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Bundesverwaltungsgericht 25.07.2011 D-4059/2008

25. Juli 2011·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·1,844 Wörter·~9 min·2

Zusammenfassung

Revoca dell'ammissione provvisoria (asilo) | Revoca dell'ammissione provvisoria; decisione dell'UFM del 16 maggio 2008

Volltext

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l Corte IV D­4059/2008 Sen tenza   d e l   2 5   luglio   2011 Composizione Giudici Daniele Cattaneo (Presidente del collegio)  Thomas Wespi, Claudia Cotting­Schalch; cancelliere Carlo Monti. Parti A._______, Iraq,  ricorrente, contro Ufficio federale della migrazione (UFM),  Quellenweg 6, 3003 Berna,  autorità inferiore. Oggetto Revoca dell'ammissione provvisoria;  decisione dell'UFM del 16 maggio 2008 / N […].

D­4059/2008 Pagina 2 Fatti: A.  Il  richiedente,  di  etnia  curda,  è  nato  a  B._______  (C._______)  nella  provincia di Duhok (Iraq), dove avrebbe risieduto dalla nascita fino al 20  settembre 1999, data in cui sarebbe espatriato. Si sarebbe quindi recato  ad D._______  (Turchia) da dove,  in data 7 ottobre 1999 nascosto  in un  Transports  Internationaux Routiers (TIR), avrebbe raggiunto  la Svizzera,  presentando lo stesso giorno domanda d'asilo. Sentito  sui  motivi  d'asilo,  l'interessato  ha  dichiarato  in  sostanza  e  per  quanto è qui di rilievo, di essere espatriato per il  timore di essere ucciso  per vendetta da parte dei familiari di un certo E._______ il quale sarebbe  stato ucciso da suo fratello. B.  Con decisione del 30 luglio 2002, l'Ufficio federale dei rifugiati (di seguito:  UFR, oggi Ufficio federale della migrazione [di seguito: UFM]) ha respinto  la  succitata  domanda  d'asilo  pronunciando  contestualmente  l'allontanamento  del  richiedente  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento medesimo, siccome lecita, esigibile e possibile. C.  Il  28  agosto  2002,  l'interessato  ha  inoltrato  ricorso  dinanzi  alla  già  Commissione  svizzera  di  ricorso  in  materia  d'asilo  (di  seguito:  CRA)  contro  la  menzionata  decisione  dell'UFR,  censurando  solo  il  punto  relativo all'esecuzione dell'allontanamento. D.  Con decisione di riesame del 18 ottobre 2005, l'UFM ha annullato i punti  4­6  della  decisione  del  30  luglio  2002  ed  ha  concesso  al  richiedente  l'ammissione  provvisoria,  ritenendo  come  non  esigibile  l'esecuzione  dell'allontanamento verso l'Iraq. E.  Il  20  ottobre  2005,  la  CRA  ha  stralciato  dai  ruoli  il  ricorso  siccome  divenuto senza d'oggetto. F.  A  partire  dal  1°  gennaio  2007,  il  Tribunale  amministrativo  federale  (di  seguito: il Tribunale) è subentrato alla CRA.

