Incarto n. 72.2014.72
Lugano, 14 ottobre 2014/md
Sentenza In nome della Repubblica e Cantone Ticino
La Corte delle assise criminali
composta da:
giudice Mauro Ermani, Presidente
Veronica Lipari, vicecancelliera
sedente nell’aula penale di questo palazzo di giustizia, per giudicare
nella causa penale
Ministero pubblico
e in qualità di accusatori privati:
ACPR 1 ACPR 2 ACPR 3 patrocinati da RAAP 1
contro
IM 1 rappresentato da DUF 1
in carcerazione preventiva dal 07.11.2013 al 23.12.2013 (47giorni)
in esecuzione anticipata della pena dal 24.12.2014
imputato, a norma dell’atto d’accusa nr. 63/2014 del 20 maggio 2014 emanato dal Procuratore pubblico PP 1, di
1. tentato omicidio intenzionale
per avere,
il 7 novembre 2013,
a __________, in Via __________, presso l’abitazione della ex convivente ACPR 2,
tra le ore 13.45 e le ore 14.20,
intenzionalmente tentato di uccidere la madre di quest’ultima, ACPR 1,
e meglio,
avendo egli iniziato una discussione con ACPR 1 in merito alla maturata decisione di tornare a vivere a __________ con conseguente riduzione della sua capacità di provvedere al mantenimento del di lui figlio __________ e della madre di quest’ultimo ACPR 2,
discussione continuata alla presenza anche di ACPR 2I e di ACPR 3, padre di quest’ultima,
e terminata con l’intervenuto verbale di ACPR 3, il quale lo ha ripreso per il modo in cui si era rivolto a ACPR 2 e a ACPR 1 nel corso della predetta discussione, o, in via alternativa, il quale lo ha definito un fallito sia come padre sia come uomo, ed avendo egli colpito ACPR 3 al volto e al capo così come indicato al punto 2.1. ed avendo egli altresì colpito e adottato comportamenti coercitivi ai danni di ACPR 2, intervenuta nel tentativo di difendere il di lei padre, così come indicato ai punti 2.3. e 3.,
afferrando poi con forza per i capelli ACPR 1, intervenuta a sua volta nel tentativo di difendere la di lei figlia, strappandole delle ciocche di capelli e, mentre era in ginocchio, sferrandole un calcio in faccia,
una volta caduta a terra, ripetutamente e con forza, colpito il capo di ACPR 1, nella regione latero cervicale destra, con la porzione tubolare del manubrio in metallo del monopattino, presente in loco e del di lui figlio, così da provocare, mentre lei tentava di proteggersi dai colpi con le braccia, importanti ecchimosi alla regione latero-cervicale destra e fratture delle ossa sottostanti, oltre ad ecchimosi al braccio sinistro, alla mano sinistra ed al braccio destro e la frattura dell’osso dell’avambraccio,
continuando reiteratamente a colpirla al capo al vertice e nella regione parieto occipitale destra, con la porzione terminale (e tagliente) del manubrio del suddetto monopattino, in almeno sei volte, secondo la ricostruzione peritale,
tanto da provocare numerose lesioni e fratture craniche e lesioni encefaliche nonché tumefazioni e fratture localizzate a sinistra del viso per effetto del calcio inferto e dei successivi ripetuti contraccolpi contro il pavimento,
interrompendo il suo veemente agire solo dopo che la vittima non dava più segni di vita, lasciandola a terra per poi recarsi all’ingresso dello stabile in attesa della Polizia;
fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto: dall’art. 111 CPS combinato con l’art. 22 cpv. 1 CPS;
2. lesioni semplici, in parte qualificate
per avere,
il 7 novembre 2013,
a __________, in Via __________, presso l’abitazione della ex convivente ACPR 2,
tra le ore 13.45 e le ore 14.20,
intenzionalmente cagionato un danno al corpo di due persone, facendo uso anche di un oggetto pericoloso, e meglio
per avere, dopo essere stato ripreso da ACPR 3 per il modo in cui si era rivolto a ACPR 2 e a ACPR 1 nel corso della predetta discussione, o, in via alternativa, dopo essere stato definito da ACPR 3 un fallito sia come padre sia come uomo,
2.1. sferrato uno schiaffo a ACPR 3 all’altezza dello zigomo sinistro, cagionandogli in tal modo una tenue ecchimosi in regione zigomatica sinistra e, una volta quest’ultimo caduto a terra, sferrato un calcio al capo in regione temporale sinistra, cagionandogli così una lesione escoriativa e una emorragia sub-aracnoidea in regione temporale sinistra;
2.2. colpito, in seguito, con la porzione tubolare del manubrio in metallo del predetto monopattino, la gamba destra di ACPR 3 che questi aveva alzato mentre si trovava a terra per tentare di impedire l’impatto tra il manubrio del monopattino e il capo di ACPR 1 così come descritto al punto 1., cagionandogli in questo modo un’escoriazione alla gamba destra;
2.3. ai danni di ACPR 2, intervenuta nel tentativo di difendere il di lei padre nelle circostanze di fatto di cui al punto 2.1. del presente atto di accusa, colpito il suo polso sinistro con la porzione terminale (e tagliente) del manubrio in metallo del monopattino, cagionandole una ferita da taglio;
fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto: dall’art. 123 cifra 1 e cifra 2 cpv. 1 in relazione ai punti 2.2. e 2.3. CPS;
3. coazione
per avere,
il 7 novembre 2013,
a __________, in Via __________, presso l’abitazione della ex convivente ACPR 2,
tra le ore 13.45 e le ore 14.20, nelle circostanze di cui al punto 2.1., usando violenza, limitato la libertà di ACPR 2, costringendola ad interrompere il tentativo di difendere il di lei padre, prendendola con una mano al collo e spingendola contro il muro;
fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto: dall’art. 181 CPS;
4. contravvenzione alla Legge federale sugli stupefacenti
per avere, senza essere autorizzato,
4.1. il 7 novembre 2013, a __________ e a __________ detenuto 4 grammi lordi di marijuana, per il suo consumo;
4.2. nel periodo dal mese di febbraio 2013 al 7 novembre 2013, consumato quotidianamente uno “spinello” per un totale complessivo di ca. 130 grammi di marijuana;
fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto: dall’art. 19a cifra 1 LStup.
Presenti: - la Procuratrice pubblica PP 1, in rappresentanza del Ministero Pubblico;
- l’imputato IM 1, assistito dal suo difensore d’ufficio, DUF 1;
- RAAP 1, patrocinatore d’ufficio degli accusatori privati ACPR 1, ACPR 2, ACPR 3.
Espletato il pubblico dibattimento:
lunedì 13.10.2014, dalle ore 09:30 alle ore 17:10; martedì 14.10.2014, dalle ore 09:30 alle 15:20.
Evase le seguenti
questioni: Il difensore DUF 1 chiede che la Corte decida in merito alla sua precedente richiesta di estromissione del verbale d’interrogatorio 8 novembre 2013 di __________.
Il Presidente precisa che nell’ipotesi accusatoria non vi è cenno in merito all’aspetto premeditato del reato, ne consegue che tale verbale d’interrogatorio non sarà tenuto in considerazione dalla Corte per valutare lo svolgersi degli eventi descritti nell’atto d’accusa.
Il difensore precisa che in tal caso rinuncia a chiedere la formale estromissione.
Sentiti: § il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, la quale formula e motiva le seguenti conclusioni:
chiede la conferma integrale in fatto ed in diritto dell’AA. Ripercorre i fatti del 7 novembre 2013. Quella mattina, l’imputato, lasciando l’appartamento di __________, decideva di recarsi a __________ e non più a __________. Comunicava questa decisione alla madre, la quale gli ricordava di non comportarsi come fece suo padre. L’accusa descrive quindi il ritorno a __________ dell’imputato, fino all’appartamento dove si trovavano i genitori di ACPR 2. L’imputato comunicava a ACPR 1 le sue intenzioni, e la donna manifestava il suo disappunto ed il suo timore per le conseguenze economiche di tale decisione. In questa discussione, ad un certo punto interveniva ACPR 3, il quale afferma di aver ripreso IM 1 per il modo in cui egli si rivolgeva a ACPR 2 e a ACPR 1. IM 1 afferma invece che ACPR 3 interveniva tacciandolo di fallito sia come padre, sia come uomo. Per quanto attiene a questo limitato aspetto, ACPR 3 non giudicò mai in precedenza IM 1. L’accusa si chiede dunque per quale ragione ACPR 2 avrebbe dovuto proferire tali parole. IM 1 mai avrebbe pensato di passare alle vie di fatto nei suoi confronti, eppure, sentite le parole di ACPR 3, reagisce colpendolo in volto. IM 1 mente, anche se forse non in modo consapevole, quando dice che fu ACPR 3 a proferire quelle parole. Non mente però, quando afferma che egli si è sentito rimproverato di essere un fallito come uomo e come padre. Chi rimproverò a IM 1 di essere un fallito per la decisione di tornare a __________, secondo la pubblica accusa fu IM 1 stesso. Nel suo inconscio ne era consapevole. IM 1 non vuole riconoscere che fu egli stesso a rimproverarsi ciò, e dunque attribuisce a ACPR 3 il suo stesso pensiero.
Astrazion fatta dalla decisione di tornare a __________, quello che successe il 7 novembre non aveva nulla di straordinario, le discussioni erano sempre le stesse.
Egli non tornava a __________ con l’idea di uccidere ACPR 1, non fu un crimine premeditato. Le considerazioni peritali in merito alla patologia dell’imputato permettono di fare le seguenti considerazioni: egli è persona dai principi assoluti, giusti o sbagliati che siano. Lui in ciò che crede, crede e basta, e non accetta di essere contraddetto. La consapevolezza di essersi comportato come suo padre, fece scatenare quella reazione.
I toni si alzano, e alla prima occasione, quando venne ripreso da ACPR 3 per il modo in cui si rivolgeva a ACPR 2 e ACPR 1, reagisce e lo colpisce. C’è poi l’intervento di ACPR 2 e ACPR 1. IM 1, prima di colpire ACPR 1 allontanava ACPR 2 trattenendola contro il muro quando questa tentava di difendere il padre, solo dopo avere respinto il tentativo di difesa, si accaniva su ACPR 1, scagliandole il monopattino in testa ripetutamente. Questo crescendo di situazioni, che hanno visto alla fine ACPR 1 soccombere, mal si conciliano con una frase “sei un fallito come padre e come uomo”. Avrebbe dovuto reagire violentemente contro ACPR 3, e non contro ACPR 1. IM 1 dice di non ricordare quanto è successo, riconosce che era convinto di aver commesso un omicidio. ACPR 1 è rimasta a lungo in pericolo di vita. Le conseguenze sono permanenti e molto gravi. Non può essergli riconosciuta la scemata imputabilità di grado medio nell’ipotesi in cui fosse stato offeso da una terza persona, in quanto questo non avveniva. La sua patologia ha influito solo con un grado lieve.
L’imputato non si pente, non dimostra alcuna empatia per la sua vittima, palesa solo dispiacere per quel che il figlio un giorno penserà di lui. Per le lesioni semplici, quelle qualificate sono sorrette dalle risultanze dei certificati medici e dalla perizia medico legale. Il fatto che IM 1 dica di non aver ferito ACPR 2 nulla cambia in termini di dolo eventuale. I fatti relativi alla coazione non sono contestati, come nemmeno quelli relativi alla contravvenzione LStup. Chiede dunque la conferma dei fatti descritti nell’AA.
In diritto, la PP cita l’art. 111 CP e l’art. 12 CP. L’imputato ha a lungo, con forza ed ininterrottamente colpito solo ed esclusivamente il capo della vittima mentre questa era a terra. La testa è una delle parti più sensibili del corpo umano, colpi alla testa possono decretarne il decesso. IM 1 non nega di aver saputo l’effetto dei suoi colpi, riconosce che non ha fatto altro che trasformare l’eventualità della morte nella certezza, e quindi in una sua precisa intenzione diretta. Incontestato che di omicidio intenzionale si tratta, questo a mente dell’accusa deve essere situato ai limiti dell’assassinio.
Sulla commisurazione della pena, occorre dapprima valutare la colpa. L’omicidio è dal profilo oggettivo tra i più gravi del CP. La circostanza specifica che se oggi parliamo di tentato e non realizzato, è pura causalità. È grave per il modo di esecuzione e la crudeltà evidenziata. Colpa gravissima anche per le conseguenze patite dalla vittima.
Dal profilo soggettivo, i moventi o gli obiettivi perseguiti vanno valutati. Ha agito per sua iniziativa, senza che vi sia stata alcuna reazione provocatoria, per far tacere la propria coscienza, per un motivo egoistico, ai limiti dei presupposti dell’assassinio.
