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Bundesverwaltungsgericht 19.08.2011 C-5720/2010

19. August 2011·Italiano·CH·CH_BVGE·PDF·1,895 Wörter·~9 min·1

Zusammenfassung

Aiuto sociale ai Svizzeri all'estero | Aiuto sociale e prestiti ai cittadini svizzeri all'estero

Volltext

Bundesve rwa l t ungsge r i ch t T r i buna l   adm in istratif   f édé ra l T r i buna l e   ammin istrati vo   f ede ra l e T r i buna l   adm in istrativ   f ede ra l Corte III C­5720/2010 Sen tenza   d e l   1 9   a go s t o   2011 Composizione Giudici Elena Avenati­Carpani (presidente del collegio),  Jean­Daniel Dubey, Andreas Trommer,  cancelliera Mara Vassella. Parti A._______,  ricorrente,  contro Ufficio federale di giustizia (UFG),  Settore Aiuto sociale agli Svizzeri all'estero,  Bundesrain 20, 3003 Berna, autorità inferiore.  Oggetto Aiuto sociale e prestiti ai cittadini svizzeri all'estero.

C­5720/2010 Pagina 2 Fatti: A.  Il  9  giugno  2010,  A._______,  cittadina  binazionale  svizzera  e  italiana,  nata il …, ha inoltrato presso il Consolato generale di Svizzera a Genova  una richiesta di presa a carico dei costi di rimpatrio e di trasloco.  Relativamente  alla  sua  situazione  personale,  famigliare  e  finanziaria,  l'interessata ha affermato di essere originaria di B._______/GL e di aver  vissuto  in Svizzera  fino all'età di  29 anni. Quindi,  a decorrere dal  1947,  anno in cui è convolata a nozze (…) con un cittadino italiano, acquisendo  automaticamente  la  cittadinanza  italiana,  l'istante  si  è  trasferita  nella  vicina Penisola,  risiedendovi  ininterrottamente  sino  nel  giugno  2010.  La  richiedente ha compilato, il 10 giugno 2010, il modulo concernente le sue  entrate annuali, in totale Euro 21'080.00, e le sue uscite annuali, in totale  Euro 20'850.00, ed ha esibito copia di due estratti di conti bancari del 31  maggio rispettivamente del 9 giugno 2010 intestati a suo nome. Quanto al  suo stato di salute, dal certificato medico dell'8 giugno 2010, risulta che la  stessa aveva subito poco tempo prima una tromboflebite all'arto inferiore  destro ed era affetta da grave  insufficienza venosa agli arti  inferiori oltre  ad  artrosi  diffusa  e  declino  cognitivo  senile  e  necessitava  pertanto  di  assistenza giornaliera.  Le  spese  del  rimpatrio  sono  state  attestate  mediante  preventivo  del  2  giugno  2010,  per  quanto  attiene  al  trasporto  della  richiedente  in  ambulanza  da C._______/IT  a D._______  in  Ticino,  per  un  totale  di  fr.  3'286.­­,  e  dal  preventivo  del  9  giugno  2010,  in  relazione  ai  costi  di  trasloco, i quali ammontavano circa a fr. 1'650.­­.  B.  La  richiesta  è  stata  trasmessa,  il  15  giugno  2010,  per  competenza  e  decisione  all'UFG,  accompagnata  dal  relativo  rapporto  della  rappresentanza elvetica. La somma dell'aiuto al rimpatrio richiesto è stato  fissato a circa fr. 5000.­­.  Con  decisione  del  24  giugno  2010,  trasmessa  per  il  tramite  della  competente  Rappresentanza  elvetica  all'interessata  e  pervenutale  il  14  luglio successivo al suo attuale  indirizzo  in Svizzera,  l'UFG,  ritenendo  la  cittadinanza italiana preponderante, visto che l'istante aveva trascorso gli  ultimi 63 anni in Italia, ha respinto la richiesta di aiuto sociale. 

