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Ticino Tribunale penale cantonale 25.06.2004 72.2003.129

25. Juni 2004·Italiano·Tessin·Tribunale penale cantonale·HTML·15,163 Wörter·~1h 16min·1

Zusammenfassung

Sentenza o decisione senza scheda

Volltext

Incarto n. 72.2003.129

Mendrisio, 25 giugno 2004/nh

In nome della Repubblica e Cantone del Ticino  

Il presidente della Corte delle assise criminali

composta dei giudici:

Claudio Zali (Presidente) GI 1 GI 2  

e dagli assessori giurati:

AS 1 AS 2 AS 3 AS 4 AS 7  

con il segretario:

Pascal Cattaneo, vicecancelliere

Conviene oggi nell’aula penale di questo Pretorio

per giudicare

AC 1 e domiciliato a   

detenuto dal 22 gennaio 2003;

prevenuto colpevole di:

                                   1.   omicidio intenzionale

                                         per avere,

a Chiasso,

il 22.01.2003, tra le ore 06.30 e le ore 08.00,

nella camera da letto dell’appartamento coniugale di Via Mola 1, intenzionalmente ucciso la moglie __________, strozzandola con il braccio e la mano destra per circa otto minuti fino a provocarne la morte per asfissia meccanica,

                                         in particolare:

                                         trovandosi disteso a letto nel mentre che la vittima, in piedi alla sua destra, al bordo del letto, durante un loro alterco verbale, si avventò contro di lui, averle stretto il braccio destro intorno al collo aiutandosi, per fare maggior pressione, con il braccio sinistro fino a che, durante la colluttazione, si trovarono prima in piedi tra il letto ed il divano e successivamente, nel mentre che l’accusato continuava a stringerle il collo con entrambe le braccia, sul divano con la vittima distesa e lui inginocchiato all’altezza del suo viso,

                                         finendo in seguito sul pavimento, dove in ginocchio, all’altezza delle spalle della moglie che era distesa per terra, continuò a stringerle il collo ma solo con la mano destra spingendo contro il pavimento,    

per poi alzarsi, dopo qualche minuto e con la vittima rantolante e sanguinante dal naso, andare in bagno a lavarsi le mani sporche di sangue e rientrare successivamente in camera da letto, mettersi un maglione, prendere la giacca in un'altra stanza e calzare le scarpe in corridoio,

                                         ritornando nuovamente nella camera da letto, con la moglie che più non dava segni di vita, per prendere le sigarette e il telefonino ed uscire di casa raggiungendo a piedi la Gendarmeria di Chiasso dove si costituì;

fatti avvenuti nelle indicate circostanze di tempo e luogo;

reato previsto dall’art. 111 CPS;

                                   2.   infrazione alla LF concernente la dimora e il domicilio degli stranieri

                                         per avere,

a Chiasso,

                                         nel periodo 29.10.2002 / 28.12.2002,

favorito il soggiorno illegale della cittadina rumena __________ ospitandola presso l’appartamento coniugale di Via Mola 1 benché non fosse in possesso di validi documenti di legittimazione (passaporto privo del richiesto visto d’entrata);

                                         nel periodo 15.07.2002 / 22.12.2002,

favorito il soggiorno illegale del cittadino serbo __________ ospitandolo regolarmente,

ad eccezione di quattro o cinque giorni al mese,

presso gli appartamenti coniugali di Via Puccini 4 e di Via Mola 1 benché non fosse in possesso di validi documenti di legittimazione (passaporto privo del richiesto visto d’entrata);

fatti avvenuti nelle indicate circostanze di tempo e luogo;

reato previsto dall’art. 23 cpv. 1 LFDDS;

                                   3.   contravvenzione alla LF concernente la dimora e il domicilio degli stranieri

per avere,

                                         a Chiasso,

presso l’appartamento coniugale di Via Mola 1,

nel periodo 29.10.2002 / 28.12.2002,

intenzionalmente impiegato la cittadina rumena __________ quale baby-sitter del figlio minorenne __________ (30.07.2002) benché la stessa non fosse autorizzata a lavorare in Svizzera in quanto priva di certificati validi di legittimazione e del richiesto permesso della Polizia degli stranieri;

                                         a Morbio Inferiore,

nel periodo giugno / luglio 2002,

intenzionalmente impiegato il cittadino serbo __________ per dieci giorni lavorativi quale aiuto giardiniere benché lo stesso non fosse autorizzato a lavorare in Svizzera in quanto privo di certificati validi di legittimazione e del richiesto permesso della Polizia degli stranieri;

fatti avvenuti nelle indicate circostanze di tempo e luogo;

reato previsto dall’art. 23 cpv. 4 LFDDS;

e meglio come descritto nell'atto d'accusa 142/2003 del 21 novembre 2003, emanato dal Procuratore pubblico.

Presenti

§ Il PP 1. § L'accusato AC 1 assistito dal difensore di fiducia avv. __________. § L'avv. __________ in rappresentanza delle PC __________, PC 1 e PC 2, PC 3 e PC 4. § L'interprete IE 2.  

Espleti i pubblici dibattimenti

                                     -   mercoledì   23 giugno 2004 dalle ore 9:30 alle ore 16:25

                                     -   giovedì        24 giugno 2004 dalle ore 9:30 alle ore 17:30

                                     -   venerdì        25 giugno 2004 dalle ore 9:30 alle ore 17:25

Sentiti                        §   Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale, dopo avere riassunto i fatti che hanno portato al tragico evento in esame e le modalità con le quali è avvenuto, passa in disamina le seguenti ipotesi di omicidio colposo, omicidio passionale, legittima difesa ed eccesso di legittima difesa, per poi concludere all’applicazione del reato di omicidio intenzionale per dolo diretto. Basandosi sulla perizia PE 2, riconosce l’applicazione dell’attenuante specifica della scemata responsabilità di grado medio. Ritenuto come nessun’altra attenuante specifica può essere riconosciuta a AC 1, conclude chiedendo che l’imputato venga condannato alla pena di sette anni e mezzo di reclusione non opponendosi a che venga ordinato, già durante l’espiazione della pena, un trattamento medico ex art. 43 CP. Ritenuto inoltre come i reali legami affettivi dell’imputato si trovino in Serbia e non in Svizzera, chiede pure la condanna all'espulsione effettiva per 15 anni.

                                    §   L'avv. __________, rappresentante di PC, il quale si associa alla pubblica accusa per quanto attiene alla colpabilità dell’imputato e conclude chiedendo la condanna di AC 1 a versare a __________ e ad __________ fr. 40'000.- ciascuno quale torto morale e fr. 99'171.-, rispettivamente fr. 63'425.-, quale perdita di sostegno; a __________ e PC 3 fr. 25'000.- ciascuno quale torto morale; a Ionel e PC 4 fr. 8'000.ciascuno quale torto morale; in solido a tutte le PC fr. 6'868.90 quale risarcimento delle spese di aiuto immediato alle vittime, fr. 28'830.- per spese legali e fr. 4'200.- relativi all’allestimento della perizia di parte.

                                    §   Il Difensore, il quale pone in risalto la personalità, la figura e la vita anteriore del suo patrocinato, in particolar modo in relazione alla sua difficile infanzia. Ripercorre quindi brevemente gli antefatti che hanno portato alla tragica morte di PC 4.

In merito alla qualifica giuridica dei fatti imputati a AC 1 sostiene l’ipotesi dell’omicidio per negligenza di cui all’art. 117 CP. Basandosi sulla perizia giudiziaria del dott. PE 1 chiede che venga riconosciuta una scemata responsabilità di grado grave (con riduzione della pena di almeno il 66 %). Postula inoltre l’applicazione dell’art. 33 CP e delle attenuanti specifiche di cui all’art. 64 CP. Concludendo chiede che al proprio patrocinato non venga inflitta una pena superiore a 3 anni di reclusione. Inoltre, in via principale si oppone alla richiesta d’espulsione, in via subordinata ne chiede una riduzione e la sospensione condizionale. Per quanto attiene invece alle richieste di PC, ne postula il rinvio al foro civile.

Posti dal Presidente, con l'accordo delle Parti, i seguenti

quesiti:                          AC 1

                                   1.   È autore colpevole di:

                               1.1.   omicidio intenzionale

per avere,

a Chiasso, il 22 gennaio 2003, tra le 06.30 e le 08.00,

intenzionalmente ucciso la moglie __________,

strozzandola con il braccio e la mano destra per circa otto minuti fino a provocarne la morte per asfissia meccanica?

                             1.1.1   Ha egli agito per legittima difesa o per eccesso di legittima difesa?

                             1.1.2   Trattasi invece di omicidio colposo?

                               1.2.   infrazione alla LDDS

per avere,

a Chiasso, favorito il soggiorno illegale,

ospitando regolarmente presso il proprio appartamento coniugale

                             1.2.1   nel periodo 29 ottobre 2002 – 28 dicembre 2002,

la cittadina rumena __________?

                             1.2.2   nel periodo 15 luglio 2002 – 22 dicembre 2002,

il cittadino serbo __________?

                               1.3.   contravvenzione alla LDDS

per avere,

benché non autorizzati a lavorare in Svizzera,

impiegato

                             1.3.1   a Chiasso,

nel periodo 29 ottobre 2002 – 28 dicembre 2002,

__________ quale baby-sitter del figlio __________?

                             1.3.2   a Morbio Inferiore,

nel periodo giugno – luglio 2002,

__________ quale aiuto giardiniere?

E meglio come descritto nell’atto di accusa.

                                   2.   Ha egli agito in stato di scemata responsabilità?

                                   3.   Ricorrono attenuanti specifiche di cui all’art. 64 CP?

                                   4.   Può beneficiare della sospensione condizionale della pena:

                                4.1   privativa della libertà?

                                4.2   accessoria d’espulsione?

                                   5.   Deve essere ordinata una misura e se sì quale?

                                   6.   Deve essere condannato al pagamento di un risarcimento alle Parti civili e se si di quanto?

Considerato                   in fatto ed in diritto

                                   1.   AC 1, secondo di due fratelli, è nato il 7 marzo 1958 a __________, località della Serbia non lontana dal confine con la Romania, e quindi storicamente territorio di scambio con il paese confinante, al punto che la particolare lingua che vi si parla è un dialetto contenente elementi di serbo-croato e dell'idioma rumeno. Il padre ha lavorato per circa 20 anni in Germania come muratore, facendo rientro circa nel 1987 per dedicarsi all'agricoltura sui terreni di sua proprietà. Anche la madre, deceduta nel 1993, ha lavorato in Germania come aiuto cucina e donna delle pulizie, avendo raggiunto il marito nel 1971 per poi fare rientro assieme a lui.

L'accusato, che dopo la partenza della madre è stato cresciuto dalla nonna paterna, ha frequentato solamente quattro anni di scuola elementare, dopo di che il padre ha deciso che era ora che egli iniziasse a lavorare nei poderi di famiglia assieme alla nonna, cosa che l'accusato ha fatto.

Più o meno al ritorno del padre, nel 1987, l'imputato è partito alla volta della Svizzera, al seguito della sua seconda moglie (della vita sentimentale del AC 1 si dirà in dettaglio più avanti), che già vi lavorava. Dapprima con lo statuto di stagionale, egli ha lavorato in vari esercizi pubblici del mendrisiotto come aiuto cucina. Questo lavoro non corrispondeva però alle sue aspirazioni, avendo egli raccontato al dibattimento che preferisce lavorare all'aria aperta, cosa che del resto aveva sempre fatto. Nel 1990, con il conseguimento dello statuto di dimorante, egli ha iniziato a lavorare alle dipendenze di __________, giardiniere, che lo ricorda come un buon lavoratore, ubbidiente, che presumeva però essere in difficoltà economiche, visto che di frequente gli chiedeva degli anticipi sul proprio salario di fr. 17.50 all'ora (cubo 2, classificatore n. 2, verbale 3 febbraio 2003 di __________, allegato 134 al rapporto d'inchiesta di polizia giudiziaria).

Dopo avere chiesto invano un aumento di stipendio, AC 1 nel 1998 si è licenziato e, finanziandosi con i soldi del 2° pilastro, ha avviato un'attività indipendente come giardiniere, esercitata sino al momento dell'arresto.

