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Bundesverwaltungsgericht 28.09.2011 D-2792/2009

28. September 2011·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·2,496 Wörter·~12 min·2

Zusammenfassung

Asilo e allontanamento | Asilo ed allontanamento; decisione dell'UFM del 30 marzo 2009

Volltext

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l Corte IV D­2792/2009 Sen tenza   d e l   2 8   sett emb r e   2011 Composizione Giudice Daniele Cattaneo, giudice unico,  con l'approvazione del giudice Thomas Wespi;  cancelliere Carlo Monti. Parti A._______, alias  B._______, alias  C._______, Macedonia, la sua concubina  D._______, alias  E._______, Bulgaria, i loro figli  F._______,  G._______, e  H._______, Bulgaria,  ricorrenti, contro Ufficio federale della migrazione (UFM),  Quellenweg 6, 3003 Berna,  autorità inferiore. Oggetto Asilo ed allontanamento;  decisione dell'UFM del 30 marzo 2009 / N […].

D­2792/2009 Pagina 2 Visti: la  domanda  d'asilo  che  gli  interessati  hanno  presentato  in  data  2  dicembre 2008; i  verbali  d'audizione  del  18  dicembre  2008  (di  seguito:  verbale 1  [D._______] e 2 [A._______]); la  domanda  di  riammissione  in  Italia  dei  richiedenti  da  parte  dell'Ufficio  federale della migrazione (UFM) del 29 dicembre 2008; la  decisione  dell'autorità  competente  italiana  del  16  febbraio  2009  nella  quale ha respinto la richiesta succitata; i verbali d'audizione del 16 marzo 2009 (di seguito: verbale 3 [D._______]  e 4 [A._______]); la decisione dell'UFM del 30 marzo 2009, notificata all'interessati  in data  31 marzo 2009 (cfr. avviso di ricevimento [act. UFM A 22/1]); il  ricorso del 30 aprile 2009  (data d'entrata: 1° maggio 2009) presentato  dai ricorrenti con i seguenti allegati:  copia della decisione impugnata (allegato 1);  un certificato medico stilato dal Dr. med. I._______ dell'Ospedale  Regionale  di  J._______  del  27  marzo  2009  concernente  F._______ (allegato 2);  un  certificato  medico  redatto  dalla  Dr.ssa  med.  K._______  dell'Ospedale  Regionale  di  L._______  del  7  aprile  2009  concernente D._______ (allegato 3);  una procura del 14 aprile 2009 (allegato 4); la nascita della figlia dei richiedenti in data 25 maggio 2009; la decisione incidentale del Tribunale amministrativo federale (di seguito:  il  Tribunale)  del  17  giugno  2009  in  cui  ha  rinunciato,  ritenuta  la  sussistenza di motivi particolari, a chiedere ai  ricorrenti  il  versamento di  un  anticipo  a  copertura  delle  presunte  spese  processuali; 

D­2792/2009 Pagina 3 contestualmente  ha  invitato  l'UFM  a  presentare  una  risposta  al  ricorso  entro il 20 luglio 2009; la risposta al ricorso dell'UFM del 9 luglio 2009; la  replica  del  21  agosto  2009  (data  d'entrata:  24 agosto  2009)  degli  insorgenti; l'ordinanza  del  Tribunale  del  12  luglio  2011  nella  quale  ha  invitato  i  ricorrenti a presentare entro il 2 agosto 2011 un certificato medico attuale  e circostanziato relativo allo stato di salute di F._______; lo scritto del 2 agosto 2011 (data d'entrata: 3 agosto 2011) con allegato  un  certificato  medico  stilato  dal  Dr.  med.  M._______  dell'Ospedale  Regionale di J._______ del 27 luglio 2011 concernente F._______; l'ordinanza  del  Tribunale  del  23  agosto  2011  nella  quale  ha  invitato  l'autorità  inferiore  ad  inoltrare  sue  eventuali  osservazioni  circa  lo  scritto  del 2 agosto 2011 entro il 7 settembre 2011; le osservazione dell'UFM del 6 settembre 2011; ulteriori  fatti  ed  argomenti  addotti  dalle  parti  negli  scritti  che  verranno  ripresi nei considerandi qualora risultino decisivi per l'esito della vertenza; e considerato: che  le procedure  in materia d'asilo  sono  rette dalla  legge  federale  sulla  procedura amministrativa  del  20 dicembre 1968  (PA, RS 172.021),  dalla  legge  sul  Tribunale  amministrativo  federale  del  17 giugno 2005  (LTAF,  RS 173.32) e dalla legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005 (LTF,  RS 173.110), in quanto la LAsi non preveda altrimenti (art. 6 LAsi); che  fatta eccezione delle decisioni previste all'art. 32 LTAF,  il Tribunale,  in  virtù  dell'art. 31  LTAF,  giudica  i  ricorsi  contro  le  decisioni  ai  sensi  dell'art. 5 PA prese dalle autorità menzionate all'art. 33 LTAF; che l'UFM rientra tra dette autorità (art. 105 LAsi); che l'atto impugnato costituisce una decisione ai sensi dell'art. 5 PA;