C­5720/2010 Pagina 3 C.  L'11  agosto  2010,  A._______  ha  impugnato  la  suddetta  decisione  chiedendone  l'annullamento  nonché  la  concessione  dell'aiuto  sociale  richiesto. A sostegno del proprio gravame la ricorrente ha affermato che  in conformità alle condizioni dell'art. 2 dell'Ordinanza sull'aiuto sociale e i  prestiti  ai  cittadini  svizzeri  all'estero  del  4  novembre  2009  (OAPE,  RS  852.11)  la  sua  cittadinanza  preponderante  era  quella  svizzera  ed  ha  affermato di  trovarsi  in una situazione di emergenza. Vivendo da sola e  dopo  un  grave  incidente  occorso  a  uno  dei  suoi  figli,  la  richiesta  di  un  aiuto  economico  straordinario  ai  fini  del  rimpatrio  per  potersi  ricongiungere  con  il  secondo  figlio,  residente  in  Ticino,  al  fine  di  beneficiare  delle  cure  adeguate  e  dell'affetto  da  parte  dei  congiunti,  risultava,  anche  sulla  base  della  preponderanza  della  cittadinanza  svizzera, fondata.  Con missiva del 15 agosto 2010 all'attenzione del Dipartimento  federale  di  giustizia  e  polizia,  la  ricorrente  ha  inviato  una  copia  del  ricorso,  invitando il detto Ufficio a riconsiderare la propria decisione onde evitare  una procedura contenziosa.  D.  Chiamato ad esprimersi in merito al suddetto gravame, con preavviso del  15 ottobre 2010,  l'UFG ha osservato che la domanda era stata respinta,  siccome  la  cittadinanza  italiana  risultava  essere  preponderante  pur  trattandosi di un caso limite. L'autorità di prime cure ha tuttavia osservato  che  quand'anche  prevalesse  la  cittadinanza  svizzera,  la  richiesta  andrebbe comunque respinta poiché l'assunzione dei costi di prestazioni  uniche  è  vincolata  al  previo  consenso  dell'UFG  come  si  evince  dalle  direttive  in  tale ambito.  Inoltre ai  sensi dell'art. 15 cpv. 1  lett. e OAPE  il  richiedente  deve  segnalare  senza  indugio  alla  competente  Rappresentanza svizzera i cambiamenti rilevanti della propria situazione.  Dall'atto  ricorsuale  si  evince  che  la  ricorrente,  senza  attendere  l'esito  della procedura di ricorso, si è stabilita  in Svizzera, a proprio rischio e a  proprie  spese  omettendo  di  segnalare  il  trasferimento  alla  competente  rappresentanza  elvetica.  Visto  tale  agire,  le  condizioni  necessarie  per  beneficiare  dell'aiuto  sociale  secondo  la  normativa  in  ambito  non  sarebbero state soddisfatte.  E.  Invitata ad esprimersi  in merito al suddetto preavviso, con atto di replica  del  29  ottobre  2010,  la  ricorrente  ha  ribadito  la  prevalenza  della  sua  cittadinanza svizzera rispetto a quella italiana. L'UFG, dal canto suo, non 

