Incarto n. 52.2009.277 52.2009.293
Lugano 7 settembre 2009
In nome della Repubblica e Cantone Ticino
Il Tribunale cantonale amministrativo
composto dei giudici:
Lorenzo Anastasi, presidente, Raffaello Balerna, Damiano Bozzini
segretaria:
Sarah Socchi, vicecancelliera
statuendo sui ricorsi (a) 8 luglio 2009 (b) 27 luglio 2009 della
RI 1, patrocinata da: PA 1,
contro
le decisioni (a) 30 giugno 2009 (n. __________) e (b) 24 luglio 2009 (n. 18) del Presidente del Consiglio di Stato, che respingono le domande di concessione dell'effetto sospensivo ai ricorsi presentati dall'in-sorgente avverso: a. la decisione 12 febbraio 2009 con cui il municipio di CO 1 le ha ordinato di sospendere immediatamente l'esercizio della prostituzione nel __________ (part. 1231) e di ripristinare l'uso autorizzato; b. la decisione 6 luglio 2009 con cui la Sezione dei permessi e dell'immigrazione le ha revocato con effetto immediato l'autoriz-zazione a gestire il __________ ed ordinato la chiusura immediata dell'esercizio pubblico;
viste le risposte:
- 16 luglio 2009 del Presidente del Consiglio di Stato;
- 22 luglio 2009 del municipio di CO 1
- 24 luglio 2009 della Sezione dei permessi e dell'immigrazione;
al ricorso (a)
- 30 luglio 2009 del Presidente del Consiglio di Stato;
- 5 agosto 2009 del municipio di CO 1;
- 13 agosto 2009 della Sezione dei permessi e dell'immigrazione;
al ricorso (b)
letti ed esaminati gli atti;
ritenuto, in fatto
A. a. La RI 1 qui ricorrente, è titolare dell'autorizzazione a gestire il __________ di __________ (part. 1231), situato a lato della strada cantonale __________, nella zona a carattere turistico (ZT) del piano regolatore, che l'art. 34 delle norme di attuazione (NAPR) destina "esclusivamente ad uno sfruttamento turistico-alberghiero ed a tutte le infrastrutture legate direttamente a tale attività".
b. Tra il 2007 ed il 2008 il distaccamento speciale della Polizia cantonale preposto alla lotta contro la tratta e lo sfruttamento di esseri umani (TESEU) ha esperito quattro controlli presso il __________. In quelle occasioni, l'autorità ha accertato che l'esercizio pubblico era frequentato soltanto da giovani donne, non accompagnate, provenienti da paesi sudamericani e dell'est europeo, noti come luoghi di provenienza di prostitute. L'autorità ha rilevato che alcune ragazze, straniere, erano state denunciate per esercizio non autorizzato della prostituzione, mentre altre si erano annunciate per svolgerla regolarmente nel motel, pubblicizzato su internet (www:__________.com) come sito a luci rosse.
c. Preso atto delle risultanze di questi controlli, il 12 febbraio 2009 il municipio ha ordinato alla proprietaria del motel, alla RI 1 ed al gerente di sospendere immediatamente l'esercizio della prostituzione e di ripristinare l'uso dell'immobile a scopo alberghiero, conformemente alle destinazione approvata con le tre licenze edilizie rilasciate tra il 1965 ed il 1981.
Contro tale ingiunzione, dichiarata immediatamente esecutiva, la proprietaria del motel e la RI 1 sono insorte davanti al Consiglio di Stato, chiedendone l'annullamento e postulando che all'impu-gnativa fosse concesso l'effetto sospensivo.
B. a. Nelle more del procedimento relativo al suddetto ricorso, tuttora pendente davanti al Consiglio di Stato, il 6 luglio 2009 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione (SPI) ha revocato alla RI 1 l'autorizzazione a gestire il __________, ordinando che l'esercizio pubblico fosse immediatamente chiuso. Al fine di assicurare l'effettività della chiusura l'autorità cantonale ha informalmente disposto l'apposizione di sigilli. La SPI ha in sostanza ritenuto che con la chiusura del motel ordinata dal municipio fossero venute meno le condizioni che a suo tempo avevano determinato il rilascio dell'autorizzazione.
b. LaRI 1 ha impugnato anche questo provvedimento davanti al Consiglio di Stato, chiedendo pure in questo caso che al ricorso fosse concesso l'effetto sospensivo.