Dal profilo economico il bilancio di più di 15 anni trascorsi in Svizzera a lavorare non è per nulla brillante: AC 1 afferma di avere potuto finanziare i lavori di ricostruzione di una stalla bruciata a Bobovo nel 2000, ma a parte ciò egli non risulta avere accumulato risparmi o avere effettuato particolari rimesse di denaro nel paese d'origine, mentre che in Svizzera ha accumulato debiti, per i quali sono stati emessi a suo carico, a partire dal 1997, 5 attestati di carenza beni per complessivi fr. 32'000.-- circa, oltre ad altri due precetti esecutivi per circa fr. 3'000.-- (cubo 1, classificatore atti istruttori I, AI 31).

Egli afferma di avere conseguito, dalla sua attività indipendente, un reddito variante da fr. 35'000.-- a fr. 50'000.-- annui (cubo 2, classificatore n. 1, verbale 13 febbraio 2003 di AC 1 avanti al Procuratore Pubblico, allegato 47 al rapporto d'inchiesta di polizia giudiziaria, pag. 2), circostanza difficile da verificare alla luce del fatto che l'imputato lavorava praticamente solo per contanti, e che solo in rari casi emetteva fatture che venivano pagate sul conto stipendio della moglie presso la Banca dello Stato, mentre che egli non possedeva alcuna relazione bancaria.

L'imputato è incensurato.

                                   2.   Sulla vita sentimentale dell'accusato si ha che egli ha allacciato una prima relazione importante in giovane età, a 16 anni, con __________, conosciuta a Bobovo, tanto che nel 1975, quando aveva solo 17 anni, egli è diventato padre per la prima volta. La figlia __________, ora sposata e madre di tre figli, vive tuttora a Bobovo. Questa prima relazione si è consumata rapidamente, essendo cessata già nel 1976. AC 1 la definisce oggi una "fantasia di gioventù" (verbale 7 febbraio 2003 di AC 1 avanti al PP, all. 46 RPG, pag. 2), che però, come precisato al dibattimento, non è sfociata in un matrimonio, ed è pertanto da rettificare l'affermazione in tal senso di cui al cennato verbale d'interrogatorio 7 febbraio 2003.

Il primo matrimonio dell'accusato è del 1977, con __________, anch'essa compaesana, sposata prima di partire per il servizio militare. Secondo quanto afferma il AC 1, si sarebbe trattato di un matrimonio combinato dai rispettivi genitori, ed egli non avrebbe mai amato la moglie, che neppure ben conosceva prima delle nozze, ma si sarebbe invece trattato di un rapporto di reciproca sopportazione e tolleranza (cubo 1, classificatore atti istruttori V, AI 347, perizia dott. PE 1, pag. 2).

Da questo matrimonio sono nati due figli maschi, __________, nato nel 1978, e __________, nato nel 1980, i quali hanno poi seguito il padre in Svizzera e oggi vivono per proprio conto in Ticino. Date le premesse, questo matrimonio era votato all'insuccesso, ed infatti si è giunti al divorzio nel 1986, dopo un litigio avuto perché la moglie l'aveva chiuso in una cascina in cui egli aveva acceso un fuoco e in cui aveva temuto di soffocare. E' curioso notare che l'accusato ha riferito di avere iniziato il divorzio dandone dapprima comunicazione ai genitori della sposa (cubo 2, classificatore n. 1, verbale 7 febbraio 2003 di AC 1 avanti al PP, all. 46 RPG, pag. 3).

Non risulta dagli atti se il prevenuto abbia mai pagato alimenti per i primi tre figli avuti dalle due predette relazioni.

Poco dopo il divorzio dalla __________, l'accusato ha conosciuto __________, una compaesana che lavorava in Svizzera, e che egli, come detto, ha seguito nel 1987, sposandola nel 1988. Dall'unione non sono nati figli, ma ben presto anche questa relazione ha iniziato ad andare male. L'imputato attribuisce il fallimento del matrimonio a discussioni di natura economica: dopo il matrimonio la moglie avrebbe cessato di lavorare,  e ciò nonostante avrebbe inviato denaro in patria ai suoi familiari sottraendolo all'economia domestica, per il che egli si sarebbe ritrovato con dei debiti. Inoltre, la moglie avrebbe acceso un mutuo in Svizzera per riattare una stalla a Bobovo, facendo firmare al marito il contratto in qualità di garante. Non avendo la moglie provveduto alla restituzione, egli sarebbe stato chiamato in causa dalla banca, avendo firmato il contratto come garante, cosa che egli ritiene ingiusta, non potendo, secondo lui, gli stranieri con lo statuto di stagionale, assumere validamente siffatti impegni. In definitiva, AC 1 si ritiene circuito ed ingannato dalla sua seconda moglie ("mi ha fregato", verbale 7 febbraio 2003 avanti al PP, all. 46 RPG, pag. 3), come ha confermato al dibattimento.

La __________, assunta a verbale l'8 febbraio 2003 (cubo 2, classificatore n. 2, all. 107 RPG), conferma che il matrimonio andò in crisi per questioni di soldi, ma non si assume la responsabilità di avere indebitato il coniuge, affermando di essersi limitata ad inviare del denaro per il sostentamento dei genitori, cosa che "aveva infastidito" (pag. 2) il marito e che aveva dato origine ai primi litigi.

Si è comunque giunti al divorzio nel 1994 o nel 1995, chiesto ed ottenuto in Serbia, nonostante che i coniugi risiedessero in Svizzera. I motivi di questa a prima vista impropria scelta del foro li ha spiegati l'accusato: il divorzio a Bobovo costa meno, ed inoltre è più rapido, visto che una procedura consensuale può essere risolta in un mese, mentre che una contenziosa durerebbe solo 7 o 8 mesi (cubo 2, classificatore n. 1, verbale 7 febbraio 2003 avanti al PP, all. 46 RPG, pag. 4).

Dopo il fallimento di questo matrimonio, AC 1 afferma di avere vissuto da solo con i figli per circa un anno, dopo di che avrebbe conosciuto __________, una cittadina austriaca residente nel mendrisiotto, con la quale ha convissuto per più di 3 anni, dal 1997 fino a tutto il 2000. Questa relazione non gli ha causato problemi economici, ma è invece giunta a termine in primo luogo per il motivo che non si trattava di una donna adatta a lui. Questa valutazione era espressa per riguardo all'intenzione futura del AC 1 di rientrare in Serbia a fare il contadino sulle terre del padre, destinazione alla quale la __________ non sarebbe appunto stata adatta. E' interessante rilevare che il prevenuto espone questo pensiero dapprima come se fosse suo (verbale 7 febbraio 2003 avanti al PP, all. 46 RPG, pag. 4), ma poche righe dopo riconosce che questo era in realtà il giudizio espresso da suo padre che "…l'ha conosciuta e mia detto che non era la donna per me nel senso che non poteva fare la contadina", e che lui si è semplicemente adeguato, una volta ancora, al volere del padre: "io ho seguito questo consiglio di mio padre e quindi la relazione con la __________ era diventata una relazione a termine" (all. 46 RPG, pag. 4). Sorge spontanea l'osservazione del fatto che nella mentalità del padre dell'accusato, e quindi anche dell'accusato, che per sua ammissione deve obbedienza al genitore anche se ha passato da un po' i 40 anni di età, la donna è o non è adatta ad essere compagna o moglie non tanto in funzione delle sue qualità morali, caratteriali, o fisiche, ma piuttosto a dipendenza della sua attitudine a svolgere la funzione che le è riservata nel contesto sociale, in concreto quella di lavorare duramente nei campi senza lamentarsi e di badare alla casa.

Durante la "relazione a termine" con la __________, l'accusato allaccia rapporti anche con due prostitute, e con una di esse intrattiene addirittura una sorta di relazione, tanto da contribuire alle di lei spese di sostentamento con circa fr. 1'000.-- al mese, il che depone per l'intensità dell'infatuazione alla luce dell'importanza data al denaro dal AC 1, assai sensibile agli esborsi periodici (ancorché per motivi molto più meritori) delle proprie compagne. Non sono comunque queste due relazioni ad avere inferto il colpo di grazia al rapporto con la __________, ma piuttosto il matrimonio con PC 4, avvenuto nel gennaio del 2001, quando ancora perdurava la convivenza.

                                   3.   __________, cittadina rumena di Livezi, è nata il 13 gennaio 1968, ultima di 5 figli.

Il padre, pensionato, aveva lavorato come guardiano in una fabbrica, la madre, anch'essa pensionata, lavorava in precedenza come operaia in un atelier tessile.

Contrariamente al futuro marito, essa aveva avuto un'ottima istruzione, avendo frequentato le scuole elementari, le medie, il liceo ed una scuola professionale nel ramo tessile, il tutto per 16 anni di formazione. Aveva poi trovato lavoro come operaia in una fabbrica tessile, sino al 1990, quando era stata licenziata a seguito della caduta del regime comunista, che verosimilmente aveva comportato anche la chiusura della fabbrica.

Erano seguiti tre anni di disoccupazione, periodo in cui aveva conosciuto __________, dal quale aveva avuto il figlio __________, nato il 12 dicembre 1993. Dopo la nascita del figlio aveva trovato lavoro in una fabbrica di prodotti in legno, lavoro che ha mantenuto sino a circa tutto il 1995. Dal 1996 ha iniziato a recarsi a Bobovo per lavorare al servizio di una famiglia __________, il che aveva comportato un miglioramento della sua situazione economica, dato che riusciva ad inviare in famiglia circa 300 marchi tedeschi al mese. In quell'epoca essa ha sposato tale __________, con il quale aveva abitato presso la famiglia __________, ma che l'aveva abbandonata, senza però formalmente divorziare,  all'incirca nell'autunno del 1999, in favore di una donna più abbiente (cfr. per queste ed ulteriori informazioni su PC 4 i verbali 28 gennaio 2003 del fratello __________ avanti al PP e 24 marzo 2003 della sorella PC 3 avanti al PP, cubo 2, classificatore n. 2, all. 92 e 93 RPG).

                                   4.   L'imputato ha conosciuto __________ nel settembre del 2000 a Bobovo, dove si trovava per occuparsi dei lavori di ricostruzione di una stalla del padre, che era bruciata. Egli stava cercando una persona che potesse aiutare il padre nella cura della casa e che potesse anche preparare i pasti per gli operai addetti ai lavori di ricostruzione. Si trattava, in altri termini, di quel genere di lavori poco qualificati o di manovalanza per i quali gli abitanti della regione di Bobovo facevano usualmente capo a cittadini romeni della fascia di confine, come appunto PC 4. Nella sua ricerca, AC 1 era arrivato anche dai __________, ed aveva perciò conosciuto __________.

Del primo incontro AC 1 fa un racconto degno della migliore cinematografia romantica, e verrebbe quasi da provare tenerezza, se non fosse che -come meglio si vedrà- egli è persona in realtà assai poco incline a dimostrare sentimenti affettuosi e, soprattutto, che l'unione terminerà tragicamente. Narra il AC 1 che alla vista di __________ -di fatto sguattera in casa __________ - i due sarebbero rimasti a fissarsi, senza parole, per cinque minuti, reciprocamente innamorati all'istante, folgorati dal cosiddetto colpo di fulmine (cubo 1, classificatore atti istruttori V, AI 347, perizia dott. PE 1, pag. 3).

Essi avrebbero ben presto iniziato ad avere rapporti sessuali -già la prima sera, secondo quanto dichiarato dall'accusato nel verbale 7 febbraio 2003, all. 46 RPG, pag. 4-, ed in capo ad un paio di settimane hanno maturato la decisione di sposarsi, non appena risolto l'impedimento formale costituito dal matrimonio di PC 4.

Interrogato sulle reciproche motivazioni di un matrimonio così repentino, AC 1 al riguardo della volontà della moglie ha affermato che "non so perché __________ mi ha voluto, forse perché siccome venivo dalla Svizzera pensava chissà che", mentre che di se stesso ha detto "che ho chiesto a __________ di sposarmi perché mi piaceva fisicamente, perché la gente diceva che era una grande lavoratrice anche come contadina e perché le volevo bene. Mi è piaciuta perché mi sembrava una brava donna ed era quello che volevo. Per brava donna intendo una persona che non va in giro, che non dice parolacce, che lavora e fa i lavori di casa" (all. 46 RPG, pag. 5).

Pur tenendo conto del filtro costituito dalla verbalizzazione, emergono con chiarezza, a mente della Corte, sia i limiti dell'affettività del AC 1, che la natura almeno in parte mercantile di quell'unione. E' in effetti lo stesso prevenuto a darci atto del suo interesse al matrimonio: __________ era a dire della gente una grande lavoratrice, sia come donna di casa che -in prospettiva del futuro rientro in Serbia- come contadina, ed era inoltre persona gradita al padre (verbale 24 marzo 2003 di PC 4, all. 93 RPG, pag. 3).