A mente della PP per un reato consumato vi sarebbe una pena base di circa 17 anni di detenzione. Il reato, essendo solo tentato, ma al limite del consumato, giustifica una riduzione di pena del 15%, fino a situarsi a 14 anni e 6 mesi. Considerata una scemata responsabilità di grado lieve, si arriva a 11 anni e 6 mesi. Per tenere adeguatamente conto dei reati di lesione e coazione, la pena di 11 anni e sei mesi va aumentata a 12 anni. Infine, la pena va poi ponderata ai fattori legati all’autore. Egli beneficia dell’attenuante generica dell’incensuratezza, e di una sostanziale assunzione della sua responsabilità. Non gioca a suo favore il fatto che egli non abbia compreso la gravità del suo gesto, come nemmeno il comportamento da egli tenuto in carcere.
Chiede una pena detentiva di 11 anni, associata ad un trattamento ambulatoriale da eseguire in costanza di espiazione, e la conferma delle pretese degli AP. Chiede la confisca di tutto quanto in sequestro con distruzione dello stupefacente, il dissequestro delle cartelle mediche e del telefono cellulare dell’imputato;
§ RAAP 1, rappresentante degli accusatori privati ACPR 1, ACPR 2, ACPR 3, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:
chiede la conferma dell’AA. ACPR 3 e ACPR 1 sono persone anziane, che fino al 7 novembre 2013 conducevano una vita normale con la piccola pensione di euro 2'000.-. Le loro certezze, i punti di riferimento famigliari, sono stati buttati all’aria dalla violenza subita il 7 novembre 2013. Se per ACPR 1 ci sono importanti ripercussioni sul piano fisico, per ACPR 3 e ACPR 2 le lacerazioni sono soprattutto del proprio mondo interiore. Su IM 1 pesa una responsabilità enorme, anche perché il suo comportamento non ha avuto, solo per puro caso, un esito letale. La frase “sei un fallito come padre e come uomo”, non giustifica la furia omicida. L’unica colpa della signora ACPR 2 è stata quella di intervenire a difesa del proprio marito, appena abbattuto dall’imputato. RAAP 1 è d’accordo con l’accusa: non vi è stata premeditazione, ma certamente coscienza e volontà. Richiama le fotografie in atti. L’imputato non ha fatto nessun cenno di pentimento, in lui vi è solo dispiacere per la sua situazione personale. La signora ACPR 1, per giorni ha avuto la vita appesa ad un filo, parecchie operazioni anche difficili, e una riabilitazione tutt’ora in corso. Cita e legge il certificato medico sulle condizioni di ACPR 1 23.06./01.07.2014, allegato 9 istanza di risarcimento. Emerge quindi un grave stato di sofferenza, con importanti e definitive sequele. Prima di questo evento stava bene, era indipendente. Anche ACPR 3 ha subito un trauma cranico con emorragia ed escoriazioni varie, egli ha perso conoscenza dopo aver subito il colpo, non ha memoria di quello che è capitato. Cita quanto scritto dallo psichiatra che ha avuto modo di seguire la famiglia. ACPR 2, ha assistito ed è rimasta cosciente durante tutto il tempo alla brutalità e alla violenza messa in campo da IM 1. Ha subito un trauma da questa situazione che si porterà appresso per il resto della sua esistenza, nel vedere il padre di suo figlio, suo compagno, che neutralizza i suoi genitori. Per quanto riguarda il diritto rinvia all’istanza di risarcimento e a quanto già detto dalla PP. Rileva solo che il riconoscimento di un torto morale in denaro aiuterà le vittime ad attenuare il senso di ingiustizia patito. Conclude chiedendo la conferma dell’AA e che l’imputato sia condannato a versare a ACPR 1 fr. 50'000.- di torto morale, euro 761.90 di spese mediche, a ACPR 3 fr. 20'000.- di torto morale, a ACPR 2 fr. 15'000.- di torto morale e fr. 200.- per spese mediche;
§ DUF 1, difensore dell’imputato IM 1, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:
Secondo il difensore, l’imputato fin da subito ha definito quanto fatto come qualcosa di indicibile. Egli non si è riconosciuto nella persona che ha commesso quegli atti. Per quanto gravi siano stati, oggi gli va inflitta una condanna giusta, commisurata alla sua colpa.
La difesa ripercorre gli eventi del 7 novembre 2013. A seguito della telefonata con la madre, decide di tornare a __________ per parlare. Quanto è successo in seguito, costituisce il contenuto dell’AA che la difesa non contesta. Quel che la difesa chiede è che il reato di tentato omicidio intenzionale sia considerato con il dolo eventuale e non diretto. Cita l’art. 12 CP. La fattispecie è molto simile a una già giudicata in sentenza CARP del 15 giugno 2012, inc.17.2011.138. Tutto si svolge molto velocemente, IM 1 non ci vede più dalla rabbia, dopo aver sottratto il monopattino da ACPR 3 si scaglia sulla vittima. IM 1 la colpisce con forza alla testa a più riprese, egli non può chiaramente non prendere in considerazione il fatto di poterla uccidere. Ma non era quello il suo intento. Cita le dichiarazioni dell’imputato nei precedenti verbali. Non ci sono elementi che desiderasse realmente uccidere.
Per i ptt. 2, 3, 4 dell’AA non ci sono particolari osservazioni. Un particolare va comunque discusso nel dettaglio, in quanto è di portata importantissima sulla commisurazione della pena. Trattasi dell’alternativa posta dall’accusa, ovvero la famosa frase che ha scatenato la violenza. La PP oggi si è schierata con gli ACP, a torto. Secondo il difensore, la versione dei fatti di IM 1 è sempre stata coerente ed univoca. Il 7 novembre 2013 IM 1 ha avuto una reazione straordinaria, provocata da un evento straordinario, che non era la decisione di tornare a __________ di cui già nei giorni precedenti aveva discusso con ACPR 2 ed i genitori. La frase pronunciata doveva essere qualcosa di molto più incisivo, che andava a toccare il punto debole di IM 1. Cita la perizia del dr. __________ pag. 13-14, una frase che in quel momento ha pesato come un macigno, perché l’ha toccato nel punto più dolente. Vi sono altri elementi che rendono la versione degli ACP meno credibile di quella dell’imputato. Cita le loro precedenti dichiarazioni, contraddittorie.
In merito alla commisurazione della pena, a mente del difensore quella proposta dalla PP non tiene conto della scemata imputabilità. Quella frase è stata detta, quindi la scemata responsabilità è di grado medio. Da un profilo oggettivo, la colpa di IM 1 è grave. La vita della vittima è peggiorata a seguito dell’aggressione, ella comunque ha mostrato progressi sensibili, tanto che riesce a svolgere diverse azioni da sola, cammina col girello, ha un eloquio fluido, comprende il 70% delle cose. La sua capacità di intendere e di volere non è stata compromessa. Sembra esserci spazio per degli ulteriori miglioramenti futuri, ella ha ancora una vita. Dal profilo soggettivo, non si può dimenticare che l’aggressione è partita a seguito di una provocazione che ha toccato un nervo scoperto.
I fattori legati all’autore: secondo la PP la pesantezza della pena richiesta sarebbe dettata anche dal comportamento assunto dopo ai fatti dall’imputato. Egli si è in realtà spontaneamente costituito alla Polizia, per primo ha capito di aver commesso qualcosa di veramente grave per cui doveva essere punito. IM 1 è incensurato. Bisogna poi considerare il suo vissuto: si tratta di un uomo contro cui la vita si è accanita. Il suo sogno era quello di avere un figlio e di poter essere considerato come un riferimento. Durante l’istruttoria l’imputato ha sempre tenuto un comportamento educato. Il perito ha fatto presente come delle cure stazionarie o ambulatoriali potrebbero arginare il pericolo di recidiva. IM 1 una volta uscito vorrà costituirsi un futuro, essere un buon padre.
Chiede che venga tenuto conto di tutto quanto sopra ad attenuazione della sua pena che deve essere massicciamente ridotta. Chiede quindi che venga condannato per tutti i reati a una pena non superiore ai 5 anni. Acconsente al trattamento terapeutico. Per le pretese degli ACP si rimette giudizio della Corte. Non si oppone alle richieste di confisca.
Considerato, in fatto ed in diritto
1. Curriculum Vitae
IM 1, di n.n. e __________, nasceva a __________ (__________) il __________. Egli è cittadino __________, profondamente cattolico, di professione cameriere e non è sposato.
Così descriveva il suo passato in interrogatorio:
“Sono nato il __________ a __________. Mia madre era/è ragazza una madre. Io sono cresciuto a __________ in città Mia madre è amministratrice in una __________ e questo da 40 anni. Ad agosto 2014 andrà in pensione. Sono figlio unico. Ho vissuto con mia madre fino a 18 anni. Ho frequentato le scuole dell’obbligo a __________. Io mi sono diplomato in ragioneria nel 1996. Successivamente mi sono arruolato nell’esercito per 3 anni, corpo degli __________ fino a raggiungere il grado di __________. Mi sono congedato nel ’99. Durante questi 3 anni, due anni e mezzo li ho trascorsi in __________. Congedato dall’arma ho aperto un’attività a __________ e meglio un bar a __________ e questo per 2-3 anni. Successivamente ho iniziato a fare il dipendente di alcune discoteche nel __________ come barman. Io in questo periodo ho vissuto a __________. Nel 2005 sono tornato a __________, sono rimasto lì per 3-4 anni, durante i quali ho trascorso 6 mesi ancora a __________ (facevo l’agente finanziario per __________, agenzia affiliata di __________, per erogare mutui, finanziamenti). A __________ ho lavorato come barista, dipendente. A __________ ho smesso in quanto non sono riuscito a sviluppare il progetto. Preciso che ho iniziato a fare l’agente finanziario a __________ ma poco dopo sono andato a __________ dove conoscevo meglio la piazza. Conclusa l’esperienza come agente finanziario, sono tornato a __________ dove ho ripreso a fare il barista, come dipendente. Ho voluto cambiare nuovamente settore e ho iniziato a fare l’agente di vendita nell’ambito della telefonia fissa per la __________. Nel giugno 2008 ho conosciuto ACPR 2, mia collega, all’interno degli uffici della __________ di __________.”
(AI 7).
“Mi viene chiesto se attualmente prendo dei medicamenti e rispondo di no, (…). Mi viene chiesto se sono mai stato in cura psichiatrica e rispondo di no. Mentre ACPR 2 sì. Alla fine però sono diventato pazzo io.”
(AI 4).
“A precisa domanda rispondo che ho circa 20/25 mila franchi di debiti in Ticino.”
(AI 4).
Al dibattimento, egli descriveva il trascorso difficile passato con la madre:
“(…) quanto emerge dall’articolo del Giornale di __________ del 2012, in merito al mio passato ed in particolare a quello di mia madre, è la verità. Da ragazzo ho vissuto sempre con mia madre, i primi tre anni di vita li ho trascorsi in un istituto per ragazze madri. Dopo il terzo anno di vita abbiamo dovuto trovare un alloggio di fortuna in un sottoscala di __________, questo fino all’età di 8 anni. I servizi igienici erano fatiscenti, ho ancora oggi i segni del morso di un topo. Ci sono state diverse problematiche nel corso della mia infanzia e adolescenza. Sono comunque andato a scuola, e ho studiato ragioneria.”
(verbale d’interrogatorio dibattimentale 13.10.2014).
In effetti, il padre non si è mai occupato di lui, lasciando alla sola madre il compito di educarlo, crescerlo e mantenerlo. Così la madre in un’intervista al giornale di __________, in tempi non sospetti:
“ “Non ricordo neanche più da quanti giorni non mangio. Voglio solo morire, soffro troppo e non mi è rimasto niente e nessuno. Non ho soldi per le medicine e non posso badare a me stessa da sola.”. __________ (nella foto) ha __________, è invalida, una pensione di 200 euro ed è stata abbandonata dalla famiglia: ieri mattina ha deciso di suicidarsi (…) abita in una vecchia, piccola, sporca, trasandata palazzina cadente (…). Nel palazzo e nel quartiere, tutti conoscono la sua tragica storia e si fanno in quattro per darle quella mano che la famiglia le ha da sempre negato. Anche ora che è gravemente malata, non c’è nessuno dei suoi vicino. Intorno al suo letto si aggirano solo un gatto ed un cane, che neanche lei sa più come mantenere e che infatti sporcano i pavimenti con i propri escrementi. (…) __________ soffre di una grave vascolopatia celebrale, un tumore al cervello, ischectomia totale, paradentosi ossea (…) “Sono un’ombra per tutti, non esisto. Ho paura di vivere”. Gravissimi disturbi della personalità le impediscono di avere un contatto con la gente, gravi forme di attacchi di panico la portano a svenire ripetutamente (…) a soli 24 anni è rimasta incinta, e per questo fu ripudiata dai genitori e cacciata di casa. (…) “Mi hanno abbandonato perché ero una ragazza madre, l’uomo che mi mise incinta scomparve subito appena lo seppe. Ma i figli si amano, non si uccidono. (…) Ho vissuto per strada, in un istituto per ragazze madri a via __________, da cui però mi hanno cacciata dopo tre anni e poi in un sottoscala di un parco in via __________ in mezzo ai topi, con un figlio che purtroppo ha avuto un’infanzia traumatizzata anche a causa mia perché ero un alcolizzata. (…)”. __________ già era stata segnata sin da piccola da un’infanzia maledetta: il padre abusò più volte di lei e quando provò a confidare con grande paura la cosa alla madre, quest’ultima le diede della “pazza” e la spedì come un pacco postale a vivere dalla zia. (…) Il figlio, IM 1, di __________ anni, con burrascosi trascorsi di droga, l’ha lasciata da sola per andare a vivere con la compagna ed il figlio piccolo in __________, a __________, dove lavora in un ristorante. La casa in cui vive è molto piccola e ridotta malissimo. Il tanfo di sporco e chiuso impregna persino l’unico mobile che possiede. (…) Le porte sono state divelte dal figlio, nei drammatici momenti di crisi d’astinenza. Il comodino è pieno zeppo di medicine, per lo più tranquillanti. (…) “Con lo stipendio devo pagare i debiti di mio figlio e quello che rimane non mi basta neanche per le medicine. Mi serve un aiuto o io mi trascino alla finestra e mi butto giù, a questo punto, tanto, che differenza fa?” ”.