D­2792/2009 Pagina 4 che  i  ricorrenti  hanno  partecipato  al  procedimento  dinanzi  all'autorità  inferiore,  sono  particolarmente  toccati  dalla  decisione  impugnata  e  vantano  un  interesse  degno  di  protezione  all'annullamento  o  alla  modificazione  della  stessa  (art. 48  cpv. 1  lett. a­c  PA),  e  che  sono  pertanto legittimati ad aggravarsi contro di essa; che i requisiti relativi ai termini di ricorso (art. 108 cpv. 1 LAsi), alla forma  ed al contenuto dell'atto di ricorso (art. 52 PA) sono pure soddisfatti; che occorre pertanto entrare nel merito del ricorso; che, vista  la nascita della  figlia H._______ degli  insorgenti dopo  l'inoltro  dell'atto ricorsuale, essa viene inclusa nella presente domanda d'asilo; che  i  ricorsi manifestamente  infondati,  ai  sensi  dei motivi  che  seguono,  sono decisi  in procedura semplificata  (art. 111a LAsi) dal giudice unico,  con  l’approvazione  di  un  secondo  giudice  (art.  111  lett.  e  LAsi)  e  la  decisione è motivata soltanto sommariamente (art. 111a cpv. 2 LAsi); che,  con  ricorso  al  Tribunale,  possono  essere  invocati  la  violazione  del  diritto  federale,  l'accertamento  inesatto  o  incompleto  di  fatti  giuridicamente rilevanti e l'inadeguatezza (art. 106 LAsi e art. 49 PA); che  il Tribunale non è vincolato né dai motivi addotti  (art. 62 cpv. 4 PA),  né  dalle  considerazioni  giuridiche  della  decisione  impugnata,  né  dalle  argomentazioni delle parti (cfr. DTAF 2009/57 consid. 1.2; PIERRE MOOR,  Droit administratif, vol. II, 3ª ed., Berna 2011, n. 2.2.6.5); che dalle audizioni si evince che l'interessato, di etnia rom, si è dichiarato  apolide  nato  a  N._______  in  provincia  di  O._______  (Italia)  con  ultimo  domicilio a P._______ nella medesima provincia (cfr. verbale 1, pag. 1); che la richiedente, di etnia rom, è invece nata a Q._______ (Bulgaria) con  ultimo  domicilio  dal  2003  a  P._______  in  provincia  di  O._______  dove  avrebbe convissuto con il suo concubino (cfr. verbale 2, pag. 1); che gli interessati hanno dichiarato di essere fuggiti dall'Italia per il timore  di  essere  uccisi  da  alcuni  italiani  razzisti;  che  hanno  allegato  che  in  primavera  del  2008,  un  accampamento  di  rom  a  R._______  sarebbe  stato bruciato da ignoti; che, in seguito, dei giovani sulle loro motociclette  sarebbero  passati  regolarmente  di  notte  vicino  all'accampamento  dei  richiedenti,  li  avrebbero  insultati  e  minacciati  di  incendiare  il  loro  accampamento  e  a  buttare  dei  sassi  sulle  loro  abitazioni;  che  le  forze 

D­2792/2009 Pagina 5 dell'ordine  si  sarebbero  presentate  sistematicamente  sul  luogo  dell'accaduto ma non sarebbero mai  state presenti quando passavano  i  giovani;  che,  nell'autunno  2008,  l'interessata  sarebbe  stata  insultata  da  tre giovani italiani mentre si trovava a fare la spesa davanti ad un mercato  e  che  in  tale  circostanza  non  sarebbe  accaduto  nient'altro  solo  grazie  all'apparizione del personale di sicurezza; che, inoltre, il 19 luglio 2008, le  due figlie del fratello del richiedente sarebbero annegate nel mare senza  che qualcuno si sarebbe interessato della loro sorte (cfr. verbale 1, pagg.  4 seg.; verbale 2, pagg. 5 seg.; verbale 3 pagg. 5 segg.; verbale 4, pagg.  6 segg.); che  in data 1° dicembre 2008 avrebbero quindi preso un treno  per  S._______  da  dove  avrebbero  raggiunto  la  Svizzera  a  bordo  di  un  furgone;  che  l'indomani  avrebbero  poi  depositato  la  loro  domanda  d'asilo  in  Svizzera  (cfr.  verbale 1, pag. 5; verbale 2, pagg. 6 seg.; verbale 4, pag. 4); che,  inoltre,  hanno  fatto  valere  una  malformazione  delle  vie  urinarie  di  F._______  (cfr.  verbale  1,  pag.  5;  verbale  3,  pagg.  9  seg.;  verbale  4,  pagg. 10 seg.); che,  nella  decisione  impugnata,  l'UFM  ha  ritenuto  irrilevanti  i  motivi  esposti  dai  richiedenti;  che,  in  particolare,  le  invocate  persecuzioni  sarebbero palesemente  l'opera di  terzi e che non vi  sarebbero elementi  per considerare che sia diversamente; che, inoltre, i richiedenti avrebbero  aggiunto  che  le  autorità  si  presenterebbero  regolarmente  sul  posto  del  loro  accampamento  per  accertarsi  dell'accaduto  e  anche  per  offrire  protezione  agli  abitanti;  che,  ciononostante,  come  lo  dichiarerebbero  anche gli  interessati stessi, alle autorità non sarebbe possibile di essere  sempre  presenti  sul  luogo  per  evitare  così  dei  delitti;  che,  in  effetti,  nessuno  potrebbe  pretendere  di  ricevere  una  protezione  continua  ed  ininterrotta dagli organi dello Stato; che dagli atti non vi sono elementi da  cui presumere che  le autorità  italiane non abbiano risposto alle minacce  espresse  contro  i  richiedenti  o  che  avrebbero  rifiutato  ogni  genere  di  sollecitazione  da  parte  delle  vittime;  che,  nel  caso  concreto,  è  insostenibile  che  lo  Stato  italiano  non  avrebbe  quindi  rifiutato  la  protezione ai richiedenti o non sarebbe in grado di offrire una protezione,  per quanto possibile, effettiva; che,  quo  all'allontanamento,  l'autorità  inferiore  ha  rilevato  le  autorità  italiane  avrebbero  respinto  la  domanda  dell'UFM  di  riammettere  gli  interessati  sul  loro  territorio;  che  la  richiedente,  contrariamente  al  compagno,  il quale ha dichiarato di essere apolide, a sua volta sarebbe  cittadina della Bulgaria ed avrebbe consegnato la relativa carta d'identità; 