__________, per sua parte, aveva un figlio minorenne da mantenere e una famiglia intera, a partire dai genitori costretti a vivere con 100 Euro di pensione al mese (verbale 28 gennaio 2003 di __________, all. 92 RPG, pag. 3), in precaria situazione economica, motivo per cui a lei, per la quale già svolgere lavori umili in Serbia costituiva un passo avanti rispetto alla situazione in patria, la prospettiva di venire in Svizzera deve essere sembrata particolarmente allettante.

                                   5.   L'imputato ha pagato le spese del divorzio di __________, svolto celermente a Bobovo, così che il loro matrimonio ha potuto essere celebrato il 4 gennaio 2001 (verbale 7 febbraio 2003 di AC 1, all. 46 RPG, pag. 6). Ciò nonostante, __________ non ha potuto raggiungere immediatamente il marito in Svizzera, dovendo attendere il benestare dell'autorità degli stranieri, pervenuto solo nel mese di agosto del 2001. In quel lasso di tempo gli sposi hanno potuto avere solo contatti telefonici, mentre che __________ ha continuato a lavorare a casa del suocero, che le ha permesso di tenere con sé il figlio __________, e l'accusato ha invece avuto il tempo di concludere la relazione con __________, con cui ha sospeso la convivenza nel febbraio del 2001 (cfr. verbale di interrogatorio dell'accusato del 7 febbraio 2003, all. 46 RPG, pag. 5), alla quale aveva dapprima sottaciuto sia la relazione con __________, che l'avvenuto matrimonio (cfr. il verbale 23 gennaio 2003 di __________, all. 102 RPG, pag. 3).

                                   6.   Dal permesso di dimora B rilasciatole, __________ risulta essere entrata in Svizzera il 19 agosto 2001 per stabilirsi al domicilio del marito, in via Puccini a Chiasso. Essa ha prontamente trovato lavoro come aiuto cucina presso la pizzeria __________ di Mendrisio, attività che manterrà sino al momento della morte a piena soddisfazione dei responsabili del locale (cfr. in tal senso la deposizione 22 gennaio 2003 di __________, all. 72 RPG, pag. 1), tanto da avere ricevuto dopo poco tempo le chiavi dell'esercizio pubblico.

Come detto (consid. 4), è lecito ritenere che l'unione avesse anche lo scopo di conseguire la prosperità dei coniugi per mezzo del lavoro di entrambi. L'imputato ha pacificamente ammesso l'esistenza di una finalità economica tra gli scopi del matrimonio, tanto che i coniugi avrebbero pianificato di lavorare per due o tre anni prima di avere figli (verbale 22 gennaio 2003 di AC 1, all. 32 RPG, pag. 6). Ancora più esplicito è stato __________, figlio dell'accusato e assai critico nei confronti di __________ ("Non sono in grado di dire il motivo, ma non mi sembrava la donna adatta a mio padre"), raccontando di una confidenza fattagli dal genitore: "Mi diceva che sperava che con la presenza della moglie e con il suo lavoro potessero far fronte ai debiti che lui aveva accumulato, per poi vivere più serenamente" (verbale 22 gennaio 2003, all. 100 RPG, pag. 2).

                                   7.   E' invece accaduto che circa all'inizio di novembre del 2001 __________ è rimasta incinta, data che si desume dal fatto che il figlio __________ è nato il 30 luglio 2002.

E' certo, perché ne danno atto sia l'imputato che altri testimoni, che __________ non ha immediatamente informato il marito della gravidanza, ma che al contrario essa ha atteso 13/16 settimane per dirgli che sarebbe diventato padre.

La circostanza è a prima vista assai strana, dovendosi teoricamente presumere che per due freschi sposini l'arrivo di un bambino, ancorché non pianificato (ma neppure attivamente contrastato con l'uso di contraccettivi), costituisca comunque motivo di gioia, e che perciò la notizia vada condivisa non appena divenuta certa.

__________, invece, tace per oltre tre mesi. All'avv. __________ essa ha spiegato di avere taciuto perché il marito "le aveva fatto capire che l'avrebbe fatta abortire" (verbale 22 gennaio 2003 avv. __________, all. 68 RPG, pag. 5), cosa che essa non voleva.

L'imputato si è dato la medesima spiegazione del silenzio della moglie, così come da lui raccontato alla __________, che ha riferito che "secondo lui, la moglie gli aveva comunicato così tardi la gravidanza per paura di un eventuale aborto che a quello stadio non si poteva più effettuare" (verbale 23 gennaio 2003, all. 102 RPG, pag. 4).

La Corte da questo episodio non ha voluto trarre conclusioni al proposito dei primi mesi del rapporto coniugale, né ritiene che l'accusato avrebbe effettivamente imposto alla moglie l'aborto, anche se nel suo primo verbale d'interrogatorio egli ha dichiarato di essersi trovato davanti al fatto compiuto "nel senso che non si poteva più rimediare" (verbale 22 gennaio 2003, all. 32 RPG, pag. 6), laddove "rimediare" sembrerebbe alludere all'aborto. Nondimeno, essa accerta che la vittima ha soggettivamente avuto questo timore, e ce ha reagito sottacendo al marito la gravidanza.

E' inoltre comprensibile che il silenzio su di una questione di tale importanza non è suscettibile di giovare al buon funzionamento di qualsiasi matrimonio, ed è logico ammettere che AC 1 si possa perciò essere -non senza qualche ragione- risentito nei confronti della moglie (l'amico __________ lo definisce "turbato" a seguito dell'episodio, verbale 6 febbraio 2003, all. 118 RPG, pag. 2).

                                   8.   Se ancora non vi erano problemi -secondo la __________ il matrimonio aveva iniziato ad andare male "quasi da subito" (all. 102 RPG, pag. 3)- sicuramente almeno da questo momento iniziano i dissidi tra i coniugi.

Chiamato ad esprimersi sui motivi del malessere della coppia, l'imputato ha indicato in un primo tempo la gelosia della moglie (verbale 13 febbraio 2003, all. 47 RPG, pag. 4):

"  … anche __________ era gelosa. La sua gelosia era dovuta al fatto che capitava che io tornassi alla sera una qualche ora dopo la fine del lavoro. Io mi giustificavo dicendo che cercavo lavoro o perché mi fermavo a bere qualche cosa con un mio amico. __________ non mi credeva. Qualche volta mi chiedeva con chi ero stato, con chi ero andato e se conosceva questa persona poi gli telefonava. Sia il __________ che il __________ sono stati interpellati per questi motivi da __________. __________ pure mi rimproverava il fatto di andare in giro il sabato o la domenica cosa che io giustificavo, d'estate, dicendole che cercavo dei lavori da fare."

Nel medesimo verbale, poco dopo, egli ha però addotto anche questioni di natura economica (ibidem):

"  …sono io che ho iniziato le pratiche di divorzio nel 2002. L'ho fatto perché non andavamo d'accordo e perché era gelosa. L'ho fatto anche perché lei "guardava i suoi interessi". Con questo intendo dire che i soldi suoi alla fine del mese non c'erano perché penso li mandava ai suoi parenti. Per me prima dei suoi parenti questi soldi dovevano servire a lei e a me per fare "le nostre cose""

motivazione ribadita nel successivo verbale 11 marzo 2003 (all. 50 RPG, pag. 2), in cui gli era stata contestata l'affermazione in tal senso fatta dalla __________:

"  ADR per confermare questo passaggio di __________. Gli unici problemi che avevo con __________ erano di natura economica nella misura in cui lei non contribuiva come lo speravo o nella mia stessa misura alle spese comuni."

Nell'ottica di un matrimonio contratto (anche) per avere un partner che lavora per pagare i debiti pregressi (cfr. consid. 6, in fine), appare comprensibile che l'arrivo inaspettato di un figlio potesse essere motivo di tensione, dal momento che andava a ridurre la capacità lavorativa della moglie ed era inoltre fonte di spese supplementari. Oltre a ciò, risultava evidentemente contrario alle finalità (per il AC 1) dell'unione, e quindi fonte d'attriti, il fatto che la moglie inviasse denaro alla famiglia in Romania (ancora __________, all. 100 RPG, pag. 2 "… sembra che la moglie spendesse o tenesse per lei tutto il denaro che guadagnava. Queste lamentele mio padre le raccontava ai conoscenti"), tanto più che tornava a verificarsi la medesima situazione che aveva già minato il precedente matrimonio del prevenuto.

Per __________ si deve necessariamente fare capo ai racconti delle terze persone con le quali si era confidata al riguardo delle cause delle liti con il marito.

Ai familiari, almeno in un primo tempo, essa ha non ha raccontato molto dei dissidi coniugali (cfr. verbale 24 marzo 2003 di PC 4, all. 93 RPG, pag. 6; cfr., invece verbale 27 gennaio 2003 di __________, all. 90 RPG, pag. 2 e 3), il che non significa però che i litigi non esistevano, ma piuttosto che __________ non voleva inquietare i familiari (esplicito: __________, verbale citato, pag. 2).

Significativo è apparso alla Corte che __________, conosciuta 6 anni prima ai tempi di Bobovo, abbia a più riprese affermato che __________ non avrebbe saputo il motivo delle frequenti liti con il marito (verbale 22 gennaio 2003 di __________, all. 113 RPG, pag. 2 e 3). Altri testimoni, di cui si dirà più avanti ma che narrano in particolare dell'ultimo periodo del rapporto coniugale, riferiscono per loro parte piuttosto delle conseguenze per __________ dei litigi, ma non si sanno esprimere sulle cause.

                                   9.   E' a mente della Corte accertato che __________ in occasione di questi litigi, si presume con frequenza ed intensità vieppiù maggiori sino al tragico epilogo, veniva picchiata dal marito, e questo sia prima che dopo la gravidanza.

L'accusato, anche a fronte della contestazione di testimonianze di segno diverso, ha ammesso solo due episodi in cui avrebbe dato due sberle alla moglie, occasioni in cui essa ha chiamato la polizia, motivo per cui sarebbe stato difficile negare per riferimento a quelle circostanze (verbale di interrogatorio del prevenuto del 10 marzo 2003, all. 49 RPG, pag. 9, 10 e 11).

Secondo la Corte, invece, è del tutto inverosimile pensare che una moglie, oltretutto da poco in Svizzera e perciò non necessariamente in chiaro sulle competenze della polizia locale in tema di liti in famiglia, abbia allarmato la polizia già al primo episodio di violenza domestica, specie se veramente limitato ad un paio di sberle, e che l'abbia poi nuovamente chiamata nell'unico caso di recidiva. Già solo per deduzione, si può ritenere che non vi siano stati solo questi due episodi isolati, ma che questi abbiano semmai costituito la punta dell'iceberg costituito da più frequenti episodi di maltrattamento.

Del resto, una lunga serie di testimonianze, ancorché indirette, depongono in tal senso, ed appare veramente troppo facile affermare ripetutamente, come fa l'accusato, che "sono tutte bugie" (verbale citato, pag. 11), oppure che "mia moglie si inventava le cose" e "aveva il vizio di parlare" (pag. 8).

PC 4 precisa che la sorella non si è confidata con lei sulla situazione familiare sino al dicembre del 2002 (verbale 24 marzo 2003, all. 93 RPG, pag. 6), ma che a quel momento (verbale citato, pag. 8):

"  in merito ai maltrattamenti mi disse che tante volte AC 1 l'aveva picchiata e in due circostanze era andata in Polizia a denunciarlo. Mi disse anche che in un'occasione AC 1 le aveva spento una sigaretta sul corpo e meglio sul petto. Mi disse pure che una volta aveva dormito sulle scale del palazzo rispettivamente che una volta era stata buttata fuori dall'appartamento mentre il marito diceva affinché tutti sentissero che sua moglie era appena tornata "dal night"".

Il fratello __________ riferisce del medesimo racconto, per averlo sentito da PC 4 (verbale 27 gennaio 2003, all. 90 RPG, pag. 2 e 3).

L'amica __________, che le sarà vicina negli ultimi tempi (ad esclusione del periodo di tre mesi agosto-ottobre 2002 di congedo maternità di __________), in particolare per averla accompagnata dall'avv. __________ il giorno precedente quello della sua morte, parla, senza particolare enfasi, di ripetuti maltrattamenti e conferma tra l'altro l'episodio della bruciatura di sigaretta, sostenendo di avere visto i segni, oltre che quelli di altre percosse  (verbale 22 gennaio 2003 di __________, all. 113 RPG, pag. 2 e 3).

