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Bundesverwaltungsgericht 06.09.2011 D-3601/2009

6. September 2011·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·2,761 Wörter·~14 min·2

Zusammenfassung

Asilo e allontanamento | Asilo ed allontanamento, decisione dell'UFM del 4 maggio 2009

Volltext

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l Corte IV D­3601/2009 Sen tenza   d e l   6   sett emb r e   2011 Composizione Giudici Daniele Cattaneo (presidente del collegio),  Thomas Wespi, Fulvio Haefeli; cancelliere Carlo Monti. Parti A._______, nato il (…),  B._______, nata il (…), e i figli  C._______, nata il (…), e  D._______, nato il (…), Turchia,  ricorrenti, contro Ufficio federale della migrazione (UFM),  Quellenweg 6, 3003 Berna,  autorità inferiore. Oggetto Asilo ed allontanamento; decisione dell'UFM del 4 maggio 2009 / N […].

D­3601/2009 Pagina 2 Fatti: A.  A._______,  cittadino  turco  di  etnia  curda,  è  nato  a  E._______  nella  provincia di F._______ (Turchia) dove ha vissuto dalla nascita fino al suo  espatrio  in  data  9  aprile  1995  (cfr.  verbale  d'audizione  del  31  maggio  1995  [di  seguito:  verbale  1],  pag.  5).  Il  15 maggio  1995,  ha  presentato  una prima domanda d'asilo in Svizzera. B.  Con  decisione  del  23  febbraio  1996,  l'allora Ufficio  federale  dei  rifugiati  (UFR; attualmente: Ufficio federale della migrazione [UFM]) ha respinto la  succitata  domanda  d'asilo  pronunciando  contestualmente  l'allontanamento  dell'interessato  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento medesimo, siccome  lecita, esigibile e possibile. Tale  decisione  è  cresciuta  in  giudicato  senza  essere  stata  impugnata.  Il  19  aprile 1996, l'interessato è scomparso. C.  In  data  14  settembre  1998,  il  richiedente  ha  presentato  una  seconda  domanda d'asilo. D.  Con  decisione  del  23  settembre  1998,  l'UFR  non  è  entrato  nel  merito  della  sua seconda domanda d'asilo per  inganno dell'autorità  sull'identità  ai sensi dell'art. 16 cpv. 1 lett. b dell'abrogata legge sull'asilo del 5 ottobre  1979 (LA, RU 1980 1718). Tale decisione è cresciuta in giudicato senza  essere  stata  impugnata.  Il  23  settembre  1998,  è  stata  comunicata  la  nuova scomparsa del richiedente. E.  In  data  17  marzo  2009,  l'interessato,  accompagnato  da  sua  moglie,  anch'ella  originaria  di  E._______,  e  dalla  loro  figlia,  ha  presentato  una  terza domanda d'asilo. Interrogato sui motivi d'asilo, egli ha dichiarato, in sostanza e per quanto  è  qui  di  rilievo,  di  essere  stato  il  cofondatore  del  partito  della  società  democratica  (Demokratik  Toplum  Partisi  [DTP])  nella  regione  di  E._______ e che, dalla sua  fondazione nel 2005, era vice­presidente di  tale  partito  fino  al  suo  espatrio.  In  questa  funzione  avrebbe  sostenuto  i 

D­3601/2009 Pagina 3 guerriglieri  del  Partito  dei  Lavoratori  del  Kurdistan  (Partîya  Karkerén  Kurdîstan [PKK]) fornendo loro le provvigioni che chiedevano. Per questo  motivo  sarebbe  spesso  stato  insultato  da  poliziotti  in  borghese  che  incontrava  per  caso  in  strada.  Inoltre,  la  sua  famiglia  avrebbe  ricevuto  regolarmente delle telefonate con minacce di morte da parte della polizia  a causa del sostegno ai guerriglieri. All'inizio del mese di febbraio 2009, al  richiedente  sarebbe  stato  chiesto  di  scattare  delle  fotografie  di  un  guerrigliero  del  PKK  per  una  carta  d'identità.  Dopo  averlo  fatto,  l'interessato  avrebbe  ricevuto  tale  documento  di  viaggio  tramite  un  corriere e l'avrebbe poi consegnato, in una busta con il suo nome, ad una  famiglia, dove tale combattente sarebbe venuto a prenderla. All'inizio del  mese  di  marzo  2009,  il  responsabile  del  DTP  di  G._______  avrebbe  convocato  il  richiedente  e  gli  avrebbe  comunicato  che  la  persona  in  questione  sarebbe  stata  arrestata  a  H._______  e  gli  ha  consigliato  di  espatriare  per  non  essere  arrestato  a  sua  volta.  L'interessato  avrebbe  quindi  deciso  di  espatriare  assieme  alla  sua  famiglia  (cfr.  verbale  d'audizione di A._______ del 1° aprile 2009 [di seguito: verbale 2], pagg.  8 segg.; verbale d'audizione di A._______ del 21 aprile 2009 [di seguito:  verbale 3], pag. 5). La richiedente ha dichiarato di essere espatriata per i motivi di suo marito.  Inoltre,  avrebbe  regolarmente  risposto  alle  ripetute  telefonate minatorie.  Nel 2001,  le  forze dell'ordine  turche avrebbero  fatto  irruzione nella casa  dei suoi genitori, dove viveva all'epoca, picchiando lei, suo fratello e suo  padre.  Tutti  e  tre  sarebbero  stati  portati  in  carcere  per  aver  sostenuto  i  guerriglieri  del  PKK.  Dopo  una  settimana,  l'interessata  e  suo  fratello  sarebbero stati rilasciati mentre il genitore dopo alcuni mesi (cfr. verbale  d'audizione  del  1°  aprile  2009  di  B._______  [di  seguito:  verbale  4],  pagg. 5  seg.;  verbale  d'audizione  del  21  aprile  2009  di  B._______  [di  seguito: verbale 5], pagg. 3 segg.). A  sostegno  della  loro  domanda  d'asilo,  i  richiedenti  hanno  depositato  i  seguenti documenti:  l'edizione  8­16  ottobre  2007  del  giornale  "Devrimci  Demokrasi"  dove  il  richiedente  afferma  di  essere  rappresentato  sulla  foto  in  prima pagina;  un articolo del giornale  "Hürriyet" del 15 aprile 2009 nel quale vi  sarebbe scritto che il governo sorveglia la corrispondenza del DTP  e che diversi membri e dirigenti di tale partito sono stati arrestati;

