Skip to content

Bundesverwaltungsgericht 06.02.2012 D-6075/2011

6. Februar 2012·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·1,828 Wörter·~9 min·2

Zusammenfassung

Asilo e allontanamento | Asilo ed allontanamento; decisione dell'UFM del 5 ottobre 2011

Volltext

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l     Corte IV D­6075/2011 Sen tenza   d e l   6   f e bb raio   2012   Composizione Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  con l'approvazione del giudice Hans Schürch;  cancelliere Bruno D'Amaro. Parti A._______, nato il (…), Pakistan,  ricorrente,  contro Ufficio federale della migrazione (UFM),  Quellenweg 6, 3003 Berna,    autorità inferiore.  Oggetto Asilo ed allontanamento;  decisione dell'UFM del 5 ottobre 2011 / N […].

D­6075/2011 Pagina 2 Visto: la domanda d'asilo che l'interessato ha presentato in data 15 marzo 2011  in Svizzera; i  verbali  d'audizione  del  25 marzo 2011  (di  seguito:  verbale  1)  e  del  13 aprile 2011 (di seguito: verbale 2); la  decisione  dell'Ufficio  federale  della  migrazione  (di  seguito:  UFM)  del  5 ottobre 2011,  notificata  all'interessato  il  6 ottobre 2011  (cfr.  avviso  di  ricevimento  [act.  A12/1]),  con  la  quale  detto  Ufficio  ha  respinto  la  succitata  domanda  d'asilo  e  ha  contestualmente  pronunciato  l'allontanamento  del  richiedente  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento verso il suo Paese d'origine, siccome lecita, esigibile  e possibile; il  ricorso del  7 novembre 2011  (cfr.  timbro del  plico  raccomandato,  data  d'entrata:  8 novembre 2011)  con  contestuale  domanda  di  assistenza  giudiziaria,  nel  senso  dell'esenzione  dal  versamento  delle  spese  processuali e del relativo anticipo; l'ordinanza del Tribunale amministrativo federale (di seguito: il Tribunale)  del  9 novembre 2011  con  la  quale  il  Tribunale  ha  informato  il  ricorrente  della possibilità di soggiornare in Svizzera fino al termine della procedura; ulteriori fatti ed aggiornamenti addotti dalle parti negli scritti che verranno  ripresi nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza; e considerato: che  le procedure  in materia d'asilo  sono  rette dalla  legge  federale  sulla  procedura amministrativa del 20 dicembre 1968 (PA, RS 172.021), dalla  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17  giugno  2005  (LTAF,  RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,  RS 173.110),  in quanto  la  legge sull'asilo del 26 giugno 1998  (LAsi, RS  142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi);

D­6075/2011 Pagina 3 che  fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF,  il Tribunale,  in  virtù  dell'art.  31  LTAF,  giudica  i  ricorsi  contro  le  decisioni  ai  sensi  dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF; che l'UFM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi); che l'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA; che  il  ricorrente  ha  partecipato  al  procedimento  dinanzi  all'autorità  inferiore, è particolarmente toccato dalla decisione impugnata e vanta un  interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della  stessa  (art.  48  cpv.  1  lett.  a­c  PA),  e  che  è  pertanto  legittimato  ad  aggravarsi contro di essa; che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma  ed al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono pure soddisfatti; che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso; che  i  ricorsi manifestamente  infondati,  ai  sensi  dei motivi  che  seguono,  sono decisi  in procedura semplificata  (art. 111a LAsi) dal giudice unico,  con  l’approvazione  di  un  secondo  giudice  (art.  111  lett.  e  LAsi)  e  la  decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); che,  ai  sensi  dell’art.  111a  cpv.  1  LAsi,  si  rinuncia  allo  scambio  degli  scritti; che,  con  ricorso  al  Tribunale,  possono  essere  invocati  la  violazione  del  diritto  federale,  l'accertamento  inesatto  o  incompleto  di  fatti  giuridicamente rilevanti e l'inadeguatezza (art. 106 LAsi e art. 49 PA); che il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA),  né  dalle  considerazioni  giuridiche  della  decisione  impugnata,  né  dalle  argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2009/57 consid. 1.2; PIERRE MOOR,  Droit administratif, vol. II, 3ª ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5); che  dalle  audizioni  si  evince  che  l'interessato  è  cittadino  pakistano,  originario  della  città  di  B._______,  in  provincia  di  C._______,  di  etnia  D._______  e  confessione  sunnita,  con  ultimo  domicilio  nel  comune  originario (cfr. verbale 1, pagg. 1 seg.); che  l'interessato  ha  dichiarato  di  essere  espatriato  in  quanto  sarebbe  stato  ingiustamente accusato e denunciato  tre volte:  la prima volta dalla 