"  Io non l'ho più sentita né vista fino all'autunno del 2001, quando arrivò a casa mia. Il recapito le venne dato, così disse, da un'impiegata del __________ di Chiasso che pure è cittadina jugoslava.

La trovai sciupata e triste.

Mi disse che aveva sposato __________ a Bobovo, ma di essere pentita perché lui la maltrattava e la picchiava per futili motivi. Mi confidò che, quei comportamenti, secondo lei, erano dovuti all'abuso di alcool.

In seguito ci si vide tante volte. Il suo problema era sempre lo stesso, riguardante i maltrattamenti di __________. Regolarmente avevo modo di vedere i lividi che aveva sulle braccia, sul viso, sul collo. E mi spiegava le circostanze in cui il marito l'aveva percossa e picchiata. Continuava a ripetere di non sapere il perché lui la picchiasse.

Da parte mia la consigliai più volte di andare a denunciarlo alla polizia. Lei però non ha mai voluto farlo e mi ripeteva che per lei era importante avere una famiglia, un uomo vicino.

A volte mi era capitato di incontrarli entrambi, assieme, e notavo come __________ lo trattasse con dolcezza, ricordo anche che, a volte, lo chiamava "pulcino mio".

Quando vedevo ciò, rimanevo stupita perché non capivo come facesse a trattarlo così bene, malgrado le percosse che regolarmente riceveva. Quando poi ci si trovava da sole glielo facevo rimarcare. Lei rispondeva che voleva la sua famiglia e che quindi sopportava le botte del marito.

L'anno scorso, quando era già incinta di quattro o cinque mesi, mi disse che era stato __________ a volere un figlio. Ricordo che anche in quel periodo __________ la picchiava, malgrado portasse in grembo la loro creatura.

Alla fine del mese di luglio del 2002 __________ mise al mondo un bimbo al quale venne dato il nome di __________.

Ero presente nel momento in cui __________ e il bimbo vennero dimessi dall'ospedale di Mendrisio. __________ sembrava un uomo veramente felice, teneva tra le braccia il bimbo e lo coccolava. Una settimana dopo però incontrai __________ e vidi che aveva cinque o sei segni sul collo. Tra le lacrime mi disse che __________ le aveva spento le sigarette sul collo."

La __________, proprio in occasione della predetta visita dall'avv. __________, ha raccontato di questi medesimi maltrattamenti alla legale, che ne ha chiesto conferma a __________, ottenendo la seguente risposta (verbale 22 gennaio 2003 dell'avv. __________, all. 68 RPG, pag. 2):

"  Da parte mia ho chiesto di conoscere la causa di queste percosse. __________ mi rispose che non c'era una ragione precisa. Il marito ogni tanto la picchiava; ricordo che mi ha detto una volta per una questione di un cognome".

Anche sul posto di lavoro il crescente malessere di __________, specie a far tempo dal ritorno dal congedo per maternità, non era passato inosservato.

La datrice di lavoro __________, le cui affermazioni appaiono alla Corte equilibrate e credibili, sentita a verbale ha raccontato che (verbale 22 gennaio 2003, all. 72 RPG, pag. 1 e 2):

"  Quando è rientrata ho notato che aveva dei problemi. Spesso piangeva mentre era al lavoro. La vedevo molto triste e turbata.

Le chiesi cosa avesse e lei con una certa titubanza ha iniziato ad aprirsi un pochino, a confidarsi con me. Mi rivelò che il marito era contrario che il figlio __________, 1993, avuto da __________ nel primo matrimonio in Romania, potesse venire in Svizzera. Mi disse inoltre che il marito era una persona violenta, cattiva, bugiarda. Raccontò poi diversi episodi di violenza fisica e psichica nei suoi riguardi. Rimasi scossa poiché mi disse che quando era incinta egli l'aveva praticamente "scaraventata" fuori dall'auto e lei era rimasta per la strada priva di ogni mezzo alle ore 2330. Mi raccontò pure che in quel periodo egli le aveva spento sul collo una sigaretta probabilmente dopo l'ennesima discussione."

La collega __________, sentita il 18 febbraio 2003 (e quindi ad animo meno scosso rispetto a chi è stato sentito il giorno della morte o in quelli immediatamente successivi), riferisce in termini assai precisi e credibili di avere visto in prima persona i segni di analoghi maltrattamenti (all. 88 RPG, pag. 2 e 3):

"  __________ era molto triste e chiusa. Mi diceva qualche cosa unicamente se io le porgevo delle domande. Mi ricordo che, verso la fine di aprile del 2002 credo nel pomeriggio in un momento di pausa __________ ebbe a dirmi testualmente: …se domani mattina non arrivo chiama la Polizia… Io mi sono allarmata e gli ho chiesto come mai. Lei mi rispose che era per paura di suo marito. Io le ho chiesto se la picchiava e lei non mi ha risposto direttamente ma si è messa a piangere. In quella circostanza ho notato che __________ aveva dei lividi o macchie blu sulla pelle. Questi segni si intravedevano all'altezza della scollatura della maglietta che indossava.

(…)

Ho poi rivisto __________ credo a fine agosto 2002 un'ultima volta, sempre a casa sua, quindi alcuni giorni dopo l'incontro sopra menzionato. In quell'occasione ho notato che sul collo, sotto il mento, aveva una crosta ed un alone rosso. Chiesi a __________ cosa avesse fatto e lei piangendo, mi disse che era stato suo marito a spegnerle una sigaretta su quella parte del corpo."

La deposizione di __________, anch'essa collega di lavoro, va letta con una certa cautela. Essa, resa il giorno medesimo della morte di __________, non è in effetti priva di enfasi e riferisce inoltre di episodi, come le pretese sevizie sessuali o l'abbandono del figlio mentre che la moglie si recava al lavoro, rimasti privi di altri riscontri.

Per altri versi essa narra però episodi confermati da altri testi, come il malumore del marito per la nascita di un maschio in luogo della femmina che avrebbe desiderato o la disperazione per la sottrazione del figlio da parte del marito a Natale del 2002, oppure ancora che __________ si sottopose ad esami medici per confutare l'accusa del marito di essere una drogata. Non appare perciò incredibile -nonostante le predette riserve- che la teste, indicando un preciso contesto, dica che "ho potuto constatare che un giorno, dopo che il marito ha scoperto che era un maschietto, __________ presentava dei segni di violenza sul collo" (all. 75 RPG, pag. 2 e 5).

                                10.   L'accertamento della Corte, del fatto che __________ veniva almeno episodicamente battuta dal marito non subisce modifiche nemmeno dopo avere valutato le dichiarazioni di __________ e di __________, testimoni che si sono trovati in un osservatorio privilegiato per avere convissuto, durante un certo periodo, con i coniugi AC 1 nell'appartamento coniugale di via Mola 1, dove essi si sono trasferiti dopo la nascita del figlio __________.

                              10.1   __________, cittadina rumena, ha svolto funzione di babysitter e ragazza alla pari per il piccolo __________ a partire dal 29 ottobre 2002, così da permettere a __________ di riprendere la propria attività lavorativa al termine del congedo pagato per maternità. Essa, come si vedrà, si è recata in Serbia con il prevenuto per le feste di Natale il 28 dicembre 2002 e non ha più fatto ritorno in Svizzera. Essa, nonostante la richiesta della difesa in tal senso, non ha perciò potuto essere interrogata dagli inquirenti svizzeri, né è mai stata sentita quanto meno nelle opportune forme rogatoriali. Agli atti vi è solo un suo scritto, da lei inviato per posta dalla Romania, con il quale ha accettato di rispondere ad una serie di domande formulate dal Procuratore Pubblico (cfr. gli all. 110 e 111 RPG).

La __________ non è neppure comparsa al dibattimento, non avendo alcuna parte notificato la richiesta dell'assunzione della sua testimonianza. Interpellata in proposito al dibattimento dal Presidente, la difesa ha esplicitamente dichiarato di rinunciare a prevalersi della mancata assunzione nelle dovute forme della testimonianza della __________ nella fase predibattimentale (cfr. verbale dibattimentale, pag. 6), invitando la Corte alla serena valutazione della deposizione in atti.

La __________ che, si ripete, riferisce del periodo 29 ottobre - 28 dicembre 2002, a proposito del ménage familiare narra (cfr. la traduzione, all. 111 RPG) di una situazione di continui litigi, che sarebbero stati sempre provocati da __________. A mente della teste, essa sarebbe stata "psichicamente malata", avrebbe continuamente insultato il marito, costretto a chiedere il permesso della moglie per ogni cosa. Essa l'avrebbe spesso minacciato di morte, intenzionata a nascondersi sotto il suo letto per ucciderlo nel sonno o a sottrargli le chiavi dell'auto per manomettergli i freni. L'avrebbe altresì minacciato tante volte con il coltello. Solo la presenza in casa della __________ avrebbe impedito la morte dell'accusato, che se non avesse ucciso la moglie sarebbe prima o poi stato ucciso nel sonno.

__________ si sarebbe inoltre regolarmente ubriacata, girando poi nuda per l'appartamento, avrebbe trascurato la casa e il giovane figlio. L'igiene non sarebbe stata il suo forte, atteso che avrebbe bollito e disinfettato le mutande nella pentola in cui cucinava e avrebbe disinfettato gli stracci per il pavimento nella pentola in cui preparava i pasti per il neonato, mentre che come tovagliolo per il bimbo avrebbe utilizzato, dopo averlo lavato, lo straccio sul quale i coniugi avevano rapporti sessuali. __________ avrebbe picchiato e sgridato spesso il figlio, e avrebbe tante volte voluto buttarlo dal balcone perché stanca di lui. Avrebbe sposato l'accusato solo per interesse, ossia per costruirsi la casa in Romania e ottenere il permesso di vivere in Svizzera, e dopo 5 anni lo avrebbe lasciato.

La __________ non avrebbe mai visto l'accusato nell'atto di picchiare o insultare la moglie. Egli sarebbe stato tranquillo e taciturno. Non beveva, e si ritirava in camera a guardare la televisione. Chiedeva il permesso per uscire con gli amici, parlava alla moglie con educazione, e amava molto il figlio, con il quale giocava spesso e che con il padre era felice, mentre che nelle braccia della madre avrebbe sempre pianto.

Queste dichiarazioni della __________ sono, nel loro complesso, talmente enfatiche, unilaterali ed inverosimili da suscitare il sospetto -anche di per se stesse, e senza necessità dell'impietoso confronto con tutte le altre risultanze della causa- che sia lei, che ripetutamente accusa la vittima di essere stata "psichicamente malata", a non essere nel pieno possesso delle facoltà mentali. Lo stesso imputato al dibattimento ha correttamente riconosciuto al proposito della dichiarazione che "molte della cose che sono dette non le ha mai viste succedere" (verbale dibattimentale, pag. 9), il che a mente della Corte è un modo elegante per affermare che essa è su molti punti inveritiera.

Non si vuole entrare oltre misura nel dettaglio, ma risulta per esempio difficile credere che __________ abbia voluto (e saputo) manomettere i freni dell'auto del marito, oppure che essa abbia bollito gli stracci per i pavimenti nella pentola in cui cucinava per __________, ritenuto che per un bambino allattante al seno di pochi mesi non si cucina affatto.

Vi saranno di certo anche singole dichiarazioni veritiere, come quella relativa all'esistenza di frequenti litigi, ma nel complesso, visto poi che si tratta di dichiarazione resa senza deferimento del giuramento e ritenuto in particolare che lo stesso imputato se ne distanza ampiamente, il giudizio della Corte non può essere che di totale inattendibilità della deposizione che ad ogni buon conto, nulla dice sugli aspetti decisivi della vicenda se non -come si vedrà a torto- che __________ avrebbe consentito alla partenza di __________ con lei e il padre il 28 dicembre 2002 alla volta della Serbia, dichiarazione oltretutto interessata ad evitare di dovere rispondere per l'aiuto dato in quella che potrebbe essere vista come una sottrazione di minore.

                              10.2   __________ si è presentato spontaneamente agli inquirenti il 24 marzo 2003 per deporre, benché consapevole di confessare così la propria infrazione alla LDDS per avere soggiornato illegalmente in Svizzera.

Egli, sentito a due riprese (in polizia il 24 marzo 2003, all. 136 RPG, e avanti al Procuratore Pubblico e a confronto con l'imputato il 2 aprile 2003, all. 137 RPG), ha dichiarato di essere stato ospitato in casa AC 1 dal 15 luglio al 22 dicembre 2002, fatti salvi intervalli di 4 o 5 giorni l'uno in cui soggiornava presso __________.