In sede di risposta all'impugnativa, la SPI ha tra l'altro rilevato che dai controlli effettuati dalla polizia cantonale il 6 maggio ed il 6 luglio 2009 era emerso che il motel continuava indisturbato a fungere da bordello, ospitando una trentina di prostitute.
C. Con decisioni del 30 giugno 2009, rispettivamente del 24 luglio 2009 il Presidente del Consiglio di Stato ha respinto le domande di conferimento dell'effetto sospensivo ai ricorsi presentati contro le misure cautelari ordinate dal municipio __________ e dalla SPI.
a. Con la prima decisione, il Presidente del Governo ha in sostanza ritenuto che l'ordine di sospendere immediatamente le attività postribolari insediate nel motel, in contrasto con la destinazione alberghiera autorizzata, fosse giustificato dal prevalente interesse pubblico ad assicurare il mantenimento di una situazione conforme al diritto nell'attesa che l'autorità si pronunci sull'am-missibilità del cambiamento di destinazione attuato senza permesso dalla RI 1, per rapporto alla funzione turistico-alberghiera assegnata alla zona di utilizzazione.
b. Dopo aver rilevato come la revoca dell'autorizzazione a gestire il motel non potesse basarsi sull'ordine di sospendere l'eser-cizio della prostituzione, impartito dal municipio alla RI 1, ma dovesse fondarsi su uno dei motivi di revoca previsti dalla legislazione sugli esercizi pubblici, con la seconda decisione il Presidente dell'Esecutivo cantonale ha invece ritenuto che il rigetto della domanda di conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso interposto dalla titolare dell'autorizzazione revocata contro la decisione della SPI fosse comunque giustificato dal profilo della sicurezza del diritto e dall'interesse a contenere lo sviluppo della prostituzione.
D. La RI 1 impugna entrambe le decisioni del Presidente del Consiglio di Stato davanti al Tribunale cantonale amministrativo, chiedendo che siano annullate e che ai ricorsi pendenti in prima istanza sia concesso l'effetto sospensivo.
a. Con il primo ricorso, inoltrato dopo la chiusura del motel disposta dalla SPI, l'insorgente pone in evidenza la situazione pianificatoria del motel, inserito in un comparto costituito essenzialmente da insediamenti artigianali, industriali e commerciali, a debita distanza dalla zona residenziale. Rileva inoltre come l'attività colpita dall'ordine sia di natura accessoria. Stigmatizza infine l'intervento della SPI.
b. Con il ricorso interposto contro la revoca immediata dell'auto-rizzazione a gestire il motel, disposta dalla SPI, l'insorgente pone in evidenza l'incongruenza della giustificazione addotta dall'auto-rità cantonale attraverso il rinvio all'ordine impartitole dal municipio, che non imponeva di chiudere l'esercizio pubblico, ma soltanto di sospendere le attività connesse all'esercizio della prostituzione.
Sottolineata l'inesistenza di interessi pubblici preponderanti, la RI 1 contesta il provvedimento dal profilo della proporzionalità, della violazione del diritto di essere sentito e della garanzia della proprietà.
E. All'accoglimento dei ricorsi si oppone il Presidente del Consiglio di Stato senza formulare osservazioni.
Ad identica conclusione pervengono la SPI ed il municipio con argomenti che per quanto necessario saranno discussi nei seguenti considerandi.
Delle notizie raccolte informalmente dal giudice delegato e delle osservazioni delle parti si dirà per quanto necessario nei seguenti considerandi.
Considerato, in diritto
1. 1.1. La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 45 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 7.1.2.1), rispettivamente dall'art. 71 cpv. 3 della legge sugli esercizi pubblici del 21 dicembre 1994 (LEsPubb; RL 11.3.2.1). La legittimazione attiva della RI 1, direttamente e personalmente toccata dalle decisioni del Presidente del Consiglio di Stato (art. 43 legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966; LPamm; RL 3.3.1.1), è certa.
I ricorsi, tempestivi (art. 46 cpv. 1 LPamm), sono dunque ricevibili in ordine.
1.2. In quanto fondate sulla medesima fattispecie, le impugnative possono essere evase con un unico giudizio (art. 51 LPamm).
Trattandosi di ricorsi proposti contro decisioni emanate in ambito provvisionale, il giudizio può fondarsi sugli atti, senza assumere le prove richieste dall'insorgente (art. 18 cpv. 1 LPamm).