D­6075/2011 Pagina 4 polizia,  per  tentato  omicidio;  la  seconda  volta  da  parte  di  un  medico  legale, per minaccia di morte e  la  terza volta dal  "E._______", di nuovo  per  tentato  omicidio  (cfr.  verbale  2,  pagg.  4  seg.);  che  quest'ultimo  sarebbe un clan della zona,  i cui membri non avrebbero voluto restituire  al gruppo familiare "F._______", del quale farebbe parte il ricorrente, dei  terreni  in  loro possesso; che detti  terreni sarebbero stati assegnati dallo  Stato al gruppo del ricorrente (cfr. verbale 2, pag. 5); che,  da  un  lato,  l'interessato  avrebbe  temuto  d'essere  arrestato  dalla  polizia  pakistana  a  causa  delle  denuncie  sporte  contro  di  lui;  che,  dall'altro  lato, siccome i suoi  fratelli sarebbero  intenzionati a riprendersi  i  loro  terreni,  egli  avrebbe  rischiato  d'essere  ucciso  da  parte  dei  suoi  avversari (cfr. verbale 2, pag. 9); che,  nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  considerato  inverosimili  le  dichiarazioni dell'interessato circa  i suoi motivi d'asilo; che  le allegazioni  del  richiedente  sarebbero  vaghe,  confuse  e  troppo  poco  dettagliate  per  essere considerate verosimili; che, in particolare, l'interessato pur avendo  dichiarato  che  l'avvocato  di  famiglia  avrebbe  ricevuto  le  copie  delle  tre  denuncie, egli, a più di sei mesi dal deposito della domanda d'asilo, non  avrebbe  inoltrato  alcun  mezzo  di  prova  a  sostegno  delle  sue  dichiarazioni;  che,  inoltre,  contrariamente  alla  prima  audizione,  dalla  seconda  audizione  sarebbe  emerso  chiaramente  che  nessuna  delle  denunce sarebbe stata sporta espressamente contro  l'interessato, bensì  contro diversi membri del suo gruppo familiare;  che,  le  allegazioni  dell'interessato  in  merito  all'accusa  del  medico  sarebbero assolutamente incredibili; che, infatti, il problema con il medico  sarebbe stato risolvibile se egli o il suo rappresentante legale lo avessero  contatatto direttamente; che, nonostante ciò, il suo rappresentante legale  non avrebbe provveduto a contattarlo e, inoltre, l'interessato non avrebbe  ritenuto  necessario  rivolgersi  ad  un  altro  rappresentante  legale,  poiché  avrebbe  incaricato  l'avvocato  di  famiglia;  che,  il  fatto  di  non  aver  preso  contatto  lui  stesso  direttamente  con  il  medico,  egli  lo  avrebbe motivato  con  l'ingiusta accusa contro di  lui e con  la scusa di non avere saputo  il  numero  di  telefono  del  medico;  che,  incredibilmente,  quando  all'interessato sarebbe stato fatto notare che, trattandosi di una denuncia  per minaccia di morte, l'ostacolo del numero telefonico si sarebbe potuto  superare  facilmente,  egli  avrebbe  risposto  di  non  averlo  cercato,  in  quanto,  se  lo  avesse  fatto,  il  medico  avrebbe  potuto  saperlo;  che,  di  conseguenza, sarebbe assolutamente non credibile che l'interessato non  avrebbe provato, prima dell'espatrio, a risolvere la questione, contattando 