Questo teste fornisce una dichiarazione assai genuina, priva di eccessi e molto più attendibile rispetto a quella della __________ al proposito della situazione famigliare in casa AC 1. Durante la permanenza egli avrebbe assistito ad un massimo di 4 o 5 litigi verbali, mentre che non avrebbe mai visto nessuno passare a vie di fatto o a minacce con armi improprie (all. 137 RPG, pag. 3). Per l'esattezza, egli avrebbe comunque solo assistito alla fase iniziale di questi litigi, per il motivo che gli stessi erano preannunciati dal fatto che i coniugi smettevano di esprimersi in serbocroato, lingua che utilizzavano normalmente e che egli comprendeva, ed iniziavano a discutere in quel dialetto frammisto al romeno in uso nella zona di provenienza dell'accusato, per il che il __________, molto discretamente, capiva di essere di troppo e se ne usciva per andare a fumarsi le sue sigarette sulla panchina del giardino sottostante (all. 137 RPG, pag. 3 e 6; all. 136 RPG, pag. 3).

In ogni caso, nonostante queste dispute, il teste riteneva che "il loro rapporto andava bene", avendo egli anche assistito a scene di effusioni tra i due (all. 137 RPG, pag. 4). Nessuno dei coniugi avrebbe abusato nel consumo di bevande alcoliche (all. 136 RPG, pag. 4). Quanto al loro carattere, __________ sarebbe stata gelosa e più autoritaria del marito, avendogli vietato le uscite a pesca e una più intensa frequentazione dei suoi amici, cose alle quali egli avrebbe rinunciato, adeguandosi al volere del marito.

Nella valutazione di questa deposizione, parzialmente anticipata in ingresso, la Corte ha ritenuto la sostanziale credibilità del racconto del __________. La narrazione appare spontanea e priva di eccessi. Egli è uno spettatore forse superficiale, o comunque non troppo attento ai minimi dettagli, ma il suo racconto risulta del tutto genuino, corredato di dettagli, come ad esempio quello relativo alla panchina su cui andava a fumare durante i litigi, che difficilmente possono essere considerati frutto di invenzione. Dalla descrizione che egli fa dei luoghi, è chiaro che li conosce bene. Molte delle informazioni che fornisce -per esempio la trasferta dell'accusato in Serbia di fine ottobre 2002 e il rientro da quel viaggio con la __________ - trovano puntuale riscontro negli atti, mentre che nessuna delle sue affermazioni risulta incontrovertibilmente confutata da altre risultanze oggettive, il che depone nuovamente per l'affidabilità del suo dire.

Il teste nel complesso non è per nulla ostile al prevenuto. E' perciò in apparenza sorprendente che egli addirittura neghi che il __________ sia mai stato suo ospite (all. 137 RPG, pag. 10). Per la Corte è chiaro che AC 1 in proposito mente, ottenendo con ciò solamente di inficiare la sua credibilità.

                                11.   La deposizione __________ è solo in apparenza inconciliabile con le testimonianze evocate in precedenza al proposito di un generalizzato clima di violenza, indicativo di un'attitudine autoritaria del prevenuto nei confronti della moglie.

Innegabilmente le altre testimonianze, rese in prevalenza "a caldo", hanno probabilmente risentito più di quella del __________ della scossa emotiva provocata dalla tragica morte di __________. Nondimeno, esse mantengono la loro validità laddove narrano dei racconti di __________, e soprattutto laddove testimoniano in prima persona della vista sul corpo di __________ delle conseguenze delle percosse che affermava di avere subito dal marito, mentre che il __________, che lasciava il campo quando vi erano le avvisaglie del temporale, pudicamente afferma di non avere mai indugiato a guardare con attenzione il corpo della moglie dell'accusato (all. 137 RPG, pag. 6), cosa che oltretutto a mente sua non avrebbe avuto motivo di fare.

Secondo la Corte, tuttavia, non sono le valutazioni sull'esistenza e sull'entità delle vie di fatto commesse dall'accusato nei confronti della moglie ad essere decisive nella valutazione del rapporto coniugale e delle circostanze che hanno portato alla morte di __________. Le percosse sono semmai solo il corollario di altri comportamenti dell'accusato, di crescente intensità nel periodo immediatamente precedente l'uccisione, che verranno qui di seguito esposti e che testimoniano in maniera molto più significativa, ed inequivocabile, l'esercizio da parte sua di una grave forma di violenza psicologica nei confronti della moglie, tale da rendere spiegabile, motivato, e persino logico il tragico epilogo del rapporto coniugale.

                                12.   E' accertato ed ammesso dall'imputato che nell'aprile del 2002 egli ha instato per il divorzio avanti al tribunale di Svilajnac (verbale 7 febbraio 2003, all. 46 RPG, pag. 11; cfr. anche cubo 1, classificatore atti istruttori V, in AI 359, deposizione rogatoriale dell'avv. __________), località vicina a Bobovo.

A quel momento, giova rammentarlo, AC 1 era sposato con __________ da un anno e quattro mesi, viveva con lei da circa otto mesi, ed attendeva da lei un figlio che sarebbe nato tra poco più di tre mesi.

Nella petizione di divorzio presentata dal prevenuto si legge (traduzione all. B1 ad all. 51 RPG):

"  L'accusatore ha sposato l'accusata per amore, e l'accusata pare per l'interesse, fatto di cui l'accusatore si è reso conto appena adesso. Egli ha portato l'accusata in Svizzera, dove lei ha ottenuto il permesso B dalle autorità svizzere, e l'accusato le ha trovato anche il posto di lavoro.

L'accusata ha una famiglia in Romania (il figlio, i genitori, la sorella e due fratelli). Prima che l'accusata cominciasse a lavorare, l'accusatore mandava dei soldi per sostenere la sua famiglia, e da quando l'accusata lavora è lei a mandare tutti i suoi guadagni alla sua famiglia in Romania. Essa ha comunicato all'accusatore l'intenzione di costruirsi una casa in Romania con i propri guadagni.

Dal momento in cui ha chiesto all'accusatore di intestare a suo nome qualche sua proprietà e di sottoscrivere un'assicurazione, l'accusatore ha capito le sue intenzioni e mire. A causa di queste cose tra le parti sono sorte delle incomprensioni, ma alla fine si sono messi d'accordo di divorziare, e questo non appena avranno la possibilità di venire a Bobovo"

Interpellato al proposito del significato dell'iniziativa giudiziaria, teoricamente volta allo scioglimento del vincolo matrimoniale, AC 1 ha in un primo tempo dichiarato di avere proceduto perché non andava d'accordo con la moglie gelosa e per motivi economici (cfr. la trascrizione dal verbale 13 febbraio 2003, all. 47 RPG, pag. 4 di cui al consid. 8), ribadendo così coerentemente il contenuto dell'istanza, laddove va precisato che essa è ovviamente menzognera dove ritiene il consenso di __________ alla procedura, che in realtà, secondo l'accusato (verbale dibattimentale, pag. 5), solo nel mese di maggio è stata da lui informata dell'esistenza della causa.

Al dibattimento egli ha invece sostenuto di averle agito non per divorziare, cosa che egli (a quel momento) non intendeva fare, ma per "riavvicinarsi" alla moglie (cfr. verbale dibattimentale, pag. 5), mantenendo questa tesi anche dopo le contestazioni del Presidente, che gli opponeva la contraddittorietà di siffatto comportamento nell'ottica di un "riavvicinamento", al fine del quale sarebbe magari stato meglio fare una vacanza romantica.

Nonostante l'apparenza, AC 1 su questo punto non ha mentito e non ha nemmeno fornito una risposta assurda, ma solo bisognosa di una corretta interpretazione.

Questa risultava già dal suo verbale 5 marzo 2003: per "riavvicinarsi", l'imputato intendeva in realtà dire che doveva essere la moglie ad avvicinarsi a lui, ossia doveva modificare quei comportamenti che a lui davano fastidio, come in particolare l'invio di denaro ai familiari in Romania. L'avvio della procedura di divorzio non è pertanto finalizzato allo scioglimento del vincolo matrimoniale, ma è invece lo strumento per piegare la moglie alla propria volontà, paventandole lo spettro del divorzio, in conseguenza del quale essa avrebbe dovuto lasciare la Svizzera, non possedendo un diritto proprio a rimanerci durante i primi 5 anni di matrimonio.

Esplicito in tal senso il citato verbale dell'accusato (all. 48 RPG, pag. 3 e 4):

"  …rispondo che è vero che io ho presentato queste istanze giudiziarie ma non è che volevo divorziare a tutti i costo. L'ho fatto solo per fare un po' "di spavento" a mia moglie e per cercare in tale modo che cambiasse il suo agire nei miei confronti venendo più verso di me nonché evitando per esempio che spedisse dei soldi al suo paese"

Che questa sia la corretta soluzione -istanza di divorzio non per divorziare, ma per piegare la moglie al proprio volere- è comprovato anche dal successivo comportamento del prevenuto stesso: se ad aprile 2002 egli avesse realmente voluto divorziare, sei mesi dopo non avrebbe (temporaneamente) consentito, avviando le relative pratiche amministrative, a che il figlio __________ raggiungesse la madre in Svizzera.

Non occorre fornire soverchie argomentazioni per comprendere quanto sia subdolo e spregevole questo modo di pensare e di agire dell'accusato, che sin dall'aprile del 2002 fondava il proprio matrimonio sul ricatto, avendo appeso una pesante spada di Damocle sopra la testa della moglie, equivalendo per lei il divorzio alla fine del sogno di migliorare la situazione economica sua e della sua famiglia. Inoltre, dando prova di essere capace di simili comportamenti, il prevenuto accredita ulteriormente agli occhi della Corte anche la versione dei fati per cui egli avrebbe fatto uso anche dei più immediati e tangibili mezzi coercitivi risultanti dall'impiego della forza fisica.

                                13.   Il 30 luglio 2002 è nato il figlio __________, il che -tolta la momentanea felicità- non ha però risolto i problemi, ed anzi ha accentuato quello economico: una bocca in più da sfamare, necessità di un appartamento più grande (con trasferimento da via Puccini a via Mola: 4 locali e mezzo a fr. 910.-- al mese), riduzione del salario della moglie durante l'assenza di tre mesi, solo parzialmente compensato dall'assicurazione, ed in seguito la necessità di avere una badante al domicilio per permettere a __________ la ripresa dell'attività lavorativa.

Dagli atti non risulta la nascita che abbia per il resto significativamente modificato l'andamento del matrimonio, che era pertanto conflittuale prima dell'arrivo di __________, e che tale è rimasto anche in seguito.

                                14.   Il 22 ottobre 2002 l'accusato ha sottoscritto, all'indirizzo dell'Ufficio regionale degli stranieri, una dichiarazione di consenso all'entrata in Svizzera di __________ ai fini del ricongiungimento con la madre, impegnandosi ad assumersi i costi del mantenimento (cfr. l'allegato al verbale 13 febbraio 2003 di AC 1, all. 47 RPG).

A seguito di tale richiesta dei coniugi AC 1, l'Ufficio degli stranieri ha chiesto alla Polizia comunale di Chiasso di procedere ad una raccolta di informazioni allo scopo di fornire la basi per la decisione. Il cpl. __________, sentiti i coniugi, ha redatto il rapporto informativo di data 21 novembre 2002, in cui rilevava tra l'altro l'esistenza della procedura di divorzio avviata nel mese di aprile del 2002, ma segnalava che i coniugi "al momento si dichiarano disposti ad annullare tale procedimento" (all. 10 RPG, pag. 1).

Sentito come teste, il cpl __________ ha precisato di avere sentito i coniugi nella data indicata dal rapporto, o al massimo uno o due giorni prima, e che essi a quel momento confermavano la volontà di far venire __________ in Svizzera (verbale 2 aprile 2003 del cpl __________, all. 5 RPG, pag. 2).

                                15.   Aurelian non riuscirà però a raggiungere la madre.

Con un successivo scritto 21 novembre 2002, redatto perciò pochissimi giorni dopo il predetto colloquio dei coniugi in polizia, l'imputato inviava infatti all'Ufficio regionale degli stranieri di Chiasso una lettera correttamente scritta con il computer (con ogni probabilità da una terza persona) in cui revocava il proprio precedente assenso alla venuta in Svizzera di __________, adducendo a motivazione "la precaria situazione che ho con mia moglie __________ " e il fatto che "ultimamente le discordie sono aumentate" (cfr. la lettera in questione, annessa ad all. 51 RPG).