C­5720/2010 Pagina 4 avrebbe  chiarito  la  ragione  giuridica  che  l'ha  condotto  a  ritenere  il  contrario.  L'interessata ha poi  osservato  che  l'aggiunta di motivazioni  in  fase  di  contenzioso  sarebbe  inammissibile  e  non  potevano  pertanto  essere prese in considerazione dal Tribunale. Ha inoltre sottolineato che  dalla  documentazione  prodotta  in  sede  di  ricorso  si  evince  che  la  Rappresentanza  elvetica  a  Genova  era  stata  correttamente  e  tempestivamente  informata  sul  cambio  di  domicilio,  ritenendo  giuridicamente  inconsistente sostenere quale motivazione della mancata  concessione  del  contributo,  il  trasferimento  in  Svizzera  prima  della  decisione relativa al presente contenzioso.  F.  Chiamato a determinarsi in merito alla suddetta replica, con duplica del 6  dicembre  2010  l'UFG  ha  osservato  dapprima  che  eventuali  motivazioni  aggiuntive  sono  ammissibili  nell'ambito  dello  scambio  di  scritti  previsto  dalla  legge,  il  quale  serve  a  chiarire  i  fatti  e  contribuisce  a  permettere  all'autorità inferiore, se del caso, di riconsiderare la sua decisione e porre  fine  ad  una  procedura  divenuta  inutile.  L'autorità  di  prime  cure  ha  poi  sottolineato che ai sensi dell'art. 11 cpv. 2 della  legge federale sull'aiuto  sociale e i prestiti ai cittadini svizzeri all'estero del 21 marzo 1973 (LAPE,  RS 852.1)  la Confederazione può assumere  le spese di  rimpatrio anche  se  l'indigente  decide  spontaneamente  di  rimpatriare,  se  le  altre  condizioni,  segnatamente  bisogno  d'aiuto,  sussidiarietà,  cittadinanza  svizzera  preponderante,  sono  adempiute.  Per  quanto  riguarda  la  cittadinanza  preponderante  nel  caso  di  cittadini  binazionali,  l'UFG  ha  osservato che l'art. 2 cpv. 1 OAPE menziona alcuni criteri, ma tale elenco  non  è  esaustivo.  Infine,  l'autorità  inferiore  ha  ritenuto  che,  anche  considerata  preponderante  la  cittadinanza  svizzera,  la  ricorrente  non  avrebbe  potuto  ottenere  un  aiuto  al  ritorno.  Infatti,  nel  caso  di  una  prestazione  unica  come  l'aiuto  al  ritorno  in  Svizzera,  è  necessario  ottenere  il  previo  consenso  dell'UFG  conformemente  alle  direttive  d'applicazione;  inoltre,  ai  sensi  dell'art.  25  OAPE,  la  domanda  d'assistenza  della  ricorrente  non  presentava  un  carattere  urgente.  In  mancanza di un accordo precedente e in assenza d'urgenza, la domanda  di aiuto deve essere respinta.  G.  Invitato ad esprimersi  in merito alla suddetta duplica,  con  triplica del 10  dicembre  2010,  la  ricorrente  ha  affermato  che  le  precisazioni  dell'UFG  non  sarebbero  attendibili,  ribadendo  l'inammissibilità  di  integrare  motivazioni supplementari in fase processuale. 

C­5720/2010 Pagina 5 H.  Con scritto del 14 luglio 2011, la ricorrente ha chiesto un aggiornamento  sullo  stato  della  procedura.  Il  Tribunale  amministrativo  federale  (di  seguito:  il  Tribunale  o  il  TAF)  ha  evaso  tale  richiesta  in  data  18  luglio  2011.  Diritto: 1.  1.1. Riservate  le  eccezioni  previste  all'art.  32  della  legge del  17  giugno  2005  sul  Tribunale  amministrativo  federale  (LTAF,  RS  173.32),  giusta  l'art.  31  LTAF,  il  Tribunale  giudica  i  ricorsi  contro  le  decisioni  ai  sensi  dell'art.  5  della  legge  federale  del  20  dicembre  1968  sulla  procedura  amministrativa (PA, RS 172.021) prese dalle autorità menzionate dall'art.  33 LTAF. Fra queste figurano altresì le decisioni emanate dall'UFG giusta  l'art. 14 cpv. 1 LAPE. 1.2.  Salvo  i  casi  in  cui  la  LTAF  non  disponga  altrimenti,  la  procedura  davanti  al  Tribunale  amministrativo  federale  è  retta  dalla  PA  (art.  37  LTAF). 1.3. A._______, toccata direttamente dalla decisione impugnata, ha diritto  di  ricorrere  (art. 48 cpv. 1 PA) e  il suo  ricorso, presentato nella  forma e  nei termini prescritti dalla legge, è ricevibile (cfr. art. 50 e 52 PA). 2.  In  applicazione  dell'art.  49 PA,  i motivi  di  ricorso  sono  la  violazione  del  diritto  federale,  compreso  l'eccesso  o  l'abuso  del  potere  di  apprezzamento,  l'accertamento  inesatto  o  incompleto  dei  fatti  giuridicamente  rilevanti  nonché  l'inadeguatezza;  quest'ultima  censura  è  tuttavia inammissibile se un'autorità cantonale ha giudicato quale autorità  di ricorso. Il Tribunale applica d'ufficio il diritto federale e non è vincolato  in  nessun  caso  dai  motivi  del  ricorso  (cfr.  art.  62  cpv.  4  PA).  Rilevanti  sono  in  primo  luogo  la  situazione  di  fatto  e  di  diritto  al  momento  del  giudizio  (cfr.  sentenza  2A.451/2002  del  28  marzo  2003  consid.  1.2  pubblicata  parzialmente  in:  DTF  129  II  215  nonché  sentenza  del  Tribunale  amministrativo  federale  C­135/2006  del  20  dicembre  2007  consid. 2 e riferimenti ivi citati). 3.  La ricorrente ha sollevato delle censure di natura formale, in particolare, a  suo parere, l'autorità inferiore avrebbe motivato la decisione impugnata in 