D­6075/2011 Pagina 5 direttamente  il  medico  dal  quale  sarebbe  stato  denunciato  e  cercando  una soluzione di compromesso; che, quo alla denuncia della polizia, giusta la quale il richiedente sarebbe  stato  sospettato  di  aver  partecipato  ad  una  sparatoria,  l'interessato  avrebbe  dichiarato  che  si  sarebbe  trovato  in  tutt'altra  località  rispetto  al  luogo  della  sparatoria,  che,  infatti,  egli  durante  l'agguato  si  sarebbe  trovato  a  G._______  (Pakistan),  mentre  detta  sparatoria  sarebbe  avvenuta  sul  luogo  dove  sarebbero  situati  i  terreni  a  causa  dei  quali  si  sarebbe  sviluppata  la  lite  tra  i  due  gruppi  familiari  contrariati;  che,  alla  considerazione  che  con  la  testimonianza  di  terzi  e  l'aiuto  dell'avvocato,  sarebbe stato facilmente possibile dimostrare la sua presenza altrove, per  far cadere  l'accusa contro di  lui, egli avrebbe dichiarato sbrigativamente  che  la  polizia  non  accetterebbe  le  testimonianze  delle  persone;  che,  inoltre,  egli  avrebbe  preferito  espatriare,  anziché  affrontare  la  giustizia,  poiché le autorità non gli avrebbero creduto; che,  inoltre,  per  quello  che  riguarda  i  suoi  contatti  con  la  polizia,  egli  si  sarebbe contraddetto, asserendo dapprima di aver contattato la polizia a  causa  delle  accuse  nei  suoi  confronti  per  poi  sostenere  di  non  avere  chiamato la polizia siccome i poliziotti sarebbero gente pericolosa; che,  del  resto,  anche  le  dichiarazioni  relative  alle  modalità  del  suo  espatrio  sarebbero  all'insegna  dell'assoluta  illogicità;  che,  in  merito  alla  possibilità  di  essere  scoperto  dalla  polizia  a  casa  dei  familiari  della  moglie,  il  richiedente  avrebbe  sottolineato  che  la  polizia  non  avrebbe  potuto  scoprire  dove  abitassero  i  parenti  della  moglie;  che,  inoltre,  il  richiedente,  in  merito  alla  possibilità  di  essere  controllato  nei  mezzi  pubblici sui quali egli avrebbe viaggiato durante  la sua fuga, affermando  che  la  polizia  pakistana  non  sarebbe  veloce,  avrebbe  depositato  una  dichiarazione decisamente paradossale per un  individuo che per evitare  l'arresto  sarebbe  espatriato  dal  suo  Paese  d'origine  alla  volta  della  Svizzera; che,  di  conseguenza,  l'UFM  ha  ritenuto  che  il  racconto  del  richiedente  non soddisferebbe le condizioni di verosimiglianza giusta l'art. 7 LAsi e ha  pronunciato  l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  il  Pakistan,  siccome  lecita,  esigibile e possibile; che,  nel  ricorso,  l'insorgente  ha  contestato  la  decisione  dell'UFM,  sostenendo  che,  il  suo  racconto  corrisponderebbe  alla  realtà  dei  fatti  e 

