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Bundesverwaltungsgericht 15.02.2012 D-5125/2010

15. Februar 2012·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·3,304 Wörter·~17 min·4

Zusammenfassung

Asilo e allontanamento | Asilo ed allontanamento; decisione dell'UFM del 15 giugno 2010

Volltext

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l Corte IV D­5125/2010 Sen tenza   d e l   1 5   f e bb raio   2012 Composizione Giudici Pietro Angeli­Busi (presidente del collegio),  Hans Schürch, Robert Galliker;  cancelliere Andrea Pedrazzini. Parti A._______, nato il (…), Afghanistan,  rappresentato dal signor Rosario Mastrosimone, ricorrente,  contro Ufficio federale della migrazione (UFM), Quellenweg 6, 3003 Berna, autorità inferiore.  Oggetto Asilo;  decisione dell'UFM del 15 giugno 2010 / N […].

D­5125/2010 Pagina 2 Fatti: A.  Il  (…),  l'interessato  –  presentatosi  con  le  generalità  di  B._______,  minorenne,  nato  il  (…)  a C._______  (Afghanistan)  –  ha  depositato  una  domanda di asilo in Svizzera. In  occasione  dell'audizione  sommaria  (cfr.  verbale  di  audizione  del  4 maggio 2010  [di  seguito:  verbale  1]),  il  medesimo  ha  rettificato  le  generalità fornite, dichiarando di chiamarsi A._______, di etnia (…), nato  in un giorno sconosciuto del (…), a D._______, a suo dire, nel distretto di  E._______, nella provincia di F._______ (Afghanistan).  Riguardo ai suoi motivi di asilo,  l'interessato ha affermato,  in sostanza e  per quanto è qui di rilievo (cfr. verbale 1, nonché verbali di audizione del  7 maggio 2010  [di  seguito:  verbale 2] e del 18 maggio 2010  [di  seguito:  verbale 3]), di essere espatriato nell'agosto, rispettivamente nel novembre  2008,  in  quanto  temerebbe  i  Talebani,  i  quali  l'avrebbero  accusato  di  essere  una  spia,  poiché  avrebbe  lavorato  per  gli  Americani.  Nell'(…),  l'interessato  si  sarebbe  trasferito  per  lavoro  a  G._______  (recte:  […])  nella  provincia  di  H._______  (Afghanistan),  dove  avrebbe  svolto  l'attività di autista di camion per la ditta americana I._______, alloggiando  negli  stabili  della  stessa.  Dopo  cinque  mesi,  in  occasione  di  una  telefonata alla sua famiglia, l'interessato sarebbe stato informato che suo  padre  sarebbe  stato  minacciato  dai  Talebani,  affinché  egli  smettesse  subito di  lavorare per gli Americani.  Il genitore gli avrebbe consigliato di  continuare  a  lavorare  e  di  non  fare  più  rientro  a  casa,  mentre  il  padre  avrebbe  fatto  credere  ai  Talebani  che  aveva  lasciato  il  Paese.  Il  (…),  rispettivamente  l'(…),  nel  corso  di  un'ulteriore  telefonata  ai  parenti,  l'interessato avrebbe appreso che degli agenti britannici, per ignoti motivi,  si sarebbero insediati presso il domicilio della sua famiglia per due notti e  un  giorno  e  che,  a  seguito  di  tale  episodio,  il  padre  dell'interessato  sarebbe  stato  sequestrato  dai  Talebani,  già  due  giorni  prima  della  sua  telefonata.  L'interessato  sarebbe  tornato  di  nascosto  al  suo  villaggio  e,  per il tramite degli anziani del villaggio in contatto con i Talebani, avrebbe  telefonato a quest'ultimi,  i quali  l'avrebbero accusato di essere una spia,  rispettivamente gli avrebbero chiesto di consegnarsi in cambio del rilascio  del  padre. Durante  la  seconda  notte  al  suo  domicilio,  egli  e  sua madre  avrebbero sentito bussare alla porta di casa. Convinto che si trattasse dei  Talebani,  l'interessato  sarebbe  fuggito  immediatamente  dal  retro  della 

D­5125/2010 Pagina 3 casa,  avrebbe  scavalcato  un  muro,  ferendosi  ai  testicoli,  e  sarebbe  andato  a  nascondersi  nel  bosco.  Il  mattino  seguente,  il  medesimo  si  sarebbe recato a E._______, poi a L._______ (Afghanistan) e,  infine,  in  autobus  a  M._______  (Afghanistan),  da  dove  avrebbe  chiamato  sua  madre,  la  quale  gli  avrebbe  confermato  che  i  Talebani  erano  andati  a  cercarlo, ma poi sarebbero partiti. L'interessato avrebbe soggiornato in un  albergo e, dopo qualche giorno, sarebbe espatriato direttamente  in  Iran,  dove – rimanendo sempre in contatto con gli anziani del villaggio – dopo  due  mesi  avrebbe  appreso  dell'uccisione  di  suo  padre.  Da  N._______  (Iran), avrebbe proseguito il viaggio di espatrio giungendo ad O._______  (Turchia), dove avrebbe vissuto per circa un anno. Infine, viaggiando per  diversi  giorni  in  un  autocarro,  avrebbe  raggiunto  l'Europa  e,  successivamente, la Svizzera in treno.  A  sostegno  della  sua  identità,  l'interessato  ha  prodotto  un  documento  presentato come la sua carta di identità in copia ed in originale (cfr. doc.  1, atto A 11/1).  B.  In  data  14  giugno  2010,  il  richiedente  –  per  il  tramite  del  suo  rappresentante legale – ha inoltrato all'UFM (ricezione in data 15 giugno  2010) un documento presentato come uno stampato in lingua straniera, a  comprova  dell'attività  che  avrebbe  svolto  per  un'azienda  statunitense  e  delle  ragioni  che  avrebbero  provocato  la  cessazione  della  stessa  (cfr.  doc. 2, atto A 26/1).  C.  Con  decisione  del  15  giugno  2010,  l'UFM  ha  respinto  la  succitata  domanda  di  asilo,  pronunciando  contestualmente  l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera,  concedendogli  tuttavia  l'ammissione  provvisoria.  D.  Il  14  luglio  2010  l'insorgente  ha  inoltrato  ricorso  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  contro  la  menzionata  decisione dell'UFM. Ha chiesto l'annullamento della decisione impugnata  nonché  il  riconoscimento nei  suoi  confronti  della  qualità  di  rifugiato e  la  concessione dell'asilo in Svizzera. Ha altresì presentato una domanda di  esenzione  dal  versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese processuali. 