(Estratto del Giornale __________ del __________: __________)
Dalla relazione di IM 1 con ACPR 2, nasceva quasi subito __________:
“Conosco ACPR 2 nel 2009, no nel 2008. Dopo tre mesi abbiamo deciso di avere un figlio e così è nato __________ il __________.”
(AI 4, allegato 8).
1.1. L’esperienza militare
__________, __________, con cui IM 1 aveva un rapporto di confidenza, raccontava così dell’esperienza militare e della personalità di quest’ultimo:
“Io ho sempre pensato che IM 1 potesse arrivare a suicidarsi. Nella sua psiche c’è una voragine. Lui mi ha raccontato le sue esperienze da militare. Lui è stato in __________, lui è stato istruito alla risposta immediata all’aggressione. Nei momenti più pericolosi, loro dovevano assumere anche eccitanti, psicofarmaci per dar loro uno stato vigile al di fuori della norma, fatto questo che lo aveva perturbato nel corso degli anni. Circostanza questa che secondo me, non ha fatto altro che aggravare la sua psiche già perturbata.”
(AI 51).
Interrogato in data 18.12.2013, l’imputato dichiarava di avere assunto anfetamina durante le missioni all’estero come paracadutista, sei mesi in __________ e sei mesi in __________:
“L’anfetamina ci veniva data prima di iniziare il turno di notte. I turni erano 24 ore su 24. A questo si aggiungevano i cordialini che erano piccole bottiglie di superalcolici che ci tenevano caldo e questo solo in __________ dove la temperatura era di -35/-35. Io ero tiratore scelto e quindi ero soggetto a fare guardia fisso.”
(AI 89).
Raccontava poi di avere subito un processo, e di avere fatto 45 giorni di cella di rigore a causa di un litigio avuto con un altro militare nel corso di un’esercitazione:
“nell’addestramento c’erano delle guerre e combattimenti simulati tra di noi. Lo scopo era quello di addestrarci a difenderci dal nemico e neutralizzarlo. Questo comportava tra di noi degli scontri fisici e psichici. Le regole di ingaggio prevedevano di neutralizzare il nemico e imprigionarlo. Non prevedevano invece di eccedere nell’attacco. Ma questo a volte capitava quale sfogo tra di noi se vi erano degli screzi. Io avevo degli screzi con il sottotenente __________ e ricordo che in una simulazione mi aveva rotto due denti dopo che mi aveva fatto già prigioniero e pertanto non aveva motivo di prendermi a calci in faccia. In una successiva occasione di simulazione ho preso il pretesto e a mia volta l’ho preso parecchio a calci in faccia spaccandogli tutti i denti. Io non lo avevo ancora fatto prigioniero. A D del PP rispondo che quando ho colpito a calci il sottotenente ero lucido e volevo rompergli la mandibola e sapevo perfettamente quello che stavo facendo e sapevo anche che non mi sarebbe successo nulla visto che era una simulazione e invece ho subito un processo, ho fatto 45 giorni di cella di rigore ma non sono stato allontanato dall’arma. Questo episodio è stato l’unico in cui la violenza è stata gratuita da me subita e restituita con gli interessi non rientrante nell’addestramento. Preciso che ero addestrato per essere una macchina da guerra e io lo ero diventato e mi piaceva da matti quello che facevo.”.
(AI 89).
A precisa domanda del PP se il servizio l’avesse cambiato nei suoi modi di reagire a torti o sgarbi, rispondeva:
“Mi ha reso più impulsivo, più aggressivo. Meno timoroso, più sicuro di me. Violento lo divento solo se perdo il controllo. In quel caso neanche dieci persone possono fermarmi.”
(AI 89).
Dalla documentazione agli atti risulta che per questo episodio – avvenuto in __________ – l’imputato non subiva una condanna formale da un Tribunale penale militare; la pena di 45 giorni in cella di rigore gli veniva impartita dai superiori internamente alla caserma (AI 111 e 114).
1.2. La paura della fine del mondo
__________ riferiva della paura di IM 1 che il mondo stesse per finire:
“Lui era convinto che il mondo stesse per finire e che io potessi fornirgli degli elementi per chiarirgli questa sua paura. (…) leggeva in maniera molto fondamentalista alcuni passi della bibbia in cui si faceva riferimento alla fine del mondo e lui di queste sue paure era molto angosciato.”
(AI 51).
Continuava poi:
“Lui mi aveva anche detto che il 21.12.2012 è stato un giorno si smarrimento totale, lui aspettava veramente la fine del mondo. A mio giudizio l’aspettava quasi come una liberazione da tutti i suoi problemi. So che quel giorno lui non si era alzato dal letto perché la fine del mondo non era arrivata e questo lo aveva posto in uno stato di depressione. Ricordo anche che ad un certo punto aveva comprato addirittura una spada da un armaiolo perché pensava che avrebbe dovuto combattere contro una misteriosa figura apocalittica nel contesto della fine del mondo. (…) mi aveva chiesto delle candele benedette per la fine del mondo. (…) Questi comportamenti osservati, mi hanno portato a credere che IM 1 potesse anche togliersi la vita (…).”
(AI 51).
L’imputato confermava queste dichiarazioni e precisava:
“I passi della bibbia riportano determinate cose che si riproducevano nelle teorie dei maia e quindi ero convinto della veridicità dell’avvenimento. (…) Io (…) avevo pensato bene di tenere da parte 100 litri di acqua perché la tempesta solare causata dall’allineamento dei pianeti previsto per il 21.12.2012 secondo i Maia, Nostradamus e anche secondo la Nasa, sarebbe stato il non funzionamento dei dispositivi elettronici e quindi come prima conseguenza vi sarebbe stata l’interruzione dell’approvvigionamento idrico. Non le nego che se avessi avuto la possibilità economica per comprarmi un bunker lo avrei fatto.”
(AI 89).
Affermava di avere comperato la spada perché gli piaceva, ammetteva di avere anche pensato di usarla contro qualcuno che, una volta giunta la fine del mondo, avesse ad esempio voluto appropriarsi della sua acqua o fargli del male. Dichiarava che le tre candele benedette dovevano essere una sorta di protezione spirituale. A precisa domanda del PP rispondeva: “(…) la fine del mondo io la temevo parecchio ma non l’ho mai desiderata nella maniera più assoluta e soprattutto non l’ho desiderata per risolvere i miei problemi. Li avrei risolti in altro modo.” (AI 89).
ACPR 2 in merito a questa paura del suo ex compagno precisava che:
“nel corso del mese di dicembre del 2012 lui aveva acquistato diversi kit di sopravvivenza spendendo tutti i soldi della famiglia, eravamo rimasti con fr. 20.- e tutto questo materiale lo teneva in casa. Dal momento che non era successo nulla, lui era rimasto a letto tutto il giorno. Io gli avevo chiesto se lui non fosse contento del fatto che non era arrivata la fine del mondo e lui mi aveva risposto di essere contento ma che rimaneva nel letto. Gli faceva male la testa. (…)”
(AI 59).
IM 1 riferiva al dibattimento:
“Conferma che nel 2012 era convinto dell’arrivo della fine del mondo?
Vorrei precisare che ad oggi dissento da quanto emerge dai verbali, mi sono fatto suggestionare dagli eventi. Di certo non avrei mai voluto che accadesse. La sciabola che ho comprato l’ho comprata mesi prima, io colleziono armi bianche, ma ho sempre fatto attenzione in presenza di mio figlio (la tenevo in cantina). Ma non ha nulla a che vedere con la fine del mondo.
ADR che invece i kit di sopravvivenza che avevo acquistato erano in vista della possibile fine del mondo.”
(verbale d’interrogatorio dibattimentale 13.10.2014).
Ulteriori dettagli sulla vita e la personalità dell’imputato, in particolare – ma non solo – per quanto riguarda la sua infanzia a __________, si trovano nell’anamnesi riassuntiva della perizia del Dr. __________ (AI 96).
2. Precedenti penali
Dall’estratto del casellario giudiziale svizzero del 07.11.2013 (AI 2) e da quello __________ del 12.11.2013 (AI 39), IM 1 risulta incensurato.
3. Circostanze dell’arresto
Dal rapporto d’arresto provvisorio del __________, emerge quanto segue:
“Questo pomeriggio, alle ore 14.18, __________ richiedeva il nostro intervento a __________ in Via __________, in quanto era in corso un’animata discussione. Subito dopo chiamava __________ comunicando che nella lite citata vi erano dei feriti. Contemporaneamente la Polizia Comunale di __________ veniva allertata da un gruppo di operai, che lavoravano in un cantiere su via __________ e che avevano udito delle urla provenire dallo stabile.
Sul posto per primi una pattuglia della Polizia Comunale. All’esterno del palazzo trovavano il rubricato, il quale si consegnava a loro dicendo “che probabilmente aveva commesso due omicidi”.
Nel frattempo la pattuglia del Reparto Mobile raggiungeva l’appartamento di ACPR 2, situato al __________, teatro dei fatti. Qui avevano modo di rinvenire due persone a terra circondate da una pozza di sangue. In attesa dei sanitari procedevano al primo intervento di soccorso e alla salvaguardia delle tracce. (…).Si richiedeva l’intervento della scientifica, i quali dopo aver fatto i rilievi sull’autore, si portavano nell’appartamento di __________, scena alterata nel frattempo dai soccorritori e dagli agenti intervenuti. (…) si procedeva alla verbalizzazione dei testimoni __________ e __________, i primi ad essere arrivati sul luogo. Veniva anche verbalizzata in qualità di vittima l’ex compagna dell’imputato, ACPR 2 nonché l’autore materiale, IM 1.”
(AI 4).
Dal rapporto d’intervento della Polizia comunale di __________ del __________:
“in data e ora di cui sopra venivamo allertati dal Sgtm. __________, lo stesso ci comunicava che degli operai presenti in via __________ l’avevano chiamato in quanto udivano delle forti urla provenienti dal palazzo ivi presente.
Subito in loco si prendeva contatto con gli operai che avevano allarmato i nostri servizi, nel medesimo momento, alle ore 14.25 circa, si presenta un uomo con in mano il proprio passaporto __________, lo stesso asseriva di volersi costituire, dicendo che aveva commesso forse due omicidi. L’uomo appena giunto da noi ha affermato: “questa volta non sono riuscito a trattenermi con i miei suoceri.”
Da parte nostra si ammanettava l’uomo e si procedeva ad una perquisizione di sicurezza. (…)
All’interno si aveva modo di trovare tre persone, una donna riversa a terra, con il volto ricoperto di sangue, una seconda donna che piangeva e teneva le gambe dell’uomo sdraiato per terra.
Si cercavano informazioni dalla giovane donna, identificata in seguito nella ACPR 2, la quale ci spiegava che il suo ex fidanzato, a mano del manico del monopattino del figlio ha più volte colpito alla testa la madre ed il padre. Sotto choc non sapeva darci motivazioni del gesto.”
(AI 4, allegato 1).
In data __________ – dopo essere stato interrogato – l’imputato veniva arrestato ed incarcerato presso il carcere giudiziario __________.
L’imputato è in carcere dal giorno dei fatti. In merito al suo comportamento in detenzione, si segnala che il 09.04.2014 veniva sottoposto ad un procedimento disciplinare a seguito del quale subiva 5 giorni di cella di rigore, per avere accumulato un gran numero di assenze arbitrarie sul posto di lavoro, nonché per avere insultato il Capo arte e rifiutato di eseguire un suo ordine (AI 152). Un secondo procedimento disciplinare, che lo condannava ad altri 4 giorni di cella di rigore, avveniva il 10.09.2014, per aver insultato il Capo arte della cucina centrale (doc. TPC 27).
