Incarto n. 72.2004.39
Mendrisio, 22 settembre 2005/nh
In nome della Repubblica e Cantone Ticino
La presidente della Corte delle assise correzionali
di Mendrisio
Presidente:
giudice Giovanna Roggero-Will
Segretaria:
Valentina Tuoni, vicecancelliera
Sedente nell’aula penale di questo Pretorio, senza intervento degli assessori giurati, avendovi l’accusato, con l’annuenza del difensore e del procuratore pubblico, rinunciato,
per giudicare
AC 1 e domiciliato a
detenuto dal 10 giugno al 9 dicembre 2003;
prevenuto colpevole di:
1. ripetuti atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, in parte tentati
per avere,
nel periodo primavera 2002/8 giugno 2003,
a __________ e a __________,
in un numero imprecisato di occasioni,
ma almeno venticinque volte,
conoscendone o sfruttandone lo stato,
compiuto atti sessuali con una persona incapace di discernimento o inetta a resistere,
e meglio per avere:
ai danni dell’abiatico PC1 (19--), traendo vantaggio dalla propria posizione di nonno, dalla relazione d’affetto con la vittima nonché dall’età del bambino,
incapace di comprendere la natura e la portata degli atti compiuti quindi anche inetto ad opporre resistenza,
a) al proprio domicilio a __________,
nel salotto, nella camera da letto del bambino,
nel locale doccia ed in cantina;
- ripetutamente palpeggiato il bambino sui genitali e sulle natiche, sopra e sotto gli indumenti;
- ripetutamente masturbato PC1
- ripetutamente masturbatosi di fronte al bambino, in alcune occasioni toccandogli i genitali, giungendo talvolta all’eiaculazione;
- in tre o quattro occasioni preso in bocca il pene di PC1 succhiandoglielo;
- ripetutamente toccato con le mani l’orifizio anale, introducendo in una circostanza un dito, avendo preventivamente provveduto a spalmarvi sopra una crema per facilitare la penetrazione;
- ripetutamente, tenendolo per un polso, fattosi masturbare dal bambino fino all’eiaculazione;
- chiesto altre volte al bambino di masturbarlo rispettivamente di toccargli il pene, senza però che questi vi desse seguito;
b) a __________ in un locale utilizzato da AC 1 per prove di musica:
- masturbato PC1;
c) in un paio d’occasioni a __________,
seduto al posto di guida della propria automobile,
tenendo il bambino sulle ginocchia, palpeggiatogli il pene;
2. ripetuta coazione sessuale
per avere,
nel corso dell’estate 2002,
a __________, al proprio domicilio,
costretto una persona a subire un atto sessuale,
esercitando pressioni psicologiche,
e meglio per avere
sfruttando l’inferiorità cognitiva della vittima PC2 (19--), suo abiatico e minorenne
ovvero anche traendo vantaggio dal legame affettivo e dalla dipendenza sul piano emozionale del bambino,
- palpeggiato ripetutamente PC2 sui genitali sopra e sotto i vestiti;
- in un paio d’occasione compiuto su di lui atti masturbatori;
3. ripetuti atti sessuali con fanciulli
per avere,
nelle medesime circostanze di cui sopra sub. 1 e 2,
ai danni di PC1 (19--) e PC2 (19--)
compiuto atti sessuali con persone minori di sedici anni;
fatti avvenuti nelle indicate circostanze di tempo e luogo;
reati previsti dagli art. 187 cifra 1, 189 cpv. 1 e 191 CP, in parte in rel. con art. 21 CP;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa 44/2004 del 8 aprile 2004, emanato dal Procuratore pubblico.
Presenti
§ Il PP 1. § L'accusato AC 1 assistito dal difensore d'ufficio avv. DUF 1 § L'avv. __________, in rappresentanza delle PC.
Espleti i pubblici dibattimenti
- mercoledì 21 settembre 2005 dalle ore 9:30 alle ore 17:45
- giovedì 22 settembre 2005 dalle ore 9:30 alle ore 13:00
La Presidente prospetta alle parti il reato di ripetuti atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere in alternativa al reato di coazione di cui al capo di accusa 2.
La Presidente prospetta alle parti il reato di coazione sessuale in parte tentata, per avere costretto PC1, in particolare esercitando pressioni psicologiche, agli atti sessuali enumerati al punto 1. dell'atto di accusa, in alternativa al reato di atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere di cui al capo di accusa 1.
Sentiti § Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale chiede la conferma dell'atto di accusa, non opponendosi, in via subordinata, alla conferma delle imputazioni prospettate in aula. A titolo di premessa sottolinea come la gravità dei fatti commessi da AC 1 avrebbe giustificato - in assenza di collaborazione - il deferimento dell'accusato ad una Corte delle Assise criminali. AC 1 ha in sostanza agito al fine di soddisfare i suoi istinti confondendo ad arte i propri nipoti e/o imponendo loro, implicitamente ma anche esplicitamente, il silenzio. La strategia di AC 1 è stata quella di far credere ai bambini che i gesti che commetteva erano dettati esclusivamente da sentimenti di altruismo. Strategia che ha riprodotto pure in aula. Una strategia che però non convince. Tanto più che AC 1 viziava le sue piccole vittime per guadagnare la loro benevolenza, impartiva loro lezioni improprie sulla vera natura della pedofilia, utilizzava la tastiera o l'automobile come strumenti per perpetrare le sue azioni odiose, e minacciava i bambini dicendo loro che se avessero parlato, lui sarebbe andato in prigione. AC 1 è reo confesso sui fatti ad eccezione dell'accusa di essersi fatto masturbare dal bambino tenendolo per un polso. Il PP chiede che anche questa accusa venga confermata poiché le parole e le sensazioni del bambino in punto alla sua mano appiccicosa sono più che eloquenti. Nella commisurazione della pena, la gravità oggettiva dei fatti è in particolare dovuta alla natura dei gesti commessi (arrivando in crescendo fino alle penetrazioni anali ed ai coiti orali) ed alla reiterazione sull'arco di un anno. La colpa dell'accusato è soggettivamente molto grave poiché è recidivo ed era quindi a conosceva delle conseguenze delle sue azioni. È grave anche perché le sue vittime erano estremamente giovani e AC 1 ha scientemente giocato sulla loro giovane età, sulla loro incoscienza e sul rapporto di fiducia e di amore che li univa, tradendo crassamente la fiducia che doveva essere incondizionata. A favore di AC 1 giocano unicamente l'età, la scemata responsabilità di grado lieve e l'importante collaborazione. In assenza di questi ultimi elementi la pena proposta sarebbe stata attorno ai 5/6 anni di reclusione. Conclude quindi chiedendo che AC 1 venga condannato ad una pena di 3 anni di detenzione e chiede anche che venga pronunciata la misura ex art. 43 CP del trattamento ambulatorio da eseguire già in espiazione di pena.
§ __________ in rappresentanza delle PC, il quale si associa alle conclusioni del PP. Espone le gravi ripercussione che l'agire prevaricatore ed egoistico dell'accusato ha causato, in primo luogo, sui suoi nipotini ed in secondo luogo sui loro genitori. Passando poi alle richieste di parte civile, per le quali rimanda - nel dettaglio - all'istanza di risarcimento prodotta agli atti, il patrocinatore corregge la richiesta di torto morale per PC2, riducendola a fr. 25'000.-- e ciò in considerazione della diversità del genere e del numero di atti sessuali subiti rispetto al fratello PC1. La richiesta di torto morale di fr. 30'000.-- per PC1 si giustifica per la gravità del danno subito dal bambino, per il quale - così come illustrato dalla dr.ssa __________ in aula - le ripercussioni degli abusi sono ancora aperte. PC1 trasforma il dolore in violenza ed il percorso terapeutico è ancora incerto. La richiesta di torto morale per PC2 si giustifica per la sofferenza che il bambino ha patito nella misura in cui è venuta meno la fiducia che il piccolo aveva nel nonno. Anche i genitori dei bambini sono state vittime dell'agire del AC 1 e per questo deve essere loro riconosciuto un torto morale di fr. 15'000.-- ciascuno. PC3 è stata presa a carico a livello terapeutico, la loro famiglia è stata sconvolta dagli avvenimenti e solo con grande fatica potrà essere ricomposta. A ciò si aggiunge che la procedura di adozione, che i signori AC 1 avevano inoltrato nel 2002, è stata, causa il presente procedimento penale, in primo tempo sospesa, poi riattivata ed oggi ancora giungono notizie di ulteriori difficoltà. Per quanto concerne le richieste formulate per il danno materiale, l'avv. __________ rimanda al dettaglio esposto nella sua istanza, puntualizzando come le stesse siano comprovate e liquide e che l'importo relativo alle spese mediche (terapeutiche e medicinali) si compone degli importi posti a carico dei suoi patrocinati poiché non coperti dalla cassa malati.
Conclude chiedendo che AC 1 venga condannato al pagamento:
di fr. 30'000.-- oltre interessi al saggio del 5% dall'8.6.2003
a titolo di torto morale per PC1;
di fr. 25'000.-- oltre interessi al saggio del 5% dall'8.6.2003
a titolo di torto morale per PC2;
di fr. 15'000.-- oltre interessi al saggio del 5% dall'8.6.2003
a titolo di torto morale per PC3;
di fr. 15'000.-- oltre interessi al saggio del 5% dall'8.6.2003
a titolo di torto morale per PC3;
di fr. 2'044,75 oltre interessi al saggio del 5% a decorrere dal 19.9.2005 a titolo di risarcimento del danno materiale (spese terapeutiche e medicinali);
di fr. 8'472,25 oltre interessi al saggio del 5% su fr. 2'152.-a decorrere dal 25 febbraio 2004, rispettivamente su
fr. 6'320,25 dall'8.6.2005 a titolo di risarcimento del danno materiale (spese legali e di patrocinio n. 1);
fr. 6'721,25 oltre interessi al saggio del 5% dal 19.9.2005 a titolo di risarcimento del danno materiale (spese legali e di patrocinio n. 2).
§ Il Difensore, il quale puntualizza come il suo patrocinato sia reo confesso - malgrado la vergogna e la difficoltà di ammettere quanto commesso di cui riconosce la gravità. Contesta, nei fatti, l'accusa di cui al capoverso 6 lettera a del capo di accusa no. 1, poiché negata dal suo patrocinato e non sorretta da sufficienti prove. Contesta l'applicazione dell'art. 191 CP vista l'opinione della dottrina riportata da Philipp Maier, ad art. 191 N. 15, Basler Kommentar. Nella commisurazione della pena chiede che malgrado l'odiosità degli atti sessuali commessi dal suo patrocinato - venga tenuto in debita considerazione il fatto che l'accusato non abbia mai usato violenza sui nipoti, rispettando i loro rifiuti. Sempre in punto alla commisurazione della pena chiede che al suo patrocinato venga riconosciuta una scemata responsabilità di grado maggiore. A tal proposito contesta la conclusione del perito giudiziario sul grado di scemata responsabilità da ascrivere al suo patrocinato, nella misura in cui la spiegazione fornita dal dr. PE 1 circa la capacità di valutare il carattere illecito dell'atto ("scemata soltanto in grado esiguo") e la capacità di adeguamento nell'area sessuale ("compromessa in modo rilevante") non sia stata chiara ed esaustiva e potrebbe lasciar spazio ad un maggiore grado di scemata responsabilità. AC 1 soffre di un disturbo della personalità (pedofilia) dal quale non potrà guarire ma solo imparare a controllare: AC1 infatti quando passa all'atto non è capace di inserire i freni inibitori necessari. Chiede inoltre l'applicazione dell'attenuante specifica del sincero pentimento poiché, al di là delle parole, AC 1 ha dimostrato ravvedimento costituendosi, collaborando con gli inquirenti, rinunciando a confrontarsi con i bambini quando le dichiarazioni di questi ultimi contraddicevano le sue.