D­5125/2010 Pagina 4 In  allegato  all'atto  ricorsuale,  oltre  alla  copia  della  decisione  impugnata  (cfr. allegato 1), ha prodotto i seguenti documenti:  ­  la  copia  dell'allegato  all'audizione  federale  diretta  del  rappresentante  dell'opera assistenziale (di seguito: ROA), nonché del rapporto (2 pagine)  per i rappresentanti dell'opera assistenziale (cfr. allegato 2); ­  la  copia  del  foglio  aggiuntivo  (4  pagine)  dell'audizione  del  18  maggio 2010 (cfr. allegato 3); ­  copia  di  uno  stampato  (12  pagine)  in  lingua  inglese  illustrante  la  ditta  americana precitata (cfr. allegato 4); ­  l'originale  della  testimonianza  scritta  in  lingua  straniera  della  ditta  americana  precitata,  presentato  inizialmente  in  copia,  che  attesterebbe  l'attività svolta per la stessa (cfr. allegato 5; doc. 2).  E.  Tramite  decisione  incidentale  del  16  luglio  2010,  il  Tribunale  ha  confermato  il  diritto  del  ricorrente  a  soggiornare  in  Svizzera  fino  a  conclusione della procedura.  F.  In data 20 luglio 2010, l'insorgente ha inoltrato al Tribunale la traduzione  in lingua italiana dell'allegato 5.  G.  Con decisione incidentale del 27 agosto 2010, il Tribunale ha rinunciato,  ritenuta  la  sussistenza  di  motivi  particolari  (art.  63  cpv.  4  della  legge  federale  del  20  dicembre  1968  sulla  procedura  amministrativa  [PA,  RS 172.021]),  a  chiedere  al  ricorrente  il  versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presumibili  spese  processuali  ed  ha  invitato  l'autorità  inferiore  a  presentare  una  risposta  al  ricorso,  nonché  le  sue  eventuali  osservazioni al documento sopraccitato. H.  Il 23 settembre 2010  l'UFM nell'ambito della sua risposta ha proposto  la  reiezione del gravame. I.  Il 13 ottobre 2010 l'insorgente ha presentato l'atto di replica.

D­5125/2010 Pagina 5 J.  Il  4  novembre  2010  l'UFM  ha  inoltrato  le  sue  osservazioni  all'atto  di  replica del ricorrente, proponendo nuovamente la reiezione del ricorso. Le  stesse  sono  state  trasmesse  dal  Tribunale  in  data  10  novembre  2010  all'insorgente per informazione. K.   In  data  17  novembre  2010,  l'interessato  ha  prodotto,  a  sostegno  delle  minacce  da  parte  dei  Talebani,  un  nuovo  mezzo  di  prova,  ovvero  un  documento  in  originale  in  lingua  pasthun  con  la  relativa  busta  di  invio  (cfr. doc. 3).  Il 6 dicembre 2010,  il  ricorrente ha presentato  la  traduzione  in lingua tedesca del doc. 3. L.  Il  21  febbraio  2011  il  ricorrente  ha  inoltrato  al  Tribunale  la  copia  della  ricevuta di pagamento dell'importo di CHF 100.­ relativo alla sopraccitata  traduzione  del  documento,  al  fine  di  computarlo  alle  spese  ripetibili,  in  caso di accoglimento del ricorso.  M.  Il 10 giugno 2011, nell'ambito delle sue osservazioni al doc. 3,  l'UFM ha  proposto la reiezione del gravame. N.  In data 8 luglio 2011 il ricorrente ha inoltrato l'atto di replica alle suddette  osservazioni dell'UFM. O.  Il 29 luglio 2011 l'UFM ha inoltrato la duplica, proponendo nuovamente la  reiezione del ricorso. P.  In data 8 agosto 2011, il ricorrente ha presentato le proprie osservazioni  alla duplica dell'UFM. Le stesse sono state trasmesse all'autorità inferiore  per conoscenza in data 29 agosto 2011 dal Tribunale. Q.  Con  scritto  del  21  settembre  2011,  l'insorgente  ha  inoltrato,  a  sostegno  dell'evoluzione della sua situazione, dei nuovi mezzi di prova, ovvero un  DVD contenente due  filmati,  uno circa  l'attentato  in  cui  sarebbe  rimasto  ucciso  suo  fratello  e  l'altro  relativo  all'uccisione  dei  capi  tribù  del  suo 

D­5125/2010 Pagina 6 villaggio  (cfr.  doc.  4),  nonché  la  copia  della  scansione  di  un  articolo  in  lingua araba (cfr. doc. 5). R.  In  data  14  ottobre  2011,  l'UFM  ha  presentato  le  sue  osservazioni  ai  suddetti  documenti,  rinunciando  ad  un  esame  oculato  degli  stessi,  in  considerazione  dell'inverosimiglianza  delle  allegazioni  del  ricorrente  già  ampliamente espresse. Le stesse sono state trasmesse al ricorrente per  informazione in data 21 ottobre 2011. Diritto: 1.  1.1. Le procedure in materia di asilo sono rette dalla PA, dalla  legge del  17 giugno 2005 sul Tribunale amministrativo federale (LTAF, RS 173.32)  e  dalla  legge  del  17 giugno 2005  sul  Tribunale  federale  (LTF,  RS 173.110),  in  quanto  la  legge  del  26 giugno  1998  sull'asilo  [LAsi,  RS 142.31] non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). 1.2.  Il  Tribunale  giudica  definitivamente  i  ricorsi  contro  le  decisioni  dell'UFM in materia di asilo, salvo se è stata depositata una domanda di  estradizione  da  parte  dello  Stato  abbandonato  dal  richiedente  l'asilo  in  cerca di protezione (art. 31 e 33 lett. d LTAF, art. 105 LAsi e art. 83 lett. d  cifra 1 LTF). 2.  Vi è motivo di entrare nel merito del ricorso che adempie le condizioni di  ammissibilità  di  cui  agli  art.  48  cpv.  1  e  52  PA,  nonché  all'art. 108 cpv. 1 LAsi. 3.  3.1. Giusta l'art. 33a cpv. 2 PA, applicabile per rimando dell'art. 37 LTAF,  nei  procedimenti  su  ricorso  è  determinante  la  lingua  della  decisione  impugnata.  Se  le  parti  utilizzano  un'altra  lingua,  il  procedimento  può  svolgersi in tale lingua. 3.2. Nel caso concreto, la decisione impugnata è stata resa in italiano ed  il  ricorso  è  stato  presentato  in  tale  lingua,  di  modo  che  la  presente  sentenza va redatta in italiano.

