nulla, in particolare non commissioni o altro; lui aveva già un interesse allo spostamento di sue provviste dall’Italia alla Svizzera. (…) nei giorni successivi, il 10 o l’11 dicembre 2012, ho incontrato IM 1 a __________, per accordarmi sui dettagli. Mi presentò, in un bar, un suo collaboratore, tale geometra __________. Mi disse che il 14 dicembre lui non sarebbe stato presente, ma avrei incontrato __________ che mi avrebbe consegnato gli assegni una volta avuta la conferma del bonifico sul suo c.c.p. svizzero. Ci accordammo per incontrarci presso la sede della banca di IM 1, la __________, sede di __________. Preciso che IM 1 decise di utilizzare il suo conto personale per fare emettere questi assegni e non quello della società __________. Anche in quell’occasione mi confermò che aveva la provvista necessaria e aveva già dato l’ordine per fare emettere gli assegni. L’organizzazione dell’operazione mi è sembrata assolutamente congrua e non ha destato alcuna perplessità in me. (…)

Il 14 dicembre 2012 __________ mi telefonò dicendomi che l’appuntamento era presso un ufficio in Via __________ a __________. Mi incontrati in Via __________ con __________ e __________. L’ufficio era di una società ma in questo momento non ricordo il nome. Lì ci fu detto da __________ che IM 1 gli aveva dato disposizioni per andare a ritirare gli assegni solo dopo che egli avrebbe avuto la conferma, a __________, dell’accredito del suo c.c.p. In sostanza ciò costituiva una modifica degli accordi. Vi furono comunque varie telefonate tra noi, IM 1 e ACPR 1. Infine, anche sulla base della fiducia che si era instaurata, delle rassicurazioni orali date e ribadite e della volontà di rispettare il termine con __________, ACPR 1 confermò di procedere e diede l’ordine alla sua banca di bonificare sul conto c.c.p. di IM 1. Contrariamente a quanto appena dettoci, però non ci furono consegnati gli assegni. In sostanza IM 1 non diede l’ok a __________ per accompagnarci in banca, adducendo di non aver ancora avuto conferma del bonifico. In seguito, nei giorni seguenti, vi furono ulteriori scuse e giustificazioni per giustificare il mancato rispetto del termine. (…) ricordo che io suggerii di ottenere da IM 1 almeno un riconoscimento di debito (…)IM 1, mentre continuava ad accampare scuse nei confronti di ACPR 1, intraprese anche delle iniziative verso __________ per cercare di ottenere un rinvio del termine per il pagamento da parte di __________, ma senza risultati concreti. (…) Mi sono sentito ingannato e mi sono rimproverato di esserci cascato, ma devo dire che IM 1 si è davvero venduto estremamente bene, mettendo sul tavolo una serie di conoscenze, affari in corso e affari già conclusi che portava a fargli fiducia.”

(VI PP 29.04.2013, p. 2-3, AI 22).

                                  b)   Risentito dal PP il 6 ottobre 2015, lo stesso avv. __________ ha riferito di aver seguito personalmente le trattive portate avanti dalle parti al fine di un componimento bonale della vertenza, riferendo che IM 1 non è mai andato oltre ad una dichiarazione orale di disponibilità.

Egli ha pure indicato che in merito all’operazione del 14 dicembre 2012 “Non si è formalizzato per iscritto alcun contratto. La questione è stata discussa e pensato soprattutto dal profilo contabile. Ricordo che l’idea era di far figurare l’entrata in __________ come finanziamento di terzi. Questo terzo avrebbe in seguito rinunciato al suo credito verso __________ a fronte della rinuncia di un credito equivalente che ACPR 1 vantava nei confronti del terzo. (…) era stata valutata la possibilità che il terzo (IM 1 o chi per esso) cedesse il credito verso la __________ a ACPR 1.

(…) ricordo tuttavia che IM 1 disse di avere già a disposizione immediata questa cifra, presso Banca __________.”

(VI PP 6.10.2015, p. 4, AI 114).

Quanto alla persona di IM 1, sempre l’avv. __________:

" Ho avuto l’impressione di un imprenditore facoltoso. Lui ha spiegato che, a seguito di vecchi e superati problemi giudiziari, non utilizzava crediti bancari per la sua attività imprenditoriale (…). Per tale motivo faceva capo a liquidità nelle sue disponibilità per la sua attività. Ciò spiegava anche l’immediata disponibilità della cifra di rilievo in oggetto. Rilevo che fu chiesto esplicitamente a IM 1 di quanti giorni avesse bisogno per ottenere l’emissione di assegni in questione, e lui precisò che la disponibilità era immediata. (…) Al più tardi mi fu detto al momento dell’incontro.”