2. 2.1. Giusta l'art. 47 cpv. 1 LPamm, il ricorso ha effetto sospensivo a meno che la legge o la decisione impugnata non dispongano altrimenti. In questo caso, soggiunge la norma (cpv. 2), il ricorrente può chiedere al presidente dell'autorità di ricorso la sospensione della decisione.
Di regola, le decisioni dell'autorità amministrativa crescono in giudicato formale e diventano esecutive soltanto al momento in cui scadono inutilizzati i termini di ricorso previsti dal diritto cantonale. La legge stessa o l'autorità decidente possono tuttavia eccezionalmente disporre che la decisione sia immediatamente esecutiva e che un eventuale ricorso non esplichi effetto sospensivo. La revoca preventiva di tale effetto presuppone che l'interesse dell'amministrazione ad un'esecuzione immediata della decisione sia considerato, dalla legge stessa o dall'autorità decidente, prevalente su quello dell'amministrato a che la decisione diventi esecutiva soltanto dopo la sua crescita in giudicato.
Immediatamente esecutive per espressa disposizione di legge sono ad esempio le misure provvisionali (art. 21 cpv. 4 LPamm; cfr. Marco Borghi/Guido Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese, Agno 1996, ad art. 47 n. 1) e le decisioni di aggiudicazione in materia di commesse pubbliche (art. 40 cpv. 1 LCPubb). La concessione dell'effetto sospensivo ad un ricorso contro una misura provvisionale entra tuttavia in considerazione soltanto in casi eccezionali, poiché, privando di qualsiasi efficacia il provvedimento cautelare stesso, esplica per finire lo stesso effetto di una decisione di accoglimento dell'impugnativa nel merito (STA 52.2008.277 del 22 agosto 2008 consid. 2.2.).
2.2. La ponderazione degli interessi contrapposti va effettuata sulla base di una valutazione prima facie degli elementi di giudizio noti (DTF 124 V 82 consid. 6a; 117 V 191 consid. 2b; 110 V 45 consid. 5b; 106 Ib 116 consid. 2a; GAAC 61.77 consid. 3a; Isabelle Häner, Vorsorgliche Massnahmen im Verwaltungsverfahren und Verwaltungsprozess, in RDS 1997 II 332 e seg.). Nella valutazione dei contrapposti interessi, l'autorità dispone di un certo margine discrezionale, sindacabile da parte delle istanze di ricorso unicamente sotto il profilo della violazione del diritto (art. 61 cpv. 1 LPamm). Censurabili sotto questo profilo sono in particolare le valutazioni che procedono da un abuso del potere d'apprezzamento. L'istanza di ricorso deve quindi evitare di sostituire il suo apprezzamento a quello dell'autorità inferiore, limitandosi a controllare che la misura impugnata sia sorretta da motivi pertinenti e non disattenda i principi generali del diritto, segnatamente quello di proporzionalità.
3. Decisione del municipio
3.1. L'ordine di cessare immediatamente l'utilizzazione non autorizzata di un edificio prefigura un provvedimento di natura cautelare, fondato sull'ordinamento edilizio e volto ad inibire una fruizione dell'immobile non conforme alla destinazione autorizzata fintanto che non verrà semmai stabilito, nell'ambito di un procedimento di rilascio del permesso in sanatoria, se tale uso sia conforme al diritto materiale concretamente applicabile. Tale provvedimento, la cui natura può essere paragonata a quella di un ordine di sospendere i lavori non autorizzati (art. 42 LE), è essenzialmente volto a ristabilire una situazione conforme al diritto nell'attesa che venga accertata la legittimità dell'utilizzazione instaurata senza permesso od in contrasto con il permesso ricevuto (Adelio Scolari, Commentario, II. ed., Cadenazzo 1996, ad art. 42 LE n. 1261 seg.). In considerazione della sua natura cautelare, tale ordine è immediatamente esecutivo (art. 21 cpv. 4 LPamm). Il ricorso contro di esso non esplica dunque effetto sospensivo (art. 47 LPamm).