                                16.   Questa unilaterale decisione dell'accusato ha sicuramente colpito duramente __________, e di fatto, secondo la Corte, ha deteriorato il matrimonio in maniera irreversibile.

AC 1 riconosce che __________ è stata quanto meno "contrariata" da questo suo passo (all. 47 RPG, pag. 6). Egli, ancora al dibattimento, ha sostenuto che questa decisione sarebbe stata presa, in buona sostanza, nell'interesse di __________, così da preservarlo dai loro quasi quotidiani litigi. La pretestuosità di siffatta argomentazione è manifesta: da un lato, come detto, dall'ultima manifestazione di consenso alla revoca dello stesso sono passati non più di tre giorni, durante i quali non vi è di certo stato il tempo di constatare un mutamento tale della situazione coniugale rendere improvvisamente inopportuno, nell'interesse del bambino, l'arrivo di __________; d'altro lato appare palese come questo comportamento sia del tutto consono alla già esternata attitudine di manovrare e punire la moglie attivando prima, e lasciando in sospeso poi, la procedura di divorzio.

Vero è pertanto, a mente della Corte, che con la revoca a breve termine del consenso al ricongiungimento familiare l'accusato ha inteso punire la moglie, oppure metterla sotto pressione, magari ventilando un eventuale futuro rinnovo della domanda di ricongiungimento.

Siffatta attitudine è apparsa alla Corte persino crudele, e di certo ancor più grave della precedente domanda di divorzio. Qui non era infatti in gioco una mera questione economica, ma bensì i più profondi affetti di __________, che nel naturale ordine delle cose desiderava più di ogni altra cosa il ricongiungimento con il figlio, come del resto sicuramente previsto dal patto matrimoniale, violato dall'accusato.

                                17.   Verosimilmente nel medesimo periodo, ha avuto luogo anche la disputa al riguardo dell'iscrizione del figlio __________ sul passaporto dell'uno piuttosto che dell'altro genitore, questione non irrilevante nell'ottica della possibilità di recarsi all'estero con lui.

__________ racconta che (all. 102 RPG, pag. 4):

"  A novembre è riapparso chiedendomi di scrivere una lettera al Consolato di Romania, nella quale io avrei dovuto specificare che se si fosse presentata in quegli uffici la signora __________ per il rilascio di un qualsiasi documento intestato a __________, non avrebbero potuto emettere documenti senza il consenso del padre e segnatamente di AC 1.

Questo perché AC 1 mi aveva detto che __________ voleva procurarsi un tale documento e la sua paura era che __________ volesse andare in Romania con il figlio."

Di fatto __________ è poi stato iscritto nel passaporto del padre. Sotto l'iscrizione, a pagina 3 del passaporto, vi è la data 25.11.2004, che si presume essere la data di scadenza della validità dell'iscrizione, per il che appare logico dedurre che essa sia stata effettuata il 25 novembre 2002.

                                18.   Sempre verso la fine di novembre del 2002 l'accusato ha anche richiesto la riattivazione della procedura di divorzio pendente da aprile al tribunale di Svilajnac allo scopo di portarla sollecitamente a conclusione (verbale AC 1 7 febbraio 2003, all. 46 RPG, pag. 11):

"  AD del Magistrato dichiaro che io avevo iniziato una procedura di divorzio a Bobovo nell'aprile 2002. Questa procedura è stata riattivata dal mio avvocato su mio incarico quando gli ho detto che sarei ritornato al paese durante le ferie natalizie e più precisamente a fine dicembre 2002/inizio gennaio 2003. Sapevo quindi partendo da Chiasso il 28.12.2002 che vi sarebbe stata un'udienza per "finire il divorzio".

(…)

…dichiaro che io ebbi a dire un mese prima della mia partenza per la Serbia al mio avvocato che sarei arrivato al paese nel periodo delle vacanze natalizie e quindi poteva riattivare la procedura."

Di questa sua intenzione l'imputato ha parlato alla __________, alla quale ha chiesto in prestito i soldi per il viaggio (verbale citato, all. 102 RPG, pag. 3 e 4):

"  La terza settimana di dicembre AC 1 è venuto a trovarmi ed in quell'occasione mi ha chiesto la somma di fr. 800.--, soldi che sarebbero serviti al viaggio al suo paese per Natale ed a espletare le pratiche per il divorzio."

                                19.   AC 1, a dispetto delle sue predette affermazioni, in un successivo verbale, e ancora al dibattimento, ha negato che la riattivazione della procedura avesse lo scopo di portare all'effettivo scioglimento del matrimonio, sostenendo invece che egli avrebbe al contrario inteso mettere fine alla causa (verbale 11 marzo 2003, all. 50 RPG, pag. 7):

"  ADR per dichiarare che a dicembre 2002/gennaio 2003 io non ho riattivato la procedura di divorzio ma ho chiesto il suo annullamento. Lo scopo dell'udienza di gennaio era quello di annullare la procedura."

Anche in questo caso, come al riguardo dei motivi della revoca della richiesta di ricongiungimento familiare, si tratta di una manifesta menzogna.

Infatti, anche non volendo prestare peso alle inequivocabili dichiarazioni precedenti, l'intento di ottenere effettivamente il divorzio è dimostrato agli occhi della Corte da una parte dal fatto che -come si vedrà più avanti- AC 1 insisteva affinché anche la moglie partecipasse all'udienza, e questo a mente della Corte per l'unico plausibile motivo che ciò era necessario per ottenere sollecitamente una sentenza di divorzio consensuale (cfr. al consid. 2 la narrazione dell'accusato sugli usi locali in tema di procedura di divorzio), e d'altro canto ciò risulta senza possibilità di equivoco dalla lettura della sentenza.

Il giudizio reso il 10 gennaio 2003 dal Tribunale comunale di Svilajnac (all. 51 RPG, doc. C1) è in effetti un vero e proprio giudizio nel merito, mentre che non figura alcun accenno all'asserito intento dell'attore di ritirare la procedura.

                                20.   All'approssimarsi del Natale 2002, anche __________ aveva maturato il convincimento della necessità di mettere fine a quel matrimonio e ne aveva dato comunicazione al marito.

Non voleva però divorziare al foro del marito, si può ipotizzare per la paura di essere discriminata come donna straniera al confronto di un uomo del luogo, ma (come diverrà esplicito nel seguito) avanti alla Pretura di Mendrisio-Sud.

Esiste una sola prova in atti della manifestazione esplicita da parte di __________, già prima di Natale del 2002, del proprio intento di divorziare, ed è la deposizione in tal senso di __________ (verbale 2 aprile 2003, all. 137 RPG, pag. 2):

"  Per quel che concerne l'aggiunta dichiaro che un paio di giorni prima della mia partenza per la Francia del 22.12.2002 ero nel tinello vicino alla cucina assieme a __________ e AC 1. Si discuteva normalmente. In mia presenza i due parlavano in serbo croato. __________ parlava correttamente il serbo croato. Non so se lo scriveva pure, io non gliel'ho mai visto fare. AC 1, in quella sede, in presenza di __________ mi disse "che lei voleva separarsi da lui, che non capiva perché __________ voleva allontanarsi da lui e che __________ stava cercando degli avvocati". Questa dichiarazione non mi aveva sorpreso perché già precedentemente AC 1 mi aveva detto, non in presenza di __________, che quest'ultima lo aveva sposato per interesse e per ottenere il visto. Io, nella situazione qui descritta, ho chiesto a __________ se era vero precisando che "non avrebbe mai potuto vivere da sola". __________ mi ha risposto di si, dicendomi che "AC 1 non è un uomo. Ha solo l'apparenza e le sembianze di un uomo". Io non ho chiesto spiegazioni a __________ in merito a questa sua frase, ma l'ho intesa nel senso che __________ riteneva il marito come una persona non valida. Io ho solo chiesto a __________ come avrebbe fatto finanziariamente ad andare avanti. __________ mi ha risposto "so come fare perché AC 1 mi dovrà pagare gli alimenti. In più avrò il mio stipendio e con i due sarà sufficiente per vivere bene". AC 1 non ha detto nulla se non "io questo non lo posso capire". L'altra donna rumena che pure era in quel periodo nell'appartamento, durante la discussione di cui sopra, era in un'altra stanza assieme a __________. Dichiaro che si è trattato di una discussione normale. Né __________ né AC 1 stavano litigando."

Si è già detto (consid. 10) che questa deposizione è contestata pressoché integralmente dal prevenuto, che in particolare nega la prolungata permanenza del teste a casa sua, e si è rilevato (consid. 10) che la negazione parrebbe sorprendente per il motivo che il teste non gli risulta ostile, dato che non gli attribuisce comportamenti violenti nei confronti della moglie, ma al contrario conferma almeno in parte le sue parole circa l'attitudine alle volte gelosa e dispotica di __________ nei suoi confronti.

Posto che __________ rimane un teste sicuramente sincero ed attendibile, tanto da essersi spontaneamente presentato per deporre nella consapevolezza di confessare così la propria infrazione alla LDDS, la Corte -alla luce dello stralcio di verbale appena trascritto- può attribuire la contestazione del prevenuto della deposizione del __________, unicamente al desiderio di osteggiare sistematicamente tutte le risultanze di causa che si prestano ad una razionale spiegazione del drammatico epilogo.

AC 1, infatti, ammette il crimine, ma ha negato di avere percosso la moglie, ha negato contro ogni evidenza di avere voluto divorziare da lei, ha negato di avere strumentalizzato la questione dell'arrivo del figlio __________, nega ora di avere saputo che __________ voleva divorziare da lui chiedendogli gli alimenti, così come più avanti negherà di avere portato __________ in Serbia contro la volontà di __________, negherà di avere detto di essere intenzionato ad uccidere la moglie e negherà ancora -con l'importante eccezione del primo verbale- di avere capito, per averla accompagnata dal suo legale a Chiasso alla vigilia dell'omicidio, che la moglie intendeva realmente divorziare in Svizzera.

                                21.   L'imputato, prima di partire per le vacanze di Natale (e per l'udienza di divorzio) alla volta della Serbia, ha ripetutamente espresso il desiderio che __________ lo seguisse, e questo in relazione all'espletamento delle pratiche per il divorzio.

Lo ha detto alla __________ (all. 102 RPG, pag. 4, già citato al consid. 18), ma anche all'appuntato __________ della Polizia comunale di Chiasso, intervenuto al domicilio dei coniugi proprio per sedare una lite riguardante l'argomento (rapporto di segnalazione 4 febbraio 2003, all. 7 RPG, pag. 2, sottolineatura della Corte):

"  Prima di Natale __________ mi ha chiamato dicendomi se potevo raggiungerlo al suo domicilio perché aveva nuovamente litigato con la consorte. (…) Chiedevo delle spiegazioni e da parte del __________ mi veniva comunicato che lui voleva andare in Jugoslavia dopo Natale per sistemare la pratica di divorzio e pretendeva che la moglie lo seguisse unitamente al figlio.

La moglie diceva che non voleva andare in Jugoslavia in quanto non era il periodo adatto, sia per il figlio che per il suo lavoro."

__________, come risulta dalla prefata trascrizione, era invece determinata a non andare a Bobovo. Essa non aveva potuto o voluto prendere vacanza, e poteva quindi addurre questa motivazione a sostegno della propria decisione, oltre all'inopportunità di far fare un viaggio così lungo ad un bimbo di neppure 5 mesi.

                                22.   A Natale i coniugi hanno vissuto l'ultimo momento di almeno apparente tranquillità, come testimoniato da __________, che a reso visita ai AC 1 il pomeriggio della vigilia (all. 113 RPG, pag. 4: "Erano tutti allegri e sereni. Si parlava e si rideva.")

                                23.   Il 28 dicembre 2002 l'accusato è partito in aereo dall'aeroporto della Malpensa alla volta di Bobovo portando con sé il piccolo __________ e __________.

Egli sostiene che la moglie sarebbe stata d'accordo di lasciare partire con lui il neonato.

In realtà così non può essere, a giudicare dalle innumerevoli e concordi testimonianze della reazione di __________ alla partenza del bimbo.

Essa ha in effetti bussato alla porta della polizia, dei servizi sociali, degli operatori sanitari, di tre avvocati e dei familiari per farsi aiutare a riavere il figlio che sosteneva esserle stato rapito. Tutte queste persone hanno riferito di una donna in stato di profonda prostrazione, sofferente, disperata. Anche i colleghi, che certo non potevano aiutarla, hanno immediatamente percepito il dolore di __________.