D­3601/2009 Pagina 4  un mandato d'arresto del padre della richiedente del 6 luglio 2001;  una richiesta per il noleggio di una sala per organizzare una festa  in data 5 febbraio 2007 a E._______ firmata dal richiedente e dal  presidente del DTP di E._______. F.  Con  decisione  del  4  maggio  2009,  notificata  al  richiedente  in  data  5  maggio  2009  (cfr.  act.  UFM  C  22/1),  l'UFM  ha  respinto  la  succitata  domanda  d'asilo  pronunciando  contestualmente  l'allontanamento  degli  interessati  dalla  Svizzera  e  l'esecuzione  dell'allontanamento  verso  la  Turchia, siccome lecita, esigibile e possibile. G.  In  data  4  giugno 2009  (cfr.  timbro  del  plico  raccomandato  del  4  giugno  2009; data d'entrata: 5 giugno 2009), i richiedenti sono insorti contro detta  decisione  con  ricorso  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale)  chiedendo,  in  via  principale,  l'annullamento  della  decisione  impugnata  e  la  concessione  dell'asilo  ed,  in  via  sussidiaria,  l'ammissione  provvisoria  come  pure  il  rinvio  dell'incarto  all'autorità  inferiore  per  un  approfondimento  e  una  nuova  valutazione  della  fattispecie. Essi hanno altresì chiesto la conferma dell'effetto sospensivo  ed  hanno  presentato  una  domanda  d'esenzione  dal  versamento  dell'anticipo  a  copertura  delle  presunte  spese  processuali;  il  tutto  con  protesta di spese e ripetibili. A sostegno del gravame, hanno depositato i seguenti documenti:  una  copia  della  procura  del  loro  rappresentante  del  14  maggio  2009 (allegato 1);  una  copia  di  una  decisione  dell'UFR  del  7  novembre  1997  concernente il fratello di A._______, I._______ (allegato 2);  un  certificato  di  domanda  d'adesione  al  DTP  del  19  luglio  2006  con relativa traduzione in italiano (allegato 3). H.  Il Tribunale, con decisione incidentale del 10 giugno 2009, ha rinunciato,  ritenuta  la  sussistenza  di  motivi  particolari,  a  chiedere  ai  ricorrenti  il  versamento di un anticipo a copertura delle presunte spese processuali  ed  ha  confermato  loro  l'effetto  sospensivo.  Il  medesimo  giorno  e  per 

D­3601/2009 Pagina 5 mezzo dello stesso provvedimento, il Tribunale ha altresì invitato l'UFM a  presentare una risposta al ricorso entro il 13 luglio 2009. I.  Con  risposta  del  9  luglio  2009,  l'UFM  ha  proposto  la  reiezione  del  gravame. J.  Il  21  agosto  2009  (cfr.  plico  raccomandato;  data  d'entrata:  24  agosto  2009), gli insorgenti hanno presentato l'atto di replica. K.  Il 20 aprile 2010, la sezione della popolazione del Canton Ticino ha reso  attento l'UFM della nascita del figlio dei ricorrenti, D._______, in data (…).  Detto Ufficio ha poi trasmesso tale scritto a codesto Tribunale in data 23  aprile 2010 (data d'entrata: 23 aprile 2010). L.  Ulteriori  fatti ed argomenti addotti dalle parti negli scritti  verranno  ripresi  nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza. Diritto: 1.  Le  procedure  in  materia  d'asilo  sono  rette  dalla  legge  federale  sulla  procedura amministrativa  del  20 dicembre 1968  (PA, RS 172.021),  dalla  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17 giugno 2005  (LTAF,  RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,  RS 173.110),  in  quanto  la  legge  federale  sull'asilo  del  26 giugno 1998  (LAsi, RS 142.31) non preveda altrimenti (art. 6 LAsi). Fatta  eccezione  delle  decisioni  previste  all'art. 32  LTAF,  il  Tribunale,  in  virtù  dell'art. 31  LTAF,  giudica  i  ricorsi  contro  le  decisioni  ai  sensi  dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF. L'UFM rientra tra dette autorità (cfr. art. 105 LAsi). L'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA. I ricorrenti hanno partecipato al procedimento dinanzi all'autorità inferiore,  sono  particolarmente  toccati  dalla  decisione  impugnata  e  vantano  un 

D­3601/2009 Pagina 6 interesse degno di protezione all'annullamento o alla modificazione della  stessa (art. 48 cpv. 1 lett. a­c PA); sono pertanto legittimati ad aggravarsi  contro di essa. I requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma e al  contenuto degli atti di ricorso (art. 50 e 52 PA) sono soddisfatti. Occorre pertanto entrare nel merito del ricorso. 2.  Con ricorso al Tribunale, possono essere invocati la violazione del diritto  federale,  l'accertamento  inesatto  o  incompleto  di  fatti  giuridicamente  rilevanti e l'inadeguatezza (art. 106 LAsi e art. 49 PA). Il Tribunale non è  vincolato né dai motivi addotti (art. 62 cpv. 4 PA), né dalle considerazioni  giuridiche della decisione  impugnata, né dalle argomentazioni delle parti  (cfr. DTAF 2009/57  consid. 1.2; PIERRE MOOR, Droit  administratif,  vol. II,  3ª ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5). 3.  La  Svizzera,  su  domanda,  accorda  asilo  ai  rifugiati  secondo  le  disposizioni della LAsi (art. 2 LAsi). L'asilo comprende  la protezione e  lo  statuto  accordati  a  persone  in  Svizzera  in  ragione  della  loro  qualità  di  rifugiati. Esso include il diritto di risiedere in Svizzera. Giusta l'art. 3 cpv. 1  LAsi,  sono  rifugiati  le  persone  che,  nel  paese  d'origine  o  d'ultima  residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza,  religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o  per  le  loro  opinioni  politiche,  ovvero  hanno  fondato  timore  d'essere  esposte a tali pregiudizi. Sono  pregiudizi  seri  segnatamente  l'esposizione  a  pericolo  della  vita,  dell'integrità  fisica o della  libertà, nonché  le misure che comportano una  pressione  psichica  insopportabile  (art. 3  cpv. 2  LAsi).  Occorre  altresì  tenere conto dei motivi di fuga specifici della condizione femminile (art. 3  cpv. 2 2ª frase LAsi). Il  fondato  timore  d'esposizione  a  seri  pregiudizi,  come  stabilito  all'art. 3  LAsi, comprende nella sua definizione un elemento oggettivo, in rapporto  con  la  situazione  reale,  ed  un  elemento  soggettivo.  Sarà  riconosciuto  come rifugiato colui che ha dei motivi oggettivamente riconoscibili da terzi  (elemento oggettivo) di temere (elemento soggettivo) d'essere esposto, in  tutta  verosimiglianza  e  in  un  futuro  prossimo,  ad  una  persecuzione  (cfr. Giurisprudenza  ed  informazioni  della  Commissione  svizzera  di 