D­4059/2008 Pagina 3 G.  Il  10  aprile  2008,  l'UFM  ha  informato  l'interessato  dell'intenzione  di  revocare  l'ammissione provvisoria ordinata con decisione del 18 ottobre  2005  e  lo  ha  invitato  a  determinarsi  in  merito.  L'autorità  inferiore  ha  ritenuto  come  esigibile  l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  le  tre  province del nord dell'Iraq, controllate dal governo curdo, ovvero Duhok,  Erbil e Suleimaniya. Ha rilevato altresì che il richiedente sarebbe nato ed  avrebbe  sempre  vissuto  nella  provincia  di  Duhok,  dove  vivrebbero  sua  madre, due fratelli e tre sorelle. Inoltre, sarebbe giovane, in buona salute,  non sarebbe sostegno di famiglia e potrebbe reinserirsi nella sua regione  d'origine  in  Iraq.  Peraltro,  non  sussisterebbero  motivi  individuali  suscettibili  di  costituire  un  ostacolo  per  l'esigibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento.  L'esecuzione sarebbe pure ammissibile e possibile. H.  L'interessato non ha presentato osservazioni in merito alla preannunciata  revoca.  Con  decisione  del  16  maggio  2008,  l'UFM  ha  revocato  l'ammissione provvisoria ed ha incaricato  il Cantone Ticino di eseguire  il  rinvio. I.  In  data  18  giugno  2008  (cfr.  plico  raccomandato;  data  d'entrata:  19  giugno 2008), il richiedente ha inoltrato ricorso dinanzi al Tribunale contro  la  decisione  dell'UFM.  Ha  chiesto  l'annullamento  della  decisione  impugnata,  la conferma dell'ammissione provvisoria e,  in via sussidiaria,  la trasmissione degli atti di causa all'UFM per un approfondimento e una  nuova valutazione dei fatti congiuntamente ad una domanda d'esenzione  dal  versamento  di  un  anticipo  a  copertura  delle  presunte  spese  processuali; il tutto con protesta di spese e ripetibili. J.  Il Tribunale, con due decisioni  incidentali distinte del 24 giugno 2008, ha  invitato l'UFM a presentare una risposta al ricorso entro il 24 luglio 2008  ed ha, ritenuta  la sussistenza di motivi particolari, esonerato  l'insorgente  dal pagamento dell'anticipo a copertura delle presunte spese processuali. K.  Con  risposta  del  2  luglio  2008,  l'UFM  ha  proposto  la  reiezione  del  gravame.

D­4059/2008 Pagina 4 L.  Con decisione  incidentale del 9  luglio 2008,  il Tribunale ha concesso al  ricorrente un termine fino all'8 agosto 2008 per introdurre l'atto di replica. M.  Con scritti dell'8 agosto 2008 (cfr. plichi raccomandati; data d'entrata: 11  agosto 2008), l'insorgente ha prodotto l'atto di replica. N.  Con ordinanza del 9 marzo 2011,  il Tribunale ha chiesto al  ricorrente di  esprimersi  entro  il  24  marzo  2011  circa  l'eventuale  riconoscimento  dei  pretesi  figli  dello  stesso;  le  relazioni  ch'egli  ha  con  loro  e  con  la  di  loro  madre,  dal  punto  di  vista  affettivo  ed  economico;  come  pure  in  merito  all'eventuale propria attività professionale o questioni  legate al suo stato  di salute. O.  Con scritto del 24 marzo 2011 (cfr. plico raccomandato; data d'entrata: 28  marzo 2011), l'insorgente ha inoltrato le sue osservazioni. P.  Ulteriori  fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti  verranno  ripresi  nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. Diritto: 1.  Fatta  eccezione  delle  decisioni  previste  all'art.  32  della  legge  sul  Tribunale amministrativo federale del 17 giugno 2005 (LTAF, RS 173.32),  il Tribunale, in virtù dell'art. 31 LTAF, giudica i ricorsi contro le decisioni ai  sensi  dell'art.  5  della  legge  federale  sulla  procedura  amministrativa  del  20 dicembre  1968  (PA,  RS  172.021)  nonché  dell'UFM  in  materia  degli  stranieri concernenti l'ammissione provvisoria (art. 33 lett. d LTAF). La  procedura  delle  autorità  federali  è  retta  dalle  disposizioni  generali  sull'organizzazione  giudiziaria  federale  (art.  112  cpv.  1  della  legge  federale sugli stranieri del 16 dicembre 2005 [LStr, RS 142.20]). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA.