D­5125/2010 Pagina 7 4.  Il  Tribunale  esamina  liberamente  l'applicazione  del  diritto  federale,  l'accertamento  dei  fatti  e  l'inadeguatezza,  senza  essere  vincolato  dai  motivi  invocati  dalle  parti  (art.  62  cpv.  4  PA)  o  dai  considerandi  della  decisione impugnata (cfr. DTAF 2009/57 consid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit  administratif, vol. II, 3ª ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5). 5.  Preliminarmente, non essendo il ricorrente  insorto contro  la concessione  dell'ammissione  provvisoria,  la  presente  procedura  verterà  unicamente  sulla  questione  del  riconoscimento  della  qualità  di  rifugiato,  con  la  conseguente  concessione  dell'asilo,  nonché  sulla  pronuncia  dell'allontanamento. 6.  6.1. Nella decisione impugnata, l'UFM ha considerato che le allegazioni in  materia di asilo presentate dal richiedente non soddisfano le condizioni di  verosimiglianza previste all'art. 7 LAsi, di modo che ci si potrebbe esimere  dall'esaminare la rilevanza dei fatti addotti, in quanto su punti essenziali le  medesime mancherebbero di dettagli significativi, utili a comprovare che  gli  eventi  esposti  siano  stati  vissuti  personalmente  dal  richiedente,  sarebbero  contraddittorie,  nonché  risulterebbero  incompatibili  con  l'esperienza generale di vita o la logica dell'agire. In particolare, avrebbe  fornito allegazioni vaghe in merito alle asserite persecuzioni da parte dei  Talebani,  con  i  quali  non  avrebbe  mai  avuto  alcun  contatto.  Infatti,  le  minacce  e  gli  avvenimenti  raccontati  gli  sarebbero  stati  sempre  riferiti  telefonicamente  dai  genitori.  Riguardo  al  sequestro  del  genitore,  il  richiedente avrebbe reso dichiarazioni  frettolose e superficiali, allegando  di aver ricevuto tale notizia dalla madre, la quale gli avrebbe riferito che i  Talebani  avevano  portato  via  suo  padre,  poiché  credevano  che  fosse  stato  l'interessato  ad  inviare  i  soldati  britannici  al  villaggio.  Il medesimo  non avrebbe riferito ulteriori precisazioni, limitandosi a dire di non sapere  altro e di non essere stato presente, nonché a svicolare in argomenti non  pertinenti. Del resto, se il richiedente fosse stato realmente coinvolto in un  fatto traumatico come il sequestro del genitore, peraltro a causa sua, egli  avrebbe chiesto maggiori  informazioni ed avrebbe saputo fornire dettagli  rilevanti.  Inoltre,  l'interessato  non  avrebbe  saputo  illustrare  alcun  particolare circostanziato circa il suo rientro a casa dopo il sequestro del  padre e  le  relative misure di  sicurezza. Difatti,  sebbene secondo  le  sue  dichiarazioni avesse dovuto adottare delle misure di precauzione per non  essere  scoperto  dai  Talebani  che  lo  stavano  cercando,  egli  si  sarebbe 

D­5125/2010 Pagina 8 limitato ad affermare di aver viaggiato in tassì da solo, di aver telefonato a  casa  per  assicurarsi  che  tutto  fosse  tranquillo  e  di  aver  prestato  attenzione  a  non  farsi  scorgere  da  persone  di  etnia  pasthun,  senza  specificare in che modo. Ora, a mente dell'UFM, se egli avesse realmente  affrontato  un  pericoloso  viaggio,  avrebbe  verosimilmente  saputo  descrivere con dettagli più concreti le misure precauzionali adottate. Oltre  a  ciò,  il  richiedente  si  sarebbe  espresso  in  modo  del  tutto  impreciso  e  superficiale  riguardo  alla  fuga  da  casa  sua,  episodio  questo  di  estrema  rilevanza,  dichiarando  in modo  astratto  di  essere  fuggito  scavalcando  il  muro  e  di  essersi  allontanato  per  poi  raggiungere M._______.  Peraltro,  sarebbero  prive  di  sostanza  e  vaghe  le  dichiarazioni  circa  il  viaggio  di  espatrio,  in  particolare  in merito  al  tragitto  da M._______  a N._______,  come pure  l'attraversamento del confine.  Infatti, se  il  richiedente avesse  realmente lasciato il suo Paese di origine nella maniera indicata, avrebbe  dovuto sicuramente conoscere il nome della località in cui ha affermato di  avere soggiornato prima del definitivo espatrio così come sapere  fornire  indicazioni  più  precise  in  merito  al  viaggio.  Inoltre,  il  richiedente  si  sarebbe  contraddetto  riguardo  al  luogo  in  cui  sarebbe  sepolto  il  padre:  P._______ oppure D._______. Messo a confronto con tale incongruenza,  il  richiedente avrebbe dapprima affermato di essersi  sbagliato, poiché a  P._______  sarebbe  sepolto  il  fratello  e,  successivamente,  avrebbe  negato di avere mai detto che si sarebbe trattato del luogo di sepoltura di  suo  padre.  In  aggiunta,  il  richiedente  si  sarebbe  inizialmente  rifiutato  di  firmare  la  pagina  del  verbale  di  audizione  su  cui  risulterebbe  la  sua  dichiarazione,  secondo  la  quale  la  tomba  di  suo  padre  si  troverebbe  a  P._______. Egli avrebbe tuttavia accettato di firmare solo al termine della  rilettura, dopo avere visto che sarebbe stato verbalizzato anche il diritto di  essere sentito in merito a tale incongruenza. Anche in merito alla data del  sequestro  del  padre,  il  richiedente  si  sarebbe  contraddetto,  indicando  il  (…)  oppure  il  (…).  Confrontato  a  tale  incongruenza  e  nonostante  la  correttezza  e  la  completezza  dell'audizione  sulle  generalità,  le  quali  sarebbero state confermate dal medesimo con la sua firma, il richiedente  ha detto di essersi sbagliato e di aver fornito, durante la prima audizione,  il  giorno  e  il  mese  secondo  l'anno  solare,  invece  dell'anno  in  base  al  calendario  occidentale.  Peraltro,  il  richiedente  si  sarebbe  espresso  in  maniera  incongruente  circa  i  suoi  averi  al  momento  della  fuga,  dichiarando di fatto di avere avuto solo la sua giacca, il telefono cellulare  e  la patente, per poi affermare di avere pagato  i mezzi di  trasporto ed  il  soggiorno in albergo con una consistente somma di denaro derivante dal  suo stipendio che avrebbe portato con sé. Per di più,  in merito alla sua  famiglia,  il  richiedente  avrebbe  asserito  nella  prima  audizione  di  non  avere  nessun  parente  in  Afghanistan,  oltre  alla  madre  ed  al  fratello 