C­5720/2010 Pagina 6 maniera  lacunare  (11  righe  di  motivazione)  e  avrebbe  aggiunto  una  motivazione supplementare, non ammissibile, nell'ambito della risposta. Il  Tribunale  deve  quindi  preliminarmente  esaminare  tali  conclusioni  di  natura formale. 3.1.  3.1.1.  Per  costante  giurisprudenza,  dal  diritto  di  essere  sentito,  disciplinato  dall'art.  29  cpv.  2  della  Costituzione  federale  della  Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101) e ancorato,  per quanto concerne la procedura amministrativa federale, all'art. 29 PA e  segg.,  deve  in  particolare  essere  dedotto  il  diritto  per  l'interessato  di  esprimersi  prima  della  resa  di  una  decisione  sfavorevole  nei  suoi  confronti,  quello  di  fornire  prove  circa  i  fatti  suscettibili  di  influire  sul  provvedimento,  quello  di  poter  prendere  visione  dell'incarto  e  di  partecipare  all'assunzione  delle  prove,  di  prenderne  conoscenza  e  di  determinarsi  al  riguardo  (DTF  135  I  279,  consid.  2.3;  DTF  132  V  368,  consid. 3.1).  3.1.2.  La  giurisprudenza  ha  poi  dedotto  dal  diritto  di  essere  sentito  l'obbligo per l'autorità di motivare la propria decisione, così da permettere  ai  destinatari  e  a  tutte  le  persone  interessate  di  comprenderla,  eventualmente di  impugnarla  in modo da rendere possibile all'autorità di  ricorso  eventualmente  adita  di  esercitare  convenientemente  il  suo  controllo (cfr. DTF 134 I 83 consid. 4.1 e giurisprudenza ivi citata, DTAF  2009/35  consid.  6.4.1;  cfr.  inoltre  la  sentenza  del  Tribunale  federale  2A.497/2006 del 15 ottobre 2007 consid. 5.1.1). Per adempiere all'obbligo  di esaminare e di trattare i problemi pertinenti, è sufficiente che l'autorità  competente menzioni, almeno brevemente, i motivi sui quali ha fondato la  sua decisione,  (cfr. DTF 133  III 439 consid. 3.3; DTF 130  II 530 consid.  4.3; DTF 129 I 232 consid. 3.2 e DTF 126 I 97 consid. 2b). In generale, la  portata dell'obbligo di motivare dipende dalla complessità della fattispecie  da giudicare, dalla potenziale gravità delle conseguenze della decisione e  dalle  circostanze  del  singolo  caso.  Sebbene  la motivazione  debba  fare  emergere  le  riflessioni  dell'autorità  in  merito  agli  elementi  (di  fatto  o  di  diritto)  essenziali  che  hanno  influenzato  la  decisione,  l'autorità  non  è  comunque tenuta a pronunciarsi su tutti i fatti, argomentazioni e mezzi di  prova  invocati  dalle  parti,  ma  può  permettersi  di  limitarsi  a  quelli  che, 