D­4059/2008 Pagina 5 Il ricorrente ha partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore, è  particolarmente  toccato  dalla  decisione  impugnata  e  vanta  un  interesse  degno  di  protezione  all'annullamento  o  alla  modificazione  della  stessa  (art. 48 cpv. 1 lett. a­c PA); è pertanto legittimato ad aggravarsi contro di  essa. I  requisiti  relativi ai  termini di  ricorso  (art. 50 cpv. 1 PA), alla  forma e al  contenuto degli atti di ricorso (art. 52 PA) sono soddisfatti. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 2.  Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto  federale,  l'accertamento  inesatto  o  incompleto  di  fatti  giuridicamente  rilevanti e l'inadeguatezza (art. 49 PA). Il Tribunale non è vincolato né dai  motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni giuridiche della  decisione  impugnata,  né  dalle  argomentazioni  delle  parti  (cfr.  DTAF  2009/57 consid. 1.2; Pierre Moor, Droit administratif, vol. II, 3ª ed., Berna  2011, n. 2.2.6.5). 3.  Va  qui  di  seguito  esaminato  se  l'autorità  inferiore  ha  giustamente  revocato  l'ammissione  provvisoria  al  ricorrente,  segnatamente  se  detta  autorità  ha  rettamente  ritenuto  l'esecuzione  dell'allontanamento  come  ammissibile, esigibile e possibile. 3.1. Nella decisione impugnata, l'UFM ha osservato che nelle tre province  di  Duhok,  Erbil  e  Suleimaniya,  nel  nord  dell'Iraq,  non  vi  sarebbe  una  situazione di violenza generalizzata.  Inoltre, risulterebbe che  il  ricorrente  abbia  sempre  vissuto  fino all'espatrio  nella  provincia  di Duhok e  che  ivi  avrebbe una rete famigliare nelle persone di sua madre, di due fratelli e di  tre sorelle. D'altra parte, l'insorgente che risiede in Svizzera da più di otto  anni,  non  eserciterebbe  un'attività  lavorativa  di  particolare  rilievo  e  non  avrebbe  nessun  legame  familiare  nel  nostro  Paese.  Egli  è  entrato  in  Svizzera all'età di 19 anni ed avrebbe vissuto la maggior parte della sua  vita in Iraq, ossia l'infanzia e quasi tutta l'adolescenza. E' poi giovane, in  buona  salute,  non  sarebbe  sostegno  a  famiglia  e  potrebbe  ragionevolmente  reinserirsi  nella  sua  regione d'origine  in  Iraq. Pertanto,  non sussisterebbero motivi individuali suscettibili di costituire un ostacolo  per  l'esigibilità dell'esecuzione dell'allontanamento.  In aggiunta,  l'autorità  inferiore  ha  considerato  che  la  revoca  dell'ammissione  provvisoria  non  rappresenterebbe  per  l'insorgente  una misura  eccessivamente  rigorosa. 

D­4059/2008 Pagina 6 In  sostanza  l'UFM  ha  ritenuto  l'esecuzione  dell'allontanamento  come  ammissibile,  esigibile e possibile. 3.2. Aggravandosi contra  la decisione dell'UFM,  il  ricorrente contesta,  in  sostanza  e  per  quanto  qui  di  rilievo,  l'analisi  fatta  dall'Ufficio  circa  la  situazione  nelle  tre  province  nel  nord  dell'Iraq.  A  suo  dire  non  vi  sarebbero indicati fatti che indurrebbero a concludere che la sicurezza sia  garantita  e  che  la  dignità  umana  nonché  i  diritti  umani  siano  rispettati.  Inoltre,  egli  ritiene  di  aver  fondato  la  propria  domanda  d'asilo  sulla  vicenda  legata  all'uccisione  di  tale  E._______  da  parte  di  suo  fratello,  quindi, considerato quanto sia diffusa la vendetta in Iraq e quanto possa  durare una faida familiare, tale faccenda avrebbe dovuto essere valutata  dall'UFM  in  vista  della  revoca  dell'ammissione  provvisoria.  Il  ricorrente  allega  poi  che  le  attività  dell'esercito  turco  nelle  zone  del  nord  dell'Iraq  continuerebbero, causando vittime non solo tra i guerriglieri del Partito dei  Lavoratori  del  Kurdistan  (Partîya Karkerén Kurdîstan  [di  seguito:  PKK]),  ma  anche  tra  la  popolazione  civile.  Per  di  più,  in  data  17  giugno  2008  l'esercito  turco  avrebbe bombardato un villaggio provocando la morte di 21 ribelli PKK. In  data  il  16  giugno  2008,  sarebbe  stato  l'Iran  a  prendere  di  mira  alcuni  villaggi  curdi  dell'Iraq  del  nord  nella  provincia  di  Suleimaniya.  Di  conseguenza,  la valutazione della situazione nel nord dell'Iraq dovrebbe  condurre  a  non poter  ritenere  esigibile  l'esecuzione  dell'allontanamento.  Aggiungasi, che l'UFM misconoscerebbe i legami familiari che il ricorrente  avrebbe in Svizzera. Egli convivrebbe in effetti con la signora F._______,  richiedente l'asilo del Kosovo ammessa provvisoriamente in Svizzera. Da  questa  relazione  sarebbero  nati  i  figli  G._______  e  H._______.  La  ragione per  cui  non  figurerebbe nei  certificati  di  nascita dei  figli  il  nome  del  padre  sarebbe  data  dal  fatto  che  lo  stesso  non  sarebbe  ancora  riuscito ad ottenere dall'Iraq i documenti che lo stato civile richiederebbe  per  accogliere  l'iscrizione.  Un  rinvio  verso  l'Iraq  violerebbe  pertanto  il  principio  dell'unità  della  famiglia  e  sarebbe  contrasto  con  disposizioni  fondamentali della Convenzione sui diritti del fanciullo. 3.3.  Nella  risposta  al  ricorso,  l'UFM  ha  rilevato,  in  particolare,  che  la  domanda d'asilo del ricorrente sarebbe stata respinta, in quanto avrebbe  considerato che la situazione del ricorrente non sarebbe tale da meritare  tutela.  Inoltre,  l'ammissione  provvisoria  sarebbe  stata  pronunciata  a  causa della situazione allora vigente nel Paese d'origine e non in rapporto  alla  situazione  personale  dell'insorgente.  Infine,  l'autorità  inferiore  ha  osservato che, per quanto  riguarda  l'integrazione  in Svizzera, egli  come 