Passando poi al comportamento tenuto del suo patrocinato dopo i fatti, il patrocinatore sottolinea come lo stesso sia stato irreprensibile: oggi AC 1 segue il percorso terapeutico presso il dr. Savi e quando ne risente la necessità contatta il medico per fissare un appuntamento dando dimostrazione di assumersi le sue responsabilità, avendo finalmente preso atto del grave difetto di cui soffre la sua persona. Aggiunge che AC 1, avendo già vissuto il carcere preventivo come una punizione, è stato colpito gravemente dai fatti per i quali è oggi giudicato: AC 1 ha irrimediabilmente rovinato tutti i rapporti con le persone a lui vicine senza dimenticare che - in modo particolare durante la seconda inchiesta che lo ha visto nuovamente protagonista, terminata questa con un decreto di abbandono - anche i suoi amici e i vicini di casa sono venuti a sapere dei motivi per i quali egli è stato in prigione. Sostiene quindi che una pena da espiare sarebbe oggi sprovveduta di finalità. Più utile sarebbe per contro la pronuncia di una misura di accompagnamento volta a curare il suo patrocinato oggi sessantaseienne. La prognosi è favorevole ed il rischio di recidiva è contenuto nella misura in cui l'accusato segua dei trattamenti psicoterapeutici. Non si oppone quindi, in caso della sospensione condizionale della pena, a delle norme di condotta ex art. 41 n. 2 CP. Le stesse in passato hanno dato buon esito finché non vennero interrotte proprio in prossimità di un evento stressante quale - a mente del patrocinatore - quello del prepensionamento di AC 1. Sottolinea inoltre che per 18 anni AC 1 ha tenuto buona condotta.
In conclusione, il difensore chiede l'assoluzione dall'accusa di cui al capoverso 6) della lettera a) del capo di accusa n. 1. per mancanza di prove; chiede inoltre l'assoluzione dal reato di atti ripetuti con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, in quanto la fattispecie penale applicabile ai fatti commessi da AC 1 è quella dell'art. 187 CP. In via principale chiede inoltre che AC 1 venga condannato ad una pena che non ecceda i 18 mesi di detenzione - in applicazione delle attenuanti generiche esposte e dell'attenuante specifica del sincero pentimento - da porre al beneficio - vista la prognosi favorevole - della sospensione condizionale associata a delle norme di condotta ex art. 41 n. 2 CP consistenti nell'obbligo per il suo patrocinato di sottoporsi ad un percorso terapeutico ambulatoriale. In via subordinata chiede che la condanna venga sospesa per permettere l'esecuzione della misura di sicurezza del collocamento dell'accusato in una struttura di cura. Da ultimo, riconosce che debba essere pronunciato un risarcimento per i danni e torti subiti dalle vittime, lasciando però alla Corte la loro quantificazione in l'applicazione della prassi giurisprudenziale delle Corti ticinesi, ricordando, nel contempo, che il suo patrocinato è pensionato e non dispone di particolare sostanza.
Posti dal Presidente, con l'accordo delle Parti, i seguenti
quesiti: AC 1
1. E’ autore colpevole di:
1.1. atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere, in parte tentata
per avere,
nel periodo primavera 2002/8 giugno 2003,
a __________ e a __________,
in un numero imprecisato di occasioni,
ma almeno venticinque volte,
conoscendone o sfruttandone lo stato,
compiuto atti sessuali con una persona incapace di discernimento o inetta a resistere,
e meglio per avere:
ai danni dell’abbiatico PC1 (19--),
traendo vantaggio dalla propria posizione di nonno,
dalla relazione d’affetto con la vittima nonché dall’età del bambino, incapace di comprendere la natura e la portata degli atti compiuti quindi anche inetto ad opporre resistenza,
a) al proprio domicilio a __________, nel salotto, nella camera da letto del bambino, nel locale doccia ed in cantina;
ripetutamente palpeggiato il bambino sui genitali e sulle natiche, sopra e sotto gli indumenti;
ripetutamente masturbato PC1
ripetutamente masturbatosi di fronte al bambino, in alcune occasioni toccandogli i genitali, giungendo talvolta all’eiaculazione;
in tre o quattro occasioni preso in bocca il pene di PC1, succhiandoglielo;
ripetutamente toccato con le mani l’orifizio anale, introducendo in una circostanza un dito, avendo preventivamente provveduto a spalmarvi sopra una crema per facilitare la penetrazione;
ripetutamente, tenendolo per un polso, fattosi masturbare dal bambino fino all’eiaculazione;
chiesto altre volte al bambino di masturbarlo rispettivamente di toccargli il pene, senza però che questi vi desse seguito?
b) a ________ in un locale utilizzato da AC 1 per prove di musica
masturbato PC1?
c) in un paio d’occasioni a __________,
seduto al posto di guida della propria automobile,
tenendo il bambino sulle ginocchia, palpeggiatogli il pene?
1.1.1 trattasi invece di coazione sessuale, in parte tentata,
per avere costretto PC1 in particolare esercitando pressioni psicologiche, gli atti sessuali enumerati sopra?
1.2. coazione sessuale
per avere,
nel corso dell’estate 2002,
a __________, al proprio domicilio,
costretto una persona a subire un atto sessuale,
esercitando pressioni psicologiche,
e meglio per avere:
sfruttando l’inferiorità cognitiva della vittima PC2 (19--), suo abbiatico e minorenne ovvero
anche traendo vantaggio dal legame affettivo e dalla dipendenza sul piano emozionale del bambino,
palpeggiato ripetutamente PC2 sui genitali sopra e sotto i vestiti;
in un paio d’occasione compiuto su di lui atti masturbatori?
1.2.1. trattasi invece di atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere?
1.3. atti sessuali con fanciulli
per avere,
nelle medesime circostanze di cui sopra sub. 1 e 2,
ai danni di PC1 (19--) e PC2 (19--),
compiuto atti sessuali con persone minori di sedici anni,
e meglio come descritto dall’atto di accusa e precisato in aula?
2. Ha agito in stato di scemata responsabilità?
3. Ha egli dimostrato sincero pentimento?
4. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena?
5. Deve essere ordinata una misura e se sì quale?
6. Deve essere condannato al pagamento di un'indennità alla parte civile:
6.1. PC1?
6.2. PC2?
6.3. PC3?
6.4. PC3?
Considerato, in fatto
1. AC 1 è nato a _________ il __________. È figlio unico ed ha vissuto con i genitori fino al __________, anno in cui si è sposato. Il padre, deceduto nel __________, era impiegato presso le __________. La madre, tuttora in vita, lasciò la sua professione di impiegata presso una casa di spedizioni per occuparsi a tempo pieno della famiglia. Il clima famigliare era caratterizzato da un rapporto coniugale spesso conflittuale e violento, da una figura materna "dominante e severa, desiderata e temuta" e da una figura paterna "assente, debole e poco incisiva" che, tuttavia, "quando si arrabbiava diventava minaccioso e picchiava la madre".
AC 1 frequentò le scuole elementari a __________ e, poi, il ginnasio a __________. Iniziò, in seguito, la __________ che però abbandonò ben presto tant’è che, dopo avere bocciato la prima classe, si iscrisse alla scuola degli apprendisti di commercio a __________, conseguendo il relativo diploma nel __________. Al termine della scuola reclute, venne assunto dal __________ di __________, istituto bancario nel quale rimase sino al prepensionamento, avvenuto, di fatto, nel __________. L'imputato fece carriera all'interno dell'istituto di credito, passando dal settore contabilità al settore borsistico quale consulente per la clientela. In quest’attività egli ebbe un discreto successo tanto che, al momento del pensionamento, egli forniva la sua consulenza a più di 1000 clienti, con un guadagno annuo attorno ai fr. 90'000.-/100'000.-.
Dopo il pensionamento ebbe occasione di prestare la sua consulenza a titolo privato a clienti affezionati, ma nel complesso le sue attività quotidiane subirono un drastico rallentamento. __________ ha dichiarato di essere diventato “un pantofolaio” negli ultimi 7 anni in cui – oltre che continuare a coltivare l’hobby della musica (suona la tastiera in un gruppo musicale) – si è limitato ad occuparsi del giardino e del cane.
Come già anticipato, __________ si sposò nel __________, dopo sei anni di fidanzamento, con __________. Dalla loro unione nacquero due figli, __________, nel __________, oggi ingegnere civile, e __________, nel __________, attualmente impiegata in una fiduciaria con mansioni di gestione societarie. In aula, l'accusato ha dichiarato che la figlia minore si è - solo di recente - trasferita a __________ mentre __________ ha lasciato ben presto la casa paterna (aveva 22 anni) per convolare a nozze con __________. Dalla loro unione nacquero due bambini, PC2 (19--) e PC1 (19--).
L'evoluzione sessuale dell'imputato è stata oggetto di indagini da parte del perito giudiziario, il quale, nel suo referto, riferisce che:
" Una sera, quando forse aveva sei anni o sette anni, un ragazzo più grande di lui, sedicenne o diciassettenne, lo prese e lo condusse nel fienile sopra le gabbie dei conigli. Questo ragazzo aveva il pene grosso e si faceva masturbare fino all'eiaculare. Questo divenne per il periziato una vera ossessione. Queste cose, in seguito si ripetevano quasi tutte le sere. Aveva paura di opporsi e non disse mai nella alla madre poiché temeva la sua reazione.
(…)
Dopo le suddette precoci esperienze sessuali, il periziato avrebbe sviluppato un carattere introverso e non avrebbe avuto facili relazioni con le donne delle quali aveva quasi paura. All'età di dodici anni ha iniziato a masturbarsi, spesso assieme ad altri ragazzi. Non ha mai frequentato donne a pagamento poiché è molto timido. Prima di sposarsi avrebbe avuto delle eiaculazioni precoci e polluzioni notturne. I primi rapporti sessuali avrebbero avuto luogo con sua moglie all'età di 23 o 24 anni. Non sapeva come fosse fatta una donna ed, in occasione dei primi rapporti, fu proprio la moglie ad aiutarlo nella penetrazione poiché egli non sapeva bene quale fosse la giusta posizione della vagina. I rapporti sessuali con la moglie sarebbero stati esclusivamente tradizionali, senza rapporti orali o anali, e questi ultimi non li avrebbe mai avuti con nessuno. Durante la scuola reclute non avrebbe avuto delle esperienze sessuali dirette ma è stato testimone di una relazione tra un caporale svizzero-francese ed un'altra recluta. I due s'incontravano di notte scambiandosi tenerezze. In occasione di un corso di ripetizione, è stato avvicinato da un commilitone che gli avrebbe toccato i genitali ma, questa relazione non ha avuto seguito; sarebbe stato avvertito da un terzo di stare attento poiché sono "delle cose pericolose". Successivamente in occasione del terzo colloquio, afferma che, nei primi anni 70 o forse già negli ultimi anni 60, è entrato in un giro di omosessuali e bisessuali. S'incontravano la sera al bar, giocavano a carte, al flipper, ecc. In compagnia frequentavano diversi ritrovi, talvolta si appartavano nei boschetti dove si masturbavano a vicenda. Alcuni partner erano più giovani di lui ed alcuni avevano qualche anno in più. Questi amici spesso allungavano le mani e lui, essendo timido non reagiva poiché aveva paura di prendere le botte. In seguito, con un regista della televisione si è recato in vacanza a Cervia dove hanno trascorso una settimana. Non ricorda esattamente il periodo, comunque era già sposato ed aveva figli. Quest'uomo avrebbe tentato di penetrarlo ma non sarebbe riuscito poiché queste pratiche al periziato provocavano dei dolori atroci. Durante questa vacanza gli piaceva una cameriera del posto, la quale "ci stava" ma per colpa del suo partner non è riuscito a realizzare una relazione con lei. Nel 1977 avrebbe chiuso con i "culatoni".
(…)
In occasione dell'ultimo incontro, afferma che è sempre stato attratto più dai maschi che dalle femmine e che sin dall'adolescenza ha avuto dei contatti con i maschi. Questo gli pesava e sperava che, sposandosi sarebbe riuscito a perdere questo vizio. Nello stesso colloquio confida che ancora, a notti alterne, sogna di toccare i bambini, eccitandosi. Si giustifica, dicendo che: "è da sei mesi che
non faccio niente". Nega di masturbarsi. Afferma che gli piacciono i bambini e che il suo desiderio è di essere maestro d'asilo"
(perizia giudiziaria AI 8.8, p. 4,5-6-8)
Sempre in occasione dei suoi colloqui con il dr. PE 1, AC 1 identificò il 1977 come l'anno in cui, la prima volta "sarebbe stato "tentato" da un bambino".