D­5125/2010 Pagina 9 minore,  mentre  che,  nella  successiva  audizione,  avrebbe  affermato  di  essere rimasto in contatto dopo il suo espatrio con uno zio materno, che  sarebbe stato a sua volta in contatto con gli anziani e gli avrebbe riferito  della  morte  di  suo  padre.  Ciò  malgrado,  il  medesimo  avrebbe  immediatamente  negato  di  avere  parlato  con  lo  zio  e  di  essere  rimasto  personalmente  in  contatto  con  gli  anziani  del  villaggio.  Interrogato  nuovamente  sul  motivo  per  cui  avrebbe  asserito  che  la  madre  non  avrebbe fratelli, il richiedente ha negato di nuovo di avere citato il parente,  affermando di essere stato frainteso. Anche riguardo ai suoi persecutori, il  richiedente avrebbe in un primo momento citato il sequestro e l'uccisione  di  persone  di  etnia  pasthun  da  parte  dei  Talebani,  ma  nella  stessa  occasione, avrebbe asserito di avere evitato di  farsi  vedere dai pasthun  mentre  tornava  a  casa,  poiché  costoro  sarebbero  Talebani.  Non  da  ultimo,  il  richiedente avrebbe allegato molteplici  azioni  contrarie ad ogni  logica.  In particolare, riguardo al suo viaggio di rientro a casa, malgrado  egli si trovasse in una situazione di pericolo ed avesse quindi preso delle  misure di precauzione e nonostante la sua casa si  trovasse in una zona  circondata da persone pasthun,  identificate come nemiche,  il  richiedente  avrebbe  rivelato  il  suo  rientro,  che  avrebbe  precedentemente  tentato  di  tenere nascosto, permettendo ai vicini di casa di venire al suo domicilio  durante la sua permanenza, come pure avendo preso contatto con i suoi  persecutori,  i  quali  quindi  la  sera  stessa  sarebbero  andati  a  cercarlo  a  casa. Sarebbe altresì  incomprensibile che il richiedente non si sia rivolto  ai  soldati  britannici  a E._______ o all'esercito per  chiedere aiuto per  se  stesso e per il sequestro del padre, laddove i primi sarebbero stati ospitati  a casa dalla sua famiglia ed il secondo avrebbe garantito la sicurezza per  la  ditta  americana,  sua  datrice  di  lavoro.  Infine,  anche  il  luogo  in  cui  il  richiedente avrebbe scelto di rifugiarsi dopo la sua fuga sarebbe privo di  logica, dal momento che egli avrebbe potuto ritornare a H._______.  6.2.  Nel  gravame,  richiamati  i  fatti  esposti  in  corso  di  procedura,  il  ricorrente contesta la decisione dell'UFM, la quale sarebbe il frutto di una  valutazione  soggettiva  dei  fatti.  Segnatamente,  sebbene  egli  abbia  appreso  solo  telefonicamente  una  parte  importante  degli  avvenimenti  rilevanti, avendone quindi una conoscenza solo indiretta e frammentaria,  non significherebbe che  tali  fatti  non si  siano verificati  e non siano stati  resi verosimili.  Inoltre, egli  rileva che – contrariamente a quanto  ritenuto  dall'autorità  inferiore  –  le  sue  dichiarazioni  circa  le  precauzioni  adottate  per  il  suo  rientro  al  domicilio  sarebbero piuttosto  concrete  e dettagliate,  come  emergerebbe  dai  verbali  (cfr.  verbale  3  D36­D41).  Peraltro,  secondo quanto  risulterebbe  dall'allegato  2  al  ricorso,  nonché  dal  foglio  aggiuntivo  (cfr. allegato 3,  punto  7)  compilati  dalla  rappresentante 

D­5125/2010 Pagina 10 dell'opera assistenziale (di seguito: ROA), riguardo alle circostanze della  sua  fuga  da  casa,  il  ricorrente  non  avrebbe  "tentato  di  depistare  l'attenzione su altri argomenti", bensì vi  sarebbe stato un malinteso con  l'interprete.  In  aggiunta,  in  riferimento  alla  zona  M._______,  che  si  troverebbe al  confine  iraniano,  avrebbe utilizzato  in maniera  imprecisa  i  termini  di  zona  e  provincia,  così  come  avrebbe  fatto  lo  stesso  UFM  (cfr. verbale 3 D26, D57, D65). A titolo di esempio, alla domanda D26, la  formulazione  della  frase  indicherebbe  un  riferimento  alla  città  di  H._______  e  non  alla  provincia  della  stessa,  dove  il  ricorrente  avrebbe  indicato  di  lavorare.  In  tali  circostanze,  sarebbe  l'UFM  ad  essersi  dimostrato approssimativo nell'indicazione e non  il  ricorrente. D'altronde,  egli  avrebbe  indicato  dove  avrebbe  attraversato  il  confine  con  l'Iran,  ovvero nella zona di Q._______, superando un corso d'acqua (cfr. ibidem  D112). Per di più, anche quanto alla presunta contraddittorietà delle sue  allegazioni,  l'insorgente  sottolinea  che  vi  sarebbero  stati  dei  problemi  di  comprensione  con  l'interprete,  come  osservato  dalla  ROA  al  punto  9  dell'allegato 3 (cfr. anche allegato 2). In particolare, riguardo all'esistenza  di  uno  zio  materno,  la  ROA  avrebbe  affermato  che  risulterebbe  in  maniera evidente che "in almeno due occasioni  il ricorrente e l'interprete  non  si  sarebbero  capiti  […],  l'una  a  proposito  del  contatto  dello  zio  materno con gli anziani,  l'altra  riguardo al contatto diretto dell'insorgente  con i medesimi" (cfr. allegato 3, pag. 3). Peraltro, secondo la successione  delle  domande  (verbale  3  D70­D73  e  D87­D88),  emergerebbe  che  egli  non avrebbe  inteso  riferirsi a questo supposto zio materno,  la cui  figura  sarebbe stata  indicata all'inizio della  risposta D70. Oltre a ciò,  in merito  alla  presunta  incongruenza  tra  l'affermazione  che  alcuni  pasthun  sarebbero  vittime  di  sequestri  oppure  che  anch'essi  sarebbero  dei  Talebani,  l'insorgente  asserisce  che  tale  contraddizione  si  riferirebbe  all'audizione federale (cfr. ibidem D35 e D39­D40) e che, ad ogni modo,  l'una non escluderebbe l'altra affermazione. In più, riguardo a tutte le altre  contraddizioni  indicate  nella  decisione  impugnata,  l'autore  del  gravame  ribadisce  quanto  già  affermato  in  sede  di  audizione  e  sottolinea,  in  relazione  alle  divergenze  in  merito  alla  localizzazione  della  tomba  del  padre  indicate alla pag. 4 della decisione dell'UFM, che – come  in altre  circostanze  –  sarebbero  emersi  probabili  problemi  di  traduzione  (cfr.  allegato  3).  Segnatamente,  egli  fa  valere  cha  a  convincerlo  a  firmare  quanto  era  stato  verbalizzato  sarebbe  stata  la  mera  segnalazione  che  sarebbe  stato  verbalizzato  il  diritto  di  essere  sentito  riguardo  a  quella  contraddizione.  Di conseguenza,  sussisterebbero  perlomeno  indizi  che  alla  base  della  supposta  incongruenza  vi  sarebbe  stato  un  malinteso.  Inoltre,  riguardo  all'asserita  illogicità  del  suo  comportamento,  preliminarmente  occorrerebbe  considerare  il  suo  difficile  stato  emotivo 