D­3601/2009 Pagina 7 ricorso  in materia  d'asilo  [GICRA]  1998  n.  20  consid.  8a,  GICRA  1997  n. 10  consid. 6  con  la  giurisprudenza  e  la  dottrina  citata).  Sul  piano  soggettivo, deve essere  tenuto conto degli antecendenti dell'interessato,  segnatamente  dell'esistenza  di  persecuzioni  anteriori,  nonché  della  sua  appartenenza ad una razza, ad un gruppo religioso, sociale o politico, che  lo espongono maggiormente ad un fondato timore di future persecuzioni.  Infatti, colui che è già stato vittima di persecuzione ha dei motivi oggettivi  di avere un timore (soggettivo) di nuove persecuzioni più fondato di colui  che ne è  l'oggetto  per  la  prima volta  (cfr. GICRA 1998 n.  20  consid.  7,  GICRA 1994 n. 24, GICRA 1993 n. 11). Sul piano oggettivo,  tale  timore  deve essere fondato su indizi concreti e sufficienti che facciano apparire,  in  un  futuro  prossimo  e  secondo  un'alta  probabilità,  l'avvento  di  seri  pregiudizi ai sensi dell'art. 3 LAsi. Non sono sufficienti, quindi,  indizi che  indicano minacce di persecuzioni ipotetiche che potrebbero prodursi in un  futuro più o meno lontano (cfr. GICRA 2004 n. 1 consid. 6, GICRA 1993  n. 21, GICRA 1993 n. 11; MINH SON NGUYEN, Droit public des étrangers,  Berna 2003, pagg. 447 segg.; MARIO GATTIKER, La procédure d'asile et de  renvoi, Berna 1999, pagg. 69 segg.). A  tenore dell'art. 7 cpv. 1 LAsi, chiunque domanda asilo deve provare o  per  lo meno  rendere  verosimile  la  sua  qualità  di  rifugiato.  La  qualità  di  rifugiato è resa verosimile se l'autorità  la ritiene data con una probabilità  preponderante  (art. 7  cpv. 2  LAsi).  Sono  inverosimili  in  particolare  le  allegazioni  che  su  punti  importanti  sono  troppo  poco  fondate  o  contraddittorie,  non  corrispondono  ai  fatti  o  si  basano  in  modo  determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi). In  altre  parole,  per  poter  ammettere  la  verosimiglianza,  ai  sensi  dei  summenzionati  disposti,  delle  dichiarazioni  determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse  abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in  modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che  quest'ultima  risulti  secondaria  (cfr.  GICRA  1993  n.  21).  Le  dichiarazioni  devono  essere  attendibili,  cioè  resistenti alle obiezioni, precise, ovvero non generiche e non suscettibili  di  diversa  interpretazione  (altrettanto  o  più  verosimile),  e  concordanti,  o  meglio non in contrasto fra loro e nemmeno con altri dati o elementi certi.  Peraltro,  il  giudizio  sulla  verosimiglianza  dev'essere  il  frutto  d'una  valutazione complessiva, e non esclusivamente atomizzata, delle singole  allegazioni decisive, in modo da consentire di limitare al minimo il rischio  dell'approssimazione, ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando,  contro  indiscutibili  postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni 

D­3601/2009 Pagina 8 dell'autorità giudicante (cfr. GICRA 2005 n. 21 consid. 6.1, GICRA 1995  n. 23). 4.  4.1. Nella querelata decisione, l'UFM ha considerato le allegazioni circa i  motivi  d'asilo  degli  interessati  quali  non  sufficientemente  motivati,  inattendibili,  inverosimili  come  pure  non  pertinenti  in  materia  d'asilo.  In  particolare,  A._______  essendosi  dichiarato  cofondatore  del  DTP  nel  2005, non sarebbe stato in grado di fornire delle indicazioni più evidenti a  proposito di detto partito, segnatamente della struttura, del medesimo sia  a livello locale, dove egli avrebbe effettivamente svolto la sua attività, che  a livello nazionale. Egli avrebbe dichiarato che nel DTP della sua regione  opererebbero  il  presidente  e  il  vice­presidente,  senza  presentare  alcun'altra  forma strutturale. Quo al DTP nazionale,  il  ricorrente avrebbe  semplicemente  indicato unicamente che  la sede principale si  troverebbe  a L._______, di cui  tra  l'altro non conoscerebbe nemmeno l'indirizzo, e  i  diversi  bracci  regionali  come  il  suo  di  E._______.  Inoltre,  non  sarebbe  stato capace di rispondere esaustivamente alle domande a proposito del  modo  in cui  il DTP di E._______ sarebbe stato  fondato, nonostante egli  sia  stato  uno  dei  cofondatori.  Peraltro,  il  richiedente  non  conoscerebbe  neanche  la  forma  giuridica  che  sarebbe  stata  scelta  per  tale  partito.  Oltracciò,  non  consocerebbe  nemmeno  i  fatti  noti  attorno  al  partito  in  questione. Infatti, l'insorgente non avrebbe saputo con quali mezzi formali  il  governo  turco  avrebbe  tentato  di  giustificare  una  procedura  di  divieto  del DTP. Per quel che concerne il giornale esibito quale mezzo di prova  dove  il  ricorrente  afferma  di  essere  rappresentato  sulla  foto  in  prima  pagina,  l'autorità  inferiore  ha  ritenuto  che  tale  fotografia  non  permetterebbe  in  nessun modo  di  riconoscerlo.  Per  questo motivo,  tale  mezzo di prova non sarebbe in grado di dimostrare la sua appartenenza  a tale partito.  Inoltre, nella seconda audizione, avrebbe dichiarato che la  persona  per  la  quale  avrebbe  contribuito  a  fornire  una  carta  d'identità,  sarebbe  stata  arrestata  dopo  aver  fatto  scoppiare  una  bomba  a  H._______. Qualche istante dopo, nella stessa audizione, egli si sarebbe  corretto  allegando  che  la  persona  sarebbe  stata  fermata  dalle  autorità  durante  i  preparativi  dell'attentato.  In  ogni  caso,  l'affermazione  secondo  cui  tale  individuo sarebbe stato preso dalle autorità statali nell'ambito di  un  attentato,  non  sarebbe  stato  l'oggetto  delle  sue  dichiarazioni  nella  prima  audizione.  Peraltro,  non  sarebbe  stato  in  grado  di  fornire  alcuna  spiegazione  plausibile  per  la  quale  sarebbe  stato  proprio  lui  stesso  a  dover scattare una foto di un guerrigliero del PKK. Per quel che riguarda  B._______, ella avrebbe affermato, nella prima audizione, di aver ricevuto  una  moltitudine  di  telefonate  minatorie,  di  aver  avuto  molta  paura  e  di 