2. AC 1 ha a suo carico due precedenti penali per reati di natura sessuale ai danni di fanciulli.
Il 7 gennaio __________ venne condannato, con un decreto di accusa, alla pena di 30 giorni di arresto per ripetuti atti di libidine su fanciulli.
L'imputato venne ritenuto colpevole d'avere accarezzato, sopra i pantaloni, il pene di un bambino di 10 anni alla cui presenza si spogliò e si masturbò fino all'eiaculazione.
In aula AC 1 ha precisato - confermando quanto già dichiarato in inchiesta - che la vittima era un compagno di giochi di __________, che spesso andava a casa loro a giocare.
La condanna venne accompagnata dall'obbligo per l'imputato di sottoporsi a controlli psichiatrici. Tale misura ebbe buon esito - così come si legge nella sentenza della Corte delle Assise Correzionali di Mendrisio del 6.2.__________ - fino al 1984, anno nel quale AC 1 si rese nuovamente autore di atti di libidine su fanciulli ed anche di atti di libidine contro natura e di pubblicazioni oscene.
AC 1 aveva, infatti, insidiato per un anno, con regolarità, presso la piscina pubblica del __________ due ragazzini, fratellastri, uno di 12 e l’altro di più di 16 anni. Si faceva masturbare, palpeggiava i ragazzi sugli organi genitali e tentò, con insistenza, di ottenere dei coiti orali, il tutto dietro pagamento di fr. 20.--/40.-- alla volta.
Al perito giudiziale, evocando quei giorni, l'imputato ha raccontato, confermandolo anche in aula, di avere instaurato con le sue giovani vittime un gioco "scambiando giornaletti porno, giocando a ping-pong e usando la piscina come luogo di ritrovo, in particolare negli spogliatoi o nelle docce. Scherzava con loro manipolandoli abilmente. Oggi sembra cosciente dei suoi errori ed afferma che in quest'occasione ne avrebbe fatte peggio di prima. Questa volta avrebbe dato dei soldi, chiedendo rapporti orali in modo insistente. Ricorda ancora oggi i suoi preparativi. Alla moglie non diceva nulla e preparava la borsa con le cose necessarie per il nuoto, la buttava dalla finestra, inventava una scusa per uscire senza dire dove andava. Con i ragazzi ha iniziato scherzando, parlando dapprima di ping-pong e trasformando la parola in pon-pin, oppure facendo finta di aver trovato negli spogliatoi dei giornaletti porno i quali in realtà preparava in precedenza. Afferma di aver avuto una gran voglia di fare qualche cosa con questi due ragazzi, soprattutto con il più piccolo." (perizia giudiziaria AI8.8, p. 6)
Per questi fatti AC 1 venne condannato dalla Corte delle Assise Correzionali di Mendrisio, con sentenza 6 febbraio __________, ad una pena di 12 mesi di detenzione sospesi condizionalmente per un periodo di 4 anni.
Tra gli elementi che permisero al Presidente della Corte di formulare una prognosi favorevole vi fu il comportamento dell'accusato osservato dai medici curanti dopo i fatti:
" i medici hanno rilevato come il prevenuto, disponibile a tutte le misure terapeutiche, si preoccupi delle tracce che il suo comportamento potrebbe lasciare nei giovani che ha avvicinato e dei riflessi negativi che subivano i figli e la moglie nonché dei riflessi nell'ambiente di lavoro. Tanto è che i medici considerano il senso etico e quello di colpa elementi rassicuranti al fine della prognosi."
(sentenza citata, p. 9).
A seguito dei fatti alla base di questa seconda condanna, la moglie dell'accusato, probabilmente forte dell'impegno coniugale assunto, rimase al suo fianco, malgrado - secondo quanto riferito alla Corte dall'accusato - fosse stata consigliata di abbandonarlo.
AC 1, in aula, ha ammesso di non aver mai parlato ai suoi figli in prima persona di quanto da lui commesso e di essersi limitato a chiedere perdono e a promettere loro che non sarebbe mai più successo.
XY ha riferito al perito che, all'epoca, lei non approfondì l'argomento con i figli e nemmeno indagò se fossero state vittime del marito aggiungendo che:
" __________ (n.d.r.: che ha negato di essere stato abusato dal padre) diede sembianze che non era interessato a sapere cosa era successo con il padre, mentre la figlia voleva sapere."
L'imputato, in aula, ha riferito che, a seguito dei fatti del __________, suo figlio, a quel tempo sedicenne, cambiò atteggiamento nei suoi confronti, distaccandosi sempre di più dalla famiglia.
Anche in questa caso, la condanna fu accompagnata dalla misura del trattamento ambulatoriale ex art. 43 CP.
AC 1 venne, quindi, preso a carico dal dr. __________ allora attivo presso l'organizzazione sociopsichiatrica cantonale, il quale ha riferito, in inchiesta, di avere curato ambulatoriamente l'accusato per diversi anni (cifrati in aula dall'imputato in 4/5 anni):
Chiamato a riferire gli esiti della terapia messa in atto e delle ragioni per cui venne interrotta, il medico ha dichiarato che AC 1
" veniva nel mio studio regolarmente facendo delle sedute di psicoterapia in associazione agli psicofarmaci.
(…)
ha sempre collaborato attivamente in questo impegno terapeutico. Quando ho visto in AC 1 una forza di autocontrollo sufficiente per mantenere un comportamento corretto ho deciso di sospendere la terapia pur mantenendo l'assunzione di medicamenti.
(…)
Negli anni, malgrado non avessi più rivisto AC 1, sentivo abbastanza regolarmente la moglie, la quale mi teneva al corrente della situazione famigliare." (PS ______10.7.2003)
Su esplicita richiesta del dr. __________, AC 1 venne seguito - in quegli anni anche dallo psicologo __________.
Interrogato dalla polizia, lo psicologo, anch'egli allora attivo presso l'organizzazione sociopsichiatrica cantonale, ha riferito di aver preso a carico l'accusato per tre anni con frequenza settimanale precisando quanto segue:
" il signor AC 1 si è sempre presentato regolarmente alle sedute e si è potuto lavorare su delle strutture di controllo che lo aiutassero a inibire le pulsioni pedofile ben presenti, e almeno in parte, dovute ad una esperienza pedofila precoce. Durante questi anni il AC 1 ha mostrato una capacità di metabolizzare le problematiche intrapsichiche, per cui la terapia è stata interrotta, dopo un incontro che specificava sia i rischi che la possibilità di riprendere i contatti se del caso." (PS __________ 10.7.2003)
XY, per quanto le fu possibile, assunse nei confronti del marito un ruolo di garante.
La donna ha dichiarato, in particolare, quanto segue:
" da quando sono subentrati questi problemi di mio marito, io vivevo un po’ sull'attenti". Questo poiché io e mio marito siamo sempre usciti insieme, tutte le cose le facevamo insieme, la vita la facevamo in comune e l'unico hobby che lui ha avuto è sempre stato quello della musica. Infatti, quando lui usciva era solo per questo hobby, non è mai stato abituato ad uscire con amici o ad andare al bar la sua vita in pratica l'ha sempre fatta accanto a me. Io considero mio marito un malato, in questi ultimi tempi non seguiva più nessuna terapia perché la storia sembrava finita, sembrava che non avesse più questo genere di problemi." (PS XY 10.6.2003)
Ma per AC 1 - come vedremo in seguito - il problema si ripresentò quando si trovò di nuovo - per la prima volta dopo anni - a stretto contatto con dei bambini, i suoi nipoti.
E, quando - come da lui stesso dichiarato al perito - "l'istinto si sarebbe risvegliato" e "senza rendersi conto di che cosa stava succedendo" iniziò a toccare i genitali di PC1 sopra il pigiama, malgrado le "strutture di controllo impartite" e la capacità dimostrata di "metabolizzate le problematiche intrapsichiche", AC 1 decise di non confidarsi con la moglie, né di prendere contatto con il medico curante.
A quel momento non riaffiorò neppure quella “pesante e costante preoccupazione per le tracce che il suo comportamento avrebbe potuto lasciare nei bambini” che in passato gli valse il riconoscimento da parte dei periti giudiziari di un particolare "senso etico" tanto da rassicurarli sulla prognosi del soggetto.
Noncurante degli effetti che il suo comportamento avrebbe avuto, egli proseguì per oltre un anno ad insidiare i propri nipoti, in particolar modo PC1, e smise solo perché venne scoperto da sua moglie.
3. AC 1 è stato arrestato il 10.6.2003, dopo che si era presentato in polizia per costituirsi.
Una costituzione che però, a mente di questo Giudice, non ha nulla di spontaneo. Si è sostanzialmente trattato di una costituzione obbligata da quel che successe dopo che la moglie lo sorprese inginocchiato davanti a PC1, nudo dalla cintola in giù.
Il 9.6.2003 AC 1, come detto, venne sorpreso dalla moglie in cantina in ginocchio di fronte a PC1 che era in piedi con i pantaloni e le mutande abbassate. PC1, interrogato dal padre, riferì che il nonno lo stava toccando. AC1 confesserà solo qualche mese dopo che, prima che la moglie entrasse nella cantina, egli si era masturbato davanti al bambino e lo stava toccando sui genitali.
XY nel descrivere quanto avvenne in seguito all'orrenda scoperta, ha reso le seguenti dichiarazioni:
" Ho subito uno choc ed ho urlato, ho urlato come una dannata, ho preso in braccio il piccolo ed ho continuato ad insultare mio marito. Mio marito a questo punto mi ha detto: "sono contento che mi hai preso, perché almeno è finalmente finita". Di questo non vorrei sbagliarmi, perché ripeto lo choc per me è stato fortissimo ed adesso ricordare è veramente dura.
(…)
Gli ho detto "vattene" ed ho portato il piccolo di sopra, che a quel punto ha iniziato a piangere. Mio marito, dopo avermi detto quella frase descritta sopra, è andato in camera da letto a prendere una pistola che si trovava nel comodino, io l'ho rincorso dicendogli che così era troppo facile. Ha poi preso il cane ed è uscito di casa.
(…)
Poi ho fatto un tè al bambino, un tè caldo."
(PS XY 10.6.2003)
XY ha aggiunto, poi, che il marito, tornato a casa dopo un'ora e mezza, le chiese piangendo "di non dirlo a nessuno".
Per tutta risposta, la donna prese il bambino e si recò a casa del figlio. Malgrado la preghiera del marito di mantenere il silenzio, XY ha dichiarato di non avere resistito e di aver raccontato tutto a __________ ed alla moglie __________ che, in passato, era stata messa al corrente dei precedenti penali del suocero.
__________ e __________ rimasero in un primo momento sgomenti davanti alle rivelazioni della donna. Poi la ringraziarono per aver salvato il bambino.
__________ cercò di parlare con PC1 e PC2 per farsi dire dai bambini cosa fosse successo con il nonno:
" (…) ho tentato di parlare con PC1 per capire cosa fosse realmente accaduto, dopo un po’ egli mi ha detto, tra le lacrime, che il nonno l'aveva toccato senza specificare altro, ma che gli faceva schifo. Ho fatto le stesse domande a PC2 e lui mi ha detto di essere stato toccato dal nonno, in due occasioni. La prima volta l'avrebbe toccato superficialmente ai genitali e la seconda volta, mentre si trovava a letto." (PS 10.6.2003 __________)
______ volle subito affrontare il padre e, con la madre, si recò a __________. Confrontato con le richieste di spiegazioni del figlio, AC 1 ammise che questi fatti andavano avanti da circa un anno. Chiamato a descrivere esattamente che cosa avesse fatto con PC1 e se avesse molestato pure PC2, AC 1 rimase sul vago per quanto commesso con PC1 e negò di aver mai toccato PC2.
XY chiamò quello stesso giorno il dr. __________ informandolo di quanto aveva visto e prese un appuntamento per l'indomani. In occasione di questo colloquio, il dr. __________ impose loro, così come da quest'ultimo dichiarato a verbale, di presentarsi "spontaneamente" al posto di polizia.