D­4059/2008 Pagina 7 pure  la  sua  compagna  dipenderebbero  da  prestazioni  assistenziali.  Peraltro,  la  convivenza  senza  nessun  vincolo  matrimoniale  con  una  persona  ammessa  provvisoriamente  la  quale  di  conseguenza  non  beneficerebbe di un  regolamento stabile delle condizioni di soggiorno  in  Svizzera come pure  la nascita di due figli non riconosciuti dal ricorrente,  non  potrebbero  rappresentare  degli  elementi  determinanti  per  il  mantenimento dell'ammissione provvisoria. 3.4. Nella  replica,  l'insorgente  ha  rinviato  a  quanto  già  allegato  nell'atto  ricorsuale  ritenendo  per  di  più  incomprensibile  la  considerazione  dell'autorità inferiore secondo cui la nascita di due figli  in Svizzera e una  convivenza  "more  uxorio"  non  potrebbero  rappresentare  degli  elementi  determinanti  per  il mantenimento  dell'ammissione  provvisoria,  in  quanto  in contrasto con  l'art. 44 cpv. 1 della  legge sull’asilo del 26 giugno 1998  (LAsi, RS 142.31) e con l'art. 8 della Convenzione per la salvaguardia dei  diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950 (CEDU,  RS 0.101).  Inoltre,  il  fatto  che  l'autorità  cantonale  non  abbia  chiesto  l'autorizzazione per  il  rilascio di un permesso di dimora ai  sensi dell'art.  84  cpv. 5  LStr,  dipenderebbe  solo  dalla  mancata  presentazione  del  ricorrente  di  una  richiesta  in  tal  senso  che  non  avrebbe  ancora  avuto  luogo,  in  quanto  sarebbe  necessario  dapprima  verificare  la  stabilità  professionale  dopo  un  periodo  relativamente  lungo  di  disoccupazione.  Pertanto, egli potrà presentare domanda di concessione di un permesso  di dimora solo nei prossimi mesi. 3.5.  Nelle  successive  osservazioni,  il  ricorrente  ha  dichiarato  che  per  quanto  riguarda  il  riconoscimento dei  figli non avrebbe potuto procurarsi  la documentazione  richiesta dallo  stato civile. Egli  vivrebbe  insieme alla  compagna  e  ai  figli  formando  una  famiglia  ormai  già  dal  2005  in modo  tale  da  poter  considerare  le  relazioni  affettive  con  i  figli  e  la  compagna  come  quelle  che  caratterizzerebbero  un  qualsiasi  nucleo  familiare  vivendo  "more uxorio". Attualmente  l'insorgente non svolgerebbe alcuna  professione e solo da qualche giorno che avrebbe intrapreso uno stage di  pittore. Peraltro, sarebbe in buona salute e non presenterebbe patologie  particolari. 4.  4.1. Giusta  l'art.  83  cpv.  1  della  LStr  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ordinata se possibile, ammissibile o ragionevolmente esigibile. In caso di  mancato  adempimento  di  una  delle  succitate  condizioni,  l'UFM  dispone  l'ammissione provvisoria. L'UFM verifica periodicamente se  le condizioni  per  la  concessione  dell'ammissione  provvisoria  sono  ancora  soddisfatte 