L'ordine di adeguare l'uso di un'opera edilizia alla destinazione prevista dalla licenza accordata può invece essere inteso in due modi diversi: o come un semplice provvedimento, collegato in modo speculare a quello di cessare immediatamente l'utilizzazione non autorizzata, oppure come una vera e propria misura di ripristino retta dall'art. 43 LE. Nella misura in cui costituisce soltanto l'interfaccia dell'ordine di cessare l'utilizzazione non autorizzata, l'ingiunzione partecipa alla natura cautelare dell'ordine di cessare l'utilizzazione abusiva. L'ingiunzione è dunque immediatamente esecutiva ed il ricorso interposto contro di essa non esplica effetto sospensivo (art. 21 cpv. 4 LPamm). Ove sia invece concepita come una misura di ripristino retta dall'art. 43 LE, l'esecutività dell'ordine di ristabilire la destinazione autorizzata subentra invece con la crescita in giudicato del provvedimento. A meno che l'autorità revochi preventivamente l'effetto sospensivo ad un eventuale ricorso, in caso di impugnazione l'esecutività dell'ordine è dunque inibita dal gravame.
3.2. Nel caso concreto, il municipio __________, fondandosi sulle informazioni pervenutegli dal distaccamento TESEU della Polizia cantonale ha in sostanza ritenuto che il __________, autorizzato per l'esercizio dell'attività alberghiera, fosse stato trasformato in un postribolo senza la necessaria autorizzazione. Ravvisando nell'utilizzazione instaurata gli estremi di un cambiamento di destinazione abusivo, con decisione del 12 febbraio 2009 l'esecutivo comunale ha quindi ordinato alla proprietaria del motel ed alla titolare della relativa autorizzazione a gestire di sospendere l'esercizio delle attività legate al meretricio e di ripristinare l'utilizzazione alberghiera autorizzata. L'autorità comunale si è richiamata tanto all'art. 42, quanto all'art. 43 LE.
3.2.1. Nella misura in cui ordina la sospensione dell'attività instaurata in contrasto con i permessi ricevuti, l'ingiunzione ha indubbiamente valore di provvedimento cautelare. La decisione era dunque immediatamente esecutiva ed i ricorsi inoltrati dalla proprietaria e dall'RI 1, per legge, non esplicavano effetto sospensivo (art. 21 cpv. 4 LPamm). Non occorreva di per sé che il municipio lo prevedesse espressamente.
3.2.2. Incerta è invece la natura del provvedimento in esame nella misura in cui ordina di ripristinare l'utilizzazione alberghiera autorizzata. La motivazione addotta ed il richiamo all'art. 43 LE potrebbero invero stare ad indicare che il municipio, ordinando il ripristino di tale destinazione, abbia a priori escluso qualsiasi possibilità di rilasciare una licenza in sanatoria per l'insediamento di un postribolo, in quanto implicante l'esercizio di un'attività palesemente contraria alla funzione esclusivamente alberghiera assegnata alla zona di utilizzazione. La questione può rimanere indecisa, poiché anche se il municipio avesse effettivamente inteso concepire l'ordine di ripristinare la destinazione alberghiera alla stregua di una misura retta dall'art. 43 LE, che ha dichiarato immediatamente esecutiva, in questa sede andrebbe comunque verificata soltanto la legittimità della decisione con cui il Presidente del Consiglio di Stato ha respinto la domanda dell'RI 1 di ripristinare l'effetto sospensivo al ricorso inoltrato. Questione, questa, che si identifica in sostanza con quella di negare l'effetto sospensivo all'ordine di sospendere immediatamente l'esercizio della prostituzione.
3.2.3. Con la decisione qui impugnata, il Presidente del Governo ha respinto l'istanza di concessione dell'effetto sospensivo, rispettivamente di ripristino di tale effetto.
Al di là delle argomentazioni sviluppate dalla risoluzione qui in esame, decidendo di non privare di efficacia la misura cautelare adottata dal municipio nell'attesa che il collegio da lui presieduto si pronunci sui ricorsi contro di essa interposti e tuttora pendenti, il Presidente del Consiglio di Stato non ha affatto abusato del potere d'apprezzamento che la legge gli riserva in tema di conferimento dell'effetto sospensivo ad un ricorso interposto contro un provvedimento che per le finalità perseguite è dichiarato immediatamente esecutivo dalla stessa legge (art. 21 cpv. 4 LPamm), rispettivamente che è stato dichiarato tale dal municipio.