D­5125/2010 Pagina 11 all'epoca  dei  fatti,  nonché  le  comprensibili  incertezze  su  quale  fosse  la  migliore  strategia  da  adottare.  A guisa  di  esempio,  in  merito  alla  circostanza  secondo  cui  egli  avrebbe  fatto  venire  i  suoi  vicini  al  suo  domicilio,  il  ricorrente  –  se  interpellato  –  avrebbe  potuto  spiegare  che  i  vicini sarebbero persone fidate, sciiti, non appartenenti all'etnia pasthun e  che tali visite sarebbero consuetudine, ragione per cui la loro interruzione  improvvisa  sarebbe  stato  un  comportamento  ancora  più  sospetto.  Il  medesimo  avrebbe  potuto  quindi  solo  sperare  di  evitare  che  i  Talebani  sospettassero  del  suo  rientro  a  casa,  i  quali  sarebbero  stati  contattati  dagli  anziani  del  villaggio  e  non  da  lui  direttamente.  Non  da  ultimo,  il  ricorrente  –  come  avrebbe  già  spiegato  –  non  si  sarebbe  rivolto  all'esercito  britannico  o  statunitense  o  alla  ditta  presso  cui  lavorava  per  ottenere  protezione  contro  i  Talebani,  poiché  confidava  maggiormente  negli anziani del villaggio,  i quali gli avrebbero sconsigliato di  indirizzarsi  al Governo. Tale comportamento sarebbe logico e comprensibile, ritenuto  che gli anziani godrebbero di un'alta considerazione e sarebbero ritenuti  abili mediatori, mentre che un atto di forza, quale unico modo dell'esercito  americano  per  liberare  suo  padre,  sarebbero  stato  più  rischioso.  Al  ricorrente,  pertanto,  non  sarebbe  restato  che  aggrapparsi  alle  trattative  ancora  in  corso  tra  gli  anziani  e  i  Talebani  –  contrariamente  a  quanto  ritenuto  in maniera arbitraria dall'UFM – ed al  loro esito positivo.  Infine,  egli non avrebbe potuto rifugiarsi nella zona di H._______, in quanto fuori  dal  contesto  lavorativo  la  sua sicurezza non sarebbe garantita. Per  tutti  questi motivi, gli elementi di verosimiglianza prevarrebbero su quelli a suo  sfavore  ed  il  racconto  si  inserirebbe  perfettamente  nella  difficile  realtà  afghana,  dove  sarebbe  notoria  la  situazione  generale  di  insicurezza  e  violenza, nonché quella delle persone che – in considerazione della  loro  collaborazione con organizzazioni ed  imprese  internazionali – sarebbero  oggetto  di  pressioni  e  violenze  da  parte  dei  Talebani,  richiamato  a  tal  proposito  il  rapporto dell'"Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati" (di  seguito:  OSAR)  del  26 febbraio 2009,  senza  che  vi  sia  la  realistica  possibilità  per  lui  di  ottenere  una  protezione  statale  effettiva  contro  le  persecuzioni di cui sarebbe vittima.  6.3. Nella  risposta  al  ricorso  l'UFM  ha  sottolineato  che  il  ricorrente  non  avrebbe mai  contestato  la  comprensione  linguistica  durante  le  audizioni  ed  avrebbe  dichiarato  di  ben  capire  l'interprete,  il  quale  collaborerebbe  con  detto  Ufficio  da  diversi  anni  ed  avrebbe  una  notevole  esperienza  professionale.  Del  resto,  non  sarebbero  emersi  altri  elementi  che  indurrebbero  a  supporre  un'incomprensione  linguistica.  Inoltre,  circa  le  descrizioni del viaggio di espatrio, il ricorrente avrebbe dovuto perlomeno  sapere  indicare se quello avrebbe attraversato nella zona di Q._______ 

D­5125/2010 Pagina 12 fosse  stato  un  fiume,  lago  o  quant'altro.  D'altronde,  la  citata  area  di  Q._______, al confine tra l'Afghanistan e l'Iran, si troverebbe nel distretto  di  R._______,  provincia  di  S._______,  a  nord  della  provincia  di  H._______,  cioè  ben  distante  dalla  provincia  di  M._______,  da  dove  il  ricorrente avrebbe raggiunto il confine con l'Iran in circa 40 minuti. Infine,  il  documento  prodotto  in  sede  di  ricorso  e  presentato  come  la  testimonianza  dell'azienda  americana  avrebbe  scarso  valore  probatorio,  non essendo stato emesso da un'autorità e trattandosi unicamente di un  certificato di lavoro rilasciato a richiesta del ricorrente (cfr. doc. 2).  6.4. Nell'atto di replica il ricorrente ha ribadito la probabile sussistenza di  equivoci  nella  traduzione.  Del  resto,  non  comprenderebbe  per  quale  ragione l'UFM avrebbe dovuto appellarsi a tali equivoci, se i motivi di asilo  del  ricorrente  fossero stati caratterizzati da elementi di  inverosimiglianza  così  evidenti  e  clamorosi.  Riguardo  alla  lamentata  vaghezza  dei  riferimenti  alle  località,  l'insorgente  ritiene  che,  vista  la  sua  scarsa  scolarizzazione,  l'UFM  avrebbe  dimostrato  un'eccessiva  severità  nel  giudicare  le  sue  allegazioni,  segnatamente  in  merito  all'omissione  dei  nomi  delle  località.  Quanto  alla  località  dove  avrebbe  attraversato  il  confine,  oltre  a  quanto  già  dichiarato  (cfr.  verbale  3  D107  e  D111),  l'insorgente  sottolinea  che  si  tratterebbe  di  aree  desolate,  senza  riferimenti fisici per poterne identificare con chiarezza i luoghi. Per di più,  sebbene  egli  abbia  fornito  molte  indicazioni  sull'organizzazione  del  viaggio,  le  difficoltà  oggettive  impedirebbero  al  ricorrente  di  conoscerne  ogni  dettaglio.  Infine,  quanto  all'attestato  prodotto  in  sede  di  ricorso,  l'insorgente  invoca  una  maggior  attenzione  da  parte  dell'UFM,  ritenuto  l'importante  ruolo  svolto  dall'azienda  e  le  notorie  persecuzioni  di  cui  sarebbero  vittime  gli  afghani  che  collaborano  con  il  governo,  nonché  le  forze ed enti stranieri.  6.5.  Nella  duplica  l'UFM  ha  ribadito  in  sostanza  quanto  già  precedentemente  osservato  circa  le  difficoltà  di  comunicazione  con  l'interprete e le incongruenze nel racconto dell'insorgente. Infine, secondo  l'UFM, il ricorrente baserebbe le sue allegazioni su dei dettagli, perdendo  di  vista  l'insieme  della  decisione,  ricca  di  altri  elementi  che  dimostrerebbero  pienamente  l'incongruenza  e  la  vaghezza  delle  sue  affermazioni inverosimili.  6.6. Nelle osservazioni relative al doc. 3 l'UFM ha evidenziato innanzitutto  che  né  siffatto  mezzo  di  prova,  né  il  suo  contenuto  sarebbero  stati  menzionati in precedenza. Peraltro, in considerazione del contenuto della  missiva  e  della  sua  data,  che  si  inserirebbe  temporalmente  tra  gli 