D­3601/2009 Pagina 9 aver  tentato  di  convincere  suo  marito  a  sporgere  denuncia  presso  la  Procura.  Invece,  nella  seconda audizione,  l'interessata  non avrebbe più  menzionato  né  le  chiamate  telefoniche,  né  le  minacce.  Soltanto  in  seguito, ella le avrebbe accennate in modo totalmente accessorio. Inoltre,  nella  prima  audizione,  avrebbe  dichiarato  che  le  autorità  in  loco  avrebbero perquisito la sua dimora dopo il suo matrimonio, per poi, nella  seconda audizione, allegare che tali perquisizioni avrebbero avuto fine al  momento  delle  nozze.  Pertanto,  le  dichiarazioni  dei  richiedenti  non  soddisferebbero  le  condizioni  richieste  per  il  riconoscimento  della  verosimiglianza giusta  l'art. 7 LAsi. Quo all'asserito arresto nel 2001 nel  quale  sarebbe  stata  picchiata  la  richiedente,  l'UFM  ha  considerato  che  non  vi  sarebbe  più  un  legame  causale  di  carattere  temporale  tra  l'accaduto  e  l'espatrio  nel  2009.  Oltracciò,  nella  seconda  audizione,  l'interessata ha dichiarato di non aver subito alcun torto durante il fermo.  In  tale ambito,  l'autorità  inferiore ha pure rilevato che un'angheria subita  otto  anni  prima  dell'espatrio  non  potrebbe  obbiettivamente  essere  considerata come idonea per diventare un rischio concreto di successive  persecuzioni  per  l'interessata.  Peraltro,  queste  dichiarazioni  non  sarebbero  pertinenti  e  non  soddisferebbero  le  condizioni  richieste  per  il  riconoscimento  della  qualità  di  rifugiato  previste  dall'art.  3  LAsi.  Infine,  l'UFM ha osservato che l'allontanamento in Turchia sarebbe ammissibile,  esigibile come pure possibile. 4.2.  Nel  ricorso,  i  ricorrenti  hanno  contestato  l'inverosimiglianza  evidenziata dall'UFM. In particolare,  l'insorgente sarebbe sempre riuscito  a  fornire  tutte  le  informazioni  più  importanti  circa  il  partito.  Inoltre,  sulla  sua appartenenza al DTP non vi potrebbero essere dei dubbi,  in quanto  ha allegato alla memoria ricorsuale il certificato di domanda di adesione a  cui  egli  avrebbe  fatto  riferimento  nella  seconda  audizione.  Quo  al  racconto circa l'arresto del guerrigliero del PKK, egli sostiene che ciò che  l'avrebbe spinto a  fuggire  sarebbe  il  fatto  che  tale  combattente  sarebbe  stato arrestato, con il rischio che potesse nominarlo. Per il resto, sarebbe  un  elemento  di  secondo  piano  il  fatto  di  sapere  se  sia  stato  fermato  perché ha commesso un attentato, perché lo stava progettando o perché  doveva  svolgere una  campagna elettorale.  Inoltre,  la  ricorrente avrebbe  menzionato le telefonate minatorie anche nella seconda audizione e non  l'avrebbe fatto in maniera accessoria come sostiene l'UFM. In tale ambito,  sarebbe  logico  che  la  stessa  farebbe  riferimento  a  tali  telefonate  solo  nella seconda parte dell'audizione, in quanto nella prima parte sarebbero  stati  tematizzati gli eventi del 2001, ossia il  fermo di una settimana. Quo  al racconto delle perquisizioni, ella non avrebbe mai specificato che erano  delle  perquisizioni  domiciliari.  Inoltre,  le  misure  subite  dai  ricorrenti 