D­6075/2011 Pagina 6 quindi, anche alla luce dei mezzi di prova inviati con il gravame, dovrebbe  essere  considerato  verosimile;  che,  i  documenti,  i  quali  avrebbe  potuto  produrre solamente  in copia, sarebbero atti a dimostrare che egli non si  sarebbe  inventato  nulla  circa  la  sua  vicenda;  che,  inoltre,  per  quanto  concerne il fatto di avere contattato o meno la polizia, egli avrebbe detto  di  averla  contattata  "in  qualche  modo",  riferendosi  così,  al  fatto  che  il  contatto con la polizia non l'avrebbe preso lui direttamente, bensì persone  a lui vicine; che, inoltre, la sua vita in Pakistan sarebbe in serio pericolo; che, nel suo  caso,  troverebbe  pure  applicazione  l'art.  3  della  Convenzione  dei  diritti  dell'uomo,  in  quanto  in  caso  di  rimpatrio,  egli  rischierebbe  di  essere  vittima di trattamenti disumani e degradanti da parte delle persone che lo  avrebbero  minacciato,  senza  che  le  autorità  pakistane  potessero  adeguatamente proteggerlo;  che,  in  conclusione,  il  ricorrente  ha  chiesto,  in  via  principale,  l'annullamento della decisione impugnata e la concessione dell'asilo e, in  via sussidiaria, la trasmissione degli atti all'autorità inferiore per un nuovo  giudizio  e  la  concessione  dell'ammissione  provvisoria;  che  ha,  altresì,  presentato  una  domanda  d'assistenza  giudiziaria,  nel  senso  della  dispensa dal versamento delle spese processuali e del relativo anticipo; che, giusta l'art. 2 cpv. 1 LAsi, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai  rifugiati;  che  l'asilo  comprende  la  protezione  e  lo  statuto  accordati  a  persone  in  Svizzera  in  ragione  della  loro  qualità  di  rifugiati;  che  esso  comprende il diritto di risiedere in Svizzera; che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi,  sono  rifugiati  le persone che, nel Paese d'origine o di  ultima  residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza,  religione,  nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro  opinioni  politiche,  ovvero  hanno  fondato  timore  di  essere  esposte  a  tali  pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo  della  vita,  dell'integrità  fisica  o  della  libertà,  nonché  le  misure  che  comportano  una  pressione  psichica  insopportabile  (art.  3  cpv.  2  LAsi);  che  occorre  altresì  tenere  conto  dei  motivi  di  fuga  specifici  della  condizione femminile (art. 3 cpv. 2 2ª frase LAsi); che,  a  tenore  dell'art.  7  cpv.  1  LAsi,  chiunque  domanda  l'asilo  deve  provare o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la  qualità di  rifugiato è  resa verosimile  se  l'autorità  la  ritiene data  con una  probabilità  preponderante  (art.  7  cpv.  2  LAsi);  che  sono  inverosimili  in  particolare le allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate 

D­6075/2011 Pagina 7 o  contraddittorie,  non  corrispondono  ai  fatti  o  si  basano  in  modo  determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi); che,  in altre parole, per poter ammettere  la verosimiglianza, ai sensi dei  summenzionati  disposti,  delle  dichiarazioni  determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse  abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in  modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che  quest'ultima  risulti  secondaria  (cfr.  Giurisprudenza ed  informazioni della Commissione svizzera di  ricorso  in  materia d'asilo  [GICRA] 1993 n. 21); che  le dichiarazioni devono essere  attendibili, cioè  resistenti alle obiezioni, precise, ovvero non generiche e  non suscettibili di diversa  interpretazione  (altrettanto o più verosimile), e  concordanti, o meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri dati o  elementi certi; che, peraltro, il giudizio sulla verosimiglianza dev'essere il  frutto  d'una  valutazione  complessiva,  e  non  esclusivamente  atomizzata,  delle  singole  allegazioni  decisive,  in  modo  da  consentire  di  limitare  al  minimo  il  rischio  dell'approssimazione,  ovvero  il  pericolo  di  fondare  il  giudizio  valorizzando,  contro  indiscutibili  postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità  giudicante  (cfr.  GICRA  2005  n.  21  consid. 6.1, GICRA 1995 n. 23); che  le dichiarazioni decisive  rese dal  ricorrente  in corso di procedura si  esauriscono  in  mere  ed  imprecise  affermazioni,  non  corroborate  da  elementi  consistenti,  in  particolare  quelle  che  riguardano  la  polizia,  che  oltre  ad  essere  vaghe,  confuse  e  non  attendibili,  sono  anche  contraddittorie; che, inoltre, l'insorgente, con riferimento ai fatti evocati, si  è limitato a pure congetture non fondate su alcuno indizio oggettivo; che  avantutto,  il  ricorrente  come  evidenziato  dall'UFM,  effettivamente,  non  ha  depositato  alcun  elemento  di  prova  in  merito  alle  tre  asserite  denunce contro di lui, nonostante l'avvocato di famiglia avesse posseduto  tutte  e  tre  le  copie  delle  denunce  penali;  che,  inoltre,  le  denunce  non  sarebbero  state  sporte  solamente  contro  di  lui,  bensì  contro  diversi  membri  della  sua  famiglia  (cfr.  verbale  2,  pag.  5  e  7)  la  quale  si  troverebbe  in  conflitto  a  causa  di  terreni  con  un  altro  gruppo  familiare;  che,  già  sotto  questo  aspetto,  non  è  comprensibile  per  quale  motivo  l'insorgente  non  è  fuggito  con  altri  membri  della  sua  famiglia  e  in  particolar modo abbia lasciato sia la moglie che soprattutto i suoi due figli  di tenera età in Pakistan, pur temendo per la loro incolumità;  che  inoltre,  per  quanto  riguarda  per  esempio  la  denuncia  da  parte  del  medico dell'ospedale, le dichiarazioni del ricorrente risultano incompatibili 