Considerando che l'interesse generale all'immediata esecutività dell'ordine censurato prevalesse sull'interesse della ricorrente a continuare ad esercitare nel motel da lei gestito un'attività, a suo dire accessoria, ma che comunque non è mai stata autorizzata, il Presidente del Governo non è sicuramente incorso in una violazione del diritto sotto il profilo dell'abuso di potere. La decisione è del tutto sostenibile. Si fonda su ragioni pertinenti e non disattende il principio di proporzionalità, poiché inibisce soltanto un'attività non autorizzata, palesemente estranea a quella dell'esercizio pubblico ed altrettanto manifestamente contraria alla funzione turistico-alberghiera assegnata dall'art. 34 NAPR al comparto in cui è situato il motel. Nella concreta costellazione degli interessi contrapposti, censurabile in quanto lesiva del diritto sarebbe stata piuttosto una decisione contraria, che - nelle more del giudizio che il Consiglio di Stato deve ancora rendere - avesse privato d'efficacia il provvedimento cautelare impugnato, permettendo alla ricorrente di continuare a gestire il motel come un bordello, grazie alla sospensione dell'esecutività sia dell'ordine di cessare l'utilizzazione abusiva, sia dell'ordine di ripristinare la destinazione alberghiera.
La decisione del Presidente del Consiglio di Stato di respingere la domanda di conferimento dell'effetto sospensivo al ricorso interposto contro l'ordine del municipio __________ regge dunque pienamente alle critiche dell'insorgente.
4. Decisione della SPI
4.1.
4.1.1. L'autorizzazione a gestire un esercizio pubblico è un permesso di polizia del commercio, mediante il quale l'autorità accerta che una persona, attiva in proprio o per conto di terzi, è abilitata a gestire un determinato esercizio pubblico, poiché è in possesso del corrispondente certificato di capacità ed ha un'ade-guata copertura assicurativa per le conseguenze derivanti dalla responsabilità civile (art. 28 cpv. 1 LEsPubb).
Secondo l'art. 69 lett. c LEsPubb, l'autorizzazione a gestire è revocata quando si verifica, per un periodo superiore ai tre mesi, uno dei casi previsti all'art. 68 lett. a LEsPubb. Fra i casi previsti da quest'ultima disposizione è annoverato l'art. 12 LEsPubb, che vieta di utilizzare i locali dell'esercizio pubblico per scopi estranei alla sua attività.
4.1.2. L'albergo è per definizione l'esercizio dove si dà alloggio e che comprende oltre ad un locale di ricezione, servizi di ristorazione e di caffè proporzionati almeno alla sua disponibilità di alloggio (art. 9 cpv. 1 regolamento sugli esercizi pubblici del 3 dicembre 1996; RLEsPub; RL 11.3.2.1.1). È considerato motel, dispone l'art. 12 cpv. 1 RLEsPub, l'esercizio che per la struttura, l'attrezzatura e la disponibilità di posteggi, accoglie e serve in prevalenza turisti motorizzati. Per il resto, precisa la norma (cpv. 3), è applicabile l'art. 9. Analoga è la funzione della pensione (art. 13 RLEsPub), del garni (art. 14 RLEsPub) o della locanda (art. 15 RLEsPub) e delle camere da affittare (art. 36a RLEsPub). Caratteristica comune a questi esercizi pubblici è l'offerta di alloggio.
4.1.3. L'utilizzazione di uno stabilimento alberghiero (albergo, motel, pensione, ecc.) per l'esercizio non occasionale della prostituzione persegue scopi manifestamente estranei all'attività di questo genere di esercizio pubblico. Per principio, l'attività di un postribolo è in effetti sostanzialmente diversa da quella di un albergo o di uno stabilimento che offre alloggio. I bordelli non servono infatti a dare alloggio, ma a dispensare prestazioni sessuali a pagamento. Sono stabilimenti di servizio o commerciali, che di per sé non soggiacciono alla legislazione sugli esercizi pubblici. L'aspetto abitativo è meramente subalterno. Soggetta alla legislazione sugli esercizi pubblici è semmai l'attività dei servizi di ristorazione annessi alla struttura alberghiera o para-alberghiera, nei quali le prostitute acquisiscono la clientela.
L'insediamento di un postribolo in una struttura destinata a dare alloggio soggetta alla LEsPubb può dunque giustificare la revoca dell'autorizzazione a gestire l'esercizio pubblico.
4.1.4. La legge non dichiara immediatamente esecutive le decisioni di revoca dell'autorizzazione a gestire. L'autorità che le adotta può comunque togliere preventivamente l'effetto sospensivo ad un eventuale ricorso, prevalendosi della facoltà concessale dall'art. 47 cpv. 1 LPamm. Deve tuttavia dimostrare che l'interesse pubblico all'immediata esecutività del provvedimento di revoca prevale sull'interesse del destinatario a sospenderne gli effetti fintanto che non è cresciuto in giudicato.