C­5720/2010 Pagina 7 senza  arbitrio,  le  sembrano  decisivi  per  la  risoluzione  della  causa  (cfr.  DTF 133 I 270 consid. 3.1 e riferimenti giurisprudenziali ivi citati). 3.1.3.  Tale  diritto  è  una  garanzia  di  natura  formale,  la  cui  violazione  implica,  di  principio,  l'annullamento  della  decisione  impugnata  a  prescindere  dalle  possibilità  di  successo  nel  merito  (DTF  135  I  279,  consid.  2.6.1;  DTF  132  V  387,  consid.  5.1;  DTF  127  V  431,  consid.  3d/aa).  Eccezionalmente  un'eventuale  violazione  del  diritto  di  essere  sentito  può  essere  sanata  allorquando  l'autorità  che  ha  emanato  la  decisione ha preso posizione  in merito  alle  argomentazioni  decisive  nel  quadro  dello  scambio  degli  scritti  e  che  l'amministrato  ha  avuto  la  possibilità di esprimersi  liberamente di  fronte ad un'autorità di  ricorso,  la  cui cognizione è altrettanto ampia di quella dell'autorità inferiore (cfr. DTF  133 I 201 consid. 2.2; DTF 130 II 530 consid. 7.3; DTF 126 V 130 consid.  2b; DTF 124 V 389 consid. 5a e 180 consid. 4a).  3.1.4. La motivazione  della  decisione  impugnata  risulta  relativamente  succinta.  Essa  non  ha  tuttavia  impedito  all'interessata  di  comprenderne  la  portata  e  di  impugnarla  con  cognizione  di  causa.  Nell'ambito  del  ricorso  presentato  al  Tribunale,  essa  ha  infatti  potuto  difendersi  in maniera  corretta. Concretamente  la  ricorrente  è  stata  in  grado di dedurre i fatti su cui la decisione si fonda e le ragioni per cui è  stata  pronunciata. Per  quanto  riguarda  la motivazione  supplementare  apportata  dall'autorità  inferiore  nell'ambito  dello  scambio  di  scritti,  segnatamente  con  preavviso  del  15  ottobre  2010,  occorre  rilevare,  come evidenziato  a  giusta  ragione  dall'autorità  inferiore,  che  ai  sensi  dell'art. 57 PA, che questa procedura è prevista al fine di stabilire i fatti  in  maniera  precisa  e  permettere  all'autorità  scrivente  di  statuire  nel  merito con piena cognizione di causa. Purché sia concesso il diritto di  essere  sentito,  nuovi  elementi  o  argomentazioni  possono  essere  menzionati  durante  la  procedura  di  ricorso.  Infine,  anche  nella  denegata  ipotesi  in  cui  la  decisione  fosse  considerata  non  sufficientemente  motivata  e  unicamente  a  titolo  sussidiario,  tale  carenza  avrebbe  potuto  essere  comunque  sanata  dall'impugnazione  della stessa davanti al Tribunale, il quale dispone di piena cognizione.  In occasione del preavviso inoltre, l'autorità inferiore ha avuto modo di  esprimersi  sul  contenuto  del  ricorso  e  di  completarne  le  motivazioni,  successivamente notificate all'interessata, alla quale è stato concesso  il diritto di replica di cui ha fatto uso (cfr. DTF 116 V 39/40 consid. 4b).  3.2.  Visto  quanto  precede,  la  censura  della  ricorrente,  in  ordine  all'insufficienza  della  motivazione,  e  quindi  alla  violazione  del  suo 