D­6075/2011 Pagina 8 con  l'esperienza  di  vita  e  la  logica  dell'agire;  che,  in  fatti,  il  ricorrente  dapprima  si  è  contraddeto,  asserendo  due  versioni  diverse  circa  le  persone  denunciate,  asserendo  in  un  primo  tempo  che  la  denuncia  sarebbe  stata  sporta  contro  di  lui,  suo  cognato  e  suo  nipote, mentre  in  seguito che solamente lui sarebbe stato denunciato da parte del medico  (cfr.  verbale  2,  pag.  7);  che  sorprende  poi  il  fatto  che  il  ricorrente  non  avrebbe deciso di  incaricare un altro  rappresentante  legale, né avrebbe  fatto un benchè minimo sforzo per raggiungere un accordo con il medico  dell'ospedale, senza  intraprendere nemmeno un tentativo per chiamarlo,  visto che a suo dire, per risolvere il problema con il medico, sarebbe stato  necessario conttatarlo direttamente; che,  in  fine, non è credibile che egli  non sarebbe stato  in possesso del numero di  telefono del medico o non  sarebbe stato in grado di raggiungerlo; che, anche se non avesse saputo  dove  abitasse  il  medico,  avrebbe  potuto  per  esempio  incontrarlo  all'ospedale dove lavorava;  che, per quello che riguarda l'accusa della polizia di aver partecipato sia  alla prima sparatoria dell'8 ottobre 2010 che alla  seconda sparatoria del  10 ottobre 2010, le allegazioni decisive depositate dal ricorrente non sono  plausibili;  che  se  infatti  fosse  come  lui  dice,  allora non si  capisce  come  mai non avrebbe dei mezzi di difesa; che egli ha dichiarato in modo molto  sbrigativo  e  generico  che  la  polizia  non  accetterebbe  le  testimonianze  delle  persone,  bensì  prenderebbe  in  considerazione  come  prove  solamente quelle più flagranti; che per il resto, il racconto del ricorrente è  contraddittorio ed inverosimile, soprattutto per quello che riguarda il modo  d'agire da parte della polizia; che, per quello che riguarda la denuncia del "E._______" rispettivamente  del membro "H._______" per tentato omicidio, sono da ritenere valide le  stesse  considerazioni  come  quelle  fatte  poc'anzi  per  l'accusa  della  polizia;  che,  infatti,  la  denuncia  del  gruppo  familiare  riguarderebbe  in  particolare  la  partecipazione  alla  seconda  sparatoria  tra  i  due  gruppi  familiari nemici del 10 ottobre 2010 alla quale il ricorrente ha dichiarato in  più  di  una  circostanza  di  non  aver  fatto  parte  e  di  non  essersi  trovato  nemmeno nel luogo dell'accaduto (cfr. verbale 1, pag. 6, verbale 2, pag. 4  e verbale 2, pag. 6); che,  per  il  resto,  per  evitare  ulteriori  ripetizioni  si  rimanda  alle  considerazioni della decisione dell'UFM; che,  in  aggiunta,  dalle  prove  inoltrate  dall'insorgente  con  il  ricorso,  peraltro  solo  in  forma  di  fotocopia,  e  quindi  di  minimo  dubbio  valore 