D­2792/2009 Pagina 6 che,  pertanto,  i  richiedenti  potrebbero  recarsi  in Bulgaria dove  verrebbe  rispettato  ed  applicato  il  principio  dell'unità  della  famiglia  attraverso  la  Convenzione  per  la  salvaguardia  dei  diritti  dell’uomo  e  delle  libertà  fondamentali  del  4 novembre  1950  (CEDU,  RS 0.101);  che,  peraltro,  l'interessata  disporrebbe  ancora  di  parentela  in  loco;  che,  infine,  nemmeno  il  problema  del  figlio  citato  in  entrata,  rappresenterebbe  un  ostacolo al loro rinvio, siccome non sarebbe legato a complicazioni e che  un eventuale intervento potrebbe anche essere effettuato in Bulgaria; che, di conseguenza, l'UFM ha ritenuto che il racconto dei richiedenti non  soddisferebbe le condizioni richieste per il riconoscimento della qualità di  rifugiato previste dall'art. 3 LAsi ed ha pronunciato l'allontanamento degli  interessati  dalla  Svizzera  nonché  l'esecuzione  degli  stessi  verso  la  Bulgaria, siccome lecita, esigibile e possibile; che,  nel  ricorso,  i  ricorrenti  hanno  contestato  la  decisione  dell'UFM,  sostenendo,  per  quanto  è  qui  di  rilievo,  di  essere  senz'altro  riusciti  a  dimostrare  di  temere  l'esposizione  a  future  persecuzioni  e  di  essere  pertanto rifugiati; che hanno altresì citato un rapporto dell'Organizzazione  svizzera  d'aiuto  ai  rifugiati  (OSAR)  del marzo  2004  ed  uno  di  Amnesty  International del 2008 che dimostrerebbero la precaria situazione dei rom  in Bulgaria; che, pertanto, temerebbero a giusto titolo di essere esposti a  persecuzioni  per  la  loro  appartenenza  ad  una  minoranza  fortemente  discriminata  e  poco  protetta  dalle  autorità  bulgare  per  il  che  andrebbe  concesso  loro  l'asilo  in  Svizzera;  che,  inoltre,  l'insorgente  non  possiederebbe  la  cittadinanza bulgara e non avrebbe mai vissuto in Bulgaria, né vi sarebbe  presente  una  rete  sociale  o  familiare  che  potrebbe  essere  d'ausilio  in  caso  di  rinvio;  che,  invece,  la  ricorrente  avrebbe  lasciato  la  Bulgaria  proprio perché in quel Paese non avrebbe più riferimenti familiari, dopo la  morte  del  nonno  con  il  quale  era  cresciuta;  che,  peraltro,  andrebbe  ancora  considerata  l'ipsopadia  scrotale  di  F._______,  il  quale  necessiterebbe,  secondo  l'allegato  certificato  medico,  di  altri  interventi  chirurgici che dovrebbero essere eseguiti in tempi diversi con intervalli tra  un  intervento  e  l'altro  di  circa  6­12 mesi;  che,  in  aggiunta,  a mente  dei  ricorrenti, sarebbe poco probabile che  il piccolo F._______ essendo egli  di  etnia  rom,  ottenga  in  Bulgaria  le  terapie  di  cui  necessiterebbe  per  curare la sua malformazione; che, oltracciò, l'art. 3 CEDU proibirebbe agli  Stati contraenti  il rinvio di cittadini stranieri verso Paesi  in cui potrebbero  subire  detto  genere  di  trattamenti;  che  ciò,  pertanto,  impedirebbe  alla  Svizzera di  rimpatriare  i  ricorrenti, giacché così  facendo  li si esporrebbe  ad un trattamento inumano e degradante; che, di conseguenza, dovrebbe 