Interrogato a tal proposito, l’imputato riferiva al dibattimento:
“Dai rapporti del carcere emergono dei suoi comportamenti non propriamente corretti nei confronti delle regole della struttura.
Mi piacerebbe spiegare questi episodi.
Quando lavoravo il legatoria, il primo mese ho ricevuto pure un premio per la produzione effettuata, e questo già non è comune. Quando ho chiesto di cambiare laboratorio visto che non ero più interessato al lavoro, ho chiesto di lavorare in stamperia, avevo pure l’appoggio del capo della stessa. Ho chiesto in modo molto educato di poter cambiare il posto di lavoro. I due capi hanno preso la questione come qualcosa di personale, e da quel momento ho iniziato a subire insulti per due mesi sul lavoro. Ho reclamato per iscritto in merito a tale situazione, nessuno ha saputo rispondere né prendere provvedimenti, magari io ho sbagliato, ma ho cercato un punto di rottura. Ho dunque messo per iscritto al capo sorvegliante che preferivo rimanere in cella piuttosto che “fare il burattino di un coglione”. Ho offeso una persona che per due mesi ha continuato ad offendere me, sulla mia provenienza e tanto altro. Per questo io sono stato sanzionato con 5 giorni di cella di rigore.
Poi ha avuto problemi anche col capo arte della cucina, conferma?
Sì, la storia della cucina è una pura fantasia, considerato che il cuoco con cui avrei “litigato” stamattina beveva il caffè con me. Lui stesso non sostiene che io l’abbia insultato. Semplicemente era successo che mi ero permesso di chiedere un piatto di pasta per un detenuto che ne aveva fatto richiesta. Ho fatto ricorso alla decisione che mi imponeva 5 giorni di rigore, e poi l’ho ritirato. Mi è stato detto che io non devo difendere i detenuti.
ADR che non faccio il sindacalista in carcere, ma se c’è da dire qualcosa, anche per gli altri come mi è stato chiesto, lo dico.”
(verbale d’interrogatorio dibattimentale 13.10.2014).
4. La relazione fra IM 1 e ACPR 2
Durante l’inchiesta, l’imputato riportava un racconto dettagliato della sua relazione sentimentale con ACPR 2, con riferimento particolare alle figure dei genitori di lei, e meglio della madre ACPR 1, la quale sin dagli inizi della storia, almeno secondo le sue dichiarazioni, assumeva un comportamento intromissivo, non risparmiando critiche anche pesanti all’imputato, a livello personale, famigliare e professionale, dimostrando di non averlo mai realmente accettato come compagno della figlia rispettivamente padre del nipote:
“Conosco ACPR 2 nel 2009, no nel 2008. Dopo tre mesi abbiamo deciso di avere un figlio e così è nato __________ il __________. Da quel giorno la mia figura di padre viene cancellata definitivamente da ACPR 1, mamma di ACPR 2. (…) Il problema principale tra me e ACPR 2 è stata sempre sua madre. (…)”
(AI 4, allegato 8).
ACPR 2 dichiarava:
“Ho conosciuto IM 1 circa 6-7 anni or sono a __________. Tra di noi è sorta una relazione sentimentale che il __________ ha portato alla nascita del nostro unico figlio __________. Ciononostante non ci siamo mai spostati, anche se in un’occasione avevamo già preparato le carte per farlo. Poi però abbiamo rinunciato poiché ci lasciavamo spesso. È sempre stata una relazione molto burrascosa.”
(AI 4, allegato 4).
Dopo un primo periodo trascorso a __________ fra il 2008 ed il 2010, nel corso del quale IM 1 arrivava pure a cambiare domicilio e lavoro pur di allontanarsi dai genitori della compagna e riuscire ad instaurare con lei un rapporto sereno, egli decideva di lasciare il Paese nel corso dell’estate 2010, per allontanarsi il più possibile dalla famiglia di lei. Si trasferiva dunque in Ticino, a __________, e, una volta trovato lavoro quale cameriere presso il ristorante __________, proponeva a ACPR 2 di raggiungerlo col bambino.
Così IM 1 raccontava, descrivendo dall’inizio la relazione con ACPR 2, una volta rimasta incinta:
“ (…)Lei non ha voluto vivere con me ma ha preferito tornare a casa dei genitori, in particolare dalla madre (…). Io avevo chiesto a ACPR 2 di andare a vivere a __________ con lei nella casa di vacanza che i suoi genitori avevano in affitto. Io vivevo lì, ma ACPR 2 non è venuta poiché sua madre non voleva (…). Sua madre aveva un rapporto morboso con la figlia, voleva avere il controllo di tutto. Io e sua madre abbiamo iniziato ad avere problemi quando iniziava a metter becco troppo nelle nostre faccende. (…) Preciso che a __________ io e ACPR 2 per una ventina di giorni abbiamo vissuto assieme ma poi lei, a causa della mia assenza a causa del lavoro, lamentava solitudine e sua madre è venuta a prendersela dal giorno alla notte. (…) Io un giorno tornai a casa e non vidi più ACPR 2. (…)
Mi sono trasferito a __________. Io ho continuato a lavorare per la stessa azienda ma in una filiale di __________ e questo è avvenuto a fine 2008 – inizio 2009. Andavo a trovare ACPR 2 tutti i fine settimana. Le cose andavano bene, perché io facevo le cose che voleva __________ (la madre). Io con __________ ho parlato in maniera educata, in maniera scomposta (ovvero volgare, “vecchia di merda”, “vecchia del cazzo”, “c’hai 60 anni e fatti una vita con tuo marito”), in maniera agitata…in tutti i modi cercavo di avere un dialogo con lei. (…) non sono mai passato a vie di fatto. (…) Il grosso delle offese (…) le dicevo alla figlia ACPR 2 nel senso che mentre parlavo con ACPR 2 insultavo la di lei madre. ACPR 2, si trovava tra l’incudine ed il martello (…).
Nato nostro figlio __________, lui va a casa della nonna. ACPR 2 mi dice di trovare un appartamento per andare a vivere assieme. Io ho trovato lavoro a __________, a 50 metri dalla casa di __________, era luglio.
A settembre 2009 ho poi trovato un appartamento nel quartiere di __________. È stata ACPR 2 a scegliere il nostro appartamento (…) ho fatto dei debiti (3000 EUR) perché l’appartamento era piccolo e da ristrutturare (…) ACPR 2 è entrata in ottobre 2009 nel nostro appartamento, (…). Dopo circa 2 settimane __________ viene a trovarci e a metà novembre se l’è portata a __________ in quanto diceva che l’aria là era più salubre; (…). A D del PP rispondo che ACPR 2 ha sempre bisogno di aiuto. Concordo con il PP che io non potevo darle aiuto tutto il giorno perché lavoravo e posso ammettere che questo aiuto __________ glielo poteva dare, ma trovo disumano che lei __________ decidesse cosa fare con ACPR 2 e con mio figlio, senza nemmeno interpellarmi. Notata l’assenza di ACPR 2 da casa nostra, io ho chiamato ACPR 2 e poi l’ho raggiunta a __________. __________ non era presente. Io ho chiesto a ACPR 2 la motivazione che la spingeva a restare a casa con la madre anziché tornare a casa sua. ACPR 2 mi disse “qui l’aria è più salubre e naturale e fa bene al bambino”. Ad un certo punto il padre di ACPR 2 è intervenuto dicendo “tu devi venire qua, devi mettere i soldi sul tavolo e te ne devi andare”. Preciso che i soldi a cui faceva riferimento erano quelli per il bambino. Ricordo che era il giorno dell’immacolata del 2009. (…) Finita la discussione con ACPR 2 ed il padre mi sono rivolto a ACPR 2 chiedendole che se voleva unicamente il mantenimento glielo avrei dato ma che poi non mi avrebbe più visto. Me ne sono andato e scendendo le scale incontrai __________ e la riempii di insulti (…). __________ non aveva detto nulla.
Per natale 2009 avevo chiesto a ACPR 2 di poterlo trascorrerlo con mio figlio. Il tutto si è tradotto con un incontro con mio figlio alla presenza anche di ACPR 2 per soli 5 minuti al bar (a __________). (…).
Nel 2010, 19 gennaio 2010 mia madre fa una vincita e con quei soldi riesco a battezzare il __________ e riesco a pagare i vestiti per ACPR 2 per il battesimo. In quel periodo __________ mi aveva consigliato di prendere ACPR 2 ed il bambino e di andarcene dai di lei genitori o meglio dalle sgrinfie della madre. Io ho iniziato a ragionarci su e ho proposto a ACPR 2 di andare in __________. Lei mi pose il problema della lingua (…) Siamo nel marzo – aprile 2010. Abbiamo quindi optato per trasferirci nel Canton Ticino. Il progetto era che io andassi prima in Ticino e che poi sarei tornato a prendere lei e mio figlio. (…) trovammo opposizione da parte di __________ perché quest’ultima pensava che io volessi partire per abbandonare la mia famiglia. (…) Sono riuscito a convincere ACPR 2 (…) Una volta lei convinta del progetto, la madre si è tranquillizzata (…). Alla fine erano contenti che noi fossimo andati in Ticino.
Il 18 agosto 2010 decido quindi di partire per (…) __________ con 500 EUR in tasca. Non conoscevo nessuno. Il 27 settembre 2010 chiamo ACPR 2 e le comunico che ho trovato lavoro (al __________, 3600 CHF lordi), che ho trovato appartamento (in __________, CHF 1250) e che l’avevo anche arredato (letto, culla, tavolo e sedie). Lei mi ha detto che sarebbe arrivata. Ad ottobre 2010, intorno al 20 mi ha raggiunta da sola a __________ dicendomi che il bambino lo avrebbe portato poi la nonna.”
(AI 7).
La madre di ACPR 2 raggiungeva la coppia in Ticino da lì a poco, portando con sé il nipotino. Una volta giunta presso il loro appartamento, riprendeva a criticare l’operato di IM 1 in merito alla scelta del mobilio e dell’appartamento stesso. Egli reagiva sfogando la propria rabbia sugli utensili in cucina:
“__________è arrivato il mese dopo con la nonna, la quale è restata un paio di giorni buttando benzina sul fuoco (non c’è un armadio, non c’è un balcone, è piccolo, è meglio che sto figlio non lo facevi proprio, come ti gestisci…). Io quel giorno ho spaccato mezza cucina dal nervoso e ho preso le pentole e le buttavo nella stanza. Io mi ero chiuso in cucina da solo. Per “mezza cucina” preciso che avevo sbattuto un pentolino contro un mobile, rompendo il manico e parte del mobile. Io ero arrabbiato con __________ e le ho detto “non puoi pisciare sui miei sacrifici ogni volta!”. __________ (proprietario del __________) sa i sacrifici che ho fatto ed io queste cose le ho dette a __________, io urlavo ero nervoso e le avevo detto “levati dal cazzo, tornate a casa”). __________ piangeva, ACPR 2 mi accusava “come faccio senza mia madre”. La discussione è successa di mattino presto, sono uscito di casa e sono andato a lavorare. Una volta tornato __________ non c’era più. Io, ACPR 2 e __________ abbiamo vissuto per 6 mesi in __________ o. Questi sono stati 6 mesi di discussioni con ACPR 2 in quanto lei voleva che io le chiedessi scusa (a __________) ma io non me la sentivo. (…).”
(AI 7).
La lontananza non aveva l’effetto sperato, e col tempo anche la relazione tra ACPR 2 e IM 1 si deteriorava a causa delle continue intromissioni della madre di lei e delle conseguenti reazioni violente di lui, fatto sta che nel 2011 egli decideva di lasciare l’appartamento in cui viveva con la compagna dicendole di fare ritorno a __________ dai suoi genitori:
“A marzo/aprile 2011 ho lasciato l’appartamento perché io volevo continuare la mia vita da solo e le ho detto che era meglio che lei tornasse a vivere a __________ con nostro figlio. Ho continuato a lavorare al __________ e sono andato a vivere a __________ a __________ (…) fino al dicembre 2011. Io in questo periodo (…) sentivo ACPR 2 tutti i giorni, (…) le chiedevo se era contenta della sua scelta e se era felice di stare con i suoi e lei mi diceva di no ma non riusciva a mettere una barriera tra lei ed i suoi genitori. (…)”
(AI 7).