C­5720/2010 Pagina 8 diritto di essere sentita, risulta infondata.  4.  4.1.  Secondo  l'art.  1  LAPE,  la  Confederazione  concede,  nell'ambito  di  detta  legge,  prestazioni  di  aiuto  sociale  agli  svizzeri  all'estero  che  si  trovano nel bisogno. Ai sensi dell'art. 2 LAPE è da considerarsi svizzero  all'estero il cittadino elvetico domiciliato all'estero o ivi residente da più di  tre mesi.  4.2. All'art. 5 LAPE è ancorato  il principio di sussidiarietà. Esso serve a  valutare  il  diritto  alla  concessione  di  aiuto  sociale.  Questo  è  concesso  soltanto  agli  svizzeri  all'estero  che  non  possono  provvedere  sufficientemente  alla  loro  sussistenza  con  mezzi  propri,  con  contributi  privati o con aiuti dello Stato di  residenza.  I contributi elargiti dallo stato  d'origine sono dunque sussidiari rispetto ad altre prestazioni.  4.3. La LAPE prevede due  forme principali  di  assistenza,  l'aiuto  sociale  all'estero  (prestazioni  periodiche  o  prestazione  unica;  cfr.  art.  4  a  10  OAPE) e l'aiuto sociale al rimpatrio (art. 11 e 12 OAPE).  5.  Di regola, i cittadini con la doppia nazionalità, la cui cittadinanza straniera  è  preponderante,  non  sono  assistiti  (art.  6  LAPE).  Per  stabilire  la  preponderanza della  cittadinanza svizzera o  straniera,  sono  innanzitutto  determinanti  le  circostanze  che  hanno  condotto  all'acquisto  della  cittadinanza  straniera,  lo  Stato  di  residenza  durante  l'infanzia  e  la  formazione,  la  durata  del  soggiorno  nello  Stato  di  residenza  attuale  e  i  legami con la Svizzera (art. 2 cpv. 1 OAPE). Nel caso in cui uno Svizzero  all'estero  necessiti  di  un  aiuto  sociale  immediato  ai  sensi  dell'art.  25  OAPE, la cittadinanza svizzera è considerata preponderante (art. 2 cpv. 2  OAPE).  6.  Con decisione del 24 giugno 2010,  l'UFG ha ritenuto che la cittadinanza  preponderante  di  A._______  fosse  quella  italiana  siccome  la  stessa,  nonostante avesse trascorso i primi 29 anni della sua vita in Svizzera, ha  poi  risieduto  in  Italia  per  63  anni.  Essa  non  avrebbe  pertanto  potuto  pretendere alcun aiuto da parte delle autorità elvetiche.  6.1. Dagli atti si evince che la ricorrente è nata in Svizzera nel 1917 e vi  ha  vissuto  fino  all'età  di  29  anni.  Da  una  parte,  la  stessa  è  svizzera 