D­6075/2011 Pagina 9 probatorio,  si  può  evincere  solamente  qualche  elemento  circa  la  presumibile  esistenza  dell'asserito  contesto  conflittuale  fra  i membri  dei  diversi  gruppi  familiari  legato ad una questione di  terreni;  che più di  ciò  dalla  traduzione  in  inglese  la  quale  tratta  una  causa  civile  presso  la  "I._______  HIGH  COURT"  non  si  può  trarre  e  di  conseguenza  non  soccorrono  il  ricorrente  le  prove  inoltrate,  in  quanto  egli  principalmente  non  ha  spiegato  in  alcun  modo  quali  fossero  gli  elementi  che  confermerebbero  la  verosimiglianza  del  suo  racconto  circa  i  suoi motivi  d'asilo;  che  il  ricorrente  invece  si  è  limitato  ad  asserire  solamente  che  visto  le  prove  inoltrate,  il  suo  racconto  dovrebbe  essere  considerato  verosimile; che, inoltre, l'esistenza del presumibile contesto conflittuale fra  i membri dei due gruppi familiari legato ad una questione di terreni non ha  alcuna rilevanza al livello d'asilo ai sensi dell'art. 3 LAsi; che,  alla  luce  delle  dichiarazioni  contraddittorie  evocate,  vaghe  e  non  circostanziate  del  ricorrente,  che  vertono  sui  punti  essenziali  della  sua  domanda  d'asilo,  v'è  ragione  di  concludere  all'inverosimiglianza  dei  fatti  addotti,  senza  che  sia  necessario  menzionare  ulteriori  elementi  di  inattendibilità del racconto reso dall'insorgente; che,  in  considerazione  di  quanto  esposto,  il  ricorso  in  materia  di  riconoscimento  della  qualità  di  rifugiato  e  di  concessione  dell'asilo,  destituito  di  fondamento,  non merita  tutela  e  la  decisione  impugnata  va  confermata; che,  se  respinge  la  domanda  d'asilo  o  non  entra  nel  merito,  l'Ufficio  federale pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina  l'esecuzione; tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44  cpv. 1 LAsi); che,  il  ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM  avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  2  nonché  art.  44  cpv.  1  LAsi  come  pure  art.  32  dell'ordinanza  1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali  dell'11  agosto  1999 [OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2009/50 consid. 9); che codesto Tribunale è pertanto tenuto a confermare l'allontanamento; che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  regolamentata  all'art.  83  della  legge  federale  sugli  stranieri  del  16  dicembre  2005  (LStr,  RS  142.20),  giusta  il  quale  l'esecuzione  dell'allontanamento  dev'essere  possibile 