D­3601/2009 Pagina 10 comporterebbero  una  pressione  psichica  insopportabile,  le  quali  sarebbero  legate  ad  una  persecuzione  riflessa.  A._______  avrebbe  altresì  ricordato  che  suo  fratello  I._______  avrebbe  ottenuto  l'asilo  in  Svizzera. Tale allegazione sarebbe confermata dalla decisione dell'allora  UFR allegata al gravame. Infine, ha dichiarato che anche un'altra sorella,  M._______, potrebbe essere rifugiata. 4.3. Nella risposta al  ricorso,  l'UFM ha rinviato ai considerandi della sua  decisione  ed  ha  proposto  la  reiezione  del  ricorso. Detto Ufficio  ha  pure  rilevato  che  le allegazioni  degli  insorgenti  rese nel  corso delle  rispettive  audizioni non conterrebbero alcun elemento per cui si potrebbe creare un  collegamento  con  i  fatti  avvenuti  al  fratello  in  questione.  L'autorità  inferiore ha, inoltre, osservato che il fratello I._______ avrebbe depositato  la  sua  domanda  d'asilo  in  Svizzera  nel  1995  e  gli  sarebbe  stato  dato  l'asilo nel 1997. Vi sarebbe quindi un ampio  intervallo  trascorso da quel  periodo  fino  al  deposito  della  domanda  d'asilo  dei  ricorrenti  e  non  vi  sarebbe alcuna allegazione legata ai problemi del fratello. Non vi sarebbe  quindi un legame tra gli elementi all'origine della concessione della qualità  di rifugiato del fratello e i motivi degli insorgenti. Pertanto, non gioverebbe  valutare la presenza di un'eventuale persecuzione riflessa. 4.4. Nell'atto  di  replica  i  ricorrenti  sostengono,  secondo  il  senso  e  per  quanto è qui di  rilievo, che, al di  là delle  loro allegazioni, gli elementi di  una  persecuzione  riflessa  sarebbero  oggettivamente  determinabili.  Sarebbe, infatti, risaputo che nei confronti di membri di famiglie di attivisti  politici le autorità turche farebbero spesso ricorso a rappresaglie, le quali  potrebbero  costituire  una  persecuzione  riflessa  rilevante  ai  sensi  dell'art. 3  LAsi.  Inoltre,  tra  il  1993  e  il  1994,  il  fratello  di  A._______  avrebbe militato tra i combattenti per la causa curda. In questo contesto e  sull'esempio  del  fratello,  il  ricorrente  avrebbe  maturato  una  forte  convinzione politica che l'avrebbe indotto ad impegnarsi politicamente per  la causa dei curdi. Pertanto, apparirebbe legittimo sollevare la questione  di  un'eventuale  persecuzione  riflessa  sulla  quale  la  decisione  dell'UFM  sorvolerebbe.  Per  il  resto,  gli  insorgenti  hanno  poi  rimandato  alle  conclusioni già avanzate in sede di ricorso. 5.  5.1. Questo Tribunale osserva che, come rettamente rilevato dall'autorità  inferiore  nella  decisione  impugnata,  le  dichiarazioni  determinanti  in  materia d'asilo rese dai ricorrenti s'esauriscono in generiche ed imprecise  affermazioni.

D­3601/2009 Pagina 11 In particolare, questo Tribunale tiene a sottolineare che gli insorgenti non  hanno  saputo  fornire  indicazioni  precise  sui  fatti  addotti  a  sostegno  dei  motivi presentati a fondamento della loro domanda d'asilo, ragione per cui  v'è motivo di concludere alla loro inverosimiglianza. Innanzitutto,  quo  all'asserita  funzione  di  vice  presidente  del  DTP,  va  rilevato  che  il  ricorrente  ha  presentato  un  certificato  di  domanda  d'adesione  al  DTP  del  19  luglio  2006  come  semplice  membro.  L'esibizione  di  tale  documento  è  palesemente  contraddittorio  con  le  allegazioni  fornite  in  sede  d'audizione.  Infatti,  nella  prima  audizione,  ha  dichiarato di aver iniziato a far attivamente politica per il DTP a partire dal  2005,  di  essere  stato  cofondatore dell'antenna del DTP di E._______ e  che  nello  stesso  anno  avrebbe pure rivestito il ruolo di vice presidente (cfr. verbale 2, pagg. 3 e  9; verbale 3, pagg. 5 e 9). Peraltro, il documento fornito non risulta essere  stato firmato dal ricorrente e costituisce una semplice richiesta d'adesione  e  non  un  attestato  che  certifica  la  sua  effettiva  adesione  al  DTP.  Ciò  posto,  codesto  Tribunale  non  può  che  concludere  all'inverosimiglianza  della sua appartenenza a tale partito. Da quanto precede,  il Tribunale osserva che,  ritenuta  l'inverosimiglianza  della sua adesione al DTP, anche i racconti circa la collaborazione con il  PKK, le relative angherie subite da parte delle autorità statali turche come  pure i fatti in merito alla carta d'identità del combattente del PKK, perdono  ogni  fondamento  per  il  che  devono  essere  considerati  inverosimili.  Di  conseguenza, codesto Tribunale può esimersi da un esame delle ulteriori  contraddizioni  in  merito  e  rimandare  alle  considerazioni  dell'UFM  per  evitare ulteriori ripetizioni. 5.2.  Quanto  all'asserita  questione  della  persecuzione  riflessa,  codesto  Tribunale  ricorda  anzitutto  che  in  Turchia,  indipendentemente  dalle  recenti  riforme  legislative  effettuate  nell'ottica  di  un'adesione  all'UE  (Unione  europea)  e  nonostante  nel  codice  penale  turco  non  esista  la  responsabilità  penale  estesa  alla  famiglia,  non  può  essere  escluso  il  rischio  di  rappresaglie  statali  contro  membri  della  famiglia  di  presunti  attivisti  del  PKK  –  rispettivamente  di movimenti  che  ne  hanno  preso  la  successione – o di  attivisti  curdi  di  altri  gruppi  considerati  separatisti,  in  particolare  nelle  province  del  sud  e  dell'est.  Tali  rappresaglie  sono  rilevanti nell'ottica della persecuzione riflessa ai sensi dell'art. 3 LAsi. Lo  scopo  di  una  persecuzione  riflessa  può  consistere  nel  punire  l'intera  famiglia  per  le  azioni  di  un  singolo  membro,  giacché  sospettato  di  condividere  le opinioni politiche ed  i  fini, oppure per  intimidirli  e diffidarli 