D­5125/2010 Pagina 13 avvenimenti  relativi al padre ed al  rapimento di costui,  l'omissione di un  fatto  tanto  rilevante  non  sarebbe  giustificabile.  In  aggiunta,  sarebbe  singolare  che  il  mezzo  di  prova  porti  l'intestazione  della  provincia  di  T._______,  la  quale  non  è  mai  citata  in  precedenza  dal  ricorrente,  ritenuto che egli avrebbe lavorato nella provincia di H._______ e sarebbe  originario di quella di F._______, ovvero  luoghi che non si  troverebbero  nemmeno  nelle  dirette  vicinanze  della  provincia  di  T._______.  Infine,  l'UFM ha osservato che l'autenticità del documento sarebbe dubbia, visto  che si tratterebbe di uno scritto in penna e l'intestazione, il timbro, nonché  la  maggior  parte  delle  firme  apparirebbero  come  il  risultato  di  una  scansione computerizzata.  6.7. In merito alle suesposte osservazioni dell'UFM, il ricorrente contesta  in sostanza  la minimizzazione del valore probatorio del mezzo di prova,  sottolineando  che  sarebbe  stato  informato  dell'esistenza  di  tale  documento solo quando, su sollecitazione del suo rappresentante legale,  avrebbe chiesto alla madre di informarlo di qualsiasi scritto arrivasse che  potesse  essere  utile  alla  procedura  di  asilo.  Inoltre,  l'intestazione  di  T._______, si giustificherebbe per il fatto che tale provincia a quel tempo  avrebbe rivestito grande importanza per le attività dei Talebani.  6.8. Nella sua ulteriore presa di posizione l'UFM ha ribadito che, essendo  stato esortato durante le audizioni a depositare qualsiasi mezzo di prova  che  potesse  comprovare  le  sue  allegazioni,  non  è  plausibile  che  il  ricorrente  abbia  atteso  tanto  ed  in  particolare  l'invito  del  suo  rappresentante  legale  per  chiedere  ai  suoi  familiari  in  patria  eventuali  documenti,  ritenuto anche che  la madre saprebbe della sua domanda di  asilo  e  gli  avrebbe  già  inviato  la  sua  carta  di  identità.  Oltre  a  ciò,  l'insorgente non avrebbe alcun legame con la provincia di T._______.  6.9.  Nelle  sue  ulteriori  osservazioni  l'insorgente  ritiene  inopportuno  il  rimprovero dell'UFM di avere atteso tanto per informarsi circa l'esistenza  di eventuali mezzi di prova, considerato che – come già spiegato – egli  non  sarebbe  stato  informato  dai  suoi  familiari  dell'esistenza  dell'ultimo  documento.  Infine,  le  impressioni  dell'UFM  sull'autenticità  del  mezzo  di  prova prodotto con riferimento all'intestazione, al timbro e ad alcune firme  apparirebbero  inidonee  a  neutralizzare  il  valore  probatorio  del  documento.  7. 

D­5125/2010 Pagina 14 7.1.  Sono  rifugiate  le  persone  che,  nel  Paese  di  origine  o  di  ultima  residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza,  religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o  per  le  loro  opinioni  politiche,  ovvero  hanno  fondato  timore  di  essere  esposte a tali pregiudizi. Sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione  a pericolo della vita, dell'integrità  fisica o della  libertà, nonché  le misure  che  comportano  una  pressione  psichica  insopportabile.  Occorre  altresì  tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3  LAsi). 7.2.  Chiunque  domanda  asilo  deve  provare  o  per  lo  meno  rendere  verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  Per  poter  ammettere  la  verosimiglianza,  ai  sensi  dell'art.  7 LAsi,  delle dichiarazioni  determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse  abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in  modo  preponderante  sulla possibilità del contrario, così che quest'ultima risulti secondaria (cfr.  Giurisprudenza ed  informazioni della Commissione svizzera di  ricorso  in  materia  di  asilo  [GICRA]  1993  n.  21).  In  altri  termini,  le  dichiarazioni  devono  essere  attendibili,  cioè  resistenti  alle  obiezioni,  precise,  ovvero  non  generiche  e  non  suscettibili  di  diversa  interpretazione  (altrettanto  o  più  verosimile),  e  concordanti,  o  meglio  non  in  contrasto  fra  loro  e  nemmeno  con  altri  dati  o  elementi  certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza  deve  essere  il  frutto  di  una  valutazione  complessiva,  e  non  esclusivamente  atomizzata,  delle  singole  allegazioni  decisive,  in  modo da consentire di  limitare al minimo  il  rischio dell'approssimazione,  ovvero  il  pericolo  di  fondare  il  giudizio  valorizzando,  contro  indiscutibili  postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità  giudicante  (cfr. GICRA 1995 n. 23). 7.3. Il Tribunale rileva che le dichiarazioni decisive rese dall'insorgente in  corso  di  procedura  si  esauriscono  in  mere  affermazioni  di  parte,  imprecise  e  non  corroborate  dal  benché  minimo  elemento  di  seria  consistenza.  Inoltre,  l'insorgente  si  è  limitato  a  pure  congetture,  non  fondate su alcun indizio oggettivo, con riferimento agli evocati fatti.  Innanzitutto,  i  problemi  di  comprensione  tra  l'interprete  e  il  ricorrente,  a  prescindere  dalla  loro  consistenza  o  meno,  non  sono  suscettibili  né  in  riferimento  a  domande  e  risposte  specifiche,  né  tantomeno  riguardo  all'intero  racconto  di  condurre  ad  una  diversa  valutazione  dei  motivi  di  asilo  del  ricorrente  rispetto  a  quella  effettuata  dall'UFM.  A  titolo  di  esempio, in merito alla fuga da casa, le dichiarazioni secondo cui sarebbe  fuggito  scavalcando  il muro del  cortile  e  si  sarebbe nascosto nel  bosco 