D­2792/2009 Pagina 7 essere  considerato  non  ammissibili  e  non  ragionevolmente  esigibile  l'allontanamento  dei  ricorrenti  e  andrebbe  quindi  loro  concessa  l'ammissione provvisoria in Svizzera; che,  in  conclusione,  gli  insorgenti  hanno  chiesto,  in  via  principale,  l'annullamento  della  decisione  impugnata  e  la  concessione  dell'asilo,  in  via  sussidiaria,  la  concessione  dell'ammissione  provvisoria;  che  hanno  altresì  presentato  una  domanda  d'esenzione  dal  versamento  anticipato  delle presunte spese processuali e protestato le spese ed i ripetibili; che,  nella  risposta  al  ricorso,  l'UFM  ha  considerato,  in  sostanza  e  per  quanto  è  qui  di  rilievo,  che  la  Bulgaria  sarebbe  membro  del  Consiglio  d'Europa dal 1992 e dell'Unione Europea (EU) dal 2007; che, come tale,  dovrebbe  seguire  le  regole  riguardo  al  rispetto  delle minoranze  sul  suo  territorio  e  le  istituzioni  menzionate  provvederebbero  al  rispetto  delle  regole in particolare tramite un monitoraggio ripetuto; che, anche se certi  casi  isolati  di  discriminazioni  dovessero  ancora  fare  cronaca,  non  si  potrebbe concludere che tale sia un fenomeno generalizzato in Bulgaria;  che,  inoltre,  bisognerebbe  pure  sottolineare  che  il  Consiglio  federale  avrebbe designato la Bulgaria come Paese sicuro contro persecuzioni ai  sensi dell'art. 6a cpv. 2 lett. a LAsi; che, per il resto, l'UFM ha rinviato ai  considerandi della querelata decisione; che, nella replica, gli  insorgenti hanno, in sostanza e per quanto è qui di  rilievo, rimandato a quanto allegato nel gravamen ed hanno asserito che  l'autorità inferiore sembrerebbe misconoscere il fatto che il ricorrente non  sarebbe  cittadino  bulgaro,  Paese  verso  il  quale  ritiene  ragionevolmente  esigibile  l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'intera  famiglia;  che,  pertanto, nei confronti dello stesso la Bulgaria non avrebbe nessun tipo di  obbligo  ciò  che,  considerando  anche  l'origine  etnica  dello  stesso,  renderebbe inesigibile l'esecuzione dell'allontanamento verso tale Paese; che,  nelle  successive  osservazioni,  i  ricorrenti  hanno  asserito  che  dal  certificato  allegato  si  evincerebbe  che  F._______  sarebbe  stato  sottoposto  a  tre  interventi  chirurgici,  l'ultimo  dei  quali  risalente  al  2  novembre  2010;  che  egli  necessiterebbe  quindi  di  ulteriore  seguito  medico, con esami di uro­dinamica e controlli postoperatori fino a data da  stabilire; che, richiesto ad esprimersi nuovamente in merito, l'UFM ha ulteriormente  rinviato ai considerandi della propria decisione;

D­2792/2009 Pagina 8 che, giusta l'art. 2 cpv. 1 LAsi, la Svizzera, su domanda, accorda asilo ai  rifugiati;  che  l'asilo  comprende  la  protezione  e  lo  statuto  accordati  a  persone  in  Svizzera  in  ragione  della  loro  qualità  di  rifugiati;  che  esso  comprende il diritto di risiedere in Svizzera; che, giusta l'art. 3 cpv. 1 LAsi,  sono  rifugiati  le persone che, nel Paese d'origine o di  ultima  residenza,  sono  esposte  a  seri  pregiudizi  a  causa  della  loro  razza,  religione,  nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le loro  opinioni  politiche,  ovvero  hanno  fondato  timore  di  essere  esposte  a  tali  pregiudizi; che sono pregiudizi seri segnatamente l'esposizione a pericolo  della  vita,  dell'integrità  fisica  o  della  libertà,  nonché  le  misure  che  comportano  una  pressione  psichica  insopportabile  (art. 3  cpv. 2  LAsi);  che  occorre  altresì  tenere  conto  dei  motivi  di  fuga  specifici  della  condizione femminile (art. 3 cpv. 2 2ª frase LAsi); che,  a  tenore  dell'art. 7  cpv. 1  LAsi,  chiunque  domanda  l'asilo  deve  provare o per lo meno rendere verosimile la sua qualità di rifugiato; che la  qualità di  rifugiato è  resa verosimile  se  l'autorità  la  ritiene data  con una  probabilità  preponderante  (art. 7  cpv. 2  LAsi);  che  sono  inverosimili  in  particolare le allegazioni che su punti importanti sono troppo poco fondate  o  contraddittorie,  non  corrispondono  ai  fatti  o  si  basano  in  modo  determinante su mezzi di prova falsi o falsificati (art. 7 cpv. 3 LAsi); che,  in altre parole, per poter ammettere  la verosimiglianza, ai sensi dei  summenzionati  disposti,  delle  dichiarazioni  determinanti  rese  da  un  richiedente  l'asilo,  occorre  che  le  stesse  abbiano  insito  un  grado  di  convinzione  logica  tale  da  prevalere  in  modo  preponderante  sulla  possibilità  del  contrario,  così  che  quest'ultima  risulti  secondaria  (cfr.  Giurisprudenza ed  informazioni della Commissione svizzera di  ricorso  in  materia  d'asilo  [GICRA] 2004 n. 1 consid. 5a, GICRA 1996 n. 27 consid. 3c aa, GICRA  1993 n. 21). Le dichiarazioni devono essere attendibili, cioè resistenti alle  obiezioni,  precise,  ovvero  non  generiche  e  non  suscettibili  di  diversa  interpretazione (altrettanto o più verosimile), e concordanti, o meglio non  in contrasto fra loro e nemmeno con altri dati o elementi certi. Peraltro, il  giudizio  sulla  verosimiglianza  dev'essere  il  frutto  d'una  valutazione  complessiva, e non esclusivamente atomizzata, delle singole allegazioni  decisive,  in  modo  da  consentire  di  limitare  al  minimo  il  rischio  dell'approssimazione, ovvero il pericolo di fondare il giudizio valorizzando,  contro  indiscutibili  postulati  di  civiltà  giuridica,  semplici  impressioni  dell'autorità giudicante  (cfr. GICRA 2005 n. 21 consid. 6.1; GICRA 1995  n. 23);