Già solo di fronte ad una simile reazione, si pongono unicamente le alternative della sincerità dell'espressione di tanta sofferenza, e allora si ha che AC 1 a dispetto dell'affermazione del contrario ha effettivamente portato con sé il figlio contro il volere della madre (ed egli è perciò nuovamente bugiardo), oppure si ha che __________ ha simulato da grande attrice, ma ci si chiede però quale ne sarebbe stata l'utilità.

Inoltre non va dimenticata una circostanza oggettiva che è fortemente indiziante dell'ipotesi della sottrazione del bambino: __________ allattava ancora il figlio e perciò aveva l'esigenza fisica che il latte da lei prodotto venisse consumato, tanto che, partito __________, ha dovuto rivolgersi all'OBV, accompagnata nell'occasione dalla polizia, per avere in prestito l'apparecchio che si usa per prelevare il latte al seno. L'infermiera __________ dice che "lei era molto preoccupata per il bimbo. Piangeva. Diceva che non sapeva cosa fare. Ricordo la disperazione nei suoi occhi" (verbale 18 febbraio 2003, all. 65 RPG, pag. 2).

Dalla circostanza dell'allattamento si deduce da un lato che se proprio il viaggio del bimbo senza madre s'aveva da fare, il problema del latte sarebbe stato affrontato preventivamente, ma soprattutto che appare a prima vista del tutto insensato e addirittura contro natura che la madre allattante accetti di separarsi dal proprio neonato.

Questo è del resto l'istintivo pensiero avuto, secondo comune buon senso, da __________, moglie di __________, amico di lunga data dell'accusato (verbale 7 febbraio 2003, all. 122 RPG, pag. 2):

"  Io ero a conoscenza del fatto che AC 1 voleva andare in Serbia per un breve periodo di vacanza, ma non mi aveva mai accennato che volesse portare con sé __________. Io non immaginavo nemmeno che potesse fare una cosa simile perché era praticamente un neonato e sapevo che era anche allattato da sua madre".

Si prescinde qui dall'esaustiva esposizione di tutti i riscontri al riguardo della reazione avuta da __________ dopo la partenza del figlio, limitandosi all'indicazione di quelli maggiormente significativi.

Già si è detto che essa si è innanzitutto rivolta alla polizia, ed in particolare al sergente __________, che già conosceva la famiglia (verbale 29 gennaio 2003, all. 3 RPG, pag. 2):

"  …__________ una sera subito dopo Natale quindi il 26 o 27.12.2002 mi ha chiamato a casa dicendomi che AC 1 era rientrato in Jugoslavia portandosi il figlio. (…) Aggiunse pure che non era d'accordo ad un tale fatto".

La polizia, date le circostanze, non ha potuto fornire particolare aiuto, se non accompagnandola (come già detto) all'ospedale per risolvere il problema contingente dell'allattamento. L'infermiera __________, già si è evocata la sua deposizione (cfr. anche la pag. 2, all. 65 RPG: "L'ho poi rivista al 3.1.2003. (…) Era sconvolta e disperata. Piangeva a dirotto. (…) Ho avuto l'impressione si aggrappasse a noi in cerca disperata di aiuto") ha informato, tramite il dott. __________, l'assistente sociale dell'ospedale, __________ che racconta (verbale 7 febbraio 2004, all. 64 RPG, pag. 2):

"  Rammento che aveva i capelli raccolti e notai che aveva il viso "tirato". Piangeva. Era evidente il suo stato di sofferenza. (…) … precisò d'aver appreso recentemente che il marito era intenzionato a chiedere il divorzio in Jugoslavia e che voleva farsi attribuire il bimbo. Mentre parlava era disperata. (…) Lei era molto turbata ed aveva timore che il marito potesse portarle via definitivamente il bimbo."

L'assistente sociale ha poi tentato di interpellare vari enti che potenzialmente avrebbero potuto fornire un aiuto (cfr. verbale citato, pag. 2-4), ma senza ottenere risultato. __________ si è poi rivolta ad un paio di studi legali, tra cui quello dell'avv. __________ (verbale 28 gennaio 2003, all. 71 RPG, pag. 1, 2, 3) che le consiglia di farsi rappresentare nella procedura in corso a Bobovo:

"  … chiedeva il mio intervento a seguito di una situazione di intervenuto rapimento del suo bambino da parte del padre che lo aveva portato in Jugoslavia. (…) Era molto agitata.(…) Anche durante questa seconda telefonata la signora era ansiosa, terrorizzata. Per me era difficile parlarle di foro e cose giuridiche davanti a questi suoi stati d'animo. (…) ADR che la signora mi disse che era stato il padre un qualche giorno prima il 01.01.2003 a portare il figlio comune in Jugoslavia. Non gli chiesi se pure lei era d'accordo ma da come mi parlava non lo era affatto".

Di medesimo segno le reazioni esternate sul posto di lavoro. Per tutti i colleghi racconta __________ (verbale 22 gennaio 2003, all. 72 RPG, pag. 2):

"  …il fatto che aveva scosso profondamente __________ era che AC 1 senza il suo consenso aveva portato in data sabato 28.12.2002 il figlioletto __________ in Serbia e probabilmente l'aveva collocato presso i suoi genitori. Si vedeva che era disperata. Seppi che il marito era intenzionato ad affidare il bimbo ad una sua figlia maggiore avuta da una precedente relazione. Secondo AC 1 aveva già intrapreso le pratiche per il divorzio e affidamento del figlio, in Serbia, tacciandola di prostituta, drogata e alcolizzata."

All'imputato durante l'inchiesta sono state contestate queste ed altre risultanze (cfr. verbale 10 marzo 2003, all. 49 RPG, pag. 3-6), ma egli ha mantenuto imperterrito la propria tesi secondo cui __________ avrebbe consentito alla partenza di __________.

Per la Corte AC 1 mente, e nuovamente, come si è detto (consid. 20), mente su di una questione suscettibile di metterlo in cattiva luce e di spiegare il retroterra del dissidio che porterà, dopo poche settimane, alla morte di __________.

                                24.   La Corte accerta pertanto che l'imputato il 28 dicembre 2002 ha recato con sé il figlio lattante in Serbia contro la volontà della madre.

Questo non solo per fare dispetto o per ferire la moglie, ma allo scopo quanto meno di costringerla così a seguirlo in Serbia per ottenerne la partecipazione ed il consenso nella procedura di divorzio, nella quale era prevista un'udienza il giorno 10 gennaio 2003.

L'accertamento della Corte sulle finalità dell'imputato si fonda sulle parole di PC 4 (riferite al considerando successivo) e su quelle di __________, teste certamente attendibile e non mal disposta nei suoi confronti, con la quale egli si era confidato prima della partenza (verbale 23 gennaio 2003 di __________, all. 102 RPG, pag. 5):

"  AC 1 pensava che partendo con il figlio, in un secondo tempo sarebbe stato raggiunto anche da __________, alla quale avrebbe fatto firmare le carte per il divorzio."

Questo significa che la sottrazione del figlio era stata premeditata dall'accusato almeno a far tempo dalla terza settimana dicembre, momento in cui la __________ situa questa conversazione.

                                25.   AC 1, che nega di avere sottratto il figlio alla madre, nega evidentemente anche di averlo fatto per costringere la moglie a seguirlo in Serbia (con riferimento alle predette parole della __________: verbale 11 marzo 2003, all. 50 RPG, pag. 3).

__________, tuttavia, non parte nonostante il desiderio di riavere il figlio sia enorme (almeno a giudicare dall'intensità del dolore che ha provato).

Da un lato essa è cosciente dell'inutilità del tentativo alla luce del fatto che il figlio è iscritto sul passaporto del marito e non sul suo, come riferirà all'avv. __________ (all. 68 RPG, pag. 3: "__________ mi aveva detto, circostanza confermata dall'amica, che suo marito non voleva che il figlio __________ figurasse sul passaporto della madre poiché così non sarebbe più stato di pura razza (ella ha usato un'espressione che non ricordo più), impedendole così anche di andare a riprendersi il figlio in caso di una sottrazione poi avveratasi"), ma d'altro lato essa teme anche per la sua incolumità.

Tolti i pregressi episodi di violenza coniugale, __________ è stata espressamente avvertita dell'asserita intenzione del marito di ucciderla da una telefonata della sorella PC 4, che ha incontrato l'accusato a Bobovo, e che era l'unica persona che poteva dare un po' di conforto a __________, avendo visto di persona __________ in quei giorni (verbale 24 marzo 2003, all. 93 RPG, pag. 8):

"  ….confermo che è vero che AC 1 quando mi si presentò assieme alla sua matrigna (attuale compagna di suo padre) mi disse che avrebbe ucciso mia sorella. Devo anche dire che in quel frangente mi è sembrato sotto l'influsso di bevande alcoliche. Devo però anche dire che questa frase e altre simili a quelle dette quella sera me le ripeté in almeno tre altre circostanze durante le mie successive visite a __________ e questo anche quando non aveva bevuto. AC 1 per giustificare la sua intenzione di uccidere __________ mi disse che non metteva soldi in casa e che non aveva voluto andare in Jugoslavia assieme a lui. Mi disse pure che quando sarebbe giunta in Jugoslavia, perché vi doveva arrivare per il divorzio, lui le avrebbe fatto vedere "come si picchia". Quella sera AC 1 mi ha detto tutte le cose peggiori che si possono dire ad una persona ad eccezione che __________ "fosse una puttana". Mi disse pure che era persona pulita e lavorava ma come difetto "parlava troppo". Tra le altre accuse mi disse pure che __________ si drogava. Il giorno dopo io ho chiamato mia sorella preoccupata e le ho chiesto se era vero che si drogava rispettivamente se non portava i soldi a casa. Lei ha risposto negativamente…"

Il racconto di PC 4 è per la Corte credibile. Vi si trovano infatti particolari che trovano riscontro nell'inchiesta, in particolare il rimprovero di non portare i soldi a casa oppure quello relativo all'accusa di essere una drogata, che induce __________ a farsi fare un test tossicologico presso l'OBV per disporre di un'attestazione atta a smentire l'accusa del marito.

Come che sia, è però un dato di fatto che a quel momento __________ aveva paura di morire qualora avesse seguito il marito in Serbia, cosa che lei ha raccontato a __________, la cui credibilità non è in discussione e che afferma che (all. 72 RPG, pag. 2):

"  In quei giorni, __________ mi disse che malgrado le pressioni telefoniche del marito, lei non era assolutamente disposta (anche se avrebbe voluto ricongiungersi con il bambino) a recarsi in Serbia perché temeva che una volta raggiunto quel luogo egli l'avrebbe fatta

"scomparire" senza alcun problema. Diceva che AC 1 aveva importanti conoscenze anche nelle alte sfere e che laggiù faceva ciò che voleva."

                                26.   In alternativa alla predetta finalità strumentale della sottrazione del figlio, sfumata a causa della paura di __________ di raggiungere il marito in Serbia, la Corte può solo formulare un ipotesi peggiore, ovvero che il AC 1 intendesse lasciare il figlio in Serbia a tempo indeterminato per farlo crescere dalla sua figlia di primo letto.

Siffatto intendimento è stato riferito da __________ a __________ (cfr. la trascrizione al considerando 23). Non è del tutto chiaro in base agli atti chi possa avere parlato in tal senso a __________, ma secondo l'amica __________, anch'essa a Bobovo in quei giorni, si trattava di una voce che girava in paese (verbale 22 gennaio 2003 di __________, all. 113 RPG, pag. 4):

"  Dopo qualche giorno seppi che __________ aveva portato proprio lì a Bobova il piccolo __________. Si diceva che gliel'aveva portato via a __________ e che non voleva più farglielo vedere. Se ben ricordo di diceva che lo aveva affidato a suo padre o a sua figlia."

Agli atti vi è però ben più delle dicerie della gente di Bobovo. Tra i documenti del prevenuto è infatti stata rinvenuta una procura, da lui rilasciata il 9 gennaio 2003 (cioè alla vigilia dell'udienza che avrebbe dovuto sancire il divorzio) in favore della figlia __________ e corredata dell'autentica delle firme di mandante e procuratrice, con la quale egli le consegnava il figlio e l'incaricava, per tempo indeterminato, senza compenso e fino a che egli l'avesse ripreso di "prendersi cura del piccolo __________, di educarlo e di mantenerlo come se fosse il suo bambino, di dargli tutte le attenzioni necessarie e di assicurargli uno sviluppo sano e corretto, e questo in continuazione fino a che suo padre - il mandante non torni dalla Svizzera" (doc. B3 ad all. 51 RPG).