Presentatosi in polizia, AC 1, malgrado la promessa fatta alla moglie di raccontare tutto e le dichiarazioni rese alla polizia di voler chiarire quanto accaduto con il nipote PC1, ha, in prima battuta, limitato le sue ammissioni a dei palpeggiamenti e masturbazioni dichiarando esplicitamente, e quindi mentendo, che:
" a parte questi palpeggiamenti e masturbazioni non ho mai fatto altro o richiesto altri favori"
Sempre mentendo, AC 1 ha negato di avere mai molestato PC2.
L'atteggiamento di AC 1 a questo stadio della procedura non parla a favore né di un’assunzione di responsabilità per i gesti compiuti sui nipoti né di una collaborazione immediata e spontanea.
Va qui sottolineato che, appena scoperto, AC 1 chiese alla moglie di non dire nulla a nessuno. Nel tentativo di impietosire la moglie e piegarla al suo volere, inscenò un inizio di tentativo di suicidio.
Poi, dopo che la moglie lo convinse – peraltro senza particolare difficoltà – a rimettere la pistola nelle sue mani, AC 1 cercò di impietosirla piangendo calde lacrime.
Infine, falliti questi tentativi di occultare la vicenda, dopo che il medico gli impose di farlo, AC 1 si presentò in polizia sapendo che sarebbe comunque stato denunciato dai genitori dei bambini tant’è che __________ aveva già, al mattino del 10.6.2003, denunciato alle autorità inquirenti quanto patito dai propri figli.
Inoltre, una volta costituitosi, l'imputato limitò le sue confessioni in funzione di quanto già a conoscenza della sua famiglia, negando peraltro il dire di PC2.
I fatti non sono, quindi, stati da subito ammessi nella loro interezza.
È ben vero che AC 1, nel prosieguo dell'inchiesta, ha collaborato con gli inquirenti.
Va, però, rilevato che questa collaborazione è andata maturando man mano poiché l’imputato non ha detto tutto subito ma ha fatto ammissioni vieppiù complete (e ancora!) soltanto man mano che l’inchiesta seguiva il suo corso.
Va, poi, ancora sottolineato che, così come è emerso al dibattimento, più che ad una presa di coscienza del male fatto, questa collaborazione sembra essere frutto della diligenza e del senso di responsabilità del suo patrocinatore.
Inoltre, a ciò va aggiunto che l'imputato ha persistito in sgradevoli tattiche manipolatorie attribuendo, in modo particolare, a __________ l'iniziativa degli atti da lui poi commessi.
AC 1 è stato scarcerato sei mesi dopo l'arresto, il 9.12.2003. L'inchiesta si è conclusa con l'emissione dell'atto di accusa in data 8.4.2004. AC 1 è stato posto in stato di accusa per titolo di atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere ai danni di PC1, di coazione sessuale ai danni di PC2 e di atti sessuali in danno di entrambi.
Nel corso del dibattimento questo Giudice ha prospettato, con l'accordo delle parti, il reato di coazione sessuale in danno di PC1 e di atti sessuali con persone incapaci di discernimento o inette a resistere ai danni PC2.
Già si dirà che la difesa, in arringa, ha sostenuto che, in concreto, non sono dati i presupposti dell’art 191 CP ma soltanto quelli dell'art. 187 CP.
4. Prima di esaminare nel dettaglio gli atti sessuali commessi da AC 1 sui fanciulli e menzionati nell'atto di accusa, si impone a questo stadio di esporre gli accertamenti della Corte in punto ai rapporti esistenti tra AC1 e i suoi nipoti, nonché alle constatazioni oggettive delle persone a stretto contatto con l'imputato e le sue giovani vittime, per poi evidenziare - dopo aver esposto gli atti sessuali commessi dall'imputato - come AC 1, con le dichiarazioni rese in inchiesta, al perito ed ancora in aula, abbia tentato di manipolare i suoi interlocutori, strumentalizzando l'affetto che i bambini gli dimostravano per fornire di sé una immagine tale da ingenerare empatia e comprensione per delle azioni tanto riprovevoli quanto quelle che gli vengono rimproverate.
4.1. Alla nascita dei bambini, visti i precedenti penali del nonno AC 1, __________ e __________ si chiesero se fosse opportuno permettere ai figli di frequentare i nonni ma optarono per dare fiducia al nonno in assenza di segnali preoccupanti:
" mia moglie ed io ci siamo posti il problema, ma abbiamo ritenuto che non vi fossero dei segnali concreti per non permettere ai nostri bambini di non frequentare i nonni paterni."
(PS 12.6.2003 __________)
AC 1 fu felice di diventare nonno. In un primo momento, non aveva particolari preferenze per l'uno o per l'altro dei suoi nipotini. PC2, prima, e PC1 più tardi, con l'andar degli anni, vennero sempre più spesso affidati alla cura dei nonni, a causa anche degli impegni professionali assunti a tempo pieno dalla madre a partire dal 2000.
In punto al tempo ed alle circostanze in cui i suoi figli venivano affidati ai suoceri, __________ ha riferito quanto segue:
" Prima che PC1 iniziasse ad andare all'asilo (3 anni) non è mai andato a dormire dai nonni, poiché la suocera preferiva occuparsi diPC2, che sin da neonato stava a dormire da loro. Quando PC1 ha iniziato ad andare all'asilo, io ho parlato con mia suocera dicendole che era arrivato il momento che si occupasse anche di lui e così ha iniziato a tenerlo. Di regola, i nonni tenevano PC1 a dormire il venerdì sera ogni quindici giorni. Il nonno lo andava a prendere il venerdì alle 15.30 all'asilo e lo tenevano sino alla mattina tardi del giorno seguente. Nell'inverno 1998 noi abbiamo preso in affitto annualmente un appartamento in montagna e quindi spesso, durante i fine settimana, eravamo assenti, comprese le vacanze scolastiche. Durante l'estate eravamo assenti comprese le vacanze scolastiche. Durante l'estate eravamo assenti per circa due settimane. Preciso che durante l'inverno andavamo via circa due fine settimana al mese. Inoltre non sempre i nonni erano disponibili tutti i fine settimana e quindi poteva capitare che i bambini non andassero da loro. Nel 2000, quando ho iniziato a lavorare a tempo pieno, ho chiesto a mia suocera se poteva tenere i bambini anche il mercoledì pomeriggio. Loro hanno accettato e di regola entrambi i bambini stavano dai nonni. Il nonno li andava a prendere alle 11.30, pranzavano e stavano insieme sino alle ore 16.00 circa e poi il nonno li accompagnava a casa. Durante questi pomeriggi capitava spesso che PC2 rimanesse a casa con la nonna, mentre PC1 andava a spasso con il nonno ed il cane.
(...)
Dopo alcuni mesi i nonni facevano fatica a tenere i due bambini insieme e quindi ci hanno chiesto di alternare le visite, nel senso che un mercoledì andava PC2 e l'altroPC1. Ci sono stati dei fine settimana, forse una decina, in cui PC1 si è fermato a dormire dai nonni dal venerdì alla domenica pomeriggio. È pure capitato che durante l'estate, ogni tanto in alternanza, i bambini restassero per tre o quattro giorni a dormire dai nonni. È pure capitato, dopo il 2000 sino al nostro trasferimento a __________ nel luglio 2002, per circa venti volte all'anno, che io fossi impegnata per lavoro e quindi i nonni andavano a prendere i bambini dopo l'asilo o la scuola e restavano con loro sino alle 18.00 circa in casa nostra. Preciso che sino all'anno scorso abitavamo sopra la casa per anziani di __________ e quindi quando i nonni venivano da noi, il nonno rimaneva con i bambini, mentre la nonna andava a fare visita a sua madre ospite nella casa anziani. Quando nel 2001 PC1 ha iniziato la scuola, con il fratello si fermava al dopo scuola (16.00 - 18.00) per due volte alla settimana ed in caso di un mio impegno oltre le 18.00 i nonni andavano a prenderli e mi attendevano a casa mia sino alle 18.30/19.00 circa." (PS 7.10.2003 __________)
4.2. Dalle testimonianze in atti emerge in modo chiaro che, ben presto, PC1 divenne il "cocco del nonno". L'imputato ha ricondotto al periodo in cui PC1 incominciò ad andare a scuola, il momento in cui il suo affetto per il nipote aumentò in modo particolare. La ragione di questa preferenza - spiega l'accusato - va ricercata nel fatto che PC1, più di PC2, manifestava al nonno, in modo spontaneo ed aperto, il suo affetto. Il piccolo cercava il contatto fisico con lui e le sue dimostrazioni di affetto al punto da avere più volte manifestato il desiderio di vivere con i nonni, in particolare con il nonno, invece che con i genitori:
" A volte mi diceva che non voleva neanche più andare a casa e che desiderava vivere con me. Io evidentemente gli spiegavo che i suoi genitori gli volevano bene e che i figli dovevano stare con i loro genitori. Lui insisteva dicendo che noi due stavamo bene assieme. Preciso che quando il bambino mi diceva queste cose, non avevo ancora iniziato i toccamenti e le masturbazioni. Io al bambino concedevo tutto, a costo anche di farmi coinvolgere nelle sue marachelle e di prendermi poi la colpa: per esempio gli ho dato un coltellino, una fionda, ecc. In macchina lo lasciavo stare davanti senza neppure che si allacciasse la cintura come voleva lui. Nei negozi di giocattoli gli compravo qualsiasi cosa che lui volesse. Naturalmente non dovevano costare una somma esorbitante. Mia moglie mi diceva che non ero capace a dirgli di no e che gli concedevo proprio tutto. Mia moglie diceva anche che era il bambino che comandava su di me." (VI PP 2.7.2003, p. 4 e 5)
PC1 stesso ha dichiarato davanti al magistrato dei minorenni, in occasione della sua prima audizione di volere, comunque, bene al nonno perché "era gentilissimo".
" A: raccontami com'era gentile il nonno,…
B: allora, quando gli chiedevo una cassetta che era tardi, che dovevo andare a casa, me la faceva vedere; quando gli chiedevo posso questo gioco, me lo faceva, me lo comprava; quando volevo questo me lo comprava, quando volevo quell'altro, quando volevo i roller, "ti compro a Natale?"
(…)
A: c'erano anche dei giochi belli che facevi col nonno?
B: si.
A: qual'erano questi giochi?
B: giocavamo a racchette, in camera; giocavamo, … mi faceva tagliare … mi faceva fare fare le fionde, i legni, queste cose qui e dopo ha incominciato con questo."
(VI MM __________ 17.7.2003, p. 25-26)
XY ha confermato l'esistenza di un rapporto privilegiato tra PC1 e suo marito:
" Il PC1 è sempre stato molto attaccato al nonno, da quando era piccolo. Con il fatto che poi è cresciuto, forse questo attaccamento per me è diventato un po’ fastidioso, perché mio marito a lui gliele concedeva tutte, io volevo che fosse più severo. Comunque, sinceramente non ho mai pensato che fossero tornati questi problemi di pedofilia in mio marito, pensavo che fosse un attaccamento normale, tra un nonno e suo nipotino." (PS 10.6.2003 XY)
Al contrario del fratello, PC2 era invece il "cocco di nonna". A tal proposito, AC 1 ha dichiarato:
" Rispetto al rapporto che avevo con PC1, quello con PC2 era meno stretto, meno intenso. Lui era il cocco di nonna (mia moglie) ed io, un po’ per bilanciare, mi sono affezionato maggiormente a PC1. È vero che anche PC2 cercava alle volte l'affetto o la vicinanza, così che poteva poi capitare che quando mi trovavo sul divano a guardare la televisione lui si avvicinasse a me e si mettesse anche lui sdraiato" (VI PP 26.8.2003, p. 1).