D­2792/2009 Pagina 9 che,  secondo  la  teoria  della  protezione  (Schutztheorie),  una  persecuzione,  di  cui  gli  autori  non  sono  né  lo  Stato,  né  uno  dei  suoi  organi,  né  un'entità  quasi  statale,  è  determinante  per  il  riconoscimento  della  qualità  di  rifugiato,  se  la  vittima  non  può  ottenere  una  protezione  adeguata  dal  suo  Paese  d'origine  (principio  della  sussidiarietà  della  protezione  internazionale);  che  lo  Stato  non  è  tenuto  a  garantire  una  protezione assoluta e durevole a tutti i cittadini in ogni luogo (cfr. GICRA  1996  n.  18);  che,  tuttavia,  tale  protezione  deve  assumere  un  carattere  effettivo  e  ragionevole;  che  lo  Stato  non  può  prevenire  ogni  tipo  di  attacchi, ma può proibirli e sanzionarli; che, se i comportamenti illegittimi  di  terzi  sono  oggetto  di  inchieste  e  sanzioni  sistematiche,  lo  Stato  adempie  in  generale  al  suo  obbligo  di  protezione;  che,  inoltre,  un  richiedente  l'asilo può essere obbligato a chiedere  la protezione del suo  Paese d'origine,  se essa è appropriata,  ossia  se è  suscettibile  d'essere  ottenuta  da  strutture  di  protezione  interne  funzionanti  ed  efficienti  (cfr.  GICRA 2006 n. 18); che  i  ricorrenti  non  hanno  presentato,  all'infuori  di  generiche  censure,  argomenti  o  prove  suscettibili  di  giustificare  una  diversa  valutazione,  rispetto a quella di cui all'impugnata decisione; che, infatti, essi hanno contestato la decisione dell'UFM circa i torti subiti  da  parte  di  terzi  in  Italia  in  modo  sbrigativo  e  generale  senza  fornire  alcuna spiegazione e si sono poi concentrati ad evidenziare la situazione  dei rom in Bulgaria; che,  pur  essendo  avvenute  nel  loro  ultimo  Paese  di  residenza,  le  discriminazioni subite non sono comunque  rilevanti  in materia d'asilo,  in  quanto  loro  stessi  hanno  riferito  che  le  autorità  italiane  sono  sempre  intervenute;  che,  inoltre,  come spiegato  poc'anzi,  quest'ultime non  sono  tenute a garantire una protezione assoluta e durevole a tutti  i cittadini  in  ogni luogo (cfr. GICRA 1996 n. 18); che, peraltro, l'Italia è considerato un  Paese  sicuro  il  quale  rispetta  la  CEDU  per  il  che  si  può  partire  dal  presupposto che vi sia una protezione adeguata; che, peraltro, si rileva che tali discriminazioni accadute in Italia da parte di  terzi  i  quali  non  sono  né  lo  Stato,  né  uno  dei  suoi  organi,  né  un'entità  quasi statale, non costituiscono un motivo pertinente in materia d'asilo, in  quanto non rientra nella fattispecie di cui all'art. 3 LAsi, tanto più che non  si  tratta  di  atti  avvenuti  in  Bulgaria,  ossia  il  Paese  d'origine  della  ricorrente;

D­2792/2009 Pagina 10 che, quo alla situazione dei rom in Bulgaria, si osserva che le minoranze  rom vengono parzialmente discriminate; che la loro formazione scolastica  nonché  il  loro  tenore  di  vita  in  generale  è  peggiore  rispetto  alla  maggioranza  bulgara  e  che  sono  noti  dei  rapporti  di  atti  di  violenza  da  parte  della  polizia  e  di  gruppi  nazionalistici  di  destra  ­  in  particolare  da  parte  del  partito  Национален  Съюз  Атака,  Nacionalen  Săjuz  Ataka  (Attacco  Unione  Nazionale  [di  seguito:  Ataka]);  che,  per  contro,  non  si  può parlare di una persecuzione statale la quale ricopre tutto l'insieme del  territorio  bulgaro  e  tanto  meno  di  una  discriminazione  generalizzata  contro i rom; che, dall'adesione della Bulgaria all'UE nel 2007, tale Paese,  anche  a  causa  della  pressione  dell'UE,  è  intenzionato  a  migliorare  la  situazione  dei  rom  in  loco;  che,  ad  esempio,  è  stato  accolto  un  piano  nazionale  per  combattere  le  discriminazioni  e,  attraverso  un  aiuto  finanziario da parte dell'UE, sono state migliorate  le condizioni di vita  in  vari  quartieri  rom  (cfr.  Amnesty  International Report  2008  in merito  alla  Bulgaria;  Balkan  Investigative Reporting Network,  rapporto  del  17  luglio  2007;  U.S.  Departement  of  State,  Country  Reports  on  Human  Rights  Practices  –  2007  in merito  alla Bulgaria);  che,  inoltre,  la Bulgaria  come  membro dell'UE può essere considerato un Paese di diritto funzionante il  quale ha la volontà e la capacità di perseguire legalmente e sanzionare le  violenze di destra contro i rom (cfr. sentenze del Tribunale amministrativo  federale del E­3897/2006 del 6 ottobre 2008 consid. 4.2, E­5849/2006 del  12  agosto  2008  consid.  4.2);  che,  di  conseguenza,  si  può  partire  dal  presupposto che anche la Bulgaria rispetti la CEDU; che,  per  il  resto  e  ritenuto  l'apprezzamento  corretto  dei  fatti  da  parte  dell'autorità inferiore sul punto dell'asilo, per evitare ulteriori ripetizioni, si  rimanda alle considerazioni della decisione dell'UFM; che, alla  luce di quanto esposto, v'è  ragione di concludere all'irrilevanza  dei fatti addotti; che,  in  considerazione  di  quanto  esposto,  il  ricorso  in  materia  di  riconoscimento  della  qualità  di  rifugiato  e  di  concessione  dell'asilo,  destituito  di  fondamento,  non merita  tutela  e  la  decisione  impugnata  va  confermata; che,  se  respinge  la  domanda  d'asilo  o  non  entra  nel  merito,  l'Ufficio  federale pronuncia, di norma, l'allontanamento dalla Svizzera e ne ordina  l'esecuzione; tiene però conto del principio dell'unità della famiglia (art. 44  cpv. 1 LAsi);