4.2.
4.2.1. Nel caso concreto, la SPI ha giustificato la revoca dell'autorizzazione a gestire il motel richiamandosi all'ordine impartito dal municipio __________ alla ricorrente ed alla proprietaria del motel di cessare immediatamente di utilizzare l'esercizio pubblico come postribolo. L'autorità dipartimentale ha tolto l'effetto sospensivo ad un eventuale ricorso, ordinando la chiusura immediata dell'esercizio pubblico e disponendo l'applicazione di sigilli al fine di assicurare l'effettività dell'ordine. Il provvedimento non è stato ulteriormente motivato.
Contro questa decisione l'RI 1 è insorta davanti al Consiglio di Stato, chiedendo che l'esecutività della decisione fosse sospesa ripristinando l'effetto sospensivo del ricorso.
Con la risoluzione qui impugnata, il Presidente dell'Esecutivo cantonale ha respinto l'istanza. Scostandosi dalle motivazioni addotte dalla SPI, il magistrato ha in sostanza ritenuto che la continuata utilizzazione del motel per scopi estranei, accertata a più riprese dal gruppo TESEU, giustificasse l'immediata esecutività del provvedimento impugnato.
4.2.2. La SPI non ha spiegato i motivi che l'hanno indotta a togliere preventivamente l'effetto sospensivo ad un eventuale ricorso contro la decisione di revocare l'autorizzazione a gestire il motel. Il richiamo all'ordine impartito dal municipio alla ricorrente di cessare immediatamente l'utilizzazione dello stabilimento per l'esercizio della prostituzione e di ripristinare con effetto immediato l'attività alberghiera non è evidentemente sufficiente per conferire immediata esecutività al provvedimento di revoca. In particolare, non dimostra che l'interesse pubblico all'esecuzione della revoca nelle more del procedimento di ricorso prevale sul contrapposto interesse della RI 1. Dal profilo dell'interesse del comune, si giustificava semmai il mantenimento dell'effetto sospensivo, poiché la provvisoria effettività della revoca impediva alla ricorrente di dar concretamente seguito all'ordine di ripristinare l'utilizzazione alberghiera del motel, impartitole dal municipio, al quale spettava di ordinare, semmai le misure di esecuzione, in caso di inosservanza.
4.2.3. Per giustificare l'immediata esecutività della decisione di revoca dell'autorizzazione a gestire il motel, il Presidente del Governo si è richiamato alla continuata violazione del divieto di utilizzare l'esercizio pubblico per scopi estranei all'attività dell'esercizio pubblico (art. 12 LEsPubb), commessa dalla RI 1 trasformandolo - di fatto - in un postribolo. La giustificazione suppletoria addotta dal Presidente del Consiglio di Stato può semmai legittimare la revoca dell'autorizzazione. Non basta tuttavia per dimostrare che l'interesse pubblico all'immediata esecuzione del provvedimento prevale sull'interesse della RI 1 ad attendere che cresca in giudicato. Le generiche disquisizioni sviluppate dal Presidente dell'Esecutivo cantonale sul fenomeno della prostituzione e sulle ripercussioni che ne derivano non dimostrano affatto l'esistenza di un interesse generale, prevalente su quello della ricorrente, a conferire provvisoria esecutività alla decisione di revoca dell'autorizzazione.
4.2.4. Concreti e convergenti indizi, risultanti dai ripetuti accertamenti esperiti dal gruppo TESEU sull'arco degli ultimi due anni, permettono invero di ritenere altamente verosimile che il __________ fosse da tempo frequentato ed occupato prevalentamente da prostitute, che hanno continuato imperterrite la loro attività anche dopo l'ordine di cessarla, impartito dal municipio alla proprietaria dell'esercizio pubblico ed alla RI 1. Parimenti verosimile, contrariamente a quanto sostiene la ricorrente, senza peraltro fornire la benché minima prova delle sue tesi, appare pure che l'esercizio della prostituzione costituisse l'attività principale dello stabilimento e che collaterale ed accessoria era semmai l'attività alberghiera, sempre che si possa concepire che un piccolo motel continui a dare alloggio a normali ospiti alla presenza, che è difficile immaginare discreta, di una ventina di prostitute intente ad acquisire i loro clienti.