XY ha spiegato la ragione di questa sua preferenza:
" Dei miei due nipoti è PC2 che è venuto più spesso a dormire da noi, poiché di carattere più tranquillo, indipendente e ubbidiente. Con PC1 io ho avuto sempre dei problemi, poiché è un bambino, che sin da piccolo, era difficile da gestire. Ha iniziato a venire a dormire da noi quando frequentava l'asilo. Mia nuora mi aveva chiesto espressamente di tenere anche PC1, poiché, secondo lei, io preferivo il fratello. Malgrado ciò tra mio marito e PC1 si è creato un legame molto forte. È probabile che PC1 abbia trovato in mio marito più affinità che con me" (PS 1.10.2003 XY)
Malgrado le preferenze manifestate dagli adulti, i bambini provavano entrambi affetto per il nonno. In particolare, anche PC2 gli chiedeva le coccole prima di andare a dormire e lo considerava un nonno bravissimo. Nella sua audizione davanti al magistrato dei minorenni ha, infatti, dichiarato che
" il nonno è sempre stato il nostro…. Era sempre gentile, con noi, bravissimo (…)" (VI MM 13.8.2003, p. 13)
4.3. Come vedremo in seguito più nel dettaglio, AC 1 incominciò ad abusare di PC1 e di PC2 - secondo la tesi accusatoria - a partire dalla primavera del 2002 e continuò fino al 9 giugno 2003, giorno del suo arresto.
In questo lasso di tempo vi furono, soprattutto da parte PC1, dei tentativi di far capire ai genitori ed alla nonna quello che gli stava succedendo.
Nell'agosto del 2002, PC1 tentò di palesare ai suoi genitori il suo malessere. __________, infatti, ha riferito di domande che le fece suo figlio di cui, solo a posteriori, lei comprese il reale significato:
" Ad agosto dell'anno scorso (…) PC1 ha iniziato a pormi delle domande un po’ particolari per la sua età. Ci aveva chiesto chi erano i pedofili ed io gli avevo spiegato che si trattava di persone cattive che fanno del male ai bambini ed è per questo motivo che andavano in prigione. A questa mia ultima frase PC1 mi ha detto "… ma il papà starebbe male se il nonno andasse in prigione …". Noi gli abbiamo chiesto delle spiegazioni, ma PC1 non è riuscito ad andare oltre nel discorso. Ma questa frase, per diverso tempo mi ha fatto riflettere, ma con il tempo l'ho abbandonata poiché PC1 non aveva più dato adito a delle allusioni precise Avevo pure chiesto a mio figlio se qualcuno si era premesso di toccarlo e lui mi aveva risposto negativamente." (PS 10.6.2003 __________)
PC1 stesso ha raccontato, sempre in occasione della sua prima audizione davanti al magistrato dei minorenni, che i suoi genitori non capivano e che in più di una occasione era riuscito a "fregare il nonno" chiamando la nonna o chiedendo alla nonna di tenere il nonno con sé per evitare di stare da solo lui in momenti in cui c’erano segnali che indicavano che il nonno voleva ripetere con lui gli atti sessuali (VI MM 17.7.2003, p. 30-31 e p. 33).
Sempre per quanto concerne il periodo incriminato, PC1 manifestò un peggioramento comportamentale in ambito scolastico.
XY ha dichiarato, a tal proposito, che:
" Devo pure dire che PC1 è un bambino molto sveglio, ultimamente so che ha avuto qualche problema a scuola. Da settembre infatti i suoi genitori si sono trasferiti a __________ ed i figli chiaramente hanno cambiato scuola ed ambiente. Abbiamo pensato che ciò avesse influenzato il rendimento scolastico. Le maestre, avevano segnalato che il bambino aveva bisogno di appoggio, di supporto, insomma qualcuno che lo seguiva. A loro dire, PC1 era spesso isolato, non seguiva le lezioni e faceva un sacco di dispetti a tutti. Vi erano stati problemi di aggressività del piccolo. È stato eseguito il test di intelligenza da parte di una psicologa, se non sbaglio da parte del servizio psicosociale di __________. Da questo test era scaturito che PC1 ha un quoziente d'intelligenza superiore alla normalità, di 115 se non erro. Per cui, partendo dal presupposto che il bambino non era stupido, per tutti noi non è stato un problema. Abbiamo pensato che i problemi scolastici fossero dovuti alla troppa vivacità." (PS 10.6.2003 XY)
__________ ha confermato che, nel mese di novembre del 2002, le maestre di PC1 le avevano segnalato che il bambino aveva dei problemi comportamentali all'interno della classe, aggiungendo che:
" (…) il bambino ha sempre avuto un atteggiamento un po’ aggressivo e polemico, ma non aveva mai dato adito, in precedenza, a segnalazioni concrete." (PS __________ 10.6.2003)
La causa dell'irrequietezza e dell'aggressività manifestate da PC1 in quei mesi è da ricondurre agli abusi che subiva. La psicologa dr.ssa __________, che venne incaricata di seguire PC1 a seguito della denuncia, ha infatti dichiarato in aula che:
" Riguardo allo stato d'animo di PC1 quando ripenso a quel che gli è successo, esemplificativa è l'espressione che lui usa le volte in cui riesce a parlare dei suoi sentimenti "io scaccio le lacrime e, quando la rabbia è troppa, picchio i pugni contro il muro" e poi dice "ho tanta voglia di picchiare". Ed effettivamente è quel che succede a scuola lui provoca e picchia spesso e volentieri i compagni. A causa del suo comportamento, si è dovuta cambiare la sede scolastica di _________ che è stato trasferito da __________ a __________. Preciso che non soltanto è stata scelta la sede scolastica per PC1 ma anche è stato scelto il docente, in grado di contenere le sue intemperanze." (verb dib p. 3)
E PC1 stesso lo conferma nella sua audizione quando afferma che, fortunatamente, il nonno ha cominciato ad abusare di lui solo dopo la prima elementare, aggiungendo:
" Per fortuna non quando facevo la prima elementare, perché se no finiva male anche quella" (VI MM 17.7.2003, p. 25)
PC2, al contrario, non palesò, perlomeno in base alle testimonianze in atti, alcun malessere. Tale differenza è facilmente spiegabile dal numero limitato e dal genere di atti sessuali che subì e dal modo in cui vennero eseguite. Come vedremo in seguito, infatti, i toccamenti e le masturbazioni vennero "contrabbandate" con successo dal nonno per delle normali carezze volte a tranquillizzarlo fargli prendere sonno in modo più veloce.
Vale, a tal proposito, ricordare l'innocenza e l’ingenuità del bambino quando, davanti al magistrato dei minorenni in occasione della sua audizione del 13.8.2003, ha dichiarato con forza di non aver capito quello il nonno gli aveva fatto:
" perché non capivo quello che mi stava a capitare, anche se la mamma ne aveva parlato, l’estate quella proprio prima che mi era capitato, quell’estate ne aveva parlato . … io almeno non capivo quello che … cioè non avevo capito, non avevo in mente…"
(VI MM 13.8.2003 pag. 11)
In aula, la dr.ssa __________, ha confermato lo stato di incoscienza di PC2 al momento di questi gesti:
" Ho avuto in cura PC2 durante più o meno un anno cioè da fine giugno 2003 fino a settembre 2004. In questo periodo ho visto PC2 una decina di volte. Ricordo che la o una preoccupazione maggiore di PC2 era di capire il senso di quello che il nonno gli aveva fatto. Ricordo che lui voleva razionalizzare e ricordo che mi diceva che lui, al momento dei fatti, non aveva capito la natura di quel che il nonno gli aveva fatto. Lui ripeteva che non si era reso conto e diceva che capiva soltanto adesso e che per quello era molto arrabbiato. Ricordo che usava l'espressione "ero incosciente".
(verb dib p. 3)
5. Venendo ora all'esame degli atti sessuali commessi da AC 1 su PC1 e su PC2 si anticipa già di sin d'ora che l'atto di accusa è stato - nei fatti - integralmente confermato.
È stata quindi respinta la richiesta della difesa di assoluzione dall'accusa di cui al capoverso 6 della lettera a) del capo di accusa 1.1., ovvero l'accusa di essersi fatto masturbare da PC1 fino all'eiaculazione, tenendo il bambino per un polso.
5.1. Ripercorrendo le ammissioni di AC 1 per quel che concerne gli atti sessuali commessi ai danni di PC1 si ha che:
a) Nel primo interrogatorio AC 1 ha ammesso di avere ripetutamente palpeggiato e masturbato PC1 e di avergli chiesto di masturbarlo ma di essersi visto opporre un rifiuto dal bambino. AC 1 aggiunse non aver commesso nessun altro atto sessuale e di non aver formulato nessun'altra richiesta a PC1, oltre a quella ammessa.
" Circa un anno fa in occasione di una visita di PC1, eravamo in salotto a guardare una videocassetta di cartoni animati. PC1 si era messo in pigiama ed eravamo allungati sul medesimo divano, uno a fianco dell'altro. Mia moglie si trovava nella nostra camera da letto a guardare un altro programma. Io gli ho messo una mano in mezzo alle gambe, sopra il pigiama. PC1 non ha reagito ed io ho iniziato a palpeggiarlo. Questo mio gesto è durato pochi minuti, durante i quali non ci siamo detti nulla. Questa scena si è ripetuta per ancora due o tre volte a distanza di settimane.
(…)
Dopo alcuni mesi, penso che era già quest'anno (…) ho iniziato a masturbarlo. In un'occasione ricordo di aver chiesto a PC1 se mi masturbava e lui mi aveva risposto negativamente. Da quel momento non ho più insistito ed ho continuato come in precedenza.
(…)
A parte i palpeggiamenti e masturbazioni non ho mai fatto altro o richiesto altri favori. In due occasioni è pure successo in cantina, dove io tengo una pianola.
(…)
È proprio lì che ieri pomeriggio mia moglie mi ha sorpreso mentre toccavo PC. Infatti mio nipote aveva calato i pantaloni e le mutandine ed io lo stavo toccando alle parti genitali.
(…)
Di regola questi approcci avvenivano quando PC1 rimaneva a dormire da noi, quindi il venerdì sera, dopo cena quando ci mettevamo sul divano a guardare la televisione.
(…)
Io gli metteva la mano tra le sue gambe, sopra il pigiama e lo palpeggiavo sui genitali. Posso dire che questo è capitato la prima volta verso fine estate 2002 ed è andato avanti per circa 12/15 volte. Dall'inizio dell'anno i miei approcci sono cambiati, nel senso che masturbavo PC1 mettendogli la mia mano sotto il pigiama e muovendogli il pisello sino che lui raggiungesse l'erezione. Questi atti saranno capitati per circa una decina di volte. Queste cifre non sono precise al cento per cento, poiché non ho tenuto il conto.