Tale situazione durava poco, tant’è che già nel dicembre 2011 IM 1 chiedeva a ACPR 2 di tornare a vivere con lui a __________ insieme a __________ per tentare una riconciliazione, e così faceva la donna:
“Nel dicembre 2011 ho preso in affitto un appartamento a __________ per far tornare ACPR 2 con il bimbo. ACPR 2 ha scelto di venire da me. Lì abbiamo abitato per circa 13-14 mesi (febbraio- marzo 2013). È stato tutto sereno in questo periodo e meglio fino al dicembre del 2012. in precedenza __________ chiamava, ma io le avevo vietato di venire a casa nostra. Si stava bene. ACPR 2 non lavorava, io ero sempre al __________. Io pagavo 1250 CHF di affitto. In questo periodo, fino al dicembre 2012, abbiamo anche ospitato il padre di ACPR 2 a casa nostra (…) 1-2 volte.”
(AI 7).
Al dibattimento precisava:
“Il 2012 è stato dunque un anno tranquillo.
Sì, io sono rimasto fino a giugno/luglio 2012 al __________, appena ACPR 2 ha incominciato a lavorare alla __________, io sono entrato in disoccupazione. Non c’erano tensioni in quel periodo, stavamo bene, nonostante i problemi pratici di gestione che riuscivamo sempre a risolvere in modo tranquillo.”
(verbale d’interrogatorio dibattimentale del 13.10.2014)
__________ a tal proposito precisava invece che IM 1 si licenziava dal __________ per poter poi beneficiare della rendita di disoccupazione e occuparsi del bambino, mentre invece ACPR 2 lavorava (AI 51).
Tra i due tutto comunque procedeva più o meno bene, finché nel dicembre 2012 veniva a mancare la nonna di ACPR 2, a cui la donna era molto legata. IM 1 decideva di mettere da parte i vecchi rancori ed ospitare i genitori di lei, così che potessero sostenersi a vicenda nel triste momento. Per i primi giorni tutto filava liscio, fino alla mattina del 1° gennaio 2013, giorno in cui IM 1 sentiva ACPR 1 parlare di soppiatto con ACPR 2, proferendo a suo dire dure critiche verso la madre di lui e provocandone una reazione collerica, tanto che IM 1 decideva infine di andare via di casa in attesa che i suoceri ripartissero per __________:
“Nel dicembre 2012 faccio un errore. A ACPR 2 muore la nonna, alla quale era molto affezionata, (…) quindi le ho detto di far salire i suoi genitori per Natale. Loro dovevano stare una settimana da noi. Nella realtà dei fatti sono arrivati l’8 dicembre e se ne vanno il 6 gennaio 2013. In questi giorni il clima era sereno fino al 31.12 o 01.01.2013, quando mi sono svegliato alle 06 di mattina e sentivo __________ che faceva commenti negativi su mia madre (si lamentava che mia madre mi chiamasse per chiedermi soldi; la vecchia sta bene sta fresca e tosta, cosa vuole; che rompe a fare il cazzo; dille che quando chiama il figlio di salutare e non rompere più di quel tanto) io a quello parole sono stato verbalmente esplosivo. Me la sono presa con ACPR 2 poiché non aveva ripreso sua madre mentre diceva questa parole riguardo la mia e le diedi della merdaiola (a __________ la merdaiola è una merda, sciolta, priva della propria anima, nemmeno degna di essere una merda solida). ACPR 2 in quel periodo era incinta ma ha perso il bambino a gennaio 2013. Poi mi sono rivolto a __________ e le ho detto che, in poche parole, “io costruisco, tu hai distrutto, ti rimetto in casa e tu mi rompi ancora le scatole” ma le mie parole erano tutt’altro che educate. Li ho inviati ad andare a __________ immediatamente (…) ACPR 3 mi ha detto che i biglietti li avevano già per il 6 gennaio, che non avevano soldi per prenderne altri e quindi ho detto che sarebbero potuti restare ed io in quei giorni mi sono fatto ospitare da amici (…) avevo avuto la sensazione di essermi svegliato in un covo di serpenti e che mi stavano tutti pugnalando alla schiena.”
(AI 7).
__________ raccontava quanto riportatigli da ACPR 2 in quei giorni:
“(…) mi ha telefonato in lacrime ACPR 2. Lei mi disse che avevano litigato, i genitori di lei erano ancora presenti. Mi disse che, mentre IM 1 era ancora a letto e pensava che lui stesse ancora dormendo, ha cominciato a parlare con sua madre (ACPR 1) in termini negativi in merito alla madre di IM 1 per es. dicendo che la madre di IM 1 era la rovina della di lui vita etc. A quel punto IM 1 ha “reagito” ed è esplosa una violenta lite. Questa lite ha poi portato alla partenza dei genitori di ACPR 2, oltre ad una forte litigata tra lei e IM 1. La sera in cui hanno litigato ACPR 2 mi telefonò in lacrime dicendomi che lui aveva provato a metterle le mani addosso, che le aveva buttato il telefonino giù dalla finestra. Lei aveva molta paura di lui.”
(AI 51).
A seguito di tali avvenimenti, IM 1, in disoccupazione dal mese di agosto 2012, si trasferiva in un monolocale in __________ lasciando l’appartamento di __________ a ACPR 2 e __________, e decideva di cercare lavoro in Svizzera __________ nella speranza di un guadagno migliore. ACPR 2, che non era d’accordo con tale decisione, si rivolgeva all’autorità regionale di protezione di __________, chiedendo la stipulazione di una convenzione che prevedeva il versamento di un mantenimento di CHF 800.- mensili da parte dell’imputato a favore del bambino. IM 1 sottoscriveva la convenzione la quale prevedeva inoltre l’autorità parentale congiunta. Nel mentre, chiedeva a ACPR 2 di contribuire alle spese per il mantenimento del figlio, cercandosi un lavoro:
“A ACPR 2 avevo detto chiaramente che era bene che si trovasse un lavoro, come anche donna delle pulizie (…) Il mio stipendio non era sufficiente per poter affrontare tutte le spese. (…) Ho detto a ACPR 2 che sarei andato altrove a trovare lavoro per poter avere uno stipendio più alto e pagare ciò che c’era da pagare.(…) ACPR 2 non si è detta d’accordo per la mia partenza, questo perché avrei dovuto lasciare l’appartamento. Preciso che guadagnavo CHF 3'600.- lordi e l’affitto era di CHF 1250.-. Poi le dovevo CHF 800.- per __________ (…) Avevo anche preso in affitto una stanza in Via __________ a __________.”
(AI 4, allegato 8).
La relazione tra i due diveniva sempre più tempestosa, tanto che a febbraio 2013 ACPR 2 denunciava IM 1 asserendo di aver subìto maltrattamenti. La denuncia veniva poi ritirata da lì a poco:
“Ho infatti anche una denuncia che poi ACPR 2 ha ritirato, perché aveva denunciato il falso. In pratica, credo sia stata sua madre, a suggerirle di denunciarmi per maltrattamenti. Se ricordo bene la denuncia fatta a __________ è del __________ (…)”
(AI 4, allegato 8).
“fatti mai avvenuti, non le ho mai tirato nemmeno uno schiaffo; denuncia poi che ACPR 2 ha ritirato. Io ero stato chiamato in Polizia. Non so come mai ACPR 2 mi aveva denunciata, mi aveva detto che io avrei dovuto smetterla di usare certe parole con lei.”
(AI 7).
ACPR 2 a tal proposito dichiarava che aveva denunciato il suo ex compagno poiché l’aveva strattonata per i capelli e le aveva lanciato addosso un telefono cellulare, siccome gli dava fastidio il rumore della suoneria (AI 4, allegato 4). Precisava poi in un secondo momento, descrivendo alcune reazioni istintive dell’ex compagno:
“(…) una sera, mentre io usavo il telefono cellulare, si è alzato dal letto ed ha preso il mio telefono cellulare e lo ha buttato dalla finestra solo per il fatto che gli dava fastidio il ticchettio dei tasti.”.
“Quando stavamo assieme, io gli preparavo la colazione ma se il latte non aveva la temperatura ideale, lui prendeva la tazzina e la buttava nel lavabo dicendomi che non ero nemmeno in grado di preparargli la colazione.”
(AI 59).
Sempre nel mese di febbraio 2013, verosimilmente a seguito dei fatti di cui sopra, ACPR 2 partiva improvvisamente per __________ portando con sé __________, e provocando la rabbia di IM 1, il quale smise di versare il contributo di mantenimento per il figlio:
“A febbraio 2013 ACPR 2 è scesa a __________ con __________ perché da sola non riusciva a gestire tutto. (…) improvvisamente, mi scrisse “io parto per __________, chiama chi vuoi e poi vediamo (…)” Sono andato da __________ e non mi sembrava possibile e non mi sembrava giusto che lei avesse fatto così nonostante la convenzione stipulata. Chiamo ACPR 2 e le dico che non le avrei dato un centesimo fintato che non avrebbe riportato in Svizzera __________ e questo è successo fino al mese di giugno. (…).mi disse che voleva che venisse versato il mantenimento e io le dissi di no.”
(AI 7).
Qualche settimana più tardi, la donna faceva ritorno in Ticino lasciando il figlio a __________ dai nonni per il tempo necessario a trovarsi un impiego, essendo che lo riteneva un posto migliore dove farlo crescere. Nel frattempo, IM 1 continuava la sua ricerca di un lavoro oltre __________ per infine essere assunto presso il ristorante __________ di __________ in qualità di cameriere.
Il 1° aprile 2013 veniva assunto, ed il 17 aprile 2013 rassegnava le dimissioni, giustificando questa scelta principalmente per due ragioni; la prima poiché il ristorante gli aveva infine concesso uno stipendio inferiore a quanto promesso, la seconda poiché non intendeva “far fare la bella vita alle persone a __________” alle sue spalle, tenuto conto che egli era inoltre impossibilitato di stare col figlio essendo che questo si trovava ancora a __________:
“ACPR 2 nella primavera di quest’anno è tornata in Ticino ma da sola. (…) voleva far crescere qui __________. Io in quel momento, io stavo sempre a __________ e facevo avanti ed indietro per la Svizzera per cercare un altro lavoro (…) Il giovedì santo del 2013 io mi sono trasferito a __________, dopo aver lasciato l’appartamento a __________ __________, poiché avevo trovato un lavoro __________ di __________. (…) lei era in Ticino ma non sapevo dove abitasse. Il bambino era sempre a __________. Noi ci vedevamo e discutevamo del ritorno del bambino in Svizzera e lei voleva gli alimenti. Mentre ero a __________ mi chiamò __________ e mi disse che dovevo pagare gli alimenti e io gli dissi che l’autorità parentale era congiunta e che mi veniva negata. Io il giorno dopo allora ho inviato a __________ la lettera di licenziamento dal mio posto di lavoro di __________ e questo perché ho pensato che piuttosto che far fare la bella vita alle persone a __________, alle mie spalle, era meglio licenziarmi. Io mi sono licenziato __________ dopo circa 2 settimane. Io mi sono anche licenziato in quanto __________ mi davano meno di quanto pattuito.”
(AI 7).
In breve tempo IM 1 trovava un altro impiego quale cameriere presso il ristorante __________ di __________, per uno stipendio inferiore:
“Il 1° maggio ho iniziato a lavorare ristorante __________ di __________. Ho lavorato in questo posto fino al 10 ottobre 2013. Lo stipendio era di CHF 3'900.-, era meno che al __________, dove non sono rimasto per una questione di principio. Mi avevano detto una paga e me ne avevano data un’altra.
Considerato i debiti accumulati nel tempo ho avuto problemi nel poter avere un appartamento, perché nel canton __________ vige la legge che sono attivi dei precetti esecutivi non si possono affittare degli appartamenti (…). Il 10 ottobre 2013 ho concluso il lavoro al __________ perché nel frattempo avevo trovato un lavoro presso la __________ di __________ (…). Il contratto l’avrei dovuto firmare domani e lo stipendio sarebbe stato di CHF 4'900.lordi.”
(AI 4, allegato 8).
A giugno 2013 i genitori di ACPR 2 la raggiungevano in Ticino, più precisamente nell’appartamento di __________ che lei occupava, portando con loro __________ e occupandosi dello stesso mentre la donna lavorava quale inserviente e aiuto bar (AI 51). IM 1 riprendeva a versare i contributi di mantenimento per il bambino, e la convenzione veniva inoltre modificata presso l’ARP, portando l’importo del contributo alimentare a CHF 1'000.- mensili:
“A precisa domanda rispondo che dopo __________, ACPR 2 è venuta a vivere qui a __________ in __________. (…) l’accordo era che se fosse tornata in Svizzera avrei pagato gli alimenti, mentre se rimaneva in Italia non avrei versato nulla. Così nel mese di giugno ACPR 2 è venuta in Ticino con __________. Come promesso le versavo quindi CHF 1'000.-, accordo che abbiamo firmato sempre presso gli uffici di __________.”
(AI 4, allegato 8).