(VI PP 6.10.2015, p. 4. AI 114)

In merito allo svolgersi dei fatti del 14 dicembre 2012, l’avv. __________ ha confermato le sue precedenti dichiarazioni, precisando quanto segue:

" Arrivati all’incontro __________ ci disse che gli assegni non erano ancora stati emessi ma che l’ordine di emissione era già stato dato per scritto alla direttrice della Banca __________. Ci disse che IM 1 preferiva non fare emettere questi assegni fintanto che non avesse avuto conferma dell’accredito, in quanto l’emissione è costosa e un eventuale annullamento per nostra inadempienza avrebbe comportato dei costi. Ci disse tuttavia che non appena IM 1, che si trovava all’uopo a __________, avesse avuto conferma dell’avvenuto accredito sul suo conto, avrebbe dato immediata conferma alla direttrice di Banca __________ che avrebbe emesso gli assegni che mi sarebbero stati consegnati nel giro di pochissimo tempo, il giorno stesso e naturalmente in tempo utile per la consegna a __________. (…) non ricordo se mi fu fatto il nome della direttrice di Banca __________ che avrebbe recepito queste istruzioni. (…) Ricordo però che __________ mi parlò di una donna. (…) io non vidi personalmente le asserite istruzioni scritte circa l’emissione degli assegni in questione. Io chiesi a __________ se aveva copia di queste istruzioni ma mi disse di non averle. (…) né io né __________ pretendemmo di conferire con la direttrice in questione, per verificare l’esistenza delle asserite istruzioni.”

(VI PP 6.10.2015, p. 5, AI 114).

In merito a chi avesse deciso di proseguire comunque l’operazione, nonostante le nuove modalità proposte da IM 1, l’avv. __________ ha dichiarato che fu “ACPR 1. Preciso che ricevuta la notizia delle nuove modalità pretese da IM 1, __________ lo ha contattato telefonicamente, per chiedere spiegazioni di questo modifica che evidentemente riduceva le garanzie per ACPR 1. Mi ha riferito che IM 1 lo ha rassicurato circa il fatto che gli assegni sarebbero stati emessi immediatamente dopo la conferma del bonifico. Ho comunicato telefonicamente a ACPR 1 questa modifica delle condizioni dello scambio. Lui ha parlato al telefono direttamente con IM 1. Mi ha quindi comunicato di avere accettato questo nuova modalità e di avere dunque già dato l’ordine alla banca svizzera per il pagamento. Mi ha chiesto di procedere nei miei incombenti, ossia di ritirare gli assegni e portarli a __________. (…) Ricevemmo quindi, non so dire esattamente a che ora, ma sarà stata indicativamente l’una, una pima chiamata di IM 1, che comunicava di essere in fila in banca per verificare l’avvenuto accredito sul suo conto. In seguito, direi verso le due e mezza-tre, IM 1 chiamò __________ e gli comunicò che quel giorno non avrebbe potuto verificare l’accredito e che dunque non avrebbe autorizzato l’emissione degli assegni. Il tutto doveva essere dunque rinviato da quel venerdì al lunedì successivo. (…) Devo dire che io alla fine di quello giornata non avevo ancora pensato a un’ipotesi di truffa, anche se le giustificazioni addotte per la mancata consegna quel giorno degli assegni mi sembravano poco credibili. (…) Aggiungo che venerdì 14 dicembre 2012, mentre mi trovavo presso gli uffici di IM 1, ho ricevuto diverse telefonate dai funzionari della __________ che stavano aspettando gli assegni in questione. La consegna era evidentemente stata preannunciata, in considerazione dell’importanza dell’operazione. Dopo aver già lasciato gli uffici di IM 1, e dunque nel secondo pomeriggio, ho ricevuto una telefonata del legale esterno di __________. Mi ha sostanzialmente contestato di non aver ossequiato gli accordo e che il termine per la transazione era scaduto. Mi ha anche detto che tale IM 1, a lui sconosciuto, aveva telefonato a __________ (ufficio legale) facendo riferimento al versamento da loro atteso da parte di __________, chiedendo di pazientare. Mi disse che né lui né i funzionari di __________ che avevano ricevuto questa telefonata sapevano chi fosse questo IM 1, ma che comunque non vi era la possibilità di rinviare il termine concesso. Nella loro ottica questa telefonata doveva evidentemente apparire come un tentativo di __________ per ottenere una proroga sul termine.”