D­2792/2009 Pagina 11 che  i  ricorrenti  non  adempiono  le  condizioni  in  virtù  delle  quali  l'UFM  avrebbe dovuto astenersi dal pronunciare l'allontanamento dalla Svizzera  (art.  14  cpv.  1  e  2  nonché  44  cpv.  1  LAsi  come  pure  art.  32  dell'ordinanza 1  sull'asilo  relativa  a  questioni  procedurali  dell'11  agosto  1999 [OAsi 1, RS 142.311]; DTAF 2009/50 consid. 9); che codesto Tribunale è pertanto tenuto a confermare l'allontanamento; che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  regolamentata  all'art. 83  della  legge  federale  sugli  stranieri  del  16 dicembre 2005  (LStr,  RS 142.20),  giusta  il  quale  l'esecuzione  dell'allontanamento  dev'essere  possibile  (art. 83  cpv. 2 LStr),  ammissibile  (art. 83  cpv. 3 LStr)  e  ragionevolmente  esigibile  (art. 83  cpv. 4  LStr);  che  la  questione  dell'ammissibilità,  dell'esigibilità  e  della  possibilità  dell'allontanamento  deve  essere  esaminata  d'ufficio  (cfr.  decisione  del  Tribunale  amministrativo  federale  D­3975/2007  del  15  giugno  2007  consid.  3.4; WALTER KÄLIN,  Grundriss  des Asylverfahrens, Basilea e Francoforte sul Meno 1990, pag. 262). che  per  gli  stessi  motivi  sopra  elencati  non  emergono  dalle  carte  processuali  elementi  da  cui  desumere  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  dell'insorgente  in  Bulgaria  possa  violare  l'art. 25  cpv. 2  della  Costituzione  federale  della  Confederazione  Svizzera  del  18 aprile  1999  (Cost.,  RS 101),  l'art. 33  della  Convenzione  sullo  statuto  dei rifugiati del 28 luglio 1951 (Conv., RS 0.142.30), l'art. 5 LAsi (divieto di  respingimento) nonché l'art. 83 cpv. 3 LStr o esporre le ricorrenti in patria  al  rischio  reale  ed  immediato  di  trattamenti  contrari  all'art. 3  CEDU  o  all'art. 3  della Convenzione  contro  la  tortura  ed  altre  pene  o  trattamenti  crudeli,  inumani  o  degradanti  del  10 dicembre 1984  (Conv.  tortura,  RS 0.105),  contrariamente  a  quanto  pretenderebbe  nel  ricorso  in modo  totalmente stereotipato; che,  in aggiunta, si osserva che visto  il  fatto che  la Bulgaria è uno stato  firmatario della CEDU, si può partire dal presupposto che rispetti anche le  regole  dell'art.  8  CEDU,  ossia  del  ricongiungimento  familiare;  che,  pertanto, A._______ potrà essere allontanato verso tale Paese insieme ai  suoi figli e la sua compagna; che,  pertanto,  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile  (art.  44  cpv. 2 LAsi ed art. 83 cpv. 3 LStr); che,  giusta  l'art. 83  cpv. 4  LStr,  l'esecuzione  non  può  essere  ragionevolmente esigibile qualora, nello Stato d'origine o di provenienza, 

D­2792/2009 Pagina 12 lo  straniero  venisse  a  trovarsi  concretamente  in  pericolo  in  seguito  a  situazioni quali guerra, guerra civile, violenza generalizzata o emergenza  medica; che questa disposizione si applica principalmente ai "réfugiés de  la violence", ovvero agli  stranieri  che non adempiono  le condizioni della  qualità  di  rifugiato,  poiché  non  sono  personalmente  perseguiti,  ma  che  fuggono  da  situazioni  di  guerra,  di  guerra  civile  o  di  violenza  generalizzata;  che  essa  vale  anche  nei  confronti  delle  persone  per  le  quali l'allontanamento comporterebbe un pericolo concreto, in particolare  perché esse non potrebbero più  ricevere  le cure delle quali esse hanno  bisogno o che sarebbero, con ogni probabilità, condannate a dover vivere  durevolmente  e  irrimediabilmente  in  stato  di  totale  indigenza  e  pertanto  esposte  alla  fame,  ad  una  degradazione  grave  del  loro  stato  di  salute,  all'invalidità  o  persino  alla  morte;  che,  per  contro,  le  difficoltà  socio  economiche  che  costituiscono  l'ordinaria  quotidianità  d'una  regione,  in  particolare  la  penuria  di  cure,  di  alloggi,  di  impieghi  e  di  mezzi  di  formazione,  non  sono  sufficienti,  in  sé,  a  concretizzare  una  tale  esposizione  al  pericolo;  che  l'autorità  alla  quale  incombe  la  decisione  deve dunque, in ogni singolo caso, confrontare gli aspetti umanitari legati  alla situazione nella quale si troverebbe lo straniero in questione nel suo  Paese  dopo  l'esecuzione  dell'allontanamento  con  l'interesse  pubblico  militante  a  favore  del  suo  allontanamento  dalla  Svizzera  (cfr.  DTAF  2009/41  consid.  7.1,  DTAF  2009/28  consid.  9.3.1;  GICRA  2005  n.  24  consid. 10.1); che  nell'esame  dell'esigibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  anche  l'interesse  superiore  del  fanciullo  è  un  elemento  da  prendere  in  considerazione; che ciò conduce ad una interpretazione dell'art. 83 cpv. 4 LStr conforme  al  diritto  internazionale  pubblico  ai  sensi  dell'art.  3  cpv.  1  della  Convenzione  del  20  novembre  1989  sui  diritti  del  fanciullo  (CDF,  RS 0.107);  che,  in  effetti,  il  benessere  del  fanciullo  è  un  elemento  di  rilievo  per  l'esame  dell'esigibilità;  che  sotto  l'aspetto  dell'interesse  superiore del fanciullo devono essere inclusi e considerati tutti gli aspetti  essenziali  riguardo  ad  un  possibile  allontanamento  verso  il  Paese  d'origine  (cfr.  sentenze  del  Tribunale  amministrativo  federale  D­ 4655/2007  del  23  dicembre  2008,  D­6345/2006  del  19  settembre  2008  consid. 8; fra le tante GICRA 1998 n. 13 consid. 5d); che nell'ambito di un  esame approfondito possono essere di rilevanza i seguenti criteri: l'età, la  maturità, la dipendenza, il genere dei contatti sociali (prossimità, intensità,  rilievo),  caratteristiche  della  sua  persona  di  riferimento  (in  particolare  la  possibilità  e  la  disponibilità  di  sostenere  il  fanciullo),  grado  e  prognosi 