D­3601/2009 Pagina 12 dall'approssimarsi  ad  organizzazioni  o  attività  politiche  illegali.  Peraltro,  secondo  le  informazioni  a  disposizione  di  codesto  Tribunale,  non  si  possono escludere delle rappresaglie contro membri della stessa famiglia  di  un  ricercato,  neppure  se  il  medesimo  si  trova  all'estero  e  le  autorità  statali  ne  sono  al  corrente.  La  probabilità  di  diventare  vittima  di  una  persecuzione  riflessa  è  data  segnatamente  quando  viene  ricercato  un  membro  della  famiglia  in  fuga  e  le  autorità  hanno motivo  di  presumere  che  un  altro  componente  della  famiglia  abbia  un  contatto  stretto  con  il  ricercato.  Questa  probabilità  aumenta,  se  la  vittima  stessa  di  una  persecuzione riflessa è impegnata politicamente. In tale contesto, oltre al  grado  di  parentela,  va  considerata  la  dimensione  delle  attività  politiche  della vittima di una persecuzione riflessa ed  il grado di  importanza delle  stesse  come  pure  i  precedenti  eventi  con  la  polizia  e  le  autorità  giudiziarie. Il rischio di eventuali rappresaglie contro i membri della stessa  famiglia  è  da  considerarsi  ancora  attuale.  Detto  rischio  deve  tuttavia  essere  analizzato  di  caso  in  caso  (cfr.  sentenze  del  Tribunale  amministrativo  federale  D­8783/2007  del  25 maggio 2010  consid.  7.2,  D­3483/2006  del  2 ottobre 2009  consid. 7.2,  D­3484/2006  del  2 ottobre  2009  consid.  7.2,  E­3681/2006  del  30 luglio 2009  consid.  3.2.1,  GICRA  2005 n. 21 consid. 10, GICRA 1994 n. 5 e n. 17, GICRA 1993 n. 6). Nella  fattispecie,  codesto  Tribunale  constata  che  non  vi  sono  elementi  concreti  e  fondati  che  i  ricorrenti  siano  stati  oggetto  di  persecuzioni  riflesse  e  che  possano  avere  un  timore  fondato  di  essere  esposti  a  persecuzioni future, segnatamente per il fatto che il fratello di A._______,  I._______, avrebbe combattuto per la causa curda nel 1993 e 1994. Si  ricorda anzitutto che detto parente ha ottenuto  l'asilo  in Svizzera con  decisione dell'allora UFR in data 7 novembre 1997. In tale ambito si rileva  che  il  ricorrente ha già  fatto valere una persecuzione  riflessa durante  la  prima  procedura  d'asilo  (cfr.  verbale  1,  pag.  4) ma  che  nella  decisione  dell'UFR del 23 febbraio 1996 è stato ritenuto inverosimile il suo racconto  e  quindi  respinta  la  sua domanda d'asilo. Poi,  nella  seconda procedura  d'asilo,  egli  non  ha  più  invocato  una  persecuzione  riflessa,  bensì  ha  asserito di aver  combattuto  come guerrigliero ed ha altresì dichiarato di  essere rientrato nonché di aver vissuto a E._______ dal 1995 all'inizio del  1998  dopo  la  conclusione  della  prima  procedura  d'asilo  (cfr.  verbale  d'audizione  del  18  settembre  1998  [di  seguito:  verbale  6],  pag.  1;  cfr.  verbale d'audizione sul diritto di  essere sentito  in merito all'applicazione  dell'art 16 cpv. 1 LA [di seguito: verbale 7], pag. 1). Nell'attuale procedura  d'asilo,  egli  ha  allegato  di  essere  tornato  in  patria  dopo  la  precedente  procedura  d'asilo  nel  2000  o  nel  2001  soggiornandovi  fino  al  9  marzo 

D­3601/2009 Pagina 13 2009 (cfr. verbale 2, pagg. 2 e 10).  Inoltre, ha addirittura asserito di non  aver atteso l'esito della sua seconda domanda d'asilo, poiché sapeva che  sarebbe stata respinta (cfr. verbale 2, pag. 2). Inoltre, non solo è rientrato  volontariamente  in patria, ma si è recato dapprima a G._______ e poi a  E._______  (cfr.  ibidem).  Tale  comportamento  è  un  evidente  indizio  per  codesto  Tribunale  per  ritenere  che  egli  non  ha  mai  subito,  né  avuto  il  timore  di  essere  esposto  ad  una  persecuzione  riflessa  in  loco.  Ha  poi  nuovamente invocato la persecuzione riflessa ma solo in sede di ricorso.  Peraltro, non ha sostanziato alcunché  in merito  limitandosi ad affermare  nell'atto di replica che suo fratello "militava tra i combattenti per la causa  curda  tra  il  1993  e  il  1994"  (cfr.  replica,  pag.  1).  Anche  per  quel  che  riguarda una sua sorella che avrebbe ottenuto l'asilo in Svizzera, egli non  ha minimamente  corroborato  per  quale  ragione  ella  abbia  ottenuto  tale  statuto  e  in  che  misura  egli  debba  temere  di  essere  vittima  di  una  persecuzione riflessa al suo ritorno in patria. Alla luce di quanto precede,  codesto  Tribunale  ritiene  che  l'allegata  persecuzione  riflessa  è  inverosimile. Inoltre, quo al  timore della  ricorrente di subire delle persecuzioni  in  loco  da  parte  delle  autorità  statali  a  causa  degli  eventi  verificatesi  nel  2001,  codesto  Tribunale  rileva  che  non  è  determinante  unicamente  come  il  richiedente  l'asilo  sia  stato  colpito  soggettivamente  dalle  persecuzioni  allegate.  E'  invece  decisivo  se  al  momento  dell'espatrio  anche  da  un  punto  di  vista  oggettivo  esista  ancora  un  pericolo  che  le  persecuzioni  subite  si  ripetano  e  dunque  esista  ancora  un  bisogno  di  protezione  al  momento dell'espatrio (cfr. GICRA 2000 n. 2 consid. 8b­c pagg. 20 segg.,  GICRA 1998 n. 4 consid. 5d pag. 27). Un limite temporale, prefissato per  stabilire  quando  il  nesso  causale  sia  da  ritenersi  interrotto,  non  si  può  determinare  a  priori,  da  ponderare  vi  sono  anche  eventuali  motivi  oggettivi  e  soggettivi  plausibili  che  abbiano  impedito  un  espatrio  anticipato (cfr. GICRA 2000 n. 17 pagg. 157 segg.). Nondimeno, dottrina  e prassi  in materia di asilo  fanno riferimento ad un  lasso  temporale  tra  i  sei ed i 12 mesi, dopo i quali il nesso causale di regola viene a mancare  (cfr.  DTAF  2009/51  consid.  4.2.5;  MARIO  GATTIKER,  Das  Asyl­  und  Wegweisungsverfahren,  3ª  ed.,  Berna  1999,  pag.  76;  ALBERTO  ACHERMANN/CHRISTINA HAUSAMMANN,  Handbuch  des  Asylrechts,  2ª  ed.,  Berna/Stoccarda  1991,  pag.  107;  WALTER  KÄLIN,  Grundriss  des  Asylverfahrens, Basilea e Francoforte sul Meno 1990, pag. 128; SAMUEL  WERENFELS,  Der  Begriff  des  Flüchtlings  im  schweizerischen  Asylrecht,  Berna 1987, pag. 295).