“ Tra il licenziamento e il momento dei fatti dichiaro che ho trovato un altro posto di lavoro e che ho versato a ACPR 2 1000 CHF per il mantenimento. (…) da giugno 2013 ACPR 2 e __________ erano in Ticino insieme ai genitori di lei. Questo appartamento a __________ ACPR 2 lo aveva trovato grazie all’aiuto di __________ che le avevo presentato io.”
(AI 7).
Dai documenti agli atti risulta che in data 10.10.2013, IM 1 riceveva la disdetta immediata dal Ristorante __________ di __________ in seguito ad aggressione fisica verso un collega di lavoro (AI 47). In occasione del suo interrogatorio del 18.11.2013, l’imputato in merito dichiarava:
“A seguito di una discussione ho mandato in ospedale il pizzaiolo. Abbiamo avuto una discussione a causa del comportamento del direttore il quale metteva tensione all’interno della casa del personale e ognuno faceva scarica barile. A seguito di una parola di troppo del pizzaiolo, gli ho tirato addosso una ciotola di metallo in cui vengono riposti normalmente i pomodori. Preciso che a me non risulta che lui sia andato in ospedale in quanto la sera stessa e io e lui abbiamo giocato alla playstation assieme. Contesto il contenuto della lettera di licenziamento. Il pizzaiolo si chiama __________ __________, chiedete a lui.”
(AI 7).
Così riportava quanto raccontatogli dall’imputato __________, riferendosi al pizzaiolo collega di IM 1:
“(…) quest’ultimo avrebbe fatto un’osservazione sul suo essere padre, commentandolo in negativo. Lui ha una ferita aperta in merito al suo “essere padre”, non voleva fare a __________ quello che lui aveva vissuto in passato. Questa frase del collega gli ha fatto perdere totalmente il controllo, lui ha preso la prima cosa che gli è capitata sotto mano, una padella credo, e l’ha tirata in testa al collega (…)
il licenziamento ricevuto in realtà era una disdetta anticipata. Infatti IM 1 aveva già inoltrato la propria disdetta. (…) A D del PP rispondo che IM 1 aveva dato la disdetta anticipata in quanto aveva trovato un impiego presso __________ (…). Il lavoro era all’interno di un call-center.”
(AI 51).
Dopo aver perso il lavoro al __________, l’imputato aveva difatti un’altra opportunità d’impiego presso un call-center della società __________ (AI 68 e 71). Dallo scambio di e-mail relativo a tale contratto di lavoro, ed in particolare dall’e-mail inviata a quest’ultimo da __________ (allegato doc. 2, AI 46), sembrerebbe che quest’ultimo avrebbe dovuto recarsi a __________ a firmare il contratto al più tardi giovedì 07.11.2013. Avrebbe dovuto cominciare a lavorare in data 11.11.2013, come oltretutto dallo stesso dichiarato, per uno stipendio mensile di CHF 4'900.- lordi.
5. I giorni precedenti ai fatti del 7 novembre 2013
Dal momento in cui lasciava il lavoro presso il __________, l’imputato dichiarava di avere vissuto un po’ dalla madre a __________ e un po’ da amici in Ticino, e di essersi recato a trovare __________ quando poteva; la notte del 21 e del 22 ottobre 2013 dormì presso l’hotel __________ di __________, mentre le notti del 23, 24 e 25 le passò presso __________ (AI 4, allegato 8; AI 46). Raccontava che in quegli ultimi mesi andava nuovamente d’accordo con ACPR 2:
“In questi ultimi mesi, io e ACPR 2 andavamo nuovamente d’accordo. Quando scendevo in Ticino si mangiava si scopava, si beveva assieme. (…) credo che in questo periodo non ero confuso solo io ma entrambi. Quando stavo con ACPR 2 si mangiava in due, si scopava in due e si beveva in due e ci riappacifica in due. Nonostante noi volessimo stare insieme, la ragione dei litigi miei e di ACPR 2 e della guerra che ci facciamo da 4 anni era __________.”
(AI 7).
ACPR 2, in occasione del suo primo interrogatorio il giorno dei fatti, confermava quanto sopra:
“Avevo pure deciso di fare una riappacificazione con lui perché mi sembrava calmo, mi sembrava diverso!”
(AI 4, allegato 4).
5.1 La vacanza a __________ con il figlio __________
L’imputato dichiarava che sabato 26 ottobre 2013, grazie all’intervento di tale __________, vicina di casa e amica di ACPR 2, riusciva a convincere quest’ultima e a portare __________ in vacanza a __________ fino al 2 novembre 2013 (AI 4, allegato 8; AI 7). In merito a questo viaggio, __________ dichiarava, descrivendo lo stato d’animo di IM 1:
“Sabato mattina, il 26.10 lui ha fatto colazione ancora da me ed era contentissimo in quanto la vicina di casa di ACPR 2 di __________ (tale __________) era riuscita a permettergli di portare __________ per una settimana a __________ in vacanza.”
(AI 51).
Il 22 ottobre 2013, l’imputato postava su Facebook una fotografia di lui e __________ con un’espressione di felicità (AI 102); in merito dichiarava in interrogatorio:
“Il significato della prima foto è l’espressione della mia felicità perché mi sarebbe stata data la possibilità di andare in vacanza con mio figlio __________. Ricordo che era stata __________ a convincere ACPR 2 a sul fatto che fosse giusto che __________ venisse in vacanza con me. Io quel giorno sono andato a __________ sul posto di lavoro di ACPR 2 in lacrime per ringraziarla della sua concessione, perché non era mai successa una cosa del genere.”
(AI 102).
La vacanza a __________ fu però pure un motivo di litigio con ACPR 1:
“Devo dire che questo è stato anche un motivo di litigio con __________, perché non voleva che mio figlio dormisse da mia madre. __________ può confermarvi questa discussione, perché è stata lei a convincere __________ a lasciarmi portare mio figlio a __________. È la prima volta che riesco a stare solo con figlio per una settimana.”
(AI 4, allegato 8).
ACPR 2 raccontava che, mentre si trovava ancora a __________, IM 1 telefonava ai suoi genitori per chiedere loro di rientrare a __________ solo la domenica, visto che lui non sapeva dove andare a dormire:
“Prima di arrivare, chiamò mia mamma chiedendole di rientrare a __________ solo la domenica perché lui non sapeva dove andare a dormire. In tal senso chiedeva quindi di dormire da me, senza la presenza dei miei genitori. Ho saputo questo da mia mamma perché a me non l’aveva detto.”
(AI 4, allegato 4).
Anche ACPR 3 confermava questa circostanza:
“Eravamo da mio figlio a __________, ci telefona mi dice: “non venite sto lì che (inc.) è lì a casa di ACPR 2, lunedì vado via” ha detto.”
(AI 40, pag. 4).
“Noi saremmo dovuti venire a __________ da ACPR 2 già il sabato, ma abbiamo ricevuto una telefonata da IM 1 il quale ci esortava di tornare solo la domenica perché lui avrebbe dormito da ACPR 2. Sempre nella telefonata ci aveva detto che il lunedì sarebbe ripartito alla volta di __________, perché aveva un colloquio di lavoro con la ditta __________.”
(AI 50, pag. 2-3).
In occasione del suo interrogatorio del 21 gennaio 2014, all’imputato veniva sottoposta la trascrizione di un messaggio sms da parte di ACPR 2 che lui aveva ricevuto il 5 novembre 2013. Messaggio dal seguente tenore:
“Mi raccomandò ora che porti __________ su non rispondere ai miei evita… Non mi far dispiacere fammi stare tranquilla.. Ricordati che sono anziani e anche loro nonostante possano esagerare hanno comunque fatto un sacco di sacrifici per me e nostro figlio.”
(AI 102).
Gli veniva quindi chiesto quale fosse il motivo di un simile messaggio, al che IM 1 rispondeva:
“Io questo messaggio non l’ho ricevuto quando ACPR 2 me lo ha mandato, (…) __________. Il mio telefono quando sono in Italia non funziona e quindi la data riportata sul messaggio è la data nella quale io ho ricevuto il messaggio sul mio telefonino. Comunque io non ricordo di averlo letto. Io sono rientrato in Svizzera il 02.11.2013 e non mi spiego il fatto che sul messaggio sia riportata la data del 05.11.2013. Ricordo comunque che quando io stavo ancora a __________, avevo avuto una tale discussione con ACPR 2 per il fatto che mi ero permesso di chiamare sua madre chiedendole di rimanere qualche giorno in più a __________ per darmi la possibilità di rimanere solo con ACPR 2.”
(AI 102).
L’imputato giungeva quindi a __________ il sabato 2 novembre 2013, e trascorreva la notte tra il sabato e la domenica con il figlio __________ e ACPR 2, presso l’appartamento di quest’ultima senza particolari problemi (AI 46, AI 4). Le notti dal 3 al 6 novembre 2013, IM 1 dormiva nell’appartamento della vicina del 3° piano, la citata __________, essendo che nel frattempo avevano fatto ritorno presso l’appartamento di ACPR 2 i suoi genitori (AI 46, AI 64, AI 4). Così descriveva la situazione ACPR 2:
“non è successo nulla di particolare, fintanto che non sono arrivati i miei genitori, ovvero la domenica mattina. (…) Come da sempre, l’incontro fra i miei genitori e IM 1 è stato molto freddo. (…) IM 1 è comunque rimasto nel mio appartamento assieme a me ed ai miei genitori. Abbiamo discusso civilmente e senza particolari problemi. Abbiamo passato il pomeriggio tutti e 4 nel mio appartamento fino all’ora di andare a letto, quando IM 1 è sceso dalla vicina __________ che lo avrebbe ospitato per la notte, visto che nel mio appartamento non c’era sufficiente spazio per tutti.”
(AI 4, allegato 4).
La sera di lunedì 4 novembre 2013 IM 1 ebbe una discussione con i genitori di ACPR 2 e con la stessa, a seguito del desiderio da lui espresso di poter portare __________ a dormire con lui nell’appartamento della vicina, mentre la donna ed i suoceri non erano d’accordo:
“Io gli ho risposto che sarebbe stato meglio se lui rimaneva di sopra con me ed i miei genitori. (…) lui ha fatto in modo di far salire da me il figlio di __________ per chiedere se nostro figlio __________ poteva dormire di sotto. Mia mamma non voleva ma, considerato che __________ piangeva e voleva dormire col papà, ho deciso di scendere con il piccolo e dormire con IM 1 nell’appartamento di __________. La notte è poi passata tranquilla.”
(AI 4).
I giorni seguenti, per evitare discussioni, l’imputato affermava che lui e ACPR 2 dormivano insieme nell’appartamento della vicina __________, mentre __________ restava con i nonni:
“Io dormivo a casa di __________ con ACPR 2, al terzo piano, e malgrado mio figlio volesse dormire con me, __________ non lo permetteva. Per evitare discussioni, ho lasciato che si facesse come voleva __________.”
(AI 7).
Lunedì 4, martedì 5 e mercoledì 6 novembre 2013 dalle ore 10:00 alle 14:00, IM 1 lavorava come cuoco presso lo snack __________ di __________, gestito dal suo amico __________, poiché lo chef di quest’ultimo si era recato a __________ per problemi personali (AI 67, AI 72, AI 4). L’imputato riferiva:
“(…) io lavoravo al bar __________. In realtà non lavoravo veramente in nero ma facevo una cortesia amichevole a __________, il proprietario, nel sostituire il suo cuoco.”
(AI 46, allegato 3).
“Io gli ho dato una mano in cucina nei giorni di lunedì, martedì e mercoledì prima dei fatti per il fatto che il suo cuoco era andato negli __________. Lui aveva bisogno di un cuoco ed io gli ho dato una mano.”
(AI 72).
In merito al suo rapporto con ACPR 2 in quei giorni, l’imputato, interrogato il giorno dei fatti, dichiarava:
“in quei giorni ho avuto modo di parlare chiaramente con ACPR 2. Le dicevo che nonostante il lavoro trovato alla __________ mi premeva tornare da mia mamma a __________, visto che non avevo più un affetto vicino e visto che lei non era più accanto a me. ACPR 2 mi diceva che era disposta a riprovare una relazione con me, ma non avrei potuto vivere con lei perché c’erano i suoi genitori in casa. Siamo quindi rimasti che sarei tornato andato a __________ per un mese, avrei preso il primo stipendio e poi sarei tornato in Ticino.”
(AI 4, allegato 8).
Egli affermava di essersi recato da __________ mercoledì 6 novembre 2013, per confessarsi:
“Mi sono visto con lui per l’ultima volta ieri, alle ore 1530/1600 a casa sua a __________. Sono andato da lui per confessarmi, perché al di là del gesto di oggi da carnefice, io sono molto cattolico. (…) Mi ha fatto riflettere sulla situazione e sul fatto che la scelta tra ACPR 2 e __________, dovevo tornare a __________. (…)”
(AI 4, allegato 8).