(VI PP 6.10.2015, p. 6, AI 114).

                         3.1.6.2.   __________

                                  a)   Interrogato in qualità di testimone il 29 aprile 2013, __________ ha in particolare dichiarato quanto segue quo agli affari di IM 1:

" (…) IM 1 ha (…) domiciliato presso la mia sede alcune società immobiliari a lui riconducibili. Per queste società io (…) tenevo la contabilità. Devo dire che queste società detenevano diversi immobili, senza alcun carico ipotecario. (…) nel corso della frequentazione, ho avuto modo di costatare di persona che si faceva assistere dai migliori professionisti nelle zone in cui lavorava. Sulla base di questa conoscenza, delle sue frequentazioni professionali e della constatazione che egli disponeva di ingenti valori immobiliari, io lo ritenevo un professionista assolutamente affidabile. (…) le società immobiliari riconducibili a IM 1 a me note non sono direttamente tenute da lui, ma da parenti, prestanomi (ad esempio __________) o, per il tramite di una fiduciaria italiana, dalla società svizzera __________. Sono comunque certo del fatto che queste società siano tutte a lui riconducibili (…)”

(VI PP 29.04.2013, p. 2-3, AI 23).

Giova rilevare che nel corso del secondo interrogatorio cui sarà sottoposto, a conferma di quanto detto in merito al fatto che ADE di tutta una serie di società era IM 1, __________ produrrà un organigramma, dal quale risultano, tra le altre, le società, come si evince dalla documentazione bancaria sequestrata, a beneficio delle quali l’imputato ha distratto i valori patrimoniali versatigli dall’ACP per saldare il debito della __________ nei confronti della __________.

Quanto alla presentazione di IM 1 a ACPR 1 ed ai fatti del 14 dicembre 2012, __________ ha così proseguito il proprio verbale di interrogatorio:

" (…) nell’ambito dell’operazione __________, visto che per questioni di riservatezza ACPR 1 preferiva non bonificare i soldi dovuti a __________ direttamente dal suo conto in Svizzera, ho pensato di chiedere al mio cliente IM 1, residente in Svizzera e con, a mio modo di vedere all’epoca, ampie disponibilità, se era interessato ad un’operazione di compensazione. Gliela proposi e lui si disse subito d’accordo. Ci incontrammo quindi agli inizi di dicembre 2012 nel mio studio con IM 1, ACPR 1 e __________ e trovammo l’accordo nei termini ben descritti nella denuncia.

Il 14 dicembre 2012, giorno in cui bisognava concludere l’affare, il suo rappresentante a __________, __________, colui che doveva fisicamente consegnare a me e a __________ gli assegni, ci chiese di recarci non in banca (__________), ma presso gli uffici di una società riconducibile a IM 1 (ufficialmente alla figlia, la __________, in Via __________ a __________). Qui __________ ci rassicurò sul fatto che gli assegni fossero pronti. Ci disse che aveva personalmente parlato con il direttore della banca __________ e aveva disposto dei tagli da euro 100'000.00, anziché da euro 200'000.00 come suggerito dal direttore. (…) ci disse esplicitamente che gli assegni erano pronti. Utilizzò proprio queste parole. (…) per me era chiaro che gli assegni erano pronti per essere ritirati in banca.”

(VI PP 29.04.2013, p. 3, AI 23).

Il teste ha quindi confermato quanto già riferito dall’ACP e dall’avv. __________ in merito al succedersi degli eventi del 14 dicembre 2012.

Egli ha inoltre indicato di aver fatto sottoscrivere, in data 24 dicembre 2012, un riconoscimento di debito a IM 1, confermando le dichiarazioni rese in tal senso dall’avv. __________, nel quale quest’ultimo confermava sostanzialmente i motivi per cui ricevette l’accredito in Svizzera. Il documento venne firmato da IM 1 alla presenza dello stesso commercialista, il quale, in merito ad eventuali contorni nella vicenda del trasferimento dei valori patrimoniali dalla Svizzera all’Italia del 14 dicembre 2012, ha aggiunto che “confermo e ribadisco che i soldi bonificati da ACPR 1 a IM 1 hanno quale unica giustificazione il pagamento __________. ACPR 1 non ha alcun tipo di interesse o affare con IM 1. In particolare. (…) è del tutto estraneo all’affare __________” (cfr. VI PP 29.04.2013, p. 4, AI 23).