Secondo l'accusato, questo documento, la cui redazione gli era stata consigliata dal suo legale, avrebbe dovuto servire a legittimare la figlia alla custodia di __________ nel breve periodo necessario (come meglio si dirà più avanti) all'ottenimento del cosiddetto visto Schengen per __________, cioè solo per qualche giorno, e questo in particolare per il caso che si fosse presentata la polizia, ovviamente su iniziativa di __________.

La Corte non crede a queste spiegazioni dell'accusato, non fosse altro che perché contraddittorie con la tesi secondo cui __________ avrebbe consentito alla trasferta del figlio. L'evidenza documentale, inoltre, è quella di un vero e proprio contratto di mandato, formalizzato con tanto di autentiche di firma, previsto per durata indeterminata, ma comunque per un periodo sicuramente più lungo di qualche giorno, non potendosi invece credere che le autorità locali avrebbero creato problemi in caso di una breve assenza del padre.

La procura, inoltre, non può essere letta di per sé stante, ma va necessariamente collegata al fatto che il 10 gennaio 2003 doveva tenersi l'udienza decisiva nella causa di divorzio, udienza che doveva appunto, nelle intenzioni del prevenuto, concludersi con la pronuncia del divorzio. In quell'ottica, ovvero sciolto il legame matrimoniale, alla luce della procura l'ipotesi di un AC 1 che tiene il figlio a Bobovo appare molto più verosimile di quella di un AC 1 che dopo pochi giorni lo riconsegna alla madre.

                                27.   Il 10 gennaio 2003 ha avuto luogo l'udienza nella causa di divorzio. __________ ne ha avuto notizia dalla sorella, alla quale l'aveva detto il prevenuto (all. 93 RPG, pag. 8):

"  ADR che la questione del divorzio (cioè di aver presentato la domanda) AC 1 me la disse solo all'inizio di gennaio. Mi disse che il 10.01.2003 vi sarebbe stata l'ultima udienza di divorzio in tribunale. Io ho comunicato ciò a __________."

L'esistenza di una conversazione in proposito è confermata dal AC 1, che avvalora così le parole della teste, mantenendo però la propria versione al riguardo del fatto che egli non avrebbe avuto l'intenzione di divorziare (verbale 10 marzo 2003, all. 49 RPG, pag. 7):

"  Preciso che durante l'incontro del 09.01.2003 e solo in quell'occasione PC 4 mi chiese se era vero che io e __________ volevamo divorziare. Le ho risposto che effettivamente era stata presentata un'istanza che è quella dell'aprile 2002 di cui ho già parlato. Preciso che io ho pure detto a PC 4 che l'avevo inoltrata non perché volessi divorziare ma perché speravo che così facendo __________ si riavvicinasse a me."

Già si è detto che l'imputato mente quando afferma di non avere voluto divorziare (consid. 19). Vero è invece che __________ fino a pochi giorni prima dell'udienza (e non solo alla vigilia, come dichiara l'accusato) non era certa del fatto che la procedura era stata riattivata (cfr. i dubbi da lei espressi in proposito prima di Natale all'appuntato __________, all. 4 RPG, pag. 2:

"Sono certo che la stessa ebbe a dirmi di non credere che fosse stata inoltrata una pratica di divorzio perché non aveva ricevuto alcuna comunicazione"), e che solo grazie all'indicazione della sorella ha potuto incaricare all'ultimo momento un legale del suo patrocinio (cfr. cubo 1, classificatore atti istruttori V, in AI 359, deposizione avv. __________, che afferma di essere stato incaricato telefonicamente da __________ dopo il giorno di Natale del 2002.

                                28.   Il prevenuto aveva sperato, nell'economia della causa di divorzio, che la moglie venisse a Bobovo ad aderire alla sua petizione.

In luogo di ciò, egli si è trovato a dover fronteggiare il di lei legale determinato ad opporsi alla petizione, cosa in cui ha avuto buon gioco alla luce di una norma di legge che vieta il divorzio durante il primo anno di vita del figlio, semplicemente versando in atti il certificato di nascita di __________ (cfr. pag. 2 della predetta deposizione dell'avv. __________, classificatore atti istruttori V, in AI 359).

L'accusato -coerente con la propria falsa tesi di avere egli stesso auspicato la non pronuncia del divorzio- dice di essersi aspettato questo esito del processo (verbale 11 marzo 2003, all 50 RPG, pag. 7: "…l'accusato dichiara che lui sapeva che prima che __________ non avesse un anno non era possibile ottenere il divorzio"), ma ciò non è vero, visto che in definitiva egli instava comunque per il divorzio e che è stato necessario l'intervento del legale di __________ per rendere nota al tribunale adito l'esistenza del neonato e fare quindi respingere la petizione.

Vero è invece che il prevenuto deve essersi assai arrabbiato per l'imprevisto esito della causa di divorzio. Abituato come era a fare e disfare avanti al tribunale patrio, egli vedeva ora frustrato il suo disegno per avere la moglie dapprima resistito all'impulso di seguire il figlio, e di aderire quindi all'azione giudiziaria, e per avere essa in seguito incaricato un legale capace di fare respingere la causa. All'atto pratico, egli si ritrovava beffato a casa sua, con tutta la pubblicità che l'evento poteva avere in quella piccola comunità dove le voci (come quella della sottrazione del figlio) corrono veloci, dalla servetta rumena che egli raccontava averlo sposato per interesse, e della quale non era così riuscito a disfarsi.

                                29.   Il 13 gennaio 2003 l'imputato è rientrato a Chiasso senza il figlio __________.

Si può ben immaginare che ciò abbia costituito un colpo durissimo per __________, che evidentemente confidava nel rientro del bimbo.

Si è perciò venuta a creare nell'istante medesimo dell'arrivo in solitaria dell'accusato una situazione di altissima tensione, perfino superiore alla precedente e aggravata dal fatto che i coniugi erano ora soli nell'appartamento (dopo la partenza del __________ e della __________), in cui il prevenuto da una parte doveva provare frustrazione per l'esito infelice della causa di divorzio, e __________, ferita, arrabbiata e disperata per la mancanza del figlio, si ritrovava a dovere convivere con l'uomo che le aveva sottratto il figlio e poi non l'aveva riportato.

L'accusato ha giustificato il mancato ritorno di __________ con il fatto che il viaggio del figlio non sarebbe stato consentito, in quanto egli sarebbe stato privo del cosiddetto visto Schengen, apposto sul passaporto di AC 1 per una sola persona, ovvero per lui stesso.

L'affermazione non è verificabile, ma non appare del tutto inverosimile alla luce del fatto che il 16 gennaio 2003 l'accusato, che già disponeva di un visto valido corrispondente al suo numero di passaporto (incollato sulla pag. 16 del passaporto medesimo), si è fatto rilasciare un ulteriore visto, incollato a pag. 19 del passaporto, per il titolare dello stesso "+1x", ossia per la seconda persona di cui al medesimo passaporto.

D'altra parte, l'imputato ammette che il preteso problema del visto mancante per __________ gli sarebbe stato segnalato già nel viaggio di andata, e che gli sarebbe stato indicato di ottenerlo durante il soggiorno in Serbia, cosa che egli non sarebbe riuscito a fare.

Si potrebbe perciò anche pensare -in una lettura di questi avvenimenti sfavorevole all'accusato- che egli abbia volutamente omesso di riportare __________ in Svizzera, potendo lecitamente guadagnare tempo agli occhi della moglie con la questione del visto, potendo così continuare ad avere nei di lei confronti una posizione di forza.

A sostegno di questa tesi depongono i precedenti dell'accusato (introduzione del divorzio per "riavvicinare" la moglie, sottrazione del figlio strumentale alla causa di divorzio), ma anche la procura con firme autentiche rilasciata per la custodia di __________ a tempo indeterminato, formalità sicuramente eccessiva anche in Svizzera, e quindi a maggior ragione a Bobovo, per una custodia (oltretutto da parte di una stretta parente del padre) limitata ai pochi giorni necessari all'ottenimento del visto e al viaggio di ritorno in Serbia.

Non va infine dimenticato che il prevenuto il 21 gennaio ha chiesto informazioni in Municipio a Chiasso in merito agli effetti sul suo permesso di domicilio di un rientro temporaneo in Serbia (verbale 22 gennaio 2003, all. 32 RPG, pag. 2), eventualità che rende meno verosimile l'ipotesi della restituzione del figlio alla madre.

                                30.   Quali che fossero le reali intenzioni dell'accusato, è comunque certo che il suo ritorno senza __________ ha dato origine ad una situazione di continuo litigio tra i coniugi, in cui __________ esigeva che il marito tornasse senza indugio a riprendere il figlio e che si sarebbe risolta solo quando egli fosse partito a tal fine.

A partire dal giorno 16 gennaio 2003, ottenuto cioè il visto Schengen per __________, nulla ostava più alla partenza dell'accusato.

Egli, invece, nonostante le promesse in tal senso non è partito, rinviando più volte la partenza ed accampando in particolare giustificazioni di natura economica, ovvero dicendo che non avrebbe avuto i soldi per effettuare il viaggio, accusando addirittura la moglie, che avrebbe ricevuto sul suo conto bancario il pagamento di una fattura da lui emessa ma che avrebbe rifiutato di consegnargli il denaro (cfr. il racconto che l'accusato fa alla __________ nel di lei verbale, all. 102 RPG, pag. 5).

La questione economica è in realtà un futile pretesto per giustificare a posteriori la mancata partenza, il che è dimostrato senza possibilità di smentita dal fatto che al momento dell'arresto l'accusato era in possesso della somma di circa fr. 800.-- in contanti (cfr. verbale dibattimentale, pag. 7) e disponeva di una vettura Opel Vectra di sua proprietà, mezzi con i quali avrebbe in ogni momento potuto intraprendere il viaggio al prezzo di qualche pieno di benzina e dei caselli autostradali. Indicativo dell'attitudine dell'imputato appare al fatto che al dibattimento, a fronte di questa contestazione, egli abbia ancora negato la possibilità del viaggio, per il motivo, inconsistente a fronte dell'esigenza di riprendere il figlio, che sarebbe stato debitore di fr. 500.-- nei confronti della __________, somma che non avrebbe avuto con sé.

Più in dettaglio, si ha che il 16 gennaio 2003 l'accusato si è recato dall'amico __________, chiedendogli in prestito una borsa da viaggio per recarsi in Jugoslavia, cosa che affermava avrebbe fatto l'indomani, cioè venerdì 17 gennaio viaggiando in bus (verbale 11 febbraio 2003 di __________, all. 124 RPG, pag. 2).

L'accusato voleva però che la moglie partisse con lui, cosa consigliabile (in assenza della __________) ma non assolutamente indispensabile ai fini del recupero di __________, motivo per cui il 17 gennaio 2003 ha avuto luogo un'ennesima discussione in presenza del sergente __________, che così riferisce (verbale 29 gennaio 2003, all. 3 RPG, pag. 3):

"  Ero andato a fare visita alla sopra citata mia parente e mentre già mi trovavo presso quest'ultima è entrato AC 1. Lui mi ha detto che sarebbe partito quella stessa sera per la Jugoslavia ma che __________ non voleva andare con lui. Arrivata __________ le ho chiesto perché non voleva seguirlo e lei mi ha risposto, rivolgendosi al AC 1, che "come aveva portato giù il bambino lui era lui che doveva andare a riprenderlo". In quell'occasione perlomeno in mia presenza i due non si sono detti nient'altro e AC 1 è andato. Prima di andarsene AC 1 mi ha detto che sarebbe partito lo stesso ma solo il 21.01.2003, giorno del successivo bus."

Come si vede, il teste assiste al ripensamento dell'accusato, che all'inizio gli dice di voler partire in giornata e che alla fine della conversazione dichiara invece che partirà solo 4 giorni dopo, laddove l'unico visibile motivo del repentino cambiamento di programma è il rifiuto di __________ di accompagnarlo nel viaggio (cfr. la deposizione 14 febbraio 2003 di __________, all. 70 RPG, pag. 3, da cui risulta che egli ancora il 21 gennaio 2003 esige che la moglie lo accompagni in Serbia).

__________ già dal 14 gennaio 2003, ovvero dal rientro del marito senza __________, era in stretto contatto con l'avv. __________, incaricata in primo luogo di presentare un'istanza supercautelare di protezione dell'unione coniugale, con la quale venisse fatto ordine al prevenuto di andare immediatamente a riprendere il

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