D­2792/2009 Pagina 13 dello sviluppo e della formazione e il grado di  integrazione in caso in un  lungo  soggiorno  in  Svizzera;  che  ,in  particolare  quest'ultimo  criterio,  la  durata della permanenza in Svizzera, deve essere tenuto conto in merito  ad  un  esame  delle  possibilità  ed  ostacoli  di  un'integrazione  nel  Paese  d'origine  del  fanciullo,  ritenuto  che  un  fanciullo  non  dovrebbe  essere  sradicato  senza motivo  da  un  suo  ambiente  familiare;  che  dal  punto  di  vista dello sviluppo psicologico del fanciullo non deve essere tenuto conto  solo della  sua  immediata  sfera  sociale  (il  nucleo  familiare), ma anche  il  suo ulteriore  inserimento  sociale;  che,  infatti,  secondo  la giurisprudenza  (cfr.  GICRA  2005  n.  6),  delle  difficoltà  di  reinserimento  nel  Paese  d'origine,  causate  da  un'integrazione  avanzata  del  fanciullo  in Svizzera,  possono  comportare  l'inesigibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  dell'intera  famiglia  (cfr.  DTAF  2009/28;  sentenze  del  Tribunale  amministrativo federale E­4909/2006 del 24 settembre 2010, E­465/2006  del 16 dicembre 2008); che si tratta, dunque, di esaminare con riferimento ai criteri suesposti se i  ricorrenti  concludono  a  giusta  ragione  o  meno  al  carattere  inesigibile  dell'esecuzione  del  loro  allontanamento,  tenuto  conto  della  situazione  generale vigente attualmente  in Bulgaria, da un lato, e  la  loro situazione  personale, dall'altro; che,  quo  agli  ostacoli  all'esecuzione  dell'allontanamento  riconducibili  all'art.  83  cpv.  4  LStr,  il  Tribunale  osserva  che  la  situazione  vigente  in  Bulgaria  non  risulta  caratterizzata  da  guerra,  guerra  civile  o  violenza  generalizzata che coinvolga l'insieme della popolazione nell'integralità del  territorio nazionale; che, inoltre, la Bulgaria è membro dell'UE dal 1° gennaio 2007 ed è stato  accolto  nella  lista  dei  Stati  sicuri  "safe  countries";  che  nonostante  che,  come  visto  poc'anzi,  vi  sono  a  tutt'ora  certe  repressioni  verso  la  minoranza  dei  rom  in  loco,  esse  non  raggiungono  un'intensità  tale  da  rendere inesigibile un rientro in Bulgaria; che  nella  fattispecie,  i  ricorrenti  hanno  tre  figli,  rispettivamente  nati  nel  (…), (…) e (…); che il Tribunale è cosciente delle difficoltà che questi figli  potrebbero incontrare al loro ritorno in patria; che, tuttavia, una presenza  di quasi tre anni a far tempo dalla presentazione della domanda di asilo,  potendo  altresì  partire  dal  presupposto  che  alla  loro  età  siano  ancora  totalmente  impregnati  del  contesto  culturale  e  del  modo  di  vita  dei  genitori,  una  loro  integrazione  nel  Paese  d'origine  della  madre  non  costituirà  un  problema  insormontabile;  che,  a  queste  condizioni,  si  può 