D­3601/2009 Pagina 14 Nella  fattispecie, si osserva che non v'è più alcun nesso  temporale  tra  i  fatti del 2001 ed il suo espatrio. Non v'è quindi ragione di ritenere che tali  persecuzioni  siano  rilevanti  nella  presente  procedura  d'asilo.  Tutt'al  più,  ella stessa ha affermato che, dopo gli avvenimenti del 2001, non avrebbe  più subito nessuna aggressione da parte delle autorità statali (cfr. verbale  4,  pag.  6). Ciò  posto,  codesto  Tribunale  può  esimersi,  anche  in  questo  punto,  da  un  esame  delle  ulteriori  contraddizioni  in  merito  e  rimandare  alle considerazioni dell'UFM per evitare ulteriori ripetizioni. Premesso ciò,  questa allegazione è da ritenere irrilevante in materia d'asilo. In  considerazione  di  quanto  precede,  sulla  base  di  una  valutazione  globale delle allegazioni presentate, codesto Tribunale  ritiene che  l'UFM  ha  rettamente  considerato  i  motivi  presentati  dei  ricorrenti  come  inverosimili,  irrilevanti  e  non  realizzanti  le  condizioni  della  qualità  di  rifugiato previste dall'art. 3 LAsi. Ne  consegue  che  sul  punto  di  questione  dell'asilo  il  ricorso,  non merita  tutela e la decisione impugnata va confermata. 6.  Se respinge  la domanda d'asilo o non entra nel merito,  l'Ufficio  federale  pronuncia,  di  norma,  l'allontanamento  dalla  Svizzera  e  ne  ordina  l'esecuzione; tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44  cpv. 1 LAsi). I ricorrenti non adempiono le condizioni in virtù delle quali l'UFM avrebbe  dovuto astenersi dal pronunciare  l'allontanamento dalla Svizzera (art. 14  cpv. 1  e  2  nonché  44  cpv. 1  LAsi  come  pure  art. 32  dell'ordinanza 1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali  dell'11 agosto 1999  [Oasi 1,  RS 142.311]; DTAF 2009/50 consid. 9). Codesto Tribunale è pertanto tenuto a confermare l'allontanamento. 7.  Per  quanto  concerne  l'esecuzione  dell'allontanamento,  l'art. 83  della  legge  federale  sugli  stranieri  del  16 dicembre 2005  (LStr,  RS 142.20)  prevede  che  la  stessa  sia  ammissibile  (cpv. 3),  esigibile  (cpv. 4)  e  possibile (cpv. 2). In caso di non adempimento d'una di queste condizioni,  l'Ufficio  federale  dispone  l'ammissione  provvisoria  (cfr.  art. 83  cpv. 1  LStr).

D­3601/2009 Pagina 15 7.1. La portata dell'art. 83 cpv. 3 LStr, al quale rinvia l'art. 44 cpv. 2 LAsi,  non si esaurisce nella massima del divieto di  respingimento. Anche altri  impegni  di  diritto  internazionale  della  Svizzera  possono  essere  ostativi  all'esecuzione del rimpatrio in particolare l'art. 3 della Convenzione per la  salvaguardia  dei  diritti  dell'uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del  4 novembre 1950 (CEDU, RS 0.101) o l'art. 3 della Convenzione contro la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10 dicembre 1984  (Conv.  tortura,  RS 0.105).  L'applicazione  di  tali  disposizioni  presuppone,  peraltro,  l'esistenza  di  serie  e  concrete  ragioni  per  ritenere  che  lo  straniero  possa  essere  esposto,  nel  paese  verso  il  quale  sarà  allontanato,  a  dei  trattamenti  contrari  a  detti  articoli.  Spetta  all'interessato di rendere plausibile  l'esistenza di siffatte serie e concrete  ragioni (cfr. GICRA 1996 n. 18 consid. 14b lett. ee, GICRA 1995 n. 23). Nella  misura  in  cui  codesto  Tribunale  ha  confermato  la  decisione  dell'UFM  relativa  alla  domanda  d'asilo  dei  ricorrenti,  quest'ultimi  non  possono prevalersi del principio del divieto di respingimento (art. 5 LAsi),  generalmente  riconosciuto  nell'ambito  del  diritto  internazionale  pubblico  ed  espressamente  enunciato  all'art. 33  della  Convenzione  sullo  statuto  dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30). Pertanto,  come  rettamente  ritenuto  nel  giudizio  litigioso,  l'esecuzione  dell'allontanamento è ammissibile ai sensi delle norme di diritto pubblico  internazionale nonché della LAsi. 7.2.  Giusta  l'art. 83  cpv. 4  LStr,  al  quale  rinvia  l'art. 44  cpv. 2  LAsi,  l'esecuzione  non  può  essere  ragionevolmente  esigibile  qualora,  nello  Stato  d'origine  o  di  provenienza,  lo  straniero  venisse  a  trovarsi  concretamente  in  pericolo  in  seguito  a  situazioni  quali  guerra,  guerra  civile, violenza generalizzata o emergenza medica. 7.2.1. La prima disposizione citata si applica principalmente ai  "réfugiés  de  la  violence",  ovvero  agli  stranieri  che  non  adempiono  le  condizioni  della qualità di  rifugiato,  poiché non sono personalmente perseguiti, ma  che  fuggono  da  situazioni  di  guerra,  di  guerra  civile  o  di  violenza  generalizzata.  Essa  vale  anche  nei  confronti  delle  persone  per  le  quali  l'allontanamento  comporterebbe  un  pericolo  concreto,  in  particolare  perché  esse  non  potrebbero  più  ricevere  le  cure  del  quale  esse  hanno  bisogno o che sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere  durevolmente  e  irrimediabilmente  in  stato  di  totale  indigenza  e  pertanto  esposte  alla  fame,  ad  una  degradazione  grave  del  loro  stato  di  salute,  all'invalidità o persino la morte. Per contro, le difficoltà socio economiche 