C­5720/2010 Pagina 9 d'origine e ha trascorso in questo Paese l'infanzia,  l'adolescenza e parte  della  sua  vita  di  giovane  persona  adulta.  In  Svizzera  essa  ha  anche  acquisito  una  formazione.  Dall'altra,  l'interessata  ha  ottenuto  per  matrimonio la nazionalità italiana nel 1947, circa 64 anni fa, da allora ha  risieduto in Italia unitamente ai suoi famigliari.  6.2. Nella  replica del 15 ottobre 2010,  l'autorità  inferiore ha  ritenuto  tale  fattispecie  un  caso  limite.  A  tale  riguardo  va  osservato  che  la  formulazione  all'art.  6  LAPE,  il  quale  dispone  che  i  cittadini  con  la  nazionalità  straniera  preponderante  non  siano  di  regola  assistiti,  lascia  aperta  la  possibilità  a  delle  eccezioni.  Mediante  tale  formulazione  il  legislatore ha quindi voluto prevenire casi di  rigore e  ingiustizie risultanti  da  un'applicazione  troppo  rigida  della  legge  lasciando  comunque  alle  autorità esecutive la competenza di valutare ogni singolo caso.  6.2.1.  Il  riconoscimento  di  un  caso  d'eccezione  si  fonda  su  una  ponderazione di tutti gli interessi pubblici e privati rilevanti. In primo luogo  è richiesta la presenza di una vera situazione d'eccezione, nella quale un  rifiuto  dell'assistenza  risulterebbe  di  particolare  durezza  e  iniquità.  Le  specificità del singolo caso devono rispondere ad esigenze elevate, ciò al  fine  di  evitare  che  l'eccezione  diventi  la  regola  ed  includa  casi  la  cui  soluzione è  insoddisfacente o di una gravità non eccezionale e per non  privare di senso  il principio voluto dal  legislatore. Nella soluzione che si  discosta  dalla  regola,  lo  scopo  della  legge  deve  comunque  essere  rispettato,  in  particolare  non  deve  essere  contraddetto,  ma  deve  semplicemente  perseguire  l'intento  del  legislatore  e  precisarne  il  contenuto,  tenuto  conto  delle  particolarità  del  caso  concreto  (cfr.  MAX  IMBODEN/RENÉ  A.  RHINOW,  Schweizerische  Verwaltungsrechtsprechung,  6a ed., Basilea 1986, vol. II, nu. 37 B con riferimenti). 6.2.2.  Pertanto,  a  doppi  cittadini  la  cui  cittadinanza  straniera  è  preponderante  può  essere  accordato  un  aiuto  solo  in  presenza  di  circostanze  particolari,  di  una  gravità  tale  da  rendere  scioccante  un  eventuale  rifiuto  dell'assistenza.  Ci  si  trova  in  presenza  di  una  tale  circostanza, ad esempio, quando l'esistenza fisica stessa del richiedente  è  messa  in  gioco.  Anche  altre  circostanze  possono  dare  motivo  di  considerare che un caso rientri nella fattispecie d'eccezione: in particolare  quando  il  richiedente  non  può  essere  indirizzato  al  secondo  stato  di  cittadinanza,  o  nei  casi  in  cui  egli  ha  subito  da  questo  stato  gravi  ingiustizie  (cfr.  decisione  della  Commissione  per  gli  aiuti  agli  svizzeri  all'estero  vittime  della  guerra  in  re  S.  del  22  gennaio  1959).  Entro  determinati  limiti anche i motivi che hanno portato allo stato di necessità 

C­5720/2010 Pagina 10 possono rivestire un certo significato. Presupposto tuttavia è sempre che  la  cittadinanza  svizzera  non  sussista  solo  per  pura  forma  (cfr.  precitata  sentenza del Tribunale amministrativo federale C­7743/2008 del 16 luglio  2009  consid.  6  e  giurisprudenza  ivi  citata).  I  doppi  cittadini  che  presentano  unicamente  un  interesse  economico  per  la  Svizzera  non  possono quindi essere sostenuti. 6.3. Nella specie, come rilevato dall'autorità  inferiore, si è  in presenza di  un caso limite. Tuttavia, questa questione può essere lasciata irrisolta, in  quanto,  anche  considerando  preponderante  la  cittadinanza  svizzera,  la  ricorrente  non  ha  diritto  ad  un  aiuto  sociale  da  parte  delle  autorità  svizzere.  7.  7.1.  L'art.  11  cpv.  2  LAPE  prevede  la  possibilità  da  parte  della  Confederazione  di  assumere  le  spese  di  rimpatrio  anche  se  l'indigente  decide  spontaneamente  di  rimpatriare.  Come  giustamente  rilevato  dall'autorità  inferiore  si  tratta  di  una  disposizione  "potestativa"  ed  è  necessario  che  le  altre  condizioni  necessarie  al  riconoscimento  di  tale  aiuto sociale siano soddisfatte.  Conformemente  alle  Direttive  sull'Aiuto  sociale  concesso  agli  Svizzeri  all'estero  (cfr.  <http://www.bj.admin.ch/content/bj/it/home.html>  Temi  >  Migrazione  >  Aiuto  sociale  agli  Svizzeri  all'estero  (ASE)  >  Svizzeri  all'estero  >  Direttive  per  il  trattamento  delle  richieste  di  aiuto  sociale,  ultimo  aggiornamento  avvenuto  il  1°  gennaio  2010,  sito  visitato  il  15  agosto 2011), affinché l'UFG possa valutare  le spese di aiuto sociale ed  eventualmente  influire  sui  costi,  deve  essere  inoltrata  una  richiesta,  corredata  di  un  bilancio  preventivo  (art.  13  cpv.  4 OAPE),  prima  che  la  spesa sia effettuata (cfr. cifre 3.1., pag. 20 e 8.2.4., pag. 31).  7.2.  Nella  specie,  la  ricorrente,  dopo  aver  presentato  la  richiesta  accompagnata  dai  relativi  preventivi  per  il  trasporto  della  mobilia  ed  il  rientro  in  ambulanza,  è  rientrata  in  Svizzera  tra  la  fine  di  giugno  e  il  5  luglio  2010  al  più  tardi,  ossia  prima  di  aver  avuto  conoscenza  della  decisione dell'UFG. Considerato  che  la  domanda  di  assistenza  della  ricorrente  non  presentava un carattere d'urgenza ai sensi dell'art. 25 cpv. 1 OAPE, non  permettendo  in  effetti  il  certificato  medico  esibito  di  concludere  che  le  condizioni  di  salute  della  ricorrente  necessitavano  di  un  rimpatrio  http://www.bj.admin.ch/content/bj/it/home.html