D­2792/2009 Pagina 14 affermare,  a  non  averne  dubbio,  che  l'allontanamento  non  rappresenta  per loro uno sradicamento che potrebbe pregiudicare il loro equilibrio e il  loro  sviluppo  futuro;  che,  pertanto,  il  loro  allontanamento  dalla Svizzera  non viola l'art. 3 CDF; che,  quo  alla  situazione  personale  dei  ricorrenti,  essi  sono  giovani  ed  hanno  un'esperienza  professionale  quale  venditore  ambulante  (A._______) e venditrice di rose (D._______) (cfr. verbali 1 e 2, pag. 2);  che, inoltre, alla luce del fatto che la ricorrente ha vissuto in Bulgaria per  quasi tutta la sua vita e manca da tale Paese solamente a far tempo dal  2005, codesto Tribunale  ritiene che essa disponga a  tutt'ora di una  rete  sociale  in  loco  (cfr.  verbale  1,  pag.  1);  che,  sia  come  sia,  non  si  può  escludere che una volta rientrata in patria non possa riallacciare i contatti  con  suo  zio e  le  sue  tre  cugine a Q._______  (cfr.  verbale 3,  pag.  4)  ai  quali potrà far capo per reinserirsi nella società bulgara insieme alla sua  famiglia; che, in aggiunta, i ricorrenti non hanno preteso nel gravame di soffrire di  gravi  problemi  di  salute  che  possano  giustificare  la  loro  ammissione  provvisoria  (cfr.  GICRA  2003 n. 24);  che,  quanto,  all'evocata  malformazione  delle  vie  urinarie  di  F._______,  si  evince  dal  certificato  medico  stilato  dal  Dr.  med.  M._______  dell'Ospedale  Regionale  di  J._______  del  27  luglio  2011  che  quest'ultimo  è  stato  sottoposto  a  tre  interventi in data 6 e 21 ottobre 2009 rispettivamente il 2 novembre 2010;  che  dallo  stesso  certificato  non  risulta  che  F._______  debba  subire  un'altro  intervento  e  che  allo  stato  attuale  viene  solamente  seguito  con  esami di uro­dinamica e controlli postoperatori i quali, a mente di codesto  Tribunale, possono essere effettuati anche in Bulgaria; che,  in  siffatte  circostanze,  l'autorità  inferiore  ha  rettamente  ritenuto  adempiti  i  presupposti  per  formulare  una  prognosi  favorevole  con  riferimento  alle  effettive  possibilità  per  gli  insorgenti  e  i  loro  figli  di  un  adeguato  inserimento  sociale  in  Bulgaria;  che,  del  resto  i  ricorrenti,  se  date  le condizioni, hanno  la  facoltà di  richiedere un sostegno  finanziario  per  facilitare  l'integrazione  o  assicurare  l'assistenza  medica  per  un  periodo  limitato nel Paese d'origine per  loro stessi ed  i  loro  figli  (art.  93  cpv. 1 lett. d LAsi); che, pertanto, l'esecuzione dell'allontanamento dei ricorrenti in Bulgaria è  ragionevolmente esigibile (art. 44 cpv. 2 LAsi ed art. 83 cpv. 4 LStr);

D­2792/2009 Pagina 15 che, infine, non risultano impedimenti neppure dal profilo della possibilità  dell'esecuzione  dell'allontanamento  (art. 44  cpv. 2  LAsi  ed  art. 83  cpv. 2  LStr); che gli insorgenti, usando della necessaria diligenza, potranno procurarsi  ogni  documento  indispensabile  al  rimpatrio  (art. 8  cpv. 4  LAsi;  DTAF  2008/34 consid. 12); che l'esecuzione dell'allontanamento è dunque pure  possibile; che  ne  discende  che  l'esecuzione  dell'allontanamento  è  ammissibile,  ragionevolmente  esigibile  e  possibile;  che,  di  conseguenza,  anche  in  materia d'allontanamento e relativa esecuzione, il gravame va disatteso e  la querelata decisione dell'autorità inferiore confermata; che,  premesso  ciò,  l'UFM  con  la  decisione  impugnata  non  ha  violato  il  diritto  federale,  né  abusato  del  suo  potere  di  apprezzamento;  che  l'autorità  inferiore non ha accertato  in modo  inesatto o  incompleto  i  fatti  giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art. 106  LAsi), per il che il ricorso va respinto; che, visto l'esito della procedura, le spese processuali di CHF 600.–, che  seguono  la  soccombenza,  sono  poste  a  carico  dei  ricorrenti  (art. 63 cpv. 1 e 5 PA nonché art. 3  lett. a del  regolamento sulle  tasse e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause  dinanzi  al  Tribunale  amministrativo  federale del 21 febbraio 2008 [TS­TAF, RS 173.320.2]); che  la  presente  decisione  non  concerne  persone  contro  le  quali  è  pendente una domanda d’estradizione presentata dallo Stato che hanno  abbandonato in cerca di protezione (art. 83 lett. d cifra 1 LTF); che  la  decisione  non  può  essere  impugnata  con  ricorso  in  materia  di  diritto pubblico dinanzi al Tribunale federale (art. 83 lett. d LTF); che la pronuncia è quindi definitiva; (dispositivo alla pagina seguente)

D­2792/2009 Pagina 16 il Tribunale amministrativo federale pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto. 2.  Le  spese  processuali,  di  CHF 600.–,  sono  poste  a  carico  dei  ricorrenti.  Tale  ammontare  dev'essere  versato  alla  cassa  del  Tribunale  amministrativo  federale,  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  spedizione  della presente sentenza. 3.  Questa  sentenza  è  comunicata  ai  ricorrenti,  all'UFM  e  all'autorità  cantonale competente. Il giudice unico: Il cancelliere: Daniele Cattaneo Carlo Monti Data di spedizione:  

D­2792/2009 Pagina 17 Comunicazione a: – rappresentante dei ricorrenti (Raccomandata; allegato: bollettino di  versamento) – UFM, Asilo e ritorno, Procedura alla centrale e ritorno, con allegato  l'incarto N […] (per corriere interno; in copia) – Sezione della popolazione, Ufficio permessi, Servizio rifugiati,  Bellinzona (in copia)

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