Il Presidente del Consiglio di Stato non spiega tuttavia per qual motivo, la SPI, rimasta per lungo tempo passiva di fronte alle risultanze dei numerosi controlli esperiti dal gruppo TESEU, possa ad un tratto pretendere di togliere l'effetto sospensivo ad una decisione di revoca dell'autorizzazione a gestire, che non ha mai nemmeno comminato di sospendere prevalendosi della facoltà concessale dall'art. 68 LEsPubb. A maggior ragione va respinta la pretesa della SPI, se si considera che tanto l'autorità dipartimentale, quanto il Presidente del Consiglio di Stato non hanno nemmeno lontanamente evocato l'esistenza di un interesse generale a rendere immediatamente esecutiva la decisione di revoca al fine di evitare che l'autorizzazione a gestire continui a conferire un'apparenza di legittimità ad una situazione atta a trarre in inganno la normale clientela di un motel.
Le generiche considerazioni sviluppate dal Presidente del Consiglio di Stato circa l'esigenza di contenere il dilagare della prostituzione non sono atte a legittimare l'esistenza di un interesse urgente a rendere immediatamente esecutiva la revoca dell'autorizzazione a gestire.
4.2.5. Particolarmente censurabile, siccome lesiva del diritto, oltre che immotivata, appare poi la decisione del Presidente del Governo, nella misura in cui nega il ripristino dell'effetto sospensivo al ricorso in quanto riferito alla disposizione della SPI di assicurare l'effettività del provvedimento di revoca e del conseguente ordine di chiusura dell'esercizio pubblico mediante l'applicazione di sigilli. A prescindere dal fatto che tale provvedimento non colpisce solo la ricorrente, ma anche la proprietaria dell'immobile, appare comunque lesivo del principio di proporzionalità inibire, nelle more del giudizio che il Consiglio di Stato deve ancora emanare, il diritto dell'RI 1 in quanto locataria di disporre dello stabile per altri scopi, estranei alle attività soggette alla
LEsPubb. La SPI può soltanto ordinare alla ricorrente di cessare l'attività dell'esercizio pubblico, disattivando il servizio d'alloggio e quello di ristorazione. Non può anche impedire alla ricorrente di utilizzare l'edificio per altri scopi. Tale facoltà spetta semmai al municipio per considerazioni riconducibili all'ordinamento pianificatorio ed alla polizia delle costruzioni.
5.5.1. Sulla scorta delle considerazioni che precedono, il primo ricorso va dunque respinto, confermando la decisione del Presidente del Governo di negare l'effetto sospensivo al ricorso inoltrato contro l'ordine del municipio __________ di sospendere immediatamente l'esercizio della prostituzione e di ripristinare l'utilizzazione alberghiera autorizzata del __________.
Il secondo ricorso deve invece essere accolto, annullando sia la decisione della SPI di dichiarare immediatamente esecutiva la decisione di revoca dell'autorizzazione a gestire il __________, sia la decisione del Presidente del Consiglio di Stato di respingere la domanda di ripristino dell'effetto sospensivo. È dato atto che il ricorso pendente davanti al Consiglio di Stato contro la decisione della SPI esplica per legge effetto sospensivo.
5.2. La tassa di giustizia relativa al giudizio sul primo ricorso è posta a carico della ricorrente secondo soccombenza (art. 28 LPamm) ed è compensata con le ripetibili (art. 31 LPamm) dovute dallo Stato alla ricorrente a seguito dell'accoglimento della seconda impugnativa.
Per questi motivi,
visti gli art. 21, 42, 45 LE; 12, 28, 68, 69, 71 LEsPubb; 9, 12 RLEsPub; 3, 18, 21, 28, 31, 43, 46, 47, 51, 60, 61, 65 LPamm;
dichiara e pronuncia:
1. 1.1. Il ricorso 8 luglio 2009 (a) è respinto.
1.2. Il ricorso 27 luglio 2009 (b) è accolto.
§. Di conseguenza, sono annullate:
1.1. la decisione 6 luglio 2009 della SPI di togliere l'effetto sospensivo ad un eventuale ricorso contro la decisione di revocare l'autorizzazione a gestire il __________;
1.2. la decisione 24 luglio 2009 (n. 18) del Presidente del Consiglio di Stato.
2. La tassa di giustizia è compensata con le ripetibili.
3. Contro la presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg. legge sul Tribunale federale, del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).
4. Intimazione a:
Per il Tribunale cantonale amministrativo
Il presidente La segretaria