C­5720/2010 Pagina 11 immediato, essa avrebbe dovuto attendere l'esito della richiesta prima di  rientrare  in  Svizzera.  Inoltre  nessun  elemento  di  prova  è  stato  esibito  nell'ambito della procedura di scambio degli scritti  in merito alle effettive  spese sostenute dalla ricorrente o di quelle assunte dalla sua famiglia.  In  considerazione  di  quanto  sopra,  anche  ritenendo  la  cittadinanza  svizzera preponderante rispetto a quella italiana, la richiesta deve essere  respinta.  8.  Ne  discende  che  con  la  decisione  del  24  giugno  2010,  l'UFG  non  ha  violato  il  diritto  federale,  né  abusato  del  suo  potere  di  apprezzamento;  l'autorità di prime cure non ha accertato  in modo inesatto o  incompleto  i  fatti giuridicamente rilevanti ed inoltre la decisione non è inadeguata (art.  49 PA). Per questi motivi il ricorso va respinto.  9.  Visto  l'esito  della  procedura,  le  spese  processuali  andrebbero  poste  a  carico  della  parte  ricorrente  (art.  63  cpv.  1  PA).  Tuttavia,  tenuto  conto  della sua situazione personale, si rinuncia a prelevare delle spese (art. 63  cpv. 1  in  fine PA  in  relazione con  l'art. 6  lett. b del Regolamento dell'11  dicembre 2006 sulle  tasse e  sulle  spese  ripetibili  nelle  cause dinanzi  al  Tribunale amministrativo federale [TS­TAF, RS 173.320.2]). 

C­5720/2010 Pagina 12 Per  questi  motivi,  il  Tribunale  amministrativo  federale  pronuncia: 1.  Il ricorso è respinto.  2.  Non si prelevano spese processuali.  3.  Comunicazione a: – ricorrente (Atto giudiziario)  – autorità inferiore (incarto n. di rif. … di ritorno, Raccomandata) – Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento, Bellinzona, per informa zione I rimedi giuridici sono menzionati alla pagina seguente.  La presidente del collegio: La cancelliera: Elena Avenati­Carpani Mara Vassella

C­5720/2010 Pagina 13 Rimedi giuridici: Contro  la presente decisione può essere  interposto  ricorso  in materia di  diritto  pubblico  al  Tribunale  federale,  Schweizerhofquai  6,  CH­6004  Lucerna,  entro  un  termine  di  30  giorni  dalla  sua  notificazione  (art. 82  e  segg., 90 e segg. e 100 della legge sul Tribunale federale del 17 giugno  2005  [LTF,  RS  173.110]).  Gli  atti  scritti  devono  essere  redatti  in  una  lingua ufficiale, contenere le conclusioni, i motivi e l'indicazione dei mezzi  di  prova  ed  essere  firmati.  La  decisione  impugnata  e  –  se  in  possesso  della parte ricorrente – i documenti  indicati come mezzi di prova devono  essere allegati (art. 42 LTF). Data di spedizione:

C-5720/2010 — Bundesverwaltungsgericht 19.08.2011 C-5720/2010 — Swissrulings