D­4059/2008 Pagina 8 (art. 84 cpv. 1 LStr).  In caso contrario, detto Ufficio  la  revoca ed ordina  l'esecuzione dell'allontanamento (art. 84 cpv. 2 LStr). 4.2.  La  portata  dell'art.  83  cpv.  3  LStr  non  si  esaurisce  semplicemente  nella  massima  del  divieto  di  respingimento,  ma  anche  altri  impegni  di  diritto internazionale della Svizzera possono essere ostativi all'esecuzione  del  rimpatrio,  in  particolare  gli  art.  3 CEDU o  l'art.  3  della Convenzione  contro la tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti  del  10  dicembre  1984  (Conv.  tortura,  RS  0.105).  L'applicazione  di  tali  disposizioni  presuppone,  peraltro,  l'esistenza  di  serie  e  concrete  ragioni  per  ritenere  che  lo  straniero  possa  essere  esposto,  nel  Paese  verso  il  quale  sarà  allontanato,  a  dei  trattamenti  contrari  a  detti  articoli.  Spetta  all'interessato di rendere plausibile  l'esistenza di siffatte serie e concrete  ragioni  (cfr. Giurisprudenza ed  informazioni  della Commissione svizzera  di ricorso in materia d'asilo [GICRA] 1995 n. 23). 4.2.1. Nel caso concreto, come rettamente ritenuto dall'autorità  inferiore,  non è dato  rilevare alcun  serio  indizio  secondo  cui  il  ricorrente,  il  quale  non  ha  la  qualità  di  rifugiato  ritenuta  la  crescita  in  giudicato  della  decisione dell'UFR del 30 luglio 2002, potrebbe essere esposto in caso di  rimpatrio  al  rischio  reale  ed  immediato  ("real  risk")  di  un  trattamento  contrario  a  siffatte  disposizioni  (cfr.  GICRA  2001  n.  16  consid.  6a  con  relativi  riferimenti).  In  altri  termini  il  ricorrente  non  ha  saputo  fornire  un  insieme  d'indizi,  oppure  presunzioni,  sufficientemente  gravi,  precisi  e  concordanti quo ad un pericolo d'esposizione personale ad atti o fatti che  si  ritengono  contrari  alle  norme  legali  precitate.  Peraltro,  la  situazione  generale che regna in un Paese non comporta, ad essa sola, l'illiceità del  rimpatrio  secondo  le  disposizioni  della Convenzione  (cfr.  ibidem consid.  6a  e  GICRA  1995  n. 12  consid.  10a  pagg.  110  segg.  nonché  relativi  riferimenti):  in altre parole, la difficile situazione generale dei diritti umani  in  Iraq,  come  la  denuncia  l'insorgente  nel  gravame,  in  ogni  caso  non  lascia apparire l'esecuzione dell'allontanamento in tale Paese come di per  sé inammissibile. Giova poi infine sottolineare che le forze dell'ordine e le  autorità  giudiziarie  delle  tre  province  curde  del  nord  dell'Iraq  –  fra  cui  Duhok,  regione  dove  il  ricorrente  ha  vissuto  dalla  nascita  fino  al  suo  espatrio in data 20 settembre 1999 – hanno, di principio, la capacità e la  volontà,  se  sollecitate,  di  garantire  agli  abitanti  delle  tre  province  la  protezione dalle persecuzioni (cfr. DTAF 2008/4 consid. 6). 4.2.2.  In questo contesto  il  ricorrente si appella poi al principio dell'unità  della  famiglia  per  il mantenimento  dell'ammissione  provvisoria,  principio 