“gli ho chiesto un consiglio su quale delle opzioni che si presentavano a me in quel momento dovevo. Questi opzione erano andare a __________, avere un ottimo lavoro ma non sapere dove dormire; tornare insieme a ACPR 2 e vivere __________ o in Ticino a condizione che non ci fossero i genitori; tornare a __________ a casa di mia madre. Il __________, che conosceva la mia storia con __________ ovvero che mi impediva di ricostruire una vita con ACPR 2, mi consigliò senza mezzi termini di non più tornare e di andare a __________.”
(AI 7).
Interrogato in merito a quale fosse il suo stato d’animo il 6 novembre 2013, IM 1 affermava:
“Ero dubbioso ma anche confuso. Non ero sicuro di quale fosse la scelta migliore da prendere. (…) Ero sospettoso che tutto fosse una loro manovra pur di arrivare al loro scopo ovvero escludermi dalla loro vita ma principalmente quella di ACPR 2 e di mio figlio. Loro volevano solo che io pagassi gli alimenti per mio figlio. (…).”
(AI 4, allegato 8).
__________, riferiva in merito a quest’attimo di confusione dell’imputato:
“Il 05.11.2013 lui ha telefonato con insistenza (…) aveva proprio bisogno di parlarmi in quanto mi disse che solamente io lo potevo fare ragionare. Io gli chiesi com’era andata la vacanza a __________, era molto contento e che mi avrebbe raccontato. Lui mi disse che era proprio a causa di questa bella esperienza che lui aveva bisogno di parlarmi, era confuso ed insistente. (…) Il giorno dopo, il 06.11.2013 ci siamo visti nel pomeriggio. L’argomento erano le conseguenze emotive del suo viaggio a __________, dove aveva ritrovato gli amici che lo avevano accolto bene, aveva sentito il calore umano di queste persone e dall’altra parte era sconcertato di come aveva trovato sua madre e meglio in uno stato d’indigenza e di abbandono totale (…) stava pensando di abbandonare il progetto di __________ e di tornare a __________, convinto che giù avrebbe trovato sicuramente un lavoro in breve tempo al fine di provvedere alla madre, ritrovando un equilibrio grazie alla presenza dei suoi amici di sempre.”
(AI 51).
__________ raccontava poi:
“Io ho cercato di farlo ragionare dicendogli che difficilmente, nonostante un lavoro, avrebbe potuto onorare il suo contributo alimentare per __________, oltre a fargli presente che sarebbe stato difficile andare a trovare il figlio. Io quindi gli consigliai di valutare il progetto di __________, il quale gli avrebbe comunque permesso di onorare i suoi doveri economici come padre. Un altro elemento inoltre che diceva che lo confondeva era l’atteggiamento di ACPR 2 che sembrava che lei volesse riavvicinarsi a lui affettivamente, che sembrava voleva riallacciare una relazione con lui. In quel momento erano in gioco solo degli elementi affettivi: __________ con la madre e gli amici da una parte e __________, dove c’era il figlio e ACPR 2. Io gli ho detto che se doveva scegliere tra le città, doveva scegliere __________ o __________ ma sicuramente non __________, in quanto con ACPR 2 aveva già provato più volte in passato ed i risultati alla fine erano sempre stati negativi. Sicuramente non avrebbe dovuto tornare sotto lo stesso tetto con ACPR 2. (…) razionalmente era d’accordo con me ma che però, emotivamente, lui non ci capiva più nulla, che non era capace di far scendere il pensiero razionale ai fatti. Io gli avevo detto di farmi sapere cosa avrebbe deciso di fare definitivamente, era un po’ confuso.”
(AI 51).
L’imputato dichiarava che il 06.11.2013, dopo l’incontro con __________, tornava a __________ per terminare di pulire il bar, faceva un aperitivo con amici, dopodiché si recava a casa di ACPR 2, dove cenavano tutti assieme e guardavano la partita del __________:
“Dopo aver parlato con __________, sono tornato a __________ per finire di pulire il bar, ho fatto un aperitivo con amici e poi ho preso con me dei cannelloni che avevo preparato. Successivamente, con i cannelloni, sono andato a casa di __________ e ACPR 3 (che si trovavano nell’appartamento di ACPR 2) a guardare la partita del __________ e questo nonostante io sapessi già, senza che lo avessi loro comunicato, che l’indomani me ne sarei tornato a __________.”
(AI 46).
IM 1 in un secondo momento dichiarava:
“(…) dopo essere uscito da __________, sono andato a __________ da __________. Ho avuto una crisi di pianto. Lui era con me. Sono rimasto fino a fine turno e poi ho preso i cannelloni perché erano avanzati e volevo mangiarli con __________ e con ACPR 2. In questo senso preciso i miei precedenti verbali. I cannelloni non li avevo presi per mangiarli con i miei suoceri. Quando poi sono arrivato a __________ ACPR 3 mi ha invitato a rimanere con loro a vedere la partita quando sono salito a salutare __________ al che io ho deciso di restare e di far prendere a ACPR 2 i cannelloni che erano nella cucina de __________ e mangiarli tutti assieme.”
(AI 89).
ACPR 2 dal canto suo riferiva:
“(…) la sera prima dei fatti IM 1 mi diceva che stava in crisi e non sapeva se tornare a __________ oppure a __________. (…) La sera del 6.11 IM 1 aveva le valigie nell’appartamento di __________ e questo già prima dell’inizio della partita del __________. Io ero presente quando lui le aveva portate giù ma non ci avevo dato importanza. Nel mentre che IM 1 scendeva e poi tornava mio padre mi aveva fatto presente che era strano che le portasse via. Poi loro hanno guardato la partita, mentre io sono scesa a dormire. Quando lui mi ha raggiunto da __________ io gli ho chiesto come era andata con __________ e lui mi disse che si era confessato e non me lo voleva dire. Poi abbiamo dormito.”
(AI 117).
6. La mattina del 07.11.2013
L’imputato, interrogato più volte in merito, aggiungeva di volta in volta particolari al racconto di quella mattina. Riassumendo le sue dichiarazioni, si svegliò verso le 07.30. Dopo aver atteso che ACPR 2 uscisse di casa per accompagnare __________ all’asilo, prendeva le sue valigie e si recava al Comune di __________ per acquistare una carta giornaliera in caso decidesse di partire per __________.
Poco dopo, si recava al bar __________ per fare colazione, e, in quei momenti, tormentato dai pensieri, decideva che la soluzione migliore per lui era quella di fare ritorno a __________, rinunciando al lavoro a __________. Si recò quindi a __________ dall’amico __________ per chiedergli in prestito CHF 300.- per potersi pagare il viaggio fino a __________. In seguito, contattava telefonicamente sua madre per avvisarla della sua decisione. La donna, ricordandogli di non comportarsi come fece il suo stesso padre quando lo abbandonò da piccolo, gli disse di tornare a __________ perlomeno per spiegare il perché della sua decisione a ACPR 2 ed ai suoceri. Di seguito le dichiarazioni dell’imputato:
“Questa mattina mi sono svegliato alle ore 0730/0745, non ho voluto accompagnare __________ di proposito, perché non ho voluto dare l’ultimo saluto a mio figlio. (…) Non ho voluto vederlo, non volevo farmi vedere così (…). Ho preso la valigia e me ne sono andato mentre ACPR 2 portava all’asilo __________. “
(AI 4, allegato 8).
“(…)non sapevo cosa volevo fare, sapevo solo che stavo scappando. Questi sono stati i pensieri che avevo in testa: “vado a __________, dove dormo”, “quello mi aspetta e gli devo CHF 1100”, “che ci vado a fare” “c’è un buon lavoro ma c’è il vuoto” nel senso di vuoto affettivo. Pensavo sempre di andare a __________ e più pensavo a __________ e più mi sembrava una cosa negativa. Mentre penso queste cose, mi recavo verso il Comune di __________ per comprare il biglietto giornaliera con l’idea appunto di andare a __________. Dopo aver comprato il biglietto mi sono fermato in un bar a fare colazione e continuo a pensare ai pro e ai contro e meglio pensavo: “gli faccio fare la bella vita, gli pago l’affitto e la cassa malati, i suoceri vivono alla grande senza pagare nulla e io devo andare a __________ e nemmeno so se riuscirò pagarmi da mangiare” al che mi sono convinto che era meglio per me andare a __________.”
(AI 89).
“Uscito di casa con la valigia sono andato a mangiare la pizza al __________ __________ di __________. Ho chiesto a __________ in prestito CHF 300 che mi sono stati concessi. Durante queste ore ACPR 2 ha provato a telefonarmi innumerevoli volte ma io non ho mai risposto(…)
Dopo aver preso i soldi sono andato alla stazione FFS, ho telefonato a mia madre (registrata come “Ame nonna”) comunicandole che la sera stessa sarei stato a __________ e che avevo deciso di lasciare la Svizzera definitivamente e chiedendole di non farmi troppe domande.”.
(AI 46).
“Lo scopo del mio viaggio da __________ a __________, era quello di raggiungere il mio amico __________ per chiedergli un prestito di soldi che mi sarebbero serviti per comprare il biglietto per __________. Quando ero a __________ io avevo solo fr. 50.- circa e non avevo i soldi necessari per potermi comprare il biglietto per __________. Quando mi trovavo presso la Stazione di __________ ho perfino cambiato Euro 200.- per poter comprare il biglietto del treno fino a __________.”.
(AI 64).
“Io non volevo fare come aveva fatto mio padre con me, abbandonare tutto e tutti e alla fine sono andato a __________. La situazione era esasperata. Io volevo parlare con tutti e 3 e mettere sul tavolo i fatti e quale sarebbe stata la conseguenza del mio ritorno a __________”
(AI 7).
“(…)avevo preso una carta giornaliera per lo stesso giorno presso il Comune __________ in quanto volevo andare a __________. Una spesa inutile, lo riconosco, perché appena arrivato a __________, in direzione di __________, mi sono reso conto che non sarei più andato a __________. Poi ho pensato alle parole di mia madre e meglio che facendo così stavo scappando come aveva fatto in passato mio padre e non volevo fare la stessa cosa e quindi volevo chiarire tutto con i suoceri e ACPR 2 e meglio informarli della mia decisone di andarmene, anche per dir loro che i 1000 CHF non sarei più stato in grado di pagarli. Io inoltre in quei momenti ho inviato un sms a ACPR 2 dicendole che avrei abbandonato tutti. Preciso che a ACPR 2 prima ho inviato un sms, poi, preso dal rimorso di quanto scrittole senza fornire spiegazioni, l’ho chiamata. In un secondo momento ho telefonato a mia madre. (…) dopo le telefonate con ACPR 2 e mia madre, ho deciso di tornare un’ultima volta a __________.”
(AI 46).
Il contenuto dell’SMS inviato da IM 1 a ACPR 2 risulta essere il seguente:
“Sto rientrando a __________.-non ho la forza di combattere sono sfinito.-ritorno da mia madre ed abbandono tutto e tutti figlio compreso.-tua madre comanda la tua vita non la mia.”
Al dibattimento IM 1 dichiarava, in merito alla telefonata poi fatta alla madre:
“Questa comunicazione di mia madre ha avuto il suo peso per la mia decisione di tornare a __________ a chiarire con i genitori di ACPR 2. Mi ha fatto capire che stavo facendo né più né meno di quanto mio padre aveva fatto con me. Dovevo quindi dare delle spiegazioni, non dovevo fare come aveva fatto mio padre. Non avessi ascoltato mia madre, non saremmo qua oggi a parlare.”
(verbale d’interrogatorio dibattimentale del 13.10.2014).
A precisa domanda del PP volta a conoscere le sue intenzioni, l’imputato rispondeva:
“(…) se volevo anche discutere con loro delle “conseguenze che avrebbe comportato” la mia decisione di andarmene a __________ era perché non solo volevo salvare la mia coscienza andando a comunicare loro di persona la decisione che avevo preso, ovvero quella di partire per __________, ma volevo anche far loro presente che la mia decisione avrebbe comportato per loro delle conseguenze negative e volevo che anche loro si confrontassero con le loro di coscienze. In sostanza volevo mandarli a quel paese facendo loro presente che non avrebbero più potuto contare su di me e meglio sui soldi che davo a ACPR 2 ma che si sarebbero dovuti accontentare di meno e quindi avrebbero dovuto anche loro lavorare e far fronte alle conseguenze della loro continua intromissione nella vita mia e di ACPR 2.”.
(AI 89).
“Una volta arrivato a __________, sono andato in Polizia Comunale di __________ (ho parlato con una persona di circa 40 anni un po’ in carne) per far presente loro il fatto che i genitori vivevano senza autorizzazione in un monolocale. Io volevo fare loro un dispetto. Loro me ne hanno fatti tanti e ne volevo fare io uno a loro.”
(AI 46).