(…)
Oltre a questi episodi accaduti in salotto, posso dire che in due altre occasioni e più precisamente nel locale cantina della nostra abitazione (…), dove tengo una tastiera che uso io personalmente. In queste due occasioni, compresa quella di ieri, è accaduto che io abbia masturbato PC1. Ed un'altra volta in un locale a __________, dove io mi riunisco con degli amici per fare musica. Avevo portato lì mio nipote per fargli vedere dove mi diverto a suonare ed in quel frangente l'ho masturbato. Questo episodio è accaduto circa un mese fa." (PS 10.6.2003)
b) Davanti al GIAR, AC 1 ha confermato le sue dichiarazioni, correggendo, al ribasso, il numero di volte in cui avrebbe abusato di PC1:
" Ieri sono stato sentito dalla polizia, ore 13.30. Prima di firmarlo ho riletto il verbale. Esso contiene le mie dichiarazioni che confermo integralmente. I fatti si sono svolti nell'ultimo anno, ho indicato 25 volte, ma ritengo siano meno." (VNA 11.6.2003)
c) In occasione del secondo e del terzo verbale di polizia, AC 1 non ha cambiato versione precisando di avere detto tutto quanto aveva da dire:
" Quello che ho detto sino ad oggi è tutto quello che avevo da dire. Ora attendo di poter parlare con il Procuratore pubblico." (PS 1.7.2003)
d) Il 2.7.2003 in occasione del primo interrogatorio davanti al Procuratore pubblico, dopo avere ribadito lo stesso genere di atti sessuali commessi su PC1, AC 1 ha aggiunto di avere, in tre o quattro occasioni, preso in bocca il pene di PC1:
" Devo aggiungere una cosa che non avevo ancora detto alla polizia, ovvero che in un paio di occasioni a casa nostra a __________, in salotto, in assenza di mia moglie, ho preso in bocca il pene di PC1 ed ho quindi avuto con lui un rapporto sessuale orale. Potrebbe essere successo anche più di 2 volte; penso 3 o 4 volte. Questi episodi sono successi dopo Natale e quindi già nel corso di quest'anno." (VI PP 2.7.2003)
Sempre in quell’occasione, AC 1 ha, poi, precisato di non avere mai chiesto al bambino di praticargli una fellatio e di non essersi mai fatto praticare una masturbazione:
" Non ho mai chiesto al bambino di prendere in bocca il mio pene. pene. Ribadisco tuttavia quello che ho già detto prima, ovvero che io non mi sono mai fatto masturbare dal bambino. Al massimo quello che può essere capitato è che egli abbia toccato il mio pene sopra i vestiti, addirittura forse senza neppure accorgersene, rispettivamente senza neppure realizzare. Può darsi che mentre eravamo sdraiati sul divano e guardavamo insieme la televisione egli avesse appoggiato la sua mano, sul mio pene, ma comunque sopra i pantaloni; in ogni caso io non gli ho mia chiesto di farlo. È vero che quando questo succedeva, cioè che il bambino aveva appoggiato la sua mano sul mio pene, io non gliel'ho spostata e anzi non mi dispiaceva che la tenesse lì appoggiata." (VI PP 2.7.2003)
Quindi, AC 1 ha aggiunto di avere toccato il nipote anche sulle natiche, di averlo toccato anche nell’orifizio anale e di avergli infilato la punta di un dito nell’ano:
" (...) capitava che gli toccassi le natiche e che lo accarezzassi sulle cosce fra le gambe, che gli toccassi i genitali. Quando lo toccavo sulle natiche lo facevo sotto il pigiama. Questi toccamenti sul sedere capitavano un pò meno frequentemente di quanto capitava con i toccamenti sui genitali. Quando toccavo sulle natiche provavo la stessa sensazione delle occasioni in cui toccavo il bambino sul pene. Questo succedeva, come ho già detto prima, quando eravamo sdraiati sul divano di casa. È capitato anche che con la mano, rispettivamente con le dita, gli toccassi l'ano o meglio l'orifizio anale. Questo però è capitato poche volte. Ritengo sia capitato 3 volte in tutto. Potrebbe anche essere successo che in un'occasione io abbia sospinto la punta del dito della mia mano all'interno del suo ano. Penso di avere compiuto questo gesto, anche se non ne ho la certezza. Adesso che ci penso meglio mi ricordo che è capitato una volta questo fatto, ovvero che io gli abbia introdotto la punta del dito nella cavità anale." (VI PP 2.7.2003)
e) In occasione del secondo verbale di interrogatorio davanti al Procuratore pubblico, avvenuto il 14.8.2003, AC 1, ha dichiarato di poter quantificare in 12/15 le circostanze in cui ha abusato di PC1:
" Complessivamente (…) ritengo di poter quantificare in 12-15 volte al massimo il numero di situazioni in cui ho abusato di lui.
(…)
Inizialmente, come avevo già avuto modo di dire, si era trattato esclusivamente di toccamenti rispettivamente di palpeggiamenti delle sue zone intime e la casa è andata avanti abbastanza a lungo; e solo dall'inizio di quest'anno che ho cominciato a masturbarlo e che ho anche iniziato a fare del sesso orale con lui, cosa che sarà accaduta 3 o 4 volte.
(…)
La prima volta che è successo, ricordo che eravamo a casa mia e stavamo guardando la televisione: era circa la primavera del 2002, ma non ricordo francamente con precisione. Non ho la certezza di quando tutto era iniziato." (VI PP 14.8.2003)
Anche in occasione di questo verbale AC 1 ammise - non senza qualche iniziale reticenza e soltanto rispondendo ad una precisa domanda del magistrato (il bambino ne aveva già parlato) - altri episodi, sottaciuti in precedenza, e meglio:
" D: è mai successo che lei toccasse il PC1 mentre eravate in giro in automobile? In particolare non è mai successo nei presso del Centro commerciale __________.
R: no non è mai successo, in particolare non è successo nei pressi del __________. In realtà è accaduto una volta che il PC1 mi aveva chiesto se lo lasciavo guidare. In quell'occasione andammo sul piazzale dietro il __________ e lui si sedette in braccio a me al posto di guida; per la precisione era seduto sulle mie gambe con le sue gambe allargate e teneva in mano il volante. Io in quell'occasione lo palpeggiai sul pene, ma sarà stata una cosa di un paio di minuti. Il tempo di fare il giro dei posteggi e poi di ritornare a casa. Ciò è successo una seconda, a distanza di qualche tempo. Anche perché c'era sempre in giro gente e non mi piaceva fare quelle cose lì in quel posto. Con ciò intendo dire anche il fatto di farlo guidare. Questi episodi sono capitati nel corso del 2003, salvo errore durante i mesi di marzo e aprile, ma non ne sono più certissimo." (VI PP 14.8.2003)
AC 1 ammise, poi, che gli episodi avvenuti in cantina era tre e non due come inizialmente dichiarato alla polizia:
" D: in cantina di casa sua a __________ quante volte è capitato?
R: sarà capitato tre volte, compresa la volta in cui siamo stati scoperti. È vero che in cantina possediamo una specie di sdraio. O meglio si tratta di una seggiolina normale, fatta come sdraio. Si tratta cioè di una sedia pieghevole. Oltre a questa sedia vi era poi anche uno sgabello che serviva per suonare il piano.
D: cosa succedeva in cantina?
R: io mi sedevo sulla sedia e PC1 mi veniva in braccio. Io rimanevo vestito. Mi trovavo quindi seduto sulla sedia con lo schienale leggermente piegato indietro. Il bambino si collocava di traverso, sistemandosi sulle mie gambe oppure appoggiandosi al mio torace con la schiena. Quando poi lo toccavo sul pene lui si levava calzoncini e mutande rimanendo nudo nella parte inferiore. Rimaneva unicamente vestito di una maglietta. A volte capitava che lo spogliassi io. Succedeva poi che lo toccassi sul pene e rispettivamente che lo masturbassi. Devo dire che non sempre avevo la tastiera in cantina a casa mia, alle volte la lasciavo nel locale di prova a __________. Questi comportamenti sessuali succedevano solo quando giù in cantina di casa mia vi era la tastiera che, in sostanza, costituiva un po’ la scusa per scendere di sotto.
ADR la volta in cui eravamo andati assieme al locale di prova della musica di __________ era capitato che io masturbassi PC1." (VI PP 14.8.2003)
Chiamato a specificare i luoghi in cui ebbe dei rapporti orali con il bambino, AC 1 ha detto che:
" è capitato a casa mia nella sua stanzetta dove andava a dormire (…) è anche capitato che prendessi in bocca il pene di PC1 sul divano del salotto. Complessivamente è capitato tre volte che prendessi in bocca il pene di PC1 sul suo letto e una volta, la quarta, sul divano del salotto. Si trattava di situazione che duravano pochi attimi. (…)" (VI PP 14.8.2003)
Sempre in occasione dello stesso verbale, AC 1, dopo avere ammesso che, con il passare del tempo, gli atti sessuali praticati sul bambino erano sempre più frequenti, ammise di avere chiesto in una occasione al bambino di masturbarlo, ma che questi rifiutò. Egli ha, poi, aggiunto di essersi più volte masturbato di fronte al bambino:
" ADR è vero che nel corso degli ultimi mesi lo masturbavo più frequentemente ed è anche vero che succedeva , quando lui veniva in visita, quasi sempre. (n.d.r: sott del red). Parlo in questo caso degli ultimi mesi.
ADR è vero che in un paio di occasioni ho poi tentato di masturbarmi senza esito di conseguenza dei precedenti comportamenti di PC1.
ADR è capitato in un'occasione, ancora nel corso del 2002, che io mi masturbassi in bagno in casa mia a __________ in presenza del PC1. Io avevo appena terminato di fare la doccia e in quel frangente è entrato in bagno PC1. Io dapprima mi sono coperto, ma poi il bambino mi ha detto che vedeva sempre suo papà girare nudo per casa. Io allora terminato di asciugarmi e mi sono tolto l'accappatoio. Rimanendo lì un po’ di tempo mi sono eccitato ed ho iniziato a masturbarmi. Non mi pare che il bambino mi chiese alcunché. Dopo un po’ lui se ne andò. In quell'occasione riuscii ad avere un orgasmo. È successo qualche altra volta che io abbia tentato di masturbarmi, senza peraltro avere successo, in casa mia al cospetto del bambino. È capitato una volta anche in cantina, in particolare l'ultimo giorno quando sono stato scoperto. Un attimo prima che scendesse mia moglie mi ero appena masturbato ed ero riuscito anche ad avere un orgasmo. Quando poi arrivò mia moglie io mi ero già ricoperto. Devo aggiungere che quel giorno il PC1 mi aveva chiesto di fargli vedere un preservativo io mi ricordavo che forse ne avevo uno nel comodino della mia stanza e che era un regali che mi era stato fatto quando mi ero sposato tanti anni fa. Quando scesi in cantina PC1 mi chiese se lo mettessi, rispettivamente di fargli vedere come funzionava. Mi sono quindi masturbato avendo già infilato. Quando poi terminai gettai via il preservativo. Questo mia moglie non l'ha visto. Mentre facevo questo PC1 non disse nulla. Prima che me lo mettessi PC1 toccò il preservativo chiedendomi cosa era quel liquido che si sentiva e io gli spiegai che era del lubrificante e gli spiegai anche a cosa servisse. Non posso escludere che PC1 abbia toccato il preservativo quando l'avevo già infilato sul pene per sentire come era il liquido lubrificante. La cosa comunque durò attimi. Quella è stata la prima e l'ultima volta che facevo vedere un preservativo al PC1.
(...)
ADR quando PC1 toccò il preservativo che io mi ero infilato quando ci trovavamo insieme in cantina, io avevo già una mezza erezione. Preciso che non avevo abbassato i pantaloni ma solo la cerniera. Sono sicuro che quella è stata l'unica volta che io gli abbia fatto vedere un preservativo poiché non ne possedevo altri." (VI PP 14.8.2003)
Va, qui, sottolineato che la versione di AC 1 riguardo al preservativo trovato per caso in un cassetto e che era lì poiché gli era stato regalato da qualcuno per il suo matrimonio non ha convinto la Corte che l’ha ritenuta un’evidente bugia.
In effetti, è impossibile che un preservativo vecchio di almeno 30 anni possa, non soltanto essere ancora utilizzato, ma addirittura conservare tracce di lubrificante.
Il racconto di AC 1 è, dunque, un’evidente menzogna volta a mascherare una realtà diversa, fatta forse di turpi desideri e di altrettanto turpi propositi che sono rimasti inconfessati.
f) Il quarto verbale di interrogatorio davanti al PP ebbe luogo il 24.9.3004. In quest’occasione AC 1 ammise qualcosa in più di quanto penosamente detto in precedenza. In particolare, precisò quanto segue:
° riferendosi ai rapporti orali:
" Può darsi che quando glielo prendevo in bocca, lo succhiassi anche." (VI PP 24.9.2003)
° riferendosi alla penetrazione anale con il dito:
" In quell'occasione vi avevo spalmato un po’ di crema per la pelle (sanadermil) che si trovava nel mio bagno per non fargli male. Ritengo di avergli infilato il dito per una lunghezza corrispondente alla prima falange. Ammetto che in questo caso si tratta di un dettaglio che nell'occasione di precedenti interrogatori non avevo riferito poiché non lo ritenevo importante. Quando avevo fatto questo, cioè la punta del dito nell'ano, PC1 mi disse che non gli piaceva. Non disse comunque che gli faceva male." (VI PP 24.9.2003)
g) Il 9.12.2003, in occasione del quinto e ultimo verbale di interrogatorio davanti al PP, AC 1, dopo avere confermato le sue precedenti dichiarazioni, ha negato di essersi mai fatto masturbare dal nipote. Sempre in quest’occasione, AC 1 ha precisato che capitava che, mentre toccava il pene del nipote, lui si masturbasse ma, ha aggiunto, quasi sempre senza esito. Così, in sintesi, dopo che gli venne contestato che PC1 aveva detto di avere masturbato il nonno e che alla fine gli sarebbe rimasta "una cosa appiccicosa tra le mani che avrebbe lavato nel lavandino", AC 1 ha negato la circostanza ammettendo, soltanto, che il bimbo l’aveva visto mentre si masturbava e mentre eiaculava:
" D: è capitato che il bambino ha masturbato lei (…)
R: no. È solo capitato che mi mettesse una mano sul pene ma sopra il training in salotto.