D­4059/2008 Pagina 9 che sarebbe, secondo  lui, violato  in caso di allontanamento verso  il suo  Paese d'origine. Preliminarmente,  codesto  Tribunale  osserva  che  la  conclusione  relativa  alla violazione del principio dell'unità della famiglia, ossia al rispetto della  vita privata e familiare dedotto dall'art. 8 CEDU, non può fare oggetto del  caso in disamina, concernendo la pronuncia dell'allontanamento di per sé  e  non  attinente  l'esecuzione  dell'allontanamento,  per  il  che,  la  censura  sollevata in materia del principio dell'unità della famiglia, va deserta. Va  non  di meno  evidenziato  che  il  rispetto  della  vita  privata  e  familiare  dedotto  dall'art. 8  CEDU,  presuppone  un  legame  familiare  vissuto  ed  intatto con un membro della  famiglia presente  in Svizzera,  il quale deve  essere  titolare  di  un  diritto  di  residenza  certo  in  Svizzera  ("gefestigtes  Anwesenheitsrecht"),  ovvero  in  caso  di  cittadinanza  svizzera,  di  un  permesso di domicilio oppure di un permesso di dimora  il quale si basa  su  un  diritto  certo  ("gefestigter  Rechtsanspruch")  o,  eccezionalmente,  allorquando  lo  straniero  può  prevalersi  di  un'integrazione  sociale  e  professionale particolarmente intensa (cfr. DTF 130 II 281 consid. 3.1­3.2  pag. 261, DTF 129 II 193 consid. 5.3.1, DTF 127 II 60 consid. 1d/aa, DTF  126 II 335 consid. 2a pagg. 339 e 382 segg., DTF 125 II 633 consid. 2e  pag. 639). Alla protezione deducibile dall'art. 8 CEDU possono appellarsi,  tra gli altri, i membri del nucleo familiare, il coniuge ed i figli minorenni che  vivono  in  comunione  (cfr.  DTF  129  II  193  consid.  5.3.1,  DTF  127  II  60  consid. 1d/aa,  DTF  122  II  289  consid.  1c),  cosi  come  il  concubino  che  forma con  il  rifugiato una comunità durevole analoga al matrimonio può  beneficiare  di  tale  protezione  (cfr.  DTAF  2008/47  consid.  4.1.1;  GICRA  1993  n. 24;  inoltre  art.  2  cpv.  1  LStr  in  relazione  all'art.  1a  lett. e  dell'ordinanza  1  dell'11 agosto  1999  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali  [OAsi  1],  secondo  la  quale  sono  equiparati  ai  coniugi  anche  i  partner  registrati). Nel  caso  in  narrativa,  nulla  giova  al  ricorrente  l'appello  al  principio  dell'unità della famiglia per dedurne un diritto di permanenza in Svizzera.  Infatti,  la  sua  compagna  ed  i  presunti  figli  non  dispongono,  con  l'ammissione  provvisoria,  di  un  diritto  di  residenza  certo  ("gefestigtes  Anwesenheits­recht") a rimanere in Svizzera. La  questione  del  legame  di  paternità  può  quindi  restare  anche  aperta,  non  essendo  del  resto,  stati  comprovati  né  il  rapporto  di  filiazione  dei  medesimi  con  l'insorgente,  né  una  comunità  durevole  la  quale 