D­5125/2010 Pagina 15 poco  distante  costituiscono  delle  affermazioni  stereotipate,  nonché  illogiche,  indipendentemente  da eventuali  problemi  di  traduzione.  Infatti,  non è plausibile che il ricorrente abbia potuto scampare alla visita/cattura  dei Talebani nelle circostanze da lui descritte. In effetti, se essi l'avessero  effettivamente ricercato al suo domicilio e ne fossero stati così interessati,  di certo non se lo sarebbero fatto scappare, senza alcuna precauzione e  lasciando  che  egli  fuggisse  dal  retro  della  casa  a  piedi,  per  poi  sentirsi  subito sicuro ad una corta distanza dal luogo di fuga (cfr. verbale 3 D44­ D53). Inoltre, riguardo ai riferimenti alla zona o alle province di H._______  e  di  M._______  o  alle  rispettive  località,  nonché  alle  circostanze  dell'attraversamento  del  confine  tra  l'Afghanistan  e  l'Iran  nella  zona  di  Q._______,  il  ricorrente  ha  utilizzato  in  maniera  imprecisa  il  nome  di  H._______ per  indicarne  la città o  la provincia, prima ancora che  l'UFM  avesse modo di  riferirsene (cfr. verbale 1 pagg. 3, 6­7 e verbale 3 D24,  D26), come pure ha menzionato, in maniera contraria alla realtà, di avere  oltrepassato il confine partendo da M._______ nella zona di Q._______,  laddove Q._______ non si trova nella Provincia di M._______, al confine  con  l'Iran,  bensì  nella  provincia  di  S._______,  come  ha  rettamente  ritenuto  l'UFM  (cfr.  risposta  al  ricorso  pag.  2).  In  siffatte  circostanze,  l'assenza  di  particolari  dettagli  sulle  circostanze  del  viaggio  di  espatrio  (cfr. verbale  3  D103­D106  e  D110­D114)  sono  da  imputare  manifestamente all'inverosimiglianza di quanto  raccontato dal medesimo  e non di certo ad una scarsa scolarizzazione o ad eventuali malintesi con  l'interprete.  Parimenti,  non  possono  essere  attribuite  a  problemi  di  traduzione o a semplici malintesi (cfr. ricorso pagg. 5­6) le contraddizioni  in cui è incappato palesemente il ricorrente circa il luogo di sepoltura del  padre,  rispettivamente  del  fratello,  nonché  circa  la  figura  dello  zio  materno.  Infatti,  dal  semplice  confronto  delle  risposte  del  ricorrente,  risulta  che  egli  ha  affermato  che  il  padre  era  sepolto  a P._______  (cfr.  verbale  3  D8)  o  a  D._______  (cfr. ibidem  D75).  Contrariamente  alla  giustificazione  presentata,  peraltro,  egli  non  aveva  mai  dichiarato  espressamente  che  fosse  stato  il  fratello  ad  essere  seppellito  a  P._______  (cfr.  ibidem D80).  Quanto  allo  zio materno,  è  lampante  che  l'insorgente  –  dopo  aver  asserito  che  lo  zio  materno  avrebbe  funto  da  informatore,  rispettivamente  da  intermediario  con  gli  anziani  ed  immediatamente  rinnegato  tali  affermazioni  (cfr.  ibidem  D70­D73)  –  ha  addirittura negato  l'esistenza stessa di  tale parente, affermando che sua  madre non avrebbe fratelli e che egli non avrebbe parlato di alcuno zio in  questo  senso  (cfr. ibidem  D87­D88).  Infine,  non  vi  è  motivo  alcuno  di  dubitare  della  buona  fede,  imparzialità,  professionalità  e  capacità  dell'interprete  assegnatogli  e  della  collaboratrice  dell'UFM  che  ha  condotto  l'audizione,  così  come  del  fatto  che  il  ricorrente  si  sia  potuto 

D­5125/2010 Pagina 16 spiegare al meglio, rispettivamente che l'interprete abbia capito e tradotto  fedelmente  quanto  riportato  dall'insorgente.  In  siffatte  circostanze,  vi  è  ragione  di  concludere  all'inesistenza  di  un  vizio  grave  suscettibile  di  un  intervento  d'ufficio  da parte  del  Tribunale  nel  senso di  un  annullamento  del  provvedimento  litigioso,  come  pure  all'inverosimiglianza  delle  allegazioni del ricorrente sui punti contestati. In tale ambito sono inidonei  ed ininfluenti gli allegati 1, 2 e 3 presentati in sede di ricorso. Inoltre,  egli  non  è  riuscito  a  rendere  verosimile  –  né  attraverso  le  sue  allegazioni,  né  per  il  tramite  dei  documenti  prodotti  –  l'esistenza  di  atti  persecutori  nei  confronti  della  sua  persona  in  relazione  alla  sua  attività  presso  la  ditta  americana  precitata  (di  cui  ha  prodotto  uno  stampato  facilmente  scaricabile  dal  sito  internet  [cfr.  allegato  4]),  con  particolare  riferimento  alle  asserite  minacce  da  parte  dei  Talebani,  come  pure  al  sequestro  ed  all'uccisione  del  padre.  Infatti,  il  ricorrente  non  ha  saputo  indicare  la data esatta del sequestro del genitore, allegando, da un  lato,  che si sarebbe trattato precisamente del (…), rispettivamente di qualche  giorno  prima  del  (…),  quando  sua  madre  l'avrebbe  chiamato  per  riferirglielo (cfr. verbale 1 pag. 6) e, dall'altro lato, che sarebbe avvenuto il  (…) (due o tre giorni prima dell'(…), verbale 3 D13). Nemmeno ritenuto il  carattere sommario del primo verbale di audizione un errore del ricorrente  proprio su un punto così fondamentale come la data del sequestro di suo  padre  è  giustificabile  (cfr.  verbale  3  D67­D69).  Del  resto,  la  versione  modificata del  ricorrente non collima con  la data di espatrio  indicata dal  medesimo in almeno tre occasioni e che poi ha provveduto a correggere  (cfr. verbale 1 pag. 1, 3, 8 e verbale 2 pag. 1). Inoltre, egli non è stato in  grado  di  fornire  alcun  dettaglio  circa  l'avvenimento  riguardante  il  padre,  limitandosi  a  dire  in  maniera  del  tutto  stereotipata  di  essersi  informato  presso  gli  anziani  del  villaggio  –  in  contatto  con  i  Talebani  –  i  quali  gli  avrebbero  riferito  che  i  problemi  erano  dovuti  ai  loro  rapporti  con  gli  Americani  e  che  i  Talebani  avrebbero  voluto  il  ricorrente  in  cambio  del  padre  (cfr.  verbale  1  pag. 6  e  verbale  3 D42).  Per  di  più,  le  allegazioni  secondo cui  il sequestro del padre sarebbe avvenuto poiché  l'avrebbero  ritenuto  responsabile  di  aver  inviato  al  villaggio  i  Britannici,  i  quali  avrebbero alloggiato al domicilio della famiglia del ricorrente (cfr. verbale  3 D13, D35),  oppure  in  quanto  essi  sarebbero  considerati  delle  spie,  o  ancora a causa della  sua attività  lavorativa, non  forniscono al Tribunale  un  chiaro quadro  circa  i motivi  alla  base delle  asserite  persecuzioni  nei  confronti  del  ricorrente  e  di  suo  padre.  È  altresì  contrario  alla  logica  dell'agire  il comportamento assunto dall'insorgente, allorquando sarebbe  rientrato a casa di nascosto su richiesta della madre, senza avere preso  le  adeguate  precauzioni  né  nei  confronti  dei  Pasthun,  né  dei  Talebani, 