D­3601/2009 Pagina 16 che  costituiscono  l'ordinaria  quotidianità  d'una  regione,  in  particolare  la  penuria di cure, di alloggi, di impieghi e di mezzi di formazione, non sono  sufficienti,  in  sé,  a  concretizzare  una  tale  esposizione  al  pericolo.  L'autorità  alla  quale  incombe  la  decisione  deve  dunque,  in  ogni  singolo  caso, confrontare gli aspetti umanitari legati alla situazione nella quale si  troverebbe  lo  straniero  in  questione  nel  suo  paese  dopo  l'esecuzione  dell'allontanamento  con  l'interesse  pubblico  militante  a  favore  del  suo  allontanamento dalla Svizzera (cfr. GICRA 2005 n. 24 consid. 10.1). 7.2.2. Si tratta, dunque, d'esaminare con riferimento ai criteri suesposti se  gli  insorgenti concludono a giusta ragione o meno al carattere inesigibile  dell'esecuzione  del  loro  allontanamento,  tenuto  conto  della  situazione  generale  vigente  attualmente  in  Turchia,  da  un  lato,  e  della  loro  situazione personale, dall'altro. Nella  circostanza,  codesto  Tribunale  non  può  ammettere  che  la  situazione  attuale  prevalente  in  Turchia  è  in  sé  costitutiva  d'un  impedimento alla reintegrazione dei ricorrenti. È notorio infatti che questo  Paese non conosce una situazione di guerra, di guerra civile o di violenza  generalizzata. Quanto alla situazione personale degli insorgenti, si rileva che essi hanno  una discreta formazione (cfr. verbale 4, pag. 2; verbale d'audizione del 23  giungo  1995  [di  seguito:  verbale  8],  pag.  4)  e  di  un'esperienza  professionale  quale  contadina  (cfr.  verbale  4,  pag.  2)  rispettivamente  come  contadino  e  panettiere  (cfr.  verbale  2,  pag.  3;  verbale  7,  pag.  4).  Inoltre,  i  ricorrenti  dispongono  di  una  fitta  rete  familiare  in  patria,  segnatamente  la  madre,  una  zia  materna,  una  sorella,  due  fratelli,  la  prima figlia di A._______ (cfr. verbale 2, pagg. 4 seg.) nonché i genitori,  due fratelli ed una sorella di B._______ (cfr. verbale 4, pag. 3). Infine,  i  ricorrenti  non  hanno,  nelle  loro  allegazioni  ricorsuali,  preteso  di  soffrire di gravi problemi di salute che possano giustificare un'ammissione  provissoria  (cfr.  GICRA  2003  n.  24),  senza  che  da  un  esame  d'ufficio  degli  atti  di  causa  emerga  la  necessità  di  una  sua  permanenza  in  Svizzera per motivi medici. 7.2.3.  In  siffatte  circostanze,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente  ritenuto  siccome  adempiti  i  presupposti  per  formulare  una  prognosi  favorevole  con  riferimento  alle  effettive  possibilità  per  i  ricorrenti  d'un  adeguato  reinserimento sociale nel loro Paese d'origine.

D­3601/2009 Pagina 17 Pertanto,  l'esecuzione  dell'allontanamento  degli  insorgenti  deve  essere  considerata ragionevolmente esigibile. 7.3.  Non  risultano  impedimenti  neppure  dal  profilo  della  possibilità  dell'esecuzione dell'allontanamento  (art. 44 cpv. 2 LAsi ed art. 83 cpv. 2  LStr). I ricorrenti, usando della dovuta diligenza, potranno procurarsi ogni  documento  necessario  al  rimpatrio  (cfr.  DTAF  2008/34  consid.  12  pagg. 513­515). L'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure possibile. 7.4.  Sulla  scorta  delle  considerazioni  che  precedono,  l'esecuzione  dell'allontanamento è ammissibile,  ragionevolmente esigibile e possibile.  Di  conseguenza,  anche  in  materia  d'allontanamento  e  relativa  esecuzione, il gravame va disatteso e la querelata decisione confermata. 8.  Ne discende che l'UFM con la decisione impugnata non ha violato il diritto  federale, né abusato del suo potere d'apprezzamento;  l'autorità di prime  cure non ha accertato in modo inesatto o incompleto i fatti giuridicamente  rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 106 LAsi), per il che  il ricorso va respinto. 9.  Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  di  CHF 600.–,  che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  dei  ricorrenti  (art. 63  cpv. 1  e  5  PA  nonché  art. 3  lett. b  del  regolamento  sulle  tasse  e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale  del 21 febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]). 10.  La presente decisione non concerne persone contro  le quali è pendente  una  domanda  d’estradizione  presentata  dallo  Stato  che  hanno  abbandonato in cerca di protezione per il che non può essere impugnata  con  ricorso  in  materia  di  diritto  pubblico  dinanzi  al  Tribunale  federale  (art. 83 lett. d cifra 1 LTF). La pronuncia è quindi definitiva. (dispositivo alla pagina seguente)

D­3601/2009 Pagina 18 Per questi motivi, il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto. 2.  Le  spese  processuali,  di CHF 600.–,  sono  poste  a  carico  dei  ricorrenti.  Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale  amministrativo  federale,  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  spedizione  della presente sentenza. 3.  Questa  sentenza  è  comunicata  ai  ricorrenti,  all'UFM  e  all'autorità  cantonale competente. Il presidente del collegio: Il cancelliere: Daniele Cattaneo Carlo Monti Data di spedizione:

D-3601/2009 — Bundesverwaltungsgericht 06.09.2011 D-3601/2009 — Swissrulings