D­4059/2008 Pagina 10 rappresenta un rapporto prossimo, vero e vissuto nonché di dipendenza  con la sua concubina di cui si è limitato a dichiarare di conviverci dal 2005  (cfr.  ricorso,  pag.  4;  replica,  scritto  del  24  marzo  2011).  Nulla  vale  in  questo contesto nemmeno il richiamo del ricorrente alla massima d'ufficio,  non  spettando,  se  del  caso,  alla  scrivente  autorità  indagare  oltre  per  conto del ricorrente sul rapporto di filiazione con i suoi presunti figli e del  rapporto con la sua concubina, nella misura in cui,  in virtù dell'obbligo di  collaborare,  è  onere  del  ricorrente  fornire  le  prove  o  rendere  verosimile  quanto allega (cfr. DTF 126 II 335 consid. 2.cc pag. 342, DTF 124 II 361  consid. 2b pag. 365). Per  gli  stessi motivi  e  sulla  base  delle  considerazioni  precedenti  non  si  evincono poi dagli atti nemmeno elementi sui quali  il  ricorrente potrebbe  prevalersi  del  principio  dell'unità  della  famiglia  ai  sensi  dell'art.  2  cpv.  1  LStr  in  relazione  all'art.  44  cpv.  1  LAsi  (cfr.  sentenze  del  Tribunale  amministrativo federale E­5698/2010 del 1° novembre 2010 consid. 4.2.2,  D­7710/2008 del 12 luglio 2010 pagg. 6 seg., D­4982/2006 del 26 maggio  2010  consid.  4.4;  GICRA  2004  n.  12  consid.  7b  pag.  77,  GICRA  1995  n. 24 consid. 9 pag. 229 e seg.). Visto quanto precede e nella misura in cui la questione va qui esaminata  e  decisa,  non  sono  ravvisabili  le  condizioni  d'applicazione  dell'art.  8  CEDU. Pertanto,  come  rettamente  ritenuto  nel  giudizio  litigioso,  l'esecuzione  dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme del diritto pubblico  internazionale. 4.3.  Giusta  l'art.  83  cpv.  4  LStr,  l'esecuzione  non  può  essere  ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di provenienza,  lo  straniero  venisse  a  trovarsi  concretamente  in  pericolo  in  seguito  a  situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza  medica. La  disposizione  citata  si  applica  principalmente  ai  "réfugiés  de  la  violence",  ovvero  agli  stranieri  che  non  adempiono  le  condizioni  della  qualità  di  rifugiato,  poiché  non  sono  personalmente  perseguiti,  ma  che  fuggono  da  situazioni  di  guerra,  di  guerra  civile  o  di  violenza  generalizzata.  Essa  vale  anche  nei  confronti  delle  persone  per  le  quali  l'allontanamento  comporterebbe  un  pericolo  concreto,  in  particolare  perché  esse  non  potrebbero  più  ricevere  le  cure  del  quale  esse  hanno  bisogno o che sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere 

D­4059/2008 Pagina 11 durevolmente  e  irrimediabilmente  in  stato  di  totale  indigenza  e  pertanto  esposte  alla  fame,  ad  una  degradazione  grave  del  loro  stato  di  salute,  all'invalidità o persino la morte. Per contro, le difficoltà socio­economiche  che costituiscono  l'ordinaria quotidianità di una  regione,  in particolare  la  penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono  sufficienti,  in  sé,  a  concretizzare  una  tale  esposizione  al  pericolo.  L'autorità  alla  quale  incombe  la  decisione  deve  dunque,  in  ogni  singolo  caso, confrontare gli aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si  troverebbe  lo  straniero  in  questione  nel  suo  Paese  dopo  l'esecuzione  dell'allontanamento  con  l'interesse  pubblico  militante  a  favore  del  suo  allontanamento  dalla  Svizzera  (cfr.  DTAF  2007/10  e  relativi  riferimenti;  GICRA 2005 n. 24 consid. 10.1 pag. 215). Ciò  posto,  quo  agli  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento  riconducibili  all'art.  83  cpv.  4  LStr,  in  merito  allo  stato  della  sicurezza  in Iraq,  questo  Tribunale  ha  già  avuto  modo  di  precisare  che  nelle  tre  province curde nel nord dell'Iraq (Dohuk, Erbil e Suleimaniya) non vige, al  momento, una situazione di violenza generalizzata e la situazione politica  non  è  talmente  tesa  da  considerare  un  rimpatrio  come  generalmente  inesigibile.  Segnatamente,  lo  stato  della  sicurezza  è  più  stabile  ed  equilibrato  rispetto  al  resto  del  Paese.  Inoltre,  la  situazione  dei  diritti  dell'uomo  è migliore  rispetto  alle  zone  nel  sud  e  nel  centro  dell'Iraq.  In  particolare, l'esecuzione dell'allontanamento verso le tre province curde è  esigibile, di principio, per gli uomini curdi, non sposati,  in buona salute e  giovani,  a  condizione  che  la  persona  interessata  sia  originaria  della  regione  o  vi  abbia  vissuto  un  lungo  periodo  e  disponga  di  una  rete  sociale, segnatamente famiglia, parenti o conoscenti, oppure di relazioni  con i partiti al potere (cfr. DTAF 2008/5 consid. 7.5, in particolare 7.5.1 e  7.5.8). In  casu,  il  ricorrente  ha  dichiarato  di  essere  cittadino  iracheno  di  etnia  curda, di aver vissuto a B._______, nella provincia di Duhok, dalla nascita  fino  al  suo  espatrio  in  data  20  settembre  1999  (cfr.  verbale  1,  pag.  1;  verbale  d'audizione  del  3  luglio  2002  [di  seguito:  verbale  3],  pag.  2).  Inoltre,  l'insorgente  è  giovane,  celibe  ed ha una  certa  esperienza  come  commesso. Dispone altresì di una rete familiare a B._______ (cfr. verbale  1, pag. 2; verbale 2, pag. 2). Egli non ha preteso nel gravame di soffrire di  gravi  problemi  di  salute  che  possano  giustificare  un'ammissione  provvisoria  (cfr.  GICRA  2003  n.  24),  senza  che  da  un  esame  d'ufficio  degli atti di causa emerga la necessità di una permanenza dell'insorgente  in Svizzera per motivi medici.