Va evidenziato, a conferma della mancanza di legami tra i due affari, che dal riconoscimento di debito citato e sottoscritto da IM 1 non emerge nessuna correlazione con l’operazione __________ (cfr. doc. 3 all. ad AI 1).

                                  b)   Risentito il 30 aprile 2013, __________ ha completato le proprie dichiarazioni del giorno precedente, indicando agli inquirenti quali erano le principali società riconducibili a IM 1, producendo l’organigramma succitato, consegnatogli personalmente dall’imputato stesso (cfr. VI PP 30.04.2013, p. 2-3, AI 27).

                                   c)   Risentito dal PP in data 6 ottobre 2015, __________ ha dichiarato che IM 1 aveva sempre puntualmente saldato tutte le sue note sino al 14 dicembre 2012, data a decorrere dalla quale l’imputato non ha più corrisposto nulla, maturando nei suoi confronti uno scoperto compreso tra i 10'000.00 ed i 15'000.00 Euro. Egli ha aggiunto che conosceva l’imputato poiché questi gli era stato introdotto dal padre quale importante commerciante di prodotti petroliferi, che disponeva di un grande patrimonio, detenuto per il tramite di società a lui riconducibili.

Il teste ha poi contestualizzato il tenore della propria mail di data 23 ottobre 2012, inerente un sollecito di pagamento di euro 1'500.00 per la pubblicazione dei bilanci si società riconducibili all’imputato affermando, in particolare, in merito al fatto che IM 1 gli avrebbe chiesto di aspettare perché “doveva fare cassa”, ha precisato che tale espressione riguardava il fatto che l’imputato gli aveva appena pagato una nota spese di un certo rilievo. __________ non ha quindi dedotto la pretesa mancanza di liquidità del proprio cliente dalla frase in questione, quanto semmai una richiesta di attendere la corresponsione di un ulteriore pagamento a fronte del recente saldo di una nota di onorario ingente. L’imputato, reso edotto del fatto che le spese di pubblicazione dei bilanci non potevano essere anticipate dal commercialista, avrebbe infatti corrisposto il relativo importo l’indomani.

In merito alla liquidità a disposizione dell’imputato, __________ ha quindi ripercorso gli affari trattati dal proprio cliente in prossimità del dicembre 2012 e discussi con l’avvocato __________ di quest’ultimo, tale __________, dall’ottenimento di un credito di circa mezzo milione di euro, all’interesse all’acquisto di un immobile del valore di 90 milioni di Euro, e di una società per complessivi Euro 600’000-650'000.00, elementi che non hanno fatto altro che rafforzare le sue convinzioni sulla solidità economica dell’imputato, tanto da dichiarare a ACPR 1 che per, IM 1, avrebbe addirittura garantito lui (cfr. VI PP 6.10.2015, p. 3-4, AI 115).

Ha poi aggiunto:

" IM 1 mi confermò questa sua disponibilità presso Banca __________ di __________. Mi disse che il ritardo nella sua esecuzione era dovuto al fatto che i suoi fondi erano investiti in titoli e aveva bisogno i tempi tecnici per disinvestirli. Mi rassicurò sul fatto che, a difetto dell’utilizzo dei suoi beni presso Banca __________, avrebbe utilizzato quanto ricevuto da ACPR 1 sul conto svizzero, dicendomi che non aveva toccato quel denaro (ricordo mi disse che i soldi erano “bloccati” sul conto postale che li aveva ricevuti per gli usuali accertamenti anti riciclaggio). (…) IM 1 mi rassicurò sulla rapida restituzione (…) rassicurava che la soluzione era imminente”

(VI PP 6.10.2015, p. 5, AI 115).

Tutto quanto sopra conferma il fatto che __________ non aveva dubbi sulla solidità finanziaria dell’imputato e sull’immediata disponibilità di liquidità da parte di quest’ultimo.

                                  d)   Relativamente ai fatti del 14 dicembre 2012, __________ ha dichiarato, precisando ciò che aveva riferito in occasione del primo verbale di interrogatorio, ossia:

" Quel giorno ci siamo recati con __________ presso gli uffici della __________, una società di IM 1, come concordato con IM 1. Abbiamo incontrato il factotum di IM 1, il suo braccio destro, __________. In quell’occasione __________ ci ha detto che gli assegni erano pronti. Ci disse anche che il taglio era di euro 100'000.00 cadauno. In nostra presenza fece una telefonata, dicen

72.2016.179 — Ticino Tribunale penale cantonale 26.11.2018 72.2016.179 — Swissrulings