“sono arrivato verso le ore 1345 in Via __________ e sono salito prima da __________ al terzo piano. C’era __________ che diceva che non potevo andarmene da __________ e che dovevo mantenere mio figlio qui e che dovevo fare il padre, ma non a condizioni dei ACPR 2. Durante questa discussione c’era anche ACPR 2 e le dicevo che volevo parlare con i suoi genitori e con lei. Volevo farli ragionare, questa era la mia intenzione. ACPR 2 non voleva seguirmi e mi diceva che se volevo parlare con loro dovevo andarci da solo.”
(AI 4, allegato 8).
ACPR 2 confermava queste dichiarazioni:
“Appena arrivato da me e __________ (il bambino era a scuola), IM 1 mi ha chiesto se potevo salire con lui a discutere con me ed i miei genitori. Io gli ho subito detto che non volevo poiché fra noi non c’era più nulla da dire.”
(AI 4, allegato 4).
“Quando ha raggiunto l’appartamento di __________ mi ha detto “devi salire perché dobbiamo parlare a tavolino tutti e tre” riferito a me ed alla mia famiglia. Io mi sono rifiutata e gli ho detto che non avevamo più nulla da dirci. Lui mi dice, “allora io inizio a salire” ed esce dall’appartamento di __________. Io sono rimasta con __________ circa un minuto poi, visto il suo sguardo ho deciso di salire pure io.”
(AI 59).
Interrogata a tal proposito, la vicina di casa __________ raccontava come trascorsero i momenti poco prima l’arrivo di IM 1 a casa sua:
“Verso le 12.45 ACPR 2 scendeva nel mio appartamento portandomi un piatto di pasta cucinata da sua madre. Parlando con ACPR 2 mi diceva che IM 1 le aveva telefonato e le aveva detto che non le avrebbe più passato gli alimenti, che se ne sarebbe tornato a __________ e di dire a suo figlio che il papà era morto in un incidente in moto. ACPR 2 saliva quindi nel suo appartamento e io uscivo per accompagnare mio figlio al bus. Erano le 13.15 circa. Una volta rientrata a casa telefonavo a ACPR 2 con la quale mi ero già messa d’accordo per fumare una sigaretta a casa mia. Dopo circa 10 minuti scendeva con sua madre. Parlavamo della situazione venutasi a creare con IM 1 e dopo circa 10 minuti sentivo suonare il mio citofono. Erano circa le ore 14.00 e all’apparecchio era IM 1. Mi diceva “Io sono IM 1 posso salire?”. Gli aprivo quindi il portone. La madre di ACPR 2, saputo che si trattava di IM 1 diceva che sarebbe tornata al 5° piano. Io aprivo la porta di casa, __________ saliva per le scale e pochi istanti dopo IM 1 arrivava con l’ascensore. Sono sicura che i due non si erano incrociati. IM 1 entrava in casa e con fare autoritario diceva a ACPR 2 “Andiamo su che devo parlare con i tuoi genitori”. Lei diceva che non sarebbe salita e lui allora rispondeva che sarebbe salito da solo. Usciva da casa mia e saliva le scale. Io dicevo subito a ACPR 2 di salire perché magari la cosa poteva degenerare e lei mi ha dato retta.”
(AI 4, allegato 3).
7. I fatti del 07.11.2013
La vicina di casa, __________, interrogata il giorno dei fatti affermava che, dopo che ACPR 2 era salita al 5° piano, chiuse la porta del suo appartamento e si recò in cucina:
“Quasi subito sentivo delle forti urla, riaprivo quindi la porta del mio appartamento e salivo le scale. Mentre salivo sentivo ACPR 2 gridare il mio nome e anche i suoi genitori gridare aiuto. Una volta arrivata al 5° piano cercavo di entrare nell’appartamento ma la porta era chiusa a chiave. Dall’interno provenivano urla e rumori che non saprei descrivere. In quei frangenti ho provato a suonare il campanello e a picchiare sulla porta gridando a ACPR 2 di aprire. Dopo un tempo che stimo in circa 1 minuto, IM 1 apriva la porta completamente. Avevo subito modo di notare i genitori di ACPR 2 stesi a terra in un lago di sangue, ACPR 2 invece era inginocchiata davanti a loro cercando di prestare soccorso. ACPR 2 chiedeva il mio aiuto e mi diceva di chiamare l’ambulanza e la Polizia. Io sono scesa quindi dalle scale seguita ad una certa distanza da IM 1. Una volta giunta nel mio appartamento mi chiudevo dentro a chiave e chiamavo i soccorsi. Mentre entrambi scendevamo le scale, fra me e IM 1 non c’è stato alcun genere di colloquio. Non ho avuto modo di vedere se il medesimo avesse le mani o i vestiti sporchi di sangue, ho solo notato che IM 1 ha continuato a scendere le scale.”
(AI 4, allegato 3).
Premesso che ACPR 1 non ha potuto essere interrogata sui fatti, proprio a seguito delle conseguenze da lei patite sulla sua salute, il racconto dei presenti, imputato, ACPR 2 ed il padre ACPR 3, risulta essere divergente. Di seguito le rispettive versioni.
7.1 Le dichiarazioni di ACPR 2
ACPR 2 affermava di essere giunta presso l’appartamento pochi secondi dopo IM 1:
“Quando io sono arrivata nell’appartamento (pochi secondi dopo che vi era giunto IM 1) ho visto che lui stava già discutendo animatamente con entrambi i miei genitori.”.
(AI 4, allegato 4).
“(…)IM 1 era nell’ingresso vicino alle placche della cucina, mia madre era vicino a lui ma presso il tavolo, mentre mio padre si trovava all’altezza del divano letto verso la porta finestra che da sul balcone. Quando io sono entrata in casa, IM 1 ha chiuso la porta d’entrata dell’appartamento a chiave.”.
(AI 59).
A domanda dell’DUF 1 la vittima dichiarava di non avere visto IM 1 chiudere la porta a chiave, però precisava:
“(…) io non ho visto IM 1 chiudere la porta di casa a chiave. Io so che la porta di casa era chiusa a chiave perché mi è stato detto da __________. Quando lei ha sentito de mie grida d’aiuto ha tentato di entrare in casa ma la porta era chiusa a chiave. Io non ricordo chi poi abbia aperto la porta, ma __________ mi ha detto che ad aprire la porta è stato IM 1.”.
(AI 59).
Alla domanda volta a sapere chi avesse chiuso la porta dell’appartamento una volta iniziata la discussione, IM 1 rispondeva:
“Io quando sono arrivato ed ho suonato il campanello, ho aperto la porta, che non era chiusa a chiave, sono entrato nell’appartamento ed ho nuovamente richiuso la porta senza per contro chiuderla a chiave. Ho solo sentito lo scatto di quando si chiude la porta. Di fatti poi è entrata ACPR 2. Se avessi chiuso la porta a chiave ACPR 2 non sarebbe potuta entrare. Io non so dire chi ha chiuso la porta a chiave. Io non l’ho fatto.”
(AI 72).
“Io sono sicuro al 100% di non aver chiuso la porta a chiave ed anche di non averla aperta a __________. Io mi sono fermato dalle mie azioni quando ho visto __________ all’interno dell’appartamento. ADR che ricordo di aver visto __________ all’altezza del lavello della cucina.”
(AI 72).
Confrontata con queste ultime dichiarazioni di IM 1, ACPR 2 affermava non essere stata lei ad aprire la porta a __________ per farla entrare:
“No. Io ho solo visto __________ entrare e poi parlare con IM 1. __________ gi ha detto cosa hai combinato e lui gli ha risposto che andava a costituirsi. (…) rispondo di non essere stata io ad aprire la porta a __________.”
(AI 75).
In un seguente interrogatorio, gli agenti interroganti chiedevano nuovamente a __________ se era sicura che la porta dell’appartamento fosse chiusa a chiave, al che lei rispondeva:
“Sì, sono sicura di quanto sto dicendo. La porta dell’appartamento era chiusa a chiave. Io ho tentato di aprirla con la maniglia ma la stessa non si apriva. Solo dopo aver dato un paio di pugni ed aver gridato di aprire la porta, la stessa si è aperta e mi si è presentato davanti IM 1. Aperta la porta ho potuto vedere che ACPR 2 che si trovava già inginocchiata sul corpo di sua madre mentre gli teneva la testa sanguinante.”.
(AI 116).
In merito allo stato di IM 1 al momento in cui le aprì la porta, la vicina riferiva:
“Ricordo che IM 1 quando ha aperto la porta aveva il viso bianco e sudava, occhi spalancati. Mi ha guardato diritto in faccia ed mi ha detto la frase “adesso vado a costituirmi”. (…) Non aveva in mano niente. Quando io mi sono girata per tornare a casa mia lui mi ha seguito senza rientrare nell’appartamento. (…) dopo aver sostato qualche secondo davanti alla mia porta dell’appartamento è sceso al piano terreno.”
(AI 116).
Tornando al racconto dei fatti, ACPR 2, a domanda, precisava che IM 1, una volta entrato nell’appartamento, comunicava la sua intenzione di partire per __________ e iniziava a discutere con lei e con sua madre, pronunciando anche parole pesanti, tanto che interveniva suo padre ACPR 3 a suon di “non ti permettere”, facendo esplodere la rabbia del compagno che reagì con le mani:
“Ad un certo momento IM 1 ha detto una brutta parola (che ora non ricordo) nei confronti di mia mamma. Mio padre si è innervosito…dicendogli “non ti permettere”. A questo punto IM 1 ha improvvisamente colpito mio padre con dei pugni al volto, tanto da farlo cadere a terra. (…) Poi, mentre mio padre era a terra, ha cercato di trascinarlo per il collo della camicia verso il balcone ed io ho avuto la fortissima sensazione che volesse buttarlo di sotto. Io e mia mamma siamo intervenute per cercare di fermarlo. Eravamo già vicino alla porta del balcone, laddove si trovava il monopattino di mio figlio. Io e mia mamma eravamo ai lati di IM 1 mentre lui trascinava mio padre verso il balcone. È riuscito a trascinarlo fino ad oltrepassare con la testa di mio padre la porta finestra del balcone. IM 1 in quel momento, era già completamente sul balcone. Solo perché siamo intervenute io e mia madre che gli abbiamo opposto resistenza con tutte le forze che avevamo, IM 1 si è trovato impossibilitato a continuare nel suo intento di trascinare mio padre fino al bordo del balcone, per poi probabilmente gettarlo di sotto. Sono infatti sicura che senza il nostro intervento, lui lo avrebbe fatto.”
(AI 4, allegato 4).
Nel corso di un seguente interrogatorio non parlava più di una prima scarica di pugni contro suo padre, affermando trattarsi invece di un singolo schiaffo:
“Tornano al momento in cui io sono entrata in casa io mi sono seduta al tavolo, precisamente nella sedia verso il muro fra la cucina ed il divano letto. In questo frangente, IM 1 si è spostato in avanti oltrepassando mia madre e raggiungendo mio padre vicino alla porta finestra del balcone. IM 1 si è spostato verso mio padre perché lui ad un certo punto della discussione è intervenuto a difesa di mia madre. Non ricordo cosa abbia scatenato la risposta di mio padre che gli ha detto “ma come ti permetti” o qualcosa di simile. (…) A quel punto IM 1 da uno schiaffo in faccia a mio padre colpendolo sulla parte frontale del viso, con una violenza tale da far cadere mio padre a terra. Lui cade con la tesata rivolta verso la finestra del balcone. Quando io ho guardato mio padre, ho visto che lui era stordito. Non reagiva. IM 1 lo prende per il collo della camicia con una mano, non ricordo se la destra o la sinistra e lo trascina in balcone. Tutto il corpo di mio padre era sul balcone mentre solo i piedi erano all’interno dell’appartamento. Io intervengo prendendo i piedi di mio padre e lo trascino all’interno dell’appartamento perché ero convinta che lui lo volesse buttare di sotto.”.
(AI 59).
A precisa domanda rispondeva di non aver sentito IM 1 dire di volerlo buttare di sotto, e di non sapere dove si trovasse sua madre mentre lei trascinava il padre all’interno dell’appartamento. Continuava poi:
“Mentre io prendo i piedi di mio padre e lo trascino all’interno, IM 1 mi guarda in faccia e prende in mano il monopattino che si trovava sulla sua sinistra appoggiato al muro. Lui lo prende in mano dalla parte del manubrio con entrambe le mani. Il primo colpo che IM 1 sferra è in direzione della testa di mio padre. Qui ho una nebbia che non mi permette di ricordare esattamente dopo questo momento cosa sia successo. (…) Ricordo però che ad un certo punto ho visto IM 1 prendere mia mamma, che era ancora in piedi, per i capelli, tanto da strapparne una ciocca. Io quando sono intervenuta in difesa di mia mamma, IM 1 mi ha preso per la testa battendola contro il muro. Io e mia madre eravamo più o meno vicino al divano letto e IM 1 quando mi ha preso la testa mi ha spostato vicino al letto