ADR il Magistrato mi legge ora un passaggio delle dichiarazioni rilasciate da PC1 ( pag. 14 e 15 del verbale di audizione 7.11.2003) in occasione del suo ultimo interrogatorio dove il bambino sostiene che mi avrebbe masturbato e che alla fine gli sarebbe rimasta una cosa appiccicosa tra le mani che poi avrebbe lavato nel lavandino e mi viene chiesto di prendere posizione. Rispondo che PC1 non mi ha mai masturbato.
È invece vero che in una circostanza mi ha visto masturbarmi nel locale doccia e quindi mi ha visto anche eiaculare nel lavandino. Evidentemente ha visto anche che mi è rimasto un po’ di sperma sulle mani che poi mi ero lavato nel lavandino stesso.
(…)
ADR mi ero masturbato in doccia davanti al bambino poiché io in quell'occasione o meglio, poco prima in salotto mi ero eccitato masturbando PC1. Avevo quindi deciso di masturbarmi a mia volta e mi ero quindi recato in doccia dove il PC1 mi aveva seguito ed ho quindi potuto assistere a questa scena.
ADR è vero che mi sono eccitato e quindi masturbato fino all'eiaculazione una seconda volta quando mi sono trovato in cantina con PC1 e, successivamente, fummo poi scoperti da mia moglie. Quando poi PC1 mi aveva visto eiaculare io gli spiegai che li era poi contenuto il seme che faceva nascere i bambini.
ADR corrisponde al vero che poteva capitare che io masturbassi il bambino e nel contempo con l'altra mano mi toccassi il pene, rispettivamente mi masturbassi per cercare di avere un'erezione che però non avveniva. Questo sarà accaduto due o tre volte. Questo capitava con entrambi noi vestiti ed io infilavo la mano sotto il suo pigiama e l'altra sotto il mio training.
D: è mai capitato che lei abbia preso la mano del bambino (PC1) e se la sua (recte: sia) appoggiata sul suo pene?
R: è capitato come ho già avuto modo di riferire, che io abbia chiesto a PC1 di prendere il mio pene in mano ma sopra i vestiti. Lui però si rifiutò. È vero che io in quell'occasione presi la mano del bambino in mano ma sopra i vestiti. Lui però si rifiutò. È vero che io in quell'occasione presi la mano del bambino e me la appoggiai sul pene sopra il training. Preso atto del suo rifiuto rinunciai. Devo anche precisare che il bambino in un'altra occasione, ovvero quando mi vide masturbarmi nel locale doccia, mi disse "bee che schifo tutti quei peli".
(VI PP 9.12.2003)
La Corte non ha creduto a AC 1 quando ha negato di essersi fatto masturbare dal nipote. Infatti, le dichiarazioni di PC1, rese in occasione della seconda audizione davanti al magistrato dei minorenni (p. 12 - 17), sono state ritenute credibili poiché spontanee e circostanziate.
Il bambino ha riferito che il nonno gli teneva il polso, ha mimato la posizione della manina (in alto rispetto al corpo e parzialmente chiusa a forma di pugno) ed il gesto che gli veniva fatto fare in modo estremamente veritiero e, perciò, credibile. Il piccolo ha, pure, riferito della sensazione provata - "era tutto appiccicoso" - e il susseguente “schifo” e la necessità di lavarsi bene le mani . Anche in questo caso non manca la gestualità a conferma della veridicità delle sue dichiarazioni.
A questo proposito, va detto che indicativa della verità di quanto raccontato da PC1 è, avantutto, la sofferenza che egli ha manifestato durante la descrizione di quel che il nonno gli ha fatto subire. Sofferenza che gli ha impedito di esprimersi completamente durante la prima audizione davanti al MM e che è chiaramente percepibile dalla visione della registrazione della deposizione del 7.11.2003.
Indicativo della veridicità del suo racconto è, poi, la precisione di cui PC1 dà prova nel descrivere, mimando, il gesto della masturbazione e la posizione della sua manina durante tale operazione (lui, più piccolo, deve alzare il braccio per poter prendere il pene del nonno che è davanti a lui sotto la doccia) e il nonno che gli manteneva la mano in posizione e imponeva il ritmo tenendo per il polso.
Ulteriore elemento che conferma la verità del racconto di PC1 è la contestualizzazione del gesto: l’operazione non rimane slegata, a sé stante, ma viene inserita in un ambiente (nella doccia), in un momento (quando la nonna era scesa dalla “grosmami”) e ad essa viene dato un seguito logico (il bambino corre a lavarsi le mani con il sapone liquido perché lo sperma gli dà una sensazione di appiccicaticcio che gli fa schifo).
Inoltre, ulteriore forte elemento indicatore dell’attendibilità di PC1 è la sensazione di appiccicaticcio da lui descritta.
Il piccolo non può avere interiorizzato questa sensazione – come, in sostanza, ha preteso l’imputato - soltanto guardando il nonno che si masturbava. Per forza deve avere avuto sulle mani lo sperma del nonno. E per questo, per forza, deve avere avuto tra le mani il pene del nonno quando questi eiaculava.
Del resto, in base alle dichiarazioni di AC1, secondo il quale il bambino non avrebbe mai toccato il suo pene a nudo, se non quando gli avrebbe fatto vedere un preservativo - e la sensazione è, in quel caso, oleosa e non appiccicosa -, PC1 non sarebbe mai potuto entrare in contatto con il suo sperma.
Ne consegue che le precise sensazioni riferite dal bambino non fanno altro che confermare la circostanza - negata dall'accusato - che egli venne indotto a masturbare il nonno fino all'eiaculazione.
Visti gli accertamenti di cui sopra, i fatti dell'atto di accusa sono stati integralmente confermati.
5.2. In punto alle modalità di commissione degli atti sessuali sopra esposti, la Corte ha proceduto alla valutazione delle dichiarazioni di PC1, da una parte, e quelle dell'accusato dall'altra ed è giunta alla conclusione che AC1 è riuscito a portare a termine i suoi odiosi propositi - non poiché richiesti dal bambino (come sostenuto dall'imputato fino alla fine) - ma soltanto grazie alla pressione psicologica da lui creata ad arte per assicurarsi il silenzio e la sottomissione del bambino.
A questo proposito, va detto che AC1 ha informato la Corte di avere rinunciato ad esperire un confronto con il bambino.
La Corte è giunta a questa conclusione in base agli accertamenti che seguono.
a) dichiarazioni di AC1
AC1 ha ammesso di avere detto a PC1 di non parlare con nessuno di quel che gli faceva poiché, se la cosa si fosse saputa, lui sarebbe finito in prigione e non si sarebbero più visti.
Poi, AC1 – per perfezionare il suo intento manipolatorio e coercitivo nei confronti del bambino - ha anche reso attento il nipotino sul fatto che “stava rischiando per lui” ripetendogli che quelle cose “che un adulto non potrebbe fare ad un bambino” le faceva soltanto “per dimostrargli l’affetto e il bene che gli voleva”:
- "ADR corrisponde al vero che io ho detto a PC1 di non andare in giro a raccontare quello che facevamo insieme, con questo intendo dire gli atti sessuali, poiché lui era piccolo ed io ero grande e non avrei potuto fare quelle cose con lui. In effetti gli spiegai che gli facevo quelle cose per l'affetto che gli portavo, ovvero per dimostrargli l'affetto e il bene che gli volevo. Feci capire al bambino che se qualcuno fosse venuto a saperlo ci avrebbe divisi e non ci saremmo visti mai più. PC1 mi promise che non lo avrebbe mai detto a nessuno. PC1 sapeva che se la cosa fosse venuta a conoscenza di terze persone io sarei potuto andare in prigione. Io al PC1 ho fatto capire in sostanza che "rischiavo per lui". Io tuttavia facevo anche quello che a lui faceva piacere."
(VI PP 24.9.2003)
- "È vero che avevo chiesto a mio nipote di non raccontare a terze persone quello che facevamo, poiché gli avevo spiegato che essendo un adulto non potevo fare queste cose ad un bambino."
(PS 30.9.2003)
Tuttavia, egli ha sostenuto di avere fatto tutto soltanto dietro esplicita richiesta del bambino precisando di avere rischiato per accontentare i desideri del nipotino. In sintesi – pur se ha ammesso che la cosa non gli dispiaceva - AC1 avrebbe rischiato del suo perché plagiato dal bambino cui non sapeva resistere, non solo a causa della sua malattia, ma anche per troppo amore:
" Malgrado ciò ho continuato questo "gioco" con PC1, poiché lui mi chiedeva di volerlo fare. Se non avessi avuto queste richieste da parte sua, probabilmente io avrei cercato di non più fare questi atti con lui. Purtroppo quando me li chiedeva io non ero capace a negarglieli. Per concludere vorrei precisare che per dimostrare a PC1 il mio grande affetto io lo assecondavo nelle sue richieste sessuali facendogli capire che rischiavo per amor suo."
(PS 30.9.2003)
In sintesi, dunque, secondo la tesi elaborata dall’imputato, l’ingiunzione del silenzio non sarebbe stato un mezzo volto ad ottenere i favori desiderati ma si trattava di una semplice misura di precauzione così da poter continuare ad esaudire le richieste del bambino.
È utile ripercorrere puntualmente e cronologicamente le dichiarazioni dell'imputato a questo proposito.
Nel primo interrogatorio di polizia, AC1 ha ammesso di avere messo di sua spontanea volontà le mani sui genitali del bambino. Di avere ripetuto questo gesto per altre due o tre volte a distanza di settimane e che in un'altra occasione simile "al momento che io ho tolto la mano dalle sue parti intime, mio nipote mi disse che se volevo toccarlo potevo farlo, poiché gli piaceva. Con questa frase sia ben chiaro non voglio scaricare le mie responsabilità ma quelle parole hanno scatenato in me un impulso irrefrenabile a continuare a fare un gesto che sapevo che non avrei dovuto fare" (PS 10.6.2003).
Dunque, secondo questa prima versione, ci furono almeno 4 occasioni in cui AC1 toccò di sua spontanea volontà i genitali del piccolo che, soltanto alla quinta volta, gli disse che la cosa gli piaceva e che perciò poteva continuare a toccarlo.
Sempre nello stesso primo interrogatorio, AC1 mentendo
(cfr ammissioni fatte in seguito) - ha dichiarato che, quando masturbava PC1, lui non aveva nessuna erezione spiegando agli inquirenti, per dare credito a questo suo dire, delle difficoltà d’erezione per cui era in cura da un anno dall'urologo Dr. Casanova.
Sempre ancora in quel primo verbale, AC1 si è dichiarato cosciente d’avere “commesso una cosa molto grave” e si è detto disposto a farsi curare “o eventualmente ricoverare, onde poter risolvere definitivamente questo impulso" (PS 10.6.2003).
Nel secondo interrogatorio di polizia, AC1 si è dichiarato dispiaciuto del fatto che il suo “impulso” si fosse scatenato sul nipote cui vuole “un bene dell’anima”. Ma soprattutto, il suo dispiacere AC1 l’ha sprecato per sé stesso chiedendo a gran voce di essere curato:
" In questi tre giorni ha riflettuto molto e non mi do pace per quello che è accaduto. Qualcuno dovrà spiegarmi quello che è successo nel mio cervello, ed è per questo che voglio essere nuovamente curato per poter guarire definitivamente. Secondo me quello che è successo è stata una ricaduta, poiché, come già detto, in quasi vent'anni dal mio precedente non ho mai più avvicinato qualcuno a scopo sessuale. Mi dispiace molto che questo impulso sia scaturito nei confronti di mio nipote, al quale voglio un bene dell'anima ed al quale nello stesso tempo ho fatto molto ma molto male.