D­4059/2008 Pagina 12 Non giova al ricorrente appellarsi alla buona integrazione in Svizzera ed il  tempo  ivi  trascorso,  non  costituendo  ragione  ostativa  all'esecuzione  dell'allontanamento.  Peraltro,  non  v'è motivo  di  ritenere  che  l'autore  del  gravame,  allontanato  in  Iraq,  subirà  uno  sradicamento  culturale  importante. Tutto  ciò  posto,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente  ritenuto  siccome  adempiti  i  presupposti  per  formulare  una  prognosi  favorevole  con  riferimento  alle  effettive  possibilità  per  lo  stesso  di  un  adeguato  reinserimento sociale nel suo Paese d'origine. Ne  consegue  che  da  questo  punto  di  vista  l'esecuzione  dell'allontanamento è da considerarsi ragionevolmente esigibile. 4.4.  Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art.  83  cpv.  2  LStr).  Infatti,  il  ricorrente, usando della dovuta diligenza potrà procurarsi ogni documento  necessario al rimpatrio (art. 90 lett. c LStr; art. 2 cpv. 1 LStr  in relazione  all'art. 8 cpv. 4 LAsi; DTAF 2008/34 consid. 12 pagg. 513 segg.). L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile. 5.  Visto  quanto  precede,  l'UFM  ha  rettamente  revocato  l'ammissione  provvisoria  del  ricorrente. Di  conseguenza,  il  gravame va disatteso e  la  querelata decisione confermata. Spetterà,  se del caso, al Cantone valutare  le condizioni di  rilascio di un  permesso di dimora ad una persona soggiornante in Svizzera da almeno  cinque anni dalla presentazione della domanda d'asilo.  6.  Ne discende che l'UFM con la decisione impugnata non ha violato il diritto  federale, né abusato del suo potere di apprezzamento; l'autorità di prime  cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente  rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 49 PA), per il che il  ricorso va respinto. 7.  Le spese processuali di CHF 600.–, che seguono la soccombenza, sono  poste a carico delle ricorrenti (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3  lett. a  del regolamento sulle tasse e sulle spese ripetibili nelle cause dinanzi al 

D­4059/2008 Pagina 13 Tribunale  amministrativo  federale  del  21  febbraio  2008  [TS­TAF,  RS 173.320.2]). 8.  La presente sentenza non può essere impugnata con ricorso in materia di  diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. c cifra 3 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. (Dispositivo alla pagina seguente)

D­4059/2008 Pagina 14 Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale  pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto. 2.  Le spese processuali, di CHF 600.–, sono poste a carico del  ricorrente.  Tale  ammontare  deve  essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale  amministrativo  federale,  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  spedizione  della presente sentenza. 3.  Questa  sentenza  è  comunicata  al  ricorrente,  all'UFM  e  all'autorità  cantonale competente. Il presidente del collegio: Il cancelliere: Daniele Cattaneo Carlo Monti Data di spedizione:

D-4059/2008 — Bundesverwaltungsgericht 25.07.2011 D-4059/2008 — Swissrulings