D­5125/2010 Pagina 17 nonostante  avesse  riferito  di  essere  al  sicuro  presso  la  ditta  americana  (cfr. verbale  3  D36­D41).  Inoltre,  paradossalmente,  invece  di  rimanere  nascosto, il ricorrente avrebbe chiamato i capi talebani, tramite gli anziani  del  villaggio,  facendo  così  sapere  della  sua  presenza  al  villaggio  (cfr.  ibidem D41), ciò che però non corrisponde a quanto asserito  in seguito,  secondo cui i Talebani avrebbero saputo della sua presenza, in quanto i  loro vicini gli facevano visita (cfr. ibidem D43). Se il ricorrente fosse stato  effettivamente  in  pericolo,  egli  non  avrebbe  di  certo  fatto  rientro  al  suo  domicilio e non avrebbe avuto modo di pensare a qualsivoglia strategia o  lasciarsi andare al suo stato d'animo, contrariamente a quanto egli  tenta  di  portare  a  giustificazione  del  suo  comportamento  (cfr.  ricorso  pag. 6).  Peraltro,  in  relazione  alle  asserite  persecuzioni  in  riferimento  all'attività  presso  l'azienda  americana  in  questione,  sono  inadeguati  i  documenti  prodotti  dal  ricorrente.  Infatti,  la  testimonianza  dell'azienda  americana,  oltre  a  presentare  vari  elementi  di  dubbia  autenticità,  costituisce  una  semplice dichiarazione di parte circa il lavoro svolto dal ricorrente. Inoltre,  il  riferimento  alla  cessazione  dell'attività  a  causa  di  asseriti  problemi  di  sicurezza  e  soprattutto  in  seguito  al  "preavviso  negativo  da  parte  dei  Talebani" rappresenta un'affermazione manifestamente ad hoc in base a  quanto asserito dal ricorrente. Lo stesso giudizio di inattendibilità vale per  il  documento  presentato  dal  ricorrente  come  un'ulteriore  prova  delle  minacce  dei  Talebani  (cfr. doc.  3),  ma  che  in  realtà  –  secondo  la  traduzione  stessa  fornita  dal  ricorrente  –  è  una  condanna  per  decapitazione  da  parte  del  tribunale  talebano.  Al  di  là  di  tale  incongruenza,  tale  scritto  non  era mai  stato  citato  prima  dal  ricorrente,  nonostante  risalga  all'(…),  ovvero  nel  bel  mezzo  del  periodo  in  cui  si  sarebbero svolti i fatti addotti e quando lui era ancora in patria. Del resto,  nonostante  la menzione del notorio rapporto dell'OSAR,  il  ricorrente non  ha dimostrato concretamente l'esistenza di qualsivoglia atto persecutorio  verso  la  sua  persona  al  di  fuori  del  contesto  lavorativo,  oltre  a  quanto  addotto  in  relazione  al  padre  che  –  come  sopra  esposto  –  è  risultato  manifestamente  inverosimile.  In  siffatte  circostanze,  egli  non  può  pretendere che la sua attività per  la ditta americana precitata – sebbene  non contestata dall'UFM – possa essere fonte di persecuzioni generali e  sistematiche nei  suoi  confronti.  Infine,  la  stessa  conclusione  vale  per  le  allegazioni circa  la guerra che si sarebbe combattuta nel suo villaggio e  che avrebbe portato alla  distruzione di  una  scuola,  nonché all'uccisione  dei  capi  tribù  del  suo  villaggio  (cfr.  doc.  4),  eventi  questi  che  non  costituiscono  degli  atti  persecutori  nei  confronti  del  ricorrente.  La  medesima conclusione vale per l'asserita morte del fratello del ricorrente  che  non  ha  alcun  legame  con  i  fatti  addotti  dal  medesimo,  bensì  si  tratterebbe di un attentato per  tutt'altra questione, estranea al ricorrente. 

D­5125/2010 Pagina 18 In  tale  contesto,  una  traduzione  del  documento  a  sostegno  di  quanto  asserito è ininfluente (cfr. doc. 5). In conclusione,  il Tribunale ritiene che  l'UFM  ha  rettamente  considerato  che  le  dichiarazioni  del  ricorrente  non  soddisfano le condizioni di verosimiglianza prevista dall'art. 7 LAsi.  8.  In considerazione di quanto esposto, il ricorso sul punto di questione del  riconoscimento  della  qualità  di  rifugiato  e  della  concessione  dell'asilo,  destituito  di  ogni  e  benché  minimo  fondamento,  non  merita  tutela  e  la  decisone impugnata va confermata. 9.  9.1.  Se  respinge  la  domanda  di  asilo  o  non  entra  nel  merito,  l'Ufficio  federale pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina  l'esecuzione.  Tiene  conto  del  principio  dell'unità  della  famiglia  (art.  44  cpv. 1 LAsi). 9.2.  Il  ricorrente  non  adempie  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM  avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento (art. 14 cpv. 1  e cpv. 2 ed art. 44 cpv. 1 LAsi nonché art. 32 dell'Ordinanza 1 sull'asilo  relativa a questioni procedurali dell'11 agosto 1999 [OAsi 1; RS 142.311];  DTAF 2009/50, consid. 9, pag. 733). 9.3.  Ne  consegue  che  la  pronuncia  dell'allontanamento  di  cui  alla  decisione impugnata va confermata. 10.  Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  di  CHF  600.–,  che  seguono la soccombenza, sono poste a carico del ricorrente (art. 63 cpv.  1 e 5 PA nonché art. 3  lett. b del  regolamento sulle  tasse e sulle spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del  21  febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]). (dispositivo alla pagina seguente)

D­5125/2010 Pagina 19 Per  questi  motivi,  il  Tribunale  amministrativo  federale  pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto. 2.  Le  spese  processuali  di  CHF  600.­  sono  poste  a  carico  del  ricorrente.  Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale  amministrativo  federale  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  data  di  spedizione della presente sentenza. 3.  Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità  cantonale competente.  Il presidente del collegio: Il cancelliere: Pietro Angeli­Busi Andrea Pedrazzini Data di spedizione:

D-5125/2010 — Bundesverwaltungsgericht 15.02.2012 D-5125/2010 — Swissrulings