(…)
ADR che dal 1985, anno in cui sono stato condannato, non ho più avvicinato nessuno a scopo sessuale. Dopo le cure ricevute presso la CPC di Mendrisio, nella persona del dr. ______e dopo le consultazioni presso lo psicologo ______di ______, pensavo di essere guarito per sempre" (PS 13.6.2003)
Già in occasione del terzo verbale di polizia, AC1, pur continuando a dichiararsi pentito e a non spiegarsi come il tutto avesse potuto succedere, ha iniziato a suggerire agli inquirenti che la soluzione ideale per lui non era il carcere ma una struttura in cui essere adeguatamente curato e in cui elaborare meglio i suoi problemi. L’affetto nutrito per il nipote, evidentemente, cominciava a stemperarsi o, perlomeno, veniva messo in secondo piano da quello – evidentemente più grande – che l’imputato nutriva per sé poiché non vengono più espressi pensieri preoccupati per il piccolo:
" In queste due settimane ho avuto modo di riflettere molto, ma purtroppo non sono ancora riuscito a trovare una spiegazione per quanto accaduto. Posso solo dire di essermi pentito amaramente e mi vergogno tremendamente. Giovedì scorso ho avuto un colloquio sorvegliato con mia moglie, la quale ha notato che stavo male psichicamente ed è per questo motivo che, tramite l'avvocato Godenzi, ha fatto intervenire il dr. Bielic. Visto il mio stato d'animo e di salute lo psichiatra mi ha prescritto dei medicamenti per togliermi l'angoscia che mi perseguita. Ora sto un po’ meglio, ma penso che la situazione ideale sarebbe quella di poter uscire e farmi ricoverare in una struttura medica adeguata. Ho proprio bisogno di un sostegno psicologico per poter elaborare meglio i miei problemi, in prigione non ho la possibilità di parlare e quindi non faccio altro che angosciarmi." (PS 1.7.2003)
Così, miracolosamente, in occasione del primo verbale davanti al magistrato inquirente, AC1 ha trovato la "sua spiegazione", cioè ha trovato quella spiegazione che gli permetteva di liberarsi dal fardello della colpa che, evidentemente, non era in grado di portare: in realtà, il colpevole non era soltanto lui, ma anche il bambino per il cui piacere lui aveva fatto tutto.
La sua colpa si limitava al non avere saputo resistere alle provocazioni del bambino che, voglioso di sesso, lo incitava ad agire.
Se è vero che la cosa un po’ faceva piacere anche a lui (ma poco, perché aveva difficoltà di erezione), è anche soprattutto vero che lui agiva soltanto dietro richiesta del bambino (notasi: che all’inizio dei fatti aveva 6 anni).
La consapevolezza di avere fatto molto male al bambino scompare qui completamente e viene sostituita dalla presa di coscienza della responsabilità del bambino del quale si è dichiarato succube.
Certo, continuando, comunque – a riprova della sua buona fede – a dichiarare che così dicendo lui non voleva togliersi la responsabilità dei suoi gesti, ma d'altra parte non poteva fare altro visto che le richieste del bambino facevano riaffiorare quell’istinto che lui era riuscito per anni a reprimere.
Così, in questo processo di trasferimento di responsabilità, al PP ha raccontato che il bambino gli chiedeva di continuare a toccarlo perché a lui (bambino) piaceva non più dopo 4/5 volte che lui (nonno) l’aveva fatto spontaneamente, ma già dopo la prima volta. E occorre notare che, quella prima volta, la mano di AC1 si posò sul pene del bambino praticamente animata da volontà autonoma, senza che praticamente AC1 se ne rendesse conto. Ed è ancora da notare che, la volta successiva, quando il bimbo gli chiese di continuare a toccarlo, AC1 la mano non l’aveva messo nuovamente sul pene (così come aveva dichiarato in precedenza) ma soltanto sulla gamba del nipotino. Questo contatto mano/gamba, dunque, bastò a scatenare i desideri del piccolo che, addirittura, da solo e spontaneamente, già quella volta, si scostava il pigiama per permettere al nonno di masturbarlo più comodamente:
" Penso di ricordarmi come è capitata la prima volta che ho toccato il PC1. Se non mi sbaglio ci trovavamo in salotto a guardare un film e il PC1 si era già messo in pigiama. Entrambi eravamo sdraiati sul divano ed io lo tenevo quasi in braccio. Non so cosa mi è capitato e ad un certo momento gli ho messo la mano tra le gambe sul suo pene, comunque sopra il pigiama. Il bambino non ha reagito Dopo un attimo che lo toccavo, l'ho poi tolta. Dopo qualche tempo è capitato di nuovo che PC1 si trovasse a casa nostra e che di nuovo fossimo sdraiati insieme sul divano davanti alla televisione. Gli avevo messo la mano sulla gamba e il bambino mi disse "se vuoi toccarmi ancora, fallo che mi piace." Questa frase mi ha fatto cedere completamente i miei freni inibitori. Sentendo questo, infatti, ho di nuovo iniziato a toccarlo sul pene, questa volta anche sotto il pigiama. Addirittura era il bambino che tirava sul il pigiamino per farmi mettere sotto la mano. Già in questa seconda occasione sentivo il bambino che reagiva ai toccamenti e che il suo pene diventava duro. Io lo facevo perché sapevo che facevo un piacere al bambino, ma nel contempo evidentemente piaceva anche a me e provavo un desiderio di toccarlo." (AC1 2.7.2003)
In seguito – sempre secondo la versione di AC1 che questo giudice è costretto a riportare - i desideri del bambino non si quietarono. Capitava, infatti – sempre secondo la versione del nonno amorevole – che il piccolo PC1 manifestasse voglia di fare “quelle cose” mentre erano per strada e che il nonno dovesse frenarlo e spiegargli che “quelle cose non si potevano fare per strada” e che avrebbe dovuto avere pazienza sino al rientro in casa. In questi casi – ha precisato il nonno amorevole – al rientro in casa, lui lo masturbava soltanto se il bambino lo chiedeva di nuovo. Non invece se, nel frattempo, il bambino, distratto da altre cose, non ritornava sull’argomento:
" Di lì in poi, quando PC1 veniva a trovarci, succedeva che si ripeteva la stessa cosa; comunque io toccavo solamente quando il bambino me lo chiedeva, rispettivamente che mi faceva capire che gli faceva piacere che io lo toccassi sui suoi genitali.
(…)
Poteva capitare che mentre eravamo in giro a passeggio il bambino mi dicesse: "Avrei voglia di fare quella cosa lì". Io allora gli dicevo che queste cose non si facevano per strada e di aspettare che saremmo arrivati a casa. Poteva poi capitare che non ci pensasse più e quindi non si faceva niente; se invece ritornava sull'argomento allora lo toccavo.
(…)
Ribadisco ancora una volta che questi atti, ovvero i toccamenti e la masturbazione capitavano esclusivamente quando il bambino diceva che lo voleva fare. Io evidentemente ero consapevole che questo mio comportamento era illegale, tuttavia non riuscivo a trattenermi. Vorrei ancora aggiungere che in ogni caso io non ho mai impiegato la forza, né l'ho obbligato a subire questi atti sessuali.
(…)
Come ho già avuto modo di riferire alla polizia in occasione delle ultime 4 o 5 volte che avevo masturbato il PC1, egli aveva avuto un orgasmo, evidentemente senza eiaculazione data la sua età. Io avevo piacere che lui avesse piacere. Evidentemente un po’ piaceva anche a me.” (AC1 2.7.2003)
AC1 – sempre nel primo interrogatorio davanti al PP – ha, poi, raccontato di altri episodi in cui fece sesso con il nipote soltanto perché questi lo chiese. Per esempio – ha raccontato il nostro – una volta che “erano in giro in macchina” PC1 gli chiese “perché non facciamo quella cosa lì?”. Allora lui – sempre attento ai desideri del piccolo – lo portò nel locale in cui si esercitava con il gruppo musicale. Lì , in fondo, tentò di distrarlo accendendo la tastiera. Ma il piccolo – che, evidentemente, non trovava requie – insistette chiedendogli “adesso che siamo qui da soli, perché non facciamo quella cosa lì?” e, da solo, si abbassò i pantaloni:
" In un'occasione è capitato che masturbassi il PC1 a _________, (…) Io e PC1 eravamo in giro in macchina e lui mi chiese se era possibile che ci fermassimo in qualche posto per "fare quella cosa lì". Io allora gli dissi: "Ti faccio vedere il locale dove facciamo le prove"
" e che lì non c'era nessuno. Siamo arrivati al locale e ci siamo chiusi dentro.
(…)
Io ho acceso la mia tastiera pensando che magari lui voleva ascoltare un po’ di musica. PC1 allora disse: "Adesso siamo qui da soli, perché non facciamo quella cosa lì". Lui si è abbassato i pantaloni ed io, a mia volta, gli ho abbassato le mutandine. Il bambino era seduto su uno sgabello, appoggiando i piedi su uno sgabello e quindi si trovava in posizione semi-orizzontale; io ero seduto a mia volta su un altro sgabello. Quella volta eravamo meglio sistemati che giù in cantina. Dopo di che l'ho masturbato (…)" (VI PP 2.7.2003)
Al secondo interrogatorio davanti al PP, AC1 ha continuato a ribadire di avere fatto tutto esclusivamente per il piacere del piccolo. A lui la cosa, in fondo, non beneficiava granché visto che – e sono parole sue - lui “non si era mai eccitato” poiché da “oltre un anno” soffriva di “un blocco sessuale”.
" Io del resto non prendevo nessuna iniziativa a meno che lui mi dicesse "ho voglia di farlo". In queste situazioni poteva allora capitare che io compissi degli atti sessuali del tipo di quelli che ho descritto nel mio precedente verbale su di lui.
(…)
Quando PC1 mi diceva "facciamo quello", io capivo che lui voleva essere toccato, palpeggiato sul pene e, quindi lo facevo, incapace di resistere. Inizialmente, come avevo già avuto modo di dire, si era trattato esclusivamente di toccamenti rispettivamente palpeggiamenti delle sue zone intime e solo dall'inizio di quest'anno che ho cominciato a masturbarlo e che ho anche iniziato a dare del sesso orale con lui, cosa che sarà accaduta 3 o 4 volte. Io non mi ero mai eccitato a compiere questi atti, ma lo facevo esclusivamente per fare contento il bambino. Io da oltre un anno soffro di un blocco sessuale, nel senso che non riesco ad avere più un'erezione”
(AC1 14.8.2003)
Non può essere sottaciuto che AC1 ha, ancora una volta, anche durante questo secondo interrogatorio del PP, leggermente modificato la sua versione dei fatti.
Se nel racconto dei fatti reso il 2 luglio, la prima volta la mano andò da sola, senza che lui se ne accorgesse, sul pene del bambino, in agosto la mano è andata per la prima volta a posarsi sul pene del piccolino “istintivamente” quando lui cercò un appoggio per cambiare la posizione sul divano. In agosto, AC1 ha ammesso soltanto che è possibile (“può darsi”) che lui abbia effettuato dei movimenti “di palpazione” ma soltanto “per sentire cosa c’era sotto”. Nulla di più. Tuttavia, questo bastò a scatenare il nipote che, alla visita successiva, chiese al nonno di toccarlo aggiungendo, però, che quelle cose “le lascio fare solo a te”. E questa volta, la mano del nonno non era più nemmeno sulla gamba del piccolo (così come dichiarato in precedenza) ma il nonno era “tranquillo, fermo”:
" La prima volta che è successo, ricordo che eravamo a casa mia e stavamo guardando la televisione (…) e quando io mi spostai per cambiare posizione sul divano istintivamente gli misi una mano sul pene, sopra il pigiama. Non si trattò di una cosa premeditata, capitò e basta. Lasciai la mano sul pene di PC1 forse un minuto o due. Può darsi che in questo tempo io abbia effettuato dei movimenti di palpazione, per sentire cosa c'era sotto. Un (recte: in) questi frangenti né io né PC1 abbiamo detto niente. Anche lui sembrava che non si fosse accorto di niente. Dopo ho tolto la mano e quella sera non è più accaduto nulla. Io pensai che forse il bambino se ne sarebbe dimenticato e che la cosa finisse lì. Alcune settimane dopo