D­6075/2011 Pagina 10 (art. 83 cpv. 2 LStr), ammissibile (art. 83 cpv. 3 LStr) e ragionevolmente  esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr); che  per  gli  stessi  motivi  sopra  elencati  non  emergono  dalle  carte  processuali  elementi  da  cui  desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'insorgente  in  Pakistan  possa  violare  l'art. 25 cpv. 2 della Costituzione federale della Confederazione Svizzera  del  18  aprile  1999  (Cost.,  RS  101),  l'art.  33  della  Convenzione  sullo  statuto dei  rifugiati del 28  luglio 1951  (Conv., RS 0.142.30),  l'art. 5 LAsi  (divieto  di  respingimento)  nonché  l'art.  83  cpv.  3  LStr  o  esporre  il  ricorrente  in  patria  al  rischio  reale  ed  immediato  di  trattamenti  contrari  all'art.  3  CEDU  o  all'art.  3  della  Convenzione  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv. tortura, RS 0.105); che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento è ammissibile (cfr. art. 83  cpv. 3 LStr in relazione all'art. 44 cpv. 2 LAsi); che,  inoltre,  in  Pakistan,  segnatamente  nella  provincia  del  C._______,  non  vige  attualmente  una  situazione  di  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata che coinvolga  l'insieme della popolazione nella  totalità del  territorio nazionale (cfr. tra le altre, sentenza del Tribunale amministrativo  federale del 29 aprile 2011); che,  tra  l'altro,  a  G._______,  situata  nella  provincia  pakistana  del  C._______,  grazie  alla  presenza  di  industria  sportiva  la  situazione  sul  piano economico è più vantaggiosa che nel resto del Pakistan;  che,  quanto  alla  situazione  personale  dell'insorgente,  egli  è  ancora  giovane, è sposato e ha due figli piccoli i quali tra l'altro avrebbe lasciato  entrambi  insieme  a  sua  moglie  a  G._______  in  Pakistan;  che,  inoltre,  godrebbe  di  una  buona  formazione  scolastica  di  base,  nonché  di  un'esperienza  professionale  nella  fabbrica  di  mattoni  in  proprietà  della  sua famiglia in Pakistan a B._______ (cfr. verbale 1, pag. 2 e verbale 2,  pag. 2); che, per di più, il ricorrente dispone di una densa rete familiare e  sociale  in Pakistan, dove peraltro egli è nato ed ha trascorso la maggior  parte della sua vita  (cfr. verbale 1, pag. 1); che, oltre a sua moglie ed  i  suoi figli, risiederebbero tutt'ora sua madre e cinque fratelli a L._______,  una sorella e  tre zii materni nel M._______, due sorelle a  I._______ ed  una sorella a L._______ (cfr. verbale 1, pag. 3); 

D­6075/2011 Pagina 11 che,  in  aggiunta,  il  ricorrente  non  ha  preteso  nel  gravame  di  soffrire  di  gravi  problemi  di  salute  che  possano  giustificare  la  sua  ammissione  provvisoria (cfr. GICRA 2003 n. 24); che,  pertanto,  l'esecuzione  dell'allontanamento  del  ricorrente  verso  il  Pakistan  è,  contrariamente  quanto  sostenuto  dal  ricorrente,  ragionevolmente esigibile (art. 83 cpv. 4 LStr in relazione all'art. 44 cpv. 2  LAsi); che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità  dell'esecuzione dell'allontanamento (art. 83 cpv. 2 LStr in relazione all'art.  44 cpv. 2 LAsi); che  il  ricorrente,  usando  della  dovuta  diligenza,  potrà  procurarsi  ogni  documento  indispensabile al  rimpatrio oltre alla sua carta di  identità che  ha già depositato in corso di procedura (art. 8 cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34  consid.  12);  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  dunque  pure  possibile; che  ne  discende  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile,  ragionevolmente  esigibile  e  possibile;  che,  di  conseguenza,  anche  in  materia d'allontanamento e relativa esecuzione, il gravame va disatteso e  la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata; che, ne consegue, che l'UFM con la decisione impugnata non ha violato il  diritto  federale,  né  abusato  del  suo  potere  di  apprezzamento;  che  l'autorità  inferiore non ha accertato  in modo  inesatto o  incompleto  i  fatti  giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 106  LAsi), per il che il ricorso va respinto; che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che  seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv.  1 e 5 PA nonché art. 3  lett. a del  regolamento sulle  tasse e sulle spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del  21 febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]);  che  la  presente  decisione  non  concerne  persone  contro  le  quali  è  pendente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno  abbandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); che  la  decisione  non  può  essere  impugnata  con  ricorso  in  materia  di  diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF);

D­6075/2011 Pagina 12 che la pronuncia è quindi definitiva. (dispositivo alla pagina seguente)

D­6075/2011 Pagina 13 Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale  pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto. 2.  Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico del  ricorrente.  Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale  amministrativo  federale,  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  spedizione  della presente sentenza. 3.  Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità  cantonale competente. Il giudice unico: Il cancelliere: Daniele Cattaneo Bruno D'Amaro Data di spedizione: